2024 07 21 -La resistenza del ponte sullo strutto
Vabbè una citazione ogni tanto se po’fa’.
Come disse Veltroni prima di disadattarsi ed intripparsi di filmini
e di filmoni.
Che in effetti possono più del vetusto verbolitico.
Il verbolitico.
Evocazioni temporali e geolocali di quando fummo romaneschi
per curare il manifesto.
Ma quanto rompono i coglioni.
Sono sempre più sinistri, sempre più lontani, sempre più
disgiunti, sempre più distanti.
Sempre meno argomenti.
Che guardassero ai soldoni, ai conti, ai talleri, ai taralli.
Come sia sia, ieri la mia Daniela mi ha fatto un regalo e mi
ha portato a vedere satira Sabina.
Le avevo promesso di scrivere di un credevo fosse un
calesse.
C’è rimasta un poco male che qui a Milano dei romani che ci frega, li si odiano tutti quanti e basta.
Ma si è rincuorata quando non ha
trovato manco un calesse.
Nel corso del monologo abbiamo preso vigore quando si è
parlato di ponti e strutto.
Materia madre per taralli, i sugna e pepe.
E mi sovvenni di una tecnica maestra per celarsi se maldestri.
Serve un titolo ad effetto per il ponte sullo stretto.
Venne facile facile, come un colpo di fucile.
Poi dentro ci puoi mettere quello che vuoi.
Anche pure resistenza ai tuoi avi partigiani mentre draghi
il mare per i lettori.
Eh già, si sono riattivati i fascisti.
Architetti ed ingegneri per lasciare sul mondo una traccia.
Vizio proprio da patriarca, da maschiaccio, da gerarca.
Ho marcato il territorio sopra dove il cane l’ho pisciato.
Ecco, l’epica fascista.
Il fascista è muratore, costruisce per i posteri, per
lasciare al futuro il segno tangibile del suo passaggio.
Schioppettate contro mare, impreco in un novello gergo
lessicale.
Ecco perché ce l’hanno tanto con il ponte.
Io l’avevo già avvertiti, e mi avevano quasi convertito
sulla via dei buci, sulla via del grande bot.
Allora piuttosto facciamo un acquaponte che porti l’acqua in
Abissinia come un fiore nel deserto.
Poi questa storia del ponte me la ero quasi dimenticata.
Ricordata da un esercito di volpini salvini macedoni
sottintesi nello spettacolo.
De propaganda ffiidec, come dicono là in padania in semiacronimo di forum italiano delle costruzioni.
Ma che in realtà vuol dire vulva.
Mentre scaricano tondini di ferraccio con il sogno di convogliarli tutti a Villa san giùan.
Per usarli nel cemento con lo strutto e trasformarlo in too cool cemento a mano armato ammorbidito.
Ricollego all’immobile Bagnoli.
Mi confondo con littoria la Latina.
Penso all’eur la visionaria.
Poi pilastri di cemento per un’unica campata.
Ustican ma quello è strutto.
Vasellina elettorale.
Posti di lavoro nati in equilibrio già precario.
Durano qualche anno, poi devi sperare che il ponte sia
crollato, di strutto.
Basta farlo un po’ confusi, mentre ti trastulli con il
tarallo.
Metti nell’impasto del cemento anche qualche dissidente.
Unto prima nella sugna scivola meglio che in una fogna.
Alla prima tromba d’aria poi ti si asporta una corsia.
Era fatto con lo strutto della mente, mica pensando al
tarallo a lunga conservazione.
Era fatto con il cu, anzi meglio con il chi.
Energia vitale riservata alla resistenza partigiana.
Resistenza al ponte brutto, resistenza al ponte a strutto,
resistenza se non è frutto.
Resistenza anche col rutto.
Prima che sia distrutto tutto.
Kalimmudda
ipsum dixit
https://www.youtube.com/watch?v=4srwasiBvLQ










