2025 01 25 – Parole cortesi, pensieri scortesi
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Cortesia
Per cortesia, piangiamo una prece per la povera categoria dei
pediatri.
Dediti a scervellarsi per il bene dei nostri pargoli.
Dotti dottori soli contro un potente potere memetico.
In scienza delle informazioni meme è una sorta di unita minima di pensiero replicabile.
In pratica è il gene base di conoscenza che può diventare anche tormentoni.
Innestati con arte e technè in tante ripetizioni di generazioni
di neuroni.
Più o meno, se ricordo bene.
Il tema dei testi di certe moderne canzoni in salsa di social è sì una scudisciata
di allarme.
L’uso delle parole e del loro effetto profondo è un bel casino.
E con quante varianti in potenza devianti.
Comunque parola in greco antico si dice logos, come il
pensiero.
Logos e pensiero una faccia una razza.
Pensiero poi deriva dal latino pensum, pesare.
Per sua origine, sottende una attività di produzione di fenomeni
complessi.
A partire da una semplice materia prima grezza come ad esempio un quanto di lana.
Quindi il pensiero già da millenni ha un peso.
Espressioni di violenza germogliano facili in uno spazio tra neuroni leggero e vuoto.
Sono troppo poche le connessioni contro il divide et impera neurale generale.
Con cui si ha un facile controllo delle folle chiuse ad arte in universi privati.
Che non vedono più nessun’altro, in overdose di informazioni.
Tutti diventano omologhi credendosi il contrario.
In una marmellata cerebrale di colore grigio topo militare.
Riempita ad arte dietro un camouflage di vera arte.
Alla fine la manipolazione in ripetizione ci rende tutti coglioni.
Lasciando spazio vuoto per l’innesto di germi velenosi, o a volte anche no.
E’ così che vengono spacciati falsi profeti, musici,
artistici fino a ludici videogiochi.
Quindi ogni parola educa, o il contrario.
Ma se ci metto poco logo esce un vuoto scimmiottìo intercontinentale.
Fanno sorridere certi rapper urbani metropolitani provinciali nostrani.
Ma sono pericolosi proprio per la innestata replicata reiterata ridondanza.
Che si incide nel vinile della neurosfera e quindi in ogni mente.
Batti in testa una bugia per cento volte e quella diventa verità.
Risuona una minchiata cento volte e te la ritrovi nella testa.
Vale anche per me, non siamo ipocriti, dico a volte cattiverie camuffate da pensieri.
E allora cerco approdi di ironia con cortesia e non cattiveria di sarcasmo.
Perciò viva certo la cortesia.
Senza però cadere nel tranello del qua nessuno è fesso.
Aborriamo la violenza per scelta e indole di cortese gentilezza.
Ma se voglio un’invettiva più efficace uso l’arma popolare.
Più volgare, diretta e camuffata di ignoranza.
Con una punta di arroganza che in fondo è violenza.
Ciò premesso dedico una sottile gentile metafora ad autori e produttori che turbano poveri pediatri.
Ode derivata dalla enciclopedica tradizione dell’inferno della
poesia napoletana.
“Pilo piluzzo, t’aggio visto volare nell’aria.
Dimmi, fossi ‘nu pilo niro d’o cazzo tuosto di ‘nu soldato.
Oppure fossi ‘nu pilu riccio d’a fessa floscia ‘e ‘na zitella.
Embè che c’è, nun me rispondi, fai parla’ a me sulo?
Aggio capito tutte cose.
Sei sulamente ‘nu pilu di culo.”
Certe volgari parole donano metafore di tutt’altra violenta potenza.
E sono applicabili quocumque.
Ma gentilmente, con cortesia.
Kalimmudda isum dixit

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