venerdì 29 dicembre 2023

2023 12 29 – L’ubercazzolo è maturato

 2023 12 29 – L’ubercazzolo è maturato

 

Alla fine è morto il re.

Era il primo di maggio.

E io sono diventato una persona normale.

Quasi.

Non c’entra un cazzo.

Ma mi regala un incipit allo stracazzo.

Così scelgo il qualunquismo.

In crosta di consumanismo.

Sogno l’abboffata coi botti.

Pulisco la coscienza rivolgendo un pensierino ipocrita e pure saltuario tipo meglio allòro.

Ma si, chi sono io per non essere quasi normale.

E allora non ammorbatemi i festoni.

Morti ammazzati, no.

Morti affamati, no.

Morti di guerra, no.

Morti affogati, no.

Povertà, no.

Malattie, no.

Disgrazie, no.

Però.

Una cosa mi salva sempre.

E’ ovvio adoro l’ironia.

Detesto cordialmente l’allegria.

E cosa mi resta di cui parlare?

Sogghigno.

Indovina indovinello.

La supercazzola ci va a pennello.

Ma siccome da protofascisti eravamo teutonici vorrei ma non posso, perdo il tassì e scelgo uber.

E lo incorono maschio, come se fosse ariani.

Nasce così.

Era maturanda, è maturato.

Ma chi?

Come chi.

E’ l’ubercazzolo.

Con l’aiutino dello scappellamento a destra come se fosse antani, che prima erano ariani.

Sono i soldini che ci regalano i fascisti per le feste.

Quanti siano è difficile sapere.

Scommetto anche per loro.

Si sbocciano antani come fiorami di platani.

Però potete provare a leggere di sotto a fine postino.

Buona fortuna.

Ci sono gli uberlink pregni di mensch.

Se ci capite un cazzolo.

In particolare non mi è chiaro quanto spendiamo e dove rientriamo.

Ma meno male che adesso c’è la premierona europica germana.

Che ci vigila sovrana.

Confido che ci ho un sogno.

Che i fascisti abbiano sbagliato i conti.

E veniamo invasi.

Dagli uberpanzer della retta via.

Un’Italia a testa in giù.

Con i piedi nell’aria tramontana da lander.

Un uberlander magistrale.

Col righello a bacchettarci.

Mes an cul qualunquemente.

Più sinistri certamente.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Sogghigni, tra sprazzi di uberdilà

 

Ndr : le notizie dell’ubercazzolo

 

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2023/12/28/consiglio-dei-ministri-si-al-dl-ad-hoc-sul-superbonus-e-via-alla-nuova-irpef_a068c50c-2682-4066-8735-c38c50a6ab72.html

 

https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2023/12/28/la-riforma-del-fisco-3-aliquote-e-non-piu-4-risparmi-fino-260-euro_f47aff1c-aa03-41df-9fcf-c8f87963ba6e.html

 

 

giovedì 28 dicembre 2023

2023 12 28 – Per un fascio di lampadine

 2023 12 28 – Per un fascio di lampadine

 

Sono qui a rimirarlo.

Il mio nuovo scailain.

Mi piace perché sono in alto.

Domine della città.

Si lo so potevo fare il figo e diventare domine dell’urbe.

Ma cuntetuma della sensazione proprietaria.

Madiolana roba mia.

La notte poi è ancora più bello.

Tutto quel buio inframmezzato di vita di luci.

Di lampade.

Di lampadine.

Poi in una scala condominiale qualcosa mi turba.

Un neon inizia a flesciare i suoi ultimi ritmi di vita.

La sera dopo non flescia più.

E’ morto, andato, fulminato, kaput.

Volgo il pensiero al requiem del freon.

E come di incanto mi si spegne un faro vitale di vita.

Lo skyline regala una magnificente vista sul palazzo della Regione.

Quello famoso per le tangenti.

Alto, maestoso, curvo, rotondo.

Pregno di consulenziale design di qualche archistar approdato off-shore, oltremare, che ci ha lasciato un palazzo a banana,

Ma banane a parte qualcosa mi stona.

Non capisco bene finchè realizzo.

Sono le luci per gli aerei.

Che poi gli ultimi aerei volati così in basso sono quelli dell’11 settembre.

E quel pazzo entrato ad elica senza alcun blocco dentro un ufficio del Pirellone.

Un pirlolone.

Sta di fatto che la terza luce rossa si è spenta.

Non senza una qualche mia angoscia.

Non foss’altro che vivendo vicino alla stazione non vorrei mai che un jumbo volesse atterrare in Gioia, senza troppa mia di gioia.

Ma penso sereno e fiducioso che il grande potere istituzionale della decentralizzazione avrà senz’altro squadre di manutentori pronti ad evitare la collisione.

Se non la collusione.

E vado a letto sereno.

Il giorno dopo mi sveglio e ricevo conferma dei precedenti dubbi rosso notturni.

Le lucine lampeggianti al ritmo come di addobbi sono tre, bianche e tutte alla stessa quota, in cima al tetto regionale.

Cala la notte ma la terza luce rossa ancora non c’è.

E così via per qualche giorno.

Non mi resta che richiedere l’intervento dell’autorità costituita.

Invoco l’ultima primiera fascista, quella piena di buona volontà.

So’ fiducioso che risolverà i problemi, tutti e di tutti.

Un cicinin per volta.

E quindi mi accodo nella sociale preghierina.

Premierina premierina, vieni qua a cambiar la lampadina.

Già che vieni portamene un fascio.

Non mi dire che non abbiamo il soldino.

Se non possiamo manco cambiare una lampadina siamo davvero alla frutta.

Adesso vediamo stasera.

Ora mi si pone un grave probblema, peggio di quello del traffico a Palemmo

Al kalimmudda che canzone ci metto?

Dai e dai la premierina mi ispira.

E ci ho anche la canzone importante.

Forza fasisti buttatevi, che da così in alto come dalla pirlina pirellina vedrete che imparate pure a volare.

Basta saltare.

In quel nastro di nero.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Imparando a volare, al buio del nero  

 



 

mercoledì 27 dicembre 2023

2023 12 27 – La casa è felice

 2023 12 27 – La casa è felice

 

E io che ho sempre mal sopportato le case.

Estremi simboli di consumanesima borghesità.

Così me le hanno insegnate.

A chi ce l’ha più grossa.

Mentre invece nascono tane.

E servono da nidi.

Da cui spiccare il volo.

Nascondigli.

Contro le onde del logorìo della vita.

Ma che pirla.

Così vado per citazioni di alta poesia.

Non scimmiottiamo il perfetto.

E di nuovo cambio casa.

Di nuovo cambiano le cose.

Cambio posto e chiedo scusa.

Cambio umore, numero e quartiere.

Fintanto che nessuno è come me.

Ed invece eccola qua.

A sorpresa.

La casa.

La casina di gioia.

Mi ci trovo per caso.

O per costruzione di un amore.

Un giorno avrà più di cento bambini.

E certamente due porte.

Una in faccia al sole.

E l'altra che ci pioverà sempre forte.

E’ una casina di gioia perché è proprio costruita di gioia.

Di lavoro, di tempo, di fatica, e di miriadi di piccoli gesti d’amore.

Da molto prima che ci arrivassi io.

Io l’ho solo riconosciuta nido.

Per reimparare a volare.

Non più tana di paure.

Sta in una corte di palazzi tremanti di vita fremente.

A volte così tanto che da immobile diventa mobile.

Ma non bisogna dirlo alla padrona, se no se la sogna smossa di notte in un altro quartiere.

La corte sta in un quartiere brulicante di vita.

E’ un barrio metropolitano.

Io non ci sono più abituato.

Ma è quello che avrei sempre voluto.

Almeno prima di dovere essere ufficialmente intossicato di lentezza.

Ieri ho visto e non letto un cartello tradotto in ben più di dieci lingue.

Melting pot.

Roba che adoravo da giovane.

Prima che mi richiudessero nelle trincee della mia mente.

Realizzo così che io vivo e dormo in una casa di quartiere dormitorio.

Gente che esce la mattina da brava.

E torna la sera, nell’orgoglio del suo benessere opulento creduto guadagnato se non dovuto.

Ma qua siamo nella limitrofica cerchia della stazione centrale.

Che assorbe e rilascia sprazzi di vita.

E la piazza e’ una meraviglia di circo massimo pronto per la battaglia navale di antiche galere romane.

Insomma alla fine quelle certe decine di metri quadri di vicinanza al cielo stanno qua.

Ben più leggera della mia mausoleica  casa di radice

Che dire.

Grazie all’accoglienza di una famiglia intera di pace, a partire dal nome di giudice che non giudica.

Famiglia di forza in una casa felice.

Fatta così.

Costruita di quotidiana faticata felicità.

La casa.

La casa di Daniela.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Con la doppietta che tanto piace al giudice che non giudica.

E di nuovo cambio casa.

La casa.

 



E che vista d'altura





 

martedì 26 dicembre 2023

2023 12 26 – Effetto marmotta

 2023 12 26 – Effetto marmotta

 

Stefanos santos proteggi nos tu.

Στέφανος, Stephanos, letteralmente significa corona.

In senso lato, il nome è interpretabile come coronato, incoronato.

Oh, quanta associazione si apre al mio neurone.

Ma me la tengo riservata.

Noi qua nella nostra oasi di Pace.

Il resto del mondo traballa di dolore ed inquietudine.

Conosco un modo con cui le marmotte la sanno placare.

Ma non ne posso parlare.

Sono tecniche private.

Umidificate.

Geneticamente approntate.

Nei secoli dei secoli.

Sono forti le marmotte.

Animali di pace sociale.

Tanalinghi.

Colonie sterminate che vivono nei tunnel.

Dentro cui vanno in letargo.

Quando arriva il freddo.

Il freddo.

Il freddo.

Non è un personaggio da romanzo criminale.

Quanta gente sento che si sgomenta per il freddo.

Che non c’è.

Quello che non c’è più.

Ieri a Milano era primavera.

Ma che paure.

Questo clima che ci sterminerà tutti.

Ma perché vi sbalordite.

Ogni volta che commentate.

Non lo sapete che c’è l’effetto terra?

Lo chiamo così, quello che Gaia ce la rivolta proprio tutta contro.

E’ quella roba li.

Cioè, questa roba qui.

Con quella questione del grado e mezzo che però mica ci riporta indietro.

Ghiacciai scivolati a mare mica riscaleranno le vette.

Insomma le artificiali strisce da sci popoleranno i monti delle marmotte.

Povere.

Niente più letargo.

Convivenza con gli umani tra ferrosi binari delle lame da sci.

Quelle a gradi novanta per tenere sul ghiaccio.

Di questo passo l’effetto terra arriverà ai gradi 90 anca lù.

E noi ribolliremo come piatti tradizionali.

Ma è tutto più facile.

Stefanos santos ricordaci della luna piena della ragione di Astolfo

Ci vuole minga la scienza infusa a sistemare le cose.

Basta la volontà.

Quella che è capace di sparare al suo fratello.

Mentre basta seguire il precetto dell’aquila renata.

Con la savia marmotta in amicata.

Che ricordi a tutti una prima verità.

Io non sevo più.

L’io non serve più.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Letargo ciao

 


Andale! 

Grazie Alberto


 

lunedì 25 dicembre 2023

2023 12 25 – Inizio e poi rinizio

 2023 12 25 – Inizio e poi rinizio 

 

Inizio e poi rinizio.

Evoca la parola tentativo.

Ci sto provando.

Bisogna farlo.

Cercare nel mantra dei miracoli.

Da quando sono nato miracolato sono.

E sono nato tante volte che ne ho perso il conto.

C’è qualcosa che mi frena.

Allora inizio a cercare.

E apro la porta.

Blindatissima.

Forse è lei che non mi fa passare messaggi.

Che tronca questo rinizio.

Come se fossi perso dentro un’eclissi.

Forse sono nel bozzolo dei miracoli dei rinizi.

A chi son concessi, chissà per quali meriti.

E da quale giudice.

Ma ammorbare proprio no.

Non voglio appestare la festa.

Già martoriata d’umani.

Voglio solo eleggere la dolcezza.

E quella come per miracolo rinizia.

E allora decido che posso pure inire.

Entrare nel racconto dell’assenza.

Dall’ultimo postino dispaccetto di intelletto sarà passato almeno un mesetto.

Chissà dove ero finito.

Allora rinizio e riparto in trasparenza.

Dalla solinga compagnia di certuna signorina mia.

Perché e percome non ce ne sono davvero.

Era solo uno di quei bassi sprazzi nel tempo

Funziona così.

Ma ancora stavolta mi è concessa una angelica chicca, un drappello di angeli.

Un custode.

Giudice che non giudica.

Porta pace con una trincea di tenerezza.

E’ un cuore bambino, ricevuto vicino.

Di quelli rari che sanno ricevere la meraviglia senza nemmeno saperlo.

E diventarne parte.

E così rinizio.

Ma stavolta non sono solo.

Trovo il coraggio e abbatto il muro della paura.

E’ tutto a posto.

Si sente.

E’ solo amore.

Entrato dall’universo ci illumina da questo cielo terso.

Ho fatto bene ad aprire la porta corazzata.

A fare inire a sciogliere quell’eclissi.

E’ il mattino.

Si inizia e si rinizia.

Straordinario restare vivi


Kalimmudda ipsum dixit.

Straordinario restare vivi


Ndr.

Vasco per la mia Pace: e il mattino.

Beauguri.

 

 



lunedì 4 dicembre 2023

2023 12 03 – Nano nucleare

2023 12 03 – Nano nucleare

 

Meloni alla conferenza sul clima cop28. Serve una transizione ecologica non ideologica.

Oh.

Accantonate le guerre si torna a parlare di clima.

Con le guerre sempre là.

Più rimosse che archiviate.

Fascisti fattivi con la premierina in prima linea sul fronte del palco mondiale.

"L'Italia sta facendo la sua parte nel processo di decarbonizzazione in modo pragmatico con un approccio che rispetti la neutralità tecnologica "libero da radicalismo: se vogliamo essere efficaci" serve "una sostenibilità ambientale che non comprometta la sfera economica e sociale, una transizione ecologica non ideologica".

Vorrei conoscere chi glielo ha scritto

Io non ci ho capito un ciufolo.

Il palco è quello della Conferenza Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2023, nota come Cop28.

Dove una ventina di Paesi vuole triplicare il nucleare.

Scommetto un euro che sono quelli che inquinano di più.

E non hanno altre soluzioni pronte all’uopo.

Ma dalla dichiarazione della premierina noi capiamo che siamo favorevoli al nucleare o no?

Di solito la confusione espressiva nasconde scomode verità.

E infatti.

"Ci viene chiesto di fissare una chiara direzione e agire in modo ragionevole ma concreto".

Io capisco di si, concreto nucleare.

Se non altro perché è la soluzione pronta per l’uso.

Pare che le rinnovabili non bastino.

E’l’idrogeno sia complicato.

Quindi resta l’atomo.

Per altro già ampiamente utilizzato mondialmente.

Dunque mi documento, e scopro che si apre un mondo.

Reattori di qua, reattori di la, reattori di su, reattori di giù.

Un caso interessante fu quello della americana Terra power, pure in accordo con la Cina.

Decine di miliardi spesi per prototipi di reattori di nuova generazione.

Ma pure da Bill Gates e se ci crede lui, chi siamo noi per dubitare dell’inventore della office automation.

Fino al fatto che a novembre 2021 viene identificata la cittadina di Kemmerer, nel Wyoming per il primo reattore dimostrativo che sarà operativo dal 2028 e dal costo di 4 miliardi di dollari.

Ciuspia.

E per convertire tutto il mondo quanto ci vuole?

E pensare che il Wyoming io lo volevo dare ai palestinesi come novella terra promessa.

Così sarebbe pure energeticamente autosufficiente per 50 anni almeno.

E fine black outs tipo Gaza,

Ma la riflessione realmente dirimente è questa.

Oggi siamo nell’era della cosiddetta GNR, genetica, nanotecnologie e robotica.

Quella che mi intrippa è la nanoteconologia.

Possiamo creare cose piccole piccole, ma piccole davvero. Microbiche. Minuscole

Materie come pulviscoli e pure riassemblabili.

Allora mi chiedo perché, invece di pensare sempre a mega prototipi da decine di miliardi, nessuno pensi almeno al nano nucleare.

Dalla dimensione di una fabbrichetta, ad un condominio, ad una lavatrice, ad una televisione, ad un’auto.

Tutti col loro reattore interno.

Nel dopoguerra l’uomo conquistò la lavapiatti e la lavatrice.

Cambiarono la vita di milioni di casalinghe liberate dalla incombenze familiari per lo shopping seriale.

Ma produssero inquinamento sia in produzione che in utilizzo che in smaltimento

Oggi, superato lo scoglio ambientale, possiamo operare con un vantaggio enorme in termini di sicurezza.

Contro la paura da retaggio storico.

Se mi salta un reattore nano, il peggio che mi può capitare è un funghetto gassoso in cucina.

Un porcino di condominio.

Forse una più appropriata ammannita televisiva.

Mi rimane solo il problema delle nano scorie dopo 50 anni o forse più.

Ma coi fasisti su marte siamo già cavallo e ci spariamo tutto sopra.

Infine un dubbio sistemico.

Ma se ci diamo l’obiettivo di emettere roba per restare ad un attuale malsano 1,5 gradi come facciamo a tornare alle temperature di 50 anni fa.

Quelle con i ghiacci marini e montani.

Ma tranquilli, riprendiamo la premierina.

“L'Italia sta facendo la sua parte nel processo di decarbonizzazione. E' un momento chiave del nostro sforzo di contenere le temperature entro 1,5 gradi. Anche se ci sono ragioni per essere ottimisti l'obiettivo è lontano, la Cop28 deve essere una svolta".

Premierina, e quali sarebbero le ragioni per essere nazionalisti ottimisti in tale questione mondiale?

Ecco qua sotto quanto conta l’intervento Italia.

Fate voi.

 



 

Kalimmudda ipsum dixit

Nuclears

 


domenica 26 novembre 2023

2023 11 26 – Fànkokkole

 2023 11 0 – Fànkokkole


Per www.parolebuone.org su www.shareradio.it . Coccola

Qui con le kappa.

E’ curioso quali significati possa avere una parola.

E come possano essere opposti.

Si parta pure con i frutti del ginepro, e va bene.

Per archiviare subito la questione botanica, coccola deriva dal latino coccum che a sua volta deriva dal greco kokkos.

Sempre di chicco o di grano si tratta.

Tenerezza di cocchi giovani virgulti che ci danno semi fatti frutti da mangiare.

A prima vista coccola evoca il derivato del verbo coccolare.

Si intende carezza, gesto di tenerezza e di affettuosità.

Specialmente al plurale tutti sappiamo dire che si fanno le coccole.

E tutti le vorremmo, queste coccole.

Nella nostra civiltà sono come una sorta di diritto acquisito.

Di cui spesso una gran parte viene a torto privata.

Niente coccole, vita grama.

Ma la parola ha un che di vezzeggiativo che trovo anche fastidioso.

Così mi addentro nei meandri treccani e trovo che coccola diventa anche opposto.

Nessuna tenerezza, nessun vezzeggiativo.

Mi ci riconosco già di più.

Coccola vuol dire bussa o percossa.

Che poi diventa il notorio coccolone di tanti stecchiti accidenti lanciati.

Che ti venga un coccolone, o una coccola, si impreca.

Augurando un colpo d’apoplessia fulminante.

Così rifletto sul fatto che io le coccole le riservo al cane.

Son bisogni da esseri più primordiali che umani.

E se salite la scala dei bisogni in cima non trovate rassicuranti carezze d’amore.

Quanto la più elevata necessità psicologica della autorealizzazione, motivazione di crescita o ancora più lirica necessità di essere.

Si raggiunge solo se i gradini precedenti sono scalati, anche con tante rassicuranti carezze.

Purtroppo io non sono stato educato così.

L’imprinting primigenio non era alla carezza di tenerezza, quanto ad un senso del potere intriso di dovere.

Mio padre per i miei dieci anni non mi regalò la coccolante bicicletta.

Ma una carabina smontabile calibro 22.

Voleva che sparassi alle lucertole.

Dovevo imparare cosa volesse dire togliere la vita ad un essere vivente.

Per vari aspetti mi evoca una sorta di educazione siberiana.

Ma forse più napoletana, per precisione più casertana.

Io le lucertole le avrei ricoperte di coccole.

E non capivo perché dovevo ammazzarle.

Così finalmente mio padre ci convinse che non ero buono, e mi portò a sparare ai tronchi nel bosco.

La prima volta con un fucile a pompa stile polizia americana il rinculo mi sbattete indietro contro un albero.

Mio padre mi fece una coccola alla sua maniera dicendomi che non ero buono neanche per quello.

E quindi che volete che vi dica.

Io non credo al potere delle coccole.

Credo piuttosto che il loro bisogno sia sintomo di decadenza dell’impero di cultura occidentale.

Non ce lo vedo Attila a coccolare la fine dell’impero romano.

Anche se la civiltà delle coccole potrebbe essere una bella parte di quella civiltà dell’intelletto.

Quella che oramai dovreste conoscere.

E quindi per concludere, quando io mi voglio coccolare per soddisfare un gradino della scala dei bisogni, ecco cosa faccio.

Ascolto funkokkole.

Che funzionano pure meglio.

Eh, lo so sono un po’ strano.

Piuttosto freak.

And so.

Freak out.

Con alla batteria tanto di master Hakim.

E una dream band.

A Montreux.

Dove non entri se non sei kokkolante.

O meglio.

Funkokkolante.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Freak out!

 

 

venerdì 24 novembre 2023

2023 11 24 –Una goccia e scatafascio

 2023 11 24 –Una goccia e scatafascio

 

Un nervo che salta.

Gli ultimi postini angoscianti hanno ucciso il senso di scrivere.

Una diffusa impotenza mi ha contorto la pancia.

Mi è venuta anche una certa nausea delle balene.

Allora mi sono rivolto al misuratore di ordine naturale.

I bassi raggi del sole d’inverno sparano schegge di luce attraverso i suoi rami.

Quaranta metri di vicinanza al cielo e di conforto d’anima.

E’ pieno di miracolosa meraviglia di vita.

Contro il nero funereo che mi inviluppa.

Mi faccio osservatore delle danze.

Mentre mi uccido di fumo a raffiche.

Richiamo dal volo gli uccelli più vari.

A volte in coppia, a volte in piccoli stormi familiari di pochi esemplari.

Coppie di tortore, piccioni volgari, colombi nobiliari.

Pettirossi, merli, capinere.

Pure gli scoiattoli paiono volare.

Tutti convergono verso l’albero della vita.

Albero dei vicini che straripa di qua.

Fiorisce massiccio d’estate.

Fitto di api e zanzare che proteggono i fiori sui rami.

L’albero apparecchia piccoli grappoli di bacche nere.

Riserva alimentare per l’inverno che arriva.

Alcuni uccelli si producono in strani saltelli.

Volare o saltare per raggiungere le bacche.

E’ un piccolo circo privato.

Misura l’ordine cosmico che dice che tutto è a posto.

Arriva la neve.

Gli uccelli appollaiati sui rami si accoccolano appiccicati per riscaldarsi.

Poi la neve si scioglie di gocce.

Inizia a piovere.

Su questo squarcio da agreste urbanista.

Mentre tutto sembra in ordine.

Anche l’acqua risuona di giusti rimbalzi.

Una goccia cade dall’albero della vita.

E rimbomba in quel silenzioso mare di ordine e serenità.

Rimbalza sulle foglie secche.

Montagne di foglie marcescenti.

Che vanno raccolte.

Ma è tutto nell’ordine, tutto è a posto.

Anche la gravità si comporta a dovere.

Sento quel buco nero in centro galassia che risucchia tranquillo, senza vorticare vorace.

Io alla gravità ci tengo molto, mi preoccupa più di altro

E’ lei che trascina la goccia.

E lei che deve restare in rotta diritta.

Poi un nervo che salta.

Dai e dai si accumula il desiderio di sfascio.

Dai e dai un pensiero si insinua surrettizio.

Dai e dai un nervo s’intosta.

Ma che palle questa goccia.

E le zanzare, le api, le foglie.

Io questo giardino lo brucerei.

Cemento, ci vuole cemento.

Lo colerei di cemento.

E bitume fumante a tappezzarne il prato tosato.

Che diventi parcheggio locato.

Per far spazio ad un mare di auto.

Tutta grana da poter consumare.

Per comperare inutilitarie.

Adeguarsi all’impero del gregge.

Cacciar via questo gregge di uccelli.

Che cagano ovunque anche quelli.

Io penso positivo perché son vivo.

Ma va caghèr.

Basta.

Dopo avere predicato, adesso è passato.

Pensiero positivo.

Non l’ho mai sopportato

Meglio gettare tutto.

Per quella misera goccia.

Che fa traboccar la pazienza.

A scatafascio.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Scata scata