venerdì 29 novembre 2024

2024 11 29 – Apoteosi di pubblici complotti e occulti scambi

 2024 11 29 – Apoteosi di pubblici complotti e occulti scambi

 


C’era un film titolato ipotesi di complotto dove lui sembrava paranoico e poi invece era tutto vero.

Io credo ciecamente nell’esistenza di poteri occulti, complotti in corso, manovratori segreti, manipolatori evidenti, mani invisibili, mercati paravento, rimbalzi di colpe, un continuo golpe.

Sono loro, sono in tanti, sono i gatti neri, sono i cattivi pensieri, e noi non abbiamo da mangiare.

La democrazia è buona solo a camuffare le reali imperanti sovranità.

E quanto è bella la trasparenza di scambio di finanze e politiche.

Non per nulla vengono studiate insieme, tra politica economica e scienza delle finanze.

Ho una sola certezza.

Dovevo nascere sovrano.

Sarei stato illuminato.

Mah, boh, non so.

Chissà perché mi sento in obbligo, ma non so nemmeno da dove cominciare.

Devo dire qualcosa di pensativo sulla storia delle banche, ma non ci capisco una mazza.

E dire che ci ho fatto la tesi, pure sotto l’ala di magnifico rettore della più magnifica delle università.

Quella fabbrica che sforna soldatini automi omologati che ve si magnano, in bocconi.

Sono quelli che quando usciamo spacchiamo il culo ai passeri.

Salvo poi scoprirsi in un mondo dove i passeri sono loro, siamo noi.

Mio padre se lo era coltivato ben munifico, il rettorando.

E a banchiere nazionale mi avevano predestinato già dal titolo di tesi.

La determinazione del rapporto di (con)scambio nelle fusioni tra società, bancarie, quotate in borsa.

Quella delle banche non è necessariamente una cattiva cosa.

Il banchiere illuminato raccoglie risparmio e lo reimpiega in investimenti che per loro natura dovrebbero creare sviluppo, altrimenti vuol dire che sono investimenti farlocchi, del cazzo.

Ma vediamo se ci capiamo una cippa.

Questa operazione Unicredit-Bpm è “carta contro carta”, ovvero vuol dire roba tipo vedere cammelli, contare cammelli, scambiare cammelli con inutili morte pelli di agnelli, e dimenticato pagare cammelli.

Tutta roba da carovane cammelliere nel deserto che se sai dove cercare si rivela seminato di grano.

In pratica noi credevamo all’affarone di poterci comperare qualche grande banca tedesca.

Pensavamo di usare il veicolo Unicredit, gioiello una volta nazionale che adesso di nazionale ha solo il dittongo IT alla fine del nome, per altro che sta lì per questioni di credit e debit.

E ve lo dimostro con la potenza dei miei circuiti di mille svalvole.

Con cui cerco, leggo e soprattutto guardo figure.

Che riporto come uscite da qualche screenshot con, a vista trasparente, tutto il ben di dio dall’internèt.

E’ questione di riconoscere il modus operandi e le strutture imperande.

 



 Senza troppo psicopippare a fronte di un 7% per cento di Black Rock, vorace morte nera dell’impero, 42%+25% degli azionisti sono anglofoni, parentela linguistica e pure imperialistica.

Maggioranza assoluta, democraticamente sovrana assoluta.

Di italiano c’è solo il 6%, salvo italiani occulti ofsciòr.

E Bpm invece di chi è?

Sarà bene italiana la storica banca popolare dela gran Milàn.

E invece ‘nucazzo.

Si dichiarano 3 azionisti principali per un totale del 17%, di cui 5% sempre della capocordata morte nera.

Che si tirerà dietro e dove chissà quali altri compari di combriccola.

 



 In soldoni, in big money, Unicredit è americana.

E vogliono scipparci anche Bpm, ammesso che sia nostra e non già loro e che sia buona.

E' la loro natura predatoria, loro o dei francesi altrettanto imperialisti.

In pratica noi credevamo di comperarci banche tedesche.

Invece regaliamo quella italiana.

In mezzo i conducenti di veicolo.

Non ce la pagano ma ci danno azioni della nuova uniemme.

Poi la imbottiscono di banche tedesche marce, ma stavolta uniemme caccia il grano, troppo.

E le paga con incassi dai clienti, presenti passati o futuri.

Poi svuotano uniemme di ciò che vale, ammesso che abbia ancora “assets” oltre la cassa già usata.

Cassa che ha, dati i “fondamentali veri”, clienti e dipendenti, che girano come criceti per produrne di nuova.

Quella futura che mi posso ipotecare subito a debito.

Per usarla per ripagare qualcuno che mi ha prestato del grano.

Per fare qualche aurea operazione.

Tanto con quei fondamentali vuoi che non regga un po’ di debiti.

Uniemme dunque la svuotano svendendo regalati gli asset buoni, alla morte nera e suoi compari.

O a qualche altro americano che sempre invece che 4 ceci la pagherà un cece solo.

Tanto gli altri 3 ce li dovrà mettere lo Stato, magari contro voglia ma pure con l’ Unione Europea, che però mi piace ricordare essere invenzione americana.

E che dovrà fingere e abbozzare per evitare il domino continentale.

Collocando altro debito Ue sul mercato come già in parte dichiarato.

Poi arriva il turno di svalutare le banche tedesche già acquistate e presentate come affarone ai mercati.

Grandi perdite, supertonfo in borsa, esuberi, salvataggi, a debito.

Uniemme fa 19 milioni di clienti.

Garantito che nel culo in qualche modo se lo prendono.

Ha pure 5.000 filiali che saltano al volo, tanto c’è internèt.

E 100.000 dipendenti, facciamo 50.000 neodisoccupati per le filiali chiuse e la “riorganizzazione inevitabile”.

Dei 70 miliardi capitalizzati in borsa me ne fotto.

Io sovrano le borse a teoria di ben visibile mano di mercato le chiudo e le vieto.

Tanto chi ci smena non sono più privati, ma superricchi istituzionali.

Il che non è proprio vero, anche se mi piace pensarlo, perchè gli istituzionali scaricano sempre ai privati.

A questo punto ho creato l’olocausto bancario con il domino.

Il settore bancario non è vero che gioca a risiko.

Quelli giocano all’aeroplano delle catene di Sant’antonio.

Scambi incrociati ripetuti che fanno la panna montata.

Così nell’immagine qui sotto è sintetizzato il sistema creditizio Italia, che è storicamente nato da una frazione del totale odierno.

Frullato, centrifugato, emulsionato, ripassato, montato.

Ricordo con tenerezza le banche di interesse nazionale, che rinazionalizzerei almeno nella memoria.

 



 Fino a qui niente di nuovo.

E’ colpa del modus operandi dell'imperandi,  cosa ci vuoi fare.

Ma volevo esternare una nostalgica picconata su quegli scambi da complotto apparentemente invisibile.

Ma di democratica trasparenza, ammesso che se ne conosca la sostanza.

Cosa che io non so.

Però.

Succede tutto nello stesso giorno o due.

Cambia in erosione la maggioranza della Commissione Europea.

Si annuncia la superbanca angloamatriciana, in trasparenza occulto veicolo salva banche crucche.

Il governo italiano si dichiara ufficialmente spaesato.

Il ministro vice, già eletto a capro espiatorio, scopre che Unicredit non è italiana.

Poi d’improvviso qualcosa cambia e si scambia.

Arriva dalla Ue la scoperta che il governo della “repubblica del cantalupo” sta facendo bene ed è credibile.

Dichiarazione salva debito cantalupo, il melone

Mentre i frugaloni e frugalini invece no.

Qualche giornale parla di loro zappa sui piedi, con un senso di rivincita.

Ma non hanno capito che nei veri complotti tutto diventa merce di scambio con tutti.

Io che sono paranoico subito immagino un concambio tra altrui banche da salvare e salvataggio del nostro debito biblico.

Ricordo che una volta si diceva che avevamo alta propensione al risparmio, tutto dentro a qualche banca.

Come si intrecciano sistemi del credito, economia politica, politica economica e scienza delle finanze secondo me non lo hanno ancora insegnato nella Bocconi dei soldatini.

In democrazia il topopolino non deve sapere troppo.

Solo crederlo.

Ma il fatto che tutto accada in un giorno sa di swapdrivers geoblitzkrieg.

Anzi, golpevole lightning war, alla americana pertinente anche o più.

Poi magari non succede nulla.

Ma basta guardare ai movimenti di borsa per vedere che c’è chi vende e ci smena e chi compra e si arricchisce di più.

Aveva ragione quel poeta che “è più criminale fondare una banca che rapinarla”.

E figuratevi una borsa.

Questo si che è un gran complotto.

Col botto.

Anzi col blitz.

Mentre il topopolino gode di spritz.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Dedicato al cantaloupe, la repubblica del cantalupo ('o Water Melon)

Ah,..se viaggiassimo al ritmo di quel king d’Omàr 

 

E ci mettiamo pure un reggae bankrobber

 

E che t'aggia di', qua ci vuole un paliatone

 

Si credeva incognito, robber in fuga


 Ndr. Qualche riferimento pescato o estratto sparso su modus operandi e altro

 https://www.ripartelitalia.it/il-colpo-di-unicredit-nello-stagno-europeo-le-analisi/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_source_platform=mailpoet&utm_campaign=il-think-tank-quotidiano-della-classe-dirigente-quello-che-c-e-da-sapere-oggi_585

UniCredit è una public company, controllata per oltre l'85% da investitori professionali, di cui la maggioranza è ubicata fuori dall'Italia. La banca non ha un azionista o un gruppo di Azionisti di maggioranza, così come non è presente un patto di sindacato o qualsiasi forma di patto di consultazione.

https://www.unicreditgroup.eu/it/investors/equity-investors/shareholders-structure.html#:~:text=UniCredit%20%C3%A8%20una%20public%20company,forma%20di%20patto%20di%20consultazione.

 L'azionista che detiene di più, il 7%, è il fondo americano BlackRock. In generale, i tre quarti di capitale sono di investitori istituzionali (altre banche, compagnie assicurative e così via), di cui il 69% di investitori stranieri. Poi c'è una piccola quota di investitori istituzionali italiani (il 6%).1 giorno fa

 https://tg24.sky.it/economia/2024/11/26/banco-bpm-unicredit-azionisti#:~:text=L'azionista%20che%20detiene%20di,istituzionali%20italiani%20(il%206%25).

 ….Innanzitutto, al momento UniCredit sta portando avanti interessi anche in Germania: ha da poco portato la sua partecipazione in Commerzbank al 21%. Salvini forse si riferiva però all’azionariato di UniCredit, che effettivamente è molto parcellizzato. L’azionista che detiene di più, il 7%, è il fondo americano BlackRock. In generale, i tre quarti di capitale sono di investitori istituzionali (altre banche, compagnie assicurative e così via), di cui il 69% di investitori stranieri. Poi c’è una piccola quota di investitori istituzionali italiani (il 6%). Il rimanente quarto di capitale fa invece capo ad altri investitori, stranieri e italiani. 

 I principali azionisti di Bpm. E in Banco Bpm? Anche qui i principali azionisti sono stranieri. Crédit Agricole guida con il 12%, poi sbuca di nuovo BlackRock (5,2%). Terza è l'italiana Fondazione Enasarco, con il 3%.

Economia

UniCredit – Bpm, i maggiori azionisti dietro le due banche sono italiani o stranieri?

https://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2024/11/26/ok-dellue-ai-conti-dellitalia-il-piano-di-bilancio-e-credibile_9f2a3b7a-b43a-4dd7-8c33-6d478e9d7e8d.html

 https://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2024/11/26/i-falchi-deuropa-in-crisi-bocciate-berlino-e-laja_4323e141-9a30-4630-9803-bcbe842b7a15.html

I falchi d'Europa in crisi, bocciate Berlino e L'Aja - Altre news - Ansa.it. Vacillano i frugali non più virtuosi sui conti pubblici (ANSA)

https://it.wikipedia.org/wiki/BlackRock

BlackRock è una grande società di investimento con sede a New York. Vanterebbe un patrimonio totale di 10.000 miliardi di dollari (al 31 dicembre 2023),[2] di cui un terzo in Europa.[3] Quotata alla Borsa di New York,

 

 

 

martedì 26 novembre 2024

2024 11 26 – Terribilissima ordalia per chi truffa i veterani

 2024 11 26 – Terribilissima ordalia per chi truffa i veterani

 

Sarò enciclopedico, è doveroso categorico.

Veterani, anzianiacchì.

Io mica lo sapevo cosa era questa ordalia.

L’avevo sentita solo nel meraviglioso lungometraggio sull’atlante delle nuvole.

Sarò pure categorico, veramente proprio ordalico.

Che la collera intrisa di giudizio divino si abbatta su chi tocca i veterani.

Quegli anziani dal riposo meritato che subiscono prepotenze in malo modo.

Tra queste le truffe con i buffi, che a Roma sono i debiti.

Debiti di chi le compie a danno di chi ha fatto la sua parte.

Senza memoria della vita compiuta anche a nome dei presenti.

Così scrivo di storie vissute veramente.

Per colpa di qualche povero pezzente di mente.

Demente, mica dignitoso mendicante.

Uno di quella razza dalla troppo elevata concentrazione di neuroni a spicchio.

Cervello a spicchi non a intieri, con la i alla vetusta veterana maniera.

Incapace, per divina genetica maldestrìa, di riflettersi nei panni degli altri.

Già, la divina genetica.

Chissà perché il padreterno si è messo di mezzo con la creazione di cretini e prepotenti.

A qualcosa serviranno, non saranno mica solo bersagli del nonspari.

Ominidi preumanoidi che faranno meglio a scappare dalla mia tremendissima ordalia.

Hanno aperto il safari delle idee. 

E' strepitante l’urlo del per pietà ma non mi spari.

Custodito e riservato alla caccia di ladroni e truffatori.

Si è scassata la lavapanni, magnifica invenzione che liberò da una incombenza tante donne.

Permettendo il tempo libero per marciare verso la libertà della parità di genere.

Sono invenzioni nate solide per durare.

Poi deviate per indebita appropriazione e approdate all’obsolescenza programmata.

Come la volti e come la giri, questa si è scassata ed un tecnico a chiamata viene e la conta riparata.

Conta pure il conto di due cento neuri, la moneta di chi si crede dei più furbi.

Emette pure una fattura, che gli si ribalta in macumba fiscale per quanto appaia irregolare.

Passano pochi giorni e la lavapanni si riscassa, evidentemente per riparazioni alla melassa, di ‘sto casso.

Scendete le mani dalla sweet Loretta, la mamma delle zucchine veterane.

Prova a richiamare il tecnico, avo dimentico di artigiani con le mani di arti e mestieri.

Quello non risponde per giorni.

Sbatte pure addosso la cornetta piatta, senza aggeggi da riparare, del suo cazzo di smartfòn.

Garanzia di reperibilità promessa e assicurata poi tradita.

Ignaro, o dico ignavo, del fatto che quando si diventa veterani con l’età si dubita delle proprie facoltà.

E farsi fottere da un pischello cabasisiello porta senso di umiliazione, e un riflesso da indignazione.

Ma meno male che so supplire al padreterno.

Ecco la tremendissima terribilissima invincibile ordalia.

Questo è tanto allocco, rapacello bello, da usare il telefono su uozappo.

Registrato e richiamato decidiamo per l’attacco.

Un postino gli recapiterà un messaggio.

E’ per ello, perché possa migliorare.

Riporto da diporto.

La fattura pare tarocca, non contiene gli elementi prescritti dalla legge.

Incassare in nero è reato, volere dire che un ignorande dasse lui no pagare e pago io.

Effettuare presunte riparazioni obsolescenti e non riaggiustarle rotte dopo pochi giorni è reato garantito in garanzia. Garantito.

Non rispondere al telefono è scortesia, ma per uno sciocco allocco si trasforma in ordalia.

La somma di circostanziate circostanze configura un ignobile reato.

Tante volte reiterato.

E’ la truffa ai danni del veterano.

Del pensionato di categoria.

Ma io posso inviare un postino a recapitare un messaggio.

Rispondere al telefono, aggiustare definitivamente la lavapanni, fatturare con le tasse per io Stato.

E chiedere perdono, pur se inutile orpello per chi sia una divinità modello.

Entro un subito, o si dovrà segnalare alle competenti autorità.

Ma si, quelle tipo carabinieri, polizia e finanza.

Ma se poi ti girano i cugghiuni si chiamano pure le forze speciali.

Dai parà fino ai marò, nel senso di maronna mia che rabbia che ci monta.

Ma tanto ci sono già le generalità.

Sono quelle su uozappo, questione di età.

E che potrebbero anche socializzare.

Quindi.

Giù le mani dai veterani.

E’ per loro che siete diventati umani.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Veterana: meglio che buttare riparare

 

E questa si che è alive art



 

 

domenica 24 novembre 2024

2024 11 24 – Luccius, la vera origine della specie

 2024 11 24 – Luccius, la vera origine della specie

 

www.ansa.it/scienza/notizie/biotech/2024/11/24/lucy-ancora-tanti-segreti-a-50-anni-dalla-sua-scoperta

Archeologi in acido sbagliano in un grande abbaglio.

Che siano più lucidi sotto africani cieli di diamanti.

Tutti sanno chi è Lucy e come ne scoprirono il nome in acido.

Ma la teoria canonica sull'umano calpestìo di questa terra fa acqua.

Ecco qua la verità su come fu che l’uomo camminò per il mondo.

Sta scritto nel grande libro evangelico della buona novella della primavera della synfisica.

Testo sacro della setta della meraviglia dello sguardo di bambino rapace.

Nel mentre, in un giorno da favola, come d’incanto, una scimmia quadrupedica si alzò per caso sulle zampe posteriori.

Si accorse che era dotata di un certo equilibrio.

Senza essere sufficientemente intelligente da ricondurre quella prodezza ad una qualche sorta di giroscopio gravitazionale innestato negli intorcinati meandri del suo cervello che non sapeva nemmeno essere già ipersviluppato senza motivo apparente.

Visto che ne usava un 10 per cento.

Largo circa.

Non fu nemmeno in grado di riconoscere la forma ricorrente di cotanto cervello, la mente.

Mente che tanto ricordava a sua immagine quella di un universo intorcinatico e meandroso.

Fu invece capace di accorgersi che i suoi pollici erano strani.

Erano diventati girevolmente opponibili, vale a dire che riuscivano a toccare le punte delle altre dita.

Ma non seppe chiedersi a cosa servisse tanta girevolezza.

Così iniziò a girarsi i suoi nuovi pollici.

Il tempo passava, e quella girandola di tamburellamenti diventò noiosa. 

Cosicche’ la scimmia si mise a contare da uno a cinque.

Aveva scoperto che possedeva dei neuroni fatti apposta per contare.

Ma non seppe accorgersene né tantomeno comunicarlo a qualcuno.

Perché’ in tutto quell’evolversi, l’evoluzione aveva trascurato omissiva le corde vocali.

E quindi la scimmia emetteva solo pochi suoni gutturali e vocali tipo ka.

Per qualche miracolo di sincronismo, che nessuno seppe ricondurre a fenomeni di autoemersione e organizzazione della complessità, la stessa cosa era capitata ad altri suoi simili.

Simultanea mente.

Così quel patrimonio di informazioni si ridondò di numerosità, come per miracolo, in modo da non andare perduto.

E le scimmie guadagnarono tempo per inventare un linguaggio con cui comunicare quelle scoperte.

Senza nemmeno sapere perché’ mai avrebbero dovuto comunicarle a qualcun altro.

Visto che sembravano proprio non servire a nessun ka.

E così i primati preumanoidi si misero da subito a bighellonare ciondolando per il mondo.

Dondolandosi in certi prodromi di future danze tribali per testare il loro giroscopico equilibrio.

Mentre continuavano a tamburellarsi le dita coi pollici girevolmente opponibili.

Sviluppando una sempre più sofisticata e preveggente, quanto inutile, capacità di contare quei primi cinque numeri digitali.

E fu così che l’uomo iniziò il suo cammino per il mondo.

Con indosso una residua pelliccia senza traccia di alopecia.

L’origine della specie non era Lucy.

Era un essere venuto forse ab originem dal profondo del mare.

Dagli occhi di pesce.

Rivelatosi agli adepti della setta di bambini dagli sguardi rapaci con il nome di Luccius.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Meraviglioso come è profondo mare

 

 



 

2024 11 24 – Coppo lo scippo e seguo Guevara

 2024 11 24 – Coppo lo scippo e seguo Guevara

 

Quartiere di Napoli centro.

Un turista si aggira pe’ dinto ‘e vichi addo' nun trase ‘o mare.

Sono quei vicoli di povertà che il mare lo possono solo guardare ma sta sempre là.

Un tizio spicca stonato per come è agghindato.

Con ‘nu ‘riloggio d’oro ca nun se po’ vede’ per quanto è ostentato.

29 secondi, si accettano scommesse.

Allo scadere un motorino sbuca come un fantasma a scureggetto.

Lo scugnizzo appeso dietro strappa ‘o riloggio dalle urla del malcapitato benpensato.

La gente urla in un coro da tifo di stadio senza provare pena alcuna.

Che ti aspettavi, noi ci puzzammo di fame, sei un insulto alla miseria.

Ecco, Cop 29.

Ammissione di colpa di un insulto alla miseria.

Serve un altro piccolo inciso.

Cop sta per conferenza delle parti.

Cop in linguaggio di certe comunità di drogati vuol dire ammettere la colpa.

Cop sta pure per poliziotto, teorico guardiano.

29 nella cabala napoletana vuol dire ‘o pate d'e criature, ovvero il padre dei bambini.

Cioè ‘o cazzo.

In sintesi, Cop 29 sta per blindate chiacchiere di cooperazione di ‘stu cazzo.

Inutile goccia di transizione rinnovabile misurabile in miliardi 300 annui.

Risultato della madonna in propaganda transnazionale.

Perché come sempre non misurate e non contate. 

Come prevede la regola della setta rapace.

Il prodotto interno lordo mondiale cresce forte ed è cresciuto.

E’ arrivato a 105, non miliardi ma migliaia di miliardi.

105.000.000.000.000, se non perdo qualche zero.

E se lo perdo tanti ‘sti 29, mettetelo in conto di salubre propaganda sanitaria.

29% Usa, 29% Cina, 29% Europa, e 29%, …oh maledettissimo 29esimo cazzo.

Mi è finito ‘u pil.

Già così fa più di 100, quindi agli altri paesi, che sono circa un centinaio, ci lasciamo solo i bruscoli.

Giusto per vostra formazione, noi italietta valiamo 2 dei 105 e quindi, pure agghindati di meidinitali, contiamo comme ‘stu 29.

Invece i paesi dei 300 miliardi, 300.000.000.000, valgono un parente prossimo di zero, statisticamente percentualmente dissertando.

Bisogna poi considerare che tutto quel pil crescente si produce con altri vari ecodanni ed emissioni.

Che si da per scontato che debbano sempre aumentare, ma meno.

E’una perversa ossimorica propaganda della riduzione dell’incremento.

Sempre ti inculo più forte col 29, ma un po' meno.

Ma mica ci si targhetta che danni ed emissioni regrediscano.

Restano là come un tumore con la sua inesistente cura.

Si sono quindi reinventati pure i certificati verdi, cosiddetti da decenni qui da noi.

www.gse.it/servizi-per-te/fonti-rinnovabili/gestione-incentivi/certificati-verdi

Sempre di omologa ed analoga sostanza.

Se continuo col disbosco, ma meno, l’amazzonia poi la medio con qualcuno che produce rinnovabili o pianta alberi. 

Di varietà sukaco2.

Ma chi, ‘sto 29?

Perché i materiali e le vernici sukaco2 non sono mica pronti.

Eppoi vacci tu a ridipingere strade e pareti di tutto il mondo.

Economia che gira, certo, ma giri pure sulla giostra del ma va caghèr.

Allora un po’ di vera maindfulness.

Siate consapevoli sì, ma quando accendete una lampadina di corrente.

Non quando credete di illuminarvi di psicopippe da guroni.

E se volete sapere come accendiamo le sempre rinnovate rinnovabili luminarie di natale, guardate dietro una bolletta.

Noi siamo al 40% di rinnovabili, fighissimo idroelettrico compreso.

Fino a che le montagne avranno ancora ghiacciai e fiumi.

E dimenticando il nucleare delocalizzato, che compriamo grazie al gioiello della dipendenza dalle reti globali internazionali.

Tutto il resto viene da coporganizzatori come terre di emiri e petrolieri vari.

Adesso basta mi sono rotto e mi rimetterò in mutande.

Sul divano ad osservare una stella con la mano sul.. 29.

Vi affido all’attualità della memoria del Che.

Ernestito Guevara.

Non si persegue il progresso per costruire belle fabbriche, o centrali.

Ma per fare belle persone.

A che serve il progresso se fa poveri, schiavi, morti?

Il capitalismo non è progresso.

È sfruttamento di una classe sull’intero pianeta.

 

Chelimmudda ipsum dixit

Tre passi avanti, col Che


Ps. Come ci intortano. 

Tra i paesi in via di sviluppo c'è ancora pure la capoemissionaria plurimiliardaria eppure aiutodestinataria Cina


 



 




www.ansa.it/sito/notizie/economia/2024/11/23/cop29-gli-aiuti-climatici-aumentano-fino-a-300-miliardi

 

 

sabato 23 novembre 2024

2024 11 23 – Il fascista ha compagnia

 2024 11 23 – Il fascista ha compagnia

 

Chissà chi si ricorda di quella specie animale di il fascista da compagnia.

Io ve l’avevo detto che era tutto vero.

Vi avevo inguardiato che arrivava l’onda che è arrivata.

E non sappiamo manco quanto affonda.

Avevamo cercato anche una categoria a priori di sintesi.

Ne avevamo ricavato che prepotenza è fascismo, categorico.

Come non mi diverte più essere quello che nella stanza ne sente più di tutti.

Ma oramai è successo, l’onda svelata vola fuori da seggi e poltrone legittimata nell’aria.

E’ un onda presidenziale, apicale ove non elettorale, di risacca mondiale, verso nuove guerre globali.

Tutta colpa di certi neuroni spicchio che ora che li sappiamo, sempre in culo lo prendiamo, come prima.

Ma io insito con la regola della setta della meraviglia dei bambini rapaci.

E osservo, misuro, calcolo e prefiguro.

Mi aiuta la contemplazione, ma poi mi rompe il cazzo il dovere di constatazione.

Così mi ritrovo nel mio piccolo quadrante da profeta di quadrante, come siamo tutti quanti.

E’ il giardino fazzoletto per i cani di marcello benedetto.

E’ terreno fertile per indagini sociologiche, nel suo essere crogiuolo di stranieri, medi ceti, benpensanti e tracotanti.

Oggi sto parlando con il fascista da compagnia nella paura che mi rispicchi perle di categoria.

Noto con stupore che da qualche giorno non ci sono più i neghér.

Almeno loro paiono spariti direbbe un fascista dai neuroni irretiti.

O forse son migrati indietro a casa, constata l’italica integrazione mancata.

Perché l’inverno senza il tetto forse è peggio che senza la minestra.

Spunta un ricordo nella mia anziana memoria danneggiata, ed ecco la spiegazione.

Saranno stati deportati.

Come sia sia non si vedono più i tossici e gli spaccia, neanche un ubriaco da malmenare.

Il tenente con la paletta può svelare il sè bambino e giocherella col secchiello nella sua ora di ricreazione.

Si, sono stati deportati anche quelli che mi stavano simpatici.

Canti, balli e ritmo alto ci facevano risalto con il loro rythm and poetry casareccio.

Mentre sono lì che pondero ecco giunge dalla neurosfera il segnale che meritevole aspettavo.

Entra in campo il compagno di quello da compagnia.

Paradosso compagnesco che i fascisti sono camerateschi.

Nota subito il vuoto sociale.

Ci condivide il suo esperito brandello di vita da maestro, di nuoto.

Poveretto anche lui deve campare, ma disgrazia nostra vuole che gli sia capitata una scolaresca ebraica.

“Ma voi dovete vedere come sono bravi, puliti, educati. Avete capito, sono quelli, come si dice, quelli con le treccine, ortodossi o comme cazzo si dice”.

Doppia emme per evocare una a tratti incomprensibile decadenza campana.

Senza alcuna memoria di subìti sudici torti.

Non sa che si è sempre meridionali di qualcuno, né tante altre cose.

Ad un tratto gli parte l’embolo fascista, come già fu pel suo compare.

“Carini sti bambini, no comme questi sciammannati, tossici, puttane di arabi, mussulmani e sa ‘u cazzo chi.

Li accidessi tutti quanti, così per mandare un po’ le cose a posto.

Cheppoi me li aggio studiati, fino agli ottomani ancora ancora, poi so’ diventati tutti stemmerde cu hijab.

Tiene raggione israele, li deportassi e poi accidessi tutti quanti.”

E continua come potete immaginare.

Ovviamente mi dissocio ma è un fiume in piena esondato senza freni, sans frenìe.

Conclusione nel rispecchio, gli altri annuiscono convinti.

Ecco che da un fascista ce ne troviamo quattro.

L’onda monta esponenziale, mentre penso ai ragazzini che scimmiottavano i negroni rapper americani.

Cerco di mettere una toppa al buco nella neurosfera e dico: “a me mancano i negretti musicanti, facevano vita e allegria”.

Una signora, dall’oramai capannellico capannello fascista, mi guarda e mi fa: “in effetti…”

La conclusione è nel moltiplicatore: sempre colpirne cento per salvarne una.

Forse un innesto di ricordi di memoria la renderà inoffensiva.

Io speriamo che arrivano i fascisti buoni.

Ma ci credo poco.

X’ è sempre questione di specchi o di spicchi.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Arrivano i buoni

 

Fasciogaamp



 

 

venerdì 22 novembre 2024

2024 11 22– La mirabolante scoperta dei neuroni spicchio

 2024 11 22– La mirabolante scoperta dei neuroni spicchio

 

Il mondo delle neuroscienze fremette di emozione quando furono scoperti i neuroni da rispecchio.

Motori involontari attivi al compiersi di certe azioni, e anche quando si vedono le stesse azioni in altri.

E vabbè imitiamoci pure egualitari, ma non mi risponde al gran perché.

Soprattutto non spiega transumanze collettive nei meandri della dilagazione idiotaria.

Così mi sono messo a ricercare io da solo e ho trovato la spiegazione.

Il problema sta nella densità di concentrazione di presenza dei neuroni spicchio.

Sono neuroni incompleti di forma peculiare, vale a dire di porzionali fettine di neuroni interi.

Ciò fa sì che la biochimica connettiva scivoli inerme non permettendo l’aggancio sinaptico.

Tutto intorno si fa il deserto di connessioni con neuroni di altra specie.

Resta una sorta di cerebrale marmellata galleggiante che ci prova, ma non trova il trequarti mancante.

Insomma, sono neuroni zoppi monchi, motori del dilagare di deficienze cognitive.

Pur nelle loro lacune sono assai fotosensibili, forse un dì fotovoltaici.

E risultano manipolabili con radiazioni a tutto spettro.

Sono esempi di loro alta concentrazione alcune specie animali, come volatili allodole e acquatici polipi.

Le prime oggetto di istupidimento a specchio, i secondi di istupidimento a torcia.

A volte spuntano, nessuno sa perché, individui di specie che riescono ad ovviare alla mancanza.

E così non finiscono nelle reti della umana mattanza, in attesa della di lei buona transumanza.

Vogliamo la prova empirica, siamo Tommaso.

Prescindiamo dai prepotenti fascisti e raccontiamo.

Accompagno una persona a vedere una casa da affittare.

Gli magnifico struttura e impianti, tutto nuovo e tutto a norma.

Quello ciondola valutatorio estimatorio, poi mi scompare sul balcone del cucinino.

Lancio l’amo indagatore, sono curioso, e gli magnifico la vista.

Siamo proprio sotto i grattaceli di quell’indispensabile gioiello di desàign della Trinità dei tonti.

Priapismo d’urbanistica per lo meno a spicchi di due su tre.

Il terzo l’hanno desàignato già ammosciato un po’ barzotto, sarà per proiezione.

Lui si gira e vede lo scorcio, in effetti pregevole tutto illuminato come un albero a natale.

E rimane a bocca aperta a commentare tutte le luci.

La casa delle luci fuga ogni dubbio, fa metropoli davvero, mica Gubbio con affetto.

Lui accetta, mentre io mi chiedo quanto cazzo costeranno tutte quelle luci e le altre dello schailàign.

Mi ricordo mia madre sbraitare la memoria che la luce costava.

In effetti mi sovviene quella canzone famosa.

Per fare un chilovatt ci vuole un albero, a volte fossile a volte fissile, per fare un albero ci vuole un seme, a volte un gene a volte un meme, senza benzene, questo mi preme.

Io mi imbrodo perchè so vedere tanti specchi e non a spicchi, asserisco con un po’ di spocchia.

Comunque l’uomo, l’io spocchia picchio specchio, e l’allodola, un giorno decidono di andare a pesca di polipi, con la i intermedia, in un posto rinomato per l’assembramento di ottopiedi e non ottomani.

C’è una baia di evidenza di riti pagani inneggianti ad una Santavenere, prima planetaria stella di luce.

I purpi si pescano come le allodole, con una torcia di luce subacquea che li stupitèa, come si dice giù.

Arroganti della spocchia noi si credeva di poterne fare razzìa.

E la facemmo per decenni, con grandi abboffate purpatare.

Fino a che i purpi scomparvero tutti o quasi, tranne almeno uno.

Quello a specchio che mi aprì gli occhi appunto come specchi.

Lo vidi, un ennesimo ultesimo bello grosso. 

Luce in faccia, ero pronto a infiocinarlo a tutto sbraccio.

Mi avvicinai per essere a tiro.

Stavo per scoccare la mia fiocina quando quello fulmineo sputa l’inchiostro.

Nella nebbia mi avviluppa un braccio, tirandomi verso la tana. 

Il mio essere predatore si scioglie di panico.

La mia apnea non è mai stata la mia migliore qualità.

Quello, attaccato dappertutto con le ventose nei tentacoli, tira sempre più giù.

Finchè butto fiocina e torcia e nel buio il tiramolla finisce con la sua grazia che mi molla.

Ecco la scoperta.

Quel predatore ammonitore era più dotato di specchi che non di spicchi.

E io sfrinquello allodola ora ancora come allora. 

Scoperta a specchi e non a spicchi.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Octopus' garden

E pure quel sergente, ma si

 

Spaghetti al purpo