domenica 23 luglio 2023

2023 07 23 – Testamento di razza

 2023 07 23 – Testamento di razza

 

Testamento di razza, ma che razza di testamento.

Io questo fatto che poi uno muore l’ho capito bene.

Ho anche capito bene che poi si viene sparati nella neurosfera.

Là dove niente viene perduto.

E ho anche capito a fottere che poi la neurosfera ci rispara da qualche altra parte.

In un sasso, in un animale, in un umano, poco cambia.

Il nocciolo è essere in circolo.

Circolare, direbbe il vigile del tutto.

Come un virus nella creazione.

Ho pure capito che non sono un rimozionista metodista.

Per cui questi fatti ce li ho bene presenti.

E sono pure metodico nel percepirne il lento avvicinamento.

Muoio continuamente.

A mano a mano che procede il mio decadimento.

Ho anche imparato bene che più che pauroso sono curioso.

Non vedo l’ora di vedere come è pesare solo ventuno grammi.

O addirittura non pesare niente.

Ridecaduto e reincarnato in fotoni di luce.

Per farmi capire, perché in realtà sarebbero gravitoni alla velocità della luce, o più.

So anche che la gente da buoni consigli quando non può più dare cattivo esempio.

E me li vedo già dal mio campetto d’ossa.

E qui c'è chi ha la faccia di chiedermi rinunce.

Di non fare bisboccia, di risparmiare i soldi, di non andare a zonzo.

E so bene anche come funziona la mente umana.

Per cui non se ne accorgono nemmeno, comme il faut d’altra parte, che stanno rimuovendo.

Ma mica il loro dolore.

Stanno rimuovendo le colpe che pure sentono di avere commesso, o che commetteranno.

Così ieri ho fatto un pezzettino di testamento.

Pezzettino che in effetti sarebbe divertente se fosse uno spoiler.

Un guastafeste in potenza.

Ma in realtà l’ho fatto perché parlavo della mia proprietà di vivo valore.

In effetti dimenticando di includere un bonsai, una mangiafumo, un limone, un ulivo nano, pure lui, e pure quattro piantine grasse.

Esseri viventi abbisognanti di umana cura.

Avrei da disquisire su questo fatto della convenzionalità della proprietà privata.

Di un essere vivente, poi.

Un giorno nella civiltà dell’intelletto sarà un concetto superato.

Ma oggi no.

Quindi per ora io lo devo includere, il cane.

Se muoio o mi invalidano, poi chi ci pensa.

Che poi immaginiamoci se morisse di stenti in una sua reincarnazione interrotta per mala curia d’umano.

Così ieri ho iniziato un percorso testamentario.

Iniziando dal cane.

Esemplare unico di razza di maremmano nano albino.

Un patrimonio.

Si parte dal cane e si decade fino al campetto d’ossa.

In mezzo ci potrebbero stare grandi moti di cazzimma.

Sapete, come quelli che lasciano tutto al gatto.

Io lo farei coi poveri.

Per regalare agli eredi un po’ di vita dura.

Che chi lo sa se ne han bisogno.

Che poi la vita non è un sogno.

Ma io in realtà posso solo sognarlo.

Essendo ritenuto abbisognante di sostegno tribunalizio per disporre anche di una mia semplice matita.

E me li vedo già, sul mio campetto d’ossa.

Abbrunare gli occhioni.

Per il pianto delle grandi occasioni.

In effetti so un sacco di cose.

E conosco bene anche la cazzimma.

Per cui posto presto stamattina.

Lasciando il dubbio su quante ore io abbia dormito.

Magari sto slatentizzando il cristo profeta che c’è in me.

O magari sto morendo d’insonnia.

E magari a qualcuno piacerebbe.

O magari mi sono solo turbato a scrivere la prima rata del mio potenziale  testamento.

Chiedete a loro, dotti medici e sapienti, spacciatori di litio et similia.

Io umano sono umano.

Troppo, anche troppo.

 

Kalimmudda ipsum dixit.

In trinità di link.

Il testamento

Le tango funébre

Tango funebre in sublime traduzione

giovedì 20 luglio 2023

2023 07 19 – Rammolliti del caldo

 2023 07 19 – Rammolliti del caldo

 Da  www.parolebuone.org a www.shareradio.it via https://cloeconomie.blogspot.com/

 

Generazioni di rammolliti dal ka.

Generazioni di rammolliti del ka.

Ho capito.

La decadenza di una civiltà si misura in chilovattora.

E sesamo, e rucola, e susci.

58 milioni di gigamegasuperipervattora.

Non sono gli italiani residui.

Sono il picco dei consumi di energia elettrica.

Condizionatori.

Non nel senso di influencers.

Il mio si è rotto.

Qua ci vuole un po’ di vita dura.

Altro che paura.

E chi lo sa se ne ho bisogno.

Tanto la vita è solo un sogno.

Schizzi di stupidera.

Si sa l’effetto che fa.

La calura.

Dà in testa alla testa.

Che calore dice la chiattona.

Saglienno ‘i gradi nun ce la fa.

Ma c’è sempre un’altra via.

Di vedere le cose.

Sintomi di decadenza.

La memoria si raffredda.

E si fa finta che non sappia.

Non tiratemi fuori i cambiamenti climatici.

Avrà pure ragione l’Onu.

Ma se oggi viaggiamo a quaranta ieri non eravamo mica a venti.

Quando eravamo piccoli aspettavamo il solleone.

Ci anticipava le vacanze estive.

Fino all’alba di una partenza.

Tutti stipati come elefanti in una cinquecento.

Stretti, sudati alla volta del meridione.

Coi finestrini chiusi.

Non per spararci nel freddo.

Condizionatori non ce ne erano mica.

Ma per non fare entrare il caldo.

Questione di prospettive.

Ricordo la cattedrale dell’autosole.

Gente che doveva lavorare.

Colate di asfalto fumante.

In un caldo dal bagliore accecante.

Che direbbero loro di noi?

Era pane e mortadella e un fiasco di vino.

Carboidrati, proteine, zuccheri a lunga conservazione.

Inconsapevole buonumore a pancia piena, e basso costo.

Senza sesamo, senza rucola, senza susci.

Che tra l’alto è pure mediterraneo.

Prima che il sole si levasse, noi si festeggiava ad alici crude marinate.

Pesce azzurro popolare, mica pinna gialla imperiale.

Marinate al sole della macchia.

Dalla vegetazione bruciata.

Cresciuta poco alla kalimma del sole.

Ma capace di farlo senza acqua.

Così abbiamo fatto la consueta trasmissione radio, ottantratrigesima puntata Odc

Ovoidale.

Un caldo africano.

Un caldo d’inferno.

E lo sappiamo tutti.

E una domanda sponte mi sorge.

Senza condizionatori.

In quanti chilovattora si misura la capacità di soffrire.

E di accettare la sofferenza che fa parte del vivere.

Mentre per ora decadiamo lentamente, come radioattivi.

Non più capaci nemmeno di reggere un po’ di caldo.

Se già adesso non ci stiamo più dentro allora siamo cotti e fritti.

Da questo si misura la decadenza di una civiltà.

Sesamo, rucola, susci e chilovattori condizionatori.

Da Roncobilaccio in su.

O forse a testa in giù.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Siamo meridionali

 

E pure,

Bomba o non bomba

 

Ndr. Inzevato di citazioni, se vi pare

 

martedì 18 luglio 2023

2027 07 18 – Il trigèmone infiammato

 2027 07 18 – Il trigèmone infiammato

 

Insomma, alla fine della storia della trilogia della trigemonìa la domanda è questa.

Ho il trigèmone infiammato.

Si può vivere senza trigèmone?

Lennon diceva di si.

Imagine there is no country.

And no religion too.

Già che ci siamo, estemporanei.

Nella civiltà dell’intelletto.

Dove tutto concorre al bene.

Salvo errori ed incidenti.

Perché otto miliardi di intelletti sono la vera arma.

L’arma di costruzione di massa.

Un amico mi disse che non mi leggeva più.

Perché parlavo sempre delle mie paure.

Proiettandole www.

E questo dà un gran fastidio.

Controrimozionisticamente parlando

È vero, almeno in parte.

Ma è anche questione di analisi.

Di terapia alla malattia.

Con la logìa della follia.

Roba da logos, non solo da pathos.

Non è vero che è solo scarico proiezionista.

Piuttosto un download della neurosfera.

Mestiere da centro di gravità per la mente.

Ma se poi dobbiamo angosciarci per il trigemòne, che si fottano di malediziòne.

Allora meglio adeguarsi al rimozionesimo.

Insomma, mi sono rotto.

Dopo la grana, mo’ ci mettono pure il grano.

Vogliono una guerra terminale?

Meglio.

Un ritorno fattuale.

Giù nel regno animale.

Insettuale.

Scarafaggi.

Sono tre.

Egemone trinità.

Ne resterà soltanto uno?

Si può vivere anche senza trigèmone.

Captavo dalla neurosfera?

Le paure nei reconditi subconsci?

Beh, mi sono rotto.

Torno a casa.

E mi rimetterò in mutande.

Que sera sera.

Aspetto l’onda.

Che ci riporti al grande reboot.

Ho altro da fare.

Che lei non la rimuovo.

Devo uscire il cane.

Che lo devo pisciare.

Torno e tutti scarafaggi.

Tanto meglio.

Ma togli il cane.

Escluso il cane.

Io rinascerò grande cafchiano.

Col maremmano nano, albano.

Per il gusto di una trima.

 

Kalimmudda ipsum dixit : bau

Ma togli il cane , nano masterpiece per gente assurda.

 

Ndr: chissà se ci ho preso, con gli accenti del tre volte egemone. Li odio, gli accenti.

Ma nel caso, ce lo meritiamo o no un bonus serio assai, con la surprais?

Canta il lupo

 

 

lunedì 17 luglio 2023

2027 07 17 – La tettonica corda di Putin

 2027 07 17 – La tettonica corda di Putin

 

Perdonerete la citazione di un criminale di guerra.

Ma quando ce vo’ ce vo’.

A suo modo egemone geniale, ecco che Putin vi fa il quadro.

Dovete sapere, intanto, che i macroblocchi geopolitici sono come le placche tettoniche.

Si spostano piano, eppure si spostano.

E ogni tanto scaricano la forza in un terremoto.

Così’ mentre Putin fa ironia, fa anche una altra cosa.

Le esercitazioni militari di propaganda congiunta nei mari cinesi.

Con la Cina, ça va sans dire, pour grandeur.

Le manovre militari sono parte essenziale nella messaggistica geomondiale.

E’ naturalmente una dimostrazione a chi ce l’ha più grosso.

Però l’ironia nel frattanto ha un che di geniale.

Imperiale.

Essenziale.

Un frame che mai potrebbe permettersi un politico da repubblica.

https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2023/07/16/putin-leader-europei-si-impiccherebbero-su-richiesta-usa_c92674b9-6f82-4e0f-8134-15452ec2edaa.html

"Se gli Stati Uniti chiedessero ai leader europei di impiccarsi, questi lo farebbero.

Lo ha detto il presidente russo Vladimir Putin, citato dalla Tass.

A volte sembra che loro, i politici europei, stiano facendo quello che gli viene detto dall'estero.

Se gli viene detto domani, 'abbiamo deciso di impiccarvi tutti!' faranno solo una domanda.

Con gli occhi bassi per la sorpresa della loro audacia.

Possiamo farlo con l'aiuto di corde fatte in casa?

Ma penso che sarebbe un fiasco per loro perché è altamente improbabile che gli americani rifiutino un contratto così grande per la loro industria tessile".

Ha ironizzato.

Suprematente.

Se lo può permettere, evidentemente.

E così ci troviamo ovviamente a condannare la guerra.

Sorvolando in rimozione su quella che potrebbe essere.

La terza mondiale.

Magari scatenata ad arte proprio partendo da un default globale.

https://cloeconomie.blogspot.com/2023/05/2023-05-24-il-grande-buffo-di-marilyn.html

Quello degli Usa dai debiti di dollari in mano alle riserve monetarie dei cinesi. 

O dei finanziariamente geosparpagliati oligarchici russi stessi.

Di certo di un certo ordine di grandeur.

https://cloeconomie.blogspot.com/2023/07/2023-07-16-lordine-di-grandeur.html

Così non sarebbe nemmeno colpa di nessuno.

Agli occhi della pubblica opinione.

Colpa dei mercati.

Il demone dei mercati.

Quel dannato Smith.

Non so bene se quello adamitico o il compare di mister wesson.

Ma forse entrambi, davvero sacrale sintesi della cultura americana in un cognome foriero di morte.

Svalutazione uguale rivoluzione, tornando in noi.

Il giochino che fecero già col Giappone decenni fa.

Con la differenza che il Giappone è un protettorato ereditato dalla seconda, di guerra mondiale.

La Cina pure per me ha qualcosa di protettorale.

Tutta la storia della delocalizzazione nella globalizzazione mi sembra sempre una invenzione americana.

Ma negli imperi capita che anche i protettorati si svincolino, e gli imperi si spezzino.

E' tettonico.

Per concludere.

Pasquale, tu te la sei fatta la terza guerra?

No?

E te la devi fare.

Perchè?

Perché è mondiale.

Questa la capisce solo qualche partenopeo.

E naturalmente il kalimmudda

 

Kalimmudda ipsum dixit

Pangea, Gondwana, Zimbabwe

 

 

domenica 16 luglio 2023

2023 07 16 - L’ordine di grandeur

 2023 07 16 - L’ordine di grandeur

 

Imperialità.

Cosa ci vuoi fare.

O ce l’hai oppure no.

Al prossimo giro che rinasco rinasco egemone.

Deciso.

Guiderò anche io la mia supremazia come fossi Sparta egemone nella lega peloponnesiaca.

Mi piace Sparta.

Più di Atene.

Sempre pronti a far la guerra.

Gente dura di spartana educazione, mica ricchioni, con affetto parlando.

Guidare il mondo deve proprio essere bello.

Ma quale fardello.

Però bisogna averci la predisposizione.

All’imperialità.

E da che si vede se uno è imperiale?

L’essenziale è farla discernere, la propria supremazia.

A partire dall’ordine di grandezza di quello che si fa.

Così riporto che il dipartimento dell'istruzione americano ha annunciato che oltre 800.000 studenti vedranno estinto il loro debito verso le università nelle prossime settimane per un totale di 39 miliardi di dollari.

https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2023/07/14/usa-estinti-i-prestiti-per-oltre-800.000-studenti_1cf0f818-f26d-4511-bfc6-0adf3898b7f4.html

Già che c’ero io facevo grandeur ronde à quarante.

Non mi piace la roba a 9 e 99 cents.

E un miliardino è sempre un miliardino.

La vicepresidente Kamala Harris ha sottolineato che il governo Usa "non si fermerà qui".

"Siamo impegnati a dare sollievo a chi ha preso prestiti studenteschi così che possa andare avanti con la sua vita: avere figli, comprare una casa o diventare imprenditore".

La scala dei valori.

Diventare imprenditori.

Un esercito da 1 milione di imprenditori.

Che paura che mi fanno.

Chissà quali diavolerie mai più senza ci propineranno.

E noi obbligati a comperarle.

Il punto è questo.

La grandeur è pensiero in grande.

Ed in effetti anche in lungo.

E questi quando si mettono a battere moneta non li batte nessuno.

Magari hanno qualche tara ancestrale.

Ma con la grana ci sanno davvero fare.

Sono grandiosi.

Sempre in bilico.

Tra minacce di default.

Ed esortazioni all’accattatavilli.

I treasuries, che sembrano tesori ma sono titoli di debito garantiti dalla carta.

E se non ve li accattate vi mandiamo i topo cani all’amatriciana.

Intendevo i top gun dei tifoni sui cellulari, nel caso non aveste ricollegato il filo.

Poche settimane fa erano in default.

Paura globbale del grande buffo.

https://cloeconomie.blogspot.com/2023/05/2023-05-24-il-grande-buffo-di-marilyn.html

Ma poi basta qualche missile vagante.

E si rinvigorisce il regnante.

Chi ce li mette, dunque, questi 39 miliardi?

Sempre voi, che credevate.

Magari ci vuole qualche passaggio monetario, ma alla fine si tratterà sempre di prestargli i soldi con cui poi loro ci venderanno qualche messianico imprenditore.

Profeta del profitto.

Per educazione americana.

Ah, se almeno questa pecunia circolasse.

Intanto io pago.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Gli americani : il più grande spettacolo dopo il big bang

 

sabato 15 luglio 2023

2023 07 13 - Da grembo a tomba, un augurio

 2023 07 13 - Da grembo a tomba, un augurio

 

Reminder di auguri.

 

Dall'atlante delle nuvole

 

La nostra vita non è nostra.

 

Da grembo a tomba siamo legati ad altri.

 

Passati e presenti.

 

E da ogni crimine e da ogni gentilezza generiamo il nostro futuro.

 

La fede, la paura o l'amore, sono forze che vanno comprese come noi comprendiamo la teoria della relatività o il principio di indeterminazione dei quanti.

 

Fenomeni che stabiliscono il corso della nostra vita.

 

Ieri, la mia vita andava in una direzione.

 

Oggi, va verso un'altra.

 

Ieri, credevo che non avrei mai fatto quello che ho fatto oggi.

 

Queste forze, che spesso ricreano tempo e spazio, che possono modellare o alterare chi siamo o immaginiamo di essere, cominciano molto prima che nasciamo e continuano per sempre dopo che spiriamo.

 

Le nostre vite e le nostre scelte, come traiettorie di quanti, sono comprese momento per momento.

 

A ogni punto d'intersezione, ogni incontro suggerisce una nuova, potenziale, direzione.

 

Essere, vuol dire essere percepiti.

 

Pertanto conoscere se stessi è possibile solo attraverso gli occhi degli altri.

 

La natura della nostra vita immortale è nelle conseguenze delle nostre parole e azioni, che continuano a suddividersi nell'arco di tutto il tempo.

 

Capisco ora che i confini tra rumore e suono sono convenzioni.

 

Tutti i confini sono convenzioni, in attesa di essere superate.

 

Si può superare qualunque convenzione solo se prima si può concepire di poterlo fare.

 

E so che ogni separazione è un'illusione.

 

La ma vita si estende ben oltre i limiti di me stesso.

 

Perciò, ti regalerò una rosa.

 

Buon compleanno.

 

Pace.

venerdì 14 luglio 2023

2023 07 14 – La révolution des papillons de l’arc en ciel

 2023 07 14 – La révolution des papillons de l’arc en ciel

 

La petite couture.

La Francia rimborserà chi fa riparare i vestiti invece di buttarli

La rèvolution aux papillons.

De l’arc en ciel.

No, tranquilli

Ne vous enquietez pas.

On ne parle pas de celà dans les banlieues.

Plutot de la sophie des petites corrections pendant la course.

La revolution des papillons du dessumilieu.

Ahò.

Che ve state a credere.

E’ sempre la revoluzione delle farfalle di soprammezzo.

Siamo sempre in un paysage aux papillons de l’arc en ciel, direbbe un Dalì.

Piccoli battiti d’ali di farfalle arcobaleno per evitare rivoluzioni.

Qui font du mal, sont douloureux.

Comme bien ils savent les français memes.

Che quando pensano a noi italiani le balle ancora gli girano.

E’ questo il problema.

Non siamo noi che siamo esterofili.

Sono loro che non sono italiani.

Sbruffoni, arroganti, smargiassi, si.

Ma sempre con quella grandeur che mentre lo dico lo echo, e el camino è derecho.

Ah, no, questo era spagnuolo, credo.

Vabbè sempre lingua di impero.

Impero della nostalgia che da millenni noi più non fummo.

E allora come sempre vi esorto e leggetela tutta, la notizia.

No perché stiamo parlando di una visione di una certa grandeur in piccoli gesti.

Ma siccome lo so che siete pigracci borghesi italiani, ve ne tiro fuori un estratto.

Sono già circolati i valori dei bonus per ogni tipo di riparazione: per esempio chi fa riparare il tacco di un paio di scarpe potrà richiedere un rimborso di 7 euro, chi chiederà di far riparare una cerniera potrà chiedere fino a 8 euro.

Ma il punto non è mica solo incentivare i piccoli lavoratori del comparto tessile.

Quello che più ci aggrada è che il tutto diventa legge repubblicana.

La legge del rammendo revoluzionario.

Nel quadro delle iniziative “per affrontare la sfida dell’emergenza climatica”, per la quale anche i rifiuti sono parte del problema.

Non è solo contrastare la cultura del globale consumanesimo imperante.

E’ farlo consapevolissimevolmente.

E’ un po’ come dire che siamo nel mondo del tre per due delle revoluzioni.

Clima, consumi, lavoro.

Tutto in una singola confezione legale.

Piccoli aggiustamenti in corsa monodose per legge.

“L’intero settore ha messo e dovrà mettere in atto una serie di azioni su larga scala: il bonus è una di queste”, ha detto a Repubblica Maud Hardy, direttrice di Refashion.

Si vede già dal nome che sono revoluzionari.

«Sensibilizzare i consumatori alla necessità di una moda più responsabile, evitare gli sprechi, prendersi più cura dei vestiti e ripristinare il prestigio del gesto della riparazione sono innegabilmente i mattoni per la costruzione di una strada per un consumo più responsabile».

Il prestigio del gesto della riparazione.

La vedete l’imperiale grandeur del prestigio di un petit geste.

E così il consumismo è infine morto.

Almeno parte di quello oltralpemente transalpino.

Là dove anche il consumanesimo non è più tanto in forma.

Almeno nelle banlieues d'entre mer. 

Mentre da noi.

Da noi se magna bbene.

Nce si veste griffati.

Se diventa decadenti.

E si costruisce Citylife.

Prima ancora la si concepisce.

La trinità dei tonti.

Poi lo so che mi direte che la citèdelavie esisterà pure da loro.

Ma magari è un museo.

O no?

Eh, si, e intanto loro revoluzionano.

E noi ……

Insomma, non sono io che sono esterofilo.

Semo noi che semo italiani.

Signé par D&C.

La nouvelle vague entre les griffes de la petite couture.

Cor bucio.

Rammendé.

 

Kalimmudda ipsum dixit

E i francesi che si incazzano, che le balle ancora gli girano

Ma quella del rammendato Jannacci, mica quella del griffante astigiano.

+

Paysage aux papillons, de l'arc en ciel.

Chef d'oeuvre



 

giovedì 13 luglio 2023

2023 07 13 – Ciao a tutti

 2023 07 13 – Ciao a tutti

 

Per www.parolebuone.org su www.shareradio.it. Ciao

 

Ma como se ciamava quando uno dice un singolare ma intende i plurale?

Ciao a te.

Ciao a voi.

Ciao a tutti.

E porchè s’è en veneto?

Oh ciò.

Oh cià.

Oh cià, ooh.

Non son mica solo vocali.

Ci sono tante mute.

Acca cazzo servono, poi.

Era meglio la kappa.

Gutturale del ka primo dittongo.

In questa stagione di cappa.

Che uno se può meglio che scappa.

Alle onde.

Sull’onda della cresta che non affonda.

E’ finita una stagione.

Commiato e introduzione.

Ci vediamo alla stazione.

La stazione di una canzone.

Ma non subito.

Ci siamo lasciati con l’omosessualità della gradualità.

Sarebbe bello trovare un filo conduttore.

Per ritrovarsi tra i minotauri delle parole buone.

Insomma, sarebbe bello non perdere il filo logico.

Che pur se latente ce lo rende divertente.

E allora la canzone.

Ma non ancora.

Il bello delle parole è spesso la loro storia dalle origini.

Ciao.

Interiezione e sostantivo.

Voce di origine veneta.

Oh ciò.

Da sciao,

Sciavo.

Propriamente : «(sono vostro) schiavo»

Forma di saluto amichevole, un tempo frequente soprattutto nell'Italia settentrionale, ora di uso internazionale.

E’ pure bisessuale.

Vale sia al momento dell'incontro che a quello della separazione.

Un po’ come hello.

Ma anche no.

Qui da noi c’è tanta più crusca.

Che fa bene all’intestino.

La facciò breve.

E faccio parlare la canzone.

Ricordandovi la gradualità dell’omosessualità della preultima puntà. Ta.

Ciao a te.

Ciao a tu.

Ciao a tutti.

E ai tuoi figli finocchi.

Con affetto parlando.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Ciao a te : e a tuo figlio finocchio

 

Ndr : chissà se qualcuno sa come gli è venuto. Ciò

mercoledì 12 luglio 2023

2023 07 12 - Tifoni sui cellulari

 2023 07 12 - Tifoni sui cellulari

 

Tranquilli.

Non i vostri smartfòn.

Beh, ma così non vale.

Apprendiamo come si fa la guerra oggi.

E noi allora mica la stiamo facendo.

Diamo solo qualche dato.

Coi nostri top gun.

Ebbene si.

Ci avemo pure li top gun.

Nove uomini e una donna, deduco.

Sempre in barba a quella storia della costituzionalità.

Che ci ha pure rotto li cugghiuni.

Chissenefrega.

Apprezzate piuttosto il lirismo della notizia Ansa.

Proclami degni della migliore retorica fascista.

Sempre pronti all’allarmi.

Un boato squarcia l’aria.

Mentre striature grigie delle scie dei missili…

La notizia Ansa.

Con tutto l’hyperlink.

Che fa appropriato tecnologico.

https://www.ansa.it/sito/notizie/magazine/numeri/2023/07/10/la-guerra-dei-top-gun-italiani_4042a676-3f11-4aa5-99b3-995e385029f0.html

Leggetela tutta, voglio dire.

Sui caccia catturano dati importanti che finiscono sui cellulari dei soldati ucraini: la guerra dei top gun italiani.

Ma mica è guerra.

E’ poesia.

Eroica celebrazione.

Combattenti di terra.

Di cielo.

Di mare.

Di fiume.

Di lago.

E pure di rete.

Più la leggo e più mi pare una figata.

Ma quale sparagli Piero.

Noi spariamo bit.

E’ un videogioco.

Come quelli delle sale dei controlli dei droni.

Inquadrare, puntare, sparare.

Click.

Ma mica noi.

Noi semo aroma.

Colli bucatini all’amatriciana.

Noi giochiamo da Roma.

L’Enola Gay volava alto.

Per non vedere l’effetto del fungo.

Psicologia della bomba intelligente.

Noi voliamo lontano.

Veloci e potenti.

Come tifoni.

Nell’apologia della follia.

I tifoni.

Che belle invenzioni.

Concentrati di tecnologia.

Con un sacco di bottoni.

Dice proprio così.

Caro Piero.

Ma che nostalgia.

Era meglio quando lo vedevi in fondo alla valle.

Ed esitavi.

Perché vedevi gli occhi di un uomo.

Di un uomo che muore.

 

Kalimmudda ipsum dixit.

La guerra di Piero