domenica 3 ottobre 2021

2021 10 03 - Lo stato dei conti di Stato

2021 10 03 - Lo stato dei conti di Stato

Si deve fare.

E’ una rottura ma si deve fare.

Nel 2014 feci una analisi approfondita dei conti di stato, paese, sistema ispirato da esigenza di chiarezza, innanzitutto per me.

 https://docs.google.com - 2014 10 26 - C'e sempre un'altra via - Viaggio in alcuni conti di sistema - Partire con i migranti approdare off-shore

Oggi l’analisi è ancora valida, cambiano solo i parametri.

Decido perciò di procedere con una sola tabella in coda.

E una serie di considerazioni di sintesi in ordine sparso.

Innanzitutto diffidate dalle percentuali.

Vi comunicano così per nascondere i dati reali in valore assoluto.

La tabella riporta i 2.700 miliardi di debito e 1.700 miliardi di Pil a fine 2021.

Ricordate che non sono grandezze omogenee, ovvero non è con il Pil che rimborso il debito.

Ma il Pil mi genera redditi, o entrate, le tasse,  con cui rimborso il debito.

Il famoso 155%, 160% ufficiale è un “mele e pere”.

Ed evidenzia, la tabella, dei trend ipotetici futuri, oltre a riportare alcuni dati passati per farsi una idea

Siamo morti?

Teoricamente no.

Ma tra dire e fare.

Mancano dati a volontà, solo per citarne alcuni, investimenti, bilancia dei pagamenti, riserve, interessi, inflazione e tanto altro, ma serve a farsi la seguente idea.

Se rimborsassi 50 miliardi annui di debito, arriverei nel 2032 con oltre 2.000 miliardi di debito residuo ben oltre il 60% del Pil previsto dall’Europa.

Prescindendo da dove prendere i 50 miliardi, allora si devono rivedere i patti, dando per necessaria l’Europa.

Il che avviene adesso e non nel 2032.

Quali sono i rapporti di forza, adesso?

Usa, Germania, frugali, cicale: bel casino.

Perchè io ho il sospetto che noi crediamo sempre che ci tocchi di diritto divino, non si sa perche’.

Come sforammo il 60% debito/pil a partire dal 1980 per procedere poi piano piano, quasi in un disegno criminoso, che ci proiettasse verso il default e l’appropriazione a due lire dei nostri asset da terzi vari.

La colonia Italia, illusa di libertà e attesa al varco per decenni geopolitici.

Tenete conto che l’euforia attuale è pericolosa assai.

Il Pnrr sono quattro ceci.

Potete confrontare la metà di 190 miliardi spantegati  negli anni con la tabella per avere gli ordini di grandezza.

Non ci ha salvato Draghi, ma i vaccini.

E adesso stiamo vivendo solo un  rimbalzo alla fine del quale torneremo nella configurazione della tabella.

Crescita 2%, se va molto bene, il che vuol dire 35/40 miliardi annui di Pil, diciamo pari a maggiori entrate per tasse per 20 miliardi.

Mi mancano 30 miliardi per rimborsarne i 50 previsti.

Una montagnetta paragonabile a una manovra in più ogni anno, non si sa bene poggiata su cosa.

Allora ecco che arriva lo slogan “se ne esce solo con la crescita”.

Ma come la faccio la crescita ?

Soprattutto se sono decenni che me la sogno.

Due opzioni, non di  più.

Investimenti.

Esportazioni o turismo che è una forma di esportazione stanziale.

Altro ? 

Non saprei.

Una tantum posso fare una patrimoniale, ma non fa crescita, solo spostamento.

Spending review? Sacrosanta, ma anche quella serve solo a mettere lo Stato in avanzo affinchè poi possa investire. Ma lo Stato poi lo deve fare e bene.

No evasione? Certo, ma attenzione a chi mettere soldi in mano, che finiscono come una paghetta ad uno Stato bambino.

In tutte queste opzioni mi si presenta il problema di saperli fare gli investimenti.

Ammesso di avere i soldi

Quindi?

Sorpresa.

Devo investire, paradosso:  altro debito.

Con cui investire in  cose che rendano più di quanto devo rimborsare tra capitale e interessi.

In sintesi la ricetta di quelli fine austerity.

Tenendo conto che uno Stato investe in cose di utilità collettiva, quindi non pensa solo al rendimento monetario e che ciò apre un ulteriore divario sulla capacità di rimborsare i 50 miliardi e, a questo punto, più.

Ora, lo spettro del debito pubblico è veramente uno spettro.

Terrorizza alcuni, tra cui me, e lascia indifferenti altri.

Ma ecco il punto di vista.

Se ipotizzassimo che tutto il mondo delle potenze raddoppiasse il debito e se lo investisse tra potenza e potenza comprandoselo e vendendoselo tra di se nelle stesse proporzioni, ecco la ricetta miracolosa.

Con il doppio dei soldi in giro saremmo tutti più ricchi.

Transizioni  varie, sostenibilità, tutto pagato.

Costano, eh?

Forse qualcuno vi dirà inflazione.

E così sia, inflazione.

Da controllare.

Ma mi fa comodo per svalutare il debito, che a scadenza è sempre nominale

Il problema è che il giochino si inceppa nel mondo reale in cui si guerreggia quotidianamente.

Ancora ben lontani dalla civiltà dell’intelletto.

Forse ci vorrebbe una valuta mondiale.

Garantita e valutata da ciò che ha valore.

Un Cybratto, lo avevo chiamato io, tra cyber baratto e cerbiatto, simbolo di innocenza

Perchè se io sono il solo che si indebita e poi non riesco a investire redditiziamente mi sto’ suicidando più del già successo.

Avevo il padre di mia sorella pieno di debiti.

E mi diceva sempre : ‘”A Clà, stai tranquillo, i buffi ce li hanno loro”.

I buffi a Roma sono i debiti.

E si, ce li hanno loro.

Ma ci rendono deboli.

Attaccabili.

“Virabili”, per restare in tema di malattie.

E se quelli sono buffi, il default non fa ridere.







sabato 2 ottobre 2021

2021 10 01 - Il meme del salto evolutivo

 

2021 10 01 - Il meme del salto evolutivo

 

C’è un aspetto collettivo in tutta questa vicenda del virus.  

Ma va’?

Forse non è quello che sembra.

Forse è un aspetto positivo.

Collettivo e positivo.

E pure evolutivo.

Il ricambio generazionale ideativo.

A furia di parlare di cronaca o metacronaca non lo ho tenuto in debita rilevanza.

Quando fui folgorato di manìa parlavo in continuazione di civiltà dell’intelletto.

Avevo toccato la mente universale, di cui noi fossimo parziale rete neurale.

Ovvero parlavo di una coscienza collettiva slatentizzata e pervasa tra tutti che avrebbe infine reso il mondo perfetto nel suo essere profuso di conoscenza e pensiero per tutti, appunto.

Avrebbe regnato incontrastato il principio del pensiero marginale.

Chiunque avesse avuto una idea positiva la avrebbe condivisa, senza nemmeno volerlo.

E tutti la avrebbero adottata semplicemente perché ragionevolmente positiva.

La stessa sarebbe poi stata vagliata nella pratica e infine rigettata o incorporata nel conscio collettivo.

Immaginate le reiterazioni diffuse alla velocità della luce.

Le storia del cervello di specie usato in minima percentuale sarebbe giunta alla fine.

Ci saremmo trovati con 10 miliardi di cervelli in interconnessione telempatica, con una conoscenza globale cosciente e asimbolica pervasa.

Cane essere cane sempre e ovunque.

E basta.

Con un po’ di altri principi di fondo, tutto essere tutto.

E insieme con questi la telempatìa propria della natura umana che è fondamentalmente, dalle fondamenta, sociale, ovvero buona.

L’amore.

Restava il problema dell’inconscio, collettivo e no, che poteva remare contro.

Ma presto sarebbe evoluto dalla sua latenza e sarebbe divenuto cosciente, smettendo di rompere i cugghiuni.

Nel collettivo non c’era più subconscio, elaborato nel costante iperveloce continuo interscambio di pensieri, parole opere e missioni.

Slatentizzato di massa.

Non ci sarebbe potuta essere nemmeno appropriazione di conoscenza, proprio per la condivisione alla velocità della luce.

Il che comportava il dominio della ragione pura.

La civiltà dell’intelletto, appunto.

In pratica l’esempio prototipale era il giovane web, che non è un traguardo ma solo un test, che proprio perché concepito dimostrava la esistenza e natura della ragione pura stessa, come in uno specchio riflesso.

Al tempo stesso l’evoluzione non è lineare, ma è un processo a salti, il che mi faceva chiedere quando sarebbero avvenuti i salti per arrivare ad un utilizzo percentuale del cervello che supportasse la telempatìa.

Quando è arrivato il Covid la mia prima reazione è stata: ecco è arrivata la punizione divina.

Subconscio malandrino proiettivo ancora latente potente.

Subito dopo infatti, mi sono detto, guardandomi intorno, che era una occasione unica per imparare dai nostri errori, non solo materiali ma soprattutto ideativi, desubconsciandoli in una sorta di analisi di massa da risveglio della ragione.

Un esame di coscienza di massa.

Per avviare una revoluzione, la cui mia personale versione era la Refaso, revoluzione delle farfalle di sopramezzo, ma ognuno avrebbe dovuto farsi la sua, in coscienza.

Che poi avrebbero potuto e dovuto coincidere.

La mia era una visione comportamentale economica e sociale, quindi subordinata rispetto a questioni di massimi sistemi della mente.

Nell’intelletto della mente, infatti, servono filosofi, sociologi, psicologi, artisti, genti in senso lato, non finanzieri ed economi, pensavo.

Ma in fondo quello che chiede l’intelletto collettivo poi sono questioni pratiche, ambiente, lavoro, società, redditi, evoluzione, tutta roba figlia dell’economia.

Aveva senso anche la Refaso, dunque, era una di quelle idee innestabili, e magari marginale, e riconoscibile in quanto tale.

Oggi dunque siamo verso il tutti “vaccinati e mangiati”.

Pronti al viaggio.

E dico tutti, nella convinzione che ci sia già abbastanza intelletto in profusione per evitare la rivoluzione.

Tutti mica solo qui nel nostro west, dove vaccinando si e vaccinando no, il terreno è pronto.

A parte qualche subconscio libertario che crede di dovere essere libero senza chiedersi quanto mai lo fosse prima.

Ma sono questioni di psicologia di individuo o di massa, che non mi pertinengono. Impertinenti.

Bisogna essere determinati, e non lasciarci trascinare dalla paura del mancato negativo.

Aprire la mente ai segnali e messaggi del positivo, inteso contagiante se non contagio.

Profeta positivo.

Se ci ricordiamo che siamo tutti profeti del nostro quadrante di universo e di vita, allora la rete è sufficiente e non serve ancora e subito la telempatia.

Basta farle girare, le pensative.

Per ora.

Peccato però, me la sarei vista volentieri la telempatia, sempre se non lo ho già fatto o sto facendo.

Forse dunque è davvero già l’era del Brucomente.

Probabilmente dipende da come alimentiamo il conscio collettivo, oltre che di buone intenzioni piene di inconscio coi suoi sub e retro, ormai retrò.

Se poi considerate che i vaccini ci hanno dentro pezzi di genetica, e non sappiamo come si assemblerà la sua complessità in futuro, tra caos e ordine un disegno emergerà.

Lo fa sempre.

Magari esiste già un disegno perchè sia ora un salto evolutivo collettivo positivo.

Se siamo fortunati si risvegliano le cellule immaginative.

E nel ricambio generazionale crescono farfalle.

Così ieri le nuove generazioni manifestavano per il clima.

Non per il passi verde.

Un conscio collettivo generazionato e dalle idee chiare.

Multi tutto.

Coi suoi memi “green & social”.

Tipo così, grazie alla doppietta Ap in ricambio mutazionale: Toi Pa .

Giovani incomprensibili in bielorusso mutanti dal bosco dei Bielski .

Se non è un salto generazionale sinaptico questa qua…



domenica 26 settembre 2021

2021 09 26 – La settima dose

 2021 09 26 – La settima dose

Musica di Lucio Dalla e ritmica pure, mas o meno:

L'ultima luna

 Da canticchiare dopo l'ascolto dell'originale

1.      La prima dose

2.      Era quella senza le chiose

3.      L’iniettore si aggirava

4.      A cercare dove bucare

5.      Mentre a caccia di puliti

6.      Poveri cristi

7.      Svaccinati

8.      Stigmatizzati ed additati

9.      Senza dubbio vengono dannati.

 

1.      La seconda dose

2.      Era il cardio di un vaccinato

3.      Che dal bugiardino

4.      Era stato ben bidonato

5.      Gli venne un colpo

6.      Dritto al cuore

7.      Dritto al cuore

8.      Povero cristo poveretto

9.      Danno solo collaterale

 

1.      La terza dose

2.      Fece paura a tutti

3.      Si inziaron a domandare

4.      Se era il caso di perseverare

5.      Doveva essere una volta.

6.      Siam già a tre, già stavolta

7.      Con la macchina vaccinale

8.      Che rimbombi i trombi

9.      Come rombi di statale

 

1.      La quarta dose

2.      Giuraron tutti che era buona

3.      I vaccini son progresso

4.      Lo rifiuti e giu nel cesso?

5.      Ma per sfortuna

6.      Un po’ per sfiga

7.      Si virò verso la lambda

8.      E si si stramba, nuovamente

9.      Tutti chiusi niente banda

 

1.      La quinta dose

2.      Era una fila di sanitari

3.      Che poveretti

4.      Cercavano solo dei binari

5.      Tutti allo sbando

6.      Senza quando

7.      A cercare di capirci

8.      Come mai questo vaccino

9.      Dura manco che due mesi. O no?

 

1.      La sesta dose

2.      Portò infine la cura

3.      E tutti quanti

4.      Si sollevarono di paura

5.      Ste farma dette

6.      Maledette, maledette

7.      Ci hanno usato come cavie

8.      Per far la grana

9.      I passi verdi e l’autorità costituita

 

1.      L’ultima dose

2.      Era la settima su sette

3.      Praticamente, una ogni settimana

4.      Non so bene, mi è sfuggita la durata

5.      Ma son certo, sono sicuro

6.      Dura meno dello yogurt

7.      Ci salvammo, ci curò

8.      Che poi si endemizzò

9.      Come co' colèra, né guagliò



10.  Oh oh oh oh oh oh oh



 

sabato 25 settembre 2021

2019 09 25 – Rendiamo omaggio al papilione

2019 09 25 – Rendiamo omaggio al papilione   

Non ci avevo mai pensato.

Sono tre anni che stiamo a tiramollarci.

E sempre padiglione mi ha dato l’idea di grosso e pesante.

Tra mille difficoltà, a volte anche metaforicamente.

E tra occhiate fugaci,  a volte anche no.

Mentre invece l’etimo è di quelli da omaggiare di scuse per raffinata leggerezza.

Papilion verrebbe dal latino papilionem, accusativo di papilio.

Dalla somiglianza delle cortine di una tenda militare con le ali di….

di una farfalla.

Farfalla.

Leggerezza.

Leggero, dunque; non pesante.

E poi soprattutto cosa c’è di più mentalmente simmetrico di una farfalla ?

E ancora, questa simmetria a battiti reciproci ci fa volare, oltre che creare i famosi temporali italiani. 

Storia e cultura omologhi al battito cinese, ma di imperialismo della mente.

Papiglione.

In principio, un’idea

No, troppo razionale.

Un sogno.

No, troppo poco razionale

No. Ecco,  una visione

Anzi, meglio ancora: un miraggio.

Siamo pure nel deserto.

Ci manca solo la tenda beduina con le ali aperte a farfalla

E l’acqua de bebèr.

Così nasce il miraggio.

Con San Giorgio ad ammonirti che ogni composizione è una guerra col drago.

E che drago.

Non da ammazzare, povero, ma da piegarlo al volere d’umano.

Con costanza, senza strappi al motore. Ma con tante parti in interconnessione

Idee, disegni, progetti, prove

Terra, camion, cemento, ferri, muri, legni

Impianti, interni, arredi, luci

Audio, video, trideo, immagini, contenuti,

Soldi si, oggi no, fatture, scontrini, bonifici.

Partire dalla dalla visione di tenda volante fino all’ornamento del baldacchino.

Tutto intorno, persone, tecnici, lavoranti,

Per giorni, mesi, anni.

Ci va il tempo che ci va.

Ma il tempo non esiste.

E’ solo una convenzione per misurare le variazioni dello spazio.

E cosa c’è di più chiaro di come altera lo spazio una bruca che diventa farfalla?

Sospesi nel fermo nulla di un improbabile deserto.

Fino a che ti svegli una mattina.

Guardi quello che è stato il tuo cantiere di vita.

E la farfalla ha dischiuso le ali.

Troneggia, come pronta a spiccare il volo di una visione che fu, divenuta realtà.

Questa è creazione.

Il mestiere, o il mistero, di Simmetrico.

La creazione della bellezza.

Da un filo di sabbia, come di una clessidra

Con il tempo, che non c’è.

E il lavoro.

E la fatica.

Che nobilita uomini e farfalle.

Quando ci si può dire:                                   noi c’ero.                                             

Pavillion Simmetrico   



venerdì 24 settembre 2021

2021 09 24 - Norma e giornata mondiale della salute mentale 10 OTTOBRE 2021

 


2021 09 24 - Norma e salute mentale

Sono anni che non partecipo all’attacàti al tram della giornata mondiale della saluta mentale.

Ce ne è bisogno di gentilezza, relazioni, intese.

Sono emozionato. 10 ottobre. Mi porto avanti, dunque.

Anche se tra passi verdi e iniziative autoritarie non so se potrò andarci fisicamente.

Ma che ci frega.

Se tutto va bene facciamo onde di neurosfera e cellule immaginative.

Dobbiamo ringraziare Renato, sempre in pena per Radiogold, che ha avuto l’idea con cui ci vuole sparare in onda nelle auto di mezzo nord Italia.

Neurosfera a quattro ruote, il top.

Ci trascineremo pensiero come clangore di barattoli di un matrimonio.

Per ricordarci che visti da vicino nessuno è normale.

E ascoltati alla radio l’è istèss.

E se è vero che è il momento del brucomente, dobbiamo inseguire l’immaginazione.

E’ per questo che il nostro tram si chiama Norma.

Anche se essendo maschio non dovrebbe essere Norma

Come fa a chiamarsi Norma ?

Mentre ripensavo alla perfidia delle categorie, ho capito.

Beh, che c’e’ ci strano ?

Sarà una trammessa.

O forse sarà un trams.

Noi astigmatici, quando c’e’ da combattere lo stigma, vi lovviamo tutti quanti.”

 

Norma della salute mentale

 La salute qui versale,

del mentale e’ la normale.

Vale ovunque tra universi,

tranne dove ancor s’e’ persi.

 

Da vicino e da lontano,

siamo tutti sola norma.

Non e’ vero che nessuno,

sia, da prossimo, normale.

 

Questo e’ dunque il ciò che vale.

Lumicino e vaticinio.

Se guardati da vicino,

vedrai in tutti la normale.

 

La normale che intendiamo,

e’ davvero cosa chiara;

distribuisce tutti i casi,

all’intorno di una media.

 

E’ così che vi dimostra,

che seppur non tutti uguali,

c’e’ uno spazio entro il quale,

il nostro stare e’ funzionale.

 

“A che cosa funzionale?”

Chiederete artificiali.

Questo e’ ovvio, miei signori:

a crear mondi reali.

 

Tutto quanto v’inventiate,

per a voi dare importanza,

e’ soltanto un artificio,

che per altri e’ sacrificio.

 

Mentre voi giocate ai dotti,

sciorinando pur teorie,

qui qualcuno sogna vitti,

la nascosti in una media.

 

E cosa e’ una tal devianza,

con si grave mal di panza,

se non gran chiaroveggenza,

di palese e greve demenza?

 

Se ti scappa qualche nesso,

tutti addosso a dirti fesso.

Non sia mai che rompi il cazzo,

tutti addosso a dirti pazzo.

 

Ma chi e’ matto per davvero ?

Chi fa danni quanto impero.

Vi par peggio un poverello,

o un Attila novello ?

 

Ecco a voi il nuovo soldo,

che misura il  manigoldo;

metta all’ indice lo pazzo,

che dei danni paghi il pizzo.

 

Hai pensato fuori norma ?

Ti sei posto oltre l’asse ?

Molto bene, puoi provare,

del tuo danno il carmapasso.

 

E così vedrete tutti,

che asportati i veri matti,

dall’inferno quaggiù in terra,

ci troviam nel dopoguerra.

 

Si potrà ricostruire.

Si farà nell’abbellire,

che le menti d’acuire,

sognano sempre a non finire.

 

Giorgio Gaber dalla neurosfera

Far finta di essere strani

 

giovedì 23 settembre 2021

2021 09 23- Brucomente

2019 09 23 - Brucomente

I biologi hanno scoperto che all'interno delle cellule del tessuto del bruco ci sono cellule chiamate cellule immaginative. 

Risuonano su una frequenza diversa. 

Inoltre, sono così diverse dalle altre cellule che il sistema immunitario del bruco le prende per nemiche e cerca di distruggerle. 

Ma continuano ad apparire nuove cellule immaginative e sempre di più... 

Improvvisamente il sistema immunitario del bruco non può più distruggerle abbastanza velocemente e diventano più forti collegandosi le une alle altre per formare una massa critica che riconosce la loro missione di realizzare l'incredibile nascita di una farfalla. 

Credo fermamente, come molti altri, che ci sia un fermento evolutivo nel tessuto della società attuale. Nonostante il clamore della paura, dell'avidità, del consumo eccessivo e della violenza che si esprime attraverso il tessuto sociale, esiste un'unione di uomini e donne che possiamo chiamare cellule immaginative, che rivelano un mondo diverso, una trasformazione, una metamorfosi. 

Il poeta uruguaiano Mario Benedetti ha scritto: ′′Cosa accadrebbe se un giorno, ci svegliassimo e ci rendessimo conto che siamo la maggioranza"? 

A quel punto le cellule immaginative prevarrebbero e farebbero uscire la farfalla da un mondo di vermi! E' tempo di risveglio. 

Gruppi di cellule immaginative si riuniscono ovunque, iniziano a riconoscersi, sviluppano gli strumenti organizzativi per aumentare il livello di coscienza, affinché la prossima tappa della società umana si manifesti, per creare una nuova dimensione della vita, una società che smetta di essere un bruco e potrà diventare farfalla, una società più compassionevole e giusta, un'umanità radicata nella felicità e nella comprensione reciproca». 

Alice per Deepak Chopra




mercoledì 22 settembre 2021

2021 09 23 - Buone intese

 2021 09 23 - Buone intese

 Per www.parolebuone.org

Questa cosa delle parole buone mi sembra una buona cosa.

La pillola di resilienza conforta in alto i nostri cuori.

Ci permette di elevarci dalla condizione umana, davvero troppo umana, in cui ci hanno proiettato.

Trascendenzialità dalla contemplazionità,

Che qua ne usciamo pazzi se preghiamo sempre.

Io aspetto trepido ogni tornata successiva.

Anche se poi maledico chi ha scelto la parola, ogni volta che voglio cercare di scrivere qualcosa di fruibile per chi ascolta, o riceve, cercando di non essere banale.

E sfruculiandone dunque la sua  immaginazione ascoltativa.

Se prendo per buono, come è buono, il concetto di arrivare a destinazione in vari modi, forse dovrei provare altre forme comunicative.

Ma io so solo scrivere.

E fare leggere

E fare girare.

E ascoltare

Mi sorprende quindi apprendere la consapevolezza della ricerca di una multiofferta, che in realtà mi rendo conto che cerco io stesso.

E infatti ho scoperto come dire le parole buone in modi differenti, in modo che si spandano per la neurosfera.

In variegati modi, anche non espliciti.

La mia teoria è che pensieri parole opere e missioni viaggiano nel campo gravitazionale.

Dentro il quale si sovrappongono stratificando e rinforzando significati.

Rotori semantici e centri di gravità per la mente.

Niente si perde al vento.

Casomai alimenta il vento.

Quindi concentrarsi su una parola su cui focalizzare il pensiero è un esercizio di ricerca di intesa.

Io pronuncio  una parola e quella cerca le sue compagne con cui aggregarsi.

Se la intendono.

Così si forma il pensiero.

Per intesa gravitonale.

Sempre intesa è quella semantica.

La sequenza delle ultime parole è indicativa.

Riparazione, entusiasmo, relazioni, gentilezza.

Cercate il nesso di intesa.

E’ anche divertente.

E magari scopriremo un meme che si autopropaghi come unità culturale di pensiero resiliente.

O meglio ancora di pensiero.

E basta.

La rienrelezza.

Che tra l’altro sembra un iniezione di vaccino di pensiero.

Eccola la bontà di intese e intesa.

La parola buona.

Io non sacrifico il significato originale di intesa.

Lo evolvo, o almeno ci provo.

Magari delirando.

Ma quello è il privilegio della scrittura sinaptica di un matto patentato.

Così l’intenzione di comunicare mira al cuore.

Sforzandomi di comunicare per comprendere me stesso.

E così cercando di stare bene.

Confidando che qualcuno ascolti.

E ci stia bene.

Di intesa.

 

Kalimmudda ipsum dixit

 

Ludovico Einaudi per tutti da Vittoria: vola