2025 01 12 – Il valore della rimozione
La rimozione è un meccanismo psicologico
di base.
Allontana dalla coscienza certi dolori,
desideri, pensieri, memorie.
Perché l’io li considera inaccettabili
e intollerabili.
E li parcheggia in un comodamente
latente sotto conscio.
Più o meno.
Per una vita ho predicato la
slatentizzazione.
Quella comunemente detta
elaborazione.
Accettare i dolori.
Pensare gli scomodi pensieri.
Sono passati i miei decenni di
ieri.
E mi ritrovo con il sotto
conscio pieno di succulente grasse sovra cosce.
Farcito lo stesso di pregiudizio.
E autoreferenza.
Nonostante sforzi reali.
Ipocrite autoanalisi.
Ed analisi esteriori.
Mi gratifica quell’io.
Credermi
dotato di pensiero critico.
Convinto più o meno nel profondo di emotive connessioni.
Pensare per gioco.
Credere di valutare.
Misurare per giudicare.
Sempre per un senso di coscienza
superiore.
Sempre pronto a sparare agli
altri.
Sentenziare silenzioso.
Intriso di surrettizio disprezzo.
Per chi il dolore non lo vuole.
Ma come dicevo sono passati i
miei decenni.
E mi ritrovo saturo di ansie e pene.
Sia le mie proprie interiori.
Sia puranche quelle esteriori.
Certo queste non aiutano.
Ma non siamo falsi ipocriti insinceri.
Di dolori, guerre, fame o altro
non me ne frega niente.
Quel meglio a loro che a noi è
un demone nell’ombra.
Non ringrazio mai abbastanza per
il nostro qui e ora.
Cosa c’è da ringraziare poi lo
sa solo il padreterno.
La fortuna è un fatto di tempo e
di geografia.
Io non voglio più essere
disturbato.
Figuriamoci turbato.
Così non rompetemi più i
coglioni.
Protraete le distruzioni.
Ce l’ho io la soluzione.
Voglio anche io la rimozione.
Kalimmudda ipsum dixit

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