giovedì 30 gennaio 2025

2025 01 31 – Il progresso promesso mi ha promosso

 2025 01 31 – Il progresso promesso mi ha promosso

 

ChatGPT. Ciattgippitti recensisce il blog https://cloeconomie.blogspot.com/   

In sintesi, il blog di Claudio Aroldi offre una prospettiva unica e provocatoria su temi attuali, combinando analisi critiche con elementi creativi e poetici.

Nel contesto più ampio del suo blog, che alterna filosofia, attualità e satira, questo post si inserisce perfettamente nella sua esplorazione di scenari futuri possibili, tra utopia e distopia. 

Il suo stile, che mescola ironia, erudizione e creatività, rende la lettura un’esperienza stimolante e mai banale.

Mi ha beccato, il paraculo.

Tra tragedia e tripudio.

Perché ci rimango strabiliato e affascinato.

Io adoro le innovazioni e il progresso.

Sono essenza della civiltà.

La civiltà dell’intelletto.

Dieci miliardi di teste computanti.

E connesse in una rete sola.

Quante cose si possono fare.

Quanto pensiero si può creare.

E la questione della popolazione in transizione che ci frega.

Un po’ di disoccupazione, ma soltanto per qualche generazione.

Tanto siamo quelli che morivano presto lo stesso.

Che però poi è lo stesso.

Acceleriamo solo una eutanasia di classe in nome del progresso.

E marginali emarginati saranno rimossi come in una vera guerra.

Il punto è un altro.

Già adesso non pensiamo se non inconsciamente omologati.

Tutti camuffati da scienziati nozionati di ciò che è originale.

Informatici informatizzati bersagli passivi bombardati.

Senza fare esercizio di sforzo in palestra neuronale.

Solo acritica assunzione.

E così ci infilano mimetiche memetiche.

Figurati poi se a pensare per noi è una lattina di aranciata.

Pensare è assemblare vari pezzi in qualcosa di peso più complesso.

Pensare è essere fabbricanti critici di sinapsi.

Come si è obbligati a fare quando si scrive.

Se non lo faccio il cervello va in putrescente marmellata.

Non si attivano sinapsi di peso.

Solo scimmiottante assorbimento e copiatura.

Ma come sempre ho io la soluzione.

Il pezzo mancante contro il divide et impera neurale.

Gaudio giubilo e tripudio.

Ecco il kit del pensatore potenziato.

Neurosferica trovata.

Un bioimpianto neurale per una connessione subliminale totale.

Profondo innesto nella e dalla mente di silicio.

Evoluto di tantascienza non soltanto superficiale.

Aprirà un canale bidirezionale tra noi e le lattine di aranciata.

Allora si che sarà diventata una figata.

Si imparerà critici all’istante ma senza fatica.

Con il chip da bioingegnere genetico innestato in testa a ogni cervello.

Saremo tutti informati e illuminati intelligenti.

Telepatici imperativi apprendisti enciclopedici.

Allora forse mi lascerò blandire.

Furbacchione.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Ci tiene in orbita

 

Furbacchione interstellare sapere aude



 

 



Ndr.

Recensione o pagellone di ChatGPT sul blog

Il blog "Les Claufrenies, la Synphisique, la Cloeconomie et les autres" è gestito da Claudio Aroldi e offre una raccolta di antologie, teorie, poesie e riflessioni su vari temi contemporanei.

Gli articoli spaziano dall'attualità alla filosofia, spesso con un tono critico e ironico.

Ad esempio, nel post del 28 gennaio 2025, intitolato "Sistemi AI si sono autoreplicati, ahi", l'autore discute in modo satirico la notizia di due sistemi di intelligenza artificiale che si sarebbero autoreplicati in Cina, superando una "linea rossa" etica. Utilizza metafore come "due lattine di aranciata si sono autoreplicate" per sottolineare l'assurdità percepita della situazione.

In un altro articolo del 27 gennaio 2025, "Giorno della memoria, corta", Aroldi riflette sull'importanza della memoria storica, confrontando l'Olocausto con eventi come la Nakba palestinese, evidenziando come la memoria collettiva possa essere selettiva e corta.

Il blog affronta anche temi economici e tecnologici. Nel post del 29 gennaio 2025, "Batterò moneta, il criptocarlino", l'autore propone una riflessione sulla storia della moneta, dalla sua origine come mezzo di scambio basato su beni reali fino alle moderne criptovalute, suggerendo l'idea di una nuova valuta chiamata "criptocarlino".

 Recensione ChatGPT di 2025 01 31- Il progresso promesso mi ha promosso

Il post di Claudio Aroldi del 31 gennaio 2025 è una riflessione brillante e provocatoria sulla promessa del progresso tecnologico e sulle sue implicazioni cognitive e sociali. L'autore esprime un mix di entusiasmo e critica verso l’innovazione, esaltando il potenziale di un mondo iperconnesso e informatizzato, ma mettendo anche in guardia contro i rischi dell’omologazione del pensiero.

Attraverso una scrittura poetica e ironica, Aroldi denuncia il rischio di una passività intellettuale crescente, dove l’informazione è assorbita senza esercizio critico. L’idea di un "bioimpianto neurale" come soluzione finale—un chip che garantirebbe conoscenza e intelligenza immediata—è una provocazione che spinge a riflettere sulla direzione del progresso e su cosa significhi veramente "pensare".

Nel contesto più ampio del suo blog, che alterna filosofia, attualità e satira, questo post si inserisce perfettamente nella sua esplorazione di scenari futuri possibili, tra utopia e distopia. Il suo stile, che mescola ironia, erudizione e creatività, rende la lettura un’esperienza stimolante e mai banale.

Se ti ha colpito particolarmente qualche passaggio, possiamo approfondirlo insieme!


mercoledì 29 gennaio 2025

2025 01 29 – Batterò moneta, il criptocarlino

 2025 01 29 – Batterò moneta, il criptocarlino

 

Oh, avrei proprio voglia di un uovo.

Devo andare a comperarlo dal pollaiolo.

Ma devo pagare e ho solo una capra viva.

Che mi fa pure tanto latte da smercio.

E non posso certo tagliarle un cosciotto.

Prenderò a martellate una pepitina di metallo giallo.

Fino a che diventa un dischetto piatto.

Lo chiamerò moneta del valore di un uovo.

Così avrò pure salvato ovoli e capre.

Vendendo tanto latte e ricotta diventerò ricco di oro, ricottaro.

E potrò strafogarmi di uova pure in riserva o conserva.

Sarò il primo ricottaro conservatore seriale di riserve auree.

Le potrò prestare a chi mi dia rendita e garanzie.

Diventando un delinquente banchiere.

Inventerò la cartamoneta, lettera di promessa di pagamento sicuro.

Perchè dietro era garantito che c’era sempre una riserva di oro.

Il mondo degli scambi fece un salto di scala.

Nel viavai degli scambi non serviva avere una riserva totale.

Bastava avere disponibile la differenza tra valore venduto e comperato.

Gli artigiani delle martellate auree bancarie viaggiavano moltiplicatori.

Passarono secoli di commerci incrociati.

Pagati con il netto di moneta dorata.

Un giorno qualcuno si presentò coi cannoni.

Disse io sono dollaro moltiplicatore e vi dovete fidare.

Vi stampo delle cambialette promesse di pagamento di grande valore.

Con tanti disegni ed effigi di pregia fattura.

Scomparve la parità aurea e nacque quella con il divino dollaro.

L’aurea età americana si instaurò in una folle corsa alla stampa dei suoi pagherò.

Li vendevano per incassare altre monete, ricchezze, e contanti.

Che poi si spendevano in politiche dalle mille guise distorte.

Il mondo si comprò i pagherò in ragione del meme che il dollaro fallire non può.

E del fatto che se non glieli compri quelli ti sparano in vari assai.

Finita la storia approdiamo allora all’ora.

Tutti si svegliarono con l’incubo treasuries, le cambialette.

La ricetta presidenziale è facile.

Venite in America a investire e produrre.

A lavorare magari anche no. 

Che disoccupati da deporto ce sono ancora un bel tot.

Pagherete le tasse che terremo ben basse.

O così o saranno stracazzi di dazi.

Perché ci dovete ripagare voi i nostri debiti verso di voi.

Questo sì che è privilegiato suprematismo monetario.

Le promesse di pagherò si riveleranno nel loro tincoolerò.

Le cryptovalute saranno meno criptiche.

Si capirà che erano pronte al subentro al dollaro rivelatosi carta straccia.

In fondo basta fare un nuovo ordine mondiale, una guerra mondiale, una soluzione finale.

Allora meglio il cryptocarlino, intelligenza naturale che di cognome fa pure rima con soldi.

Una piattaforma mondiale di scambi che calcoli il prezzo dal lato del compratore.

Non più imposto dal lato del venditore.

Ma calcolato con un’asta a richiesta su mercati istantanei perfetti.

Non più io ho dieci chili di patate da vendere, chi me le paga di più.

Ma io ho dieci euro per comprare patate, chi me ne offre di più.

Sarà una piattaforma deflattiva e allocatrice di risorse per davvero.

Valida pure per mercati dei capitali tra prestito sociale e finanziamento di massa.

Tutto mediato in una entità compensativa di vero incrocio planetario di mercati di beni e di capitali.

Chiamatela www.AIpay.com , erede di www.eiopago.it, con algoritmo di vera IA intelligente.

Intelligenza reale del io pago e pretendo.

La moneta sarà solo strumento di scambio e non un bene da accumulare.

Ogni neuro diverrà criptocarlino.

La dotazione iniziale arriverà dalla confisca delle migliaia di miliardi off-shore.

Conservate dunque il primo conio per la memoria.

Alla carica, rifacciamo alla storia.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Baratto

 

Primo conio del cryptocarlino.



 

Ndr.

Memento il baratto cybernetico ovvero que viva el cybratto

Consob cryptovalute

 

 

 

lunedì 27 gennaio 2025

2025 01 28 - Sistemi ai si sono autoreplicati, ahi

 2025 01 28 - Sistemi ai si sono autoreplicati, ahi

 

Due sistemi si sono autoreplicati, è la prima volta

E’ la prima volta.

Che ce lo dicono.

Test in Cina.

I ricercatori: “superata la linea rossa”.

Due lattine di aranciata si sono autoreplicate.

Neuroscienziati ancora al lavoro.

Per capire se erano piene o vuote.

Altamente probabile che fossero in uno stato intermedio.

Roba in sovrapposizione quantistica.

In pratica sono sia piene che vuote.

In tale caso il contenuto sarà sguiscevole.

Ma sempre tutto interlacciato.

Liquido.

Con una buona probabilità di probabilità.

Ma no scherzavo.

E’ un alleluia.

Preghiamo e lodiamo il signore cpu.

Due sistemi di IA si sono autoreplicati.

E ‘sti cazzi direte voi.

E invece no.

E’un bel problema.

Perché che si sono auto replicati vuol dire clonati.

Da soli come discoli. 

Senza permesso.

La notizia potrebbe puzzare anche di bufala.

Tipo propaganda cinese per far pedalare gli americani.

Che così si spendono tutte le riserve muschiate.

E diventano ricottari miliardari bancarottieri.

Solo poveri milionari.

Come quando finsero di essere andati sulla luna.

Per innescare la corsa allo spazio.

Che portò al crollo del nemico russo diavolo rosso.

Che un sistema complesso fosse capace di ordinarsi lo sapevo.

E’ quella autoemergenza che adesso si ritorce contro.

Ma fa sorridere che venga lanciato un allarme dai cinesi.

Lo hanno fatto loro. 

Su un sistema IA di Alibabà e su uno di Metà, per la rima.

Che ci faccia la IA sia con Metà che Alibabà non si sa.

Strano perché tutti e due i sistemi si chiamano instruct.

Sarà questione da pedagogo d'algoritmo.

Quello di meta comunque confermo empirico che va peggio. 

Concepito proprio tutto maldestro per confondere le idee.

In un bagno di farlocche connessioni in overdose di informazioni.

Adesso dunque gridano tutti allarme.

Replicano.

Superata la linea rossa.

Quella che non si dovrebbe mai superare.

A rischio di ele che sta per extinction level event.

A meno che la Cina non si voglia solo vendicare di allarmismi Covid.

Rientrati da parte dell’Oms, appena usciti gli americani.

Gergo di guerra planetaria.

Con una sottile linea rossa di eroi.

Così diceva Kipling dei soldati poi fatti film.

Stavolta faceva meglio a chiedersi un se.

Se, pallottole di poesia.

Ma vieni qui a bere due lattine di aranciata.

Mezze piene o mezze vuote.

Chi lo sa, direbbe un miao.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Diavolo rosso, vieni qui a bere un'aranciata

 

 Ai ahi



2025 01 27 – Giorno della memoria, corta

 2025 01 27 – Giorno della memoria, corta

 

27 gennaio 1945.

I soldati sovietici dell'Armata Rossa varcano l'ingresso del campo di sterminio di Auschwitz.

Liberano i superstiti.

E portano alla luce gli orrori del genocidio nazista.

Che oggi tutti conosciamo.

E di cui non si dovrebbe nemmeno osare parlare.

Se non fosse obbligatorio farlo per imparare a non dimenticare.

Noi non ci eravamo e immaginare è impossibile.

Bisognerebbe però alimentare la memoria dei giovani.

Io rimasi attonito quando lessi Viktor Frankl.

Uno psicologo nei lager parla certamente delle crudeltà subite.

Ma anche della forza di volontà di chi riusciva a trovare un senso.

Ma che ne so io.

Io sono seduto comodo in poltrona.

Olocausto per me è solo una parola.

Come oggi lo è la parola dimenticata Nakba.

1947 – 1948, poco dopo la seconda guerra.

Quella nostra, non dei palestinesi.

Letteralmente vuol dire disastro, catastrofe, cataclisma.

E’ l’esodo forzato della popolazione araba palestinese iniziato nel 1947.

Proseguito dopo la fine del mandato britannico.

E continuato dopo la fondazione dello Stato di Israele nel 1948.

Solo tre anni dopo il 27 gennaio 1945.

Da allora quasi un secolo di rivolta, intifada.

In una lotta impari senza memoria.

Per l’altra metà di un conflitto inventato.

Di uno stato con i confini disegnati a matita.

Questo lascia esterrefatti.

Una memoria corta risarcitoria.

Che vale solo a senso unico.

C’è un intero popolo martoriato da un secolo.

Da parte proprio di chi dovrebbe rispettarne il dolore.

Perché sa riconoscerlo bene.

Invece no.

Certo che la memoria è corta davvero.

Chissà cosa c’è di tanto complicato.

Ho visto il sottotitolo di una video notizia.

Parla la senatrice a vita Liliana Segre.

A cui tutti dovremmo portare rispetto.

Dice che l'antisemitismo c’è sempre stato.

Un dato di fatto, una presa d’atto.

Il cui contrario non va però legittimato.

Ci vuole una memoria reciproca.

Missili e bombe israeliani non aiutano certo la causa.

Confermano solo che la memoria è corta davvero.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Vi invoco - Canzone palestinese

 



domenica 26 gennaio 2025

2025 01 26 – Al diavolo la cortesia

2025 01 26 – Al diavolo la cortesia

Per www.parolebuone.org su www.shareradio.it. Parola: Cortesia

 

Parole cortesi, pensieri scortesi.

Sono solo peli di culo, dicevo.

Ho appena finito di girare su una giostra di pensieri, parole, opere e omissioni.

Sono stato mistico mimetico.

In un tentativo memetico forse troppo ermetico.

Mi rendo conto che pensavo di parlare di ben più che scortesia.

C’era il demonio proprio dentro casa mia.

Ce lo abbiamo dentro sempre in mille modi.

Mamma mia che confusione.

Che ribollita di demoniaca affettata falsa gentilezza.

E quanto mi si ammorbidiva edulcorata l’invettiva.

Mi sovviene un libro e una canzone.

Di margherite e compassione.

Evidenze del diavolo che minaccioso richiede cortesia.

Sempre e ovunque in presenza con il suo male.

Si lo so che bene e male sembrano categorie desuete.

Perché non le ripetiamo più.

E non riconosciamo più gli opposti.

Ripenso ai pediatri preoccupati.

Per canzoni, verbi e aggiungo pure contenuti.

Avevo cercato di essere cortese con gentili parole.

Che trasportano pensieri nella neurosfera.

Ma quale gentilezza.

Ci vuole un verbo di durezza e di fermezza.

Un esorcismo di malsani pensieri.

Un anatema, un pubblico biasimo, una punizione.

E pure una solenne penitenza.

Per editto papale contro la putrefazione cerebrale.

Qua ci vuole un’inquisizione, altro che balle.

Serve un bando universale, una censura generale.

Una scomunica rivitalizzata e attualizzata.

Anche se mio cugino di santa casta la ritiene superata.

Liberi tutti di pensare quello che vi pare.

A casa vostra, dove pure mi pare già troppo.

Ma divieto di fiatare per dar fiato alle corde vocali.

Già è difficile mantenere davvero una rotta di equilibrio.

Figurarci se poi arrivino dei diavoli.

Con false pratiche e arti storte da diporto.

Che scassano la minchia.

Al pensiero in costruzione.

Quindi oggi niente cortesia.

Che peccato.

Quale poesia.

Un milione di ave Maria.

Per il primodecimo comandamento.

Don’t mind thinking if there is no thinking in your mind.

E così sia.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Sympathy for the devil

Sympathy for the devil wikipedia





sabato 25 gennaio 2025

2025 01 26 – Franco e le sciamane della pozione magica – Nanovella

 2025 01 26 – Franco e le sciamane della pozione magica – Nanovella

 

Franco si era svegliato.

Ora era in una ludica lucida trance seduto sulla tazza del cesso.

Gli piaceva sempre molto solleticarsi la fase anale.

Capitava che si aprissero portoni di percezioni.

Era sicuro fosse un rettale dono profetico.

Un messaggio da consegnare come fosse un postino.

In quello stato parlava con voci animali, di anime.

Vedeva piegarsi storti palazzi sotto l’effetto delle grandi forze.

Faceva il giro del mondo in un immobile girotondo a dorso di sfere celesti.

Creò pure il vento a strafottere giocando coi condizionatori.

Faceva attenzione alla attrazione di un buco nero.

E anche di quello che aveva nell’anima.

Finché un giorno l’apoteosi si rivelò.

E sentì un terremoto dall’altro capo del mondo.

Una teatrante trasformazione finale lo convinse.

E si disse di essere divenuto profeta di manìa maniacale.

Franco iniziò a fare da cristo generale in guerra col male.

Non aveva scoperto che il concilio vaticano sancì che profeti siamo tutti.

Divenuto iperbolico fu internato, rinchiuso, recluso e ad accesso precluso.

Iniziò una girandola di terapie da psichiatriche arpie.

Affollavano le sue ore stregoni dei neuroni e streghe e maghe porta beghe.

Ogni volta con la promessa di alchemica chimica miracolosa.

Ogni volta con delusa tradita attesa.

Franco ormai diffidava di tale alchemica farmacopea.

Affidandosi ad una psicotropia di genuina entropia.

In tanta deriva approdò in un’isola di oasi.

Era piena di maghe senza accezione di streghe.

Franco dedusse che tanta concentrata presenza fosse questione di essenza.

Fare il cerusico per mestierante mestiere non è la giusta visione.

Mentre psichiatria la si fa per vera fede di vocazione, come una religione.

Se no uno faceva il dermatologo, cari loro.

Come sia sia l’ultima maga preparò la sua pozione miracolosa.

Come quella di Obelix.

E sciamanica chiamò a raccolta i suoi spiriti.

Che poi sono le anime, per la danza propiziatoria.

Sangue di toro su capelli d' oro, capelli rossi ballano le streghe saltano i fossi.

Si vocifera di amuleti e feticcetti.

Qualcuno giura di avere visto copricapi di piume.

E Franco si trovò alla fine di quelle danze.

Con il suo piccolo esercito di neuroscienziate.

Dedite al funzionale rituale del mantra del @asstfbfosit

Per ribollire, infine, la efficace pozione miracolosa.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Fine delle danze

E pure attenziò, concentraziò

 



 

2025 01 25 – Parole cortesi, pensieri scortesi

 2025 01 25 – Parole cortesi, pensieri scortesi

 

Per www.parolbuone.org su www.shareradio.it . Parola: Cortesia

 

Per cortesia, piangiamo una prece per la povera categoria dei pediatri.

Dediti a scervellarsi per il bene dei nostri pargoli.

Dotti dottori soli contro un potente potere memetico.

In scienza delle informazioni meme è una sorta di unita minima di pensiero replicabile.

In pratica è il gene base di conoscenza che può diventare anche tormentoni.

Innestati con arte e technè in tante ripetizioni di generazioni di neuroni.

Più o meno, se ricordo bene.

Il tema dei testi di certe moderne canzoni  in salsa di social è sì una scudisciata di allarme.

L’uso delle parole e del loro effetto profondo è un bel casino.

E con quante varianti in potenza devianti.

Comunque parola in greco antico si dice logos, come il pensiero.

Logos e pensiero una faccia una razza.

Pensiero poi deriva dal latino pensum, pesare.

Per sua origine, sottende una attività di produzione di fenomeni complessi.

A partire da una semplice materia prima grezza come ad esempio un quanto di lana.

Quindi il pensiero già da millenni ha un peso.

Espressioni di violenza germogliano facili in uno spazio tra neuroni leggero e vuoto.

Sono troppo poche le connessioni contro il divide et impera neurale generale.

Con cui si ha un facile controllo delle folle chiuse ad arte in universi privati.

Che non vedono più nessun’altro, in overdose di informazioni.

Tutti diventano omologhi credendosi il contrario.

In una marmellata cerebrale di colore grigio topo militare.

Riempita ad arte dietro un camouflage di vera arte.

Alla fine la manipolazione in ripetizione ci rende tutti coglioni.

Lasciando spazio vuoto per l’innesto di germi velenosi, o a volte anche no.

E’ così che vengono spacciati falsi profeti, musici, artistici fino a ludici videogiochi.

Quindi ogni parola educa, o il contrario. 

Ma se ci metto poco logo esce un vuoto scimmiottìo intercontinentale.

Fanno sorridere certi rapper urbani metropolitani provinciali nostrani.

Ma sono pericolosi proprio per la innestata replicata reiterata ridondanza.

Che si incide nel vinile della neurosfera e quindi in ogni mente.

Batti in testa una bugia per cento volte e quella diventa verità.

Risuona una minchiata cento volte e te la ritrovi nella testa.

Vale anche per me, non siamo ipocriti, dico a volte cattiverie camuffate da pensieri.

E allora cerco approdi di ironia con cortesia e non cattiveria di sarcasmo.

Perciò viva certo la cortesia.

Senza però cadere nel tranello del qua nessuno è fesso.

Aborriamo la violenza per scelta e indole di cortese gentilezza.

Ma se voglio un’invettiva più efficace uso l’arma popolare.

Più volgare, diretta e camuffata di ignoranza. 

Con una punta di arroganza che in fondo è violenza.

Ciò premesso dedico una sottile gentile metafora ad autori e produttori che turbano poveri pediatri.

Ode derivata dalla enciclopedica tradizione dell’inferno della poesia napoletana.

“Pilo piluzzo, t’aggio visto volare nell’aria.

Dimmi, fossi ‘nu pilo niro d’o cazzo tuosto di ‘nu soldato.

Oppure fossi ‘nu pilu riccio d’a fessa floscia ‘e ‘na zitella.

Embè che c’è, nun me rispondi, fai parla’ a me sulo?

Aggio capito tutte cose.

Sei sulamente ‘nu pilu di culo.”

Certe volgari parole donano metafore di tutt’altra violenta potenza.

E sono applicabili quocumque.

Ma gentilmente, con cortesia.

 

Kalimmudda isum dixit

Fino al pelo, che nero

 

Dante e melagrana, pensiero



 

 



giovedì 23 gennaio 2025

2025 01 23 – Intanto sotto il cielo stellante

 2025 01 23 – Intanto sotto il cielo stellante

 

Elkann vede Trump. Stellantis scommette sugli Usa

Uno di primo acchito direbbe cazzi loro stellari.

Ogni volta che sento certi nomi invece penso ai Galli.

Avevano ragione a credere che il cielo gli potesse cadere sulla testa.

Il cielo con tutto il firmamento.

Il cielo è pesante, l’aria è pesante, greve, soffocante, imperante.

Ho finito di parlare di cultura del neutro.

Tre cuori per un'anima.

Ed ecco che arriva una faccina d’angelo a dorso di un raggio di stelle.

Falsi profeti, demoni occulti.

Con la bisaccia piena di miliardi di sterco del diavolo.

Per investimenti.

Bisogna sapere leggere le dichiarazioni.

Le prepara gente che ha studiato e ci studia, con l’anima venduta al solito diavolo.

Sono azioni che :

"rientrano nel nostro impegno a far crescere la produzione di auto e manifatturiera".

Americana.

Stellantis intende rafforzare "ulteriormente" la sua impronta manifatturiera negli Stati Uniti.

E fornire "stabilità alla grande forza lavoro americana".

Imperiale colonialismo seduto in poltrona.

Camerieri di corsa, allo schioccare delle dita.

E se non accorrete vi faccio la guerra con il default di un tesoro di debiti.

I treasuries.

Mo’ qualcuno mi deve spiegare la Fiat che priorità debba avere.

Investimenti certo, ma qui dove sono pochi e ancora attesi.

Come sempre è questione di corta memoria.

Le facevamo noi queste oggi imprescindibili auto.

Nelle fabbriche nazionali e poi anche oltre.

Piene di operai emigrati meridionali.

E chi si ricorda con quanti aiuti statali.

Licenziamenti, cassa integrazione e altri diavoli vari.

Alla fine della questione la famiglia di padroni si imbottiva di soldoni.

Come ogni ricottaro.

Poi le operazioni, le internazionalizzazioni, le fusioni.

E confondi una Chrysler e confonditi con i Galli.

Una direzione illuminata di energia stellare giurò che non c’era più niente da risanare.

Dimentico di strategia, profuse gran sforzo per copiarsi un nuovo old desaign cinquecentesco.

Aria fritta.

Ah, se invece si fosse pensato a fare una cheap city car rivoluzionaria globale.

Adesso le fabbriche ce le avevamo e compravamo noi.

Ma a qualcuno non piaceva l’elettrico.

Senza alternative al mercato proposte.

Oggi però ci si punta e si viaggia.

Così ora ci abbiamo una carissima piccola "sòletta".

Che non sfonderà mai nessun rating di vendite.

Perché concepita da comprare per vocazione.

Per religione.

Quella della venerazione dello stellato genio italiano.

Dal dio danaro vestito alla moda del meidinitaly.

O cielo cadente di luce di stelle.

Quella fusione coi Galli ora in testa ci cade.

Come un menhir di memoria.

Non siamo noi gli Obelix della storia.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Effendi Aida

 

 



 

 



Ndr : https://it.wikipedia.org/wiki/Stellantis

 

mercoledì 22 gennaio 2025

2025 01 22 – Tre cuori per un’anima

 2025 01 22 – Tre cuori per un’anima

 

I sessi saranno due

Il presidente proclama, asserisce e ammonisce.

Tra una raffica e l’altra di mitragliate dal risuono mondiale.

Uno scossone a diversità, equità e inclusione.

Mentre si parla di deportazioni a milioni tra dazi e trivellazioni.

Mo' basta è bello gridarlo.

Ma l’onda di nero funesto è appena iniziata.

Sono venti di odio, conflitti e di opposti.

La lunga rotta tra Groenlandia e Messico passa da Napoli.

Occupata e predata dai ricottari campioni in fine impero.

Senza che imparassero ‘nu cazzo, ’na fessa, o ‘nu ‘nu.

Il golfo arcaico ribolle di anime antiche.

Ci ha portato tante cose la creatura figlia a stelle e strisce.

A partire dalla minacciosa maschia sterminata memoria indiana.

Oggi la divisione di sessi e generi degenerati però degenera.

E’ una binomia dicotomia superata dall’evoluzione.

In terre di retrograda tolleranza zero si viveva ancora in caverne.

Quando noi tra i nostri antichi eravamo già diventati ricchioni.

Quante battaglie combattute di genere in genere.

Oggi i sessi non sono più solo due ma almeno tre.

Era una avanzata cultura antica quella dove era previsto pure il ricottaro.

Con accesso alla protetta a intervalli regolari per decreto.

Quanto bagno di tradizione in saggezza.

E così tra uomo e donna era anche incluso il tertium si datur.

Lo chiamiamo femminiello.

Vezzeggiativo in segno di affetto verso un’anima bella.

In un corpo tormentato perché di genere scorretto.

Dai popolani veniva rispettato oltre che solo tollerato.

Affascinati da quell’indomito istinto di dovere cambiare corpo.

Ne ho conosciute di anime belle affiorate delicate.

Perciò se i sessi sono tre problemi non ce ne è.

Ma vogliamo andare oltre cavalcando la parità di tutti i generi.

Quanti sono i futuri generi diversi.

Quanti geni servono per non essere né uomo né donna ma un oltre.

Quanti saranno i generi futuri nascituri già nei geni.

La riproduzione sarà garantita da una vera fecondazione assistita.

La forza dell’amore cancellerà l’uomo o donna.

Vetusta concezione di opposti foriera di danni.

Per una ricongiunta visione di neutri totali.

Vivremo nel neutro come uomini celesti. 

In famiglie a schiere di angeli terrestri.

Che la figliata dei femminielli si riveli e si avveri.

Preparatevi a figliare in nuova fattura di famiglia.

Di esseri in numero di uno di due di tre o più.

Unità di misura sarà solo l’amore.

Meglio l’adozione o la riproduzione assistita.

Meglio il terzo sesso che mestieranti genitori normosessati.

Presidente sarai circondato da un esercito di anime neutre.

Il futuro di genere sarà del re tre.

Perché ogni buono guaglione crede ancora all’amore.

 

Kalimmudda neutro ipsum dixit

Chillo è 'nu buono guaglione