mercoledì 1 novembre 2023

2023 11 01 – War : provateci voi

 2023 11 01 – War : provateci voi

 

Siamo in periodo di morti.

Esco presto.

Il cielo è terso.

L’orizzonte è limpido.

Da piazzale Brescia si vede fin su sulle montagne.

Voglio portare fuori il cane.

Comperare un giornale.

Mangiare un cornetto.

Confino con la casbah che poi sfocia in Selinunte.

Pacifico margine tracciato attorno al cerchio della 90 91.

Attorno a me veli neri e facce scure.

Più lontano il quartiere ebraico.

Una camionetta mimetica pubblicizza l’operazione strade sicure.

Ne basta una.

Deterrente.

D’improvviso un rumore di rombo di tuono.

Non capisco da dove arriva.

Veli e facce scure si guardano intorno.

Incuriositi quanto me.

Fino a che sbuca la testa del serpente di una colonna di blindati.

E inizia a sparare sulla folla.

L’operazione strade sicure si aggrega.

Raffiche di non so quale calibro spezzano la gente in due.

Non so nemmeno dove cercare riparo.

Dicono ci siano reti di tunnel.

Ma devi conoscere la cartografia suburbana.

O qualcuno che la sappia.

Mentre cerco di orientare il disorientamento arriva un’altra raffica.

Il cane si macella triturato in mille pezzi.

Andato.

Corro all’impazzata, ma non so dove.

Mi viene in mente una rivoluzione.

Mica una occupazione.

In una frazione di lucidità chiamo mia figlia.

Voglio dirle di mettersi in una cantina e stare ferma.

Mi risponde al telefono mentre sento un rumore sinistro.

E’ un sibilo.

Come un fischio sempre più vicino.

Poi un fragore di uno scoppio.

E un attimo prima mia figlia rantola.

La paura le ha stroncato il cuore.

Senza tempo manco per la commozione di un pianto.

Intanto Selinunte è diventata un cratere di macerie.

Una fossa comune.

Di centinaia di corpi è un braciere

All’orizzonte vedo un bancomat.

Schemi neuronali ripetuti da tempo infinito mi fanno venire in mente di prendere dei soldi.

Possono servire per mangiare.

Mi assalgono in non so quanti.

Era l’ultimo goccio di liquidità disponibile.

Per tutti.

Da quel momento si fa la fame.

E pure la sete.

Ma calpestato sono ancora vivo.

Sotto missili e proiettili avanzano i blindati.

Fan paura son corazzati.

Poi di botto dei graffitari cambiano soggetto.

Nel quartiere ebraico stanno sotto lo stesso terrore.

Mentre spuntano le stelle dell’odio sui muri.

Terrore dell’orrore.

Devo continuare?

E certo che continuo.

Voglio turbare la vostra benpensante borghesucceria.

Corro all’impazzata zigzagando in mezzo al piombo.

Voglio uscire dalla casbah.

Prima che qualcuno la inferocisca.

Devo rientrare nell’alveo della 90 91.

E corro verso la mia bella casetta borghesuccia di via Monte Rosa.

Ho un sottoscala dove forse è più sicuro.

Eccola la vedo.

Tutt’intorno son macerie.

Ma la mia è ancora in piedi.

Svolto l’ultimo angolo di angoscia.

E la vedo.

Dietro la facciata, ancora in piedi, un cumulo di macerie del benessere.

Adesso non continuo più.

Dovete farlo voi.

E’ terapia.

E preghiera.

Provateci voi.

 

Kalimmudda ipsum dixit

War

 

martedì 31 ottobre 2023

2023 10 31 –Guerra con cautela, delicata

 2023 10 31 – Guerra con cautela, delicata

 

Ma fa impressione solo a me?

Questa è una pentola a pressione.

Ma se i ganci smettono di tenere, allora si che bisognava scappare.

Prima.

E scappare dove.

Vuoi vedere che la terza guerra mondiale è una guerra di religione.

Torneremo all’era delle crociate.

Senza salatini agli aperitivi.

E più Saladini ai portoncini.

Uno scontro di civiltà.

Più gazzosa meno spritz.

Non saprei nemmeno che notizia emblematica citare.

Ma, una si.

Dal daghestan

Uno di quei famosi stan post Ussr.

Che nessuno sa manco dove stan, pardon.

"Fanno impressione le immagini dell'assalto all'aeroporto del Daghestan e la caccia agli ebrei negli aerei, negli hotel e sui bus.

Ricordano un capitolo terribile della storia che sembrava superato."

Lo so che ironia e sarcasmo sono inappropriati.

E so anche che questo cautelare pare sia un messaggio universale.

Non solo nazionale.

Ma è agghiacciante il pensiero che c’è sotto la retorica.

Qua non si grida più alla pace.

Ma alla guerra con cautela.

Delicata.

Come se fosse possibile una guerra senza morti civili.

E’ come immaginare una guerra di fantasia.

In pratica un videogame.

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2023/10/30/tajani-israele-faccia-attenzione-ai-civili-a-gaza_b4a8adf6-46d7-4dae-8b81-99a52b0dbea0.html

Questo è il segno evidente che il logos è impazzito.

Sarà forse un problema di logos fasista.

Lo sospettavamo che prima o poi veniva fuori.

Qualche tara ereditaria.

Vuoi vedere che adesso sveliamo i reconditi pensieri segreti degli amici della premierina?

Tajani non era uno che conta?

Tipo un vicepresidente del consiglio dei ministri?

Si rischiano crisi di Governo, o che ci innalzino lo spread?

O di Tajani il mondo non sa nemmeno che esiste e può farne a meno.

Nel dubbio se pensassimo a delle dimissioni con disonore?

Esiste ancora l’onore fasista?

Però in tutto questo io una buona notizia ce l’ho.

I topi, noti per la loro frenesia riproduttiva sessuale, poi tromberanno anche nello spazio.

Sempre se qualcuno si è portato dietro gli embrioni.

Più che una trombata sarebbe una pippa spaziale, in effetti.

https://www.ansa.it/canale_scienza/notizie/biotech/2023/10/30/i-primi-embrioni-di-topo-si-sono-sviluppati-nello-spazio-_b038617a-0eaf-4ca4-9717-e67cf3c76e7e.html

Molto bene, potremmo mandarli su Marte.

In quell’oasi di pace di sabbia rossa.

A preparare il terreno di un grande gulag siberiano arrossito, riservato ai cretini del mondo.

Con una domanda.

Ma Marte è rosso perché è comunista?

Sperèm.

Ci mandiamo anche Tajani.

Come fosse nel suo personale topogulag.

D'altronde fasisti su Marte è un grande classico.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Sign 'O' the times

 

lunedì 30 ottobre 2023

2023 10 30 – L’eterno ritorno di Milano io ti ammazzerò

 2023 10 30 – L’eterno ritorno di Milano io ti ammazzerò

 

Ad abundantiam cum ridondantiam.

Ed un pelo di disgusto.

Per la città del design della grana.

Il verbo è del consumanesimo.

Mediolanense imperativo.

Fà così.

Nietzsche, mica io.

In uno spazio finito con un tempo infinito tutto tende a ripetersi.

Sembra un infinito effetto esposizione.

Quello della pubblicità.

In un carrello già pieno, senza tempo di scelta, tutto sarà colmo a ripetersi.

E’ proprio l’effetto esposizione con tutta la sua cavalleria a rinforzo.

Quella del consumanesimo.

Che strano, avrei detto.

Oggi il consumatore è quello della civiltà dei consumi.

Ma in realtà nella sua radice indoeuropea clientem pare vuol dire ascolto, porgo orecchio, presto attenzione, do retta e solo infine obbedisco .

In pratica se vuoi vendere qualcosa avevi bisogno di ascoltare.

Empatizzare.

Conquistare.

Mercanteggiare si, ma con arte.

Se il prodotto già ce l’hai.

E può essere anche un po’ meno che eccelso.

Nemico del buono.

Tanto nessuno percepisce eccessi di eccelsi.

Comunque ribadisco che a me il consumanesimo fa cagare.

Bisogna allora chiedersi cosa è un cliente.

Dal latino cliens-nentis, che nentis non ho capito che vuol dire niente.

Ma in pratica pare indichi chi pur godendo dello stato di libertà, si trovava tuttavia in rapporto di dipendenza da un cittadino potente, il patrono.

Questa l’ho già sentita.

Sembra un antico detto di qualche steppa azera, o giù di li.

Ma devo ribaltare i rapporti di forza.

Tante cose insieme sono l’anima del successo.

La chiamano strategia.

Se provate a metterle in fila una per volta crolla la magia.

Si sgonfia la sinergia.

Non potete finire una cosa prima di iniziarne un’altra.

Dovete muovervi a squadrone, mai squadrista.

Pur a costo d'energia.

E vabbè.

Considerazioni  consumanesime.

---------Ma in tutto ciò io non dovevo smettere di scrivere?

E’ che ho una mente incapace di fermarsi.

Capace solo di spaziare nella neurosfera alla ricerca di sinapsi da attivare.

E ricucire.

Un rotore semantico capace poi di fare da centro di gravità per la mente.

Universale e sempre acceso.

Obbligantemi a metter in fila le parole in modo che diventino logos.

E se pensate di conoscermi, ricordatevi la mia tradizionale massima.

Non facciate gli psicologi se non siete manco logici.

Per ciò che è un dono, miscredenti.

E poi era tutta una scusa per ammazzare Milano.

Che senza mare fa troppo cagare.

Pure col suo immateriale disegnare.

Che di mare non fa odore.

Kalimmudda ipsum dixit

Milano io ti ammazzerò

sabato 28 ottobre 2023

2023 10 28 – Lazzari felici. Cfcd

2023 10 28 – Lazzari felici. Cfcd

 

Ndr: intento di questo scritto è fare cronaca, letteraria, e non offendere nessuno.

Si fa ironia, forse con un pizzico di deriva sarcastica.

Qualora la sensibilità di qualcuno ne restasse turbata me ne scuso profondamente e anticipatamente.

------

Eh no.

E’ durato qualche giorno il silenzio d’oltretomba.

Ma proprio non ce la faccio.

E risorgo.

Devi fare ciò che ti fa stare bene

Canta Caparezza.

E allora volo sulle scope.

Come fan le streghe.

E vedrete che volo.

Oh, son metafore, non ci provate che poi cadete.

Ci sono proprio rimasto male.

Castrazione sinaptica in salsa di manipolazione creduta sottile.

Ma invece afosa.

"Se non ci credete è meglio che ve ne andiate subito”

"Non siamo mica qui a fare filosofia" o roba simile.

Oh, siam mica qui ad asciugare gli scogli.

Beh, io non vado da nessuna parte.

E un po’ di filosofia non farebbe male a nessuno.

Fate quello che credete.

Non è mica una religione.

Che abbiamo pure il credo di dogmatico dovere.

Vi confesso.

Dal nero buio anfratto di Lazzaro io me ne andrei pure.

Se trovassi un altro anfratto.

E’ che dopo un lustro passato a salvare, correggere, indicare vie, trasferire la conoscenza ad altri gratuitamente per il noto senso del dovere degli Aroldi e il Padreterno sa cos’altro, ecco che vi cito Forrest Gump.

Sono un po’ stanchino.

O meglio logorino.

E divento stronzino.

E se son stanco io, che non mi stanco nemmeno di scrivere alle 4 di notte, figuratevi gli altri.

Qua ogni cosa sembra il parto di un ragù alla sabato, domenica e lunedì.

Senza tutta la elegante delicatezza di un Eduardo.

E’ che non lo dicono, o forse ancora ci trovano quel senso di appartenenza che tutti desideriamo.

Come sia, hanno soggezione di personalità forti e complesse spesso poggiate sul credo del conflitto.

E così non sono io.

E’ questione di logos.

Quello che vuol dire sia parola che pensiero.

Mettetecela un po' di logoterapia alla ricerca di senso.

Il conflitto non è dialettica.

Ancor più ove manipolo.

Ma chi è appassionato di psicologia dovrebbe sapere che è come in quel cartone animato.

Monsters, geniale, quello si, da Pixar.

Genera più energia comune una risata che non un pianto.

E io di pianti ne ho visto qualcuno.

E immaginato altri.

Ma la sensibilità psicologica non si impara.

Anche quella è un dono.

Così si, siamo una realtà in perenne creativa riorganizzazione .

Quasi da quando è nata.

Un motivo ci sarà.

Forse dopo un lustro e mille prediche, ora si sono convinti che i clienti bisogna cercarli.

Lo fa tutto il mondo.

Ma da noi era un no.

Dovevano cercarci loro.

Santa psicologia.

Così venerdì c’era l’ennesima riunione di creativa riorganizzazione .

Piena di consulenti e soggetti vari di cui io sempre diffido, avendone conosciuti tanti, di cui molti barlafuss.

Diceva mio padre.

Diffida dei tecnici.

Si innamorano della loro tecnica e si dimenticano il quadro d’insieme.

E io ho seguito il credo degli Aroldi.

E non ho partecipato con lo squadrone di cervelloni che tireranno fuori dal cilindro chissà quale coniglio.

Che magari io ho già in qualche anfratto di subconscio, se non conscio.

Ma sapete come è: tra primedonne la gara è a primeggiare.

E io sono talmente competitivo che quando da piccolo sciavo ed ero in testa tra gli applausi della gente, io derapavo e mi fermavo a mezza pista.

Cazzo avete da urlare e tifare.

Non lo capite che è un transfert?

Mica siete voi a dovere angolare la lamina affilata sul ghiaccio lustrato.

Così questa volta io non mi applico a salvare nessuno.

E non do nemmeno pareri.

Onde evitare di seguire qualche consiglio di qualche genio che ci porti a qualche vero male de panza.

D’altronde è noto che la gente da buoni consigli quando non può più dare cattivo esempio.

E in tema di cattivi esempi, certi cervellones si erano pure dimenticati di fare un piano strategico.

Ma per fortuna un uccellino glielo ha ricordato.

Quell’uccellino che guadagna 800 euro al mese, perché si decise che non serviva più full time.

La persona incaricata aveva succhiato abbastanza linfa sinaptica.

E così l’uccellino era divenuto mattanza.

Hi,hi,hi.

Meno di una cameriera.

Rido con spocchia perché a me i soldi non mancano.

Ma taroccarsi nascosti dietro presunti o reali acciacchi psichici, questo no.

Non facciate gli psicologi se non siete manco logici.

Molto probabilmente nella realtà sono solo problemi “scazzifici”, vi dirò.

E vorrei vedere, dopo il lustro passato

Ma come spesso accade son problemi prodromici allo stigma.

Il pregiudizio.

Ho un curriculum che neanche immaginate.

Credetemi sulla parola, se no ve lo allego e poi dovete pure leggerlo.

Ho visto davvero navi da guerra in fiamme su qualche bastione di qualche costellazione.

E tutti quei mementi e insegnamenti andranno perduti nel tempo.

Come lacrime nella pioggia.

O forse no.

Esiste il blog!

Ah, ho pure un quartino di sangue blu.

E la spocchia relativa.

E scrivo perché oltre a tutto ciò ho un cervello diverso da altri, capace di spaziare nella neurosfera alla ricerca di sinapsi da attivare.

Un rotore semantico capace poi di fare da centro di gravità per la mente.

Universale.

Sempre acceso.

Obbligantemi a metter in fila le parole in modo che diventino logos.

Perciò scrivo e non favello.

E se pensate che io non stia bene, ricordatevi la mia tradizionale massima.

Poco logos, tanto stigma.

Oh, vuol dire poco pensiero e tanto pregiudizio.

Per quella che credete malattia.

E invece è un dono,

Del Padreterno, miscredenti.

E così il logos vi ha riportato da Lazzaro.

Anzi dai Lazzari

Felici.

Male di reni ma non si dice.

Con le spalle sotto le casse non si sente più l’odore di mare.

E ricordatevi che vale più questo doppio A4 di mille lezioni di resurrezioni.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Lazzari felici

Musicanti dal genio, quello vero, di Pino Daniele.

 

 

martedì 24 ottobre 2023

2023 10 10 - L' epitaffio binario

2023 10 10 - L' epitaffio binario


E così son dudesmila.

Affogati nei neuroni.

Compito assolto.

Trama e risvolti.

Chiusi per inedia

Per tedio. 

E pure fastidio.

Non si può passare la vita a scrivere,

Io l'ho scritti.

Io li brucio.

C'è più fascino nel dubbio buio.

Che nel verbo reincarnato.

Contemplare, questo si.

Epifani come aquile.

Astigmatiche vicino.

Ben visibili al lontano. 

Del mattino dentro al cielo.

Riempiremo altri spazi.

Proveremo coi racconti.

Di contabili diritture.

Certamente più iatture.

E se non ci riusciremo.

Resteremo nei ricordi.

Ma se questo sarà il compito, benvenuta sia la via,

Solo cazzo che peccato. 

Un talento ancòr  scappato.

Toccherà riutilizzarlo.

Per prosaici freddi intenti.

Conteggiar sopravvivenza.

Senza quale non far senza


lunedì 23 ottobre 2023

2023 10 24 –Ventimila psicopippe dentro un mare di neuroni.

 2023 10 24 –Ventimila psicopippe dentro un mare di neuroni. 


E così ci siamo arrivati.

Raggiunte circa le 20.000 visualizzazioni, del solo blog di uscita.

In partenza da 8 anni fa.

Quanto abbia poi girato, l’intelletto rinnovato, non lo so.

Analytics si è introiato.

Non vi sembrano numeri da followers, lo so.

Ma noi abbiamo letto tanto, e scritto libri e trattatelli e racconti.

Tutti frì, sa va san dì.

Ed ogni volta centinaia di pagine sono contate come una visualizzazione singola.

Tutto ciò per crear l’ontologia.

Dentro cui muoversi, liberi, col linguaggio più che proprio.

Categorie principie e ambiente di dominio.

Divenuto infine blogger più che accademico.

Noi si parla di intelletto.

Mica roba che va all’etto.

Ricordate che non è umano l’artificio della rete.

La neurosfera esiste da sempre ed è universale.

Gravitonale.

Ogni cosa che facciamo, pensiamo, diciamo, o anche no, genera una alterazione della distribuzione di massa in tutto il campo gravitazionale che permea e gira con l’universo in movimento.

E’ una calotta, più o meno come quella del salame cremasco.



E’ una sacca dall’esterno, ma poi dentro è un macinato.



Che assume significato solo in quanto emerso organizzato.

Dove c’è meno entropia, stanno i principi di base.

Verso gli apici a capocchia, son principi dominanti.

Spacchettati in rotazione da semantici rotori.

Messi a terra da preposti centri di gravità per la mente.

I profeti di quadrante.

Unico geometrico strumento per quadrare il cerchio, o la sfera fatta a pera, è tagliarli a quadratini.

Poi, ci sono anche universi vegetariani.

Caciocavalli come quello lucano.



Stessa forma.

Di struttura e neurosfera.

Di algoritmi e forme a pera.

Organizzate sempre uguali, di assemblato triturato.

Riassumendo è rotazione.

Neurosfera a provolone.

Di semantico rotore.

Di gravità per la mente centro motore.

Tutto qua, nei ventimila.

Manca solo l’ultimo passaggio

Del quale non può difettare l'assaggio.

Se il big bang davvero spiega.

Non sarà solo una sega.

Molto facile piuttosto, il principio pluralista.

Che ci porta nelle cantine dell’oscura materia.

Dove tutto si collega in un magnifico profumo di multiverso.



Ma alla fine perché è importante la forma della neurosfera?

Ma perché cambiando pressione e allocazione di massa su diversi punti del caciocavallo, lo stesso oscilla a piacimento.

Con un differenziale di gravità rotazionale tra terra e neurosfera.

Che può alterare la circolare retta rotta terrestre.

In maniera tale da non ricevere più i raggi di principi dominanti del qbit primigenio con la giusta angolazione.

Distorcendo quindi la realtà dal disegno universale.

Finanche ad esempio a concepire un contro natura pensiero nazista.

O più modestamente fasista.

Alla fine questo era un ennesimo mio compito.

Esaurito a ventimila.

Posso anche ritirarmi e lasciarvi assolti già spiegati.

Non si può star sempre a scrivere.

Io l'ho fatto.

Io li brucio.

Chissà.

Forse anche questa ce la semo levata.

Insciallah.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Centro di gravità per la mente

Intelletto, forme e altre psicopippe a migliaia.

2023 10 23- La sorniona sorridente tolleranza del lupo da pastore

 2023 10 23 - La sorniona sorridente tolleranza del lupo da pastore

 

Al pastore, al pastore!

Ah no.

Era al lupo, al lupo!

Ma tu guarda che specie di opposti.

Per una volta ricomposti.

D’altronde era così.

Viaggiando si impara. Imparando si viaggia. Altri e opposti sono diversi e lontani solo prima di arrivare.

E questa è una storia di tolleranza estrema.

A fine giugno 2023, Pace di nome e di fatto mi prorompono in famiglia.

Che strano amore avevo io.

Solitario e singolare.

Praticamente nulla.

Solo un particolare.

Forestiero.

Se lo vogliamo precisare.

Ma lontano dal cuore, come dice il vecchio adagio.

E invece le paci plurali travolgono le mie paure.

Partono da Trento per portarmi in macchina a viaggiare.

Con una strana destinazione.

Raccogliere in una gabbia spalmata di merda e di piscio, una bastardina.

Sdraiata quasi immobile, che sembrava moribonda.

La curammo con amore.

Con la morte dentro il cuore.

Al pensiero del suo dolore.

Che traspariva in quel suo malaticcio torpore.

Fino a che fiorì di strana razza.

La dicevamo pura razza canina.

Ma per me era di pastore.

Si vedeva dal circolare radunare.

E la passione per il mordicchio degli altrui garretti

Fenotipo del genotipo.

Si battezzò di maremmano nano.

Eppure restava qualcosa di strano.

Fino a che me la fecero notare albina.

Con due ciglia a rimmel bianco ed un’iride giallina.

Che le danno una vista che descrivere non saprei.

Insomma, a me ricorda tanto un lupacchiotto.

Per sembianza e per movenze.

E poi quel sorrisetto da furbetta.

Sogghignetto di natura.

Ma tranquilli.

Come Pace è tolleranza.

E’ un pastore di scoiattoli.

Più che prede sono amici, qualche volta un po’ giocattoli.

Son le greggi di scoiattoli, di cui è oramai infestata mezza Milano.

C’è chi gira armato di spagnolette, noccioline corruttrici, sempre pronte all’evenienza.

E poi c’è la nostra meraviglia di bastardina albina.

In fine nella sua libertà.

Già sbocciata in tolleranza e giocosa allegra consonanza,.

Tranquilli, ve la dedichiamo, una canzone, ma arriva dopo.

Prima, ecco il nostro pensiero adottato di Pace e legato alle foto che vi proponiamo di Bea.

Che ricordiamo oramai in famiglia, adottata a giugno di quest'anno. 

Ed infine fotografata, per l'appunto.

Libera di essere un lupetto da pastore.

Nelle sue nuove giuste dovute libertà.

 


Libertà di aspettare ogni dì l’improbabile scoiattolo urbano: libertà di amare una nuova tolleranza.

 

Libertà di gioire e giocare a guardianìa della propria pallina.

 
 Libertà di rilassarsi, sogghignando sorniona.

Eeee

Libertà di essere....




Bea!

 

Kalimmudda et Paciose dicunt.

Bea, sei bellissima

 

 


 

 

domenica 22 ottobre 2023

2023 10 22 – AAA-Appostamento al buio

 2023 10 22 – AAA-Appostamento al buio

 

Dice che se uno fa un diario on line poi lo deve mantenere vivo.

Chi lo dice non si sa.

Io ti ho scritto, io ti brucio, penserei io.

Ne parlammo di già con il duca d’Auge.

Sorridendo della umana miseria di qualche gioco di parole.

Utile per alleviare il senso di impotenza ed inutilità di fronte ai confusi eventi della storia.

Come spesso capita nella solinghità dei dì di festa, anche oggi non è una domenica diversa.

Sembra non succeda niente.

Ma solo a chi ignora le trame di certe brame.

Non foss’altro che per questioni di eleganza, ove non puote la decenza, oggi però una cosa da segnalare è successa.

Ma con delicatezza, gentilezza a sensibilità.

E non è quel gossip che vi state già pregustando.

Io vi conosco a voi influenzati.

Sempre in cerca scandaglistica.

Sempre a rompere i cugghiuni ad ogni malcapitato in cui si sia incappato.

Prima che altro, il vero fatto è questo.

Le figaro su Meloni- Un anno di rivoluzione senza fretta.

Un anno nel club dei grandi.

Tra pregiudizi e manovre austere.

Ricordiamola la nostra premierina.

Prima donna sola al comando.

Pensate che la primadonna sola al comando di prima era Berlusconi.

Mi pare già un bel salto.

Epperò qualcosa è girato storto anche alla premierina.

Ma siccome signori si nasce, e io modestamente lo nacqui, sorvolo nonscialante fino a dove approdo.

Qua.

Signora premierina, ora che la sua situazione familiare non ne potrà più risentire in immagine e sostanza, le propongo un appuntamento al buio.

Prometto un appartato incontro, un appostamento.

Ove nessuno lo venga a sapere.

Tranne che se postato, in eleganza d’accordi

Allo scopo AAA.

Che fà sia da annuncio di incontri che da rating d’agenzia di geopolitica.

Due acronimi.

Una miseria sola.

Una specie di all you can eat.

Non sarò manipolatorio.

E nemmeno ingannatore.

E le espongo pertanto il mio machiavellico diabolico piano.

Per la grande riconversione.

Io potrò sacrificarmi per il bene della nazione.

Ed abbandonare temporaneamente i miei affetti presenti o futuri.

Potremmo dare sfogo alle nostre più turpi voglie.

Quelle tipo via Paolo Fabbri, 43.

Tralasciare Wagner ed ascoltare musica leggermente sacra ma molto funk.

Leggeremo e rileggeremo Il capitale.

Fino a che non potrà fare a meno della sua lucidità ed attualità d’analisi.

E tanti : Quaderni gramsciani del carcere

Gradatamente e con delicatezza si renderà conto che il mondo che oggi le va addirittura stretto, dovrebbe essere molto più ampio.

E che non esistono nazionalisti fratelli di Italia.

Semmai solo frateli e sorele, come direbbe il Papa, che nella persona di quel comunistaccio woytilaccio benedicque anche mio patre et familia.

Insomma, la sottoporrò ad un costante effetto esposizione.

Pieno di trovate e di buonumore.

Per una fuga dallo squallore.

Di fasisti piccolo piccolo borghesi.

Di quella razza del vorrei ma non posso.

E tempo qualche mese, eccola qua.

Comunista.

Anche vetero.

Una rivoluzione senza fretta.

Come quella del Figaro.

Si.

Ma che rivoluzione.

Così si fa la storia.

Presidentina, mia Presidentina.

Ci vediamo dunque qui all’alba.

Molto blu, va bene, poco rosso.

Ma tanto blues, che la aiuto e ci penso io.

Alla colonna sonora.

Del destino della nazione.

Da via Paolo Fabbri. 43

 

Kalimmudda ipsum dixit

Sempre da via Paolo Fabbri. 43