mercoledì 24 maggio 2023

2023 05 24 – Rimozione collettiva

 2023 05 24 – Rimozione collettiva

 

Covid, di nuovo tu.

Che fine aveva fatto il seminatore di terrore?

Sciolto in una grande rimozione collettiva.

Ma la Cina prevede 65 milioni di casi a settimana

Picco a fine giugno.

Sempre se non si tratta di fake news.

L’ordine di grandezza è imponente.

Almeno per noi piccoli occidentali.

E il bacillo è smascherato.

L’immunità di gregge ad occhio e croce non funziona granché.

Se tralasciamo la questione dello smorzamento virale a “poco più di un influenza”.

E 65 milioni a settimana è un po’ come dire che tutta Italia si ammala ogni lunedì.

Come se fosse un giorno lavorativo per il mondo immunologo virologo.

Che il bacillo fosse ancora in giro lo sapevamo tutti.

Ma non è chiaro il processo di rimozione a cui è stato soggetto.

Certo, la rimozione nella psicoanalisi, è un potente meccanismo psichico che allontana dalla coscienza desideri, pensieri o residui di memoria considerati inaccettabili e intollerabili dall'Io.

L'inconscio stesso per la psicoanalisi, di Freud, si costituisce in massima parte come conseguenza della rimozione.

E’ dunque vero che gli effetti della rimozione si nascondono nell’inconscio.

E da quello individuale a quello collettivo.

Di mezzo, qualche archetipo, tipo modelli e schemi collettivi.

Jung contrapponeva quello collettivo all'inconscio personale freudiano, ritenendolo condiviso da tutti gli uomini e derivante dai loro comuni antenati attraverso i cosiddetti archetipi.

Banalizzando.

Ma allora perché ne parlo, se non so quello che dico.

Perché ho letto una postilla, appendice, dettaglio, che mi ha fatto pensare.

Chiedermi perché non slatentizzare, “derimozionare”, un piccolo dubbio.

Vaccinale.

E’ chiaro che dopo l’allarme iniziale e la globalmente maldistribuita campagna vaccinale, la strategia adottata circa urbi et orbi è stata di lasciarlo andare.

Confidenti nella auto mitigazione di massa dei suoi effetti, vaccinale o naturale.

Arrivata parzialmente, almeno geograficamente.

Ed ecco, allora, che tornano in voga i desideri vaccinali.

Riserve di profitto per l’ingordigia farmaceutica.

Che non può mica fermarsi e astrarsi dalla logica del profitto.

Così dopo una colossale opera di induzione alla rimozione collettiva, incentrata sulla presunta vittoria vaccinale, cui ha fatto seguito la fine della propaganda ad esempio delle utili mascherine, oggi siamo pronti a ricevere il ceffone del risveglio della ragione.

Io viaggio sui mezzi, solitario mascherato.

E mi chiedo perché la gente non la metta, la mascherina

E la risposta è sempre la stessa.

Rimozione collettiva del trauma.

Quasi non più una parola sulla circolazione bacillare.

Fino a che non si presenti la nuova variante.

Buona da vaccinare.

Dice un cinese esperto di malattie respiratorie, che suona un po’ come “dice il saggio”, che presto saranno immessi sul mercato due nuovi vaccini per contrastare la variante Xbb. Aggiungendo che probabilmente altri tre o quattro saranno approvati a breve.

“Se poi avremo a che fare con una variante che è differente da Omicron (Xbb) allora ne riparliamo”.

“Però è vero che Omicron per ora è l'espressione un po' massima di questo virus".

Lasciata correre deliberatamente.

Come se d’incanto avesse dismesso la sua acclarata peculiare capacità di mutare.

Tralasciando che “un po’ massima” non si può sentire, il succo che capisco è che se poi arriva una nuova variante, e abbiamo le prove che lasciandolo correre arriverà, ecco pronto, o che appronto, il nuovo vaccino.

Praticamente siamo una incubatrice per coltura virale globale.

Con tanti ringraziamenti da Pfizer, Moderna e chi sa chi.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Venezia, giusto per potere parlare di morire in un letto di ospedale

 

martedì 23 maggio 2023

2023 05 24 – Il buffo di Marilyn

 2023 05 24 – Il buffo di Marilyn

 

Schermaglie di guerriglia politica intestina.

Democratici e Repubblicani, certo.

Coi democratici in ostaggio.

Se i Repubblicani non approvano altro debito.

Chissà in cambio di cosa.

Una guerricciola, magari.

Ma in ogni caso dai e dai la grande America c’è arrivata.

L'America di Gaber.

Almeno simbolicamente si scopre vincibile.

Dichiarazioni raggelanti, per chi non sapeva già che l’America è il più grosso debitore mondiale.

Dichiarazioni come a Risiko.

E’ il loro modello di sviluppo, esportatoci, basato su battere moneta.

Stampare debito.

Tanto qualcuno se lo deve comperare.

Se non vuole una guerra in casa.

La cultura della western Colt alla tempia.

Ma adesso è il momento.

Yellen : da metà giugno non saremo in grado di pagare i conti.

La soluzione ce la hanno i repubblicani.

La famosa sòla globale.

Il grande buffo.

Il default da 13 trilioni, bilioni, tritrilioni, avevo letto.

Vai a sapere, sono quelle cifre da Paperone, nelle quali spesso mi incarto.

Tanti soldi comunque.

Troppi perché il sistema possa reggere.

Ma ecco che ci pensa il democratico erede incartapecorito di Kennedy a rassicurare il mondo.

Biden si affretta e ribadisce come inaccettabile la proposta dei Repubblicani.

E intanto apre la porta al disgelo cinese.

Per forza: Cina, Asia, Giappone, Arabi, Germania sono possibili finanziatori, sono quelli con la grana, con le riserve.

D’altronde è storicamente comprovato che gli imperi costano.

Ma come detto, è questione politica, giocata sulle spalle delle colonie dell’impero e altre nazioni collegate o no, che anche se saltano in fondo chi se ne frega.

Un trentennio di fame e povertà, magari una terza guerra mondiale, e poi la resilienza.

Si, quella del Covid.

Ma torniamo in noi.

Buffi a Roma sono i debiti.

Quelli Usa, sono dunque da 13 trilioni, o quel che l’è.

E adesso che succede?

E che ne so.

Io ho studiato economia.

Mica l’ho capita.

Ma largo circa direi niente di buono.

Almeno nell’immediato.

Poi nel rispetto che dal ciclo destruens nasce qualcosa, la vita vince sempre.

E ci si aggiusta, dopo la terza guerra.

Resta comunque una gran prova di sovranismo imperiale.

E noi che ci preoccupavamo del sovranico default del debito italiano.

Quando pensavamo ai fascisti spendaccioni.

Invece.

Il padre di mia sorella, debitore strutturale, diceva sempre a mia sorella stessa: a Chichi, nun te preoccupare.

I buffi, ce li hanno loro.

Ma torniamo alla rinascita.

La grande occasione.

Invasione dei paradisi fiscali.

Profitto allargato.

Distribuzione della ricchezza

Moneta globale legata a beni primari.

Forse il Cybratto .

Ma comunque, poveri democratici.

Chi può salvare gli USA nel frattempo?

Solo la mitologica creatura principessa Marylin.

Per oblio di massa.

Che democratici e repubblicani mi sa tanto che sono una fazza una razza.

Anche quando sei born in the Usa.

Kennedy si, lui era un grande capo. 

E prima di ogni guerra dichiarava così.

Per sempre tu, sempre tu, sempre, Marylin.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Marylin , geniale travolgente Alberto Fortis

 

domenica 21 maggio 2023

2023 05 21 – Guerra dolcenera

 2023 05 21 – Guerra dolcenera

Per chi non lo sapesse, dolcenera gioca sull’assonanza col Polcevera, fiume che alluvionò Genova non ricordo quando.

La riporto come testimonianza solidale e anche come incoraggiamento: Genova non è morta.

Forse non è nemmeno il caso di fare letteratura.

Ad essere onesti ci si dovrebbe mobilitare tutti.

E prepararsi ad andare a spalare il fango che resterà.

Firenze, Genova, Irpinia, e chi più ne ha.

Modelli di solidarietà.

Altro che scrivere.

Fa solo parte di quella capacità di sterile indignazione di cui già parlammo.

Indigniamoci pure, dunque, per il generale nazionale dissesto idrogeologico.

I cambiamenti climatici.

La scarsa cura del territorio.

Ma è doveroso e utile, intanto, riportare le imponenti cifre del disastro, fonte Ansa.

“I numeri in Emilia-Romagna sono spaventosi.”

Circa cento i Comuni coinvolti, il triplo rispetto al terremoto del 2012.

Oltre 36mila persone costrette a lasciare la propria casa e trovare alloggio o da amici e parenti o nei centri d'accoglienza.

Le strade chiuse sono circa 500, mentre sono 305 le frane censite.

Gli allagamenti sono diventati quasi impossibili da contare.

Praticamente tutta l'area che va da Bologna al mare è stata colpita.

Metà, quella in pianura, è finita sott'acqua, l'altra metà, quella in collina e montagna, è funestata dalle frane. L'allerta rossa rimane attiva anche per oggi domenica.

Impressionante quella testimonianza di una donna che ricordo a memoria.

“In pochi minuti l’acqua è arrivata al primo piano.”

E si è lasciata dietro 14 morti.

Un impressionante bollettino di guerra dettagliato si trova al link appena evidenziato.

Oggi dovrebbe essere l'ultimo giorno di pioggia e dal pomeriggio è atteso il sole.

Le piene dei fiumi sono in esaurimento, ma rimane altissimo il rischio di frane.

Nelle prossime ore nelle aree colpite dall'alluvione arriverà la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha deciso di anticipare il suo rientro dal Giappone dove era impegnata nel G7.

E’ scontato, lo so, ma meno male che lo ha fatto.

Serve anche il conforto istituzionale.

Che speriamo sia fattivo e duraturo.

C’è da fare l’ennesima ricostruzione che speriamo non resti come sempre a metà.

Magari a vantaggio di ladri e mafie di turno.

Per una volta tifiamo per i fascisti in unità nazionale e che magari ci strabilieranno di capacità organizzative.

Con uno straziante cuore in mano.

Quello di chi ha perso tutto.

Donna in lacrime, la mia casa non c'è più.

Io non ho mai vissuto niente del genere.

Ma ricordo mio suocero quando raccontava che tornato a casa dalla guerra, della sua amata casa natìa aveva trovato solo la facciata.

Volenti o nolenti la casa è un valore, e se non andiamo a spalare almeno proviamo a immaginare, che poi vuol dire pregare, come possa essere trovarsi al suo, loro, posto.

Sarà pure in forma light, ma è solidarietà anche quella.

E oramai dovreste sapere che si spande per tuto il campo gravitazionale della neurosfera.

Io mi scuso, vergogno, ma di più non riesco a fare.

Però intanto segnalo che l’algoritmo sciacallo ha già tirato fuori un criminale sito da bandire, se non peggio, con una pubblicità che propone:

Una mini-casa mobile prefabbricata che triplica la sua dimensione disponibile per 49.000 euroIdealista

 

Kalimmudda ipsum dixit

Dolcenera

 

sabato 20 maggio 2023

2023 05 20 – Lapidaria Resistenza Antifascista

 2023 05 20 – Lapidaria Resistenza Antifascista

 

Il mondo alla rovescia.

Delitto di antifascismo.

Così titola Società INformazione su Diritti Globali.

www.dirittiglobali.it - 2023 05 12. Il mondo alla rovescia: delitto di antifascismo

La storia è quella raccontata da Cecco Bellosi.

Che in clima di denunce confido non mi denunci per la mia appropriazione.

La riporto intera, ma senza alcuni nomi, come lezione di storia e di pensiero.

Cecco è un amico che mi ha aiutato, come ha fatto con tanti altri, in momenti di difficoltà.

Accogliendomi presso la comunità “Il Gabbiano” nella bella e terapeutica sede di Piona.

Ne ho apprezzato il grande cuore.

Forse grande proprio per genetico antifascismo.

O radicato comunismo.

Come dice egli stesso, comunista antifascista dall’età di 15 anni, fino agli attuali 75.

Oggi sono senza parole.

Già da un po’ osservo inutilmente segnali preoccupanti.

A volte cerco di parodiare con leggera presa in giro l’aura fascista che aleggia nell’aria.

Ma la realtà è che quell’aura è memetica.

E qualcuno ne viene colpito e trasportato.

E l’idea si diffonde tra disinformazione e fraintendimenti.

Legittimata dal successo elettorale e dalla presenza al governo.

Potete negarlo.

Ma il cervello umano funziona così.

Suggerisco quindi di leggere l’articolo qui riportato.

Per trarne le debite autonome conclusioni.

Io resto lapidario.

Categoricamente.

Naturalmente antifascista.

E pure un poco comunista.

Entro i limiti della coerenza.

E della ragione.

 

“Oggi, 12 maggio 2023, sono stato chiamato dal quotidiano “La Provincia”, che mi ha chiesto conferma della perquisizione che ho subito ieri mattina, in quanto indagato dalla procura di Como per aver danneggiato la lapide del dittatore fascista Benito Mussolini la notte del 28 aprile 2023.”

Nego nella maniera più assoluta di aver danneggiato la lapide.

Rivendico invece di avere tolto i fiori che erano stati posti da una squadra di fascisti quella notte.

Chi mi conosce, sa che sono abituato ad assumermi le responsabilità di quello che faccio. Senza problemi, e a viso aperto.

Il 28 aprile è una data simbolo e Giulino di Mezzegra è un luogo simbolo: lì è finito il regime fascista dell’epoca (altro è il discorso sul fascismo eterno descritto da Umberto Eco e che si ripropone oggi), con il dittatore travestito da tedesco e i gerarchi in fuga da loro stessi e dalle loro nefandezze. Fermati da 27, ripeto 27, eroici partigiani della Cinquantaduesima Brigata Garibaldi.

In quel luogo ci dovrebbero essere le loro fotografie, non quelle di un dittatore giudicato dagli Alleati come il criminale di guerra numero due.

Il primo era Adolf Hitler.

Quella lapide lì, a Giulino di Mezzegra, è, in sé, apologia di fascismo. Come se a Berlino ci fosse una lapide sul bunker di Hitler. Cosa che i tedeschi si sono ben guardati dal fare o dal lasciar fare. Cosa che invece le istituzioni in Italia hanno sempre concesso, permettendo allo stesso tempo la reiterazione del fascismo eterno.

Con i fascisti che ogni anno intervengono con tutti i segni e i gesti dell’apologia del regime, nel silenzio e nell’ignavia di certa magistratura .

Invece di perseguire i fascisti, si mettono alla caccia degli antifascisti. Sono antifascista e comunista dall’età di 15 anni. E ne ho settantacinque.

Bene, prendo atto che esiste un nuovo reato: l’antifascismo. Il rovesciamento della storia. O l’adeguamento ai tempi.

Queste righe sono l’abbozzo della memoria solo tecnicamente difensiva che consegnerò al sostituto procuratore. Insieme a una copia del mio libro “Sotto l’ombra di un bel fiore”. Già, perché la perquisizione in cerca di chissà che cosa ha portato al sequestro, oltre che del telefono di lavoro, su cui vengo chiamato ogni giorno da persone in cerca di aiuto, di un quaderno di appunti con segnata la data del 28 aprile e lo svolgimento di quella giornata. Bene, si trattava degli appunti per il capitolo sul 28 aprile 1945 contenuti nel libro. Così si potrà leggere la Storia per come è stata.

E non a rovescio.

Onore al commissario politico Pietro, al comandante Pedro e ai partigiani dimenticati della cinquantaduesima Garibaldi, che anche la notte tra il 24 e il 25 aprile 1945 hanno dato la loro vita durante un rastrellamento nazifascista.

Ora e sempre Resistenza.

Cecco Bellosi è coordinatore dell’Associazione Comunità Il Gabbiano. Ha collaborato per diversi anni alla redazione del Rapporto sui Diritti Globali. E’ autore di diversi libri, l’ultimo è  L’orlo del bosco (DeriveApprodi, 2022)

 

Kalimmudda ipsum dixit

Qualcuno era comunista. Meme antifascista.

 

giovedì 18 maggio 2023

2023 05 18–Dettagli d'insieme di pace

2023 05 18–Dettagli d'insieme di pace

Per www.parolebuone.org su www.shareradio.it . Dettaglio. 


Facciamo una capriola semantica.

E partiamo da una fine.

Mi pare fosse qualcosa del genere.

C’è più luce in un dettaglio di ciò che può sfuggirci, che in tutto ciò che tratteniamo con avidità.

E quanta luce, in una storia di dettaglio.

Storia di un lapsus.

Una ò chiusa e una aperta, o viceversa.

Dettagli di accenti gravi o acuti.

Un signore confonde forse con forza, e apre la porta all’universo dei dubbi.

Questa è poesia, più che psicologia.

No no, scomodiamolo pure Freud.

Tanto ci viene lui a trovarci dalla neurosfera.

Poi una storia di catene, bastonate, e chirurgia sperimentale, cantava un verso di dettaglio di geniale interlocuzione di Lucio Dalla.

Frammenti di dettagli.

Dettagli di varianti musicali.

Ci arriveremo.

Voglio raccontare un dettaglio di nanetto, come diceva il bravo presentatore Frassica.

Mi presentavo a colloqui di lavoro, forte di dettaglio di Nietzsche in prologo.

“In queste circostanze io ho un dovere, contro cui si rivoltano, in fondo, le mie abitudini, e ancor più la fierezza dei miei istinti, e cioè quello di dire: “Ascoltatemi! Perché io sono questo e questo. E soprattutto, non scambiatemi per altro!”

E mi assumevano.

Vale più un dettaglio di tutta una carriera di vita.

Ma torniamo a musicati dettagli.

Anticipo la consueta videocitazione musicale.

Troppo dettagliatamente pertinente.

Confido nel dettaglio del commento redazionale.

E a proposito di dettagli segnalo segnali di pace.

Piccoli frammenti di dettagli di pace.

Cromatici e meglio da guardare.

Una maglietta, rossa, come quelle dei bambini affogati citati in “indigniazione

Ma piena di gioia di pace, in omaggio ad una storica piazza.

Rossa.

Guardare come si articolano molteplici dettagli di gioia nelle facce e nelle danze.

Un altro mondo è possibile.

Basta assemblare sufficienti dettagli, per vederne il quadro di insieme.

Non è questione di irrilevanza.

Quanto di diffusione in presenza.

La guerra non è un dettaglio.

Ma guardatelo, the power of peace.

In tutti i suoi dettagli di pace.

Compreso uno zar Putin in critica osservazione, ma seppur in pacifica presenza.

Peccato non essere in radiovisione, hi hi hi.

Ma ci affideremo all’immaginazione dei commenti in redazione.

O alla tecnologia dell’hyperlink.

Un neurale dettaglio dato troppo spesso per scontato.

Che più che dettaglio è umana conquista.

Concludo.

L’insieme di dettagli restituisce un quadro di insieme.

Si, un altro mondo è possibile.

E dunque let’s rock and roll 4 peace.

Se resistete fino alla bonus track.

Dettaglio. 

E che dettaglio.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Hey Jude - Red Square details of peace

Bonus track - Back in the USSR - Red Square  


domenica 14 maggio 2023

2023 05 14 - Indignazione

 2023 05 14 - Indignazione

Per www.parolebuone.org su www.shareradio.it . Indignazione.

 

Ma cosa è questa pervasiva indignazione.

In cui tutti, chi più chi meno, ci crogioliamo così spesso.

“Stato dell’animo indignato, risentimento vivo per cosa che offende il senso di umanità, di giustizia e la coscienza morale”, Treccani dixit.

Come ci piace sentirci buoni.

Ipocriti, ma si.

Puntiamo il dito ai cattivi.

Censori universali.

E viene anche facile, che di ragioni ve ne è in abbondanza.

L’ultima che ho risentito è quella dei bambini con la maglietta rossa.

Affogati si, ma riconoscibilmente colorati.

Così ogni giorno qualcuno protesta per la sua suscettibile sensibilità.

Questa è la realtà.

Ci si indigna per sé stessi.

Inutile negarlo.

È questione di egoismo.

Ma forse perché si tratta di reazioni senza consapevolezza.

Spesso.

Fenomeni superficiali, privi di profonda coscienza.

Si dice che lo scandalo che ci trasforma è quello consapevole.

Ma affinché così sia si dovrebbe averlo provato, almeno di striscio, sulla propria esperienza.

Altrimenti manca l’azione.

E così indignarsi è facile.

Tanto poi ci abituiamo a qualsiasi cosa.

Io per esempio mi indigno un casino.

Sono bravissimo a puntare il dito.

Guerre, scandali, torti.

Indignazione: ma cosa mi dà diritto?

In che senso sarei degno?

Chi non è responsabile di qualcosa, non foss’altro che per stile di vita, almeno in senso di omissioni?

Che geniale lucida porzione di preghiera.

Che solo con l’età si illumina di senso.

Eppure dirò una banalità, ma si.

Meglio indignarsi comunque.

Che essere indifferente.

L’indignazione chiama moti d’amore.

Non fosse altro che per reiterazione.

Segnalo poi con curiosità che indignazione vuol pure dire “infiammazione, irritazione di parte del corpo”.

Mi sembra indicativo, in particolare se riferito al corpo dell’anima.

Alla fine, dunque, devo rivalutare l’indignazione anche non troppo consapevole.

Trovo sia sentimento positivo, potente motore infine scevro di inconsapevole perbenismo.

Abbiamo quindi diritto di indignarci.

E soprattutto dovere di farlo.

E di ricondurre l’indignazione ad atto di cura d’amore.

Poi non tutti siamo pervasi di santo purismo?

E chi se ne frega.

Piano piano la civiltà dell’intelletto si fa strada anche attraverso i suoi meandri inconsapevoli.

Insomma, meglio indignarsi, magari a caso o pure a vanvera, piuttosto che no.

È comunque atto d’amore e di cura.

Come bene potrà spiegarvi un degno d’amore Cyrano, scelto in versione umanamente incespicante.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Al fin della licenza io non perdono e tocco

venerdì 12 maggio 2023

2023 05 12 - Il demagogo cucchiaino fascista

 2023 05 12 - Il demagogo cucchiaino fascista

 

Certo che questi fascisti sono una miniera d’oro per chi vuole leggere e scrivere.

Vogliamo abolire il superbollo auto

Meno tasse per tutti.

Tre donne per ogni uomo e tre uomini per ogni donna.

Spinelli gratis.

E chi più demagoghi, demagoghi.

"Meno tasse e ossigeno per l'automotive.”

“Mentre siamo determinati affinché l'Europa consenta l'utilizzo di biocarburanti per le auto prodotte dal 2035, grazie all'intesa con il Mef del ministro Giancarlo Giorgetti vogliamo abolire il superbollo auto.”

“Significa cancellare una tassa odiosa, dare ossigeno al mercato, sostenere nei fatti un settore prezioso che coinvolge - in modo diretto e indiretto - milioni di famiglie".

Così il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, in una nota.

E io che credevo che la logica del superbollo fosse quella costituzionale progressiva, o forse progressista, di tassare i macchinoni.

I “lamieroni”, come quello che cantava un inquietante Capossela.

La notte se ne è andata

E invece intanto si delega all’Europa la responsabilità dell’utilizzo dei biocarburanti.

Sempre ammesso che abbia senso.

E tralasciando la definizione di biocarburanti.

Favorendo dunque nel mentre la cultura d’o machinone.

Puntando su una obsoleta innovativa politica industriale dell’autoveicolo.

Trasporti su gomma, gommone.

Dimentichi di un secolo di storia industriale fatta di emigrazione verso lingotto e urbanistica relativa.

Mentre oggi le auto non sono nemmeno più italiane.

E poi il paradosso.

Salvini era quello che voleva regalare mari di tasse a tutti.

E per quanto una astrusa riforma fiscale questi fascisti la abbiano dichiarata fatta, questa trovata del superbollo da tanto l’idea di un demagogico cucchiaino nel mare.

Però si sostiene un settore, direttamente o indirettamente, che soprattutto arricchisce i soliti, o insoliti, pochi.

Asportati all’estero.

Così si presume, io presumo, con utili d’asporto.

E allora che fine ha fatto il tipico fascio di orgoglio nazionale?

Non aveva più senso spendere i soldi in autoctona politica industriale?

Perché non ci rimettiamo a costruire macchinine?

Ricordate la filosofia della 500 del dopoguerra.

Non trendy schic.

Ma una impatto zero incentivata coi soldi dei machinoni.

In fondo si tratta sempre di incentivare il settore.

Ma così non si peserebbe nemmeno sul bilancio dello Stato.

Una cosa infatti non si capisce.

E’ semplice.

Ma questi fascisti dove li prendono tutti i soldi per regalare tagli di tasse a tutti?

Secondo me una mattina mi sarò svegliato e mi sarò trovata l’Europa in casa.

Salvataggio invasivo di Stato.

Per quello ci lasciano fare.

Siamo una riserva di profitti futuri.

Ma i fascisti saranno pronti.

Tutti a parlare tedesco.

Yawohl.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Effendi e Aida - Rino Gaetano

giovedì 11 maggio 2023

2023 05 11 - Orgoglio qualunquista

 2023 05 11 - Orgoglio qualunquista

 

Ci eravamo lasciati con un appello.

O forse non è un appello.

Magari è una prova di riparazione.

Chissà.

Era questa.

Vergogna agli squadristi edili

Malaugurata iniziativa fascista prodromica alla ricostruzione ucraina.

Ma in realtà devo essere onesto.

Io non credo al redivivo fascismo.

Io sono orgogliosamente qualunquista.

E penso che questa sia l’imperante ideologia.

A conferma, ricordavo un film già visto.

Quello della ricostruzione in Jugoslavia.

Per il resto, e a quanto ne so, la politica è tutta uguale.

Ma mai avrei potuto immaginare quello che mi avrebbe riservato una delle mie memorie esterne.

Un amico che legge quello che ho scritto.

E mi fa la domanda a trabocchetto.

Ma tu lo sai chi era ministro della difesa all’epoca in cui l’Italia Nativa bombardava Belgrado?

Ripudiando la pace in ossimoro geopolitico costituzionale, aggiungo io.

Non posso che ammettere la mia ignoranza.

Io non ne so niente.

E quello mi rinvia al link con la sorpresa.

Era una domanda retorica, mi fa: controlla.

Ministro della difesa del Governo Dalema.

Omonimia, si spererebbe.

Ma temo di no.

Oggi quel ministro della difesa rappresenta la Costituzione tradita.

Quella magnificata come opera d’arte pure tra le canzonette.

Da quella brutta copia rappresentante del sistema del giullare Benigni.

Alla presenza del Presidente della Repubblica, già ministro della difesa.

Bombarolo.

Quanta coerenza.

Che meraviglia.

Ma allora sono tutti uguali davvero.

È una ennesima conferma di quanto scritto poc’anzi.

"Di fronte al sistema criminale degli affari, se hanno responsabilità di governo, sono tutti uguali e complici."

Oggi poi saltiamo scala. 

La notizia è che il Presidente è in Norvegia.

Questione di approvvigionamenti energetici, certamente.

Ma a me viene in mente la scolara geografia.

La Norvegia confina, largo circa, con Finlandia e Svezia.

Ultimi due paesi veri da convincere a entrare nella Nato.

Per prepararsi ad una nuova cortina di ferro.

Solo qualche centinaio di chilometri più lontana verso le steppe.

Verso Mosca.

Bisogna contrastare la politica di aggressività della Russia”.

“Ma ciò non deve distogliere dalla ricerca di un approdo di pace.”

E poi non venite a raccontarmi che non sono provocazioni.

Signor Presidente.

Votta 'o ciato a ponente.

Ovvero, stai lontano da me.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Lettera al Presidente – Canzone

Lettera al Presidente - Testo