2025 02 08 – Lavoro diversamente
abile
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Lavorare stanca, lavorare manca.
Il lavoro nobilita l’uomo.
Gli dà dignità e ruolo sociale
fino all’età che viene gettato.
Pensionato a qualche cento euro mensile.
Un lavoro anche quello.
A quel punto vedrà che la
dignità gliela avranno scippata.
E che comunque quella poca
rimasta non può essere mangiata.
In questo quadro sconfortante di
una morte incipiente c’è chi sta pure peggio.
Sono l’esercito dei diversamente
abili stigmatizzati da disabili.
Io sono esponente della
categoria.
Una categoria spesso presa a
calci nei fianchi.
Se non altro per percezione
personale, certamente influenzata proiezione.
La prima volta che affrontai la
commissione medica, trovai un tribunale burocratico sanitario.
Uscito da qualche ricovero non
meglio precisato mi appiopparono una invalidità del 100%.
Il mio amministratore di
sostegno era tutto contento perché pensava alla pensione.
300 euro mensili se ricordo bene,
e vai che sciambola.
Io mi sentivo frustrato e
frastornato.
Ma mi avevano aperto la porta dello
status di categoria protetta.
Non ci si sente mica tanto
protetti, quanto piuttosto dei reietti.
Al collocamento feci la coda
confortato da tanta umana presenza.
Non ero solo, credevo.
Ma quando entrai seguendo i
segnali mi trovai da solo davanti ad un impiegato gentile.
Mi diede un foglietto scarno e mi
disse che da allora ero protetto.
Da chi o da che cosa era tutto
da scoprire.
In ufficio al nuovo lavoro si
mescolavano gli atteggiamenti.
Tra chi mi disse che puzzavo a
chi ci mise cura e affetto.
Anche discriminatorio troppo.
Sempre o spesso con quella vena
di pregiudizio che solo il disabile riconosce.
Dal tono.
Iniziò il calvario del
mansionario.
Non saprà fare un cazzo,
pensavano.
Più che uno psichiatrico era meglio
uno storpio.
Ma fortunatamente non era così.
Fino a che ritaglio per ritaglio
mi adattai ad una nicchia utile.
Il lavoro mi fece anche bene.
L’ingranaggio era protettivo e rassicurante.
Ma il pregiudizio verso il
debole non si cancella facilmente.
E’ un istinto di sciacallo animale
predatore.
Anni dopo scoprii che mi avevano
definito un’opera di carità.
Per dire una buona azione del
datore di lavoro.
Chi me lo disse pensava di
offendermi.
Noi disabili lo sentiamo dal
tono di voce.
Mentre io che sono affetto
mistico lo pigliai per complimento.
Avevo potuto donare l’opportunità
di fare una buona azione.
Ma la sofferenza che ho patito
si sopporta se si ha la spina dorsale.
Non pretendiate che chiunque ce
la faccia.
E’ per questo che ci vuole la
protezione.
Che si reincarni istituzione.
Kalimmudda ipsum dixit
Io lo
conosco è un uomo stanco

Pero’…niente male….
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