domenica 19 maggio 2024

2024 05 19 – Oggi si vola

 2024  05 19 – Oggi si vola

 

Quanta  paura che serpeggia tra loro.

Il mio gineceo di psichiatre e di dame è in allarme.

Sono circondato in effetti a tutti gli effetti.

Recenti accadimenti sembrano potere spostare la soglia del buon senso.

Sorrido e poi ci rido.

A me non sembra, ma in effetti sono loro quelle esperte per mestiere.

Che mi vedono volare fuori da un balcone.

Mentre gioco con l’orbe a pallone.

Circonferenza, cerchio, sfera, globo, inclusa l'orbita di un pianeta.

Che poi quale mestiere.

Come si fa a pensare ad una attività specifica appresa per lo più con la pratica e il tirocinio ed esercitata quotidianamente e a scopo di guadagno.

Così dice il dizionario.

Ma si può pure sbagliare.

Non  e’ solo pratica quotidiana.

Casomai un’attitudine circadiana.

Una struttura del giose’.

Così detto per non renderlo un più ostico io se’.

Ed infine il guadagno di pecunia.

Per campare certamente, ma io sento un altrimenti.

Chiuse monache dentro stanzette che paiono cellette.

E’ un mestiere, certo si.

Ma che si fa per empatìa e per passione.

Io ci vado con piacere e pure gioia.

A interloquire senza essere da circuire.

Mi dipanano i meandri del cervello.

Scardinando lentamente col setaccio del crivello e con lo scalpello tagliaferro.

Così adesso sono pre occupate.

Che io possa decollare.

Se non riesco più  a dormire.

Proiettarmi fuori d'orbita.

A zonzare nell’universo.

Ma io  le metto tranquille.

E dove e’ tutto il problema.

Ci mettiamo in carovana.

Seguirete la mia strada.

Pifferaio tra le stelle.

Oggi il meglio che vi può accadere.

E’che impariate a volare.

E non pensiate sia sconfitta del mestiere.

E’ soltanto la ragione.

Mica il tutto, solo un tuffo.

Ve lo insegno io a sorprendervi.

Come un tonio che sa volare su poesia.

Messo in piedi su una sedia.

Sopra a piscio ed a una rosa.

Ma capace di carpiarsi.

Tra pensieri a fuoco arsi.

Nella mente universale.

Situazione lieve grave.

Quella detta neurosfera.

Quella nostra d’astri nave.

Volo, ecco, atarasso.

Nell’universo della mia teoria.

Ove non c’e’ nessuna pazzia.

 

Kalimmuda ipsum dixit

Doppium

Il matto Ivano abbraccia il mondo che sente attraversargli la mente

 

Ma:

vi regalerò una cosa

  


 

 

venerdì 17 maggio 2024

2024 05 17 –Betsabea, era di maggio

2024 05 17 –Betsabea, era di maggio

 

Cagnetta bella morire di maggio, ci vuole tanto troppo coraggio.

Cagnetta bella dritta dall’inferno, ti ho preferito portare via prima che di inverno.

Siamo in un’area di mare a maggese, dove l’erba alta riposa la terra sotto la canicola.

Sono strade di polvere di latte, perse tra onde rosse di mille papaveri.

Non siamo lì per caso, ne credo possa capitare a nessuno.

Siamo lì per 200 chilometri di buon cuore di cavalli vapore delle figlie della mamma delle zucchine.

Un’anima buona si è fatta 200 chilometri in auto per portarci in un rifugio per cani.

Amici per un pelo sembra un nome presagio di emergenza evitata giusto per un pelo.

Mi affacciano su magnificenti balla coi lupi di bianco vestiti.

Ma in effetti fanno un po’ di indecifrabile ancestrale paura, attenti al lupo.

Facciamo un po’ di passerella tra cani ingestibili, aggressivi, tignosi, paurosi o bastonati, prima del rifugio.

Nessun colpo al cuore, nessun primo amore, giriamo, guardiamo.

Ci portano infine in una gabbietta marginale, occupata da una nuvoletta dalla bianca chiazzata lìvrea.

E’ la figlia dei cavalli vapore che la nota per prima, allargando un sorriso grande quanto un suv.

Affogata di piscio e di merda, la cagnetta intendo, non osa nemmeno muoversi per una carezza, incerta se fidarsi o rimanere nel proprio depresso lerciume.

E vorrei vedere voi se vi scopriste accalappiati.

Unico moto è quello di due pupille giallo di sole, a lento oscillante tergicristallo.

E una impercettibile pigra inutile usmatina.

E’ così sporca e immobile che chiedo se è malata.

Morirla di maggio non avrei davvero abbastanza coraggio.

Mi rispondono che no, anzi le piace giocare.

Alla seconda visita infine ce la affidano.

Pesava 25 chili di pelle e ossa, buoni solo a frenare, per non farsi portare lontano dalla sua casa gabbia.

Timida e titubante che a peso morto e zampe aperte pesava quanto un elefante.

Aiutare gli indecisi, ci dicemmo allora.

E ce la caricammo in braccio di forza fino alla carrozza della diligenza dei cavalli vapore.

La chiamammo Bea, mentre era ancora al rifugio.

Ci piacque così, rappresentativo di bellezza d’embléè.

Io che sono campione di nobiliare artifici iniziai a diffondere leggende metropolitane.

Mentre si acclimatava nelle sua nuova regale dimora, la battezzai in giro di purissima razza di maremmano nano albino.

E forse ci ho preso davvero.

Finchè mi iniziò a rimbalzare in testa un vezzeggiativo dilungativo opposto del già breve Ugo di Troisi.

E siccome mi veniva in mente frequente Babbea mi dissi che era improponibile.

Anche perchè della babbea Bea non aveva più niente.

Al peso attuale di quasi 30 chili di massa muscolare veterinaria pesata, Bea non è più un peso piuma.

E’ la nostra million dollars babe.

E’diventata possessiva e difensiva.

Si, ringhia un po’ a caso, ma io non è che la dissuada.

E a bassa voce le dico sempre brava.

Decisi quindi che era ora di darle un nome non nomignoloso.

Altisonante.

E per me diventò Betsabea, nobiliare regale pura meticcia.

Con tanto di insegna fregiata pettorina catarifrangente neroscudata.

Nobiliare bastarda scudata Bea.

O anche Betsy.

Ma solo per gli amici.

Agli altri noi ci ringhiamo.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Betsabea : Mad about you

 


Ndr

Canzone dall'album di Sting del 1991 The Soul Cages, esplora l'ossessione di Davide per Betsabea

 

Betsabea o Bersabea[1] (in ebraico בת שבע?Baṯ-Šeḇaʿ, "settima figlia" o "figlia del giuramento") era dapprima la moglie di Uria l'Ittita e più tardi del re Davide, cui partorì tre figli, il secondo dei quali fu Salomone e il terzo Natan. La Bibbia parla di lei soprattutto nel Secondo libro di Samuele e nel Primo libro dei Re.

 



E pure un meraviglioso Rembrandt

 

  

domenica 12 maggio 2024

2024 05 12 – Dedizione alla contemplazione

2024 05 12 – Dedizione alla contemplazione

 

Per www.parolebuone.org  su www.shareradio.it . Dedizione.

 

Una bella storia.

Di grandezza d'alma e piena di gloria

Una storia di futura memoria.

Di quelle per posteri senza vanagloria.

Dopodiché, l’archiviamo in contingenza.

E ci mettiamo in posizione di dedizione.

Spesso rimango stupefatto dalle parole.

Dedizione pare avere valenza positiva.

E invece mi ritrovo che in arcaica resa vuole dire capitolare.

Mica il consueto dedicarsi interamente e con spirito di sacrificio a una persona, a un’attività, a un ideale.

Ma sempre roba di guerra.

Padre Polemos, guerra senza arte, senza alcuna techne.

Arte persa tra gli antichi.

Altra parola sorprendente.

Mestieri per noi.

Arti nei secoli.

Allora in un mondo di dedizione alla guerra, la cura ce la ho io.

Rallentate fino a uscire fuori dal tempo.

E contemplate.

Contemplate la creazione.

In ogni particolare.

Nel miracolo di una molecola di cemento.

Tanto vivo quanto un airone.

E’che a correre lo si perde.

Il mio ideale di dedizione.

Alla contemplazione.

Ma lo facessimo noi tutti.

Vedremmo con limpido rispetto il disegno sacro .

Non dico mica roba da bigotti.

Ma scienze, che dall’origine si spacchettino a fiotti.

Ci fotte la fretta di aprirli questi pacchetti.

Così voglio ancora dedizione.

Alla contemplazione.

Dedizione ad un creato.

Soluzione già creata.

Che spacchetti il primo bit.

Fino a diventare tit.

Si, perchè che palle.

Sempre a farsi psicopippe.

Dedizione a contemplazione.

Il cemento e si vabbè.

Ma davvero c’è di molto meglio.

Una maglietta ben bagnata.

Da gelata una secchiata.

Contemplazione ignuda perdizione.

Ne trarrò malefizione.

Trasparenza mattutina.

Molto meglio una sbirciata di un'occhiata.

Tutta dedita.

Committed.

To the titties fifty bucks.

 

Kalimudda ipsum dixit

Dissacrante contemplation of a wet t-shirt  

 

 



Ndr.

Dalla opera rock Joe’s Garage

 


venerdì 10 maggio 2024

2024 05 10-Padre Polemos

 2024 05 10-Padre Polemos

 

Il padre del logorio della vita moderna.

Ricordi di carciofi liquorosi.

Non sono scomparso.

Non è scomparso.

Perlomeno non come avrei voluto.

Scomparso dall’olimpo categorico.

Dall’ambrosia dell’uranio.

Dall’empireo del sacro blog.

Sono stato impegnato in questioni edili.

Di piccolo cabotaggio.

E a me tocca sempre quel lirico dire.

Mi hanno messo la scopa in culo per ramazzare la casa.

Con l’obiettivo di risparmiare, da una parte.

E di fotterti a dovere, dall’altro

E così mi sono trovato tra schiere di personaggi.

Frotte di artigianali fornitori tutti intenti a dare buoni consigli.

Perché non possono più dare il cattivo esempio.

In nome del dio danaro conservato e di quello presunto salvato.

Finchè ho visto the light, visto che siamo nell’era del luminescente dezain.

Un microcosmo di polemica.

Tutti a tirare acqua al proprio mulino.

Tutti pieni di sé.

Tutti a guerreggiare.

Mai nessuno a mediare.

Per dell’oro degli allocchi.

La ricchezza vera è in connessioni.

Non in talleri o soldoni, ne metallo in convenzioni.

E mi sono chiesto perché.

Perché mi trovassi quella scomoda scopa.

E la risposta è sempre quella.

La morale è sempre quella.

Facessimo merenda con girella.

E fintanto che prevale lo iosè, non ne veniamo fuori.

Serve terapia di massa.

Autoanalisi del gregge.

O così sempre ho creduto.

Fino a tastare il tessuto sociale figurato in edilizia.

Una polemica di mattoni.

Una guerra di parole.

Che diventa logoverbo.

Che diviene poi pensiero.

Perché se è polemica per un mattone, ecco che la guerra assurge a divinità del logos.

Polemos per i greci era Ares, il demone della guerra.

Padre onomatopeico di Alalà, personificazione di grido di battaglia.

E altri a frotte.

Da polemos deriva la nostra parola italiana "polemica".

Ma si capisce che il logoproblema è più profondo.

La polemica di guerra ce l’abbiamo dentro i geni.

E che vi aspettate, da tanto affollamento di guerreggianti entità.

Almeno arguzia ove non astuzia, questo ci vorrebbe.

Mentre qui si fa la guerra dentro il mare di ogni opposto.

Satanasso d’ Aristotile, col suo trancio tutto a metà.

E l’arguzia langue arsa come pece morta.

E che volete sarà l’istinto di sopravvivenza.

Accumulo in mille scienze e tecniche senza arte.

Sarà colpa di Physis, all’antitesi dell’arte di Τέχνη.

Intanto miei artigiani mi si inculano polemici.

Mentre sereni approdano al chiringuito normanno.

A sorseggiare calvadòs.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Ebbi dubbie canzonette

 

 



domenica 28 aprile 2024

2024 04 28 – Il generale e la premierina

 2024 04 28 – Il generale e la premierina

 

www.ansa.it/politica/vannacci-a-tutto-campo-classi-separate-per-i-disabili-e-su-mussolini-uno-statista

 

Generale dietro alla premierina.

Statti accorta, alla pecorina.

Questi qua ti fanno il mazzo tutto tondo.

E continuano andando e toccando il fondo.

Con dichiarazioni dal grande impatto.

Come droni di verbale nessuno tatto.

Serpi di domus, in terra di humus.

Concimano piante dai fiori di fasci.

E le sparano sempre più grosse.

A fiotti e ganassa.

Sarà che disabile sono pure io.

Anche se il bollo m’e’ scaduto.

E poi non l’ho rinnovato.

Troppa coda e bordello giù all’Inps.

Per arrivare nemmeno al sacrosanto 100%.

Ma ad un inutile e misero 85.

Però non segregatemi, faccio il bravo promesso.

Ma non mi avrete certo creduto.

Devo difendere la mia madonnina.

Dagli attacchi di matrice intestina.

Si lo so che e’ sempre fascista.

Ma devo difendere l’interesse d’Italia che e’desta.

Non che mi freghi più di gran cosa.

E’ piuttosto qualunquismo del mi scusi ci ho i Bot.

E non vogliamo mica un borsellino caduto.

Con l’Europa che asfalti i risparmi di Stato

Senza manco ricorrere all’armi.

Già che speravo non si fossero accorti.

Che votiamo come i cinesi, pure coi morti.

Pieni per strada di gonfaloni.

Con il santo san Berlusconi.

Mancato come presidente di stato.

Ma dall’alto dei cieli rientrato.

Nel girone dei grandi statisti.

Ora piuttosto affollato coi visti.

Porte aperte perfino al benito.

Ci manca e preferisco soltanto un bennato.

A me le elezioni fan schifo.

Sono false democratiche polluzioni di pulsioni.

Ma mi sa che ha ragione chi vede il manone.

Di quello in lega messo al timone.

Sulla rotta del 3%, per tentare il sorpasso o il trapasso.

Strategia all’antica, parlare bene o parlare male, purche' si grugni come maiali.

Senza buttare manco un pezzetto di porcello da voto.

Pieni di avanzi e di cotiche crasse.

E’ una cassoeula elettorale.

Con la premierina a fare la spadaccina

In continue tenzoni da carne trita al macello.

Lei con pure qualcheduno suo fratello.

Mentre su dall’alto dei cieli, aspettiamo che scenda lo spirito santo.

A folgorare di ragione qualcuno.

Come folgore di droni a forma di nano.

Io volevo soltanto essere riconosciuto con rispetto disabile.

Non trattato da bestia mollusca.

Per avere dal santo berlusca, qualcosina di più che un pugnetto di crusca.

Ma va cagher. Che fa cagher.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Meno male che adesso c'e' San Berlusconi.

A dirigere la bolgia dall’alto dei cieli

 



 

 

Ndr

Ndr: il neo candidato della Lega

Vannacci shock: 'Per i disabili classi separate'. La Cei attacca: 'Torniamo agli anni bui della storia'

Il generale parla anche di Mussolini. "Uno statista come lo sono stati anche Cavour, Stalin e tutti gli uomini che hanno occupato posizioni di Stato". Giorgetti: 'Lui non è della Lega. Non condivido le sue affermazioni'. Valditara: 'Dalla Lega politiche concrete per gli studenti con disabilità'

Vannacci agita la Lega, ma Salvini punta sull'effetto 3%

Il generale candidato alle Europee con la Lega, l'aborto "non credo sia un diritto".

sabato 27 aprile 2024

2024 04 27 - Cadute le palle pure al diavolo rosso

 2024 04 27 - Cadute le palle pure al diavolo rosso

 

Ansia, notizie d’ansia.

Notizie rosse di sensazione.

E’un’ epoca per morituri risorti dopo storture.

Da diavolo rosso.

Ogni volta che ci penso me la rido a crepapelle.

Io e quell’altro, il nano in me.

Sono memorie di scie di vecchie parole.

Diavolo rosso dimenticò la strada.

In un valzer di vento e di paglia, la morte contadina risaliva le risaie.

Mentre lo spettro del rosso si aggirava sulle aie di bianco.

Sarà quello spettro nelle campagne.

Diavolo rosso che si perse per la strada.

Nel suo verso gracidante tra le rane un po’ puttane.

Rosso di sangue, rosso di morte, rosso d’amore.

Rosso di rivoluzione.

Quella che oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente.

Così discettavamo, eravamo giovani.

Si giocava al gioco di rimandi e citazioni.

Diavolo rosso vieni qui con noi a bere un’aranciata.

Mentre noi ci alcolizziamo quanto tutta la rossa armata.

Ed invece non era mica lo spettro del comunismo.

Ma il campione di ciclismo.

Dritte rette di pianura, polverose sotto l’afa.

La mente gioca strani scherzi, messi in schemi.

Così oggi me la guardo con tremore.

La notizia che fa il giro del mondo dell’amore.

Leggo in ansia con terrore.

Cadute le palle pure al diavolino rosso.

Ecco è il segnale.

Siam partiti dal rimasto “ lin”.

Da una insegna di bordello che reclamizza un antro caldo.

Si, cadeva a penzoloni con la sua promessa rossa.

Rossa, calda, scritta, insegna, non precetti ne’ lezioni, ma soltanto odore di brogna.

Commerciata come oggetto, merce intorno al mondo intero.

Carne a quarti nei bordelli, presa a simbolo dei macelli.

Penso a sodomi e gonorri, poi ricordo delle guerre.

Di rivoluzioni della storia.

E vedo il segno del principio, questa volta di rivolta.

Questo è un segno trasparente, che avvisagli tanta gente.

Il padreterno e’ spazientito, dal demonio in costante avvento.

Viaggia ormai che son millenni, con il vento a sfruttamento.

Ma oggi la silente sentinella lin, li prepara all’intervento.

Nel colore dal fulgore acceso di rosso come d’ottobre.

Gira persino il vento, macinando pensiero come nuova farina.

Ecco ci siamo, e’ sicuro, butta l’occhio la vedetta.

Poi rileggo, con  riguardo, per certezza.

C’è quel Lin che non mi torna.

Mi si incuba con paura una idea di plemielina pure gialla.

Nel vascone dei pitoni, tra gli stati ad anaconda, fu così che lo capì.

Al diavolo non si vende, si regala.

La notizia è mal compresa oppure e’ falsa.

Sono cadute sì le balle, ma per secoli di attesa.

Di una idea fatta reale, con le “che” a comandare.

Oggi il diavolo del rosso ha la forma a macinare.

Tradizione centenaria, di mammelle tutte all’aria.

Qua non vedo la rivolta, ma un segnale dal divino.

Ci siam rotti li cugghiuni, anzi balle o forse pale.

Plemielina proprio no, canteresti di un regime.

Che tra freddi e bagno in serpi, va a finir che ti confondi.

“Se dobbiamo essere antifascisti, allora che siamo pure anticomunisti”.

T’ho sentita, ti e’ scappato, verbo tradito dall’ orifizio intirizzito.

Uh signur, santa madonna, ma quello è il rosso che ci salva.

Da malaria a sangue nero che i cervelli li ha appestati.

Diavolo nero dimentica la strada.

Tieniti pure l’aranciata.

E ricordati dei falsi, sono cadute solo pale.

Con un’elle sola sòla, come a dire solo fole.

Vorticarono le balle, alla faccia d'antifascismo.

Plemielina tra le serpi, prima conserviamo il comunismo.

Gira in bici già in campagna.

Diavolaccio a tinta rossa.

E ricordati la strada.

C’e’ già pronta l’aranciata.

Senza olezzo di minchiata.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Diavolo rosso, ricordati la strada

 



 

Ndr : https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2024/04/25/parigi-cadute-le-palle-del-moulin-rouge-nessun-ferito e lo show non si ferma.Mai

Ndr :www.ondarock.it diavolorosso.htm

 

Bonus pic coll’astracancàn



 

venerdì 26 aprile 2024

2024 04 26 - Viva la mamma Loretta

 2024 04 26 - Viva la mamma Loretta

 

Pure all’americana.

O in lingua indiana, non so bene.

Un viva alla mamma.

Tra quel bel set di tenui roseti.

E pure un mazzo di zucchine.

Quelle fatte in fettine.

Un bel set di tenui rose

Vengon dette stabilizzate.

Immortali o almeno quasi.

Fanno augurio centenario.

Originario ed unitario.

Non è solo un bel pensiero.

E’ metafora ed augurio.

Oggi tanto pertinente.

Ma leggero e divertente.

Devo essere però sincero.

Non è farina del mio sacco.

Ma ricerca di bambine.

Che si uniranno in coro.

A quel canto originario.

Poche righe d’empatia.

E finisce la poesia.

So che rima fa allegrìa.

Ed allora pronte e via.

E cantate tutte  in coro

Come allo zecchino d’oro.

Che ricorda d’assonanza.

Le zucchine di fuga in danza.

Per paura di Loretta.

In cucina una ricetta.

Loretta premi il tasto CTRL e clicca qua

E sorelle state pronte.

Il vostro augurio per quest’anno è pure in coro.

Io son più bravo con un pensiero sincero.

Bella scusa davvero.

 



 

Auguri da Claudio