venerdì 19 aprile 2024

2024 04 19 – Una grazia, di grazia

2024 04 19 – Una grazia, di grazia

 

Per www.parolebuone.org su www.shareradio.it

 

Uè, uè uè, questa è roba grossa.

Potrebbe trattarsi di generica cortese delicatezza.

Invece approdiamo alla teologia.

Del così sia.

Inshallah, per par condicio.

Io il padreterno lo conosco bene.

D’altronde è mio papà.

Io figlio Gesù mi sono reincarnato per bene due volte.

Chiuso dietro le sbarre del manicomio.

E poi soffocato in croce.

Eh lo so.

Non mi avete capito.

Ora come allora.

Ma insomma.

Torniamo a questa teo grazia.

Grazia è una benevolenza che quell’Egli manifesterebbe verso uno o più esseri umani.

Non perché tenuto a farlo, ma perché liberamente vuole e sceglie di farlo.

In pratica una grazia indica un favore particolare concesso da Dio

D’altronde Egli può.

E perché no.

Ma qui la storia si complica.

Immaginate otto miliardi di richiedenti grazia.

Si, come quelli richiedenti asilo.

Dall’inutile all’indispensabile, in ordine crescente di umana percezione di esigenza.

Papà certe volte mi viene a trovare, io ancora coi chiodi nel legno, e mi chiede come può fare.

E io moribondo coi polmoni collassati gli devo trovare una soluzione.

Sono buono, sono santo, delle anime so tanto, per di grazia niente pianto.

Allora ci venne in mente di organizzare grandi calderoni pieni di scie delle parole, in cui condensare le grazie richieste.

Creando la piramide delle grazie, assai più alta di quelle dei faraoni.

Lo facemmo al suono di quel sir decapitato.

Che così chiudeva la sua prece del buon umore.

Donami, o Signore, il senso dell'umorismo,

concedimi la grazia di comprendere uno scherzo,

affinché conosca nella vita un po' di gioia,

e possa farne parte anche ad altri.

Intanto la polenta di grazie mantecava e mantecava.

Quando fu pronta la ribaltammo sul tagliere, come usava ed usa ancora.

E decidemmo di ordinarla per minchioneria, dote di cui sappiamo chi essere campioni.

Prima quelle che contano e poi le minchionate, che evidentemente geometriche sarebbero spiccate.

Vinse quello che chiese di vincere alla lotteria.

A cui rispondemmo onnisoni che almeno il biglietto però se lo doveva comperare.

E poi ripartimmo dalle cose serie.

Sempre sulla mia croce, lessi tra le scie delle parole di un tumore a un conoscente.

Reiterato e rinnovato non so bene quante volte.

E’ la mamma delle zucchine a velo.

Sottilissime, come lame non so come.

Me le prepara spesso, piene di derivato amore filiale.

Io che mescolavo la polenta di preghiere, mi feci coraggio e chiesi a papà se potevo chiedere una grazia.

In fondo ero ancora sulla croce, un premietto potevo pure averlo.

Lanciammo così la cannonata di preghiera lassù dentro all’universo, dove nulla è perso, casomai un po’ disperso, ma arriva di sicuro.

Dalla croce ve lo giuro

Adesso aspettiamo.

Ma niente scherzi.

Che mi piacciono le zucchine.

Concludo.

Per combattere l’amarezza ci vuole la dolcezza.

Come quella dentro al millefoglie.

Col ripieno cremoso.

Morbido che scende comodo.

Virtuale ricordo meglio che niente.


Kalimmudda ipsum dixit

Quando si parla di religione io ho solo un testamento. Di arguta lieve blasfemìa

 






domenica 7 aprile 2024

2024 04 07 – Una gallina per la sciura Pina

 2024 04 07 – Una gallina per la sciura Pina

 

Si ma che palle.

Io sono misura, disse il Kalimmudda.

Ma intendeva misura della revoluzione perenne.

Mica pensava di fare il ragiùnat d’istat.

Qua tocca stare all’occhio.

Altro che misura qui ci tocca propinare la cura.

La cura sono io.

Come l’idraulico che stura quadrature.

Vi sturo il cesso del cervello.

Oh, questi si dimenticano delle uova della Pina.

Quelle della svalutation con i fascisti in aderente tutina mimetica.

E allora tutti inguignudi con la tutina e il cappellino da asini.

Madonna santa quanto sarà inguardabile qualche ministeriale pèreto lombardo.

Comunque stavolta sono stato volonterosi.

Parlano in italiano, o forse qualcuno non ha un inglese presentabile.

https://www.ansa.it/notizie/economia/2024/04/06/freni-crescita-2024-attorno-all 1%-debito-sotto-il-140 %

La percentuale di fianco al 1 e al 140 ve la regalo io, che se no dal link Ansa non si capisce una mazza.

Non posso però lasciarmi scappare la logoghiottoneria e chiedermi quanto segue.

Ma fare parlare di crescita a uno che si chiama freni, cosa è?

Un karakiri mediatico?

Un suicidio frenetico?

Un fascismo di eretico?

Un pirlismo salvifico?

Ma bando alli fasci ed eccovela qua.

La propaganda zoppa.

Lo spataffiamento di cifre del ragionamento frenetico non esplicita tutto.

Non esplicita l’inflazione.

Ma come, io mi prodigo a spiegare alla sciura Pina.

Quella conta meglio le 9 uova.

E voi non le dite che nel 2024 diventeranno 8?

E’ uno solo il dato interessante che emerge, trapela, sguiscia fuori.

Secondo me manco se ne sono accorti.

Il famigerato debito/pil, che poi non vuol dire un cazzo in quanto confronto frazionale di una grandezza di stock con una di flusso, e ups m’è scappato il tecnicismo, resta al 140%.

Ma come, eravamo arrivati ad uno speranzifico 137%.

La sciura Pina già pensava di fare un mutuo per comperarsi il decimo uovo, e invece.

Questi riprendono il trend negativo come se niente fosse.

Sotto l’occhio rapace osservati da falchi comunitari.

Se il pil sale dell’1% e il debito/pil del 2.5%, allora ancora in deficit sto viaggiando.

Non ho voglia di stare a cavillare.

Per cui vi dico dritto dritto dove sta il buco informativo.

Freni fa notare che dal 2021 a oggi "abbiamo speso sicuramente sopra i 210 miliardi di bonus edilizi", più delle risorse dello stesso Pnrr. Il grosso dell'impatto sul deficit lo si vede nel 2023, con un rapporto deficit/Pil che, secondo Codogno, dal 7,2% della stima attuale potrebbe lievitare fino all'8%.

Il 'front loading', che cicazzè?,di quel deficit sul 2023 renderà quasi automatica una forte discesa nel 2024, a un rapporto sul Pil che il Def stimerebbe intorno al 4,4%

In pratica è come dire faremo meno buco, ma non chè risparmiamo, ma solo perché prima era più grosso.

Uè, ma 4% di 2.000 fa altri 80 miliardi di deficit.

Che accrescono il debito.

Che sono sostenibili solo sa faccio ancora svalutation.

E alura Sciura Pina, corra a fare un buon investimento.

Prima di vedere le 9 uova diventare 8.

Si comperi una gallina.

Da qualche chicco di mais ha dell’alchemico miracoloso.

E tira fuori un uovo.

L’uovo da infringere.

Meglio l’uovo si.

Ma con la gallina.

Con questo fascio di regime resterà solo qualche pil dentro all’uovo.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Desire

With a shotgun, pretty soon everybody's got one

 



venerdì 5 aprile 2024

2024 04 05 – Inguainata in tutina mimetica

 2024 04 05 – Inguainata in tutina mimetica

 Inguaiati, ah no, inguainati o boh; non so.

Ansa english desk.

Politics.

Navigate.

Italy faces deficit infringement procedure – Giorgetti.

Foregone conclusion for us and others says economy minister.

Rome, 03 April 2024, 10:16.

https://www.ansa.it/english/news/politics/2024/04/03/italy-faces-deficit-infringement-procedure-giorgetti

Uè, cusa l’è successo che ghè tuta questa pioggia di perfida albione.

Mi capissi un cas.

Uè, sciura Pina ma ti ti gà capio qualcosa?

Non ho tempo adesso devo andare a comperare le uova.

10 uova, me ne servono 10, non mi distrarre che se no mi incasino coi conti e mi si infringe la frittata.

Deve essere la nuova mimetica fascista.

Però, come deve essere carina la premierina in tutina.

Mimetica tutta aderente, pronta per combattere al fronte con gli anglofili.

Una volta erano il nemico, oggi ti tirano la sòla che ciàpàtela.

Ma no cosa hai capito, ti scpieco anche se non so’ dieco.

Ma uè, uè, uè e pure jamme uè, tucami no la premieressa.

Il fatto l’è che noi vilàn e sempre allegri dobbiamo stare che il nostro piangere fa male all’UE.

Insomma è che ci abbiamo un buco nell’Istato dove i soldi van giù.

O meglio al passato, son già borlà giò.

E allora ci hanno messo sulla graticola, o per meglio dire ci siamo infritti.

Ma l’uè ci ha messo una pezza, forse pensando al valore del pizzo.

D’altronde i vaccini andavan sprecati.

Le bombe andavan sganciate.

Le parole non andavan capite.

Non vogliamo dare anche una aggiustatina ai conticini?

Per non farsi scoprire hanno tradotto tutto in comunicati stampa incomprensibili al popolo dal basso tasso di anglofiliazione di certa uè.

Ma adesso infilo anche io la mia improponibile tutina mimetica e vi spiego, saltando qualche tecnicismo di passaggio o da passeggio, tipo quelli da siamo tutti allenatori del pallone.

Anche se little giorgi tiene a rassicurare tutti che era tutto previsto, funziona così.

Lo stato spende più di quanto entra per il 7 e rotti % del Pil, facciamo che sia 2.000 e quindi 140 miliardi.

Ma i danè non ghe li avemo minga, per cui ce li prestano garantiti dal fatto che siamo uè.

E cresce il debito, facciamo di 140 a partire da 3.000 che però restano sempre quelli. Totale 3.140.

Non siamo mica i soli, quindi onde evitare bollori e scoppi, l’uè si ricorda che stampare carta porta inflazione.

Ma santa l’inflaziù, meno male che la ghè.

Perché se tutto aumenta del 10 % all’anno, una cosa invece non lo fa, ed è il debito a valori innominabili.

Alùra il 10% di 3.140 farebbe fino a 314, di svalutazione interna.

Ovvero di perdita di potere d’acquisto.

Non è mica una novità, era così la politica della liretta.

E’ che in italiano si capiva.

Così è mimetismo linguistico.

Ma fintanto che inflaziù resta un’idea, in fondo che ce ne fotte.

Ve lo spiega la sciura Pina.

Uè mi sun anda’ al ipermercato che il mercato el ghe più.

Dovevo comperare le 10 uova del principio.

Ho tirato fuori i soliti foglietti da 10 neuri, ma nella scatola c’erano solo 9 uova.

Ma come l’è? Perché ho notato che la scatola era diversa, cioè sembrava grande uguale ma lo spazio dentro era minore come se fosse già previsto da 9.

Ho pensato ad un errore e sono andata dal direttore che mi ha detto non si preoccupi signora Pina, sono le nuove direttive sul packaging d'istato marchettaro.

Adesso mi è in parte chiaro perché la premierina va in giro in tutina.

Forse ha un poco di vergogna non delegata tutta a little giorgi.

Comunque tutto questo ha un nome.

E siccome siamo quelli che canta che ti passa, cantate in coro con la Pina.

Fino a che quella vecchina non imbraccerà l'akappa dalla sua sporta lisa vuota.

Cantate, allora cantate, finchè dura.

Ve lo dice la canzone quale è il nome.

Se ascoltate mentre infringete le uova

E mentre la premierina balla in tutina anglomimetica.

Tutta inguainata per distrarre il pubblico dalla conta delle uova rotte.

Nella migliore tradizione dei regimi.

Svalutation

 

Kalimmudda ipsum dixit

Svalutation

Ak, quello non si svaluta.

 



mercoledì 3 aprile 2024

2024 04 04 – Il colloquio più veloce del uèst

 2024 04 04 – Il colloquio più veloce del uèst

 

www.parolebuone.org per www.shareradio.it . Colloquio

Sarà che sono falliti da quando sono nati.

Sarà che poi mi ritrovo disoccupato.

Sarò che non ci sono abituato.

Sarà che poi ci si annaspi.

Sarà quel che sarà.

A me viene in mente che allora farò un colloquio.

Non di più, già lo so.

Sono troppo snob e troppo squillato per accettare il terzo grado.

In un colloquio di quelli di lavoro.

Dove entri già soggetto in soggezione.

Dall’alto dei tuoi sessanta.

Pieni di inutile esperienza.

Che pare che tutti possono farne senza.

Della potenza di antica latenza.

Che puoi solo ridondare di rimembranza.

Con cui alla fine non ci puoi fare una mazza.

Così so già che il colloquio immaginario se va bene sarà il primo ed ultimo.

Più che altro un soliloquio.

Rammentando lo sproloquio di minchiate raccontate.

Mi dedicherò allora alla lettura di letteratura.

Partirò dai grandi classici riposti dentro agli scaffali.

Poi leggerò il mio civvì fino alla nausea.

Correggendo virgole e inutili dettagli di impaginazione.

E poi forse mi stuferò dell’eloquio in solitaria.

Navigante nel tempo fermo, qualche chicca l’ho pescata.

E mentre la riguardo in carta a quattro, squilla il telefono a sorpresa.

Pronto, parlo con il dottore Claudio Aroldi ?

Si sono io.

Volevo sapere se è interessato a lavorare per noi.

Scussi, ma… in che ssenso?

Mi verrebbe da dire.

Invece chiedo quando dovrei fare il colloquio.

Quella risponde che non ho capito.

Loro mi vogliono assumere, io devo decidere.

Ma come è possibile così di fretta.

E’ per la sua presentazione, basta quella.

Il colloquio è vaniloquio.

E che cazzo ci avevo scritto su questa miracolosa presentazione.

Poi mi ricordo delle letture e letterature di potenza.

E mi torna in mente questa ouverture.

Ascoltatemi! Perché io sono questo e questo. E soprattutto non scambiatemi per altro.

Avevo appreso che il fredrigo funziona sempre.

E poi come calzava.

Fu così che feci il nanoloquio.

Il colloquio più veloce del uèst.

Come un colpo di pallottola.

Che ti secca di stupore.

Da oltreuomo di tedesco.

Che non dici mica super.

E fa tanta differenza.

Anche dentro a dei colloqui.

Abortiti naziloqui turpiloqui.

E concludo rivelando.

Kalimmudda ipsum dixit è una parafrasi.

O boh.

E’ nata zoroastrale sua.

Semplice eppure senza magniloquio.

Perché tutti siamo questo e questo.

Senza quello.

E non scambiatevi per altro.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Fredrigo che dice, boh

 



 

lunedì 1 aprile 2024

2024 04 03 – La locusta, la mangusta, l’agusta

 2024 04 03 – La locusta, la mangusta, l’agusta

 

Il tempo è relativo.

Più che altro non esiste minga.

E così oggi è uno.

Faccio il pesce d’aprile e scrivo in data futurista.

Di militaria.

La locusta, la mangusta, l’agusta.

Lascio perdere la langusta.

Sono tutti esseri che mi angustiano.

Ma non so bene perché, chissà cosa è.

Sono intento nei tradizionali lavoretti di pasquetta.

Sul balconcino da tre metri quadri di vicinanza al cielo.

Questo cielo lombardo steso come mare.

Che col caldo sarà seminato e germoglierà a grano.

Sposto cose, faccio cose, guardo cose.

Dai e dai mi piglia un lombardissimo sciupùn.

Una palletta vitrea color del grano pare proprio che mi fissi.

Guardo meglio e non è che pare.

La palletta è proprio doppia, messa in testa a una corazza dalle ali ripiegate.

E mi fissa proprio, altro che.

E' una piccola locusta, una locustina nana.

E chi lo sa che ci fa qui nell’inverno longobardo tutta ferma e intirizzita.

Provo a smuoverle il contorno.

Ma rimane lì a scrutarmi come fosse in missione di un padrone

Fa pure un poco schifo, mi hanno sempre intimidito e infastidito.

Speriamo non decolli col suo fremito di ali.

Me ne vado senza che sia successo niente.

Giù per strada pullulano moderni scoiattoli lombardi che chissà chi ce li ha messi.

Ma potrebbero essere manguste da traveste travestite.

Predatorie armate nane.

Poi d’incanto vedo il disegno.

Locuste localizzatrici e manguste soldatini in formatini.

Un flash ed ho capito.

Sono tutti droni fatti nani.

Li avrà fatti quella agusta.

Di costituzione più che robusta.

Militaria piccolini, quelli a pelo portano fanti.

Unità di attacco fatte in sciami.

Sono supposte, nano pulci rettali.

Ti si infilzano negli orifizi.

E risalgono dal cuore fino su dritti al cervello.

Ad impulsi elettromagnetici ti controllano la mente.

Ci ritroveremo tutti bene in fila, tutti neri di divisa.

E’ la guerra del futuro.

Sempre più piccoli, sempre più tecnici.

Nano sciami o sciami nani torno indietro.

Devo spegnere la locusta.

Ma non c’è già più.

Sarà volata via col suo carico di dati.

Diretta dritta alla nano base sopra al mare fatto a grano.

Per mangiarne ogni virgulto.

Dopo la piaga delle pulci dentro al retto mangeremo locustine cresciute coi raccolti.

Ingrassate di virgulti da evacuare di marrone.

Sempre se non sono aguste.

Nel qual caso sono fatte di nanotuboli al carbonio.

Commestibili non credo.

Assemblate in grandi o nano dirigibili ad elio.

Senza elica e timone tutte fatte di marrone.

Ma l’essere umano si abitua a qualsiasi cosa.

Ci abitueremo anche a sgranocchiare dirigibili marrone.

Basta che non siano di agusta costituzione. .

 

Kalimmudda ipsum dixit

C'è un dirigibile marrone dentro me

 



 

 

 

domenica 31 marzo 2024

2024 04 02 – La fame d’altro uovo

 2024 04 02 – La fame d’altro uovo

 

Appena sveglio lo scoiattolo se lo ricordò.

Era nella foresta mica nella giungla.

Dopo qualche momento tranquillizzato si riaddormentò.

Aveva sognato, ma di sogni confusi o diffusi, che faceva fatica a mettere in ordine.

Una vocina nel cervelletto gli diceva che c’entrava l’intelletto.

Ma sapere cosa fosse era un’altra faccenda.

Un calderone in ebollizione, che poco assomigliava al pacato equilibrio della sua foresta.

Non capiva cosa c’entrasse quel sogno con la sua realtà, senza sapere che proprio questo fanno i sogni.

Presentano la realtà, a volte anche in modo paradossale, in modo da restare più impressi

Nel suo sogno degli esseri gli avevano parlato di questa base dell’intelletto che chiamavano informazione.

Uno gli aveva detto che tutto era informazione, onirico.

Ma come, ammesso che io sappia cosa è l’informazione come posso pensare che sia ciò di cui tutto e’ fatto.

La foresta è di foresta, la pelliccia di pelliccia, la ghianda di ghianda.

Lo scoiattolo chiedeva lumi, e il sognato allora gli disse di accendere il pc.

Il picciche? disse lo scoiattolo, mentre affiorava il ricordo di un rettangolo nero buttato tra le cose inutili.

Non sapeva nemmeno cosa volesse dire accendere, ma mentre se lo girava tra le mani avvenne un miracolo.

Un sordo ronzio lo trasformò in luce e dentro quella luce un sacco di segni, immagini, forme, colori.

Un mondo prima nascosto nello scatolotto era venuto alla luce come da un uovo schiuso.

Era una tavola piena di tasti che si muovevano in alto e in basso ed ognuno aveva un suo segno.

Lo scoiattolo schiacciò a caso e comparve una foresta in fiamme.

Si spaventò, e quindi corse in giro a controllare, ma trovò tutto in ordine.

Pensò di avere sognato ad occhi aperti dentro al sogno che già stava sognando, il che è sempre  un bel viaggio nel sotto conscio, termine che gli evocò brutte sensazioni ricordandogli una conceria.

Il sognato gli disse che aveva visto delle informazioni.

Tanti dati che messi insieme gli avevano trasmesso il significato di incendio.

Il sognato riavvolse i fili sparsi di una storia che partiva da lontano, dai grandi poemi fino al picciche’.

L’informazione è sempre esistita, codificata in ogni cosa fin dall’alba dei tempi di quel primo bit quantistico che conteneva tutte le informazioni necessarie a diventare universo e mondo che vediamo oggi.

Oggi lo chiamiamo qbit per quello.

Ma è stata con la nascita del binary digit, con le sue neuroscienze informatiche, che siamo saltati di era.

L’informazione è diventata una grandezza quantificabile in maniera sempre più accelerata, in bit.

Lo scoiattolo ebbe un lampo di genio forestale.

Quindi è come un uovo, che dentro ha già tutto quello che serve per fare una gallina.

Con il suo dilemma inesistente di chi sia nato prima.

La gallina è solo il mezzo che un uovo ha di fare un altro uovo fin dal qbit nelle vibrazioni primordiali.

Fico questo fatto dell’informazione binaria bittaria però.

Da oggi non farò più squit squit, da oggi io pigolerò bit bit.

Il sognato gli disse di fare attenzione.

L’informazione è sempre esistita, sta in ogni cosa, oggi si trasmette sempre più velocemente e va instradata.

Di recente e’ pure diventata deficiente, anzi no volevo dire intelligente.

Gli scatolotti picciche’ sono sempre più potenti e veloci.

E mentre facciamo sempre più cose e sempre più velocemente, più ne inventiamo e più ne vogliamo.

E’ voracità connaturata alla nostra natura bisognosa di accumulo da istinto di sopravvivenza.

E’ una insaziabile voglia di altro uovo.

E così, pur usando sempre meno tempo per fare, abbiamo sempre più fretta senza una meta di direzione.

Che non sia consumare.

L’ordine della foresta si perde in una giungla di strapazzi.

Lo scoiattolo annuì ma disse solo gbit gbit e scappò via.

Il sognato sospirò di sconforto.

Un refolo d’aria scorse nella pelliccia dello scoiattolo che si svegliò.

Prese i suoi devices.

Fece tbit tbit.

E corse al suo uovo.

Era Pasqua.

Ma arrivò troppo tardi.

Il pulcino era nato, solo per fare poi un altro uovo.

A forma di Q a testa in giù.

 

Qalimudda ipsum dixit.

Vanità di vanità

 



sabato 30 marzo 2024

2024 04 01 – Liberte’, si vabbe’

2024 04 01 – Liberte’, si vabbe’


Si lo so che la metafora e’ obsoleta.

Tutti a pedalare nella ruota.

Ma pochi sanno come continua.

A meno che non l’abbiano vissuta.

Che poi questa forse non e’ nemmeno una metafora.

Come sia sia, dato che e’ Pasqua più che un uovo con il buco vi regalo una storia pedagogica.

Io per la reclusione provo una forte repulsione.

Forse perche' in una gabbia semi carceraria ci sono finito pure io.

O forse perche’ mi girano le balle e basta.

Quando ero piccolo mio padre si presentò con per regalo una gabbia di scoiattoli di quelli striati.

Vai a sapere di quale esotica geoetnia.

Sta di fatto che io fui addetto alla loro cura.

Svuotare merda e riempire di semi.

Mi guardavano sempre lanciandomi occhiate di tristi squittii.

Secondo me per la libertà perduta dentro al cielo a strisce.

Fino a che non ne potei più e di nascosto lasciai aperta la porticina.

Li feci uscire inventando mille scuse e bugie.

In nome della loro retrouve’ liberte’, e un paio di altre condizioni favorevoli, si riprodussero letteralmente a fottere.

E riempirono di prole giapponese il fecondo bosco di ghiandosi temperati lecceti lucani.

Anni dopo mia figlia volle un altro roditore.

Un criceto sempre in gabbia.

Io non so se per mia incuria o dissimulata inconscia pena, il criceto uscì dalla gabbia messa sulla libreria.

E cadde a terra a quattro zampe spiattellate.

Libera.

Ferma immobile col cuore impazzito e il respiro da mantice, osservava l’orizzonte senza strisce.

Inchiodata, pietrificata, agghiacciata, ma libera per me.

Vabbe’ ma che cosa e’ questa liberte’.

E soprattutto  cicinammafe’.

Perche’ io la spinsi, la buffettai, la smossi un po’.

Ma lei niente.

Questa sua libertà pareva proprio una mia volontà.

Senza alcuna sua conferma.

Ci pensai e ripensai fino a che la rimisi in gabbia.

Lei felice corse ai semi e saltata sulla ruota iniziò a girare raggiante.

Liberte’ e si vabbe’.

La criceta si era trovata nello stato di primo dei numeri primi, dispari senza pari e senza amici.

Né fratelli di pelliccia e lontana dalla ciccia.

Bella la libertà.

Ma se hai almeno da mangiare.

E un compagno per chiacchierare.

Sotto un tetto a ripararti.

Altrimenti appartiene a quella categoria del per pochi.

Vuota di senso per chi non e’ quei pochi.

Eppure lo sapevamo da secoli.

Insomma cicinammafe’ sans egalite’e fraternite’.

Che si tirano dietro un tetto sulla testa ed un piatto di minestra ciascheduno.

Sai che ti dico caro amico, più che a stare solo alla deriva ecco cosa faccio.

Torno in gabbia a fare la compagna.

A tenerti compagnia per quel piatto di minestra di sementi.

E un girello di consumi da acquistare alle feste comandate.

Tanto compri e paghi tu.

Mentre corro per i tuoi diletti.

Con in cambio quei semetti.

Nell’età degli intelletti.

Che pare proprio piena di difetti.

Pur se densa d’animi dai propositi perfetti.

Confetti.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Liberi liberi ma da che cosa

 

Piramidi di bisogni e scale di libertà