giovedì 22 ottobre 2020

2020 10 20 – Finchè c’è virus c’è paranza

 

2020 10 20 – Finchè c’è virus c’è paranza

 

Paranza deriva da paro.

Avete presente un paro de cojioni?

Ecco, quelli li che vanno sempre a coppie.

E che tendono a farsi rompere.

Così si dice per una imbarcazione da pesca costiera con un albero a vela latina, bompresso con un fiocco, prua tozza e poppa assai ampia, di stazza lorda fino a 25 t circa, ancora in uso negli anni ’50 del Novecento nel Tirreno e, soprattutto, nell’Adriatico per la pesca a coppie, in paranza appunto, in cui ciascuna paranza tirava un’ala di una rete a strascico.

Che bella immagine di tradizione antica.

Poi nel linguaggio di trattoria, e che bello sapere che esista ancora anche per un vocabolario, fritto di paranza è la frittura mista di pesciolini e di piccoli molluschi che vengono pescati con le paranze.

E vabbè.

Ma poi ci rinsecchiamo già un pochino.

A Roma, un tempo, compagnia di persone legate da amicizia, o associate in un’impresa, in un affare, in un’attività lavorativa. Nel gergo della malavita, gruppetto di truffatori o di ladri che operano insieme.

Fino a che diventiamo asciuttamente semplici e diretti.

Nel gergo della camorra napoletana, gruppo o sezione di camorristi.

Ahia.

C’è pure il vezzeggiativo.

Paranzella: uè cumpa’nun facimmocci ‘na ‘ndrinella, facimmoci ‘a paranzella.

E intanto le buone abitudini non muoiono mai

Comunque, capìta la paranza, capìto l’articolo.

Potremmo anche chiuderla qui.

E invece no.

Ringraziamo certi periodisti reportisti, che ci hanno dato spunti a non finisti.

La politica.

La collusione.

La corruzione.

La tangentazione.

La parentazione.

La frequentazione.

Ohhh, ma quanta bella azione.

Mettiamoci pure quel pochino di evasione.

E…

Finchè c’è vita c’è paranza.

Ma qui c’è virus non vitas.

E allora vorrà dire che quando si muore ci sarà pronto pronto un bel racket del funerale.

Speriamo non arrivi il camion militare, che gli soffia il lavorare.

Allora siccome finora sparo minchiate, che pur fanno leggerezza e con sorriso spero dolcezza, stavolta un accennino a quel bel mare di Lombardia, vituperatòr di quello di paranza mia, lo farò.

Siamo nel varesotto. Affettuoso aggettivo.

Chissà perché lo chiamano otto.

Non c’è mica il cremotto.

O il bergamotto.

O meglio questo si ma l’è n’altra roba e tra l’altro di ben altra mia latitudine.

Ne vien fuori pure il chinotto, sempre per restare sull’otto.

Palla nera in buca d’angolo, la numero otto.

O filotto.

Dipende dalla geografia del gioco.

Ma si vince a strafotto, qui nel varesotto.

In ogni caso un dì erano bische fumose, per la mala giocose.

E invece queste cittadine da bere si ritrovano nei circoli da canottiere.

Roba esclusiva, di relazioni profusiva e di affari conclusiva.

Sono tutti parenti, o perlomeno ben conoscenti.

Il varesotto da bere: non sapevo che ci fosse anche li.

Sembrava roeba esclusiva dela gran Milàn.

Col carciofo contro il logorìo della vita moderna.

E invece del logorìo, ci ritroviamo col lavorìo.

Sa tanto di lavoro a vuoto, o lavoro per finta,

dal nome di polla, che sgorga di bolla.

Questi improbabili agglomeratini urbani che giocano a fare i grandi, ma sempre provinciali rimangono, tranne che nell’avverbietà dell’evidenza..

Nati con il camice.

Covidamente.

Cari resotti, fate attenzione a giocare a paranze, che quelli sono quelli che ti faccio sparare.

Ma qua non è con la frittura che adesso rischiate.

La domanda è quando è che la gente scende in piazza, e per davvero si incazza?

Come è possibile che stiano tutti zitti e buoni, quasi fosse questione di razza?

Ci sarà davvero il bromuro nell’acqua?

Vogliamo provare con un po’ d’otto, e ci mettiamo il chinotto?

Si ricordi il che segue.

Quando si dice nati con il camìce vale per pochi.

E covidamente diventa imprudente.

 

mercoledì 21 ottobre 2020

2020 10 19– Apocalirus – Prepatatevi - New deal

 2020 10 19 – Apocalirus – Prepatatevi

 Tanti anni fa concepìi un progetto il cui acronimo era MAC.

Voleva dire microeconomia adattiva complessa.

Evoluzionaria e Metagricola.

In estrema sintesi era un modello replicabile di cellula economica, da finanziare da parte dei più abbienti riposizionandosi dalla rendita finanziaria parassitaria ad un modello microeconomico incentrato in principio su agricoltura avanzata, energie rinnovabili, attività ricettive, servizi on line sia per beni fisici alimentari che per prodotti dell’intelletto e altro ancora, in maniera che fosse tutto sostenibile e territoriale. Ogni settore di attività era aperto anche a piccoli terzi, altrimenti fuori dal mercato, che potevano beneficiarne commercialmente  certificandosi secondo protocolli di qualità ad hoc.

In più il finanziatore non rischiava niente perché comperava tutti beni fisici tangibili e non prodotti finanziari d’aria fritta. A partire dalla terra, da coltivare non più a basso reddito, fino alle cascine diroccate da riconvertire a strutture ricettive anche per eventi “da intelletto”. Musica, arte, letteratura, tutto certificato e a catena corta e prezzo sorgente.

C’erano siti ad hoc per ogni cosa

Un cardine era il microequity, che ribattezzai Sanocapitale, ovvero una sorta di microcredito ma partecipante al capitale di rischio senza chiedere interessi. L’erogatore aveva la garanzia dei beni da finanziare che venivano concessi in comodato gratuito fino alla produzione degli utili.

C’era bisogno di attrezzature per un laboratorio di conserve ? Le comprava Evoluzionaria che poi le concedeva in uso gratuito. In tal modo le restavano a garanzia fino a che gli utili ne permettevano il ripagamento.

Era geniale. Era di tutto. Rinnovabile, basilare, circolare, trasparente, territoriale, sociale

Quello che però più mi preme, qui in periodo di virus, sono i presupposti da cui era nata.

Essenzialmente l’insostenibilità dell’economia esistente e soprattutto la sua intrinseca natura implosiva. Tutto è una bolla, alimentata dalla circolazione della moneta.

Prima o poi tutto sarebbe scoppiato.

E allora…meglio avere da mangiare.

C’era addirittura un  ruscello con tanto di pozzo per l’acqua, e con eolico e fotovoltaico diventavamo autarchici. Ma non immaginate una comune di fricchettoni. Era tutto hi tech, intendendo anche “concettualmente” hi tech.

Il target erano i benestanti, stufi di alimentare il circolo vizioso finanziario.

In sintesi con 5 milioni di euro distratti dal parassitesimo capitalista, si finanziavano alcune decine di attività, tra cui cascine e terreni, e si dava lavoro, senza l’indotto, ad una quindicina, forse una ventina, di persone, tutte azioniste come in una sorta di cooperativa.

Gli stipendi non esistevano e ognuno era imprenditore di se stesso. Per mangiare doveva produrre di modo da potere vendere. In attesa di vendere un quadro, zappava la terra. Metaforicamente, che il primo acquisto in microequity per noi stessi fu un bellissimo e modernissimo trattore.

Ma torniamo al presupposto. Il mondo era talmente gonfio che sarebbe bastato un evento marginale per farlo scoppiare. C’era stata la Lehman, i subprime: quale sarebbe stata la bomba terminale?

Ricordo bene che esemplificavo con quello che allora sembrava un paradosso.

Che succederebbe se gli schiavi cinesi scioperassero per un mese e la produzione mondiale si fermasse anche per un solo mese ? Il cartello di carte cadrebbe con un alito di vento

Oggi, guarda caso il Pil si è fermato davvero.

E il mondo non gira più come un criceto euforico, ma solo come un criceto isterico.

Il regime in Cina probabilmente gli scioperanti li ridurrebbe in polpette, ma tenendo a mente Tienammen, da noi forse anche no.

Almeno in principio.

A noi cosa credete che succederebbe?

Il nostro piccolo sciopero lo stiamo già avendo.

Lo chiamiamo locdaun.

Vuol dire clausura.

E comporta una serie di passaggi di reazione a catena.

Blocco di produzione.

Contrazione del Pil

Disoccupazione

Fame

Rivolte sociali, vedrete.

Aiuti di Stato, mano destra

Tasse, mano sinistra

Risparmio sparito

Borse azzerate

Debito pubblico…

E qui scoppia il casino terminale.

Dicono che è sostenibile.

Ma chi se lo compera questo nuovo debito ?

Devo stampare banconote, che per chi non lo sapesse, sono un debito delle banche centrali.

Debito contro debito.

Ma non cambia niente, mi serve sempre qualcuno che se lo comperi. O che lo accetti

I cinesi con gli incassi dell’export, e senza tenere conto della loro oscura politica monetaria dello yuan, stanno finanziando una parte di mondo. (gli USA in primis).

E intanto se ne stanno comperando un’altra (l’Africa ad esempio).

Ma se è vero che hanno 1,5 miliardi di consumatori interni, non tutti sono “consumabili”.

E anche le loro riserve finiranno, perché frazionali rispetto al mondo intero.

Allora a quel punto dovranno razionarle, e la cosa più semplice da fare sarà stare alla finestra aspettando che il virus scioperaio faccia la sua parte, per permettere loro di comperarsi solo gioielli di famiglie e non interi Stati.

Vista così, quell’ipotesi malsana che il virus sia nato nei loro laboratori non è più così malsana.

Anche se potrebbe benissimo darsi che siano stati i  russi, o gli stessi americani, proprio per incolpare i cinesi, che nel frattempo in effetti restano zitti e muti come pesci.

La genialità è nella leggerezza.

Mica è arrivato un super vaiolo.

Solo ‘na cosetta in apparenza sostenibile.

Invece basta qualche piccolo locdaun, mica un olocausto, e tutto il castello di carte si scioglie come neve al sole.

Ora, tornando al debito.

Ci sono solo tre classi di finanziatori di debito.

·         Gli altri stati, o metastati.

·         Le banche

·         I risparmiatori

I primi erano i cinesi e ce li siamo giocati. Non si capisce perché dovrebbero salvarci. Per un po’ di export che si possono fare comodamente a casa loro? E poi vale il discorso dello shopping in attesa.

Tra i metastati ce anche la nostra Ue’, che sembra tanto una locuzione napoletana: jamme jamme ‘ncoppa jamme uè. Che noi speriamo sempre finisca a tarantella e vino.

I secondi sono ancora in stato prefallimentare da un decennio almeno, senza via di uscita.

I terzi: restano sempre loro. Il popolo

E poi c’è il coniglio dal cilindro, in duplice versione.

Iperinflazione, che svaluta il debito e distrugge il potere di acquisto, corollario di una politica monetaria iperespansiva davvero. Elicottero da grano, per capirsi

O defaultone che lo cancella tutto in un batter d’occhio.

Niente più risparmio, dal singolo alla banca.

Tabula rasa.

La grande sòla, gentilmente introdotta senza vaselina che porta tutti di qualche secolo indietro.

Almeno uno.

E così ci ritroviamo in economia di guerra davvero.

Sempre più poveri.

Fame.

Se la sfiga ci vede bene, o almeno le condizioni sanitarie, ci manca che arrivi pure una carestia con annessa seria epidemia da malnutrizione.

Malati ovunque che gli ospedali non han più soldi.

Nessuno è immune, e questa volta non parlo di virus.

Si salva chi ha la terra.

Perciò esorto al prepatatevi.

La dieta del popolo in tempo di guerra.

Anche se sappiate che le patate a 3 euro al kilo saranno il vostro bene di lusso.

Costa molto meno la pasta o il riso.

A meno che la grande distribuzione sparisca e si finisca tutti a cercare la catena corta.

Allora il plusvalore tornerà da chi lo ha creato.

In tempo di seconda guerra mondiale si sfollava non solo per le bombe, ma anche perché in campagna c’era da mangiare.

Era catena corta, alla inversa, già quella.

Ma vi verrà la nausea, perché dovrete ringraziare se mangerete sempre le stesse cose.

I miei non parlavano mai della guerra. Ricordo solo un giorno che mio padre tornò a casa e mia madre aveva preparato pasta e patate. Mio padre ci penso meno di un secondo, si alzò e andò al ristorante. Solo anni dopo mi spiegò che dalla guerra non riusciva più a digerirla. Psicosomìa.

Vi farete nuovi animali da compagnia: dalle galline al maiale, tutti nutriti a granturco che avrete solo se proprietari contadini. Praticamente i nanoneocapitalisti.

Ma almeno per il maiale dovrete avere le palle per ammazzarlo, quindi non chiamatelo Fido.

Ovviamente ci sarà chi si arricchirà.

Farmaceutiche, speculatori, altre diavolerie capitalistiche.

Non sarà chi si poggerà sul consumatore classico che non esisterà più.

Beh, almeno una buona notizia.

Civiltà dei consumi : kaput!

Allora io mi sto preparando.

Dato che la MAC non la posso rifare, visto che non ho più il Sanocapitale, mi esercito a riempirmi di bei pensieri, immagini e ricordi, da conservare per l’abbisogna.  

Faccio il vecchio, insomma.

Io ho avuto una via meravigliosa, in cui tutto mi è stato concesso, dal materiale all’immateriale.

Soldi affetti e pazzia, nella sua magia, si sono fatti compagnia.

Adesso seguo le notizie, e so che il mio quadro è per lo meno plausibile.

Allora gironzolo in casa.

Nella mia bella casa medioborghese che mi guardo e rimiro con terminale occhio piccoloborghese.

Penso che la società senza classi probabilmente era quella mono classe.

Tutta una piccola medioborghesia, dentro cui pure io, in continua crescita evolutiva che ripenso già con nostalgia.

Doveva ancora crescere, era giovane.

La avranno uccisa.

E mi immagino in coda alla Caritas per un piatto caldo, sperando che la Caritas sopravviva.

Una cosa mi fa terrore.

Ho paura di non avere più i soldi per le medicine che fanno cagare.

Si chiamano fecalomi.

Ne sono soggetto.

Fanno un dolore atroce, veramente un dolore da parto.

Allora mi crogiuolo nel dilemma : vado alla Caritas o mi suicido d’inappetenza?

Mia madre lo ha fatto, quindi è possibile.

Ma lei aveva fatto la guerra.

Sembrava imborghesita, ma la struttura era temprata.

Noi siamo rammolliti, di balocco benessere farlocco.

Chi ci salverà?

martedì 20 ottobre 2020

2020 10 20 – Impresenzaaatarm!

 

2020 10 20 – Impresenzaaatarm!

 

In presenza.

Che termine del cazzo.

Lessico covidare.

Freddo come un surgelato.

Che poi dopo il locdaun e l’assembramento all’incontraire, da non confondere con lo smembramento, minimo minimo uno si aspetta una dichiarazione d’amore.

Adesso si, che sono sincero,

oggi e da sempre si che te quiero.

Caro prossimo mio,

conducimi in danza d’amore.

Stringimi dentro i tuoi bracci,

e fammi scordare il dolore.

Una roba così, insomma.

Anche se questa un po’ fa cagare ma è soltanto per solleticare.

E invece …”in presenza”.

Di chi?

Sembra di una oscura presenza.

Un ectoplasma, quanto mai evocativo di una roba nel sangue.

E che tristezza.

Che poi evoca subito in assenza.

E uno pensa diretto diretto ai morti.

Come se all’arrivo degli alleati per strada invece di urlare di gioia….tutti giù a piangere.

Però ci è piaciuta.

E ti è piaciuta ti è piaciuta tienatella cara cara.

Finchè è durata.

E adesso di botto : non c’è più.

E’ la caducità delle cose.

Tutto passa, anche i termini del cazzo.

E così dall’in presenza, tutti di nuovo chiusi a casa.

Piano piano, eh?

Mica te lo dicono a tutti subito.

L’in presenza sparisce a rate.

E si camuffa.

Zitta zitta quatta quatta torna a casa in impresenza.

Oibò.

Cambia solo una emme al posto di una enne.

Sono anche contigue.

E invece di nuovo tutti in trincea.

La guerra del virus è fatta di consonanti.

Poco altisonanti,

sfuggevoli come quanti,

simili a degli incanti

ti ricordano solo i fronti.

Che fronti?

Quelli di guerra, coglionti.

E così dalla movida del siamo tutti liberi di libertare, e dall’impavido tutti al mare, con un breve passaggio scolare, ci ritroviamo di nuovo a ci trincerare.

Il virus non ha più la corona.

E’ tornato in campo da generale.

E ci risveglia tutti, e ben sull’attenti, dal sogno dell’in presenza.

E noi giù tutti a obbedire al suo imperativo comando.

Che fa così.

Impresenzaaatarm!

 

 

sabato 17 ottobre 2020

2020 10 17 – Dip trip, flip fantasia

 

2020 10 17 – Dip trip, flip fantasia

 

Certo che ci vuole una bella fantasia a parlar di fantasia in periodo di isterìa.

Di tutta la massa chi ha voglia di star li a farneticar come un ganassa ?

In realtà, però, si sottovaluta l’utilità terapeutica.

Ma prima ancora si dimentica cosa sia.

Dice la solita Treccani che la fantasia è la facoltà della mente umana di creare immagini, di rappresentarsi cose e fatti corrispondenti o no a una realtà.

Poi ci sono tutta una serie di altre varianti, che però non alterano la sostanza.

Rimane quel dubitativo “corrispondenti o no a una realtà”.

Ma questa è una trappola !

Lo sapevo io.

Cerco allora schizofrenìa.

La mia.

Anche se c’è chi dice che la mia sia solo manìa, alla fine quando arriva l’è istess.

Sarebbe una psicosi cronica caratterizzata dalla persistenza di sintomi di alterazione delle funzioni cognitive e percettive, del comportamento e dell'affettività, con compromissione dell'esame di realtà.

Che poi vorrebbe dire che non sai più cosa è reale e cosa no. O che non lo vuoi sapere e non ne fai l’esame.

Mentre la fantasia è la capacità della mente umana di crearsi immagini, cose e fatti corrispondenti alla realtà, o no.

O no?

Qui gatta ci covò.

L’unica differenza sta nel fatto che tu sai che quello che sai non è reale, oppure no.

Che con la doppia negazione diventa un si.

E chi è che sa cosa sia la realtà?

Datemene una definizione, e io ve la smonto.

Con tanta fantasia.

Anche un delirio è reale tanto è vero che lo dice la parola stessa: del ir io.

L’io dell’ire: alla fine è questione di viaggiare. Con la mente.

Io l’ho sempre detto che la mia non era una malattia, ma un dono divino.

Vi ricordate a Beautiful Mind? I codici che trovava Nash c’erano davvero.

L’unico dubbio che vi può venire è se li stesse leggendo oppure scrivendo.

Ma il dato di realtà così non vi diventa relativo, o no?

Qui gatta ci covò. A mo’.

Vuoi vedere che mi hanno gabbato?

Allora, per prudenza, devo andare a cercarmi anche paranoìa.

Con l’accento sulla i per simpatìa con le altre ìa.

Psicosi caratterizzata dallo sviluppo di un delirio cronico, di grandezza, gelosia, persecuzione, sistematizzato, coerente, che evolve lentamente lasciando integre le restanti funzioni psichiche.

Andiamo a studiare.

Dal greco π α ρ α ν ο ι α = pazzia. Ma questa è la definizione socializzata. Non vale.

Il verbo è π α ρ α − ν ο ε ω = comprendo male.

Ma addirittura c’è una seconda definizione: “smetto di pensare cose serie”.

Non più aristotelica, che quell’Aristotile lì ci ha inguaiati tutti quanti con quella sua mania di contrapposizione.

Il grande inganno della cultura occidentale che sempre deve “spezzare”, dividere, opporre, contrapporre.

Fisica e metafisica.

Schizo-frenia, appunto: cervello diviso. O schizo-sofia, se volete? Ma in realtà non sarà solo schizo-filìa?

L’altra definizione “smetto di pensare cose serie” invece è usata da Plotino, e mi pare pertinente con filìa.

Chi si ricorda chi fosse? Non importa, di certo è più affidabile del padre di tutto il nostro modo di pensare, malato alla radice, in partenza.

A ben guardare quindi la prima definizione, “comprendo male” è mal formulata.

O meglio, è formulata apposta per costringermi a credere di essere malato. Comprendo male: ma male in che senso?

Ma io ho studiato. Liceo classico.

E π α ρ α , π α ρ α , π α ρ α. Merda !, era uno di quegli avverbi o preposizioni o chissà cosa, dai mille significati.

Di nuovo vocabolario, ancora greco: accanto, dappresso, da, lungo,….contro, in confronto.

Ehi: qui di “male” non c’è traccia. Al massimo c’è un “contro, in confronto”.

Male lo avete deciso voi!

Ma allora ho ragione io; sotto c’è un disegno, qualcuno vuole qualcosa da me, mi vogliono incastrare,…

Io comprendo!

Contro !

Anzi, adesso smetto di pensare cose serie.

E chiudo l’escorso nel discorso della fantasia, che mi pare stretta parente della malattìa, con un ricorso in musica all’inverso del titolo.

Flip Fantasia freak

 

PS: a proposito di fantasia, questa era troppo ghiotta.

Giornata mondiale della salute mentale.

Messaggio del presidente della Repubblica, grande influencer per tutti noi.

“Nessuno resti solo”.

In particolare col Covid.

Grazie, MattOrella.

 

2020 10 17 – Istruzione ? Tzu no mi, ma mi anca si.

 

2020 10 17 – Istruzione ? Tzu no mi, ma mi anca si.

 

Uè, sciura Pina.

L’ha sentì alla televisiù?

L’hanno ditto che l’è arrivàda l’onda granda.

Ma non semo minga giù in teronia.

Gh’avemo minga il mare.

Che onda l’è?

Ma lei lo sa como se ciama?

Tzu no mi.

Ma deve essere una bruta storia di ascionanse.

Ecco, forse tzunomi.

O tsunami.

E dai e dai anche da noi è arrivata la seconda ondata.

Proprio mentre ci crogiuolavamo nel nostro tipico italianismo alla “semo i più furbi, come l’hamo gestita bene, alla faccia dei francesi che le balle ancora gli girano”, è partito il tiro al piccione al grafico più bello.

E sono tutti uguali.

Dopo le scuole, tutti in erezione degna di un priapismo quotidiano, neppure mattutino, che ammalarsi ci si ammala alla Totore: a tutte l’ore.

E minimizzano.

Tutto sotto controllo.

Faremo i locdaun selettivi, come dei cecchini antivirus: si e chi e cosa selezioniamo?

Quattro discoteche, un paio di bar fino alle 18 e tre ristoranti fino alle 24?

Qui continuano con la minimizzazione del “stiamo a vedere cosa ci tocca”.

Legittimando una immunità di gregge implicita, come influencer da effetto esposizione e ripetizione.

A furia di ripetere che è tutto sotto controllo la gente ci crede, fino a quando davanti allo tsunami si ricrede, rivalutando infine la fede, se non la buona fede.

E che Dio ce la mandi buona.

D’altronde siamo un paese di santi.

Vuoi che non ce ne sia uno che ci da una mano?

San Genna’: fammi vincere alla lotteria. Figlio mio, io te facissi pure vincere, ma tu ‘o biglietto almeno te lo vuoi accatta’?

A me sembra che stavolta non si scherza un cazzo.

Partita a tradimento, l’onda rotola imperiosa ed impetuosa davvero come uno tsunami.

2000, 4000, 6000, 8000, 10000.

E meno male che per ora è lineare. Cresce tanto, ma sempre allo stesso andamento.

Seppur andamento come vento, non più brezza come fu a inizio anno.

Basta poi pensare all’estero e ci si prospetta la realtà dello tsunami virale.

Ma ce l’avevano detto.

In autunno arriva la seconda ondata.

Ma mica ci avevano detto che sarebbe stata come un invencibile grande y felicisima armata.

E intanto hanno perso i mesi di tregua.

Invece di prepararci, abbiamo struzzato la testa nemmeno sotto la sabbia, solo girandola dall’altra parte.

Una cosa in particolare mi fa incazzare, che le balle ancora mi girano.

In principio furono i francesi.

Mia figlia in Francia ci vive e ci va a scuola e in classe hanno avuto già due o tre casi.

Mandati a casa, tutta la classe è rimasta in classe, e che Dio abbia fede lui stesso nelle mascherine.

Ma noi seguiamo a ruota, o a rota se preferite le assuefazioni.

Allora anche da noi adesso si accorgono che le scuole sono assembranti.

E poi ci sono gli autobus per arrivarci.

Ma le scuole non si potevano tenere chiuse?

No, non è possibile.

C’è la questione sociale.

E poi i genitori non possono pagare le babysitter.

E poi tanto i giovani guariscono subito.

Si, tirandosi dietro uno strascico da untori fino a quando compaiano i monatti.

La scuola e l’istruzione in genere sono un settore che non genera PIL incrementale immediato (su quello futuro è un altro discorso), e quindi non vincolano la questione economica, oltre la sanità che però ovviamente va tenuta aperta a meno di non optare per una iperbolica immunità di gregge terminale a tappeto.

E la difesa, che però serve a caricare i suoi camion di morti e presto a mantenere l’ordine pubblico nelle strade. Come in Iraq.

Ma tornando alle scuole, per meglio dire, non intendo chiuse in senso classico.

E’ che come sempre chi decide è di una lentezza esasperante che in fondo sa di presa per il culo.

Non mi venite a dire che non si può, perché io sono in smart working da mesi e garantisco che si può benissimo, anzi meglio, che non c’è traffico, trasferimenti, smog e così via.

Certo, bisognava prevedere degli ammortizzatori per i lavoratori, ma tanto a tenere aperte le scuole li pago lo stesso e non ho ricavi immediati in ritorno.

Allora ecco che parlano tanto di digital deal.

Ecco come nei tre mesi di tregua avrebbero dovuto riconvertire la scuola.

Invece di pensare a imbiancare o mettere i banchi singoli, si doveva verificare e dotare tutti di dispositivi adeguati.

Vale a dire PC non telefoni, che sul telefono ci ciatti non ci studi mica, ovviamente in connessione alla rete compresa nel prezzo.

E non parlo solo di bonus e incentivi, pur opportuni se mi impongo per legge.

Intendo obbligo di proprietà agevolato.

Mica tutti ce l’hanno un PC funzionale, non lo sapevate?

Restava il problema, annoso in Italia e soprattutto al Sud, del digital divide che non so se risolvibile in 3 mesi, ma segnalo che esistono strumenti che vengono usati, nelle zone scoperte dai major player, che danno comunque l’accesso alla rete a intere piccole comunità.

Si parla tanto di digital deal, poi alla prima occasione buona di fare qualcosa, si opta per il speriamo in Ill.

Infine una nota di nostalgica archeologia industriale.

Certo se avessimo avuto ancora l’Olivetti sarebbe stato più facile fare una convenzione, e probabilmente quelle generazioni di illuminati lo avrebbero fatto per il bene del paese, cosa che non è nei geni di una catena di spacciatori tecnologici come quelle oggi in voga.

Ricordiamocelo alla prossima tentazione di privatizzazione e snazionalizzazione.

Allora, per questo tanto agognato digital deal, che parta davvero, che ci sia una classe dirigente di illuminati a farci vedere una luce.

Senza di essa tutti i deal di propaganda del rilancio, e non solo quello digital, resteranno soldi sprecati che lasceranno solo debito a cui saremo impiccati dal primo conquistadore di Invincibile Grande y Felicisima Armada che passi per le nostre lande e che magari sta già aspettando godendosi l’inerzia nazionale.

Pronto ad istruirci solo di imbonerie da conquistatore.

Allora non si sa mai che a qualcuno venga in mente di privatizzarle, per quattro spiccioli ovviamente, scuole ed istruzione, necessarie a mediare soprattutto in era di social media che a imbonire disgregare e manipolare ci pensano già abbastanza da soli.

L’istruzione è il vaccino, e questa volta non è una metafora.

Ma si può fare anche moderna.

Magari per il periodo che serve.

O forse una volta abituati e organizzati ci si accorge che quel limite di periodo non serve più.

 

venerdì 9 ottobre 2020

2020 10 10 – Vaccino. Caprino. Pecorino.

 

2020 10 10 – Vaccino. Caprino. Pecorino.

 

Questione di latte, o solo di rime malfatte?

Che fine ha fatto il vaccino?

Ammesso e non concesso che sia meglio della cura, come è che non arriva?

Se ne parla anche meno.

Eppure era la panacea per i mali di tutta Pangea.

Da possibili creatori di virus sintetici, siamo diventati incapaci di produrre un vaccino, naturale o artificiale.

Vaccino: in origine designava sia il vaiolo dei bovini, o vaiolo vaccino, sia il pus ricavato dalle pustole di tale vaiolo bovino impiegato per praticare l’immunizzazione attiva contro il vaiolo umano.

Che schifezza.

Ma ne abbiamo fatta di strada.

Oggi vaccino indica preparazioni rivolte a indurre la produzione di anticorpi protettivi per consolidare la risposta immunitaria.

Accanto ai vaccini classici, ottenuti da sospensioni di microrganismi patogeni, uccisi o vivi ma attenuati, sono stati preparati anche vaccini sintetici.

Eppure con tutta la scienza che abbiamo, siamo ancora qui che brancoliamo.

Lezioni divine. O divine lezioni.

Qualcuno però ce lo ha pronto.

Lo zarismo suprematista ne ha fatto testare uno nazionale, tutto in famiglia.

Con tanto di conferenza stampa: solo 38 di febbre.

Poi più nessuna notizia.

Sarà mica morta la cavia figlia di zar?

Di sicuro se dimezzano le stime dei contagi, son capaci anche di nascondere le notizie dei morti.

Intanto il mondo prenota.

Non ho ancora capito come faccia a sapere con chi prenotarsi, ma intanto prenota.

Ma non è questo il punto.

Chi è senza peccato….

In Cina addirittura è silenzio stampa totale, che sa tanto di silenzio assenso a qualsiasi cosa vi paia aver senso.

Che belli i regimi.

Puoi fare e dire quello che ti pare e nessuno osa fiatare.

Eppure alla fine è tutta una questione de lana caprina, col “de” alla latina.

Possiamo essere indecisi se il vello che ricopre le capre sia di lana o di pelo.

Ma anche se scadente e di basso valore, comunque ti copre e ti dona tepore.

E poi di certo non tutti possono essere pecore alchimiste, capaci di dare lana di maggior ancestrale plusvalore, insieme a formaggio di grande sapore.

A meno che non si parli di immunità.

Allora l’unica cosa che conta è come ce la prendiamo.

Tutto il resto è di lana caprino, che così sembra pure promossa a merino.

E alla fine ci resta solo greggiare.

Per cercare l’immunità da animale visto che quella da umani non la inventiamo.

E se ci dava un po’ fastidio essere definiti pecore, beeehhh, adesso ci ritroviamo di fronte alla realtà. .

Gregge al macello, ma se vivo che bello.

E se penso ad un gregge, non lo vedo ne’ vaccino ne’ caprino.

Sarà un altro l’“ino” che ci salverà.

Di antica memoria.

Sarà pecorino.

Beeehhh.