lunedì 21 dicembre 2020

2020 12 21 – Somari avarianti emergenti

2020 12 21 – Somari avarianti emergenti

 

Buon Natale da Harrod’s!

Mai stati troppo amici l’inglese e lo scozzese.

Pur se nello stesso impero.

E così in Inghilterra arriva la doccia scozzese.

D’altronde e’ dall’inizio di questa storia che e’ tutto un alternarsi di notizie e di fatti positivi e negativi.

E la doccia scozzese è un trattamento idroterapico molto antico che consiste nell'alternare getti d'acqua calda a getti d'acqua fredda.

Qui la secchiata e’ di Britannia.

Perfida Albione, celtica e repubblicana, molto prima che fasista.

Ci hai inseminato tutti.

La variante inglese.

Variare che variava ve lo ho detto decine di volte.

Gli hyperlink sono rottura: http://cloeconomie.blogspot.com/

Se volete ve lo cercate da soli, l’alert mutevolezza.

E vi ho anche detto che bastava una variante appena più mortifera e qualche mese di lockdown in più, e allora si che sarebbe stata tabula rasa.

Il deserto socio economico.

E perfida Albione, si, si perche’ non e’ che la variante nasce per sfiga.

Un minimo di teoria genetica, teoria dell’informazione e teoria della complessità e si sarebbe saputo che il Dna serve a conservare patrimonio genetico, del quale fa parte anche la capacità di adattarsi ed evolversi, mutandosi

Il codice genetico e’ un sistema complesso sia al suo interno che nelle sue interazioni con l’esterno.

E la numerosità favorisce la combinazione di fattori in reiterati tentativi fino all’emergenza dell’ordine più idoneo, per ordine naturale delle cose, appunto.

Nello specifico, idoneo a proliferare

Curioso come emergenza sia appropriato sia in termini medici che nel senso di “emersione”.

Ma li chiamano sistemi emergenti…, quindi alimentiamo pure la sovversiva confusione.

Dunque, se prendete due soggetti che si scambiano il virus, avrete diciamo due varianti massime.

Se ne prendente 10 milioni, le permutazioni tentabili saranno 10 alla decima, o altra matematica analoga, tra le quali la probabilità che non ve ne sia una più adatta a sopravvivere e adattarsi e’ al limite di zero. 

L’ordine emerge dal caos.

E il caos di questo virus non lo conosciamo.

Non sappiamo quanti ceppi ci siano, quante volte e’ mutato, o mutando, in quante specie e’ veicolato.

Questa non e’ una variante.

Per lo meno non nell’accezione corrente.

Perche’ e’ certo che invece e’ un’ avariante.

Pure in duplice senso.

Ci mette in avarìa, tutta la scientifica genìa.

E non varia strategìa, ci pervade lemme lemme.

Pare che ci abbia proprio scelto tra i suoi dominii di dominio, insieme a quello dei visoni.

Per quanto ne sappiamo siamo il suo substrato colturale di prima scelta.

Dunque, lasciarlo andare non e’ una opzione, perche’ lo si lascia libero di permutare doppiette.

Ringraziate dunque la corona, di regal maestà la principessa.

Quella vera, intendevo, non i pedicelli del bacillo.

Ha tirato l’onda granda, e nell’assunto demenziale d’esser santa medioevale, ha lasciato libero un coglione, giusto al 10 a governare.

Con trampetti e bolsoneri.

Il terzetto dei somari avarianti emergenti.

Downing street.

Way downing down.

Più che un indirizzo un presagio.

Humour inglese, o no ?

Un uomo sta attraversando un ponte sul Tamigi quando vede uno steso a terra morente soffocante di còvili rantoli e gli fa : "scusi, le fa male?"

E l'altro : "solo quando rido"

Kalimmudda itself said, olueis lù


 

 

domenica 20 dicembre 2020

2020 12 20 - L’insostenibile leggerezza dell’essere

2020 12 20 - L’insostenibile leggerezza dell’essere

Ondivaga Diurna Congrega ha estratto il bussolotto.

Come per i numeri al lotto .

E’ uscita la parola leggerezza.

E mi è uscito questo criptico titolo.

Come ?

Già usato?

Ah.

Già.

Mi sa che l’ho pure letto.

Kùndera, kundèra, kunderà.

Un essere presente, passato, futuro.

E allora adesso che ci attacco alla leggerezza?

Lo so io cosa ci vuole.

Qualche nesso circonflesso,

che ti arrotoli prefisso.

Col cervello in stupidèra,

riderà pure Kundèra.

Che a ridirla proprio tutta,

sfracellava la minchietta.

Leggerezza una pippetta.

Insostenibile se letta.

Ho esaurito associazione.

Mo’ ci vuole il trovatone.

Che faremo anche stavolta ?

Rinvieremo in giravolta.

Sempre al virus maledetto,

rivolgiamo il nostro affetto.

Leggerezza natalizia,

chiusi in casa che delizia

Ci hai scassato già da pasqua.

Niente feste solo acqua.

Ma che ci volete fare.

Sempre essere vivère.

Mica il nostro, satanassi.

Io parlavo del bacillo.

E’ vivente  pure quello.

Creaturina pur divina,

che si faccia la festina.

Ed allora in leggerezza,

concludiamola in bellezza.

Caro virus Buon Natale.

Non ritornerai pasquale.

Se ci provi ti bruciamo.

Nel vaccino ti affoghiamo.

Resta solo il capodanno.

Chiusi in casa a non far danno.

Ripartiamo il giorno uno.

Tutti quanti e non certuno.

Un pensiero sia stupendo.

Per un anno non tremendo.

Che rinasca un po’ strisciando.

Rinviandoci al rimando.

Leggerezza, che bellezza.

Basta strizza, che monnezza.

Kalimmudda ipsum dixit

Semper  lù


 

2020 12 19 – Pensiero tremendo, medicina nucleare

 2020 12 19 – Pensiero tremendo, medicina nucleare

 

Medicina nucleare.

La medicina nucleare è quella branca della medicina che utilizza sostanze radioattive, radiofarmaci, a scopo diagnostico, terapeutico e di ricerca biomedica.

Gli ospedali la identificano con delle zone con quel simbolaccio brutto di radioattività, di solito associato a barili di scorie.

Li però non ci spaventa.

Anzi ci rassicura come se dicesse “tranquilli qui ci sta chi ce penza”

L’elenco delle applicazioni di diagnostica medico nucleare e delle terapie radiometaboliche è lunghissimo.

Roba di grosso ingegno.

Da farti sentire nel secolo 16esimo.

Una rivoluzione nel mondo medico.

Da Hiroshima ai nano funghetti il passo è stato demisecolare.

Galoppa la conoscenza dell’intelletto.

Eppure il virus non lo combattiamo a nanomissili.

Non ancora.

Bisogna aspettare l’industrializzazione delle nanotecnologie. 

E poi fare attenzione a non inoculare nano arsenali forieri di mutazioni infernali alla tipo “che ti vengano mille nanocazzi” coi quali la riproduzione sarebbe complessa, se non circonflessa.

Fortunatamente il virus non è un funghetto e non lascia spore, per cui lo puoi atomizzare uno ad uno senza rischio che ti inseminino di prole.

Ma ci tocca aspettare almeno un mezzo secoletto, secondo i miei calcoli.

Nel frattempo la scienza galoppando galoppando, anche in questo secolo XXI ne ha combinate delle belle, cliccare per credere.

Una su tutte, naturalmente la villagiazione globale della rete mondiale.

Roba di informatica, cibernetica a volte in effetti di ermeneutica, galoppante verso l’intelligenza artificiale.

Un giorno la rete sarà riconosciuta come quello che era, ovvero un prototipo di sistema neurale globale, un cervello, presaggero di una condivisa intelligenza collettiva in cui accederemo alla conoscenza tutta della neurosfera per interconnessione telepatica.

Ping: penso a neuroscienza.

Pong:  mi accendo di tutta la relativa sapienza.

Sarà la civiltà dell’intelletto, conoscenza totale diffusa per 8 miliardi di unità di calcolo, di neuroni e relativi schemi in interconnessione costante.

Dopo i nessi circonflessi dei buffetti acausali ecco rivelate le sinapsi così svelate causali.

Varrà il principio del pensiero marginale.

Chiunque potrà pensare una cosa migliore e questa sarà istantaneamente riconosciuta da tutti.

Tantissima roba, da secolo XX…?

Intanto, in questo secolo XXI parecchi distorcono.

Guerra cibernetica

Cyber war di virus coassiali che globali diritti mi rese spesso manifesto, già da anni funesto.

A livello strategico lo spazio cibernetico è considerato il più recente ambiente di guerra ovvero il quinto dominio dopo terra, mare, cielo e spazio.

A livello geopolitico gli Stati Uniti detengono il primato su questo ambiente dato dal possesso delle principali aziende tecnologiche di portata planetaria, unito al relativo potenziale di controllo, intercettazione, attacco e alla disponibilità di gran parte delle infrastrutture della connessione, server, cavi, centri di stoccaggio dati, satelliti.

Primato spesso sempre più spesso sotto attacco informatico, con possibile contrattacco ignoto ai più perché questo è dominio dei servizi segreti di tutto il mondo, quelli sarcasticamente definiti di intelligence.

Esistono molte metodologie di attacco nella guerra cibernetica.

Attacco a infrastrutture critiche come i servizi energetici, idrici, di combustibili, di comunicazioni, commerciali, dei trasporti,  militari, della finanza, della protezione dati.

Sono tutti potenziali obiettivi di questo genere di attacchi.

E poi c’è la propaganda: messaggi politici spediti o resi disponibili in rete a scopo di coordinamento o per la guerra psicologica, fake news, influenza cognitiva. The great hack.

In questo marasma di apparente circonflessione, partito dalla medicina nucleare e passato tra cure virali e virus mondiali, noi continuiamo il viaggio nella distilleria delle not boring virùs niùs.

Prima Google, che ha parlato di problemi tecnici.

Prima ancora non ricordo nemmeno chi o cosa.

Sempre più diffusi, solo poche volte condivisi.

Sempre storie di hackers, sempre più diffuse di crackers. O comedì.

Spuntano come funghi….

Ancora funghi, e spore, e ……

Insomma la non feich niùs e’ questa qua.

Usa: hackerata l'agenzia per la sicurezza nucleare

Ovviamente la cortina di ferro cognitiva che il virus coronato sta offrendo ha già permesso guerre, ribaltamenti politici, riassetti militari, tutto coperto dalla propaganda virale.

In tal senso il virus biologico diventa virus cybernetico, come in una mutazione di dominio.

Da quello della vita biologica a quello di quella virtuale, che in realtà è neurale.

Allora la notizia è preoccupante non in quanto sorprendente, quanto semmai per trapelanza.

Nulla esce se non voluto.

Allora perché mi informano che l’olocausto e’ pronto al click?

“Il dipartimento per l'energia e l'amministrazione per la sicurezza nucleare nazionale, che conserva i depositi di armi atomiche Usa, hanno prove che gli hacker hanno violato i loro network nell'ambito di una più vasta operazione di spionaggio che ha colpito almeno una mezza dozzina di agenzie federali. Lo scrive Politico (chi?), citando dirigenti a conoscenza della vicenda. L'attività sospetta è stata individuata anche nei laboratori nazionali di Los Alamos e Sandia in New Mexico e a Washington”.

A chi spetta la ritorsione?

Questa può essere una scienza interessante.

Il rimbalzo a farfalla geopolitico.

Vediamo dove sbuca questo flap.

Nel frattempo, parte un poco strisciando, un pensiero tremendo.

Vuoi vedere che nella neurosfera il mancato preciso allineamento elettromagnetico della terra alla fonte del primigenio qbit della radiazione cosmica di fondo, ha generato uno spostamento di centri di gravità per la mente con la cui distorsione qualcuno ha pensato ad una altra cura per il corona?

No, perché in fondo basta un click.

Se sterminiamo il substrato su cui vive il virus, il virus muore anche quello.

Una bella trifola di funghetti al giorno, toglie il medico di torno.

Questi sono allucinati.

Hallucinogen atomic acid mushrooms.

Suona anche giusto.

Haam.

Ma noi che non siamo spie non possiamo negare ne confermare il negazionismo in acido.

Solo imagine-re.

Less a.d. Dear sir.

Lucy in the sky with diamonds

 

Kalimmudda ipsum dixit.

Semper lù

 



sabato 19 dicembre 2020

2020 12 17 – Buffetti di terremoti acausali

 2020 12 17 – Buffetti di terremoti acausali

 

Nel rispetto del principio che, nel mortalmente noioso mare magno del mantra di còvili dati, le notizie bisogna anche saperle distillare e cogliere, trovo che sia passata troppo inosservata questa :

terremoto a Milano. Scossa 3.8 avvertita dalla popolazione. La più forte da 500 anni

In se’ non e’ una gran notizia.

In fondo non e’ successo niente.

Anche se, se e’ vero il dato dei 500 anni, nella percezione mediolanense sarebbe stata più avvertita perfino di quella di friulana memoria.

Come faranno poi a sapere cosa sia successo 500 anni indietro senza nemmeno che esistessero sismografi non  e’ dato sapere.

Comunque.

E' stato il ''risveglio” del fronte delle Alpi, sepolto sotto la pianura padana, a far tremare la gran Milàn.

Lo spiega l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, mica dei fessi, perché sotto i sedimenti di Milano è sepolto il fronte della catena alpina che è frutto della convergenza tra la pianura padana e l'Europa. Si tratta di una convergenza molto lenta dell'ordine di un millimetro all'anno, vicino alla soglia della possibilità di rilevazione. Questa velocità così bassa solitamente non genera grandi terremoti, almeno in epoca storica non ne conosciamo. Nel lodigiano, invece, a Caviaga, nel 1951 abbiamo avuto una scossa di magnitudo 5.2-5.4"

Ma allora non  vero che e’ stata la più forte da 500 anni.

Si andava a piedi da Lodi a Milano.

Ma per ora non rileva.

Non ci frega.

E tralasciamo anche la metafora tettonica della padania che converge in Europa.

Da sola.

Infatti, siccome i nessi acausali esistono, e siccome la neurosfera e’ tenuta a terra da una serie di centri di gravità per la mente, io non posso non vedere un nesso còvile.

Gli acausessi sono spessi nessi piuttosto circonflessi, complessi, di difficile comprensione nell’entanglement degli adessi.

Insomma non e’ roba da fessi.

E hanno a che fare col tessuto del campo gravitazionale universale, dentro cui tutti i fatti e pensieri restano infissi.

Come tracce in un disco di vinile.

Ricordo due volte precedenti in cui posso dire di avere avuto la percezione distinta di questa interconnessa gravitazionalità del pensiero collettivo.

La prima fu un terremoto a Londra che mi svegliò di notte mentre ero a Roma, per certi nessi predetti.

15 Terremoto  

La seconda fu la percezione delle vibrazioni del moto terrestre, per certi nessi certo più infissi nei miei schemi neuronali all’uopo prefissi.

109 Marchingegno

Entrambe le volte, c’entrava il pensiero più o meno collettivo, capace di smuovere interi continenti se non pianeti.

Il tutto mi obbligò a documentarmi e scrivere fino a teorizzare una futura civiltà dell'intelletto in perfusione di amore, ovvero di synfisica.

Roba di elettromagnetismi, gravità, universi, fisica, metafisica e infine allineamento terrestre all’origine del qbit primigenio, ovvero coerenza del pensiero con quello previsto all’atto della creazione.

Intelletto e amore.

Ed altre amenità.

Ma non e’ nemmeno questo il punto finale..

Il primo, o un altro, punto e’ come mai io questo terremoto non lo abbia nemmeno avvertito lontanamente.

Mentre in tanti hanno sentito “più che una vibrazione, qualcosa come un colpo”.

Il secondo punto e’ cosa e’ successo 500 anni fa e cosa c’entra Milano con lo specifico covile.

Eh, lo so.

Questo e’ un nesso acausale davvero circonflesso.

Ma che ci volete fare.

Troppe occorrenze per essere coincidenze.

Il 500 anni fa sarebbe il  XVI secolo

Ciuspia.

Fatecelo un click e vedete se non e’ stato un secolo pregno.

Io di storia non so quasi un cazzo, ma qua si parla di Copernico, di Calvino, di Lutero, di Leonardo, di Buonarroti, di Machiavelli, di dinastie, di invenzioni, scoperte, innovazioni, e così via.

Un secolo coi contro cazzi.

Hai voglia se ce ne correva di intelletto.

Ed era si perfuso di amore a guidare l’evoluzione.

E oggi invece brancoliamo nel buio per uno scherzo di virus.

Che se fosse una vera peste bubbonica ottomiliardaria allora si che ve ne accorgereste.

Già prima eravamo messi così così.

Che secondo i miei calcoli per arrivare alla civiltà di amorevole intelletto ci mancavano un paio di secoli.

Ma adesso tutto il marchingegno costruito a fatica con millenni di evoluzione si inceppa.

E perche’?

Per questioni di soldi, che basta stamparli e ho risolto il problema.

Si lo so che sembra che io mi contraddica, che continuo a dire che dal debito biblico non ne usciremo se non da morti.

Ma se usassimo l’ingegno del secolo 16, allora sparirebbe anche tutta la confusione della moneta, finanza e dell’economia, che tornerebbe ad essere lo strumento principe per gestire l’interconnessione e l’interdipendenza.

Allora adesso lo vedete il nesso?

Milano.

Capitale della finanza, simbolo di tutte le omologhe.

E la neurosfera di gaia.

Che le da un buffetto in testa.

Un piccolo spostamento di centro di gravità per la mente.

Un millimetro, pare.

Così piccolo che io non l’ho manco sentito.

Marginale.

Ma il tremore non tremore e’ bene arrivato.

Con un messaggio chiaro lampato.

Avete rotto i cugghiuni.

Avete tutto l’intelletto.

E l’umanità e’ pervasa d’amore, testimoniato di resistenza diffusa, a vostro dispetto.

Occhio, però.

Un millimetro e’ un buffetto.

Oltre il limite e’ un buffotto.

Kalimmudda ipsum dixit, synfisicamente.



 


 


venerdì 18 dicembre 2020

2020 12 18 – Visonario ‘mericano

 2020 12 18 – Visonario ‘mericano
 
Affoghiamo nel mare magno di reiterate perfusive pseudo notizie veicolate nelle guide d’onda di un costante mantra che ci avvolge suadente, anche se pur sconfortante.
Prodotto sempre uguale da uno dei qualsiasi media che la modernità tecnologica ci ha donato, come per sua natura, veicola onde di pensieri a cicli alternati tra funesterie e speranzerie.
In fondo tutto di una noia mortale.
Poi ogni tanto sbuca una scintilla di qualcosa degno di nota.
Così Kalimmudda già annotò in visoni d’autore l’olocausto di visoni in Danimarca
Pensò ai poveri visoni, animelle pelose a milioni di milioni, che galoppavano verso l’estinzione, come già prima i loro parenti marini, per maldestrevolezza dell’umana genìa.
Forse era meglio così.
Un’eutanasia di massa, per un vita dietro una grata, anziché nelle praterie a cui nacque destinata.
Che poi erano così carini.
Una cosa inquietante però ce l’avevano.
Se al posto dei peli ci mettete due ali, hanno quel musino mustelico che tanto somiglia a quello dei pipistrelli, altra specie imputata al banco dei covilisti, curiosamente sempre più vuoto di umanisti.
Fenotipica genìa condivisa, foriera di pensieri genetisti.
Se pipistrello e visone son parenti di geni, quanti ne avranno in comune gli umani?
Magari abbiamo anche qualche predisposizione virale comune.
Adesso ci spunta una nuova chicca visonaria.
A noi Kalimmuddi il naturalismo evoluzionistico ci piace un casino.
Quando poi diventa simbolicamente metaforaggero, figuriamoci.
E così ecco che, siccome le notizie per saperle leggere prima bisogna saperle coglierle, cogliamo che
un visone nello Utah è risultato positivo al coronavirus ed è il primo caso conosciuto in un animale selvatico.
Per forza che è il primo.
E’ selvatico.
Chi è che va a fargli il tampone agli altri?
Comunque e’ curiosa questa ricorrenza mustelide.
‘O fatto lo ha annunciato il dipartimento per l'agricoltura americano, precisando come tuttavia "al momento non ci siano prove che il virus stia circolando nelle popolazioni selvatiche intorno agli allevamenti di visoni infetti”.
Sembra la Cia.
Non possiamo negare ne confermare che stiamo confermando o negando quanto non fosse da confermare o negare. O il contrario.
Eh, ma come non ci sono prove.
Mi avete appena ammesso che gli allevamenti sono pieni di visoni infetti, e tra l’altro anche nello Utah e non solo in Danimarca.
Da dove vuoi che se lo sia preso, er servatico.
Tralasciamo per ora considerazioni sulla malnata globalizzata globalità della pratica di allevare pellicce.
E’ ovvio il bisogno di negazionismo.
Anche tralasciando la questione, di non secondaria rilevanza, di come se lo siano presi quelli dentro l’ allevamento, non posso mica dirti che ci sono chissà quante specie animali che te lo depositano in giro per il mondo a casaccio e a tua insaputa.
Sarebbe ammettere un ecco da dove spuntavano tutti quei dati mantrizzati a ricorrenza costante del cui moto ondoso non si capiva un cazzo.
Un po’ su, un po’ giù, onda su onda.
Un visone de qua, un pipistrello de la, una pantegana de su, una mosquita de giù.
Un’orda speciale, che non sarebbe più credibilmente mantrizzabile, aspettando l’estate della covata zanzarile.
o    Mustela lutreola – visone europeo
o    Neovison vison – visone americano
o    Neovison macrodon – visone marino, estinto.
Il terzo ce lo siamo già giocato.
Gli altri selvatici sono sulla buona strada, sopravvivendo invece in prolifici ammassi ingabbiati dentro cui li abbiamo gabbati.
Tra l’altro i visoni in questione sono proprio di specie diverse.
Infatti, nonostante presenti nome, struttura fisica e comportamento simili, il visone europeo non è un parente stretto del visone americano, ma della puzzola europea e della donnola siberiana (kolonok).
Nel corso del XX secolo, il numero di visoni, in realtà apolidi, è diminuito in tutto il loro areale; è stato ipotizzato che dietro questo calo vi sia una combinazione di fattori, tra cui il cambiamento climatico, la competizione con il visone americano introdotto dall'uomo (nonché le malattie da esso trasmesse), la distruzione dell'habitat, la diminuzione del numero di gamberi di fiume e infine proprio anche  l'ibridazione con la puzzola europea e la donnola siberiana.
Certo che siamo capaci di combinare davvero un gran casino.
Ibridazione a parte, ma forse anche no, non ce ne è una che non sia di umana deriva.
E così ora pare che l’ammerricano stia dominando anche nell’impero dellu pilu animale.
Curiosa anche tutta questa questione dell’ibridazione con la puzzola e la donnola, che tanto ricorda la parabola dell’ermellotta sincronizzata e dell'aquila astigmatica che divenne perfetta per regnare nel suo regno dei peli.
Ibridando ibridando sono certo di sapere dove sto andando ?
Un ordine naturale delle cose esiste sempre, ma a volte prevede sentieri oscuri di mete.
Nel dubbio mi avvio verso altre frontiere estintive, ovviamente per nulla istintive, ma di certo indicative di approdi a derive.
Il visone europeo è simile al visone americano, ma si differenzia da esso sotto alcune importanti caratteristiche.
Il cranio del visone europeo è molto meno specializzato ad una dieta carnivora di quello della specie americana, presentando caratteristiche più infantili, come una dentatura più debole e proiezioni molto meno sviluppate.
È stato inoltre riportato che il visone europeo sia meno efficiente sott'acqua della specie americana.
Ma questa si che è una metafora di peso, oltre che pelo.
Il visone americano è più o meno infantile, dentato per mangiare steaks e progettato per viaggiare sottomarino.
Abbiamo scoperto che evidentemente l’ambiente influenza l’evoluzione.
Da puzzole e donnole alla fine il visone americano cagherà pallottole.
Qui c’entra qualche frammento di dna del qbit primigenio, veicolato in zona continentale in congiunzione con qualche centro di gravità per la mente.
Vale la pena di seguirsela tutta la vicenda evolutiva del visone americano in Europa.
Che poi, sarà democratico o repubblicano ?
Decidete un po’ voi.
Il visone americano venne introdotto e rilasciato in Europa durante gli anni '20 e '30.
Esso è meno dipendente del visone europeo dalle zone umide, e rispetto a quest'ultimo è più grande del 20-40%.
L'impatto che i visoni americani inselvatichiti hanno avuto sulle popolazioni di visone europeo è stato spiegato attraverso il principio di esclusione competitiva e con il fatto che il visone americano si riproduce un mese prima della specie europea.
Nelle femmine di visone europeo che si sono accoppiate con un visone americano l'embrione viene riassorbito, perciò per quell'anno esse non sono più in grado di riprodursi con i loro conspecifici.
Insomma, se in Europa ci mettiamo a trombare un mese prima, ecco che diventiamo dominanti se non dominatori.
L’impero del cazzo, praticamente.
Ma il metaforaggio non e’ mica finito.
Anche le malattie diffuse dal visone americano possono aver contribuito al declino di quello europeo.
Tra i parassiti figurano almeno ventisette specie di elminti.
Il visone è anche vulnerabile alla filariasi polmonare, alla krenzomatiasi e alla skrjabingylosi. che non so bene cosa siano ma fanno tanto onomatopea di roba bruta.
Agli inizi del XX secolo, poi, l'Europa settentrionale attraversò un periodo climatico caldo che coincise con un'espansione verso nord dell'areale della puzzola europea.
Forse la popolazione dei visoni europei è stata gradualmente assorbita in quella delle puzzole in seguito ad ibridazione.
Inoltre, la competizione con le puzzole, provocata da mutamenti ambientali a favore di queste ultime, è aumentata notevolmente.
In un caso documentato, una puzzola ha assalito un visone e l'ha trascinato all'interno della sua tana.
Evidentemente era una puzzola cannibale.
Annibale, grande generale nero.
Ecco perché molti italiani hanno la pelle nera.
Ibridazione.
Chillo ‘o fatto è niro niro.
Imperdibilmente imperdibilissimo.
Gli ibridi puzzola-visone vengono chiamati khor'-tumak dai pellicciai e khonorik dagli appassionati.
Questi ibridi sono molto rari in natura e generalmente sono presenti soltanto nelle aree dove i visoni sono in diminuzione.
Sono molto difficili da addomesticare e da far riprodurre, in quanto i maschi sono sterili, anche se le femmine sono fertili.
Dunque, non è questione di ili.
Quindi si allevano apposta, in quei lager di gabbie tutti ammassati ad aspettare di esser gassati.
Ma c’è una buona notizia.
Almeno sembra.
Si calcola che più del 30% degli animali in cattività riesca ad evadere dalle gabbie, tanto autonomamente che a seguito di raid animalisti.
Numerosi esemplari nel corso degli anni sono stati così liberati in un ambiente alloctono, spesso già colonizzato da altri conspecifici fuggiti dagli allevamenti.
La chiusura di alcuni allevamenti, però, ha causato la liberazione di grandi quantità di questi animali in alcune aree, similmente a quanto avvenuto con la nutria, il famoso castorino pelliccetta di gradazione povera, rendendo quindi la tanto auspicata cessazione dell'attività conciaria in realtà un disastro ecologico.
Insomma, come la fai e come la giri, avota e gira, dove ti intrometti con l’ordine naturale delle cose, qualcosa ti torna indietro.
L’esfiltrazione deliberata di questi animali ha esiti disastrosi sulla specie nel complesso.
I visoni americani della sottospecie domestica, che sono poi quelli allevati in cattività, non sono abituati a procacciarsi il cibo e difendere un proprio territorio.
Ciò vuol dire che la maggior parte degli animali "liberati" muore entro due mesi dal rilascio, generalmente per fame o per ferite riportate da combattimenti con altri esemplari.
Poi ci sono anche quelli che ne hanno fatto un pet, un animale da compagnia.
Anche se, se tenuti come animali domestici, i visoni si possono dimostrare piuttosto aggressivi e mordaci: vi mozzicano.
E ci hanno pure ragione.
Tuttavia, essi sono assai curiosi ed intelligenti, sempre pronti al gioco. Sfruttando tali qualità, dopo un processo lungo e piuttosto difficoltoso, il visone americano può essere addomesticato con successo.
Che tristezza….
Ma tranquilli.
Karma, contrappasso, nemesi : tuttistèss.
Chi di pelliccia ferisce, di visonaria perisce.
Ancora qualche sprazzo di uichipedìa, bella malattìa, invece.
E così, verso la metà degli anni ottanta venne scoperta una malattia, l'encefalopatia trasmissibile dei visoni, un prione comparabile a quello che causa l'encefalopatia spongiforme bovina  e che può causare altissimi tassi di mortalità negli allevamenti di questi animali.
Tale agente patogeno pare inoltre trasmissibile reversibilmente a bovini ed ovini, dalle cui carni infette i visoni potrebbero essere stati contagiati.
E adesso c’è il visone solitario, lonsome vison, che sarebbe l’unico contagiato al mondo di corona.
E che si aggira solingo per le steppe dello Utah, che non so manco come si scrive ne dove sia, ma di certo lontano dalla Danimarca.
Si, viaggiare.
Il nostro coroncino sa pure viaggiare.
Dolcemente senza strappi al terrore.
Il covilo.
Come il cobra.
Il cobra non è un furetto, ma un visone reietto, che si aggira furbetto, tutto pieno d’infetto.



Kalimmudda ipsum dixit