giovedì 2 gennaio 2025

2025 01 02 - Franco e le cialdine Sooka - Nanovella

2025 01 02 - Franco e le cialdine Sooka - Nanovella

 

Francamente non si può non menzionare questa storia di Franco.

Dopo il sensazionale colpo dei centesimi Franco si era eclissato.

Datosi alla macchia si era buttato latino.

Che in gergo di malavita e carceraria vuole dire latitante.

Viveva in un vecchio casolare di uno di quei paesi di periferia.

Senza lusso e senza sfarzo solamente con le utenze.

Si va bene la latitanza ma perlomeno senza gelo e buio.

Non poteva recarsi al supermercato del paesello.

Era segnalato a vista da ogni sede centrale della grande distribuzione organizzata.

E così una rete di conoscenti rivoluzionari gli portava generi di conforto.

Un solo vizio gli restava e coltivava, quello del rito del caffè.

Se lo preparava alla turca, con il tempo necessario al corretto sedimento.

La caffettiera a ebollizione era per lui già simbolo di fretta e decadenza.

Figurarsi se tollerava le cialdine con il loro ambaradan.

Plusvalore incappucciato, camuffato in cento aromi e gusti.

Un giorno però gli dissero che al supermercato le cialdine erano rimaste sole.

Monopolisti spacciatori di caffeina in siddetta monodose.

Mentre tutti gli atri caffè erano stati banditi e poi spariti.

Franco fu costretto al ricorso alle odiose macchinette sukacialda.

Constatando una enorme varietà di sfumati gusti.

Pensò a quando un caffè era un caffè, mica un gesto di esperienza come un fatto di desaign.

Una cosa che entravi in un bar, lo chiedevi, lo pagavi, lo bevevi e te ne uscivi.

Comunque prese atto come latitante che non poteva fare altrimenti, e si adattò.

Un giorno sperimentò per caso un fatto che lo imbestialì.

Non tolse il dito dal bottone e la cialdina continuò a sputare caffeina in schiumetta marrone.

Prese l’abitudine a farsi tre o più caffè con la medesima cialdina malandrina.

Senza che andasse subito buttata immolata al dio dello spreco.

Finchè decise in un istante che era ora di non fare più il latitante.

Servivano i suoi servigi e nazionale divulgativo ingegno.

Chiamò i suoi compari rivoluzionari e ideò il colpo grosso.

Saltarono fuori di traverso in autostrada dalla macchia.

Incuranti della coda pregustavano la grande pacchia.

Zomparono giusto davanti ad un tir tutto pieno di cialdine, con il marchio.

Scesero armati di appositi siringoni a brevetto Franco.

E sucarono e risucarono dalle cialdine di caffè la polverina.

Dati i tempi necessari, l’autostrada era divenuta un serpentone.

Quando si scoprì il misfatto tutti accorsero urlando giubilo e tripudio.

Replicare ad ogni tir cialdaro l’ingegnosa trovata divenne una moda all’italiana.

La polvere asportata veniva riciclata in contrabbando.

E venduta al mercato nero delle moka.

Con un nuovo vincente marchio meid in italy.

Tutta grana e tutto indotto, per le nazionali fabbrichette di caffettiere.

Plusprofitti da pluvalore. certamente.

Ma per l'italiana economia e occupazione, “sukamente”.

E fu così che le cialdine furono appunto sukate.

Sostituite dal nuovo markio di gran desaign popolare nazionale.

Viva la foka viva la moka non spaccava anche se tirare tirava.

E daglie e ridagli, eccolo quà il markio che fece il giro del mondo.

Viva la moka. 

Sooka.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Cumbà.


Viva la moka, sooka!


 

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