giovedì 17 agosto 2023

2023 08 17 – Cara benzina: ci spezzeremo le reni da soli

2023 08 17 – Cara benzina: ci spezzeremo le reni da soli

 

Qua si parla di accise.

E teniamolo vivo, almeno il blog.

Che accise sembra napoletano che sta per uccise.

E porta malocchio.

https://www.ansa.it/sito/videogallery-Vola la benzina, estate d'oro per le casse dello Stato.

Purtroppo è in una insopportabile videonotizia forse volutamente volatile, che scripta manevant.

Comunque, le accise, mannaggia a chi l’è muorto, insieme all’iva pesano per circa il 70% sul prezzo della benzina alla pompa.

E questo si sa.

Quello che si sa già meno è quanto fa la percentuale, strumento mimetico per non dirvi circa 1,5, o giù di lì.

Ancora meno poi, si sa, su quanto valgono sul totale delle entrate dello Stato.

Io lo sapevo, l’avevo studiato nel trattato di cui più avanti, ma la memoria avrebbe bisogno del pieno ma non a due euro.

Il termine accisa deriva dal latino accensare, che significa tassare. Banale banale.

L'espressione si riferisce ad un’imposta che grava sulla fabbricazione e sulla vendita di prodotti di consumo.

Insomma, mimetismo semantico per nascondervi che sempre di imposte si parla.

In quella prassi tipica della scienza delle finanze italiana, tale per cui se io fraziono una imposta in 10 accise e 10 balzelli voi vi ritrovate a non capire più un cazzo di quanto pagate e su cosa.

Oltre a non sapere chi dovreste accidere per saperlo.

La questione allora è studiare la struttura delle entrate dello Stato, per vedere quanto pesano, queste accise.

Onestamente non ricordo più, ma ne avevo pure parlato in un trattatello free on line di dieci anni fa di cui vado ancora molto fiero.

Tiè: Viaggio in alcuni conti di sistema. Partire con i migranti, approdare offshore.

Io inoltre di accise ne sapevo qualcosa già da tempo addietro.

Ricordo bene quando da pischello neolaureato la struttura preposta alle relazioni istituzionali della grande mamma Montedison mi faceva aprire la porta nientepopodimeno che della Direzione Generale delle Accise del Ministero delle Finanze.

E io andavo dal Direttore Generale in persona a spiegare che quelle accise esistenti erano imposte sugli idrocarburi e derivati, e quindi non dovevano essere applicate a roba completamente vegetale.

Non vi entusiasmate troppo però, la materia prima vegetale è molto più cara del gasolio da petrolio.

Comunque erano i tempi di 23 07 25-Visioni di rinnovabile rinnovamento.

Andò a finire che alla ennesima mia visita martellante il Direttore Generale mi disse: “a dotto’, me pare tutto molto bello, ma io non è che ci abbia capito granché. Non è che la legge me la scriverebbe lei?”

E fu così che diventai pure legislatore, scrivendo per il biodiesel la legge di esenzione dalla accisa sui carburanti.

E vabbè, chissenefrega, direte voi.

E invece no.

Devo premettere, dopo l’ampia premessa, che questi fascisti sono un dono del cielo, per chi cerca informazione in contraddizione.

Questi erano quelli che volevano ridurre le tasse.

E invece tiè : 2,2 miliardi d’emblée.

Per effetto delle accise e dell’Iva, dice il video che parla.

Tutti di imposte.

In realtà noccioline.

Ma se ne vantano pure.

Come gli viene in mente.

Comunque.

Allora ricordo che non mi quadrava che il rapporto debito/Pil fosse sceso al 143% dal 150%.

Perché voleva dire almeno 150 miliardi tra pil in più e debito in meno.

L’unica spiegazione poteva essere la contabilizzazione del Pnrr, dato tutto come incassato.

Men che meno però mi quadra adesso che so che a giugno il debito è salito di 38 miliardi a 2.843.

Questione di numeratori e denominatori che non tornano.

E poveri fascisti.

A botte di 2 miliardi sembrano proprio quelli che sognano di svuotare il mare col cucchiaino.

Ma poi leggo : Scope riporta rating della Grecia a livello di investimento sicuro.

E mi consolo perché è la dimostrazione che si può uscire dal default.

Ci vuole solo qualche decennio di miseria.

E di generazioni perdute.

E penso.

Ma vuoi vedere che stavolta sarà la Grecia a spezzarci le reni ?

 

Kalimmudda ipsum dixit.

Tutta una scusa per potere ascoltare:

Spendi spandi effendi e pure col bonus Aida


martedì 15 agosto 2023

2023 08 15 – E teniamolo pure vivo, ma almeno con un po’ di letteratura fine. Fine

2023 08 15 – E teniamolo pure vivo, ma almeno con un po’ di letteratura fine. Fine

 

Almeno con un po’ di letteratura fine, mica due faccine, fine.

Dice che se uno fa un blog poi lo deve tenere vivo.

Sembra una forma di spaccio e dipendenza.

L’influenzato non può essere abbandonato.

E allora teniamolo pure vivo, questo blog.

Anche se non c’è niente di nuovo da dire.

E la cronaca interessa poco, e solo nella misura in cui non sottenda strutturali dinamiche dominanti.

E c’amma fa’.

Ricordiamo allora un po’ di letteratura fine, mica quella dei cellulari con le vostre due faccine. Fine.

Male non potrà farvi più del virus del consumanesimo.

"Il venticinque settembre milleduecentosessantaquattro, sul far del giorno, il Duca d’Auge salì in cima al torrione del suo castello per considerare un momentino la situazione storica. La trovò poco chiara. Resti del passato alla rinfusa si trascinavano ancora qua e là. Sulle rive del vicino rivo erano accampati un Unno o due; poco distante un Gallo, forse Eudeno, immergeva audacemente i piedi nella fresca corrente. Si disegnavano all’orizzonte le sagome sfatte di qualche diritto Romano, gran Saraceno, vecchio Franco, ignoto Vandalo. I Normanni bevevano calvadòs.

Il Duca d’Auge sospirò pur senza interrompere l’attento esame di quei fenomeni consunti.

Gli Unni cucinavano bistecche alla tartara, i Gaulois fumavano gitanes, i Romani disegnavano greche, i Franchi suonavano lire, i Saracineschi chiudevano persiane. I Normanni bevevano calvadòs.

Tutta questa storia, disse il Duca d’Auge al Duca d’Auge, tutta questa storia per un po’ di giochi di parole, per un po’ d’anacronismi: una miseria.

Non si troverà mai via d’uscita?”

Ecco, ho dato sfogo alla mia turpe voglia, come se fossi in una imperdibile Via Paolo Fabbri 43

Intanto.

Le guerre guerreggiano.

Il clima caldeggia, a volte galleggia.

I migranti invece affogano, sempre.

I poveri sottomezzano, i sopramezzo vacanzano.

E i normanni? I normanni bevono calvadòs.

In ogni caso la situazione storica appare poco chiara.

In realtà ci sarà un giorno in cui saprò scrivere davvero tanto incipit come quello de I fiori blu.

Ma per ora devo solo tenere in vita quello che sembra un malato terminale: il blog.

Quindi ve lo siete beccato tutto, senza hyperlink.

Perché è un chef d’oeuvre, un capolavoro.

E perché la situazione socio storica appare davvero poco chiara.

Il paese sembrerebbe inquieto

E un po’ di letteratura fine potrà compensare meglio delle Kessler il consumanesimo delle vostre due faccine, fine.

Dopodiché stante la generale stabile confusione vogliamo parlare di cronaca?

E parliamone allora.

C’è la questione Bardonecchia.

Manna dal cielo per il paternalismo, in realtà maternale, fasista.

Dissesti idrogeologici da sanare.

Ricostruzioni istantanee da promettere.

Cambiamenti climatici da contrastare.

Allora mi sono dato una letta a Wikipedia, patrimonio umanitario dove c’è davvero tutto il mondo.

Pur anche Bardonecchia, leggetelo.

E mi sono ricordato che ci sono stato.

Sta in mezzo ad un sacco di acque di torrenti incrociati, pure incazzosi.

Ma è oggettivamente un cesso di posto infarcito di speculazione edilizia di quella della frontiera del benessere conquistato per tutti.

Estrinsecatosi in progetti di cementificazione diffusa venduti come investimenti e comprati col risparmio convertito in inutile mattone.

La cultura del mattone, non solo della prima casa, ma pure della seconda e della terza.

Che tante mafie ha fatto arricchire.

Poi è un bellissimo borgo antico pieno di storia, come tutta Italia.

Dove sputi per terra e salta fuori un reperto.

E mi dispiace molto umanamente per gli abitanti colpiti.

Ma vi dirò.

Un mondo senza Bardonecchia è possibile.

Ciò premesso forse vi urto.

Era meglio non tenerlo in vita, il blog?

 

Kalimmudda ipsum dixit

Letteratura fine, mica due faccine, fine

 


lunedì 14 agosto 2023

2023 08 14 – Il paese era inquieto

 2023 08 14 – Il paese era inquieto

 

La mente è furore.

Il furore viaggiava nei fili di rame.

Il rame si propagò ovunque.

E ci portò la televisione.

Con il suo slime out of the tv set.

Qualcuno se ne era accorto 50 anni fa, della melma.

Ma in realtà molto prima.

E infatti.

Quando andammo a Roma con mio cugino con l’intento di risollevare le sorti de “Il manifesto”, ebbi modo di conoscere direttamente o indirettamente vari personaggi ed icone della storia politica italiana.

Io ero il direttore generale della cooperativa editrice del giornale per cui spesso venivo trattato con il rispetto di certi racconti.

Un giorno, accompagnati da certi veterocomunisti, incontrammo un veterodemocristiano.

Uno di quelli che l’Italia l’avevano fatta davvero.

E si mise a raccontare, in particolare non ricordo più perché o forse solo per predilezione da anzianità, dei fatti degli anni sessanta.

Il paese era inquieto.

E ci volle del tempo, ma poi ce ne si accorse.

Diceva: dovevamo inventarci qualcosa.

Così ci inventammo le gemelle Kessler .

Curiosamente dalla famigerata DDR.

Oggi il paese è quieto.

Sembra.

Ma sobbollono tensioni sociali latenti.

Si sentono nella neurosfera.

E si vedono nei carrelli della spesa di una vecchina che ha ritirato la sua misera pensione alla posta.

Ma quella è una vecchina, che oramai vive della dignità che merita rispetto.

E gli altri?

Spesso mi chiedo come facciano a mantenere l’ordine pubblico.

Ha del miracolo di intelligence, e suoi campionari di metodi.

Ma è semplice.

Con le Kessler.

Alla potenza.

Con i sopramezzo è facile.

Dediti al consumanesimo per memetica originale.

Sono quelli che possono.

E perciò sono preposti alla Revoluzione delle farfalle di soprammezzo, quella dei veloci e frequenti piccoli gesti e aggiustamenti quotidiani per evitare rivoluzioni con la i.

Basta qualche schema neuronale memetico replicato all’infinito, e …” tutti al mare”.

Ma si può trovare modo e modo, c’è sempre un’altra via.

Basta ricordarsi di essere misura.

Anche se poi non trovo parcheggio, e se lo trovo la macchina non la muovo più e mi tocca andare a piedi.

Magari nessuno fa nemmeno il semplice conto di chi e di quanto tempo ci si andava.

Forse troverebbe un “trend negativo: io non parlo così”, direbbe Moretti.

Ma con i sottomezzo?

Resistono per…….

Eh già, milioni di poveri e di sottopoveri.

Proletari generatori di prole camuffati di semantica varia.

Perché resistono in silenzio?

Come fanno a farli stare zitti e buoni.

Bastano le briciole, evidentemente.

Perché la speranza di sogno americano credo l’abbiano persa da decenni, loro.

Così nel grande circo della propaganda mediatica basta sostituire quattro cosce con un esercito di campioni di successo.

E tutti tansfertano nell’universo del possibile.

Il miracolo del pallone.

Con tutti i miliardi che fa girare off shore, ragione per cui non lo seguo più.

E’ come per i neri afroamericani.

Bastava un campione di pugilato o di basket per dimostrare che il sogno americano era sempre possibile anche per loro, e quindi tenerli buoni.

I latinos invece certi americani li volevano sterminare con il crack, ma quelli sono altri metodi.

Da noi non è diverso.

I media di massa sono oggetto di studio sociologico costante.

E si comportano da sistema complesso, produttore di emergente ordine memetico.

Vale a dire che da tanto ribollire di furore memetico, qualcosa poi attecchisce e diventa non più seme, ma coscienza globale.

Ma mentre aspettate, e non vi siete accorti del meme della Revoluzione perenne delle farfalle arcobaleno dei soprammezzo, rendetevi conto che vi tengono buoni.

Una volta le Kessler.

40 anni fa Savoldi al Napoli, come capirete dal link.

E oggi?

Oggi avete tutto un campionario di transfertivo consumanesimo, materiale e immateriale a disposizione.

Per chi può.

E chi non può?

Semplice : si fotte.

 

Kalimmudda ipsum dixit.

Meno male che adesso non c'è Nerone. Sicuri ?

 

domenica 13 agosto 2023

2023 08 13– Ma che manìa, io sono misura

 2023 08 13– Ma che manìa, io sono misura

 

Rivendicazione mentale.

Ma perché non vai dal medico.

Psichiatra di una volta, ben più che psicologi di oggi.

Oggi ci vogliono i neuroscienziati.

E per forza.

È tutta questione di illuminazione di neuroni.

Luminari e di sinapsi.

Ebbe’ ci sono andato, come tutti i mesi.

Spacciatori legalizzati.

Ma che ci andavo a fare.

Non voglio mica smettere di bere e di fumare.

Dipendenze a buon mercato, quelle.

Mentre di una cosa però vorrei smettere di intossicarmi.

In mezzo al crogiuolo farmacologico, soprattutto dal litio.

Lo so, lo so, credono che faccia tanto bene alla salute mentale.

Eppure ci fanno le pile.

Un po’ tossico lo deve proprio essere.

Mi hanno spiegato che in quanto metallo pesante modifica la conduttività del cervello.

Nessuno si preoccupa troppo dei risvolti di cosa voglia dire appesantirsi le percezioni in testa.

Mica è la loro.

Quindi il litio serve a contrastare uno stato cosiddetto psicopatologico caratterizzato da euforia, allegria e ottimismo immotivati, non si sa siddefiniti da chi.

E da un’alterazione del corso dello psichismo nel senso di una accelerazione il cui grado estremo è rappresentato dalla disordinata “fuga delle idee”.

Cosiddetta insalata di parole.

L’ulteriore accelerazione nella fuga delle idee può sfociare in ideazione deliranti il contenuto delle quali è di grandezza, di esaltazione della propria persona, allucinatori, tali da essere assimilabili alla schizofrenia.

Ma ci arriverebbe anche un bambino.

Ma quale insalata. 

E' che la parola viaggia alla velocità del suono.

Quella del cervello a quella della luce.

E vai ad acchiapparla, se ci riesci.

Comunque questa mia malattia sarebbe la manìa.

Ma che manìa, io sono misura.

Se almeno ai dotti medici e sapienti facessero cercare gli etimi, allora troverebbero un antico greco furore profetico.

E ancora più, una sanscrita radice “man”, da cui deriva sia la parola mana, mente, che quella maniu, che vuol dire furore.

Tanta roba che la mente sia furore.

E che lo sappiamo già da qualche millennio.

Proporrò di inserire lo studio della saggezza dei Veda nei piani di studio di medicina psichiatrica, così intanto devono studiarsi il sanscrito, mattone della conoscenza.

Allora forse capirebbero che lo stato di illuminazione si raggiunge in accelerazione.

Non con il freno a mano tirato.

La chiamiamo illuminazione perché vediamo la luce, mica il buio.

Ma per fortuna una volta toccatala non la si scorda più, anche se la si perde per spaccio di farmaci.

Io dico che mi è stato concesso di mettere il dito al centro dell’origine dell’universo. 

Là dove tutto l’ordine delle cose è contenuto e scritto.

Il qbit primigenio, se volete uscire dalla synfisica, e tornare a fisica e scienza.

Ma non è scienza infusa, è una porta dentro cui bisogna decidere di infilarsi, per ricondurre tutto alla sua unitarietà.

E studiare, con uno scopo preciso.

Ricongiungere gli opposti, di occidentale aristotelica memoria, dimentica che tra fisica e metafisica, ci va la synfisica: senza figure, e pure con il link alla figura.

Ognuno dentro al proprio quadrante di riferimento.

Siamo tutti profeti. 

Perché ogni mente è furore.

Perciò mi girano le balle quando sento parlare, tra l'altro, di intelligenza artificiale.

Abbiamo già 8 miliardi di cervelli pronti alla connessione.

Pronti alla civiltà dell’intelletto.

In evoluzione telepatica genetica, che un giorno ci farà comunicare tutti di psicoquanti neurali.

Bisogna essere epifanici nel guardare le cose dall’alto.

Io non vedo cose che non ci sono, io vedo cose che voi non vedete.

E così c’era bisogno di fare una brutta copia di tanta grazia neurale?

Comunque.

Non sono un pensatore

Non sono uno scrittore.

Non sono un insegnante.

Non sono un dotto.

Non sono un sapiente.

Non sono un saggio.

E allora?

Io computo la revoluzione perenne.

Per ricomporre ogni opposto.

Io cerco l’altra via, che c'è sempre.

Io sono misura.

Ma lungo e tortuoso si presenta il cammino.

Con una risata 

Che "io sono misura" è tanta roba.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Ma che manìa, inventando come fosse vero, si' nu dio 'e malato . Illumino l’immenso.

 

Bonus track.

Si vive di intelligenza, di intermittenza . Di cosa si vive.

 

Odio l'estate.

martedì 8 agosto 2023

2023 08 08– Convertito sulla via dei buci.

 2023 08 08– Convertito sulla via dei buci.

 

Nel senso dei fori, quelli ‘mperiali.

Mi sono convertito.

Ho visto la luce e son diventato fasista.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2023/08/07/dalle-licenze-dei-taxi-al-caro-voli-le-norme-allesame-del-governo_db225fb0-42ce-4cee-8c93-9f0ffa5ea072.html

Manovrone di ferragosto.

Quello di cui nessuno se ne accorge.

E si possono fare le meglio porcherie.

Ma i fascisti no.

Loro sono gente tutta d’un pezzo.

E le stanno pensando proprio tutte.

Insomma questo acquedotto sullo stretto lo vogliono proprio fare.

Servirà a portare l’acqua in Abissinia.

Dove coltivare il deserto di fiori di mille colori.

Si potrà fare concorrenza ai tulipani.

Fascisti per fascisti famo pure come li boeri.

Magari sarebbe meglio qualcosa di edibile.

Ah, ma no.

Non era l’acquedotto nel deserto.

Quello si che aveva senso.

Questo è il ponte sullo stretto.

Il golden gate de noartri.

Strutture de fero a penzoloni su plintoni de cemento.

Come fanno i cinesi, che mica stanno a farsi tante pippe.

E se c’è da costruire un ponte di 30 chilometri e rotti ,lo fanno con tanto di isole su cui appoggiarlo

O non so che, che che ne so io di come si costruiscono i ponti.

Io ricordo solo dei gioielli di meccanica pesante.

I carri di varo.

Gettano avanti pezzetto per pezzetto ogni pezzetto di ponte.

In modo tale che non cada tutto a mare.

Il tutto su di un terreno tettonicamente stabile, sarebbe meglio.

Speriamo che il nostro non cada per una scoreggia vulcanica.

In fondo è caduto quello ligure e senza nemmeno terremoto.

Ma non mi fraintendete io di acqueponti ne farei della qualunque.

Pensate come ci starebbe bene un acqueponte sardo algerino.

Che così apriamo il percorso alla loro invasione, che sono già pronti a 12 miglia dalla nostra costa.

In effetti cicinavemmafè di quest’isola da bilionari.

Buona solo a piantare cardi con cui fare la plastica biodegradabile.

E la luce con il vento.

Per il resto una pietraia dalla coste smeralde tropicali.

Ma si, lasciamo tanta grazia ai mohameddi.

Intanto però questi fascisti hanno pensato proprio a tutto.

Discutono financo dai tetti ai compensi dei manager di questo acqueponte.

Quasi quasi viene il dubbio che se ne parli ad agosto per nascondersi dietro un dito.

In tutto questo ecco la rivincita di Salvini.

Da degradato a tassinaro, a paladino delle supertasse alle banche.

Sempre per finanziare l’acqueponte.

Che per non farlo cadere a mare ci vogliono le tipiche migliori eccellenze italiane.

E quelle vanno pagate, offshore.

Ma invece no.

Salvini è sorprendente quando prende il taxi per andare in banca.

Le tasse sulle banche servono a pagare la riduzione delle tasse di alcuni miliardi.

Così, generico, alcuni.

Dimenticati i miliardi a pioggia.

Con tanti saluti alla flat tax.

E meno male.

Che io lo dicevo che nun se poteva fa’.

Ma l’importanza in politica è la coerenza.

E la grana.

Ad avercele.

Altrimenti sono solo sogni grandiosi.

Certo poco fasisti.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Sogni grandiosi Bandabardò Carroponte

 

 

 

 

 

mercoledì 26 luglio 2023

2023 07 27 – L’italiana delle alici in Algeri

 2023 07 27 – L’italiana delle alici in Algeri

 

Ma tu guarda cosa mi tocca sentire.

Morto uno stato se ne fa un altro.

E’ passata l’era dello stato imprenditore.

Quello del docufilm su Gardini del post di ieri.

Ed eccoci pronti per lo stato pescatore.

Ma tu guarda, ma tu senti, ma tu pensa.

Ma tu pensa cosa mi tocca vedere.

Non ci posso credere.

Allora riprendiamo pure l’Ansa.

Con il consueto completo hyperlink.

Che fa fico e poi non ho voglia di starli a sovrascrivere.

https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2023/07/25/fmi-alza-le-stime-dellitalia-meglio-di-germania-e-francia_fabbd2d8-08b3-4277-8617-91b5153b525c.html

Il Fondo Monetario Internazionale alza le stime del Pil dell’Italia.

E non manca l’integrazione di propaganda.

Meglio di Francia e Germania.

Sarà.

In realtà la notizia fa seguito a una di pochi giorni fa, ancora più eclatante.

Il debito/pil italiano scende al 143%.

Stava quasi al 150% poche settimane o mesi fa.

Vuol dire che abbiamo recuperato uno per l’altro almeno 150 miliardi tra maggior pil e minor debito.

Io ci ho come il sospetto che abbiamo contabilizzato già tutti i 200 miliardi del Pnrr come dati per incassati.

Ma nessuno ha protestato, almeno per ora.

Quello che però è importante sapere è che alcuni mesi fa uscì la notizia che la media d’Europa post Covid stava quasi al 100%.

Quindi non molto lontana da noi.

Solo la Grecia stava peggio, ma nemmeno troppo peggio, mentre virtuosi erano Estonia e Bulgaria, mi pare. O una qualche altra “ia”, prossimi allo zero o poco più.

E vabbè.

Io continuo a chiedermi chi se li compra questi debiti.

Ma intanto finché girano falli girare.

E quindi?

Quindi vuoi vedere che ci tocca diventare fascisti.

No, perché se questo è il trend e quando ce li leviamo più di torno.

Ma allora tanto meglio, forse ci conviene.

Combattenti, soprattutto di mare.

Si parte alla conquista del Mediterraneo.

Tanto per cominciare e in barba a turchi, russi, franchi e non so quali altri occupazionisti abusivi.

Il mare nostrum è nostrum.

Faccetta abbronzata, se non proprio nera.

A cominciare da quella storia della zona esclusiva di competenza.

E vi sgancio pure due link, che secondo me non tutti lo sanno.

https://www.notiziegeopolitiche.net/lalgeria-e-la-zona-esclusiva-fino-alle-acque-sarde-lon-di-stasio-spiega-come-stanno-le-cose/

https://www.limesonline.com/cartaceo/algeri-alle-porte

E allora meno male che ci sono gli economi fascisti.

Io di italiana in Algeri non ci mando mica una donna nell’harem.

Io torno egemone.

Io ci mando la portaerei ammiraglia della nostra flotta.

La Cavour.

E mi ripiglio quell’enorme lembo di mare, che questi malandrini di algerini hanno dichiarato da tempo essere loro fino a su, su, su.

Fino addirittura a Cagliari.

O addio Sardegna bella, o dolce terra mia.

E così finalmente potremmo riappropriarci di tutte le alici in medio terrarum.

Tenere in vita i tonni pinna gialla di Sicilia alla faccia dei voraci predatori pescherecci giapponesi.

E tornare a mangiare e esportare alici crude marinate.

Senza sesamo, senza rucola.

Senza condizionatori.

Alla faccia di tutti i decadenti susciasusci.

 

Kalimmudda ipsum dixit

L'italiana in Algeri - Rossini ouverture

L'italiana in Algeri - Wikipedia

 

martedì 25 luglio 2023

2023 07 25 – Visioni di rinnovabile rinnovamento

 2023 07 25 – Visioni di rinnovabile rinnovamento

 

Alla fine mi hanno convinto a spazzare via la riluttanza e a guardare un “docufilm”.

Quello sulla vita di Raul Gardini: https://www.raiplay.it/programmi/raulgardini

Se non fosse per il fatto della rievocazione della memoria della nostalgia, dovrei dire che non mi ha convinto.

Tanta idolatria e poca storiografia.

E poi questo panegirico del Moro di Venezia.

Capisco la presa sul pubblico, l’effetto nazionale del pallone, ma il Moro era semmai un simbolo, per una nazione popolare, di quella grandeur che ci siamo perduta per strada.

Spazzata via ad arte a suon di bastonate.

Giù la testa, coglioni.

Mi pare di sentirli gli americani.

Le vicende iniziarono lunedì 17 febbraio 1992, quando il pubblico ministero Antonio Di Pietro chiese e ottenne dal GIP Italo Ghitti un ordine di cattura per l'ingegner Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio e membro di primo piano del PSI milanese.

Nessuno ci fece caso sul momento.

La corruzione certo dilagava, era endemica, e sistemica.

Ma il popolino rimuoveva e non ci credeva, all’ordine di grandezza.

Oggi è peggio, in un salto di scala ammantato di ignoranza ed arroganza.

E lo so per esperienza, vedrete.

Ma prima la premessa.

Qualcuno disse una volta che Gardini era uno che se c’era da pagare la politica per arrivare all’obiettivo di un sogno, allora che la si usasse e la si pagasse.

Sono loro i colpevoli, quelli che chiedono tangenti, non chi è costretto a pagarle, diceva.

La verità probabilmente sta nel centro della psiche umana, sia da un lato che dall’altro.

Comunque non so chi si ricorda le concomitanze.

Ma furono anni in cui lo Stato si trovò sotto attacco.

Spazzata via una classe dirigente che tangenti o non tangenti teneva in piedi la baracca, ci siamo trovati governati da un culto delle personalità assai poco preparate. 

Pupazzi di noartri a scimmiottar gli americani.

A volte con una certa punta di italiano meridionale che manco si poteva sentire.

Ma forse non è un caso, oppure no.

Il 1992 è anche l’anno in cui Falcone e Borsellino morirono a circa due mesi di distanza, in due attentati ufficialmente mafiosi: la Strage di Capaci e la Strage di Via d'Amelio, avvenute rispettivamente il 23 maggio e il 19 luglio 1992.

Il Paese, già sbigottito per l’entità del sistema delle tangenti, si trovò pure martoriato e avvisato da una recrudescenza, attribuita alla autoctona mafia imperante.

Chissà.

A me sembra una classica operazione congiunta di destabilizzazione di Stato.

Erano già passati i tempi della resistenza di Sigonella

E chi più aveva il coraggio per opporsi ai padroni americani.

Chi più era patriottico al punto di immolarsi sulla tomba di Mattei.

Non ci restava che il transfert sul Moro.

Il Moro qui ci sta.

Orgoglio nazionale, rimozionista quanto il pallone, concentrato di un gigante di innovazione, scienza e chimica.

E agroindustria.

Questa era la apparentemente contraddittoria grande sinergia.

Tutta condita in centri di ricerca d’eccellenza pubblici e privati tra cui il centro Donegani, e citiamolo valà.

Una figata capace di sfornare brevetti di quella sinergia, e non solo.

Si fece la plastica con l’amido di mais, la carta con lo stesso amido di mais, la benzina con il bioetanolo e addirittura il gasolio con l’olio delle patatine fritte.

Rinnovamento rinnovabile della chimica globale.

Tanto per produrre abbastanza materie prime bastava inventarsi qualche organismo geneticamente modificato che facesse crescere mais come bambù, alto venti metri o pure di più.

Oppure ancora più semplicemente piantare dei cardi dove non c’è acqua.

Comunque io Gardini e compagnia li avrei voluti conoscere.

Il loro imprinting alla grandeur della grandezza mi è rimasto nei geni.

Da neolaureato lì ho mancati per un pelo.

Ma mi sono trovato per cugino un loro ghost.

Così mi piazzò nell’ufficio finanza strategica di Ferruzzi Finanziaria, mitica Ferfin centro della finanza nazionale e oltre.

Acquisizioni, vendite, fusioni, tutto di aziende con le persone accluse e tutto sulla carta.

Io non mi ci trovavo proprio, in quel mare di astrazione numerica.

Per cui un giorno si presentò un altissimo dirigente a chiedere chi volesse occuparsi della realizzazione del progetto “Novamont”, industrializzazione a partire dallo zero di qualche brevetto di quelli della ricerca.

Ricordo bene il panico generale; gente che si faceva piccola piccola, come a scuola, nascosta dietro gli schermi dei pc nella speranza di non farsi scegliere e dovere abbandonare il loro mondo di giocatori di astrazione per dedicarsi alla costruzione.

Mi alzai io.

Con tutta quella visione come ci potevo rinunciare?

E così partimmo con lo start-up, da zero.

Del gasolio vegetale.

Il mondo non era ancora maturo per la plastica di mais, mentre il gasolio di semi si poteva mettere già nei serbatoi, almeno in parte.

Ci toccava quindi mantenere vivo il sogno di mais, in attesa del risveglio della ragione.

Tengo a precisare che non era un sogno di chimica rinnovabile.

Era la chimica e basta, come sarebbe dovuta diventare e come ci accorgemmo tutti decenni dopo.

Comunque eravamo quattro.

E costruimmo impianti pilota.

E poi impianti veri.

E promuovemmo il gasolio pulito.

E lo mettemmo negli autobus che giravano per le città con il loro tipico profumo di patatine fritte.

Mentre cercavamo di guadagnare tempo per il mais.

Oggi il mais lo trovate in mille applicazioni.

E ogni volta che lo incontro mi inorgoglisco al pensiero che l’ho fatto io, ma per davvero.

Senza lo start-up di noi quattro intoccabili dell’olio, oggi la plastica sarebbe ancora tutta di monomeri di carbonio e idrogeno, o altra petrolifera roba simile

Morale: il colpo di stato è riuscito.

E hanno spazzato via una intera classe dirigente, ancora dotata di resistente visionarietà della grandeur.

Ma il Mater-bi è ancora li.

E le tangenti?

Posso solo dire che se quella Enimont era la madre di tutte le tangenti io poi ho conosciuto il padre.

In una certa sinistra grandezza di bilanci studiati pro bono per la CGIL.

In occasione della vendita di Telecom Italia, uno dei pochi gioielli nazionali all'epoca rimasti.

E che tangentone.

Un crogiuolo di trovate creative con cui distrarre fondi, e pubblica opinione, in ogni guisa immaginabile.

In parte nascosti dietro un nome che è tutto un programma.

In un fondo quercia, ma all’americana.

Per chi si vuole sforzare di fare due più due, ricordano chi era che c’era al potere.

E che posso dire.

Italiani, brava gente.

E l’Italia giocava alle carte.

E parlava di calcio nei bar.

Durante la presa del potere.

 

Kalimmudda ipsum dixit

La presa del potere

 

Ndr. Questo non è un post da un A4, ma sono due, che vi fan bene.

 

lunedì 24 luglio 2023

2023 07 24 – Manifesto contro la dilatata spazialità dei siti web

 2023 07 24 –  Manifesto contro la dilatata spazialità dei siti web

 

C’è qualche imbecille che ha lanciato una moda, già da un po’.

Eppure è gente che ci studia.

Per cui ci sarà pure una ratio.

Magari la dilatazione spazio pubblicitaria.

Ma è una razio del cazzo.

Soprattutto se è per realtà istituzionali di pubblica utilità.

In principio, o forse poco dopo in posticipo, furono quei bei siti compatti.

Nella prima scrollata di home page c’era già tout ce que il fallait voir.

Potevo poi scrollare in un basso di dettagli.

Ma solo se lo volevo, non perché costretto.

Intanto in alto avevo già visto tutto.

Vedere.

Questa è la chiave.

Ma bisogna avere qualche nozione di neuroscienze.

Mica solo di design e bannerizzazione.

Ho capito che così ogni notizia mi si insinua lasciando interstizi tra i miei neuroni.

Aprendo la porta a spazzatura di banneroni.

Ma il quadro di insieme se ne va a puttane.

E qui scoprirete più avanti che non parlo di un sito qualunque.

Ma della principale fonte nazionale di informazione globale.

Ed in generale dei pubblici siti istituzionali.

Quando io avevo un sito internet, gestivo i rapporti con Google per raccogliere pubblicità.

Tra le altre cose, una che ritengo indicativa che mi insegnarono quei cervelloni, è che i banner in alto a sinistra costavano più degli altri, inclusi quelli uguali ma a destra.

Perché i neuroscienziati di Google non pensavano alla simmetria del design.

Ma a roba tipo il valore delle manchette di un quotidiano.

E soprattutto al fatto che l’immagine si innestava nell’occhio a partire da sinistra verso destra.

Così leggiamo noi.

E come noto la prima “impressione”, con tutte le sue opportune virgolette, è quella che conta.

Dopo un po’ l’occhio si stanca di spostarsi a destra e l’impressione diventa meno efficace.

Se Google fosse mussulmano il ragionamento varrebbe a partire da destra verso sinistra.

Oggi è uguale, ma si parte dall’alto e poi si scrolla in basso, e dai e dai e dai, fino addirittura a dovere finire su altre pagine.

Sarà che ci hanno studiato, ma per me, e non solo, è la moda dei cretini del solito consumanesimo.

Ogni passaggio di vista sovrascrive gli altri e dopo poco mi sono già dimenticato dell’inizio.

Protesto quindi formalmente contro la dilatata spazialità dei siti web.

Vi ricordo che mentre la lettura scrollata viaggia alla velocità del dito, quella della lettura lineare a voce va alla velocità della meccanica del suono.

Si, ma quella dell’immagine vi si flasha impressa nel cervello alla velocità della luce.

Nidificandosi tra le sinapsi giuste, al proprio posto tra gli schemi neuronali.

Così resto nudo e poi protesto.

Manifesto.

Uno è l’esempio principe di recenti rovinati nuovi siti che voglio citare.

Anche il sempre istituzionale www.rai.it non scherza un cazzo.

Ma il vero giraballe principale è www.ansa.it.

Lo usavo per aggiornarmi sulle notizie.

All in one, bello, flashante, immersivo, riassuntivo.

Mo’ mi tocca l’onanico scrollare di un dolce su e giù.

Meno male che per lo meno tutto questo shiftare evoca un beneaugurale shifting da destra a sinistra.

Ah già, ma io non sono mica mussulmano.

E quindi mi tocca restare nella tradizione.

Scrollando da sinistra a destra.

Stancamente relegata in posizione subordinata.

La sinistra.

Nonostante le sue sinistre verità.

Metafore.

Diceva un neruda.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Manifesto