lunedì 3 gennaio 2022
2022 01 01 Synfisica - Amore gravità e intelletto civiltà - Immagini PPT
giovedì 30 dicembre 2021
2022 01 01 - Szars kaos
2022 01 01 - Szars kaos
Ouverture.
Gioia.
Bella
scintilla divina.
Figlia
dell’Elisio,
noi
ci accostiamo ebbri d’ardore,
o
Divina, al tuo sacrario.
Allarme.
Confusione.
Sono
tutti impazziti.
Da quando c’è omicron.
Tutti i vaccinati danno segno di squilibrio mentale.
Liberi
tutti.
Siamo over 100.000.
Non gli frega niente a nessuno.
Figurati di deltacron.
Occhio
che a lasciarla andare spunta la Szars.
Imperativa.
Imperiale.
Gassosa.
Intanto.
Solita tarantella elettorale.
Funiculì.
Solita.
Che ci contagia ogni volta che c’è da eleggere qualcuno.
Almeno
una voltanno, dunque.
Tutto
bloccato.
Encefali
in pappa.
Macedonia
delle idee.
Schizofrenìa.
Prende
al cervello.
E’
la variante neurale.
Una
pioggia normale.
Di
norme.
Di
norma.
Un
pornomane presidente.
Meglio
i casini.
Draghi
fumanti di giramenti.
Giuramenti.
Intanto.
Poveri
a 10 milioni.
Inflazione.
Interesse
su i tassi.
Passione
di tasse.
Spotere
di spesa.
Rabbia
di offesa.
Recessione.
Che
paura.
O
soluzione.
Revoluzione.
Distrazione.
Di
fondi.
Di
fuoco.
Treno
perso.
Investimenti di briciole di pnrr.
Persi.
Una
volta li facevamo da soli i 200 all’anno.
Intanto.
Europa
dibatte.
Europa si sbatte.
Austeri si, austeri no.
Memorie
weimaraner.
Guerra
in casa
Ucraina
vicina.
Più
della Cina.
Dove bastan tre nina,
e ti chiudono milioni.
Nostalgia di genìa,
che sia rinascente,
comandando decisi
e non persi di crisi
Intanto.
Guerra
del gas
Nelle
mani di zar
Focolai dappertutto.
Quasi fin dove è tocai.
Ribollita di impero
che paura, sincero.
E se si sveglia il kazako
Gengi's fan zarkhaàn.
Intanto.
Gradi
anormali.
Tramsizione
verde.
Andate in tram.
Come
un sabato italiano.
Già
dimenticata pure tu.
Voglio
il na no nu cleàr.
Come
direbbe l’Oms.
Al
peggio nanofunghetta un condominio.
Meglio del gas,
rende ostaggio di zars.
Sta tutto da loro.
Varrà più dell'oro.
Intanto.
E intanto l'ltalia giocava alle carte
Eee se ne stava serena nei bar.
O bare.
Non si può comandare.
Ci finisci a turbare
Ne bastavano 100 di euro.
E l'obbligo si svelava farlocco.
Se lo sapeva la nina di cina
non nascondeva in cantina
chi li chiaman vaccina
Cantate.
Canta che
ti passa.
Saturazione
di stelle.
Di balle.
Kalimmudda ipsum kaotic
lunedì 27 dicembre 2021
2021 12 27 – Le Covicroniche 21
2021 12 27 – Le Covicroniche
Stagione 21
Atto Finale
Chiudo con Natale Pasquale ritenendo che basti e avanzi.
Sono 67 scritti, oltre quelli della stagione 20 (circa 80) ed alcune
riprese storiche.
Due anni di diario virale, o perlomeno che spero sia tale.
Alla neurosfera abbiamo donato abbastanza.
Il web abbiamo educato a sufficienza.
Adesso tocca a qualcun altro.
Nel 22 vedremo se se ne riparlerà
Si trova tutto qui:
http://cloeconomie.blogspot.com/
Casomai voleste volere, usate il box di ricerca.
Saluti da Kalimmudda
sabato 25 dicembre 2021
20 12 25 - Natale pasquale
20 12 25 - Natale pasquale
Che ci obbliga di nuovo al
virtuale.
Fratelli gemelli,
d’errori fardelli,
sul dorso portate
e noi contagiate.
Non che possa negare di averne
già parlato a sufficienza.
Dalla Covicroniche stagione 20
alla prossima stagione 21, sono decine di nanoeditoriali in A4
E comunque se non io, ci pensa
il popolo bue.
Anzi vaccino.
D’altronde si sa che la gente da
buoni consigli quando non può più dare cattivo esempio.
La mia resistenza passiva al
vaccino non ha niente a che fare con la paura ne con la libertà.
Ne con il vaccino, a cui sono
favorevole se indispensabile.
E’ inoltre totalmente
responsabile verso i terzi.
Non esco mai di casa e così facendo rappresento anche uno stile di vita sostenibile, non solo consumi per intendersi.
Ne aperifè.
Trovo però che la confusione
mediatica renda solo l’immagine di confusione mentale in effetti imperante.
Tre punti particolari.
1.
Non sono una cavia,
e sfidatemi a non dovermi sentire tale
2.
Trovo insopportabile
la logica del profitto applicata alla demìa
3.
Trovo criminale
passare al bancomat vaccino senza spingere sulla cura.
Potendo permettermelo sto chiuso
in casa e aspetto gli eventi, che guarda caso avevo già immaginato.
Ma ieri sono rimasto basito,
attaccato da un vacs a prescindere dal conoscere la mia posizione, esternando un
sono tutti coglioni, delinquenti e così via .
Allora non gli ho risposto perché
non c’è peggior sordo di chi è infarcito di propaganda.
E non di intelletto.
Dovrebbero bruciarli tutti, ci è
mancato poco che mi tirasse riferito alla questione ospedaliera.
Allora ci vuole qualche
osservazione che rende una parte di no-vacs ragionevole.
Perché non crederete mica che
milioni di italiani, e stranieri anche sanitari siano in preda ad una
allucinazione collettiva.
1.
Non sapete quanto e
come muta il paniere di virus
2.
Quindi non sapete
quanto e se dura il vaccino. Ricordate le prime stime.
3.
Non sapete dove e
come inizia, il fantasma del paziente zero.
4.
Non sapete da cosa è
veicolato, io ho il terrore delle zanzare.
5.
Dite che tutti i
vaccini durano poco, come l’influenza, ma poi arriva l’estate. Ma questa no, non si è fermato, solo accumulato riserva
di carica.
6.
Siete alla rincorsa,
sempre un passo indietro.
7.
Non ci mettete nemmeno
tempestiva capacità decisionale. E arriviamo a 50.000.
8.
Una mascherina è una
tragedia e una cura è un miraggio antimonetario.
9.
E chissà cosa altro
L’arroganza dell’ uomo delle
certezze lascia senza parole.
Mi sa che il problema non sono i
no-vacs, ma gli arrovacs.
Se fate due conti vedrete che i
contagiati non possono che essere anche vacs e non se i vaccini
funzionassero davvero.
E la questione che i morti
possano essere vaccinati resta nel limbo.
Mentre umilmente avanza la variante
che ce lo ha piccolo piccolo, o’ micron.
E questo ve lo dicono senza
vergogna.
Una dose, 2, 3, in Israele, tra
l’altro genìa forte, 4 e 5
In ogni caso avevo detto che mi
ero stufato di virale e virtuale.
Se avete un briciolo di testa
più di un ragioniere manipolato vedrete che questo natale, sarà piuttosto pasquale.
Ma chissà chi la capisce.
Ps : dimenticavo la ritrita questione
della saturazione dei posti in terapia intensiva.
Ecco a cosa vi serve una cura,
visto che con il vaccino il virus gira comunque.
Sarei curioso di sapere i dati
che ci propinano come sono ripartiti, a parte minatòri “si muore 10 volte di
più se non vaccinati”.
Voglio i numeri.
Su 50.000 positivi, quanti
vaccinati ci sono?
Ovvero quante volte può fare il
giro in un anno?
Poi vediamo i morti.
Ma li ne basterebbe una decina
di morti vaccinati per scoprire una malaugurata e inauspicata truffa demìale.
Ma allora, allegrìa.
Liberi tutti
Kalimmudda ipsum dixit
sabato 18 dicembre 2021
2021 12 18 – L’umiltà dello omicron
2021 12 18 – L’umiltà dello
omicron
Per www.parolebuone.org
Mi ha trovato ripieno farcito
di ilarità la storia della definizione del nome di questa recente variante spuntata
a rovinarci lo shopping all’ultima moda natalizia.
La prassi dell'Oms, stavolta,
ha subito per la prima volta una deroga e ha infatti saltato le due lettere
dell'alfabeto che erano "di turno" per l'assegnazione a nuove
varianti: la Nu e la Xi.
La "versione" del
virus scoperta in Sud Africa, infatti, avrebbe dovuto essere chiamata Nu, a
ruota della variante colombiana che era stata denominata Mu.
Invece l'Oms ha saltato la
Nu e anche la lettera successiva, la Xi.
In assenza di spiegazioni
ufficiali, inizialmente la decisione è finita al centro di un piccolo giallo
che ha alimentato anche polemiche politiche nel momento in cui è parso che la
lettera Xi fosse stata evitata per non offendere il presidente cinese Xi
Jinping.
In seguito, sollecitata dai
media, l'Oms ha emesso un breve comunicato in cui ha spiegato le ragioni dell'esclusione
delle due lettere.
Nel caso della Nu, la
lettera ha foneticamente troppa somiglianza con la parola inglese New e poteva
generare equivoci. (Ndr : ….…..)
Quanto a Xi, la spiegazione
dell'Oms, è che si è voluta evitare perché rappresenta un cognome diffuso e
l'organizzazione è sempre molto attenta a scegliere per le nuove malattie dei
nomi che non offendano "gruppi sociali, culturali, nazionali, regionali,
professionali o etnici". 2021
11 28 - www.repubblica.it
Meritoria Oms, sembrerebbe.
O no?
Secondo me invece è
questione di complottistica manipolazione di massa.
Guarda un po’.
Non possiamo mica dire che
un vaccino che svapora dopo qualche settimana non funziona
Non vogliamo nemmeno
spingere sul pillolone curavirus o altre trovate della scienza.
Figuriamoci se possiamo
ammettere che lo sappiamo da anni che a lasciarlo andare questo virus, genera
emergenza dalla complessità, nel senso che emerge in nuove configurazioni come
sempre capita ai sistemi adattivi.
Allora, mentre l’economia
reclama consumi natalizi assembranti, ecco che bisogna inventarsi qualcosa che
distragga l’attenzione.
E cosa di meglio di un
minimalisticissimo “omicron” che onomatopeicamente evoca un micro, microbo
piccolo, mentre l’umanità ce lo ha lungo lungo.
Così lungo da sodomizzarcisi
da sola, col suo proprio uccello.
Creduto alla fine emergenza,
l’arroganza umana si scontra con l’umile omicron.
Lo si lascia girare, il
virus, e lui fa il sò mestè.
Si replica duplica, triplica
e così via per sopravvivere.
Mentre noi ci omologhiamo e ce
la prendiamo con quattro non vaccinati che nulla hanno a che fare con il fatto
che il vaccino non smette di fare girare il virus, copre solo qualche mese e suscita
istinti siringologici diffusi.
Oltre ad un generale suicida
istinto alla “liberi tutti”.
Tanto se uno muore è un no-vacs
e se lo è cercato.
Ricorda l’Aids.
Sei ricchione: te lo sei cercato.
Fatto salvo qualche proclama
di massa sulla vaccinazione mondiale nessuno sembra puntare sulla cura globale.
Mentre il virus gira libero e
felice, nella sua beata umiltà di essere inconsapevole.
Dicono che non abbia
coscienza.
Ma forse siamo noi umani che
non sappiamo in effetti cosa sia la coscienza.
E mentre ci trastulliamo col
lungo lungo, restiamo sconvolti e spiazzati di fronte alla avanzata dell’umiltà.
E dire che basterebbe
rimettere la mascherina, come in certe zone asiatiche fanno da decenni.
Ma invece dell’umiltà
coltiviamo il bacillo dell’arroganza.
E’ passata.
Ci crediamo.
E invece no.
Povero Omicron.
Lui che è solo piccolo.
E umile.
Kalimudda
ipsum dixit
plop
mercoledì 8 dicembre 2021
2021 12 08 – La consapevolezza del tonnetto
2021 12 08 – La consapevolezza del tonnetto
Per https://www.parolebuone.org/
I
pescatori sono consapevoli di chi sono loro, e alcuni anche del mare, ma ai pesci qualcuno lo ha chiesto ?
Tonnetto,
tu lo sai chi sei?
Prendiamo
il tonnetto perché si pescano a traina, la vera modalità quasi alla pari.
A lenza morta, così si pescano i tonnetti a traina.
Fuori
dall’acqua si naviga a stento, con pochi giri il motore va lento.
La
vera difficoltà rimane sempre indovinare da dove arriverà la corrente. Quella
che determinerà l’incrocio giusto del branco con il progredire della barca.
Si
viaggia appena appena.
Più
piano si va meglio è.
Il
tonnetto è intelligente e noi dobbiamo far finta di galleggiare, nuotare,
passare di la per caso.
Il
movimento serve soltanto a una cosa, a tenere in lieve tensione il filo di
nylon.
In
fondo a quello, ci si è scelta e attaccata un’esca.
Sono
contrario alla traina ad esca viva.
Mi
sembra sempre un inganno eccessivo.
Far
leva sulla connaturata consapevole fame del povero tonnetto mi sembra cosa
davvero meschina.
Per
cui alla fine della lenza ci metto sempre un pesciolino di plastica.
Altro
che reti a strascico.
Ah,
se questo stesso codice deontologico fosse più consapevolmente diffuso!
A fior d’acqua il pesciolino di plastica nuota sulla
base di qualche algoritmo con cui è stato progettato.
In
effetti ne fanno consapevolmente di bellissimi, spesso oggetti da
collezionisti.
Sono
progettati per muoversi con l’idrodinamica che li investe, e si muovono proprio
bene: alcuni fanno addirittura un ciclo “su e giù” e poi un ciclo “destra
sinistra”.
Sembrano
quasi veri.
Ma
almeno al tonno lasciamo in dote la possibilità di quel quasi.
Il
tonno consapevole e sgamato sarà quello che saprà sezionare l’istinto di fame dalla percezione
visiva. Perché una cosa, forse, l’essere umano non sa imitare, ed è la
apparente casualità con cui si manifesta la vita
Insomma,
il tonno consapevole di sua natura non abbocca, perché sarà quello consapevole
di chi è lui, predatore rapace, si, ma “occhio
che non siamo mica in cima alla catena alimentare”.
Appena
sotto il pelo d’acqua, il pesciolino nuota nella sua plastica, serena,
ripetizione.
Ignaro
di tutto, inconsapevole, si vede anche staccato dalla canna. Il nylon quasi non
si vede, a meno di incrociare qualche fascio di luce con una determinata
angolazione.
Parecchi
metri più sotto e più lontano, qualche branco di tonnetti si muove in gruppo.
Fino
a che uno di loro vede per primo quella che crede essere la sua colazione.
L’istinto
predatore si impadronisce di lui in un istante, e il tonnetto esce di botto dal
branco puntando alla massima velocità il suo pesciolino.
Quando
è a pochi metri si mette parallelo al pelo dell’acqua, a fauci spalancate, gli si butta addosso e lo
investe di lato agguantandolo in bocca.
Dicono
che a quel punto il tonnetto si reimmerga a tutta velocità verso le profondità
del mare.
E’
la sua natura.
L’aumento
della pressione deve fare scoppiare la vescica natatoria del pesce predato.
Tutto
ciò avviene in pochi secondi, e noi pescatori dilettanti diventiamo consapevoli
e ce ne accorgiamo per il rumore della lenza, la quale era stata lasciata
appena bloccata nella frizione del mulinello, in modo che un lieve cambio di
peso “attaccato” all’esca avrebbe fatto iniziare lo srotolamento della lenza
stessa con il suo tipico “frrrr” .
Inizia
la danza del tira e molla, del lasciala e recupera, la lenza a quel punto non
più morta, ma viva, della vita che le ha trasferito il tonnetto.
Anche
lui diventa consapevole e pensa di sicuro: cazzo mi han fregato.
Credevo
di essere furbo e invece.
Il
tonnetto va in picchiata per liberarsi , e l’umano lo lascia sfogare e poi recupera
con delicatezza.
Fino
a che il tonnetto esaurisce l’enfasi della sua natura, l’infoio predatore, e finite
le energie viene tirato a bordo barca stremato, per essere “guadinato”.
Sperimenterà
così anche lui, senza poterlo raccontare a nessuno, la tragica potenza della
strategia della lenza morta.
Quale
è la morale ?
E
che ne so, io.
Anche
se a ben pensarci ce ne sarebbero tante, credo.
Consapevolezza
è il riconoscimento del nostro autentico valore.
Allora
il tonnetto da pesca “sportiva” non sarà più un trofeo di vittoria da
autostima.
Ma
io ero consapevole solo che volevo raccontare una storia di consapevolezze
subacquee e reciproche.
O
no ?
PS: sono sempre stato un pescatore predatore ecologico. Non prendevo quasi mai niente. Per fortuna
Holy mother : entemporanea densità di consapevolezza.
Kalimmudda ipsum
dixit
lunedì 22 novembre 2021
22 11 2021 - A Vittoria. La mia consolazione. E' maggiorenne. AUGURI
22 11 2021 – A Vittoria ! E’ maggiorenne
!
A Vittoria.
Whenever I Say Your Namе : https://www.youtube.com/watch?v=yq0bl7KjkrQ
Devi fare ciò che ti
fa stare bene
Il compleanno con cui sei
diventata maggiorenne.
Spero che adesso ti possa
finalmente alleggerire l’anima dai fantasmi che credo ti accompagnano da tanti
anni.
Adesso sei libera e in grado di determinare
il tuo futuro.
Noi siamo sempre tutti qui a tua
disposizione per aiutarti come crederai.
Nonostante le tue difficoltà, non
sei mai stata sola, ma ci siamo sempre stati.
Ringraziamo la mamma e lo zio, o
se preferisci promuoviamolo pure a papà, che ti hanno fatto diventare una meravigliosa
giovane donna .
E i fratelli che ti hanno dato
la famiglia che io non avrei potuto darti.
Io ci sono sempre e ci sono
sempre stato, anche se non mi vedevi.
Sei sempre stata nei miei
pensieri e nel mio cuore.
E lo sarai sempre.
Ogni mattina da quando mi
sveglio fino a sera quando mi addormento.
Ma grande petit puce.
Vorrei averti avuto vicino in
tutti questi anni e poterti crescere, come in principio.
Per poterti insegnare, aiutare,
consolare, supportare, e pure sgridare quando del caso.
E invece è andata in un altro
modo.
C’est la vie.
Ma va bene così.
Sei sempre il mio gioiello.
Anzi, non sei mio.
Adesso appartieni alla vita.
Vai, vivitela e gustatela.
Mangiatela.
Con tutte le sue altalene.
La vita è bella.
Che la tua sia una meraviglia.
Te lo sei meritato.
Questo è il mio augurio.
Basta parole.
Che sia un giorno di festa !
Festeggiati !
E’ un ordine.
Da papà.
Ti voglio tanto tanto tanto bene
domenica 7 novembre 2021
2021 11 06 – Ora et elabòra
2021 11 06 – Ora et elabòra
Per www.parolebuone.org
Parola buona: elaborazione
In realtà elaborazione
collettiva, ma così erano due parole.
Non so se vale lo stesso.
Come sempre mi colpisce la
notizia.
150.000 presenze al salone del
libro.
Geniale quel “sembra che ogni
italiano voglia scrivere il suo libro”
Non so che tipo di figura
retorica sia, ma figura bene e per niente retorica.
In ogni caso mi evoca Leopardi
quando disse, o scrisse non so bene, che oramai c’era così tanta gente che scriveva
che si sarebbe dovuto pagare chi leggesse.
Va bene così.
Consegnare alla neurosfera forme
espressive disparate è un passo verso la civiltà dell’intelletto.
Dal bisogno di leggersi dentro,
a quello di condividere la scoperta di quello che dentro ci abbiamo scoperto.
Un abbozzo di uscita dal bozzolo
del brucomente, grazie alla vittoria delle cellule immaginative su quelle
brucali.
Un principio di sfarfallio delle
coscienze.
Un risveglio.
Quando iniziò la pandemia, prima
ancora nello stato di epidemia, ricordo che scrissi che era l’occasione per cambiare modello di vita.
A patto che durasse abbastanza
da reimprintare gli schemi neuronali della nostra scala dei bisogni.
Forse, anzi quindi, sta
veramente succedendo qualcosa.
Dopo mesi sembrano perdere
vigore sia i proclami sui numeri dei contagiati e vaccinati che le polemiche e la
loro recezione e manipolazione di massa.
Ma cosa succede esattamente ?
La collettiva elaborazione di un
dato di fatto che inconsciamente tutti speravamo sparisse.
Come gli struzzi con la testa
nel buco.
E invece non sono sparito, disse
il leone allo struzzo.
E ci ha obbligato a cercare altrove, prima di tutto dove
avevamo a disposizione in abbondanza.
Dentro di noi.
Dove tanti hanno scoperto un
universo, di cui siamo fatti, che prima era latente.
Ciò ha portato a riscoprire
valori di fondo più profondi, per il semplice fatto di avere avuto il tempo per
andare in profondità.
Non credo che i movimenti degli
attivisti si sarebbero sviluppati con tale forza se la coscienza fosse stata imbottita
di tranquillanti da consumismo, antidoto alla paura di morire divenuta bisogno
di appropriazione, derivata dall’istinto di sopravvivenza.
Invece la presenza costante della
morte, volenti o nolenti non più ricacciabile nell’inconscio, ha obbligato ad
evolvere quella che riteniamo vita.
Anche i movimenti di protesta ,
forse un po’ confusi in effetti, testimoniano un empito vitale che il mondo anestetizzato non aveva.
O aveva dimenticato da decenni.
A me ricorda il 68 e coda, che
pure non ho vissuto.
Questo è quello che credo io,
per lo meno.
Ovvero la mia elaborazione
individuale, parte conscia di quella collettiva
Come ci sono arrivato?
Beh, questo è facile.
Con il processo sopra descritto,
che potremmo sintetizzare come segue.
Ora et elabòra.
E poi imagine .
Col suo radiovisivo (hi hi hi) capolavoro
di video originale.
Kalimmudda ipsum dixit
sabato 30 ottobre 2021
2021 10 30 – Caccia all’uomo
2021 10 30 – Caccia all’uomo
Questa
mi sembra degna di nota
Non
è una bufala.
Ed
essendo circostanziata non mi pare nemmeno un’ipotesi da complottista.
Mi
suona la notifica del pc.
E’
il mio medico di base.
Leggo
con stupore che l’Ats Le ha chiesto di verificare se mi sono vaccinato o no.
Il
medico mi scrive con tono che io interpreto quasi come tono di scuse.
Rispondo
che no, non mi sono vaccinato.
Lei
mi scrive un grazie e non mi chiede perché.
Chiusa
la chat, rimango con un senso di stupore che interpreto solo il giorno dopo.
Tralasciamo
il fatto che se l’Ats non sa se sono vaccinato hanno quanto meno un problema
organizzativo.
Mi
chiedo chi è che tiene il conto che ci
propagandano tutti i giorni.
Ma
mi sento in dovere di esporre le mie ragioni, anche se in stato di diritto
nessuno me le dovrebbe chiedere.
Io
ho deciso di non vaccinarmi per le seguenti ragioni.
E
non c’entrano niente :
1.
ne la paura
2.
ne la libertà
Primo.
Non
mi hanno obbligato, e questo per me è segno di dubbio istituzionale.
Se
ci scappa anche un morto solo ci sarebbero i presupposti per una denuncia per
omicidio.
E
se dubita un governo, figuratevi un cittadino inerme.
Secondo.
Non
sono una cavia, e che da tali siamo trattati è evidente dalla progressione
delle dosi necessarie.
Si
è partiti con una dose e si arriva a tre in qualche mese, come dire che l’efficacia
dei vaccini dura la vita di una caciotta.
Anzi
molto meno.
Ma
io vaccinato non lo sapevo dall’inizio e adesso continuo col richiamo che tra
un po’ sarà quotidiano.
E
dacci oggi la nostra dose quotidiana.
Terzo.
Non
alimento l’appropriazione del plusvalore da parte delle farmaceutiche.
Si
era partiti con una dose da 10 dollari si è arrivati a 3 dosi da 30 dollari.
Ammesso
e non concesso che i dati siano trasparenti.
Io
per scelta non ho nemmeno la macchina, figurarsi se arricchisco la Pfizer.
Da
10 a 90 dollari per ciclo vaccinale fa il 900%.
E
nessuno di noi popolino sa quanto costa effettivamente.
Quarto.
Trovo
quindi indicativo di logica del profitto il fatto che dal principio si è
puntato sul vaccino e non sulla ricerca a tappeto di una cura.
Si
poteva finanziare la filiera di ricerca per alimentare il ciclo sintomi,
tampone, 3 pillole, fine del problema.
Il
che probabilmente sta succedendo, ma intanto meglio scegliere il bancomat vaccino
per qualche annata.
Quinto.
In
tutto questo, io sono favorevole al vaccino, ma per mio stile di vita casalingo
e assenza di contatti sociali posso permettermi di non farlo.
E
rispettare i miei principi sopra esposti.
Ed
evitarmi potenziali grane, che tutta la dubbiosità che aleggia in chi ci
governa non promette nulla di buono.
Finchè
mi squillerà il citofono, e mi vedrò alla porta la precrimine vaccinale con una
siringa in mano.
Che
mi bucherà e poi obbligherà a cucirmi un passi verde sul cappotto.
Sempre
che l’Ats sappia a chi sta propinando il vaccino e non proceda a caso.
La
vaccinazione a pioggia ‘ndo cojo cojo.
Sarebbe
una nuova strategia.
O
forse nemmeno tanto nuova.
Kalimmudda ipsum
dixit
sabato 23 ottobre 2021
2021 10 23 - Normodòtèti acchì.
2021 10 23 - Normodòtèti acchì.
Dòte.
In
puglièse.
Perché
mi piace l’ironia di geografia.
Che
non c’entra niente ma mi fa sorridere.
Però
mi confondo sempre gli accenti.
Ma
comunque.
Ciccinammafe’
di ‘ste dòti.
Noi
normodòtéti non le abbiamo in abbondanza.
Nella
norma, semmai e se va bene.
E
bastano appena per noi.
Normodotato
in psicologia si dice di individuo che ha un coefficiente di intelligenza
intorno ai valori medî.
In
fisicologìa invece si dice di individuo che di doti ne ha lo stesso.
Uno
normale.
Ho
sentito la storia di un colonnello militare che ha raccontato di avere usato
l’esperienza ricevuta in dote dalla fuga da
Ebola, per trasportare malati di
virus Covid verso gli ospedali dai posti liberi.
Attaccàti
con le cinghie ai C 130, quasi come fossero dei normali tram sanitari, facevano
la spola spostando malati, con tutti i loro macchinari per respirare, ancorati
come possibile.
Ho
anche immaginato preghiere contro le turbolenze.
E
poi qualche bestemmia, pure sacrosanta, alla presenza di turbolenze.
La
vocazione all’aiuto è in dote anche ai soldati, così spesso dati per scontati
nelle loro doti, e che ammettono sinceramente che senza la dote Ebola non
avrebbero potuto donarci un trattamento Covid in dote.
E’
una cosa che dota di speranza, o no?
E
non è normale.
Allora
ho ammirato quelle doti di duplice natura.
Naturali
e acquisite.
Normodòtèti
si nasce.
O
con buona fatica lo si diventa.
Non
è detto che ce la si faccia.
Mentre
ci sono individui dotati di doti superiori alla media già dalla nascita.
Sono
quelli che a scuola “è dotato ma non si applica”.
“Quindi”,
non si applica, dovrebbero dire.
Hanno
bisogno di meno sforzo, essendo dotati.
Per
forza che non si applica; è dotato oltre il normodòtèto .
Che
si applica a fare.
E
invece no.
Tutti
siamo dotati di qualcosa.
Capacità,
attitudini, predisposizioni.
E
la dote, in qualsiasi dose di presenza, è un dono.
In
quanto tale si ha il dovere morale di farci qualcosa.
Oh,
parolone!
Non
dico che dovremmo essere tutti su un C 130 a dotarci di ossa.
Ma
forse anche si.
Così
ci faremmo un bagaglio di esperienza da portarci in dote.
Ma
questo succede già.
Tutto
quello che facciamo produce una dote di esperienza.
Esperienza
di esistenza.
E’
la vita che è un C 130, carico di vita.
E
tutto si accumula nella neurosfera.
Non
crediate vada perduto quando si muore.
Le
doti, naturali o da fatica, restano incise nel vinile del gravitone.
Sono
cumulative.
E
determinano la crescita dell’intelletto.
Ecco
allora che bisogna liberarsi dal subconscio, che a furia di traumi ci impedisce
il decollo, e cercare le proprie doti.
Ci
crediam normodotati, a volte sottodotati, ma le doti son li in latenza di
attesa.
Scoprirle.
Capirle.
Coltivarle.
Renderle
abitudine.
Ecco.
Quando
tutti avremo fatto ciò, l’era del brucomente sarà
più vicina.
E
soprattutto ci sentiremo dotati, nemmeno più normodotati, odiosa parola già
densa di onomatopeico stigma.
Ecco
perché mi fa scherzarla e prendere in ironia dialettica.
Quindi,
come quello a scuola, ci potremo applicare.
Dotati
di leggerezza.
Come
un C 130, non per niente detto hercules, carico di doti che si librano in apparente
improbabile volo.
Volodotati.
Kalimmudda ipsum
dixit



