venerdì 20 agosto 2021

2021 – Lavagna minga lasagna

2021 – Lavagna minga lasagna

 

Due giovini mi hanno fatto vedere un documentario sul prossimo collasso del pianeta.

Superare i limiti: la scienza del nostro pianeta.

David Attenborough e lo scienziato Johan Rockström disaminano il collasso della biodiversità della Terra e come questa crisi possa ancora essere evitata.

Il documentario fa parte di una serie, o forse è la sua chiosa, sull’argomento, per la prima volta sul colosso Netflix.

https://it.wikipedia.org/wiki/Il_nostro_pianeta

Forse per pregiudizio anticapitalistico e giudizio contenutistico, il fatto che fosse una “serie” mi ha fatto girare le balle.

A prima vista mi sono detto: “oh che palle ancora speculare anche sul clima”.

E ho pensato con nostalgia all’apocalesse ventura.

Poi mi sono fidato del giudizio dei due segnalatori seriali, nel duplice senso della serie e della loro ricorrente presenza nel mondo.

Allora l’ho guardato.

Entusiasmante, con sarcasmo parlando

Non è solo la Co2, a conferma di un equilibrio vitale complesso che tanto ricorda l’ipotesi Gaia.

https://it.wikipedia.org/wiki/Ipotesi_Gaia

Identificano una serie di una decina di limiti. da non superare, pena vari punti di non  ritorno.

Ebbene.

Superati tutti.

Alla presentazione di una di queste docuserie finale, la gente piangeva.

Ma per le immagini della devastazione animale non tanto per nostra identificazione animale.

Insomma non mi ha dato la sensazione della consapevole antirimozione del fatto che il pianeta rigetta noi, non tanto il contrario che di Terra noi non possiam fare senza.

Allora i miei segnalatori hanno fatto di meglio.

Son ragazzi radicati bergamaschi, mica rammolliti fuggiaschi.

Memori degli insegnamenti di una nostra comune capo contabile, detta “la dea della lavagna”, si sono messi in casa una lavagna, dove appuntare le cose che possono fare praticamente nella vita quotidiana.

Il titolo della prima porzione di lavagna : il pensiero crea.

Ufh se crea ! E come crea! Ricordate la neurosfera ?

Ma il punto è che la lavagna è enorme: tutta una parete.

E hanno iniziato ad appuntare il da fare nel primo angolo.

 


 

Poi mi hanno chiesto parere sul da fare.

A me è venuto in mente tassare la Co2, i certificati verdi, obbligare le auto elettriche, e alla fine la sintesi da  economista.

La vera revoluzione moderna è non consumare in tanti piccoli gesti quotidiani.

La revoluzione delle farfalle di sopramezzo

Il pensiero crea.

Su una lavagna ha il vantaggio che imprinta schemi neuronali con una occhiata decine di volte al giorno.

E questo è importante perché il pensiero si scancrenisca e ritorni a creare e non ad abbuffarsi di consumi.

Perciò,

Kalimmudda creando dixit:

lavàgn, minga lasàgn

 

https://www.youtube.com/watch?v=wlEPGbrr8kk

 




martedì 17 agosto 2021

2021 08 17– Entusiasmo con sarcasmo

2021 08 17– Entusiasmo con sarcasmo

Mi puzza la nozione, quindi calo definizione.

Rima puerile, gioco infantile.

O forse no?

Termine greco che indica la condizione di chi è “èntous” cioè invaso, dominato, posseduto da forza divina.

Enthusiasmós (ἐνθουσιασμός), infatti, è formato da en (ἐν, in) con theós (θεός, dio) e ousía (οὐσία,essenza).

Letteralmente si potrebbe tradurre con "con Dio dentro di sé", o “invasamento divino", o con l'espressione "essere posseduto dall'essenza di un dio".

Posseduti da Dio si è in uno stato di esaltazione, che toglie a chi la prova il controllo dei proprî atti e gli dà la coscienza d'essere intimamente unito con il nume, che è quello che veramente opera.

Una sorta di essere strumento, veicolo.

È la condizione in cui si ritiene si trovino i poeti, presi da un vero e proprio "furore", e in cui presso tutti i popoli che conservano concezioni di primordi di religiosità, si trovano coloro che sono a diretto contatto con le forze sacre: lo stregone, lo sciamano, il sacerdote, l'iniziato che passa a una nuova vita.

I mezzi con i quali si realizza o si provoca o si cerca tale stato possono essere anche  devianti: unione erotica vera o simbolica, assunzione  di inebrianti o psicotropi, sacrifici di comunione, musica, danza,

Può essere quindi paragonato all'effetto dell'abuso di alcool, di droga o di condizionamento ipnotico, che induce alterazioni dei processi cerebrali tali da produrre uno stato di stupore, estasi religiosa, visioni, allucinazioni, urla, frasi sconnesse, e rivelazioni sospinte da un afflato divino.

È il grande zelo che impegna completamente una persona e che può portarla, abbassandone o annullandone i normali freni inibitori, ad una apparente irragionevole dedizione, ad un'ubbidienza cieca che annebbia le facoltà critiche e a gesti ed atti inconsulti anche lesivi di sé stessi e degli altri.

Ma io questa l’ho già sentita.

La teoria.

E’ roba mia.

E’ la manìa.

Il furore profetico.

L'etimologia della parola mania ricollega al greco μανία (manìa) a sua volta da μαίνομαι (maìnomai) = essere agitato, essere pazzo, smaniare. Andando ancora più a fondo nella ricerca etimologica, troviamo la radice sanscrita man- = mente, da cui il sanscrito mana = mente, e  manyu = furore, collera.

E tornando in Grecia, mutazioni dopo, quindi riappare furore profetico.

Nel linguaggio corrente, mania è sinonimo di fissazione, ossessione, esaltazione ma anche di passione collettiva, moda.

Ed entusiasmo, in italiano normalmente sta ad indicare una commozione intensa dell'animo che si esprime in manifestazioni di gioia, di eccitazione, di ammirazione; un sentimento di appassionato interesse nei confronti di un ideale o di una causa politica, religiosa o sportiva, l'effetto sui fan.

Spesso una manìa.

In psicologia si definisce "personalità entusiastica" quella di chi è particolarmente eccitabile, avventuroso, costantemente indaffarato in molte attività con l'energia e, appunto, l'entusiasmo dell'eterno ragazzo, che passa da un'attività o da un interesse all'altro.

Vorace.

Manìacale.

Vabbè, e quindi?

Mi entusiasmo?

E di che mi entusiasmo ?

Che ho scoperto che la manìa è entusiasta?

Ah, io non mi trattengo dal sarcasmo.

Mi entusiasmo per il bacillo mutante. E’ arrivata la lambda.

Mi entusiasmo per i vaccini a richiamo quotidiano: era meglio la cura.

Mi entusiasmo per le farmaceutiche dell’ipervalore.

Mi entusiasmo per i pronovacs, proni, supini, succubi.

Mi entusiasmo per le rinnovate pratiche dell’aperifè.

Mi entusiasmo per le irrefrenabili compulsioni agli assembramenti delle vacanze.

Mi entusiasmo per i ristori, pure meglio se al participio presente.

Mi entusiasmo per le lotte di piazza, a tutto ciò conseguenti.

Già che ci sono mi entusiasmo per gli afgani attaccati agli aerei, gli incendi della terra che brucia, le inondazioni venture, i terremoti, i 50 in Canada, le piogge in Groelandia

Insomma mi entusiasmo per tutti i segni apocalettici

Ma non è colpa mia.

E’ che cogito per divinità e profferisco verbo senza freni inibitori.

Ci ho il furore profetico.

Sono posseduto dalla nostra nuova divinità virale.

Variante lambda.

E’ arrivata.

Ma dopo la delta c’è la epsilon, ‘gnurants…

Born to be Enthusiastic

Kalimmudda enthusiasta dixit







mercoledì 28 luglio 2021

2021 07 28 – Sinceromente pronovacs

 2021 07 28 –Sinceromente pronovac

Prono.

Contrario di supino.

Pecorino.

Novantino.

In genere vaccino.

L’immunità di pecorino.

Mi manda in pecora.

Eppur il cattivo pensiero mi torna sincero.

Presa da irrefrenabile compulsione all’assembramento mica va al mare e mi si contagia, “ma puce”.

Poi passa, ma intanto che spaghetto.

Allora ribadire.

Tutto torna alla norma, come una bella spaghettata con gli amici piena di petonciane.

Tuttapposto guagliò, mi raccomando con prudenza e responsabilità.

E allora perchè io mi sento come quegli antichi franzosi e a me mi girano le balle?

Forse è quell’aria di festa per le nostre piccole vite salvate?

Ma no in fondo fanno tenerezza questi cittadini sollevati.

Vaccinate gente, vaccinate.

E poi se basta un aperifè a tenerli tutti buoni, non serve nemmeno il circo di neroni.

E allora?

Di sicuro una cosa mi manda in pecora.

L’omologazione ideativa dilagante.

Talmente infarciti di propaganda da non rendersi  più conto di niente.

Solo del miraggio dell’aperifè.

Dovete tornare a consumare.

E così questo desiderio di ritorno alla norma.

Quella che già chiedeva revoluzione dei sopramezzo.

Della classe di mezzo che deve cambiare modello.

La crana.

E invece questi allungano il passo e divaricano ancora.

Nuovi business miliardari nelle pere e dei danari.

Lo sapevo che se durava troppo poco perdevamo il treno della revoluzione.

Ma quale norma.

Dove è la gaussiana?

Ma non doveva essere l’occasione per cambiare modello?

Si, tranquillo nel tempo….

Adesso aspetto al varco i licenziamenti e le chiusure definitive.

Poi vediamo su quale mediana atterriamo, dove va finire il giocattolo.

Allora ecco che spunta dal cilindro pure il coniglio del redivivo pil.

Quindi io che sono il dittatore della mia libera privata repubblica delle petonciane, faccio l’unica cosa che posso fare.

Non mi sento una caviatrice, cavia appropriatrice di plusvalore.

Che mi obblighino o mi tirino fuori una cura, non un antidoto di stregoneria di massa.

Quindi.

In culo il vaccino, come direbbe un pianista sull’oceano.

Ma che paura, ma che novac, dopo tutto quello che mi sono inoculato da solo.

Provac tutta la vita.

Ma col culo degli altri.

Sono sincero, senza mente.

Sinceromente.

Finchè posso, scelgo, pur di potere scegliere.

Mi chiudo in casa traboccante di prudenza e responsabilità.

E aspetto che troviate la cura per quelli che restano fuori dal gregge pecorino.

Non di solo vaccino si può vivere.

Si inventò la penicillina, e forse fa meno business di una pera.

Ricorrente, non si sa nemmeno quanto spesso, sinceromente avariante.

Almeno blocco l’appropriazione del plusvalore.

E forse contribuisco al pensiero critico.

In pratica, abdico da dittatore e mi ritiro all’opposizione del mio stesso libero stato della molignana.

Con due spaghi alla norma, e 'na tazzulell 'e aperifè. Finche c’è.

Sinceromente pronovac vostro.


 Kalimmudda pronovac dixit




 

domenica 18 luglio 2021

2021 07 20 – Riparaziòne, riparaziòne.

 2021 07 20 – Riparaziòne, riparaziòne.

Riparaziòne, riparaziòne.

Tu odìcì, odìcì,

sei figlio rìpètìtòre,

della buona parola del dì.

E’ la parola d’a ondjivaga djiurna cungrega.

All’inizio ti ricorda la tristezza dei rotti infelici ristori dell’era del virus coronato.

La manipolazione, ahhh.

Che c’è da ristorarsi lo sa solo l’ufficio stampa di qualche ale,

di un numero di sette, sul quale qualcuno governa capitale.

Ci si ristora alla maratona, non in demìa.

O forse già sapevano che era una maratona.

E che diventi una sinistra marcia su Roma.

Allora ho capito il marketing della riparazione,

come un esame di riparazione, di chi governa.

Poi io li ho visti, gli importi ristoratori.

E che vuoi riparare.

Solo l’ego politico.

Il sèlitico.

Come fa solo una pezzolella su uno strappo, una toppetta.

Più facile risvegliare.

Intanto si sono prosciugati o si prosciugheranno , mentre tutti infine riconoscono la preannunciata capacità del bacillo di farsi più bello.

Ovvero di ripararsi potentis mutandis

Aspettiamo le varianti dalla epsilon all’omega, che poi scopriamo che ne bastavano tre per curarsi.

Ebbene si, allora vi dirò la verità.

Vi confesso, io ci tifo per questo esserino che ci mette in ginocchio con una ciatataina, un soffiolino.

Vedrete come ci farà bene.

La variante epsilon, psi, omega.

E poverini senza apaerifè

Senza de comèr vedrete se l’è peggio, o minga.

Altro che stress.

Si, ma che c’entra la riparazione?

Questa volta è sartoriale.

Vi ricordate quando si strappava un vestito?

La mamma, viva la mamma, correva pronta dal sarcitore per una riparazione.

Quanta dignità in quella povertà quando riparazione era rammendazione, che tanto suona di rammentazione,

Aggiustare.

Si, meglio di buttare,  riparare

Allora a me riparazione mette in mente il mestiere di sartoria, che non c’è su amazon.

Di quando si aveva un solo vestito per la festa.

O uno per l’amore.

Liso che ci dava  quell’aria di dignitosa dimessa povera vita alla Natale in casa Cupiello

Riparazioni di guerra.

Rivoluzioni di terra

Rammendare.

Questa vita a nuovo rammendata.

Quando da riparare non c’è più niente.

Perché l’apocalesse non arriva mica al galoppo.

Molto meglio che buttare riparare.

Allora adesso che dite, glieli facciamo gli esami di riparazione a questa gente piena di vestiti per ogni occasione?

L’amòr che move il sole e pure i cuori mi direbbe di si.

Ma l’intelletto traditòr mi dice di no.

Almeno finchè qui non c’è nessuno, come me.

Riparazione perpetua; dunque.

Roba da carmapasso.

Ma come cambia poco una voce nel coro del vento.

Ma pur sempre di gocce è fatto il vento.

Eh già.

Meglio che buttare riparare.

Riparaziòne, riproiezione

https://www.youtube.com/watch?v=dg_9wb1bSmE

 

Kallimmudda lazzarus citrone riparatore non buttatore

Kalimmudda resuscita i morti citroni. 

Riparazione, riproiezione

 


Bonus
https://www.youtube.com/watch?v=WmxX4KN0MZY
https://www.youtube.com/watch?v=UGX2yEKcwoo



lunedì 12 luglio 2021

2021 07 12 – Tigirocco - Il TG del tarocco

2021 07 12 – Tigirocco - Il TG del tarocco

 

1.       La variante di Rocco

Ma chi è Rocco ?

Scoperto che è il re del tarocco e giù, tutti in zona aragione.

Anche nota come variante del gonococco.

Certa solo la modalità di trasmissione, che è di norma disassembrata.

Si ipotizza che il corona non ci entri un cazzo.

Ma piuttosto viceversa.

 

2.       La variante delta

Sconfitta dagli omega.

Ne bastano 3.

Pesce.

Richiami, che è occupata a farsi le orate della green greece.

 

3.       La variante postale

Scoperta nuova variante.

Si diffonde per  raccomandata.

Raccomandata l’affrancatura, per leccatura, che qualcuno ci deve ganàr.

 

4.       La variante saudade

Ricevuta una raccomandata di non restarvi soli.

Che poi vi viene la varianje  de saudade.

Ocio ai bolsoneristi.

Pare che abbiano sviluppato un vaccino brasileiro ma gli è venuto transvariante.

Funziona solo dopo morti, che non distingue transgender da ricchioni.

 

5.       La variante di Termoli

Al lavoro scienziati di tutto il mondo.

Nessuno capisce come si siano assembrati i 2 abitanti molisani totali.

E quando sono usciti dalla Regione, che la molisana ha una età media che è tutta in casa di riposo

Si ipotizza la trasmissione pastale.

Vietate le spaghettate.

 

6.       La variante del monsone

Massima allerta in India.

Dopo la strage dei criminali della variante del monsone si teme per la variante degli alisei.

Ricontagio per via aerea dappertutto.

Non basta la mascherina

Ci vuole la maschera.

E le bombole per stare sott’acqua

 

7.       La variante della banda

Banda larga sotto accusa.

Con tanta banda autostrade aperte ai virus

Scoperta nuova mutazione che trasforma i uozapp dai bit.

Il contagio è dallo schermo.

Si raccomanda di tornare a misure ristrette.

Ad orchestrine massimo in sette.

 

8.       La variante del fiscing

Panico nella banda.

Pare che il virus si diffonda a strascico.

Ma nell’acqua nelle onde di mare.

Si raccomanda di non respirare in acqua.

Altrimenti si affoga

 

9.       La variante avariante

Panico nella banda e in tutte l’onde.

Dopo due anni scoperta la doppietta assassina.

Il corona è fatto apposta per mutare.

Già pronta la variante epsilon.

Mette in avaria i provac

Richiami giornalieri.

In pratica come la cura.

Ah, si trasmette col pensiero.

Continuare senza.

 

 

 


domenica 4 luglio 2021

2021 07 03 - Discorso sulla dignità dell'uomo

 2021 07 03 - Discorso sulla dignità dell'uomo

Ehh, paroloni

Ohh, che cognomi

Il discorso, manco me lo ricordavo, ma per fortuna c’è uiichipedia.

Il Discorso sulla dignità dell'uomo è una orazione scritta nel 1486 da Giovanni Pico della Mirandola, celebre umanista italiano.

Tale discorso asserisce la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendo con ciò, si un Dio plasmatore, ma già non subito d’umanità creatore.

E’ ritenuto il "Manifesto" del Rinascimento italiano.

Sembra roba comunista, quindi

In effetti parte bene.

Non so se è l’incipit, ma è molto Pico.

«[...] Già il Sommo Padre, Dio Creatore, aveva foggiato, [...] questa dimora del mondo quale ci appare, [...]. Ma, ultimata l'opera, l'Artefice desiderava che ci fosse qualcuno capace di afferrare la ragione di un'opera così grande, di amarne la bellezza, di ammirarne la vastità. [...] Ma degli archetipi non ne restava alcuno su cui foggiare la nuova creatura, né dei tesori [...] né dei posti di tutto il mondo [...]. Tutti erano ormai pieni, tutti erano stati distribuiti nei sommi, nei medi, negli infimi gradi. [...]»

Insomma, finito e creato tutto quanto, Dio cercava compagnia, e pure qualche complimento.

Così Pico se la canta e se la conta e si immagina la nascita dell'uomo e il suo rapporto con il mondo dell'Essere.

Formulando un suo mito personale, ovvero   una narrazione investita di sacralità relativa alle origini del mondo o alle modalità con cui il mondo stesso e le creature viventi hanno raggiunto la forma presente, Pico immagina Dio intento a creare il Cosmo con le piante, gli animali e ogni genere di creatura vivente che conosciamo, traendo spunto dalle Sacre Scritture.

Successivamente il Creatore, dato che la Catena dell'Essere (o dell'Esistenza) era stata colmata dagli angeli che, salendo di grado in grado per le loro qualità si congiungevano a lui, non sapendo bene come riempire quel buco, diede origine alla razza umana.

Prese della terrà e ci sputò sopra.

E Adamo così risvegliato disse subito: “ah però, cominciamo bene”.

Ma Dio, come spesso accade agli dei, ancora imbriaco di ambrosia, gli disse che quello scaracchio di vino si chiamava intelletto.

E l’uomo, avvalendosi di queste sue capacità intellettive, sarebbe stata artefice del proprio destino o salendo la Catena mediante lo studio e la filosofia, o pensando alle cose inutili, divenendo così un vegetale ignorante.

Adamo non ci capì quasi niente, dato che aveva appena iniziato ad essere vegetale ignorante.

Nè venne in mente a Dio, che subito fu tutto preso dal racconto alla sua nuova creatura di compagnia.

Ma in sostanza su ciò si basa il concetto di "dignità umana" ovvero la qualità suprema che solo l'uomo ha ricevuto da Dio. Per  Pico.

Egli può coltivarla e farla crescere avvalendosi solo della conoscenza della filosofia, di tutte le filosofie, trascendendo quella geolocale e ascendendo in trascendenza.

Praticamente la mia synfisica, la mia civiltà d’intelletto diffuso d’amore pervaso.

Guarda un po’.

Ecco qua quanta dignità.

Condizione di nobiltà morale in cui l’uomo è posto dal suo grado, dalle sue intrinseche qualità, dalla sua stessa natura di uomo. E insieme il rispetto che per tale condizione gli è dovuto e ch’egli deve a sé stesso.

Io che ho fondato il mio personale libero stato della molignana avrò fatto qualcosa di dignitoso.

Chissà se l’aperifè l’è plèn de dignitè.

Mi sa che minga no.

Poca trascendenza, manc’ancora adolescenza. 

Tutti ancora melanzane.

Ma c’è il rifugio da petonciane.

Kalimmuddignio lux videt

"chi si guarda nel cuore sa bene quello che vuole e prende quello che c'è".

Dignitosissima, la pianta del tè 

https://www.youtube.com/watch?v=Wgmy2YEhGQw 




venerdì 11 giugno 2021

2020 06 10 – Gostosa demensa triviale

 2020 06 10 – Gostosa demensa triviale

 Onscivaga Dgiurna Cungrega, alla portuguesa, deside d’esser gostosa.

Parliamo del gusto e pure del buon gusto.

Del gusto come capacità di cogliere il bello presente in ogni cosa.

La synfisica praticamente.

Oramai, sempre più riavvicinato e a portata di mano, ci riappropriamo del gusto a partire dalle piccole cose.

E se lo si sa cogliere poi lo si può diffondere.

Il gusto della vita riaperta ci ricollega con cotanta bellezza universale.

La bellezza salverà il mondo.

E vabbè.

Poi ci è pure il buon gusto, lo scimmiottare del gusto, ma è un’altra cosa.

E di gostoso, finisce la sofiopippa.

Con un salto semantico o sequantico ci ritroviamo nel quel che me gosta.

Ho riscoperto che nel mio libero privato stato di repubblica delle molignane non ho contemplato  i trans.

Ma che pecado, amòre meu.

Mascalsone safàdo.

E questo mi pare un bel problema di gusto.

Due sono le piccole cose per le quali difendere il gusto mi pare prioritario.

Dovessi parlare con il diavolo, firmerei un contratto per queste sole due cose, nel mio libero stato delle molignane.

I have very small desires in life, in effetti per il mio gusto.

Safàdo.

Quando potremmo ritornare a sollazzarci della prezzolata gostosa compagnia de una tetita transita?

Non ho sentito di riaperture di settore.

E col coprifuoco non credo nemmeno fossero a vista.

Dove son finite quelle orde di creature mitologiche che popolavano la città?

E i ristori li avranno avuti?

Insomma qualcuno ci ha pensato?

O ne hanno approfittato per rinchiuderli in degli hub evirali.

Io ce l’ho chiara la scala dei valori del gusto del piacere.

O del piacere del gusto.

Safàdo, mascalsone.

Bello tutto il discorso del bello.

Il gusto della vita.

Le piccole cose.

Ma alla fine cosa c’è di più bello di una mammellare protuberanza dalla perfetta sembianza.

Con la sua birra ancillare.

Ecco, gostoso.

Bisogna adattarsi.

Abbiamo imparato, oramai.

Piccole gustosità.

So, aperifè in the private state d’a molignana.

We all have to have very small desires in this new life

I do have very small desires in life (ODC :  4 e 35.  The end of safado devil’s rap)

Titties and beer.

Titties and beer.

Titties and beer.

Now I need a beer.

And it is titties squeezing time.

Kalimmudda. Gostoso. Demensiale. Triviale.




sabato 5 giugno 2021

2021 06 05 – Sinceromente vostro

 2021 06 05 – Sinceromente vostro

 Sinceramente vostro è quella tipica forma arcaica con cui si chiudevano le lettere di una volta, prima delle mail e dei uòzapp, a lapidario suggello della veridicità di quanto scritto. Quando ancora ci si dava del plurale. Roba tipo “in fede”. Così sa di epitaffio. Come un punto di non ritorno.

La parola buona di Ondivaga Diurna Congrega è sincero. L’etimo di sincero me lo ha anticipato ODC stessa. Sine cera, miele puro , forse sine skar radice indicativa di impurezza in genere.

Alla fine vuol dire roba vera. Vero.

Ma per ogni parola buona c’è un pensiero cattivo.

Sinceromente è per l’appunto un simpatico giuoco di parole di tipica schizofrenica ossimorìa.

Parola buona, pensiero cattivo

Allora mi riconnetto a quanto già altrovomente detto.

Tutti in coda per la dose. I vaccini vaccinano. I virus si ammosciano.

Nascono nuovi mestieri.

C’è chi misura quanti posti a tavola aggiungere.

Chi conta i dentro e chi conta i dehors.

C’è chi ritorna a prenotare vacanze, dopo tutto questo stress, uè che strèss.

C’è addirittura chi si preoccupa di tagliare gli elastici delle mascherine per non intrappolarci altri esseri viventi.

Tutto torna alla norma, come una bella spaghettata con gli amici piena di petonciane.

Tuttapposto guagliò, mi raccomando con prudenza e responsabilità.

E allora perchè io mi sento come quegli antichi franzosi e a me mi girano le balle?

Forse è quell’aria di festa per le nostre piccole vite salvate?

Ma no in fondo fanno tenerezza questi cittadini sollevati.

Vaccinate gente, vaccinate.

E poi se basta un aperifè a tenerli tutti buoni, non serve nemmeno il circo di neroni.

E allora? 

Di sicuro una cosa mi manda in pecora.

L’omologazione ideativa dilagante.

Talmente infarciti di propaganda da non rendersi  più conto di niente.

Solo del miraggio dell’aperifè,

E poi quel desiderio di ritorno alla norma.

Quella che già chiedeva revoluzione dei sopramezzo.

E invece questi allungano il passo e divaricano ancora.

Nuovi business miliardari nelle pere e nei danari.

Lo sapevo che se durava troppo poco perdevamo il treno della revoluzione.

Ma quale norma. Dove è la gaussiana?

Ma non doveva essere l’occasione per cambiare modello?

Si, tranquillo nel tempo….

Adesso aspetto al varco i licenziamenti e le chiusure definitive.

Poi vediamo su quale mediana atterriamo, dove va finire il giocattolo.

Allora ecco che spunta dal cilindro il coniglio del redivivo pil.

Quindi io che sono il dittatore della mia libera privata repubblica delle petonciane, faccio l’unica cosa che posso fare. 

In culo il vaccino.

Ma che paura, ma che novac, dopo tutto quello che mi sono inoculato da solo.

Provac tutta la vita, ma col culo degli altri.

Sono sincero, senza mente. 

Sinceromente.

Finchè posso, scelgo, pur di potere scegliere.

Mi chiudo in casa traboccante di prudenza e responsabilità.

E aspetto che troviate la cura per quelli che restano fuori dal gregge pecorino.

Non di solo vaccino si può vivere. Si inventò la penicillina, e forse fa meno business di una pera ricorrente, non si sa nemmeno quanto spesso, sinceromente

Almeno blocco l’appropriazione del plusvalore.

E forse contribuisco al pensiero critico.

In pratica, abdico da dittatore e mi ritiro all’opposizione del mio stesso libero stato della molignana.

Con due spaghi alla norma, e 'na tazzulell 'e aperifè. Finche c’è.

Sinceromente vostro.



venerdì 4 giugno 2021

2021 06 02 – La libera privata repubblica delle petonciane

2021 06 02 – La libera privata repubblica delle petonciane

Le petonciane.

E chi le conosceva.

E invece sono le molignane sotto mentite spoglie onomatopeiche.

Con tanto di origine addirittura prearabica tra mele e ar bandingian .

Les aubergines, insomma. E dai che si capiva. Le melanzane.

Anche stavolta le balle che girano sono le nostre e non quelle transalpine.

E io ci faccio il mio privato stato repubblicano, in barba al petoprefisso, che le banane non mi piacciono.

E poi figurati se ci faccio un impero sul commercio della petonciana.

Non ci simo riusciti con la pizza, figurati con roba da fatica che anche lavata e tagliata non è così buona.

Lo stato d’a mulignana.

Sempre roba marcescibile.

Ma insomma, in questo stato tutto tira per il meglio.

Tutti in coda per la dose.

I vaccini vaccinano.

I virus si ammosciano.

Nascono nuovi mestieri.

C’è chi misura quanti posti a tavola aggiungere.

Chi conta i dentro e chi conta i dehors.

C’è chi ritorna a prenotare vacanze, dopo tutto questo stress, uè che strèss.

C’è addirittura chi si preoccupa di tagliare gli elastici delle mascherine per non intrappolarci altri esseri viventi.

Tutto torna alla norma.

Una bella spaghettata con gli amici piena di petonciane.

Tuttapposto guagliò,

Mi raccomando con prudenza e responsabilità.

Vaccinate gente, vaccinate.

E allora perchè io mi sento come quegli antichi franzosi e a me mi girano le balle?

Forse è quell’aria di festa per le nostre piccole vite salvate?

Ma no in fondo fanno tenerezza questi cittadini sollevati.

E poi se basta un aperifè a tenerli tutti buoni…

Non serve nemmeno il circo di Nerone.

E allora?

Di sicuro una cosa mi manda in pecora.

L’omologazione ideativa dilagante.

Talmente infarciti di propaganda da non rendersi  più conto di niente.

Solo del miraggio dell’aperifè,

E poi quel desiderio di ritorno alla norma che già chiedeva revoluzione dei sopramezzo.

E invece questi allungano il passo e divaricano ancora.

Lo sapevo che se durava troppo poco perdevamo il treno della revoluzione.

Ma quale norma.

Dove è la gaussiana?

Ma non doveva essere l’occasione per cambiare modello? 

Si, tranquillo fratello nel tempo….

Adesso aspetto al varco i licenziamenti e le chiusure definitive.

Poi vediamo su quale mediana atterriamo, dove va finire il giocattolo.

Allora ecco che spunta dal cilindro il coniglio del redivivo pil.

Come fosse quello del debito, col pilu’

Quindi io che sono il dittatore della mia libera privata repubblica delle petonciane, faccio l’unica cosa che posso fare.

In culo il vaccino.

Ma che paura, ma che novac, 

Io sono assolutamente provac. 

Ma col culo degli altri.

Solo che io che posso, scelgo, pur di potere scegliere.

Mi chiudo in casa traboccante di prudenza e responsabilità.

E aspetto che trovate la cura per quelli che restano fuori dal gregge pecorino.

I proletari agnelli sacrificali .

Almeno blocco l’appropriazione del plusvalore.

E forse contribuisco al pensiero critico.

In pratica, abdico da dittatore.

E mi ritiro all’opposizione del mio stesso libero stato della molignana.

Con due spaghi alla norma,

e 'na tazzulell 'e aperifè

Finche c’è