2025 01 11 – Franco e la flotta di astrobarche - Nanovella
Correva l’anno 2015 quando Franco, un decennio prima di altri, aveva
avviato i lavori.
Voleva costruire la sua grande opera umanitaria.
Una grande turbina, un mulino camuffato da roba militare.
Una dinamo satellitare il cui scopo era fornire elettricità senza fili in ogni angolo di mondo.
Non era stato facile in principio, sempre nascosti dietro
paraventi di sicurezza globale.
Vai a spiegare la nuova rivoluzione dell’elettrone, tra paure di
disoccupazione e della transizione.
Franco ricordava nostalgico il problema degli scioperi nostrani nei
centri di controllo barlettani.
E quella volta che rischiarono di perdere l’astrobarca
lanciatrice depositrice di nano satelliti in rete.
Un tremito spaziale aveva rivelato la natura dell’universo per niente
placido, ma tumultuoso di gravità.
A Barletta allora nessuno lavorava, tutti presi dai picchetti
con le famiglie a portare le orecchiette.
Tutti tranne Carmela crumira, donna de puliscere sola rimasta a
travagliare.
Salvò il prototipo di depositore di uova satellitari sbraitando
fuori dai cancelli occupati e picchettati.
Il depositore era stata invenzione rivoluzionaria.
Non si sparava un razzo in cielo dritto retto come una nerchiosa
supposta stellare.
Ma funzionava ad astrobarche in gentile ascesa su correnti
gravitazionali.
Partivano a spinnaker spiegato sull’abbrivio di grandi venti e
onde lunghe.
Navigavano placide veloci a spirale verso l’alto, fino ad
uscire dall’atmosfera.
Nel mezzo del cammino della ascesa davano segni di mutamento.
Chiudevano oblò e prese d’aria e continuavano a salire
sigillate.
Fino a raggiungere la predestinata orbita bassa, ma non troppo.
Bassa giusta, abbastanza alta da scapolare aerei di linea e altri
vari ufo umani.
L’astrobarca depositrice si chiamava Katagea.
Ma molti la chiamavano Kalimera come il buon giorno.
Per inciso era la madre di Kalimero, quei che un dì assurse
a Kalimmudda.
Come sia sia, tutti quei satelliti in costellazioni siderali erano
spacciati per roba di comunicazioni.
Katagea rilasciatrice di verità graduale, era invece programmata
per il rilascio retard, a goccia.
Il segreto fu però sbrodolato da uno scioperante satollo di orecchiette
alla minchiata e vino in fiaschi.
Ma quali comunicazioni e trovate militari, questa è energia pulita
diffusa e connessa per tutti.
Katagea
e la pesca di energia, lui la disegnò.
Fu in quel mentre che sulla immaginaria Barletta Taranto circolava un convoglio militare nato.
Stavano pattugliando da un secolo le vie di accesso a vetuste
navi di stanza incrostate di cozze.
Videro tutti quello spettacolo come di un treno a vela di
astrobarche che volavano.
Lo credettero un brutto segno di allucinazione collettiva, mai
pensando al sorpasso tecnologico.
Incontrarono Franco che era tornato dalla pesca.
Gli americani, nel dubbio tra realtà o meno, fecero una offerta per
comprare tutto in blocco.
Come loro uso ricottaro offrirono quattro ceci, due cozze e un vetusto
razzo missile.
Propinando un suppostone minatorio che credettero intimidatorio.
Era una tipica prassi da mafiusi che Franco nato se la derise a
crepapelle.
Ci ci n’amma fè di un razzo missile, che ci abbiamo una flotta
di astrobarche.
E per rinforzo intimidatorio diede un colpetto di trimone all’astrobarca
ammiraglia.
Quella urtò un missile che stava testé cercando di superare la
barriera della gravità.
Si mise a precessare e ricadde in atmosfera col suo carico di
satelliti, tutti grigliati come petardi.
Franco proferì il suo più convincente ci siamo capiti.
La costellazione di satelliti, astrobarche e le orecchiette, sono roba nostra.
Scendete le mani.
Tanto noi restiamo amici, vero ?
Meenkia.
Kalimmudda ipsum dixit
There's a starman waiting in the sky. But
he thinks he’d blow your minds

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