2025 01 16 - Franco e il nano nucleare - Nanovella
Franco
aveva sintonizzato la sua nuova fiammante nanoradio satellitare.
Dai
e dai tutti quei costellanti satelliti nani da 50 chili cadauno erano serviti.
Franco
girò la manovella sul fuso spaziale della frequenza di abussinia dahbi.
Dalla radio di stanza tra Latina e Barletta trasmettevano fin là nel cielo.
Girandole
di parole volavano nell’etere profferite da una faccetta nera di biondo pelo.
Tra
carovane di cammelli petrolieri e tanti grandi dromedari.
La
chiave per la transizione energetica "globbale" è la diplomazia
energetica.
E
ci cazz’è, si chiese Franco.
Rinnovabili
certo che si, ma la fusione nucleare può cambiare la storia.
Reminiscenze
di poteri occulti e tragici eventi lo assalirono.
Gli
pareva che una roba di atomi l'avesse già cambiata, la storia.
Ma l’idea era buona.
Bastava prescindere dal rombo di fungo che tuona.
Decise
in fretta di correre da Barletta in soccorso.
Per
seguire ed influire su quel vecchio nuovo corso.
Il
nucleare fa paura.
Ma
è colpa della cultura del più.
Più
lungo, più grosso, più ricco.
E
così erano proliferate gigantesche centrali.
Così
grosse che se ne sciopava una era dramma mondiale.
Ma
Franco aveva trovato la soluzione.
Nell’era
delle tecnologie nano tutto doveva evolvere.
Verso
una sostenibile cultura del meno.
Noi
ce lo meniamo piccolo.
Noi
siamo fieri che ce lo abbiamo piccolo.
Così
nei laboratori d’eccellenza nazionale si era concepito l’orgoglioso gran
finale.
Una
nano centrale grande quanto una mini di stile e desaign.
Una
ministilo radioattiva, un reattore nano, una pila batteria.
Pronta
per essere infilata in transizione.
Pronta
per generare energia totale e imperitura.
Fatto
salvo qualche eone di decadimento in versione beta.
Problema
dei posteri.
Che
in fondo chi li conosce e poi cosa hanno fatto per noi.
Arrivò
il giorno della esposizione al mondo intero.
Franco
prese una radio mini stilo.
La
mise a posto dentro un tostapane.
E
si fece un bel tosto in diretta universale.
Meraviglia,
tripudio e giubilo militare e generale.
Ma non avevano ancora colto l’essenza della frammentazione.
Franco
posò la mini stilo e iniziò a prenderla a martellate.
Perché
non dava segno di volere smettere di durare.
Iniziò
a sfrigolare poi vibrare poi sussultare.
Fino
a che esplose con la tipica nube fungina.
Ma
piiccola.
Grande
quanto un piccolo puff, un puffetto.
Un
radio boleto porcinetto.
Franco
raccolse le nano poche scorie con un pratico accessorio.
Compreso nel prezzo.
Le
chiuse in una scatola di piombo.
Le infilò in un razzo missile muschiato.
E le sparò su nello spazio.
Dentro
un singolare buco nero.
Se
ne fottette dell’inquinamento di universi.
In
fondo sono cazzi degli alieni.
Anche
loro come i posteri cosa hanno mai fatto per noi.
Kalimmudda
ipsum dixit
Fatti non foste a vivere
come bruti
Puffetto
boleto

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