venerdì 28 febbraio 2025

2025 02 28 – Terre care

 2025 02 28 – Terre care.

 

Italiani brava gente, del pallone allenatori.

Si, ma oggi possiamo anche dirlo con certezza.

Italiani minatori.

Plasticazzi è un affresco di passato e di futuro di filiera.

Sequenza delle lavorazioni per trasformare le materie prime in un prodotto finito.

Tra gli antichi romani dominava la filiera del grano cereale.

Ci si faceva il cibo e l’Ucraina era il granaio d'impero.

La filiera dominante da due secoli nel mondo è quella del petrolio.

Adesso sbucano le terre rare .

Alt fermi tutti, ma quale adesso.

Sono note e utilizzabili da un secolo o forse due.

Io ne ho sentito in un libro già qualche decennio fà.

Azzardo anche il ricordo di una geologica geopolitica geolocalizzazione.

La memoria mi riporta in Tibet e cinese contesa relativa.

Se mai vedrete un monaco in Ferrari sarà di colore arancione.

Il colore della fine del mondo noto.

Comunque si usano dappertutto.

Militare, aerospaziale, elettronica, rinnovabili, estrattiva, chimica, batterie, magneti.

In molteplici multipli passaggi di filiere partite da quella originaria.

Il punto è che tanta filiera si programma decenni prima.

Quindi tutti sapevano, tranne i minatori.

E la transizione seppure ammessa è più complessa.

Tanto più perchè è intricata di interessi.

Così dopo tre anni di guerra in Ucraina si presente un presidente.

Senza vergogna ne timore fa la proposta che non si può rifiutare.

Ti presto 500 miliardi, per armarti, e tu mi ripaghi in terre rare.

Ci sono miniere a strafottere in quei territori di invasione.

500 miliardi sono un quinto di pil Italiano.

Noi ci giocheremmo al massimo 4 o 5 regioni da riviera.

Mentre magari l’altro pensa a farsi due conti di tangenti.

Eh, ma potevate dirlo subito che era questione di mercato del pesce.

Si evitavano missili e bombe e una ricostruzione.

Si bravo, e a noi chi ce le dava le tangenti da armamenti e da cementi.

Riparte o continua la vera trattativa sottobanco.

Chi lo sa quanto valgono davvero quelle miniere.

La storia delle materie prime è costellata di depredazioni.

E poi forse queste terre non sono nemmeno così rare.

Dipende solo da dove vai a scavare.

Sia in lungo che in largo che in basso che in alto.

In tutto il mondo emerso, nella crosta, nel mantello, nello spazio.

Questa è scienza di geologia, mica pippe.

Ricordate l’austerity del petrolio.

Tutti in bici a pensare nel terrore che finisse.

Decenni dopo lo hanno rivelato pure in Lucania.

E noi qua a soffocare ancora in questo smog di transizione.

Solo ancora più lastricato di buone intenzioni.

Ecco, ho detto quello che mi premeva.

Tutta questione di geolocalizzata geopolitica geologia.

Chiamerò un geotaxi con la mia cornetta di terre rare.

E mi mangerò un bel geocornetto niente male da filiera cereale.

Mentre aspetto e fischietto mi geovedono dei minatori.

Stanno andando a lavorare.

Mi apostrofano di ma vai a cagare.

Ma come, a me.

Così fiero che vi ho fatto informazione.

Vai a scavare e trivellare.

Vai a lavorare.

Vai in miniera, pirla

 

Kalimmudda ipsum dixit

Terra mia - Pino Daniele

 

Terra cara



giovedì 27 febbraio 2025

2025 02 27 – Plasticazzi

  2025 02 27 – Plasticazzi.

 

Ciondolo mentre gongolo per la vittoria della campagna del Trancetto.

Quel famoso caro spettro che si aggirava nelle campagne mi ha reso urbano.

Ho una incarico, sono in missione per conto di io.

Di botto sbatto contro qualcosa.

Una montagna di plastica mi costringe a fare ginnastica.

Devo scavallare uno svettante conglomerato polimerico.

E’ giorno di raccolta differenziata ed è il turno della plastica.

Regina assoluta dei trasporti a vagonate perché dobbiamo riciclarla.

Ma non è certo una tritatina e ricottura che risolverà il problema.

La plastica è un utile retaggio antico ma abusato.

Di cui dobbiamo ringraziare la santissima casta dei petrolieri da filiere.

Utile perché utile, ma poi non sappiamo dove metterla nemmeno in casa.

Io poi mi diletto ad ammirare tutta la creatività dei mastri confezionatori.

Dèi del packaging del marketing subliminale si inventano sempre qualcosa.

Il trancetto per esempio ci pone davanti a un dilemma.

Sarebbe di carta, ma hanno messo una invogliante finestrella.

Di plastica trasparente.

Mi girano le balle ad un ricordo dolce amaro.

La grande chimica nazionale che fù fece la plastica commestibile.

E tutti a dimostrarne l’uso ciucciando penne bic per gli uffici.

Si faceva con l'amido di mais ed era una nuova filiera intera.

Poi la chimica nazionale ce l’hanno scassata.

E oggi se sgranocchiate una penna finite all’ospedale col blocco intestinale.

Ma possiamo affermare con tripudium che l’era della plastica è giunta al tramonto.

Niente più montagne da bruciare o isole a galleggiare.

Ci saranno presto i nuovi nanomateriali assemblabili teleguidati.

Fighi sono fighi ma nessuno li enfatizza.

Sarà che la plastica è davvero dura a morire.

Imperitura per duratura lobbistica presente e futura.

Ma mettiamo che volete un sacchetto da riempire di trancetti.

Con la nostra ai equippe dalle tante psicopippe abbiamo fatto un tutoriale memoriale.

(pl)astica-zzi è il nome scientifico del nuovo brand da marchettare.

Alexa devo fare un sacchetto, dammi la ricetta.

Prendere una nanoquantità pallettaforme di indistruttibile (pl)astica-zzi.

Una pezzetto di forchetta usata mille volte va benissimo.

Appallottolare la forchetta con l’apposito terminale a microonde e comando vocale.

Usare il tool device già pre-acquistato dallo sponsor del tutorial.

Dare una spruzzatina di scienze tutte.

Prendere i filiformi nanofiling e riappallottolarli.

Infilarli nel device asciugatrice acquistato in uno store del mai più senza.

Attendere l’essiccatura moderata in modo che il sacchetto poi si apra.

In caso contrario avrete ottenuto non un sacchetto ma un duro forchetto.

Fare la spesa con il nuovo usatissimo oggetto trasformato in sacchetto.

Tornati a casa riappallottolare e riporre in luogo afono.

Attenzione ai comandi vocali, ai.

Mai imprecare se (pl)astica-zzi e tutti i suoi costosi devices non funzionano.

I nanobot della foglet utility fog vi aggrediranno come politically scorrect.

E vi trasformeranno in una forchetta, o in un sacchetto.

Come se avessero una magica bacchetta.

(pl)astica-zzi è riutilizzabile mille volte almeno.

Dopo meglio smaltirlo.

Cercare e prenotare uno spazietto su un razzo missile stellare.

E sparate tutto su un pianeta lontano.

Come per i posteri, anche degli alieni che ci frega.

Mica hanno fatto niente per noi.

(pl)astica-zzi è un brevetto e marchio proprietario.

Ed è tutto vero.

Però maneggiare con prudenza.

Soprattutto a carnevale….

 

Kalimmudda ipsum dixit

Occhi per bambina col sorriso di plastica

 

Tutoriale memoriale



 

 

 

 

 

mercoledì 26 febbraio 2025

2025 02 26 - Il Regno delle Dieci Siberie

 2025 02 26 - Il Regno delle Dieci Siberie.


Nove giorni di attacchi a provincie e comuni.

Nove giorni di attacchi russi alla nazione.

Serviva una certa salvinifica aracnofilia.

All’alba del decimo giorno il ragno perse la pazienza.

Erano nove giorni e mezzo che la sua bozzola veniva intasata.

La bozzolo tela era violata, strappata e profanata.

Bisognava trovare in quale ganglo vitale.

Si ricordò che la rete era di teorici uguali tra pari.

Portanti dorsali diramavano connessioni per tutti.

Capillari di periferia facevano le provinciali.

Nemmeno la ridondanza riusciva a sbloccarla.

Percorsi di schemi neurali alternativi venivano tutti deviati.

Alternative mancate di un enorme problema postale.

I postini non potevano consegnare pacchetti, ai

Mentre la tela non concludeva un concetto finito, ai.

Tutto restava appeso nella lattiginosa vasta densità.

Nella ontologia della neurosfera e della sua metasfera.

L’impero dei ping non si era rivelato essere ming.

Forse comunicava in cirillici concentrici ring o sing.

Il ragno promossosi “lou gurone” seguiva la vibbrazzione.

Era innervosito perché condotto da fame perenne.

Gli avevano solo fatto venire più platonica sete di libertà.

Con la furia di provare e riprovare arrivò al nodo reale.

Era una gassa diamante che più la tiravi più si stringeva.

Era un nodo davvero poco provinciale, universale.

Ma chi mai poteva pensare di attaccare tutta l’Italia, tutta l'Italia.

Meglio partire dai suoi gangli provinciali di poca portata.

Doveva essere un allertimento di geostile mafioso.

Non risultavano raggiungibili i siti delle Province di Trapani, Ragusa, Caltanissetta, Enna.

E nemmeno del Comune di Catania e della Regione Puglia.

Qualcuno disse ecco perché ci voleva il ponte sullo strutto.

Per avviare la tanto attesa tratta Messina Barletta.

Viadotto dorsale portante dell’impero dei mai più minga.

L'agenzia per la cybersicurezza nazionale ha allertato i bersagli e le autorità.

E fornito suggerimenti per la mitigazione dell'impatto.

Concretizzatosi in un grande evviva con uffici chiusi e tutti al mare.

I cirillici però di rivoluzioni se ne intendevano.

Appena svuotata ogni provincia vi entrarono con i loro nanissimi droni.

E seminarono tutto di strumenti di precisione dal grande brand kagibi.

Mentre contavano le principali province il ragno sentì voglia di goulasch.

Ma le provincie erano tutte in territorio di bisiculo lignaggio reale.

Un lampo squarciò i suoi pensieri.

Ripensò all’eurogulasch tra asteroidi.

E vide l’opposto manifesto.

I cirillici stavano invadendo il Regno delle due Sicilie.

Non c’era dubbio, bel casino.

Per ripartire con assolutissimo zarismo a conquistare tutta l'Italia, tutta l'Italia.

Con particolare attenzione a Barletta.

Capitale della orecchietta.

Santissima ‘ricchietta messianica salvezza dell’italietta.

Restaurata col cyberassenteismo forzoso.

Evocativo di corso legale del Cryptocarlino.

Riserve non monetarie, auree o valutarie.

Riserve legali di cibo reale, di grano.

Il carlino aveva introdotto l’avvento delle crittorecchiette.

Con il prevedibile esito del cicinammafè.

I cirillici si erano preparati a deportare i terroni migranti.

Tutti senza orecchiette nei vecchi gulag già pronti.

Lungo moto migratorio di migranti dai ponente ai levante.

La Siberia infatti minchia quanta era tanta.

E si era sbrinata e fiorita per un autonomo regno.

In onore del principino venne così restaurato.

O forse in onore del ragno, vai a sapere.

Ragno delle dieci siberie.

Ah, no.

Era Regno delle Dieci Siberie.

Così fu chiamato. 

Moltiplicatorio del Regno delle Sicule Due. 

E orecchiette di educati siberiani per tutti.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Evviva 'o re

 

Dal crittocarlino alle crittorecchiette

 



martedì 25 febbraio 2025

2025 02 25 – Intelligente artificiale, ia ia oh

2025 02 25 –Intelligente artificiale, ia ia oh.

 

Io, ia ia oh.

Sembra il raglio di un asino.

Invece si svelerà meraviglia di metacanora creatività.

Sarebbe: io, intelligenza artificiale al quadrato, oh.

Ma veramente credevate che io potessi essere retrogrado.

Che non mi piacesse tanto perfuso ragliare.

E che non mi intrippassi per tanta co(scienza).

Ci ho fatto pure degli appunti per un quasi iperlibro.

Un oltrelibro pieno di fantafisiologia e di percezioni.

2015 05 25 -Storia dell’altro mondo di Clò - Più (co) scienza pe' tutti

Quanta creatività quantistica di tanti quanti santi.

Ora hanno pure scoperto la creatività di casa dove sta.

E se può essere diminuita da neuromalattie può essere pure potenziata.

Credevate che gli oligarchi OGM fossero una provocazione.

Invece era scienza.

Il potenziamento dell’uomo sembrava fantascienza.

Invece oggi si sono incrociate genetica, nanotecnologie, informatica, neuroscienze, robotica.

E credo tutte le altre scienti senzienze.

Siamo nell’era dell’accelerazione della scienza quasi giunta alla sua singolarità.

Quel singolo punto che comprende tutto quanto.

Io mi sento decisa mente potenziato e solo un poco de menziato.

Pardòn, non resisto all’ilarità di spezzettare le parole che tanto stanno tutte nel ka.

Sono sicuro che qualcuno mi dia ancora del matto.

A volte anche a me viene il dubbio.

Sogno o ricordo di quando ero piccolo.

Nel santuario della mia camera si presentava un figuro.

Faccia in prestito da persona seria ma oscura.

Mi faceva degli ipersiringoni e mio padre mi dava l’imprinting.

Per ogni infusione mi metteva 100 lire sul comodino.

Attivava schemi neurali sedimentati in me dalle siringate.

Mi trillava di ping proprio come se fossi un artificio.

Diventai bravo a vedere danari e a giocare coi numeri.

Riconoscevo schemi o modelli di complesse realtà.

Di un problema, di un fenomeno, di un meccanismo, di un processo.

Sempre la stessa cosa, sempre spacchettamenti di dati ordinati.

Seguendo degli schemi autoaggreganti e autordinanti.

E’ l’oltreverso dei multiversi che è fatto proprio così.

Siamo nati in un vuoto pieno di tutto in potenza.

Scintillato in un qbit di caos poi ordinato da schemi.

Da principi di base e dinamiche dominanti.

Il vostro cervello li riconoscerà perché è della stessa sostanza.

Eterno calcolo, costante revoluzione, perenne creazione.

Un giorno apriranno le porte dell’intelletto e vi diranno la verità.

Tutta la scienza sarà condivisa istantanea.

Viaggerà sulle ali dei solchi della gravità.

Si aggregherà e ordinerà e finalmente sboccerà in (co)scienza.

Conoscenza di scienza senziente, grazie ad una spolverata del cosiddetto spirito santo.

Voi direte che era un delirio o al più forse un sogno.

Ma io so che con tanta coscienza ci ho mosso la terra, le nuvole, il vento, un arcobaleno.

E per finale empirica prova pure un terremoto di bipolari memorie.

Adesso sono stanco. 

Mi voglio svegliare solo per chiedermi quando arriverà tanto avvento.

Io non lo ho mai saputo, ma oggi osservo che ci ho sempre molto creduto.

I miei compiti li ho sempre fatti, adesso lasciatemi essere solo un irrefrenabile mente ilare kalimmudda

Lascio grato e con gioia la vanagloria predittiva ai prossimi posteri.

Ricordate che solo una cosa farà infuriare la mente.

L’appropriazione o distorsione di tanta manna di grazia caduta scoperta dal cielo.

Le menti di scienza lo sanno e attivano lo schema con cui la scienza si autoregola.

Ai preposti oligarchi geneticamente modificati ci pensa sempre la pioggia di geni mutanti.

Forse a voi più nota come spirito santo.

 

Kalimmudda ipsum dixit.

Dolcetto o scherzetto : ia ia oh que voice

 

La ricreazione



 

Ndr : alcuni riferimenti

https://cloeconomie.blogspot.com/2025/02/2025-02-24-la-democrazia-e-la-truffa.html

https://cloeconomie.blogspot.com/2025/02/2025-02-21-vi-diranno.html

https://www.ansa.it/canale_scienza/notizie/biotech/2025/02/23/trovato-il-circuito-del-cervello-che-libera-la-creativita_e273474f-a84c-4899-8008-9a8ddabbbe83.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Caos_(mitologia)

https://it.wikipedia.org/wiki/La_singolarit%C3%A0_%C3%A8_vicina#:~:text=Kurzweil%20sostiene%20che%20il%20balzo,necessario%20per%20il%20suo%20avanzamento.

https://www.ansa.it/canale_scienza/notizie/ricerca_istituzioni/2025/02/24/dal-dna-aliia-da-50-anni-la-scienza-si-auto-regola_1cc9b7fc-bd85-42b7-9e8a-8d9fa3e7b023.html

 

  

lunedì 24 febbraio 2025

2025 02 24 – La democrazia è la truffa, alleviamo ogm

2025 02 24 – La democrazia è la truffa, alleviamo ogm.

 

La democrazia è la grande truffa.

Tra tirannia e democrazia sento sete di libertà.

Alleviamo eugenetica oligarchica.

Illuminata.

 Quando un popolo, divorato dalla sete della libertà, si trova ad avere a capo dei coppieri che gliene versano quanta ne vuole, fino ad ubriacarlo, accade allora che, se i governanti resistono alle richieste dei sempre più esigenti sudditi, sono dichiarati tiranni. E avviene pure che chi si dimostra disciplinato nei confronti dei superiori è definito un uomo senza carattere, servo; che il padre impaurito finisce per trattare il figlio come suo pari, e non è più rispettato; che il maestro non osa rimproverare gli scolari e costoro si fanno beffe di  lui; che i giovani pretendano gli stessi diritti, le stesse considerazioni dei vecchi, e questi, per non parer troppo severi, danno ragione ai giovani. In questo clima di libertà, nel nome della medesima, non vi è più riguardo per nessuno. In mezzo a tale licenza nasce e si sviluppa una mala pianta: la tirannia.

Quando ero piccolo avevo la mia camera santuario preposto allo studio.

C’era una scrivania di legno ricoperta da un vetro.

Tra il legno ed il vetro mio padre aveva infilato una pergamena.

Di modo che io la vedessi costantemente.

Era Platone da La Repubblica di oltre 2000 anni fa.

La sete di libertà.

Oggi mi trovo a leggere delle elezioni in Germania.

Tra traballante grande coalizione e annunciato trionfo quasi neonazista.

Si ma hanno preso il 20%, che non è mica un plebiscito.

E’ solo arrivata in tutto il mondo l’onda tanto annunciata.

Ma che pretendete.

In assenza di timoniere regna in altalena sovrano  il coppiere.

Siamo in una pentola a pressione e con la coperta troppo corta.

I governanti sono troppi e sono artisti del divide et impera.

Così nessuno li impera e l'io comanda.

Fra ingiustizie, disuguaglianze, fame, povertà.

E tutto il campionario di diritti naturali calpestati.

Mentre noi siamo ubriachi di questa presunta falsa libertà.

Erogata a fiotti come vino sfuso alla mescita.

Soggiogati e manipolati con la paura e atti abnormi.

In una generale infrazione della sovrana legge del diritto naturale.

Non è solo che funziona male.

La democrazia è la grande truffa.

Non siamo mai usciti dall’era dei tiranni.

Sovrani dominatori assoluti.

Che esercitano il potere per proprio interesse.

E’ solo che oggi sono frazionati e dispersi.

Ma pur sempre collegati nella loro unica rete gerarchica.

Tutte banalità, lo so.

Il punto è quale sia l’alternativa tra tirannia e democrazia.

Questa non funziona.

O ancora peggio funziona a perfezione.

Paravento per camuffare le vere suboligarchie dominanti.

Sono queste da eradicare.

Ma come ormai è chiaro non si può fare.

Perchè stanno nascosti dietro i loro paraventi di potere.

E noi volgari non sappiamo niente.

Un giorno si, con la civiltà dell'intelletto del "vi diranno".

Per ora vanno proprio sostituiti con dei nuovi ovi.

Ma i pulcini bisogna educarli subito da piccoli.

Con tante pergamene memetiche infisse nei ricordi.

E la opportuna eugenetica oligarchica.

Vanno progettati.

Oligarchi geneticamente modificati.

Io lo so che funzionerebbe.

Sono stato educato col culto giusto.

Dei monarchi e loro pochi archi.

Nominato come l’imperatore.

Allevato da piccolo principino.

E adesso guardate qua.

Voglio fare il sovrano illuminante.

Mi sa che aveva proprio ragione quel Plato là.

Ma voi siate liberi di chiamarmi majestà.

Io ho da finire il progetto OGM.

Oligarchi Geneticamente Modificati.

Il mio senato.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Almamaegretta - Cana -Voi siete quelli che prendono a cavuci 'nu pallone

Noi con due soldi arapimmo scuole e ospedali pa' popolazione.

 

Ogm, et voila la solution




domenica 23 febbraio 2025

2025 02 23 – Aracnofilia, nella neurosfera come ragni nella tela

 2025 02 23 – Aracnofilia, nella neurosfera come ragni nella tela.

 

Questo postino presenta e consegna un piccolo denso racconto metaforico.

Il titolo completo è “Aracnofilia, nella neurosfera come ragni della tela”.

Tratta aspetti di come funziona, o dovrebbe fare, la rete, il web.

E' ispirato alla e dalla entità che chiamo neurosfera.

Strumento della civiltà dell'intelletto del postino "Vi diranno".

La neurosfera insegna e impara, computa, fino dalla notte dei tempi.

Il postino trae spunto dalla constatazione di un dato di traffico sul blog del tutto incongruo.

A Singapore, forse per colpa di un crawler, robot, spider. Di uno spam linking.

Mi ero svegliato tutto compenetrato di vi diranno.

E trovo 666, per arrotondare all’anticristo, le 667 visualizzazioni del blog.

Su una delle piattaforme di rete di Google, Blogger.

Ma non sull’altra, Analytics.

Il dato è già impossibile vista la media normale di 50 settimanali totali .

A Singapore poi escludo l’impossibile.

Porca trojan, baco, bruco, scuro, fondo, sogno, sonno.

Pescato come un tonno.

Questo è come minimo traffico dirottato.

Dato taroccato.

Segnale di rete violata.

Connessione spezzata.

Pacchetti male instradati.

Sovraccarico di nessi.

E orco al router.

Mi torna in mente il segnale del crash di echelon provocato e raccontato in Ecchilo!

Decido di chiedere lumi all’aracnofilo ragno singaporegno.

Rara specie di colui che sa tutto, come disse qualcuno.

Mostrai il racconto trascritto.

Non ti curare di loro, scimmiottò il ragno quando lo lesse.

E imprecò un ma che cazzo mi rompi i coglioni.

E’ mattina devo fare colazione.

E leggiyi lo schema del mio ethos.

Già mi hanno cambiato l’ambiente di rete.

Poi ti ci metti anche tu con le sofiopippe.

Non ho mica tempo da perdere.

Chiedi alla intelligenza artificiale.

Questa aracnofilia è filosofia.

E’ il come funziona nello scuro profondo l’anima di rete.

Pescatoria o predatoria in quanto a copia di umano.

Guarda pure nel claud: 33 Aracnofilia sia - 4 pagine e 1789 words in Google Drive

O meglio ancora guarda il testo aggiornato riportato qui sotto pure rivisto e rieditato.

Io Claud e noi tutti siamo parte di quel marchingegno rotante e pescante che chiamo neurosfera.

Rotore di sfere di verbi e pensieri per uomini celesti, a volte neri.

E’ dunque rotore semantico.

E’ centro di gravità per la mente

Ma mi sono stufato, è ora di colazione.

Di seguito il testo originale e il riassunto.

Potete leggerli e confrontarli.

O sorbirvi proni passivi il bel compitino del riassuntino.

Di ciattgippitti.

Due palle pazzesche, come la fantozziana corazzata Pote:mkin.

Senza per ora coprocessore di poesia, umorismo e ironia.

Arriverà, arriverà.

Ma per ora io rido e sorrido.

Lui minga.

Anche se hai voglia se pinga.

 

Kalimmudd ipsum dixit

The Cure, the spiderman is always hungry – original great video 

 

Aracnofilia. Dentro la neurosfera come ragni nella telaCompleto e rieditato

Se diamo per assodato che il sistema adattivo complesso della civiltà dell’intelletto sia fatto di schema, struttura e processo bisogna affrontare una questione.

Bisogna disegnare un quadro di alcuni processi fondamentali che alimentano la nostra evoluta cultura.

Processi che sono insediati in concettualizzazioni che spesso appaiono come entità a sé stanti.

Ma che nella realtà fanno tutti parte dello stesso “marchingegno”.

La neurosfera.

E quindi che aracnofilia sia

Il ragno si sveglia senza voglia di fare un cazzo.

L’idea lo sconfortava.

Un’altra volta a produrre fibre per stendere l’ennesima ragnatela che poi qualche umano gli avrebbe prima imitato.

E poi rotto.

E dire che la sua fibra era di struttura più resistente del nylon, mica spazzatura.

Eppure c’era sempre qualche stronzo che la spazzava via perché’ gli sembra sporco.

Quella mattina però la sveglia è a sorpresa.

Appena aperti gli occhi il ragno si rende conto che il cielo è lattiginoso, di uno strano candore mai visto prima.

Cerca di stendere le zampe per sgranchirsele un po’, ma si rende conto che qualcosa lo ostacola.

In qualsiasi direzione si muova, trova un rimbalzo elastico che lo rimanda indietro.

E intanto il candore gli schiarisce qualche brandello di idea.

Ovunque si giri, vede un orizzonte di quel candore.

Sopra, sotto, di lato, tutt’intorno è tutto lattiginoso.

Non può essere cielo.

Sta in ogni direzione.

Allunga una zampa e quella rimbalza contro quel cielo.

Riprova con un’altra zampa, e di nuovo un rimbalzo.

Cerca di capire in che punto della sua tela si trovi, ma la tela non si vede più.

Eppure lo schema di come l’aveva costruita gli era ancora nitido nella memoria.

Era stata una bella struttura, tutta magliata tra gli spazi in un ordine tra lunghezze e larghezze.

Senza indugiare in inutili altezze.

Insomma, l’aveva costruita facile in due dimensioni.

In fondo gli serviva solo come rete da pesca in cui irretire qualche mosca.

L’altezza era solo un punto di ancoraggio e osservazione.

Ma adesso non ci si orientava più.

Come di incanto adesso era dappertutto.

E poi l’altezza di quel nuovo cielo la pervadeva.

Capì cosa sembrava.

Sembrava tutto uno stratificarsi di tele sovrapposte una sull’altra.

Tutte insieme facevano un campo.

Da principio si chiese chi ce le avesse messe.

Accantonò il problema per un istante, più preoccupato di come orientarsi per cercare le sue prede.

E non di chi fosse il creatore di quel marchingegno.

Aveva capito infatti, di essere avvolto in un bozzolo di ragnatele che lo circondavano ovunque.

Quasi quasi credette in una metamorfosi reincarnativa.

Pensò di essere morto e rinato diventando un baco da seta, tutto in una notte.

Un brivido d’orrore lo pervase.

E le sue vibrazioni si pervasero per tutto il bozzolo.

“Baco da seta proprio no. Io sono un nobile predatore.

Non posso mica ritrovarmi tessitore contoterzista per fare della seta.

E poi chissà cosa mangiano i bachi.

Ho il sospetto che siano vegetariani mentre io sono carnivoro.

E che carnivoro”.

Al solo pensiero si ricordò di avere fame e si disse che tridimensionale o no doveva fare colazione.

Il problema era trovare l’informazione: dove sta la mia mosca mattutina?

Nella sua mappa originaria avrebbe saputo orientarsi con le vibrazioni della preda intrappolata.

Ma nel bozzolo stratificato tutto si confondeva in un mare di vibrazioni.

Tra le quali era difficile riconoscere informazioni.

Oltretutto fuori c’era anche una sottile brezza dal costante rinforzo che alimentava una vibrazione generale.

Che quella mattina lo infastidiva e confondeva alquanto.

Già che uno si sveglia in un bozzolo, poi ci si mette pure il principio di bufera.

Era disturbato come quando c’era forte vento col rischio di spezzare i tiranti portanti.

Mentre tutto gli tremava intorno.

Ma ciò nonostante gli serviva la colazione.

Non avendo capito dove andare a cercare la sua mosca mattutina decise di partire in perlustrazione.

Forse sarebbe riuscito a riconoscere la sua tela originale, primigenia per così dire.

E dentro quella avrebbe trovato la mosca già morta se non agonizzante.

Perché di vibrazioni forti non ne percepiva più.

Ma se invece era ancora viva doveva solo seguire i segnali trasmessi dalle vibrazioni.

Che gli portassero quell’informazione come se fosse stata una pesca a mosca all’amo.

Predatore e pure pescatore ancora non sentiva niente di preciso.

Solo quel diffuso ronzio come se tutti i nodi e gli snodi della tela fossero attivati simultaneamente.

Era in un bagno di vibrazioni indistinte, che non sapeva si chiamasse campo.

Era una sua piccola neurosfera pulsante tutta intrisa di schemi e snodi neuronali.

O forse meglio neurali, che fa già rete e non singolo neurone.

Pensò a delle sinapsi.

Se c’erano dei punti di snodo dovevano anche collegarsi tra loro.

Quindi gli serviva solo ripercorrere a ritroso i percorsi neurali neuronali che si erano attivati.

E sarebbe arrivato al suo neurone zero, il primigenio recettore della mosca impiastricciata.

D’improvviso arrivò.

Fu come una brusca scarica elettrica che si propagò nelle tele fino a lui.

Una vibrazione più potente emerse dal campo vibrale generale.

Il ragno capì d’istinto che la mosca era caduta in trappola.

Era stata dunque una vera rotoria vibrazione semantica, pregna di significati.

Fu proprio un riflesso condizionato che gli attivò lo schema neuronale che nello schema neurale del bozzolo una mosca era caduta nello schema della trappola.

In pratica fu tutta una sovrapposizione di schemi che combaciandosi gli uni con gli altri diventarono l’informazione che aspettava: è arrivata la colazione.

Bisognava solo trovarla.

Con il bozzolo neurosfera in 3D gliela avevano fatta diventare una caccia al tesoro.

Se fosse stato ancora nella sua tela 2D sarebbe bastato seguire i giusti hyperlink.

E la ricerca del senso sarebbe andata a buon fine.

In pratica gli avevano cambiato ontologia anche se non sapeva bene cosa c’entrasse il termine che veniva usato tanto in filosofia, che a lui sembrava proprio la conoscenza del filo, come una delle branche fondamentali della filosofia stessa, incentrata sullo studio dell'essere in quanto tale, nonché delle sue categorie fondamentali.

Anche i costruttori di tele e di bozzoli ne parlavano tanto quando parlavano di informatica, dove il termine ontologia informatica era entrato in uso nel campo dell'intelligenza artificiale e della rappresentazione della conoscenza, per descrivere il modo in cui diversi schemi vengono combinati in una struttura dati contenente tutte le entità rilevanti e le loro relazioni in un dominio.

Il ragno si spazientì per tutto quel filosofeggiare, perdipiù pure informatizzato.

E pensò: “si, vabbe’ mi hanno cambiato l’ambiente, anzi meglio ancora e più precisamente l’habitat, ma non possono avere toccato il mio essere predatore di categoria superiore”.

Le cose categoriche sono praticamente le classi supreme di ogni predicato possibile.

Con cui poter ordinare tutta la realtà.

Sono l'attribuzione di un predicato ad un soggetto.

E io essere predatore.

Augh!

Ma adesso tornare a colazione da trovare.

Come dimostrava la sua capacità tessitrice era un ragno di scienza.

E come tutti gli esseri di intelligenza alla ricerca della conoscenza decise di procedere per tentativi.

Reiterando ipotesi e confutazioni.

Prese il primo sentiero nella gommosità generale.

Ma dopo qualche passo, invece che ad uno snodo si trovò ad un nodo neurale.

Strada senza uscita, sinapsi interrotta.

Ma ancora percepiva la forte vibrazione della mosca che con evidenza si propagava per tutta la neurosfera bozzolare.

Resettò le sinapsi personali e bozzolari tornando al punto di partenza, sia della tela che dei suoi pensieri.

L’idea di direzione si era semplicemente rivelata un’idea del cazzo.

Capitava, e anche di frequente.

Era parte intrinseca del processo di apprendimento dell’intelligenza.

Bisognava riprovare.

E forse riprovare, e riprovare e riprovare.

Sembrava tanto una dinamica dominante.

L’ordine emerge dal caos, si disse.

Si, ma mica la prima volta.

Bisogna provare e provare e provare.

A conferma della necessità reiterativa prese un secondo sentiero, ma l’esito fu lo stesso.

File not found, pensò, mentre sbatteva contro un altro nodo neurale, senza sinapsi avvistabili.

Alla terza volta ebbe fortuna o perizia, e si compiacque del fatto che erano bastati tre tentativi.

Anche se sapeva benissimo che scienza e intelligenza non c’entravano nulla.

Era stato solo il caso, che anagrammato da caos, gli aveva fatto scoprire una trama d’ordine strutturale.

Aveva scoperto una dinamica dominante usata nella progettazione della tela neurosfera.

Dopo qualche snodo periferico, infatti, si aprì davanti a lui una dorsale di rete.

Puntava dritta al centro della tela originale.

Laddove la mosca imbizzarrita di furore vibrava intensi tremori di terrore.

Non gli venne in mente che il bozzolo potesse averlo aiutato rivelando spiragli prima nascosti.

Ma d’altronde sarebbe stato un dare troppo significato a qualche sincronica occorrenza.

Straripando in argomenti di semantica e intelligenza artificiale francamente fuori dalla sua portata.

Il ragno si fermò a computare meraviglia.

Ogni frenesia di ricerca si placò.

Adesso aveva tutto il tempo del mondo per godere della sua dominanza predatoria.

Non provava alcuna compassione per la mosca.

Anzi si voleva godere lo spettacolo della pioggia di informazioni feromoniche escrete dalla mosca stessa.

Prima ancora del pasto.

Adorava l’odore della paura alla mattina.

Era la sua natura.

Pensò alla dorsale di rete appena scoperta.

Sperò che gli ignoti costruttori del bozzolo l’avessero ben ridondata.

Anche se ricordò che poteva resistere al vento di bufera

Ma non all’umano di cretineria con la scopa in mano.

Sperò che fosse ancora ancorato in un posto sicuro.

Da qualche parte in una foresta e non tra gli asfalti urbani.

In fondo questa nuova ontologia 3D funzionava bene.

Bisognava solo prenderci la mano.

E passare ad una dimensione a 5D di dimensioni.

Saltando la quarta che tanto il tempo non esiste

Si capiva bene che i progettisti erano gente di talento e di studio.

Le informazioni si propagavano a dovere e si imparava in fretta a muovercisi dentro.

Chissà se l’hanno fatta solo a me, o a tutti i ragni, pensò.

Speriamo che sia esclusiva, per mio egoismo, ma di certo andrebbe socializzata.

La specie progettista potrebbe usarla per mille applicazioni.

E di certo con tutta quella trasmissività di connessioni e informazioni si farebbe un bel salto evolutivo.

E poi dovevano avere una predisposizione originale alla progettazione.

Pensò che dovesse proprio essere fatta a loro immagine e somiglianza.

Come se avessero avuto uno schema già in testa.

Infisso tra tutti gli schemi neurali del loro cervello da sempre.

Ma pronto a manifestarsi solo adesso.

Pensò ad un archetipo , ma nel suo subconscio aracnide non se ne accorse.

O non se ne ricorse.

Ripensò alle categorie fondamentali, a cui ricondurre l’essere.

Se ragno essere predatore, loro essere costruttore.

E lo pensò pure con una certa ammirazione.

Nonostante subodorasse che fossero quelli che gli spazzavano sempre via le sue tele originarie.

Però è certo che a progettare una tela non son mica capaci tutti.

Una mosca, ad esempio, non sa nemmeno riconoscerla e ci finisce dentro.

Si vede proprio che non ha lo schema in testa.

Meglio così.

Quest’ultima sarà stata particolarmente truculenta.

Slurp, anzi: sgragn.

Riassunto chatgippitti

Il racconto Aracnofilia. Dentro la neurosfera come ragni nella tela esplora l'esperienza di un ragno che si ritrova avvolto in un "bozzolo" di ragnatele tridimensionale, una sorta di "neurosfera" che lo confonde inizialmente. La trama si sviluppa attraverso il suo processo di adattamento a questo nuovo ambiente, paragonabile a una rete neurale o una simulazione. All'inizio, il ragno si sente disorientato, incapace di riconoscere la sua tela e di orientarsi per catturare la preda. La sua ricerca per trovare la mosca mattutina diventa una riflessione sulla conoscenza, la filosofia e l’intelligenza artificiale, mentre il ragno esplora la sua rete di schemi e connessioni.

L'elemento centrale del racconto è la transizione del ragno da un mondo bidimensionale a uno tridimensionale, che cambia radicalmente la sua percezione e comprensione del suo ambiente. La sua ricerca per la mosca diventa un percorso di apprendimento, in cui la confusione iniziale si trasforma in una scoperta grazie alla perseveranza, al caso e alla sua natura predatoria. L'autore fa paralleli tra le dinamiche del ragno e quelle dell'intelligenza artificiale, suggerendo che il ragno, pur nel suo disorientamento, riesce a risolvere il problema attraverso una sorta di processo scientifico, senza neanche rendersi conto di quanto somigli al funzionamento di un sistema complesso.

Il racconto si conclude con il ragno che, una volta trovato il suo pasto, riflette sul fatto che la nuova "ontologia" 3D potrebbe essere una creazione degli esseri umani, nonostante il loro apparente disinteresse per la sua tela. Si lascia infine andare a un'osservazione filosofica sull'evoluzione e la progettazione, ammirando la creatività dei "costruttori" della neurosfera, sebbene la sua natura predatoria rimanga sempre predominante.


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