mercoledì 27 dicembre 2023

2023 12 27 – La casa è felice

 2023 12 27 – La casa è felice

 

E io che ho sempre mal sopportato le case.

Estremi simboli di consumanesima borghesità.

Così me le hanno insegnate.

A chi ce l’ha più grossa.

Mentre invece nascono tane.

E servono da nidi.

Da cui spiccare il volo.

Nascondigli.

Contro le onde del logorìo della vita.

Ma che pirla.

Così vado per citazioni di alta poesia.

Non scimmiottiamo il perfetto.

E di nuovo cambio casa.

Di nuovo cambiano le cose.

Cambio posto e chiedo scusa.

Cambio umore, numero e quartiere.

Fintanto che nessuno è come me.

Ed invece eccola qua.

A sorpresa.

La casa.

La casina di gioia.

Mi ci trovo per caso.

O per costruzione di un amore.

Un giorno avrà più di cento bambini.

E certamente due porte.

Una in faccia al sole.

E l'altra che ci pioverà sempre forte.

E’ una casina di gioia perché è proprio costruita di gioia.

Di lavoro, di tempo, di fatica, e di miriadi di piccoli gesti d’amore.

Da molto prima che ci arrivassi io.

Io l’ho solo riconosciuta nido.

Per reimparare a volare.

Non più tana di paure.

Sta in una corte di palazzi tremanti di vita fremente.

A volte così tanto che da immobile diventa mobile.

Ma non bisogna dirlo alla padrona, se no se la sogna smossa di notte in un altro quartiere.

La corte sta in un quartiere brulicante di vita.

E’ un barrio metropolitano.

Io non ci sono più abituato.

Ma è quello che avrei sempre voluto.

Almeno prima di dovere essere ufficialmente intossicato di lentezza.

Ieri ho visto e non letto un cartello tradotto in ben più di dieci lingue.

Melting pot.

Roba che adoravo da giovane.

Prima che mi richiudessero nelle trincee della mia mente.

Realizzo così che io vivo e dormo in una casa di quartiere dormitorio.

Gente che esce la mattina da brava.

E torna la sera, nell’orgoglio del suo benessere opulento creduto guadagnato se non dovuto.

Ma qua siamo nella limitrofica cerchia della stazione centrale.

Che assorbe e rilascia sprazzi di vita.

E la piazza e’ una meraviglia di circo massimo pronto per la battaglia navale di antiche galere romane.

Insomma alla fine quelle certe decine di metri quadri di vicinanza al cielo stanno qua.

Ben più leggera della mia mausoleica  casa di radice

Che dire.

Grazie all’accoglienza di una famiglia intera di pace, a partire dal nome di giudice che non giudica.

Famiglia di forza in una casa felice.

Fatta così.

Costruita di quotidiana faticata felicità.

La casa.

La casa di Daniela.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Con la doppietta che tanto piace al giudice che non giudica.

E di nuovo cambio casa.

La casa.

 



E che vista d'altura





 

martedì 26 dicembre 2023

2023 12 26 – Effetto marmotta

 2023 12 26 – Effetto marmotta

 

Stefanos santos proteggi nos tu.

Στέφανος, Stephanos, letteralmente significa corona.

In senso lato, il nome è interpretabile come coronato, incoronato.

Oh, quanta associazione si apre al mio neurone.

Ma me la tengo riservata.

Noi qua nella nostra oasi di Pace.

Il resto del mondo traballa di dolore ed inquietudine.

Conosco un modo con cui le marmotte la sanno placare.

Ma non ne posso parlare.

Sono tecniche private.

Umidificate.

Geneticamente approntate.

Nei secoli dei secoli.

Sono forti le marmotte.

Animali di pace sociale.

Tanalinghi.

Colonie sterminate che vivono nei tunnel.

Dentro cui vanno in letargo.

Quando arriva il freddo.

Il freddo.

Il freddo.

Non è un personaggio da romanzo criminale.

Quanta gente sento che si sgomenta per il freddo.

Che non c’è.

Quello che non c’è più.

Ieri a Milano era primavera.

Ma che paure.

Questo clima che ci sterminerà tutti.

Ma perché vi sbalordite.

Ogni volta che commentate.

Non lo sapete che c’è l’effetto terra?

Lo chiamo così, quello che Gaia ce la rivolta proprio tutta contro.

E’ quella roba li.

Cioè, questa roba qui.

Con quella questione del grado e mezzo che però mica ci riporta indietro.

Ghiacciai scivolati a mare mica riscaleranno le vette.

Insomma le artificiali strisce da sci popoleranno i monti delle marmotte.

Povere.

Niente più letargo.

Convivenza con gli umani tra ferrosi binari delle lame da sci.

Quelle a gradi novanta per tenere sul ghiaccio.

Di questo passo l’effetto terra arriverà ai gradi 90 anca lù.

E noi ribolliremo come piatti tradizionali.

Ma è tutto più facile.

Stefanos santos ricordaci della luna piena della ragione di Astolfo

Ci vuole minga la scienza infusa a sistemare le cose.

Basta la volontà.

Quella che è capace di sparare al suo fratello.

Mentre basta seguire il precetto dell’aquila renata.

Con la savia marmotta in amicata.

Che ricordi a tutti una prima verità.

Io non sevo più.

L’io non serve più.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Letargo ciao

 


Andale! 

Grazie Alberto


 

lunedì 25 dicembre 2023

2023 12 25 – Inizio e poi rinizio

 2023 12 25 – Inizio e poi rinizio 

 

Inizio e poi rinizio.

Evoca la parola tentativo.

Ci sto provando.

Bisogna farlo.

Cercare nel mantra dei miracoli.

Da quando sono nato miracolato sono.

E sono nato tante volte che ne ho perso il conto.

C’è qualcosa che mi frena.

Allora inizio a cercare.

E apro la porta.

Blindatissima.

Forse è lei che non mi fa passare messaggi.

Che tronca questo rinizio.

Come se fossi perso dentro un’eclissi.

Forse sono nel bozzolo dei miracoli dei rinizi.

A chi son concessi, chissà per quali meriti.

E da quale giudice.

Ma ammorbare proprio no.

Non voglio appestare la festa.

Già martoriata d’umani.

Voglio solo eleggere la dolcezza.

E quella come per miracolo rinizia.

E allora decido che posso pure inire.

Entrare nel racconto dell’assenza.

Dall’ultimo postino dispaccetto di intelletto sarà passato almeno un mesetto.

Chissà dove ero finito.

Allora rinizio e riparto in trasparenza.

Dalla solinga compagnia di certuna signorina mia.

Perché e percome non ce ne sono davvero.

Era solo uno di quei bassi sprazzi nel tempo

Funziona così.

Ma ancora stavolta mi è concessa una angelica chicca, un drappello di angeli.

Un custode.

Giudice che non giudica.

Porta pace con una trincea di tenerezza.

E’ un cuore bambino, ricevuto vicino.

Di quelli rari che sanno ricevere la meraviglia senza nemmeno saperlo.

E diventarne parte.

E così rinizio.

Ma stavolta non sono solo.

Trovo il coraggio e abbatto il muro della paura.

E’ tutto a posto.

Si sente.

E’ solo amore.

Entrato dall’universo ci illumina da questo cielo terso.

Ho fatto bene ad aprire la porta corazzata.

A fare inire a sciogliere quell’eclissi.

E’ il mattino.

Si inizia e si rinizia.

Straordinario restare vivi


Kalimmudda ipsum dixit.

Straordinario restare vivi


Ndr.

Vasco per la mia Pace: e il mattino.

Beauguri.

 

 



lunedì 4 dicembre 2023

2023 12 03 – Nano nucleare

2023 12 03 – Nano nucleare

 

Meloni alla conferenza sul clima cop28. Serve una transizione ecologica non ideologica.

Oh.

Accantonate le guerre si torna a parlare di clima.

Con le guerre sempre là.

Più rimosse che archiviate.

Fascisti fattivi con la premierina in prima linea sul fronte del palco mondiale.

"L'Italia sta facendo la sua parte nel processo di decarbonizzazione in modo pragmatico con un approccio che rispetti la neutralità tecnologica "libero da radicalismo: se vogliamo essere efficaci" serve "una sostenibilità ambientale che non comprometta la sfera economica e sociale, una transizione ecologica non ideologica".

Vorrei conoscere chi glielo ha scritto

Io non ci ho capito un ciufolo.

Il palco è quello della Conferenza Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2023, nota come Cop28.

Dove una ventina di Paesi vuole triplicare il nucleare.

Scommetto un euro che sono quelli che inquinano di più.

E non hanno altre soluzioni pronte all’uopo.

Ma dalla dichiarazione della premierina noi capiamo che siamo favorevoli al nucleare o no?

Di solito la confusione espressiva nasconde scomode verità.

E infatti.

"Ci viene chiesto di fissare una chiara direzione e agire in modo ragionevole ma concreto".

Io capisco di si, concreto nucleare.

Se non altro perché è la soluzione pronta per l’uso.

Pare che le rinnovabili non bastino.

E’l’idrogeno sia complicato.

Quindi resta l’atomo.

Per altro già ampiamente utilizzato mondialmente.

Dunque mi documento, e scopro che si apre un mondo.

Reattori di qua, reattori di la, reattori di su, reattori di giù.

Un caso interessante fu quello della americana Terra power, pure in accordo con la Cina.

Decine di miliardi spesi per prototipi di reattori di nuova generazione.

Ma pure da Bill Gates e se ci crede lui, chi siamo noi per dubitare dell’inventore della office automation.

Fino al fatto che a novembre 2021 viene identificata la cittadina di Kemmerer, nel Wyoming per il primo reattore dimostrativo che sarà operativo dal 2028 e dal costo di 4 miliardi di dollari.

Ciuspia.

E per convertire tutto il mondo quanto ci vuole?

E pensare che il Wyoming io lo volevo dare ai palestinesi come novella terra promessa.

Così sarebbe pure energeticamente autosufficiente per 50 anni almeno.

E fine black outs tipo Gaza,

Ma la riflessione realmente dirimente è questa.

Oggi siamo nell’era della cosiddetta GNR, genetica, nanotecnologie e robotica.

Quella che mi intrippa è la nanoteconologia.

Possiamo creare cose piccole piccole, ma piccole davvero. Microbiche. Minuscole

Materie come pulviscoli e pure riassemblabili.

Allora mi chiedo perché, invece di pensare sempre a mega prototipi da decine di miliardi, nessuno pensi almeno al nano nucleare.

Dalla dimensione di una fabbrichetta, ad un condominio, ad una lavatrice, ad una televisione, ad un’auto.

Tutti col loro reattore interno.

Nel dopoguerra l’uomo conquistò la lavapiatti e la lavatrice.

Cambiarono la vita di milioni di casalinghe liberate dalla incombenze familiari per lo shopping seriale.

Ma produssero inquinamento sia in produzione che in utilizzo che in smaltimento

Oggi, superato lo scoglio ambientale, possiamo operare con un vantaggio enorme in termini di sicurezza.

Contro la paura da retaggio storico.

Se mi salta un reattore nano, il peggio che mi può capitare è un funghetto gassoso in cucina.

Un porcino di condominio.

Forse una più appropriata ammannita televisiva.

Mi rimane solo il problema delle nano scorie dopo 50 anni o forse più.

Ma coi fasisti su marte siamo già cavallo e ci spariamo tutto sopra.

Infine un dubbio sistemico.

Ma se ci diamo l’obiettivo di emettere roba per restare ad un attuale malsano 1,5 gradi come facciamo a tornare alle temperature di 50 anni fa.

Quelle con i ghiacci marini e montani.

Ma tranquilli, riprendiamo la premierina.

“L'Italia sta facendo la sua parte nel processo di decarbonizzazione. E' un momento chiave del nostro sforzo di contenere le temperature entro 1,5 gradi. Anche se ci sono ragioni per essere ottimisti l'obiettivo è lontano, la Cop28 deve essere una svolta".

Premierina, e quali sarebbero le ragioni per essere nazionalisti ottimisti in tale questione mondiale?

Ecco qua sotto quanto conta l’intervento Italia.

Fate voi.

 



 

Kalimmudda ipsum dixit

Nuclears

 


domenica 26 novembre 2023

2023 11 26 – Fànkokkole

 2023 11 0 – Fànkokkole


Per www.parolebuone.org su www.shareradio.it . Coccola

Qui con le kappa.

E’ curioso quali significati possa avere una parola.

E come possano essere opposti.

Si parta pure con i frutti del ginepro, e va bene.

Per archiviare subito la questione botanica, coccola deriva dal latino coccum che a sua volta deriva dal greco kokkos.

Sempre di chicco o di grano si tratta.

Tenerezza di cocchi giovani virgulti che ci danno semi fatti frutti da mangiare.

A prima vista coccola evoca il derivato del verbo coccolare.

Si intende carezza, gesto di tenerezza e di affettuosità.

Specialmente al plurale tutti sappiamo dire che si fanno le coccole.

E tutti le vorremmo, queste coccole.

Nella nostra civiltà sono come una sorta di diritto acquisito.

Di cui spesso una gran parte viene a torto privata.

Niente coccole, vita grama.

Ma la parola ha un che di vezzeggiativo che trovo anche fastidioso.

Così mi addentro nei meandri treccani e trovo che coccola diventa anche opposto.

Nessuna tenerezza, nessun vezzeggiativo.

Mi ci riconosco già di più.

Coccola vuol dire bussa o percossa.

Che poi diventa il notorio coccolone di tanti stecchiti accidenti lanciati.

Che ti venga un coccolone, o una coccola, si impreca.

Augurando un colpo d’apoplessia fulminante.

Così rifletto sul fatto che io le coccole le riservo al cane.

Son bisogni da esseri più primordiali che umani.

E se salite la scala dei bisogni in cima non trovate rassicuranti carezze d’amore.

Quanto la più elevata necessità psicologica della autorealizzazione, motivazione di crescita o ancora più lirica necessità di essere.

Si raggiunge solo se i gradini precedenti sono scalati, anche con tante rassicuranti carezze.

Purtroppo io non sono stato educato così.

L’imprinting primigenio non era alla carezza di tenerezza, quanto ad un senso del potere intriso di dovere.

Mio padre per i miei dieci anni non mi regalò la coccolante bicicletta.

Ma una carabina smontabile calibro 22.

Voleva che sparassi alle lucertole.

Dovevo imparare cosa volesse dire togliere la vita ad un essere vivente.

Per vari aspetti mi evoca una sorta di educazione siberiana.

Ma forse più napoletana, per precisione più casertana.

Io le lucertole le avrei ricoperte di coccole.

E non capivo perché dovevo ammazzarle.

Così finalmente mio padre ci convinse che non ero buono, e mi portò a sparare ai tronchi nel bosco.

La prima volta con un fucile a pompa stile polizia americana il rinculo mi sbattete indietro contro un albero.

Mio padre mi fece una coccola alla sua maniera dicendomi che non ero buono neanche per quello.

E quindi che volete che vi dica.

Io non credo al potere delle coccole.

Credo piuttosto che il loro bisogno sia sintomo di decadenza dell’impero di cultura occidentale.

Non ce lo vedo Attila a coccolare la fine dell’impero romano.

Anche se la civiltà delle coccole potrebbe essere una bella parte di quella civiltà dell’intelletto.

Quella che oramai dovreste conoscere.

E quindi per concludere, quando io mi voglio coccolare per soddisfare un gradino della scala dei bisogni, ecco cosa faccio.

Ascolto funkokkole.

Che funzionano pure meglio.

Eh, lo so sono un po’ strano.

Piuttosto freak.

And so.

Freak out.

Con alla batteria tanto di master Hakim.

E una dream band.

A Montreux.

Dove non entri se non sei kokkolante.

O meglio.

Funkokkolante.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Freak out!

 

 

venerdì 24 novembre 2023

2023 11 24 –Una goccia e scatafascio

 2023 11 24 –Una goccia e scatafascio

 

Un nervo che salta.

Gli ultimi postini angoscianti hanno ucciso il senso di scrivere.

Una diffusa impotenza mi ha contorto la pancia.

Mi è venuta anche una certa nausea delle balene.

Allora mi sono rivolto al misuratore di ordine naturale.

I bassi raggi del sole d’inverno sparano schegge di luce attraverso i suoi rami.

Quaranta metri di vicinanza al cielo e di conforto d’anima.

E’ pieno di miracolosa meraviglia di vita.

Contro il nero funereo che mi inviluppa.

Mi faccio osservatore delle danze.

Mentre mi uccido di fumo a raffiche.

Richiamo dal volo gli uccelli più vari.

A volte in coppia, a volte in piccoli stormi familiari di pochi esemplari.

Coppie di tortore, piccioni volgari, colombi nobiliari.

Pettirossi, merli, capinere.

Pure gli scoiattoli paiono volare.

Tutti convergono verso l’albero della vita.

Albero dei vicini che straripa di qua.

Fiorisce massiccio d’estate.

Fitto di api e zanzare che proteggono i fiori sui rami.

L’albero apparecchia piccoli grappoli di bacche nere.

Riserva alimentare per l’inverno che arriva.

Alcuni uccelli si producono in strani saltelli.

Volare o saltare per raggiungere le bacche.

E’ un piccolo circo privato.

Misura l’ordine cosmico che dice che tutto è a posto.

Arriva la neve.

Gli uccelli appollaiati sui rami si accoccolano appiccicati per riscaldarsi.

Poi la neve si scioglie di gocce.

Inizia a piovere.

Su questo squarcio da agreste urbanista.

Mentre tutto sembra in ordine.

Anche l’acqua risuona di giusti rimbalzi.

Una goccia cade dall’albero della vita.

E rimbomba in quel silenzioso mare di ordine e serenità.

Rimbalza sulle foglie secche.

Montagne di foglie marcescenti.

Che vanno raccolte.

Ma è tutto nell’ordine, tutto è a posto.

Anche la gravità si comporta a dovere.

Sento quel buco nero in centro galassia che risucchia tranquillo, senza vorticare vorace.

Io alla gravità ci tengo molto, mi preoccupa più di altro

E’ lei che trascina la goccia.

E lei che deve restare in rotta diritta.

Poi un nervo che salta.

Dai e dai si accumula il desiderio di sfascio.

Dai e dai un pensiero si insinua surrettizio.

Dai e dai un nervo s’intosta.

Ma che palle questa goccia.

E le zanzare, le api, le foglie.

Io questo giardino lo brucerei.

Cemento, ci vuole cemento.

Lo colerei di cemento.

E bitume fumante a tappezzarne il prato tosato.

Che diventi parcheggio locato.

Per far spazio ad un mare di auto.

Tutta grana da poter consumare.

Per comperare inutilitarie.

Adeguarsi all’impero del gregge.

Cacciar via questo gregge di uccelli.

Che cagano ovunque anche quelli.

Io penso positivo perché son vivo.

Ma va caghèr.

Basta.

Dopo avere predicato, adesso è passato.

Pensiero positivo.

Non l’ho mai sopportato

Meglio gettare tutto.

Per quella misera goccia.

Che fa traboccar la pazienza.

A scatafascio.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Scata scata

 

 

domenica 19 novembre 2023

2023 11 19 –Dramma povertà e soluzioni perdute

2023 11 19 –Dramma povertà e soluzioni perdute

 

Questo postino non è né lirico, né ironico, noioso direi, eppure doveroso.

Tra ipocrisia e vanità.

Parlare di povertà riparato al caldo e a pancia piena in una comoda poltrona nella propria accogliente dimora con tanto di benestante cane da compagnia è davvero gesto pieno di ipocrisia e di vanità.

Ipocrisia perché è simulazione di virtù e in genere di buoni sentimenti, qualità e disposizioni, senza che si parli con genuina umiltà.

E’ una recita di ingannevole finzione.

E’ vanità il subdolo compiacimento di sé e delle proprie doti e privilegi che spesso si traduce in vanagloriosa dissimulata vuota ostentazione della stessa falsa umiltà.

Io sono un campione della manipolatoria dissimulazione.

Fingo di provare sincera empatia.

Quando la realtà è quella di una profonda malsana superstiziosa scaramanzia.

Speriamo e preghiamo che non capiti a me.

Quello che c’è di veramente vero è il terrore di diventare povero davvero.

Per caso, per errori, per circostanze, non importa.

Non so immaginarmi come farei.

Un incubo ricorrente è quello di svegliarmi una mattina senza più niente.

Scoprirmi buono a nulla, figlio di una civiltà di superflua cultura della capacità di sapere fare di conto.

Economia, sopravvalutata pseudoscienza nata e pasciuta come figlia dell’accumulo del dio danaro.

Mentre basta un po’ di buon senso e non serve certo un pozzo di scienza.

Tremo al pensiero di dovermi preparare ogni giorno a mettermi in coda alla Caritas per un pasto.

C'è chi mangia troppa minestra, e chi è costretto a saltar la finestra, cantava Jannacci.

E mentre so che non so saltare, per ora so che di minestra ne ho fin troppa ma non ci voglio pensare.

Adesso però so perché mi veniva sempre in sogno come un incubo, quella benedetta coda alla Caritas.

6 milioni di poveri.

25 milioni a rischio.

Su meno di 60 milioni.

E altre informazioni di sconfortante continua progressiva deriva negativa.

Le riporta il Rapporto 2023 su povertà ed esclusione sociale in Italia proprio della Caritas.

Il Rapporto si intitola "Tutto da perdere", presentato in vista della Giornata mondiale dei Poveri.

La povertà è un fenomeno strutturale, questa la sintesi.

Si cita il principio di uguaglianza dell’articolo 3 della Costituzione italiana come diritto fondamentale.

Recita che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Meno enfasi mi pare però venga posta sulla seconda parte dello stesso articolo tre.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Bello, che bella letteratura.

La Repubblica dovrebbe dunque adoperarsi per eliminare tali ostacoli economici e sociali.

Siccome io quello so fare, scelgo la prima opzione, e parto parlando di quelli economici.

Le soluzioni sono sempre le stesse trite e ritrite.

All’evasione di grande e piccolo cabotaggio si risponde tracciando e bloccando moneta e abolendo il contante.

Al cancro off-shore si risponde con la lunga galera e la confisca transnazionale, per me addirittura militare. Tanto è fenomeno mondiale stimato sempre Oxfam in dodicimila miliardi.

Al sommerso da droga e prostituzione si risponde con la legalizzazione.

E già così si raccoglie qualche centinaio di miliardi, ovviamente da reinvestire ad arte e non a pioggia casuale elettorale.

Un cento più cento più duecento, secondo Oxfam, ma secondo i miei calcoli ci va almeno uno zero in più.

E invece che fa chi governa la cosa pubblica durante gli anni?

Deriva passivo, spettatore imbelle del dramma che procede in scena.

Poi ci sono questioni politiche, ad esempio quelle sulle spese militari o su una spesa pubblica da usare in investimenti e assistenziale solo residuale.

C’è la questione sociale dell’incentivo alla cultura del cambio di modello di spesa, ad esempio con una campagna di promozione di minor consumanesimo e più adozioni, pure di adulti.

Insomma ce ne è di roba da fare, e se ne è parlato in tutte le salse.

Mentre i poveri esclusi stanno sempre là, come il mare.

Tutto sporco, pieno di monnezza, e nessuno lo vuole guardare.

E tutto questo solo parlando dell’articolo 3 della nostra Costituzione.

Se poi volessimo fare un mondo migliore si potrebbe redistribuire la ricchezza.

O smettere di creare povertà con le guerre.

O non so che.

Come si diceva una volta, siamo capaci di andare sulla luna, ma non di badare ai figli dell’uomo.

Un altro mondo è possibile, si dice.

Una revoluzione senza rivoluzione.

Che prima o poi arriva, perché arriva.

Oggi no, domani forse, ma dopodomani certamente.

E c’è tutto da perdere.

 

Kalimmudda ipsum dixit

E il mare sta sempre là, esclusiva rarità

  

giovedì 16 novembre 2023

2023 11 16 – Protezione fascista

 2023 11 16 – Protezione fascista

 Per www.parolebuone.org su www.shareradio.it . Protezione. Pure questa. Il tre per due della protezione.

 

Si, questi fasisti sono davvero una manna dal cielo.

E altrettanta ne distribuiscono.

A pioggia come un velo.

Ogni volta che aprono bocca.

La notizia è che hanno destinato uno virgola cinque miliardi  per i rinnovi alle forze di sicurezza.

Uno virgola quattro a forze di polizia e forze armate e zero virgola un miliardo ai vigili del fuoco.

Benemeriti questi ultimi, ricompensati con gli avanzi del banchetto armato.

Oddio, bisogna essere onesti.

Mi pare di avere capito che tutti aspettavano da tempo un rinnovo contrattuale.

E nel frattempo ci si è messo pure l’accidente di inflazione d’occidente.

E invece gli sono arrivate le briciole elettorali.

Con un pil di duemila miliardi.

E un debito di tremila.

Sparo li, che tanto ciò che conta è l’ordine di grandezza.

Non ricordo più quante anime sono in totale.

Perché si conferma che anche loro hanno un’anima.

Eppoi caspita se servono per protezione.

Ma mi ci gioco un euro che sono migliaia.

Quindi pro capite avranno ricevuto una caciotta e un provolone a testa.

Quelli che più fan tenerezza sono i vigili del fuoco, che ricevono soltanto mezza caciotta.

E non ci sono più soldi, lo sappiamo.

Mangiati dai debiti spesi male.

Ma un effetto da alchimisti questi fasisti lo hanno ottenuto.

Parlavo con un’amica di ondivaga diurna congrega a tanti familiare.

Mi premette di non agitarmi i nessi sinaptici e le congiunzioni neuronali.

Erano i tempi di “provateci voi in Selinunte”, di cui ancora echeggiavano raffiche nella neurosfera.

E mi racconta che tornavano a casa la sera.

Dalle parti di Quarto Oggiaro, se ho capito bene, li ferma una volante.

Dice che in decenni passati lì non era mai successo.

Patente, libretto e tutti i cazzi del caso.

Li fanno scendere dalla macchina.

Controllo radio in centrale.

E poi un potete andare.

L’amica mi dice che aveva la sensazione di tensione che possono provare i neri in America.

Ci mancava solo di appoggiarli alla macchina.

E perquisirli mani sul tetto e gambe divaricate.

Forse non hanno potuto toccarla perché non c’era una agente donna.

E magari hanno ricevuto istruzioni per evitare cause per molestie sessuali.

Che la polizia non avrebbe nemmeno potuto pagare, a caciotte e provoloni.

Cosa è successo dunque, ora che i fascisti sono al potere?

Sono incerto tra autoritarismo della divisa e frustrazione da provolone.

Forse un miscuglio di tutti e due.

Ma essendosi che voglio fare sarcasmo sui fasisti scelgo il fàsino della divisa.

Perché se ho capito qualcosa della psiche umana è che dolorose frustrazioni e tradite ambizioni si nascondono nell’inconscio, o sub.

Ma poi riemergono comportamentali.

Come sia sia, oggi ci ritroviamo nei prodromi di un potenziale stato di polizia, ma più sicuro, protetto.

Legittimato dalla persistente vittoria elettorale.

Ognuno col suo provolone e la sua caciotta, o almeno metà.

Sono sicuro che ci daranno più protezione.

Perché aspettando la prossima manovrina potranno sempre arrogarsi il diritto a qualche nocciolina.

In modo da scatenare un uragano combinato di autoritarismo e frustrazione.

E cito.

Eravamo sull'autostrada già da tre ore col maresciallo che pensavamo che palle oggi, neanche un negro per malmenarlo.

Quando mi venne l'ispirazione tutto d'un tratto, con la coda dell'occhio dentro una panda tutta scassata, un capellone drogato finocchio, che già gli avevo tirato un fendente, quando mi disse non ho fatto niente.

Gli ruppi la macchina tre dita e un dente.

Minchia, signor tenente.

Questa si che era protezione.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Minchia signor tenente