sabato 28 maggio 2022

2022 05 28 – Suggerisco riposo

 2022 05 28 – Suggerisco riposo

 

www.parolebuone.org su www.shareradio.it

 

E così all’improvviso eccomi svuotato.

Non è questione di resilienza ma proprio che non ho niente da dire.

Ne da volere pensare.

Mi viene in mente il film Lezioni di piano, con Holly Hunter a interpretare una donna che ha scelto di non parlare più, se non sto facendo macedonia cinefila.

Ma chi mi sta intorno si preoccupa.

Hanno paura che sia una porta verso lo scivolo della depressione.

Sorrido al pensiero dei tanti ricoveri per sindrome maniacale.

Hi, hi, hi : adesso vai a vedere che mi ricoverano per opposta depressione.

Allora tra i tanti suggerimenti, mi viene in mente come cantava De Andrè, che si sa che la gente da buoni consigli quando non può più dare il cattivo esempio.

Tra consigli e suggerimenti il confine è labile.

Ma uno mi si insinua sensato e lo colgo : sforzati di scrivere lo stesso.

Magari non ti verrà qualcosa di articolato come di solito, ma argina i cattivi pensieri.

E allora saltata l’onda di suggerimento, riparto da riposo.

Sarebbe facile chiuderla qua e dire che adesso mi riposo.

Che sono stufo di ansie, cattive notizie, fattori depressivi e quindi chiudo bottega.

Ma così tradirei il concetto di scribautoanalisi che tanto mi è caro.

Allora faccio la sintesi.

Covid, lockdown, selfclosure, semidisoccupazione, guerra.

Sconforto e solitudine, alla fine.

Assorbimento solingo di ondate di neurosfera negativa.

Per pompare di nuovo pensiero ci vuole riposo.

Mi ricordo della dottoressa Irene Netti.

Non so se si può citare nome e cognome, ma io me ne frego e l’ho già fatto.

Quando mi sono trovato in simili momenti di buio da overflow, la sua diagnosi era che avevo bisogno di “ricarica neuronale”.

Mi è sempre piaciuta l’immagine della corteccia (o altra parte, vai a sapere) tutta sudata, che dice basta e chiede pietà.

Perché suggerendo riposo suggerisco il ricordo sempre a tutti che noi siamo quelli che dobbiamo :

far finta di essere sani

 

Kalimudda ipsum dixit

far finta di essere sani

 

lunedì 9 maggio 2022

2022 05 07 - Premura

 2022 05 07 – Premura

 In questo periodo non mi viene niente da scrivere.

Ne tantomeno da pensare.

Mal sopporto il desiderio che tutti hanno di dir la loro, come generali partecipi alla guerra.

Allora decido che non scrivo.

E non penso.

Mi stordisco di televisione per sopravvivere con premura.

Vuol dire cura, sollecitudine verso persona, cosa, affare o problema che sta molto a cuore.

Io, nella fattispecie.

Chè io devo sopravvivere.

Non posso campare di ansia premurosa verso chi è sfortunato.

E così dopo il periodo di guerra iniziale mi sono premurato di tutelare la mia salute mentale

E mi sono estraniato rimuovendo il dolore altrui

Per cui vi dirò : ho premura di vivere.

Attenziò concentraziò ritmo e vitalita, cantava Beppeanna.

E in particolare vi ripeto:

ho premura di vivere.

 

Kalimmudda premuroso

sabato 16 aprile 2022

2022 04 16 - Acqua dolcenera

 2022 04 16 - Acqua dolcenera

 Per www.parolebuone.org su www.shareradio.it ODC: acqua

Accadueo.

Presupposto di vita.

Portatrice di vita.

Fattrice e nutrice.

Non per niente la vanno a cercare fin nello spazio.

Dalla luna fin su marte.

Che preso il posto del creatore, si risvegliano con il patrono della guerra.

Immanenza di umana concezione, resta minuscolo che non lo vogliamo assurgere a divinità.

Ma come portata la vita, l’acqua te la può pure levare.

Dal mare, il cui controllo abbiamo imparato da marzo essere fattore di potenza.

Snaturando l’ordine naturale delle cose, sempre per mano d’umano.

Mentre per terra ci provano invano, con la pioggia di fuoco, in un continuo ardere l’aria del mondo.

Ridotto a irricostruibili montagne di macerie.

E in acqua missili che partono isterici da navi bombardiere, come tante dolcenere.

Ma qui non c’è catastrofe naturale.

Ne significati stratificati.

Il controllo dell’acqua, qui, ora e forse per sempre, infine distorce.

Lasciandoci quell’amaro nel sangue versato, da carne a farsi acqua tornato.

Per quello che viviamo ora, siamo in guerra sull’acqua.

Il futuro sarà la guerra per l’acqua.

Mentre dal cielo sempre più saranno le bombe di acqua.

Paradosso vuole che a sciogliere i dolci ghiacci, s’innalzino pure le acide acque di sale.

E tutta la vita delle nostre generazioni future sarà condizionata dall’acquoso elemento d’origine.

Chi in più, chi in meno.

In un carmapasso che seppelliamo giù nel subconscio, rifiutandolo nel sonconscio.

Vabbè, domani è un altro giorno.

Ci cadiamo tutti.

Rimozione surrettizia, ci striscia a pelo d’acqua, come una biscia.

E allora ecco accantonati i buoni propositi.

Penso a quelli ambientali.

Peccato.

I buoni propositi sono resilienti.

Ma meglio se conseguenti in azioni.

Le azioni ridondano gli schemi neuronali.

Ovvero sovrascrivono le psicopippe.

Meno male che davanti alle catastrofi, naturali o innaturali, in realtà si leva sempre reazione d’amore.

E’ quell’onda della resilienza.

E’ quell’attitudine connaturata che ci fa guardare oltre.

E come un’onda si propaga.

Tra molti.

Seppur non tra tutti.

Ma quell’onda è come se parlasse a dei bambini cattivi.

Adesso mettete tutto a posto.

Oppure…

Acqua.

Ardente pulitrice come fosse punitrice.

Tonnara di passanti.

Guardala che arriva, guarda com'è.

Guardala come arriva, guarda che è lei.

 

Kalimmudda redixit

Dolcenera.


Ndr.

Sfruculiante bonus pasqualis.

Peccato non essere in radiovisione.

Certi musicanti esigerebbero di essere guardati.

Il testamento di Tito


 

giovedì 7 aprile 2022

2022 04 08 - Pace incondizionata

 2022 04 08 - Pace incondizionata

Da autunno inverno 2014 a primavera estate 2022.

Click !

Un rumore familiare.

Inizia così.

Ma non è una pistola. Non è un fucile.

E’ peggio. E’ una tastiera.

Il Generale Ov ha appena aperto le danze.

Le pompe si fermano con soltanto un piccolo ritardo temporale, sufficiente a strappare a Ov un sorriso di compiaciuta perfidia.

E’ inverno. Ov ci è abituato. Lui sa che il Generale Inverno è il suo generale migliore.

 

Pff…

Qualche istante dopo la sciura Pina Brambilla si sta avvicinando al fornello per preparare la tradizionale cassoeula di inizio inverno.

Gira la manopola del gas e il massimo che ottiene è qualche secondo di uno sfiatato “pff…"

Sveglia tutta la sua bile e si bestemmia da sola : “bruta vecia vaca porca; che storia l’è chesta qui".

Mi sun qui che lauri. Mi paghi le tasse, beh almeno ogni tanto, e Roma ladrona mi ruba pure il gas ?

Si affaccia al balcone e urla : “Uè ma qualcuno mi sa dire cosa succede ? Come me prepari la cassoeula?"

Bisogna sapere che nella scala dei bisogni di Milanslow, la cassoeula corrisponde al latte in polvere per i bambini africani. E’ imprescindibile per la sopravvivenza del lumbard.

Risponde la vicina : Uè Pina, tsu-no-mi.

Senza ancora immaginare quanto profetica sia la sua risposta.

Ancora non immagina lo tsu-na-mi che si sta per abbattere su noi tutti.

Pochi minuti, e anche la caldaia del riscaldamento si ferma. Per la seconda volta in pochi minuti un “pff…” pesantissimo, a dispetto della sua origine volatile.

Pochi minuti e in casa di Pina inizia a scendere la temperatura.

Pina inizia a imprecare.

 

Pff.. 2

Negli stessi momenti Gennaro Esposito si sta avvicinando al fornello per iniziare a preparare il tradizionale ragù domenicale.

Gira la manopola del gas e anche lui il massimo che ottiene è qualche secondo di uno sfiatato “pff…"

Lui ha geneticamente meno bile a disposizione, e gli esce solo “mannaggi’a maronna. Comme facimmo ‘mo?”

A Napoli, senza ragù la domenica si rischia davvero di sfociare in scontri di piazza.

Anche da lui dopo pochi secondi la caldaia si ferma.

A Napoli è meno drammatica che a Milano.

Ma resta il problema della domenica senza pummarola.

A Napoli, da secoli, il ragù, e la pummarola in genere, sono strumenti di controllo e coesione sociale.

Il ragù assicura obnubilazione di massa.

C’è chi dice addirittura che sia stata deliberatamente diffusa una varietà di pummarola geneticamente modificata e contenente geni oppiacei.

Pare che sia stato tramite i migranti finiti nel casertano.

Tutti farciti di eroinacei, li hanno rilasciati pisciando sui pummaroli, che ora chiamano Erodori.

E’ una nuova frontiera di terrorismo. E’ Uroterrorismo.

 

Pff..3

Anche a Palermo Carmelo Picciotto si trova nella stessa situazione.

Lo sfincione lo ha già pronto, e il tempo è bello. Fa caldo.

Quindi, in fondo, “che minchia ce ne fotte”, pensa Carmelo?

Abile nell’arte del vedere il bicchiere mezzo pieno per genetica adattiva, gli viene in mente : “vuoi vedere che se il petrolio segue il gas e va a 200 dollari al barile risolviamo anche l’annoso problema di Palemmo? Il traffico."

Devo sincerarmi che non ci siano troppe riserve nascoste, però.

Altrimenti qua continueranno tutti ad usare la macchina invece delle moto a scureggetto, che son fastidiose all’udito, ma consumano poco; di petrolio ne basta un dito.

“Caro cugino come va in Val d’Agri ?”

Ma ce l’avete davvero ‘u petroglio ?

Azz, dici che di recente hanno detto che è una delle più grandi riserve d’Europa ?

Ma mi vuoi dire che ti troverò a cavallo 'e 'nu cammello c’o turbante e ‘o narghilè ?

Va a finire che facciamo anche noi il nostro califfato ? Il califfato lucano ?

Ma sei sicuro che i diritti e le concessioni di estrazione siano ancora italiani ?

Vabbè, trivellate poco però.

Che qua bisogna insegnare a tutti a non usare più la macchina.

 

Pff..4

Negli stessi istanti, anche in Parlamento si ferma il riscaldamento.

Il primo che se ne accorge è il “deputato zero”, che sbotta.

Oh cazzo : vuoi vedere che non scherzavano niente ?

Vuoi vedere che dopo mesi e mesi di avvertimenti questi ci hanno davvero tagliato il gas ?

E adesso ?

Adesso : Evviva ! Dentro fa freddo. Tutti fuori a far vacanza. Come quando eravamo a scuola!

Come sempre il deputato zero ben rappresenta buona parte della sua casta.

Non ha capito niente.

Caloriferi e condizionatori.

E’ iniziata la guerra del gas.

Niente riscaldamento di inverno.

Niente condizionamento d’estate.

Volete la pace o i condizionatori accesi ?

 

Kalimmudda ora pacem.

Incondizionatam

Caravan petròl


2014 08 29 – Geopolitica, insiemistica imperiale, commercio e guerre.

2014 09 21 – Breviario di guerra




 

lunedì 28 marzo 2022

2022 04 21 - Cresce Diritti Globali da Sergio Segio

www.dirittiglobali.it 



 Cari, in questo 2022 cadono i venti anni di pubblicazione del nostro annuale Rapporto sui diritti globali. 

Gli anniversari possono risultare insulsi e anche fastidiosi, ma ci pare comunque una utile occasione, specie di questi tempi cupi e drammatici, per rilanciare l’attenzione e l’impegno sui tanti e collegati fronti dei diritti negati sui quali lavoriamo. 

Lo abbiamo fatto due anni fa, con la nuova edizione internazionale del Rapporto in lingua inglese distribuita in Europa, e lo facciamo ora inaugurando una nuova collana editoriale: i Quaderni dei Diritti Globali. 

Il primo, dal titolo “Insicuri da morire - Le vittime sul lavoro nel mondo”, lo presenteremo giovedì 21 aprile, alle 20.30, alla Camera del Lavoro di Milano, a ridosso della Giornata Mondiale dedicata a questa trascurata e quotidiana tragedia. 

Con noi ci saranno anche alcuni ospiti internazionali, tra cui il regista del film Grev (Lo sciopero), che sarà anche proiettato quella sera. Assieme a lui e a noi sarà presente anche l’attrice Itziar ITUÑO, protagonista tra l’altro della famosa serie “La casa di carta”, che, con “Bella ciao”, ci richiama a un’altra delle ricorrenze di quella settimana. 

Insomma, tanti spunti che ci ricordano, come proviamo a documentare e argomentare da vent’anni con il nostro lavoro e con la nostra Associazione Società Informazione, che i diritti sono un sistema di vasi comunicanti, che vanno promossi, agiti e difesi assieme perché se si interrompono anche in un solo punto è l’intero sistema ad andare in crisi. 

E di nuovo lo stiamo vedendo in questi giorni con la guerra in Ucraina, quanto ieri e tuttora con la pandemia.

Ci farebbe piacere se tu potessi essere con noi in quella importante serata, di cui trovi in testata l’invito con i dettagli. 

La Camera del Lavoro milanese ci ospita nel Salone Di Vittorio, il più capiente, ma potrebbero comunque esserci problemi di posto. Per cui, se pensi di esserci, faccelo comunque sapere prima e cercheremo di tenerne conto.

Un caro saluto

Sergio Segio

sabato 26 marzo 2022

2022 03 26– Trasmissione

 2022 03 26 – Trasmissione

 Per www.parolebuone.org su www.shareradio.it

La data.

La data  non e’ casuale ma un rimando.

Se ci ho capito qualcosa, della trasmissione realizzata e di quelle concepite, ecco svelato il mistero di queste benedette parole buone.

Pare stesse in un libro, come spesso capita.

Di una filosofa, pare pure famosa.

Peccato che io non riesca più a leggere.

Sembrava ansiolitico, sia il libro che il leggere.

Ma forse vuol dire che è abbastanza così.

Non a tutti è dato illuminarsi.

E adesso devo affidarmi all’istinto della captatio neurosferae.

Cuntentes, che non è mica poco.

Filosofia.

Amore del sapere, tramite parole

Quello universale, eppur senza eccedere in inquinamento da appropriazione.

Lo dicevo io che il mondo ha bisogno di più filosofi.

E meno altri.

Volevo studiarla, filosofia.

Mio padre me lo impedì.

Ah, essere genitori, che disastro.

Come fai fai e sempre sbaglierai.

Ma la civiltà dell’intelletto richiede logos e perseveranza, e tu ci devi provare e provare e provare.

E’ un meccanismo.

Di interscambio.

Ma torniamo al mistero svelato del libro.

Radio Londre: uno spazio di libertà.

Una trasmissione radio transnazionale di guerra.

Che richiama un doppio senso di una trasmissione di virus.

E invece no.

A me, che sono un manovale meccanico del logos, richiama la trasmissione di un’auto.

Che cosa è?

Un ingranaggio, cioè un meccanismo che trasmette, ovvero trasferisce forza dal motore alle ruote.

Senza il quale non c’è moto.

Solo un motore che resta a girare solingo per quanto solerte.

E noi siamo parte dell’ingranaggio.

Perche’ senza ingranaggio non c’è meccanismo di comunità.

E senza comunità non c’è il sonconscio emerso a galleggiare.

Tutto resta nel subconscio.

Creatore di ansie e paure.

L’elaborazione del dolore resta in folle, fino a volte a farti folle.

Mi ha colpito l’elastico da cui ci sentiamo legati tanto da non riuscire a partire, nonostante l’intenzione.

Vorremmo uscire dal legame, ma i neuroni fan risucchio.

C’è che non trasmetto, resta troppo spazio tra me e me.

E la resilienza non si manifesta da soli.

O forse si, ma richiede meglio la meglio compagnia.

O meglio, funziona meglio in compagnia.

Mal comune mezzo gaudio.

Ho sempre pensato fosse una stronzata, ma in realtà varrà anche al contrario.

Allora, invece, diciamo che mal comune ti fa immune.

Condividere schemi neuronali la cui resistenza ribadisce le forze tra le singole parti.

Che si trasmettono tra loro a scambiare resilienza.

Il meccanismo, appunto.

Ingranaggio, che adesso reclama resilienza a vagonate.

Contro i neuroni bombardati.

Che sembra una metafora.

E invece è solo paura.

A trasmissione vera.

Kalimmudda delir filosofix

(Ndr: l'lirrefrenabile ilarità di Kalimmudda )

L'elastico- GG



2022 03 26 –Scomunica contabile

 2022 03 26 –Scomunica contabile

Primavera, giorno 5.

Cambio contatore.

Sono disgustato dalla contabilità di guerra rappresentata in quel numero dei giorni di bombardamenti trascorsi.

Come se stessi facendo un conto alla rovescia in vista della fine.

Avendo saputo dal principio  che durava, pare, fino al 9 maggio, data associata alla denazificazione sovietica della seconda guerra mondiale

L’anniversario della vittoria sui nazisti, su.

Trovo in effetti disgustoso ogni forma di inventario bellico in numeri di missili, carri, aerei e altro, nuovi, vecchi, di tipo a, di tipo b.

Mentre non si capisce, né si calcola, quanti morti contare.

Ma neanche quanti danni fatti.

E come si ricostruisce.

Contano approssimativamente invece il numero dei profughi a milionate, che quelli sì che possono fare danno a tutti e fanno paura tsunami.

Quindi nel disgusto generale mi associo al Papa e provo vergogna per l’aumento delle spese militari.

Che per inciso, senza percentuali ma in valore assoluto, vale qualche decina di miliardi di euro.

Più che sufficienti a risolvere numerosi problemi.

Ma poi ci ripenso.

La vergogna non serve a niente.

Se non ad attrarre su di se la colpa collettiva di altri.

E porgiamo l’altra guancia, in preghiera, che pure evocai come strumento di resistenza in “si vis pacem, ora pacem”.

Ma mi rendo conto che non basta.

Allora ecco che mi chiedo se tutta questa conciliazione vaticana non sia divenuta fuori luogo, al contabile giorno 30 di guerra.

Mentre noi abbiamo armi più potenti.

Il verbo.

Incanalato nella neurosfera.

Santità, siamo o non siamo in missione per conto del Padreterno?

Quando lanciamo qualche anatema di pregio e pure di sfregio?

Non è forse ora di veicolare una piccola maledizione ai signori della guerra?

Anatemo origina da dedicare

E dedichiamolo, qualche piccolo anatema.

Senza preoccuparsi del fatto che sia “a grappolo”.

Che il padreterno ci ha  la mira buona e Lui sa chi deve andare a prendere e chi no.

Ecco, nell’infinita bontà del Padreterno, non crediamo che chi è buono è fesso.

E l’ora del perdono non è giunta ancora.

Siamo in guerra e l’anatema ci sta tutto.

Che sia prodromico alla scomunica.

Ossia al bando dalla comunità guerrafondaia di chi di dovere.

Lo sa Dio, che forse aspetta solo un segnale per contrattaccare.

D’altronde la guerra è di per sé una eresia.

Una scelta contra legem naturae.

E come tale richiede provvedimenti da banditi.

Quindi mentre esortiamo a continuare a pregare, mettiamoci dentro la parolina “scomunica”.

E bandiamo i banditi come nel far west dell’apocalisse che stiamo vivendo

Son convinto della forza neurosfera.

E il comando di imprinting è l’arma divina che dobbiamo attivare.

Habemus contato abbastanza.

Scomunica.


 

Kalimmudda ipsum (Ndr: è neutro come gli angeli) dixit

Sine musica, solo verbo



domenica 20 marzo 2022

2022 03 26 – Due anni con passione

 2022 03 26 – Due anni con passione

 

Mi raccomando, “con”. Passione.

Seppur immersi in un “di”. Passione.

Due anni con passione, intrisi di passione.

Quando sono uscito da un ricovero oramai più di due anni fa mi son trovato la sorpresa del covid.

Sembrava uno scherzo all’inizio, tanto da non richiedere nessuna resilienza, ma un semplice “àdda passa’ ‘a nuttata”.

E poi mi sembrava l’occasione per cambiare modo di vivere, senza ancora l’anelito al ritorno alla normalità.

Quasi una vacanza forzata, come in colonia estiva, dalle nostre cattive abitudini comportamentali.

Poi passò il tempo, che seppure io sia convinto che non esista, e sia solo una convenzione, invece non concorda.

Mano a mano che si snocciolavano i giorni qualcosa rodeva da dentro quello stato di semplice attesa, preparandoci ad un accumulo di sempre maggior necessità di resilienza.

Il castoro della resilienza richiedeva e preparava la sua diga, rosicchiando una pillola qua e una pillola la. Dove la trovava.

Resilienza e’ un parolone da professori, che per questo non amavo, in quanto “facente forbito”.

E poi chi di noi del volgo l’aveva mai sentita?

Bypassando la definizione in psicologia, trovo indicativa quella della tecnologia dei materiali, dove indica la resistenza a rottura per sollecitazione dinamica, il cui inverso è indice di fragilità.

Ma è anche capacità di riprendersi dai traumi, dote che il materiale non credo abbia contrariamente alla psiche.

Solo che a volte il trauma è erosivamente castorico, come detto.

Così mi si presentò, non ricordo nemmeno come, l’opportunità di una onda diurna, che tra l’altro mi evocava la diga del castoro che si tuffa nel suo lago, e iniziai a scribacchiare le mie impressioni sulla questione covid.

Altro che castori e dighe.

A fare outing sull’onda ho scritto un paio di centinaia di articoletti, alcuni pure buoni, scoprendo un subconscio sotto pressione, tirato fuori con la forza della comunità.

Il solo fatto di avere dei radio ascoltatori comunitari a cui raccontare qualcosa, mi psicanalizzava da solo .

Obiettivo di resilienza divenne l’appuntamento regolare con Onda Diurna Community, che parafrasai in quella che divenne la rubrica Ondivaga Diurna Congrega, con quei quattro dell’ave Maria a condurre una improbabile quanto terapeutica, ritmica, regolare trasmissione radio.

A me ha aiutato molto questa pillola , più delle chimiche, o forse oltre alle chimiche, ad arginare la marea dell’ansia subconscia.

Poi d’un tratto mi resi conto che ci eravamo incanalati lungo il sentiero delle Parole Buone, pillole di resilienza, per l’appunto, che servivano a focalizzare riflessioni su un concetto specifico, contro il derivare della mente tra i flutti delle onde, senza àncora a cui aggrapparsi.

Ad un tratto, non ricordo bene quando, il sentiero mi spuntò come àncora di salvataggio ad uno stato d’animo perennemente negativo, inizialmente nel subconscio poi emerso nel “sonconscio”.

E fu www.parolebuone.org su www.shareradio.it.

Fino  a che sembrò che l’emergenza Covid fosse terminanda, e la pressione si fece più lieve, testimoniata da una scrittura più leggera, forse eterea.

Alla fine avevamo imparato la resilienza sul campo, e tutto sembrava prodromico al ritorno alla tanto denigrata normalità.

Con una pillola.

Fino a che un genio si inventò una guerra scappata.

E la pillola non bastò più.

La terapia saltò di scala.

E divenne un’endovena di resilienza.

Da cercare chissà dove.

Forse la cazzimma che ho nei geni mi soccorre.

E’ giunta l’ora della radiovisione.

Con orrore dei 4 dell’ave Maria.

 

Kalimmudda ve salutat estemporaneo

https://www.youtube.com/watch?v=ImAejGApJV0 

Peligro



sabato 19 marzo 2022

2022 03 19 - Pace e serenità

 2022 03 19 - Pace e serenità

per: www.parolebuone.org

Ipocrisia.

Ipo di sotto, simulazione.

Invece è roba vera.

Al mondo ci sono 50 guerre largo circa.

Molte, molto peggio di questa nostra, diciamolo.

Che ci tocca perché vicina.

E perché di pelle ariana.

Son così gli russocraìni.

Vicini vicini nello spirito e nel fisico.

Mica quei terroni di siriani.

Mica libiani africani.

Non so nemmeno dove siano, ma mi pare di ricordare che al mondo ci sono circa 200 paesi.

Approssimando, uno su cinque spara.

E siccome le guerre si fanno almeno in due vuol dire che mezzo mondo gioca alla guerra.

Homo sapiens come ti piace fare la guerra.

Un po’ di dolore dà un po’ di colore.

E a noi piccolo borghesi ci monta un moto solidale solo se ci viene la paura che si fa mondiale.

Non raccontiamoci balle.

Via l’ipocrisia.

Questa guerra ci interessa perché ci appassiona in un grande tangibile risiko collettivo.

Tutti presi dalla conquista di una città, un aeroporto, una autostrada.

Tanti la viviamo come un gioco, a bruciare formicai come da piccoli.

Con quella punta di adrenalina perché qua vicina.

Se non fosse per un brividino di paura come ne godremmo?

Meno male che ci è un aspetto interessante.

Interessanti i profughetti.

Eran come noi.

Poveretti.

Meglio a loro, d’altro canto.

Seeee: vedi come è interessante uno tsunami di disperati quando te la occupano, la casa.

Milioni parcheggiati in Siria, Turchia, Palestina

E sono solo quelli vicini.

Vedi come ridi quando si rompono gli argini e la marea ti piomba in salotto.

E questi invece ti tocca pure prenderteli col sorriso: che sono europei.

Mica li puoi confinare nei campi di concentramento mediorientali.

Non puoi mica bloccarli in Africa.

Chi fa pena sono dunque i profughi.

Che pena.

Condita di tenerezza per chi si prodiga per loro.

Lacrimoni.

E noi ringraziamo Dio con la faccia per terra.

Anzi con la faccia  nell’opulensa di un piatto di maccheroni.

E che coraggio, sempre tra gli umili.

Mentre noi un paio di euro e la coscienza è pronta per un altro giro di giostra

E poi gridiamo pace, tra beretta e leonardo, che non sono né salami nè quel da vinci

E la dignità?

Pena facciamo noi.

Che li compatiamo.

Perché han perso il nostro benessere.

Immagina se perdessimo lo smartfon.

Una gigantesca proiezione di depressione di massa, di tutti individui, perché è individuale la composta di massa.

Vabbè.

Vado ad accendere la tele.

Vediamo quanti super e scuole han tirato giù oggi.

Nell’assedio di altri tempi.

Un ospedale da indignazione, magari.

No, niente bambini.

Sono già stressato.

Cambio canale.

Magari c’è una partita.

Invece ancora cronaca dal fronte.

Nun me scuccià.

Allora accendo lo stereo.

Peccato che non ci ho l’home tiater.

Sai le bombe che boato di bassi.

Siamo seri, và.

Invece qua ci vuole un masterpiece.

Anzi, un master peace.

Tutto privato, per me.

E da me per tutti.

Nella neurosfera.

Con Armando Corea’s few chords.

Che non mi sono meritato.

Ma che ho potuto comprato.

Potrebbe essere l'appello del profugo.

"Si me vuo' bene overamente"

 

Kalimmudda master peace

Pace e serenità