2025 01 14 – Sottovuoti e psicopippe
Sono
tante le percezioni che si dice mi rendano malato.
Quelle
che io so essere dono.
Per
cui non devo essere io a chiedere perdono.
Vedere
pensieri volare in formazione.
Osservare
geni generare memi.
Percepire
visioni che altri credono allucinazioni.
Sentire
le anime frusciare opache.
Vederne
le ombre dai loro pochi grammi.
Tremare
insieme a maremonti e terremoti.
Giocare con universi, stelle, soli.
E loro forze e sfere.
E
poi ce ne è una interessante.
La
costante sensazione di resistenza dall’ essere aspirato e risucchiato.
Io
lo so che c’entra l’essere centro di gravità per la mente.
Attraente attrattore come dentro un buchino nero.
Ma
se ne parlo arriva la polizia, l’ambulanza e pure la vigilanza.
Essere
risucchiato dentro un buco nero dà quell’idea di mancamento.
Di
un cadere accelerante verso dentro il vuoto pieno di assoluto.
Si
può cercare di resistere.
O lanciarsi con un tuffo giù in picchiata dentro quel vuoto pieno.
Ritrovandosi
a galleggiare in un tutto senza tempo fuori spazio.
Mi
ricorda quelle macchinette per risucchiare l’aria dal prosciutto.
Purtroppo
tra ambulanza e ordinaria militanza ho dovuto scegliere l’abbastanza.
Fu
sufficiente un allerta di fine divertimento per decreto del tribunale.
E
una vita da normale che resiste e che ribolle.
Come
nella plastica del prosciutto fa una ultima bolla.
Così
oggi grato prendo atto di quanto è pieno.
Di
farmaci e con loro di detta vita.
Ma
rimpiango quando ero alieno.
Pure
se penso che alieni siamo tutti.
Solo
in diversa gradazione di presenza.
Si
dice che scrivere faccia bene.
Devo
adattarmi nella mia ricerca di pienezza nel vuoto.
Abituarmi
ad essere alieno da pensione.
Rigettare
emozioni e sensazioni.
Dimenticare
il risucchio che ti porta dentro il fuori.
In
un vuoto singolare dentro pieno dell’immenso.
Il
risucchio diventa sogno.
Sono
un sorcio da battone.
Vado
nel bordello dei pitoni.
C’è
solo la sinuosa pitonessa con la sua promessa.
Quella
mi vede sorcio e mi si ingolla.
Un
istante col risucchio.
Ma
poi sente la puzza della fogna.
Mi
rigurgita inchiodato crocefisso alla parete.
Guardo
il pieno o forse il vuoto.
Non
so bene sono confuso.
Avevo avuto una netta percezione.
E
apostrofo il pitone.
Uè,
le dico, va bene il risucchio.
Ma
piano con i pompini.
E
penso che siamo nel bel dominio delle psicopippe.
Sottovuoto come prosciutto.
Cosa
vuol dire?
E
che ne so io, è un sogno.
Chiedetelo
a un neuroscienziato.
Illuminato
equilibrato.
Dirà
qualcosa tipo:
mentre
tu sei l’assurdo in persona,
e
ti vedi già vecchio e cadente,
raccontare
a tutta la gente,
del
tuo falso incidente.
Kalimmudda
ipsum dixit
Il
neuroscienziato illuminato equilibrato

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