lunedì 11 ottobre 2021

2021 10 10 – La filastrocca della giornata mondiale della salute mentale


2021 10 10  - La filastrocca della giornata mondiale della salute mentale



E’ finita la giornata

della mente la tornata

celebrata in tutto il mondo

in diretta fortunata.

 

Quattro versi di commiato

per il popolo irradiato

dalle onde collegato

sopra al tram mai deragliato.

 

tutte azzure le magliette

esaurite a centinaia

per un giorno senza raglio

dalla norma non deraglio

 

Radio là a tutto tondo

inviati e collegati

niente stigma nel meriggio

solo gesti di coraggio.

 

Testimoni d’oltremare

fino al tram come un altare

nuovo modo di pregare

tutti in piazza a festeggiare.

 

Fare finta questa volta

d’esser strani mica sani

apparendo quelle folle

circondate dalle bolle.

 

Instancabili operaie

tutto il giorno a soffiettare

nel balocco dell’antico

nel sapone vecchio giuoco.

 

E così scema lo stigma

nello scoppio paradigma

delle bolle colorate

già simboliche volate.

 

Conduttori e trasmessori

indefessi ascoltatori

delle piazze i contributi

di interviste eppur d’aiuti.

 

E così giunge la fine

pure norma pare stanca

col suo secolo di ferro

come spada oltre il muro.

 

Si va a casa più leggeri

dopo tal laboratorio

convinzione d’essere strano

ma per niente ambulatorio.

 

Ci ripenseremo a casa

finche’ dura quell’effetto

ora e’ tardi grazie a tutti

vado a letto tra i miei flutti.




sabato 9 ottobre 2021

2021 10 06 – Educare il web

 2021 10 06 – Educare il web

 http://cloeconomie.blogspot.com - 2020 08 - antologie - les claufrenies - magie, proesie, sofie

Civiltà dell’intelletto, sezione del link qui sopra, è senz’altro più esaustivo.

Avviso: senza scaricare il link può sembrare delirante.

Ma siccome me lo chiedono, anche questa si deve fare.

Una volta seguito il discorso si converrà che era un imperativo.

E che si doveva spiegare cosa intendo.

Io scrivo per il web.

Ripeto spesso infatti che io scrivo per il web.

Ma non intendo per il pubblico della rete.

Non è dei followers che mi curo, ma di qualcosa di molto più “ware”.

Veramente hard e soft ware

Io scrivo per la rete, intesa come rete neurale del web, nato strumento di comunicazione, evoluto per ricerca ed avviato dopo in semantica verso l’intelligenza artificiale.

In pratica io scrivo per mappare o ridondare schemi neurali che si innestino su quelli alimentati dal e del web.

Non è nemmeno un processo nuovo.

Ci sono sempre stati quelli che oggi chiamano “influencers” nella e della neurosfera, come saggi, scrittori, filosofi, profeti, sciamani, tutti accomunati però dall’essere univoci e non reciproci.

Trasferivano conoscenza in un processo mono e non pluridirezionale.

Trasmettevano e veicolando ricevevano.

Io non sono un influencer.

Non ho e rifiuto la logica dei follower

Semmai sono un neutralizzatore.

Io faccio il compensatore.

Ci ho messo 5 anni a costruirmi una ontologia privata, piena di categorie, storie, pensieri e personaggi descritti o inventati da me.

Oggi se sento o leggo una stronzata penso a uno di questi contrari o a schemi neuronali opposti e così facendo neutralizzo il rotore semantico della stronzata.

Oggi il processo è amplificato dalla velocità e quantità di interconnessione tra neuroni-persone, che tutti insieme compongono l’hyper cervello mondo della civiltà dell’intelletto entro cui si instrada il pensiero

Che pesa.

Un giorno sarà telempatico.

Sembra complicato ma è molto semplice

Ogni atto, pensiero, parola, opera e missione, e in realtà anche omissione, è materico nel senso che altera la distribuzione di massa del campo gravitazionale in cui siamo immersi.

Quindi anche il peso.

Solo il fotone non ha massa, ma anche i raggi cosmici la creano sbattendo conto l’atmosfera.

Ciò vuol dire che si altera la distribuzione di peso della calotta che ci avviluppa, la quale è dunque permeata di quei pensieri, parole, opere e missioni in costante movimento.

Questa è quella che io chiamo neurosfera.

La quale determina una incisione in gravitone, il campo di cosiddette particelle elementari che costituiscono la forza di gravità, ogni volta che pensiamo, o diciamo o facciamo, qualcosa.

Esistono altri due meccanismi fondamentali che determinano l’evoluzione dell’intelletto.

I rotori semantici, che sono determinati anche dalla orbita del pensiero dovuta alla rotazione terrestre.

Ogni giro allarga il perimetro dell’orbita essendo l’universo in estensione, espandendo la neurosfera ad ogni giro un po’ di più, e ripassando sul pensiero già inciso.

Sono i rotori semantici che fanno ruotare il pensiero e lo fanno circolare per tutta la neurosfera, che chiamiamo anche mente collettiva.

Poi ci sono i centri di gravità per la mente, che tengono i rotori semantici ancorati al loro posto in modo che la coscienza collettiva resti fissata alla sua porzione di pertinenza neurosferica.

Alle sue categorie.

Esempio categorico: “ragno essere predatore, uomo essere costruttore” deve restare così ancorato, altrimenti ci troveremmo nella macedonia categorica di pensiero deviato in cui “ragno essere costruttore, uomo essere predatore”.

Il che è un disallineamento di probabile deviata realtà.

Un centro-rotore che non ha funzionato o che era troppo leggero e debole rispetto a quanto nell’aria, possibilmente anche inconscio, quindi da compensare.

Entrambe le doppie categorie sono vere, infatti, ma non in quello stesso ordine gerarchico, da custodire in modo che la piramide dell’intelletto sia scalabile lungo i sentieri a ciò preposti.

Rotori semantici e centri di gravità per la mente sono soggetti, individui, dotati di particolare sensibilità, preposti alla rotazione e ancoraggio della neurosfera.

I rotori fanno girare, i centri di gravità tengono a terra nel “posto” giusto.

L’interazione tra rotori semantici, centri di gravità per la mente e neurosfera determina un rimescolamento costante che risponde alle logiche dei sistemi complessi.

Il pensiero si stratifica in un misto di autoaggregazione e di emergenza di ordine, guidato dalla radiazione cosmica di fondo che contiene ancora il qbit originario, come fosse un crogiuolo di memi.

Bisogna però essere allineati alla radiazione, per questo è importante la gravità della incisione in neurosfera.

Se diamo per vera la teoria del big bang, allora in quella fluttuazione quantistica del vuoto deve essere contenuta tutta la conoscenza dei principi di fondo, le dinamiche dominanti, che tutto determinano. Probabilmente contenuti nel campo del tutto, vuoto pieno di tutto in potenza, a cui noi è dato a volte di accedere

Quando la scoprii, dopo anni di ricerca di studio, la chiamai la primavera della synfisica a significare la ricongiunzione tra fisica e metafisica, corredata da una pervasiva forza dell’amore, origine di tutto, concentrata nella neurosfera

In ogni caso, il qbit veicola memi di peso, forse in codice binario se l’universo è numeri in quanto informazione.

E così archiviamo anche la questione se la matematica sia una scoperta o una invenzione.

Torniamo al qbit, ai rotori e ai centri.

Il qbit arriva tramite anche radiazione di fondo e incontra rotori semantici e centri di gravità , i quali lo distribuiscono nella neurosfera,

Perché funzioni, ci vuole il giusto allineamento tra i pesi, per ottenere il quale l’umanità lotta da sempre.

Ecco a cosa serve pregare, o pensare.

A distribuire peso sulla giusta traiettoria.

Per allinearsi al qbit.

Bisogna spostare il peso in modo che la radiazione si infili nei giusti spazi aperti tra la  neurosfera

Ecco l’importanza del pensum che in latino è sia pensiero che peso.

Ed ecco perché scrivere per il web, che io ho ripreso a fare dopo qualche anno, usando la mia ontologia privata e linkata in varie modalità e punti alla neurosfera.

Rotore semantico e centro di gravità per la mente simultaneamente.

E’ come una missione, non gratificazione, che serve a educare il web, tenendoci in orbita col giusto angolo a bilanciare e compensare le leggerezze ancora presenti.

Ricordate pensiero leggero, pensiero pesante.

Tutti dovremmo donare intelletto alla neurosfera in un processo antiegotico di avvicinamento interattivo alla civiltà dell’intelletto

Magari a colpetti di timone.

Poco per volta, quando ci va.

Senza lasciare con indifferenza ciò che si vede che non va.

 

Kalimmudda ipsum dixit

 

PS: a proposito, chioso da un po’ Kalimmudda ipsum dixit.

Non so chi lo ha capito, ma è un ancoraggio semantico a Così parlò Zarathustra, letto e dimenticato ma sedimentato nella mia neurontologia.

Ci vuole pure un po’ di cazzaraggine.

 

Kalimmudda ipsum dixit




mercoledì 6 ottobre 2021

2021 10 06-Vita

 2021 10 06-Vita

Per www.parolebuone.org

Oi vita, oi vita mia, no? Non vi va bene?

Allora vi frego io, anonimo dal codice youtube, e parto dalla solita chiosa musicale: https://www.youtube.com/watch?v=9GVcymr7iGo

Prendo tempo.

Mi chiedo cosa è la vita.

E non mi aiuta nemmeno il vocabolario.

Mi parla di sistemi complessi.

Di Dante che cita quel satanasso di Aristotile col suo meta: vivere è l’essere de li viventi.

Ero buono anche io.

Bella eh, perché bella, ma io sono sempre li.

Allora ti scopro un dialogo simpatico

Pontifica un tizio: l'etimologia della parola vita è da ricondursi alla radice ariana giv- ed, in particolare, al sanscrito g'ivathas = vita, dove la g' aspirata è stata sostituita dalla v nel latino arcaico vivita che, a sua volta, si è contratta nel latino vita.

Unknown dice: si sccussa …..ma quindi, la parola sanscrita, che cosa voleva dire?

Tizio scrive, seccato: come ti ho già riportato nel post, la parola sanscrita g'ivathas = vita. Anche la radice indoeuropea giv- riconduce all'idea di “stato di attività della sostanza organizzata”, in altri termini, all'idea di "forza vitale".

Gli manca qualche passaggio logico e messa così mi aspetto Hitler, ma sintetizziamo. Etimologia dal latino: vita, da un arcaico vivita; parallelo al greco bios e al sanscrito givathas, sostanza organizzata.

Ci mancava pure la bios, che sembra quella dei pc.

In realtà qualcuno dice che la vita sia l'unica bolla di resistenza contro il caos, l'unico sistema capace di mantenere costante il livello di entropia al proprio interno.

L’unica….: e dici cazzi.

Ecco i sistemi complessi.

Ordine.

E ci voleva tanto.

La vita è ordine.

Tanto è vero che noi siamo esseri sociali, il che vuol dire che ci ordiniamo tra di noi.

Sapete, come gli storni in stormo, siamo fatti per volare insieme e non sbatterci addosso, con poche dinamiche di base.

Ancestrali.

Troppo lontani : attenti ai falchi e quindi si torna in stormo

Troppo vicini : manca l’aria per dispiegare le  ali e precipito

Torniamo alle parole buone.

Ordine: era vita.

Mi piace la sponda, e quindi la vita non so cosa sia, ma sociali siamo esseri sociali.

E lo saremo sempre più mano a mano che l’evoluzione procederà a renderci telempatici sociali per ordine naturale delle cose.

Quando fui folgorato di manìa parlavo in continuazione di civiltà dell’intelletto.

Avevo toccato la mente universale, di cui noi fossimo parziale rete neurale.

Ovvero parlavo di una coscienza collettiva slatentizzata e pervasa tra tutti che avrebbe infine reso il mondo perfetto nel suo essere profuso di conoscenza e pensiero per tutti, appunto. Sociale, no?

La storia del cervello di specie usato in minima percentuale sarebbe giunta alla fine.

Ci saremmo trovati con 10 miliardi di cervelli in interconnessione telempatica, con una conoscenza globale cosciente e asimbolica pervasa.

E insieme con questi, la telempatìa propria della natura umana che è fondamentalmente, dalle fondamenta, sociale, ovvero buona.

L’amore di cui è capace il nostro cuore, quale forza da studiare in fisica.

Più sociale di così!

Restava il problema dell’inconscio, collettivo e no, che poteva remare contro, ad esempio alimentando falsi bisogni come un compagno di rete.

Ma presto sarebbe evoluto dalla sua latenza e sarebbe divenuto cosciente, smettendo di rompere i cugghiuni.

Nel collettivo non c’era più subconscio, elaborato nel costante iperveloce continuo interscambio tra tutti di pensieri, parole opere e missioni.

Slatentizzato di massa, allora tutti sapranno valutare anche le emozioni con la ragione pura.

Nel frattempo non basta essere in rete, ci vogliono gli strumenti per giudicare, vero.

Io sono un fautore del distanziamento, ma è sicuramente colpa del mio vissuto, il che mi porta a giudicare, come tutti, ma io lo faccio a distanza.

Anche se mi rendo conto che il barista di vita mi da uno scambio vibrale diverso dal solubile a casa.

Quindi il lock down mi ha fatto piacere. E non mi ha creato bisogno di contatto di stormo.

Ma non è sociale, evidentemente.

E a malincuore devo dire che non è umano e quindi non è vita

E capisco che non diventa facile evitare i falchi della rete.

Uno storno solitario può sempre essere preda del gheppio di turno, di qualsivoglia natura.

Quindi la mia vita scorre così, ma non è un modello da seguire.

E la sera per fortuna quando cerco di dormire non provo ne ira ne malignità.

Solo un po’ di dignità e parecchia singolarità.

E una antecchia di curiosità, per la vita di ogni domani.

Anche se piena di virtualità.

Che in effetti pretende notorietà, subconscio tranello di socialità.

Kalimmudda ipsum dixit



 

martedì 5 ottobre 2021

2021 10 05 – Annessione offshore

 2021 10 05 – Annessione offshore

 La spiaggia nel porto

Nel 2014 scrissi un libro, innanzitutto per me.

Adesso dopo i Panama papers i Pandora. L’associazione di giornalismo investigativo tira fuori le rilevazioni di 14 e non uno solo studio di fiduciari da cui vengono fuori nomi a caterva, pare 30.000.

E si stupiscono.

I giornalisti, che tenerezza

Io scrivo per il web, la neurosfera, ma questo è un altro tema, seppur ben più intrigante.

E il libro web si chiamava così.

 https://docs.google.com - 2014 10 26 - C'e sempre un'altra via - Viaggio in alcuni conti di sistema - Partire con i migranti approdare off-shore

Oggi l’analisi è ancora valida, cambiano solo i parametri, i numeri

La teoria è semplicemente che la massa monetaria offshore è talmente vasta che basta confiscarla e si risolvono tutti i problemi del mondo.

E così sono saltato subito alle conclusioni.

Ma bisogna sapersi guardare intorno.

E si capirà che è inevitabile nella sua semplicità.

Continuano i flussi di migranti e poveri in tutto il mondo.

In effetti non si capisce perché dovrebbero smettere.

Saranno sempre più, meno accesso avranno al nostro presunto benessere.

E saranno sempre più per la questione climatica, se riuscite a immaginare città e terreni  sommerse di oceani salati.

E intanto i ricchi accumulano patrimoni e continuano ad arricchirsi dietro a questi  paraventi off shore.

Da ignoranti in tutto il mondo.

Ah, a proposito di ignoranti.

La definizione nasce da tax haven, una specie di porto franco.

I paradisi non c’entrano.

Gli manca una e.

Almeno in principio.

Arrivano dopo.

Ricordo che Telecom Italia tirò un cavo, Nautilus, che toccava tutti i paradisi del mondo, poi svenduto agli americani.

Perché magari basta tanciarlo o metterci un virus, giusto per ritorsione o vendetta di classe.

Bisogna  però farsi una idea dell’ordine di grandezza

Immaginate il sommerso italiano.

Ovvio che va tutto off-shore

200 miliardi annui.

Arrotondiamo a 100 miliardi anno.

A questo punto si deve andare indietro nel tempo

Di quanto?

Siamo prudenti e diciamo solo 20 anni.

Ma in realtà sarà un secolo, da quando esistono queste cellule cancerose.

Che infatti non solo non pagano tasse, ma distraggono massa monetaria dalle nazioni.

Quanto fa il nostro esercizio di stile ?

100 per 20 = 2.000 miliardi.

Un Pil.

Ecco.

C’è un problema di diritto internazionale?

In culo il diritto internazionale, come direbbe Nick Novecento dalla sua vita off-shore

Il cerchio si chiude con l’annessione.

Portaerei e carri armati.

Finalmente un esercito utile davvero.

Certe volte per difendere la tolleranza bisogna  impugnare la 44 magnum.

In e off shore: wherevershore

Che due cugghiuni.




domenica 3 ottobre 2021

2021 10 03 - Lo stato dei conti di Stato

2021 10 03 - Lo stato dei conti di Stato

Si deve fare.

E’ una rottura ma si deve fare.

Nel 2014 feci una analisi approfondita dei conti di stato, paese, sistema ispirato da esigenza di chiarezza, innanzitutto per me.

 https://docs.google.com - 2014 10 26 - C'e sempre un'altra via - Viaggio in alcuni conti di sistema - Partire con i migranti approdare off-shore

Oggi l’analisi è ancora valida, cambiano solo i parametri.

Decido perciò di procedere con una sola tabella in coda.

E una serie di considerazioni di sintesi in ordine sparso.

Innanzitutto diffidate dalle percentuali.

Vi comunicano così per nascondere i dati reali in valore assoluto.

La tabella riporta i 2.700 miliardi di debito e 1.700 miliardi di Pil a fine 2021.

Ricordate che non sono grandezze omogenee, ovvero non è con il Pil che rimborso il debito.

Ma il Pil mi genera redditi, o entrate, le tasse,  con cui rimborso il debito.

Il famoso 155%, 160% ufficiale è un “mele e pere”.

Ed evidenzia, la tabella, dei trend ipotetici futuri, oltre a riportare alcuni dati passati per farsi una idea

Siamo morti?

Teoricamente no.

Ma tra dire e fare.

Mancano dati a volontà, solo per citarne alcuni, investimenti, bilancia dei pagamenti, riserve, interessi, inflazione e tanto altro, ma serve a farsi la seguente idea.

Se rimborsassi 50 miliardi annui di debito, arriverei nel 2032 con oltre 2.000 miliardi di debito residuo ben oltre il 60% del Pil previsto dall’Europa.

Prescindendo da dove prendere i 50 miliardi, allora si devono rivedere i patti, dando per necessaria l’Europa.

Il che avviene adesso e non nel 2032.

Quali sono i rapporti di forza, adesso?

Usa, Germania, frugali, cicale: bel casino.

Perchè io ho il sospetto che noi crediamo sempre che ci tocchi di diritto divino, non si sa perche’.

Come sforammo il 60% debito/pil a partire dal 1980 per procedere poi piano piano, quasi in un disegno criminoso, che ci proiettasse verso il default e l’appropriazione a due lire dei nostri asset da terzi vari.

La colonia Italia, illusa di libertà e attesa al varco per decenni geopolitici.

Tenete conto che l’euforia attuale è pericolosa assai.

Il Pnrr sono quattro ceci.

Potete confrontare la metà di 190 miliardi spantegati  negli anni con la tabella per avere gli ordini di grandezza.

Non ci ha salvato Draghi, ma i vaccini.

E adesso stiamo vivendo solo un  rimbalzo alla fine del quale torneremo nella configurazione della tabella.

Crescita 2%, se va molto bene, il che vuol dire 35/40 miliardi annui di Pil, diciamo pari a maggiori entrate per tasse per 20 miliardi.

Mi mancano 30 miliardi per rimborsarne i 50 previsti.

Una montagnetta paragonabile a una manovra in più ogni anno, non si sa bene poggiata su cosa.

Allora ecco che arriva lo slogan “se ne esce solo con la crescita”.

Ma come la faccio la crescita ?

Soprattutto se sono decenni che me la sogno.

Due opzioni, non di  più.

Investimenti.

Esportazioni o turismo che è una forma di esportazione stanziale.

Altro ? 

Non saprei.

Una tantum posso fare una patrimoniale, ma non fa crescita, solo spostamento.

Spending review? Sacrosanta, ma anche quella serve solo a mettere lo Stato in avanzo affinchè poi possa investire. Ma lo Stato poi lo deve fare e bene.

No evasione? Certo, ma attenzione a chi mettere soldi in mano, che finiscono come una paghetta ad uno Stato bambino.

In tutte queste opzioni mi si presenta il problema di saperli fare gli investimenti.

Ammesso di avere i soldi

Quindi?

Sorpresa.

Devo investire, paradosso:  altro debito.

Con cui investire in  cose che rendano più di quanto devo rimborsare tra capitale e interessi.

In sintesi la ricetta di quelli fine austerity.

Tenendo conto che uno Stato investe in cose di utilità collettiva, quindi non pensa solo al rendimento monetario e che ciò apre un ulteriore divario sulla capacità di rimborsare i 50 miliardi e, a questo punto, più.

Ora, lo spettro del debito pubblico è veramente uno spettro.

Terrorizza alcuni, tra cui me, e lascia indifferenti altri.

Ma ecco il punto di vista.

Se ipotizzassimo che tutto il mondo delle potenze raddoppiasse il debito e se lo investisse tra potenza e potenza comprandoselo e vendendoselo tra di se nelle stesse proporzioni, ecco la ricetta miracolosa.

Con il doppio dei soldi in giro saremmo tutti più ricchi.

Transizioni  varie, sostenibilità, tutto pagato.

Costano, eh?

Forse qualcuno vi dirà inflazione.

E così sia, inflazione.

Da controllare.

Ma mi fa comodo per svalutare il debito, che a scadenza è sempre nominale

Il problema è che il giochino si inceppa nel mondo reale in cui si guerreggia quotidianamente.

Ancora ben lontani dalla civiltà dell’intelletto.

Forse ci vorrebbe una valuta mondiale.

Garantita e valutata da ciò che ha valore.

Un Cybratto, lo avevo chiamato io, tra cyber baratto e cerbiatto, simbolo di innocenza

Perchè se io sono il solo che si indebita e poi non riesco a investire redditiziamente mi sto’ suicidando più del già successo.

Avevo il padre di mia sorella pieno di debiti.

E mi diceva sempre : ‘”A Clà, stai tranquillo, i buffi ce li hanno loro”.

I buffi a Roma sono i debiti.

E si, ce li hanno loro.

Ma ci rendono deboli.

Attaccabili.

“Virabili”, per restare in tema di malattie.

E se quelli sono buffi, il default non fa ridere.







sabato 2 ottobre 2021

2021 10 01 - Il meme del salto evolutivo

 

2021 10 01 - Il meme del salto evolutivo

 

C’è un aspetto collettivo in tutta questa vicenda del virus.  

Ma va’?

Forse non è quello che sembra.

Forse è un aspetto positivo.

Collettivo e positivo.

E pure evolutivo.

Il ricambio generazionale ideativo.

A furia di parlare di cronaca o metacronaca non lo ho tenuto in debita rilevanza.

Quando fui folgorato di manìa parlavo in continuazione di civiltà dell’intelletto.

Avevo toccato la mente universale, di cui noi fossimo parziale rete neurale.

Ovvero parlavo di una coscienza collettiva slatentizzata e pervasa tra tutti che avrebbe infine reso il mondo perfetto nel suo essere profuso di conoscenza e pensiero per tutti, appunto.

Avrebbe regnato incontrastato il principio del pensiero marginale.

Chiunque avesse avuto una idea positiva la avrebbe condivisa, senza nemmeno volerlo.

E tutti la avrebbero adottata semplicemente perché ragionevolmente positiva.

La stessa sarebbe poi stata vagliata nella pratica e infine rigettata o incorporata nel conscio collettivo.

Immaginate le reiterazioni diffuse alla velocità della luce.

Le storia del cervello di specie usato in minima percentuale sarebbe giunta alla fine.

Ci saremmo trovati con 10 miliardi di cervelli in interconnessione telempatica, con una conoscenza globale cosciente e asimbolica pervasa.

Cane essere cane sempre e ovunque.

E basta.

Con un po’ di altri principi di fondo, tutto essere tutto.

E insieme con questi la telempatìa propria della natura umana che è fondamentalmente, dalle fondamenta, sociale, ovvero buona.

L’amore.

Restava il problema dell’inconscio, collettivo e no, che poteva remare contro.

Ma presto sarebbe evoluto dalla sua latenza e sarebbe divenuto cosciente, smettendo di rompere i cugghiuni.

Nel collettivo non c’era più subconscio, elaborato nel costante iperveloce continuo interscambio di pensieri, parole opere e missioni.

Slatentizzato di massa.

Non ci sarebbe potuta essere nemmeno appropriazione di conoscenza, proprio per la condivisione alla velocità della luce.

Il che comportava il dominio della ragione pura.

La civiltà dell’intelletto, appunto.

In pratica l’esempio prototipale era il giovane web, che non è un traguardo ma solo un test, che proprio perché concepito dimostrava la esistenza e natura della ragione pura stessa, come in uno specchio riflesso.

Al tempo stesso l’evoluzione non è lineare, ma è un processo a salti, il che mi faceva chiedere quando sarebbero avvenuti i salti per arrivare ad un utilizzo percentuale del cervello che supportasse la telempatìa.

Quando è arrivato il Covid la mia prima reazione è stata: ecco è arrivata la punizione divina.

Subconscio malandrino proiettivo ancora latente potente.

Subito dopo infatti, mi sono detto, guardandomi intorno, che era una occasione unica per imparare dai nostri errori, non solo materiali ma soprattutto ideativi, desubconsciandoli in una sorta di analisi di massa da risveglio della ragione.

Un esame di coscienza di massa.

Per avviare una revoluzione, la cui mia personale versione era la Refaso, revoluzione delle farfalle di sopramezzo, ma ognuno avrebbe dovuto farsi la sua, in coscienza.

Che poi avrebbero potuto e dovuto coincidere.

La mia era una visione comportamentale economica e sociale, quindi subordinata rispetto a questioni di massimi sistemi della mente.

Nell’intelletto della mente, infatti, servono filosofi, sociologi, psicologi, artisti, genti in senso lato, non finanzieri ed economi, pensavo.

Ma in fondo quello che chiede l’intelletto collettivo poi sono questioni pratiche, ambiente, lavoro, società, redditi, evoluzione, tutta roba figlia dell’economia.

Aveva senso anche la Refaso, dunque, era una di quelle idee innestabili, e magari marginale, e riconoscibile in quanto tale.

Oggi dunque siamo verso il tutti “vaccinati e mangiati”.

Pronti al viaggio.

E dico tutti, nella convinzione che ci sia già abbastanza intelletto in profusione per evitare la rivoluzione.

Tutti mica solo qui nel nostro west, dove vaccinando si e vaccinando no, il terreno è pronto.

A parte qualche subconscio libertario che crede di dovere essere libero senza chiedersi quanto mai lo fosse prima.

Ma sono questioni di psicologia di individuo o di massa, che non mi pertinengono. Impertinenti.

Bisogna essere determinati, e non lasciarci trascinare dalla paura del mancato negativo.

Aprire la mente ai segnali e messaggi del positivo, inteso contagiante se non contagio.

Profeta positivo.

Se ci ricordiamo che siamo tutti profeti del nostro quadrante di universo e di vita, allora la rete è sufficiente e non serve ancora e subito la telempatia.

Basta farle girare, le pensative.

Per ora.

Peccato però, me la sarei vista volentieri la telempatia, sempre se non lo ho già fatto o sto facendo.

Forse dunque è davvero già l’era del Brucomente.

Probabilmente dipende da come alimentiamo il conscio collettivo, oltre che di buone intenzioni piene di inconscio coi suoi sub e retro, ormai retrò.

Se poi considerate che i vaccini ci hanno dentro pezzi di genetica, e non sappiamo come si assemblerà la sua complessità in futuro, tra caos e ordine un disegno emergerà.

Lo fa sempre.

Magari esiste già un disegno perchè sia ora un salto evolutivo collettivo positivo.

Se siamo fortunati si risvegliano le cellule immaginative.

E nel ricambio generazionale crescono farfalle.

Così ieri le nuove generazioni manifestavano per il clima.

Non per il passi verde.

Un conscio collettivo generazionato e dalle idee chiare.

Multi tutto.

Coi suoi memi “green & social”.

Tipo così, grazie alla doppietta Ap in ricambio mutazionale: Toi Pa .

Giovani incomprensibili in bielorusso mutanti dal bosco dei Bielski .

Se non è un salto generazionale sinaptico questa qua…



domenica 26 settembre 2021

2021 09 26 – La settima dose

 2021 09 26 – La settima dose

Musica di Lucio Dalla e ritmica pure, mas o meno:

L'ultima luna

 Da canticchiare dopo l'ascolto dell'originale

1.      La prima dose

2.      Era quella senza le chiose

3.      L’iniettore si aggirava

4.      A cercare dove bucare

5.      Mentre a caccia di puliti

6.      Poveri cristi

7.      Svaccinati

8.      Stigmatizzati ed additati

9.      Senza dubbio vengono dannati.

 

1.      La seconda dose

2.      Era il cardio di un vaccinato

3.      Che dal bugiardino

4.      Era stato ben bidonato

5.      Gli venne un colpo

6.      Dritto al cuore

7.      Dritto al cuore

8.      Povero cristo poveretto

9.      Danno solo collaterale

 

1.      La terza dose

2.      Fece paura a tutti

3.      Si inziaron a domandare

4.      Se era il caso di perseverare

5.      Doveva essere una volta.

6.      Siam già a tre, già stavolta

7.      Con la macchina vaccinale

8.      Che rimbombi i trombi

9.      Come rombi di statale

 

1.      La quarta dose

2.      Giuraron tutti che era buona

3.      I vaccini son progresso

4.      Lo rifiuti e giu nel cesso?

5.      Ma per sfortuna

6.      Un po’ per sfiga

7.      Si virò verso la lambda

8.      E si si stramba, nuovamente

9.      Tutti chiusi niente banda

 

1.      La quinta dose

2.      Era una fila di sanitari

3.      Che poveretti

4.      Cercavano solo dei binari

5.      Tutti allo sbando

6.      Senza quando

7.      A cercare di capirci

8.      Come mai questo vaccino

9.      Dura manco che due mesi. O no?

 

1.      La sesta dose

2.      Portò infine la cura

3.      E tutti quanti

4.      Si sollevarono di paura

5.      Ste farma dette

6.      Maledette, maledette

7.      Ci hanno usato come cavie

8.      Per far la grana

9.      I passi verdi e l’autorità costituita

 

1.      L’ultima dose

2.      Era la settima su sette

3.      Praticamente, una ogni settimana

4.      Non so bene, mi è sfuggita la durata

5.      Ma son certo, sono sicuro

6.      Dura meno dello yogurt

7.      Ci salvammo, ci curò

8.      Che poi si endemizzò

9.      Come co' colèra, né guagliò



10.  Oh oh oh oh oh oh oh