domenica 21 luglio 2024

2024 07 21 -La resistenza del ponte sullo strutto

 2024 07 21 -La resistenza del ponte sullo strutto

 

Vabbè una citazione ogni tanto se po’fa’.

Come disse Veltroni prima di disadattarsi ed intripparsi di filmini e di filmoni.

Che in effetti possono più del vetusto verbolitico.

Il verbolitico.

Evocazioni temporali e geolocali di quando fummo romaneschi per curare il manifesto.

Ma quanto rompono i coglioni.

Sono sempre più sinistri, sempre più lontani, sempre più disgiunti, sempre più distanti.

Sempre meno argomenti.

Che guardassero ai soldoni, ai conti, ai talleri, ai taralli.

Come sia sia, ieri la mia Daniela mi ha fatto un regalo e mi ha portato a vedere satira Sabina.

Le avevo promesso di scrivere di un credevo fosse un calesse.

C’è rimasta un poco male che qui a Milano dei romani che ci frega, li si odiano tutti quanti e basta. 

Ma si è rincuorata quando non ha trovato manco un calesse.

Nel corso del monologo abbiamo preso vigore quando si è parlato di ponti e strutto.

Materia madre per taralli, i sugna e pepe.

E mi sovvenni di una tecnica maestra per celarsi se maldestri.

Serve un titolo ad effetto per il ponte sullo stretto.

Venne facile facile, come un colpo di fucile.

Poi dentro ci puoi mettere quello che vuoi.

Anche pure resistenza ai tuoi avi partigiani mentre draghi il mare per i lettori.

Eh già, si sono riattivati i fascisti.

Architetti ed ingegneri per lasciare sul mondo una traccia.

Vizio proprio da patriarca, da maschiaccio, da gerarca.

Ho marcato il territorio sopra dove il cane l’ho pisciato.

Ecco, l’epica fascista.

Il fascista è muratore, costruisce per i posteri, per lasciare al futuro il segno tangibile del suo passaggio.

Schioppettate contro mare, impreco in un novello gergo lessicale.

Ecco perché ce l’hanno tanto con il ponte.

Io l’avevo già avvertiti, e mi avevano quasi convertito sulla via dei buci, sulla via del grande bot.

Allora piuttosto facciamo un acquaponte che porti l’acqua in Abissinia come un fiore nel deserto.

Poi questa storia del ponte me la ero quasi dimenticata.

Ricordata da un esercito di volpini salvini macedoni sottintesi nello spettacolo.

De propaganda ffiidec, come dicono là in padania in semiacronimo di forum italiano delle costruzioni. 

Ma che in realtà vuol dire vulva.

Mentre scaricano tondini di ferraccio con il sogno di convogliarli tutti a Villa san giùan. 

Per usarli nel cemento con lo strutto e trasformarlo in too cool cemento a mano armato ammorbidito. 

Ricollego all’immobile Bagnoli.

Mi confondo con littoria la Latina.

Penso all’eur la visionaria.

Poi pilastri di cemento per un’unica campata.

Ustican ma quello è strutto.

Vasellina elettorale.

Posti di lavoro nati in equilibrio già precario.

Durano qualche anno, poi devi sperare che il ponte sia crollato, di strutto.

Basta farlo un po’ confusi, mentre ti trastulli con il tarallo.

Metti nell’impasto del cemento anche qualche dissidente.

Unto prima nella sugna scivola meglio che in una fogna.

Alla prima tromba d’aria poi ti si asporta una corsia.

Era fatto con lo strutto della mente, mica pensando al tarallo a lunga conservazione.

Era fatto con il cu, anzi meglio con il chi.

Energia vitale riservata alla resistenza partigiana.

Resistenza al ponte brutto, resistenza al ponte a strutto, resistenza se non è frutto.

Resistenza anche col rutto.

Prima che sia distrutto tutto.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Bridge over troubled waters

 



https://www.youtube.com/watch?v=4srwasiBvLQ

 

 

sabato 20 luglio 2024

2024 07 20 – La disfida della tecnica al pompino

 2024 07 20 – La disfida della tecnica al pompino

 

Ma quante madonne tirate sono volate.

Oggi è un giorno di mestizia, eppure in barba alla mia avarizia di innovazione.

Dopo venti anni di onorato servizio, ho dovuto pensionare il mio macinino piccì.

Si, si il nòtbuch, quello nato per scrivere e fare di conto e disegno.

Poverino si era perso due tasti numerici, la e accentata, il sistema operativo registrato, il lettore dvd.

Alla fine ho dovuto cedere, prima di restare con la sola cpu, tutta dentro su per il cu, nostalgico simbolo per quando ancora dentro c’era rame e non solo terre rare.

Non l’ho eutanasiato, per rispetto, per amore e preveggenza, ma appoggiato solo sotto quello nuovo.

Speravo che l’ai connettesse dischi fissi e processori per amicale sovrapposizione.

Invece no, ma io lo sapevo dall’inizio ed ero pronto alla battaglia.

Ne avevo già avuto una avvisaglia, di giornata che non quaglia d’elettronica fragaglia.

Rientrato a casa dopo giorni, era mancata momentanea la luce, forse per eccessi condizionati.

La parte più intelligente della elettronica domotica se ne era accorta certamente e lampeggiava allegramente.

Frigo un frego, roba bella, la più cara, non riparte in solitaria.

E’ talmente caro fuoco che è progettato da qualche tecnico che presume un maggiordomo che stia pronto di vedetta a schisciare una sequenza.

Risultato: tutto marcio.

Lancio l’assalto al nuovo portatile, e trovo il secondo pirla, nascosto dentro al tasto di accensione.

C’è un motivo se mettere una pubblicità su un sito in alto a sinistra costa più caro che in basso a destra.

E’ neurosciensa. Il nostro occhio coi suoi schemi di neuroni è abituato da piccino a guardare da sinistra verso destra. Se eravamo arabi era il contrario. Ma il secondo pirla ha messo l’onoff piccino a trequarti in cima a destra. Persa mezz’oretta d’occhio a sinistra.

Bevo, fumo, smadonno e accendo. Trovo office in inglese. Seguo ogni alternativa in svariati tentativi fino a che desisto. Ogni opzione ed ogni flag conferma che è tutto in italiano, dice il tecnico, ma il picci non lo sa.

L’apoteosi della giornata sta nel misuratore di visite di questo blog. Gioiello d’informatica tracciata, da una parte dica 10 e dall’altra dice 20. Qui il tecnico è bastardo. Dopo ore faccio la spunta a manina da ragioniere.

Nuova release del 2023, quindi dimentica dei postini creati prima.

Tecnico bastardo che l’ha progettata, mica te lo dice, e ci credo.

Il blog nato nel 2014 segna 16.000 viste di cui vado molto fiero in neurosfera. Se prendo il tecnico rilasciatore se ne perde qualche migliaio nel suo motore.

Dietro ogni errore o malfunzione c’è un gruppo di tecnici.

E mi ricordo di mio padre.

Ingegnere e conoscitore di molto più.

Diffida dei tecnici, si innamorano della loro tecnica e perdono di vista la visione di insieme.

Che peccato, pensando all’etimo tradito.

Tecnica viene dal greco téchne, stessa parola di arte, ma nel senso di perizia, saper fare, saper operare.

Arte mi piace pensarla come la capacità di cogliere bellezza, a volte fino al bello supremo.

Diffida dei tecnici non è questione di tecnica ma questione di sé, di ego, di io.

Appropriatosi di una fetta di perizia collettiva.

Quindi dopo mio padre ricordo un risicultore.

E un venditore di tecnica pieno di io monetario che magnifica un macchinario artificiale.

Sa fare questo, sa fare quello, sa fare tutto.

Il risicultore di cultura contadina lo guarda e chiede senza ironia.

D’accordo, mi ha quasi convinto.

Ma sa fare anche i pompini?

Eh, no i pompini veramente no.

Allora per quest’anno ci teniamo le mondine.

AI, saprà fare anche i pompini?

Se no, no quiero no.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Luna, evviva il pompino

 


Tecnica e arte

giovedì 18 luglio 2024

2024 07 18 –Il too cool c’est an trou tout noir

2024 07 18 –Il too cool c’est an trou tout noir.

 




Il too cool c’est an trou tout noir, right too cool, too cool by far

Eh no eh no, questa è questione di talleri.

Questa rete raziocinante diventa sempre più brillante.

Sconcertante, sorprendente pare proprio intelligente.

Facciamole un test per allodole ed allocchi.

E vediamo se traduce per gli sciocchi, la canzone che ho negli occhi.

Ricordo ancora con orgoglio da nazione, il blocco per minuti di echelone.

Ma con ordine, prima la questione di talleri e taralli.

Ho appena sentito l’allerta drone ciciniello giù a Bagnoli, che non venga regalata.

Mi si presentava alle orecchie pulciose l’annoso quesito della sostenibilità della pioggia di taralli.

E ricevo un link impertinente e irriverente per quanto fosse trasparente.

https://www.ripartelitalia.it/il debito pubblico verso quota 3.000, sottintende.

 


 

A maggio 2024 il debito sale di 13,3 miliardi, di cui 11 di fabbisogno di amministrazioni pubbliche.

Su fino a quota 2.918 miliardi.

Quota 3.000 è vicina, lì ad un passo dalla Cina.

Io tanta grandezza l’ho vista solo come montagna, tra maestre marmotte ed aquile astigmatiche.

L’ho raggiunta senza fiato con gli zuccheri finiti per l’aiuto di un alpino, che adesso intendo cino.

Come sia sia queste sono metafore dei buffi nazionali, che non so perché ci lasciano mani libere statali.

Anzi si che lo so, e pure si che ve lo dico. 

E’ per comprarsi le macerie appena fatto il grande bot.

Ma c’è un trucco da barboni, un barbontrucco.

Sta nei prezzi su in salita mentre il monte buffo resta quello.

Fatti un triennio di inflazione per un totale del 20%, e il famigerato debito pil ti si ammoscia di altrettanto.

E tu governo puoi riprender fiato dopo aver volato via da quel sole del 150% che ti brucia in alta quota.

Chi lo paga tutto ciò.

Siamo noi siam sempre noi, perché anche quello era solo un trucco, una trappola da allocco.

Resta lo specchio per allodole che il pil deve far salire. 

Consumate a far la spesa, ma coi prezzi ben più in alto in su.

Se dopo un po’ poi finisce anche il trucco d’inflazione, tu premierina però ti devi fermare.

Ma che cosa combinate.

13 miliardi al mese ne fan 160 su base annua, che sommati ai 2.918 ci traghettano sul nuovo millennio.

Ecco qua che sembrava tout trop too cool.

Resta da indovinare la canzone intelligente, quella che ti impala l’artificio della mente.

Viene facile visto dall’alto, beccatela.

Il too cool c’est an trou tout noir, dove te lo puoi infilar.

Destro right too cool by far.

Premierina, premierina.

Non ci sbatteremo più.

E’ uno scherzo pessimo.

Non potevi dirmelo anche tu.

Che credevate. 

Anche i fascisti te lo sbattono più su.

Bene dentro al tuo tucul.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Nel tucul

Ndr.
Ahia ai, che ci hai capito?
'Nu chezzo.
T'ho incoolata con un dito.


martedì 16 luglio 2024

2024 07 15 – La questione è meridionale. Scoperti droni cicinielli a Bagnoli.

 2024 07 15 – La questione è meridionale. Scoperti droni cicinielli a Bagnoli.

 

Grande nazionalista la premierina nazionale.

Manco fa in tempo a cordogliarsi per Donnie Lou santo che tosta si fionda diretta a Bagnoli.

Qui tante promesse tradite, ma di noi vi potete fidare.

Cambieremo le cose, intanto firmiamo un protocollo di intesa.

E rimarchiamo che sbagliava chi faceva solo assistenzialismo.

Ue’ non son mica solo promesse, qua ci ballano bei talleri, 1,2 miliardi di talleri.

Sempre non è comprensibile da dove spuntino tutti i miliardi e miliardini promessi in continuo.

E devo essere onesto, oggi non so più nulla di quel fazzoletto di terra sul mare.

Ma il governo è sul pezzo: https://commissari.gov.it/bagnoli/.

E’ proprio un fazzoletto, sono 249 ettari, 350 campi da calcio, per usare una immagine più consueta.


Non mi ci ha mai portato nemmeno mio padre.

Forse per qualche rigurgito di memoria della famigerata Cassa del Mezzogiorno o enti limitrofi.

Per quel che ne so la plurisecolare questione Bagnoli si innesta tra occupazioni militari e no, e politiche industriali sprovvedute o fin troppo ben previste dall’imperialista metodista.

E’ una delle molte componenti della centenaria generalizzata questione meridionale di cui non so cosa dire.

Se non che è centenaria e non l’ha risolta nessuno, forse perché non esiste se non in mille frammenti.

Ma di noi vi potete fidare, cominciando dal fatto che ce la siamo ricordata, almeno Bagnoli.

"Faremo quello che va fatto. A chi pensava che questi territori fossero spacciati, dimostreremo che si può fare molto altro, in modo diverso, per metterli in condizione di competere ad armi pari”.

Madonna santa come mi attizza quando si esprime così assertiva, anche se poi mi rifiuta di interloquire coi centri sociali notoriamente territoriali.

Allora nel mio profondo rispetto di genere, non osando immaginare di potere soddisfare le mie turpi voglie, mi sono messo a fare due conti giocando col mio tarallo.

Ehm tallero, volevo dire col tallero.


500 euro al metro quadro è il dato che non tiene conto della cubatura di un quadrato.

E se viene in mente a me, figuriamoci ad uno speculatore fondo immobiliare americano che pensasse di realizzarci dieci volte tanto.

Cioè, mi pare storia già vista che io ci metto la grana e poi risvaluto e svendo al piranha da ferma.

350 campi da calcio in un bello scorcio di quasi centro città.

Un paio magari ce li lasciamo pure, uno dentro un centro sociale e uno in uno parrocchiale, per par condicio.

Ma sono sicuro che i volpini salvini macedoni faranno buona guardia e eviteranno l’ennesimo scippo nazionale.

Non è dunque coi taralli da trastullo che si risolve la questione meridionale.

Ci vogliono i talleri che noi non abbiamo.

Ma hai voglia di quanti pezzi di patrimoni disponiamo e male usiamo.

Ci vuole solo più fantasia, di quelle da psichiatria.

Basterebbe prendere il sud sano sano e darlo in concessione ad un impero meno vorace per un bicentenario.

Il cinese, che ti tiri tutto a lucido e ci faccia il parco giochi del mondo.

Come già fummo una volta.

Dite che non ci vengono che c’è la mafia?

Beh la loro la farebbe a polpette.

Ma attenzione alla vera piaga a stelle e strisce.

Hanno finto di andare via, ma hanno lasciato giù le reti, all’avanguardia.

Sono di piccoli ogm anfibi blu pure connessi telepatici che tutto captano e si ingollano.

Sono i droni cicinielli.

Il cinese li combatterà in apparenza imbelle, ma con l’aiuto dei volpini all’alba vincerà.

E così in un nuovo meridione pieno di funicolari, canticchieranno allegramente un appropriato funiculì funicuquà, che gli viene anche bene che non c’è nemmeno una erre.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Funiculì funicuquà

 

Il drone ciciniello.



 

E il piano molto bello.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2024/07/15/bagnoli-dallabbandono-al-polo-turistico-ecco-il-piano_58a1044d-db0c-4a90-a525-b1f08ca57cee.html

 


domenica 14 luglio 2024

2024 07 14 – Donnie duck subito santo

 2024 07 14 – Donnie duck subito santo

 

Hanno sparato a Donald Trump.

Ipotesi di complotti.

Dimentichiamo i corrotti.

Corrotti di mente ma amati da tanti.

Questione di gente.

Ma chi lo dice.

La gente, la gente.

Così recitava Tina Pica con de Sica.

Mezzo mondo lo ha odiato.

Ma che non venga toccato.

Prendete un salvini il macedone.

Condottiero di folli.

Frullatore di pensieri.

Memoria corta di padania nella macedonia della mente.

I toni violenti della sinistra armano i deboli di mente. E’ successo negli Usa, era capitato anche in Italia contro Berlusconi, mi auguro non ricapiti più.

Oh.

Già si spacciava per unto.

Adesso che venga promosso.

Avanzato di grado.

Ma di chi parla, di Trump o di Berlusca.

L’è istèss, è sempre questione di santificazione.

Qualcosa perciò o però non mi torna.

Io sono qualunquista e pur complottista.

Semino dubbi e possibili fole.

Sento e vedo trame diabolicamente intrecciate.

A volte ordite pure più ardite.

Bisogna farla una premessa.

Il tiro al presidente piccione, è degli americani sport nazionale.

In effetti forse anche transnazionale.

Ma ciò premesso ci siamo giocati un paio di Kennedy.

Era rimasto Donnie duck Trump.

A cavallo del suo rosso destriero.

Alla carica di nuovo del maggior dicastero.

Poi arriva uno che gli spara dieci pallottole.

Forse gli mancava quella d’argento.

Sta di fatto che resta secco un povero cristo passante.

E a noi ci rimane quel becco miracolato.

E ora tutto il mondo lo adora.

Lo difende in quanto istituzione.

Ma sappiamo che in tanti non ne disdegnano la persona.

Questa è la grande trama segreta.

Donnie era armato a mano propria.

E se si è sparato da solo?

Con soltanto qualche graffio.

Il che sarebbe pure stata una bella metafora.

Invece ora incede trionfante sulle ali degli angeli.

Dimenticati tutti i demoni in testa, il mondo lo canta da santo miracolato.

Donnie duck non è più il diavolo.

Donnie duck subito santo.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Oh Donnie duck



sabato 13 luglio 2024

2024 07 14 – Tira più un pelo di fessa di un pirla di fesso

 2024 07 14 – Tira più un pelo di fessa di un pirla di fesso

 

Scrupolosamente mi attengo al mio codice antologico.

Pirlone, era deontologico.

O forse proprio ontologico.

Sepolto perso nella mia privata antologia.

Aborrisco ogni notizia di cronaca.

Non barrisco di emozione ad un arresto.

O a questioni di politiche maldestre.

Sempre errate a posteriori.

Contingenti non strutturee.

Si lo so che si dice ali, ma con quelle volo via.

Mentre qua mi tocca stare.

A cercare occhiate di rapace.

Una cosa mi ha fatto ridere di gusto.

Il fuggiasco preriscaldato.

Preso perché condizionato surgelato.

Non ci sono più i malfattori di una volta.

Come i giovani e le stagioni.

In compenso tirano fuori i coglioni due regali re leoni.

Nuotatori per amore.

Forse per testosterone.

Io li ho visti i re leoni.

Mi hanno fatto più paura bufali, coccodrilli e ippopotamoni.

Poveretto il re leone, sempre a caccia di caggiagione.

Ma non è mica proprio vero.

Io li ho visti sonnecchiosi, sotto il sole africano.

Forse avevano già mangiato.

Se avessero avuto l’aria condizionata digerivano più attivi.

Ma col rischio di essere scoperti fuggitivi.

Fuggitivi per amore questa volta.

Per 1 chilometro intatto prima mai affrontato.

https://www.ansa.it/canale_scienza/notizie/natura/2024/07/12/nuotata-record-per-due-leoni-1-km-tra-coccodrilli-e-ippopotami-video_33c09156-a145-41e2-9f31-cdd3fc6e9c68.html

E da questo tipo di esperienze nasce la constatazione della forza dell’amore.

E dell’odore di tutto quel suo nettare motore.

Gravitale universale muove il sole figurati un pelo.

Quello che tira pure più di un carro di buoi.

Ma un bue non è feroce.

Nemmeno quando si trova tra i pericoli di una foce.

Mentre tu vuoi mettere un leone.

Io li ho visti anche cacciare.

Con i muscoli a reazione.

Verso il pelo al feromone.

Morale, estremizzo il noto detto.

Tira più un pelo di leonessa.

Che l’intera propria fessa.

Fate solo attenzione.

C’è vicino alla savana, dell’epilazione una assassina.

Pilo piluzzo, tu non sei solo pilo di culo.

Ti tosano pure, non fare solo il bue.

Attenziò, depilaziò.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Il tuca tuca della leonessa

  

 



2024 07 13 – La casa dei fantasmi

 2024 07 13 – La casa dei fantasmi

 

La casa aveva diecimila scalini.

E mille anni e più di cento bambini.

E anime ad andare e venire.

Era un gran bel camminare.

C'era un uomo che non ci aveva pensato ancora.

Ero io che non avevo capito niente.

Ogni volta ci entravo da un lato.

E dall’altro veniva un assalto.

Un attacco dalle anime morte.

Demoni scuri tra angeli chiari.

Possessioni senza passioni.

Troppi ricordi e poche illusioni.

Scarsa fiducia divenuta fatica.

Tutte quelle anime attaccate alle cose.

Sognavo sempre di sapere essere libero.

Una ciotolina di riso e un allegro sorriso.

Ma il proposito si perdeva a ritroso.

E il volere non volere svaniva pauroso.

C’era chi si prodigava per darmi del riso.

Santo cuore di allegria contro la mia malegrìa.

Ma appena lontani appestavo la casa da anziani.

Era vendetta contro anni lontani.

Era rabbia contro finzione da sciamani.

Io che credevo di sapere anche troppo.

Avevo coscienza quanto quella di un pioppo.

Il primo demone vinceva la gara.

Passava la porta e mi possedeva.

Sapersi conoscere è cosa bella.

Ma ci passa una vita intera, quella

Non ti liberi mai da tutti i fantasmi.

Guerra e pace tra angeli e demonio

E tu resti in mezzo alla fine da scemo.

Mi sottendono che la casa è infestata.

Adesso li sento, ma mi aveva stregata.

Gli chiedo che faccio, se devo bruciarla.

Ma sono un uomo pratico.

Prima dovrei assicurarla.

E poi i fantasmi se ne volano altrove.

Volano in coppie nemmeno lontano.

Magari attaccati al primo ricordo passato.

Devo far terapia, come se avessi una malattia.

Ma è molto più facile.

La mia malattia è una vita non autorizzata.

Ciotolina di riso o ancora di meno.

Tornerò spirito di più che bambino.

Non vivo tra quattro muri in prigione.

Ma felice con i miei quattro stracci.

E meno ragione, da poveracci

Una vita di riso inteso risate.

Mi daranno del folle.

Mentre leggero volerò tra la folle.

Questa terra non è casa mia.

Io sono riso via da casa mia e così sia.

Devo solo tenere il diavolo giù nel buco.

Con i miei angeli di spada.

Perché al diavolo non si vende.

Si regala, eh già.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Way down in the hole

Al diavolo non si vende, eh già.

 



domenica 7 luglio 2024

2024 07 07 – Tornello fratello negro

 2024 07 07 – Tornello fratello negro

 

All’uscita dal metrò trovi mille suoni colori e odori.

Sensazioni di frontiera piena di gente, quella vera.

E’ una fermata di confine, senza manco un consumanista.

Di quelli che tremerebbero di orrore anche solo per la vista.

C’è il parcheggio multipiano per chi sogna d’essere urbano.

Lascia l’auto per i binari ogni giorno ogni domani.

Chiama chiama i commissari, m’han graffiato lo specchietto.

Manco fosse per dispetto là vicino c’è un distretto.

E’ un presidio di quell’urbe che dà loro solo turbe.

Non è grande, non fa comune, e nemmeno una frazione.

Fazzoletto di terreno per un ghetto a quattro ruote.

Campo rom di gente povera, tutti ladri e malfattori.

Se potessimo bruciarli, tutto a posto per incanto.

Torno dentro al casello pullulante di negri fileggianti.

Sono grossi come alberi, sono vestiti di colori.

Niente griffe e nemmeno strass, solo i loro quattro stracci.

Devo uscire dal disagio, sia dal mio che in senso lato.

Ma c’è un negro appena sceso giù dal bus della speranza.

Il tornello l’ha tradito, l’hanno fatto intelligente.

Ma mai quanto un frato negro, d’intelletto ben più antico.

Nel continente nero mica c’era, pensava il poverino.

Gli altri sono archeologia, con la fessura da tagliando.

I negri del bus, i tornelli di natale se li sognano in corriera.

Ma che importa, non sono qui per far carriera o per comperar la cameriera.

Dai e dai la coda cresce gonfia come spire di anaconda.

Resta tutto una lucina, uno schermetto, una fessura.

Manca solo un meno tonto, con la freccia come indiano.

Ma il tornello serve a quello, conta carne da macello

Seleziona il privilegio di chi può pagare pedaggio.

Mica tutti sono ammessi.

E’ allo studio il tornello intelligente pro imbecilli.

Quello pallido di pelle che si barrica nelle ville.

Tutto questo ha una morale, è lo sguardo del rapace.

Quello allenato a riconoscere ogni minimo segno di pace.

Siamo estremi nella stazione.

Il negrone osserva il deflusso.

Un incrocio dello sguardo, e con gli occhi fa traguardo.

Quello mi accenna con una occhiata che all’opposto c’è un tornello bello vuoto.

Troppo intelligente ed in incognito, sembra un albero di natale.

Mica c’è nel continente negro, non c’è manco la corrente.

Ma dribblando tutte le code, ne approfitto e mi ci fiondo.

All’uscita alzo lo sguardo, il negrone mi osservava.

Faccio un cenno grazie, con la mano bene alzata.

Quello alza il pollice all’insù.

Me lo immagino capotribù.

Se non forse più imperiale, soppiantato coloniale.

Ci si incrociano gli sguardi per un istante.

Schemi a specchio nei cervelli.

Imbecilli consumanisti.

Senza graffiti feroci siete solo piastrellisti.

Io vi dono fratellastri, negri, rossi, gialli e verde.

Mentre voi restate merde, buoni al vento che disperde.

Senza sguardo del rapace, che non compra mai vorace.

Kalimmudda ipsum dixit

20 bottiglie di vino, per lo sguardo del rapace di fuoco

 



venerdì 5 luglio 2024

2024 07 16 – Cento vaste speranze

 2024 07 16 – Cento vaste speranze

Per www.parolebuone.org su www.shareradio.it . Speranza e puntata 100

 

La speranza spezzata, la mia eredità.

Fallimento di una vita, di coraggio e di viltà.

Prevarico ogni diritto d’autore, rivendico il copyleft.

Siamo uomini più vasti.

Rigetto l’appropriazione del ritorno da ogni specchio.

Un riflesso che trovato ci riempie di speranza.

Trattengo la turpe voglia di copiare un testo intero.

Mi allevierei pure di un fardello, non so scrivere un gioiello.

Non so dare la speranza, ma c’è chi lo sa e lo fa, con pazienza e con costanza.

Pillole, parole e pensieri in onde radio con frequenza.

Le aspettiamo in una attesa che è ricolma di speranza.

Speriamo con ardore che ci allevi un po’ il dolore.

Partirono in pochi, ma furono abbastanza.

Lunga marcia bersagliera mentre armiamo la cartuccera.

Una certezza, un punto fermo, ma attenzione a questo allarme.

Che paura la speranza, quando manca di fidanza.

E’ mattanza di credenza, lascia il dubbio che è perdenza.

Svuota il senso di ogni preghiera, di speranza battagliera.

E però sperém de no, che non sia una malattia.

La conosco bene io, ce l’aveva mamma mia.

Per lei era tutto un tono di dubbio, sempre chiuso con sperèm.

Un mondo di scettico dubbio senza fiducia, rispecchiava solo l’aspettare di finire.

La speranza spezzata, la mia eredità.

Senza neanche più fiducia, restano solo dubbiose pulci nell’orecchio.

Invece qua ci sono le onde, lucidatele le orecchie.

Cito un motto bersagliere, appropriato quanto è vero.

“Dove gemono i dolori, primo accorre il bersagliere,

che dà al misero i tesori, di bontade e di fortezza.”

Incidetene il vinile, nelle scie delle parole attorno al sole.

Noi strombazziamo claudicanti, sulle onde di speranza.

Alla carica plotone, conduciamo fiduciosi.

Partirono in pochi, arrivarono a cento e più.

Furono abbastanza, a far musica da specchi.

Suonarono cento cariche, con baldanza da fanfara.

Tregue di oblio, tra mattanze di dolori e fiorire di desideri.

Ogni volta che finiva una puntata restava fede in quella dopo.

Traboccanti di speranza, che non basta mai abbastanza.

Ritmo tronco militare allora, che ricarica lo spirito in allerta.

Con in testa onde e voci, da grattare come pulci.

Ora oggi è stato bello, ci vediamo a onda mille.

Luce chiara che ti abbaglia, volo via per la basaglia.

Alla carica, a volare.

La speranza è il sognatore.

Siamo noi siam tutti noi.

Siam facchini senza abbaglio.

Siamo angeli terrestri.

Siamo uomini più vasti.

Siamo uomini celesti.

Siamo musica maestri.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Uomini celesti a centinaia

 Nota del redottore.

Da Battisti, via Mogol, fino a un ritmo che fa gol.

Chissà perché mi devo sempre trattenere dall’assalto di doppi sensi, dubbie rime, ritmi alterni e frasi inverse.

Tipo greci od alemanni, credo proprio siano malanni.

Meno male che tra spazi e onde c’è abbondante psichiatria.

Loro si che san curare, che ti insegnano a sperare.

Ti accompagno in farmacia.

Tanti saluti e così sia.

 

Per la rima, appunto, senza offesa e senza resa.