giovedì 24 agosto 2023

2023 08 24 – Le radiazioni, le valchirie e i bric

 2023 08 24 – Le radiazioni, le valchirie e i bric

 

E’ morto quello degli hot dog.

Ma si che avete capito, quello che di sicuro adorava l’odore del napalm alla mattina.

Chissà come si scrive napalm in cirillico.

Santo imperialista di Google, eee, ecco qua: Напалм

Quello col suo esercito a dorso di valchirie, valà.

Una si è schiantata in volo.

La sua.

Forse.

O forse è rifugiato dietro plastica facciale in qualche posto improbabile tipo un monastero in Tibet.

Brutti monaci terroristi mercenari.

Qua tra concomitanze plausibili e coincidenze assurde non si scherza un cazzo.

E non si sa più a cosa credere.

E’ il principio del confondi et ìmpera.

Proprio nel giorno del susci radioattivo.

Il Giappone rilascia acque radioattive in mare

Ira della Cina che blocca gli acquisti di susci.

Ecco, ci mancava il Giappone.

Non è che Cina e Giappone siano proprio amici, storicamente.

In ogni caso il Giappone è un protettorato ricostruito ed ereditato dalla seconda guerra.

Io lo ho visto cosa vuol dire protettorato, ma mica solo a Napoli.

Ricordo la città dei filosofi occupata di truppe americane con tutti i loro usi e costumi.

Avevo una fidanzata figlia di un generale, che non mi nascondeva suo certo ribrezzo anti pacifista.

Tra tanti carri armati e blindati, la domenica tutti al sermone nella chiesetta della base di Heidelberg.

E poi tutti a festeggiare il giorno del Signore con un bel nostalgico big mac, casereccio.

In Giappone sarà lo stesso, presumo con il susci and chips.

La cosa interessante sta in due punti : diluire e allontanare.

La Tokyo Electric Power (Tepco) diluirà il liquido con acqua di mare rispettando i limiti consentiti dalle norme di sicurezza giapponesi, prima di iniziare lo scarico tramite un tunnel sottomarino situato a un chilometro dal sito.

Questa mi sembra proprio una dichiarazione che fa acqua da tutte le parti.

Diluisco nei mei limiti e poi sparo sott’acqua dove nessuno può vedere.

Sembra la Grande Calabria della speculazione edilizia della mafia, o no della camorra, o no della ‘ndrangheta, insomma quella senza fognature con relativi tubi di scarichi a mare.

L'Agenzia per la pesca del Giappone, noto ente istituzionale imparziale internazionale aggiungo io, ha riferito che monitorerà i livelli di concentrazione di sostanze radioattive nei pesci catturati entro un raggio di 10 chilometri dalla centrale.

Ma i tonni non migravano per miglia e miglia ?

E le acque territoriali internazionali stanno sempre a 12 miglia dalla terra?

Si ma che strazio.

Comunque mentre mi arrovello a cercare connessioni, che sono sicuro che esistono perché così è entagled l’universo, per inciso mentre scrivo ecco che leggo che Another bric in the war diventa realtà.

Nientepopodimeno che con Arabia Saudita e Iran tra gli altri .

Scendono tutti in campo, qua.

Meno male che ho il mio F16 di seconda mano.

Gocciolamenti di escalation mi aveva preparato.

Mi barricherò negli hangar del mio giardino della repubblica del maremmano nano.

Ma poi mi viene un flash.

O cazzo, ma io non ho la pista di atterraggio.

E nemmeno l’hangar.

E nemmeno una portaerei.

E nemmeno gli aerei su e giù.

Sono pacifista per forza.

E quel bastardo di concessionario mercenario venditore di cani caldi mi ha fregato.

Lo dicevo che non era in Tibet.

Sta nascosto all’idroscalo.

Pronto per andare alla Hawaii.

Ma all’idroscalo non lo imbarcano mai.

Comunque la cosa più bella di tutte sarà quando verrà fuori che questo grande teatro di connessioni quantistiche o quantitative, è orchestrato sempre dagli americani, per fare credere che si debbano ritirare.

Quando la realtà è che diventati paperoni si sono solo rotti i cugghiuni di fare gli egémoni.

Che l'è sempre un mestè che tuca laura'

Ma ci voleva la way out.

Sarebbe un bel finale hollywoodiano.

Per ora avanti il prossimo.

Andiamo alle Hawaii.

Da quello degli hot dog.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Vado alle Hawaii

 Ndr.

Molto Usa style, che qualcosa di buono ci hanno lasciato.

Oltre gli hot dog.

mercoledì 23 agosto 2023

2023 08 23 – Another bric in the war

 2023 08 23 – Another bric in the war

 

Another bric in the war.

Un altro mattone.

O un’altra tegola.

Nel traballante equilibrio alla ricerca di transizione.

Chissà se l’egemonia americana lo sa.

Di essere oggetto di transizione.

E soprattutto se concorda.

Xi e Putin sfidano l'occidente al vertice dei Brics

I Brics.

Ah già.

Previsti da molti come il futuro già decenni fa.

Zitti zitti quatti quatti tornano fuori come ospiti a sorpresa.

Ups, ma sono sempre loro.

Quelli del dollaro facile.

No, meglio, quelli del dollaro fragile.

Meglio, meglio.

Ci hanno messo decenni, ma alla fine sono arrivati.

Brasile, Cina, India, Russia, Sudafrica.

Ma no, così in alfabetico viene Bcirs.

Proviamo in ordine di popolazione.

Cibrs, no, non funziona nemmeno così.

Vabbè, chissenefrega.

Peccato, una rappresentanza di gran parte della popolazione planetaria era una bella cosa da sottolineare.

Sono loro, comunque.

I trigémoni allargati.

In geopolitica le parole sono importanti, vedrete.

Non come in politica, certo, dove sono i soli portanti.

Ma qui sottolineano processi, centellinati goccia a goccia.

E questa sarebbe la buona notizia.

La capacità di gestire il gocciolamento alternativo.

Da parte di questi 5 paesi.

Paesi oggi accomunati soprattutto per la loro opposizione all'Occidente.

Spingono per un "multilateralismo inclusivo" e un abbandono della centralità del dollaro. Una sorta di sfida agli Stati Uniti e ai suoi alleati che vorrebbe dare più peso al blocco per "difendere il Sud del mondo".

“ Un altro mondo è possibile”, copia Lula.

Eh, e dillo a me che lo dico da una vita.

Però ancora salvatori delle patrie da idolatrare, oddio no.

Beh, non che non ci volessero delle nuove guide messianiche.

E’ che non me li aspettavo davvero così.

Ero meglio io, quasi quasi.

Così, abituati a dollarizzare tutto sentire parlare di dedollarizzazione fa un po’ impressione.

Stanno parlando di un nuovo ordine mondiale.

Come se fossero noccioline.

Non so perché, però, c’è una cosa che non si sente mai.

Guardate che gli americani hanno il grilletto facile.

La cultura della Colt nel saloon non permette loro di non primeggiare in spari, botte e dollari.

Questione di imperialità, quello americano è fatto così.

Infantile suprematismo forse.

Se il mondo non è mio allora non è di nessuno.

Ma il problema è che non penserete mica che questi americani restino a guardare.

Le ultime volte secolari che l’ordine mondiale è cambiato, non è stato divertente.

Fenomeni talmente imponenti che non li ricordo nemmeno, sono sfociati nelle guerre mondiali.

L’altra cosa che nessuno dice è che poi ci passano decenni.

Sia in distruzione che in ricostruzione.

Perciò iniziate a scordarvi gli ultimi 80 anni di pace.

Georelativa

Uno dei periodi più lunghi della storia, almeno per noi.

E attenti alle parole.

Con quelle forse costruiremo solo un altro muro di guerra.

O capiremo che muri hanno in mente loro, i geopoliticanti.

Alla fine un bel titolo e tante banalità.

Tranne una.

Another bric in the war.

Senza cicappa.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Another bric in The Wall Berlin 1990

Sempre senza cicappa

Ndr.

Tutta una scusa per guardare il video, appropriato.

Di un piccolo riassestamento mondiale, figuratevi se fosse stato grosso.

 

 

 

martedì 22 agosto 2023

2028 08 22 – Gocciolamenti di escalation. Eccheppalle

 2028 08 22 – Gocciolamenti di escalation. Eccheppalle

 

Insomma, non se ne può più.

Vogliamo muoverci con questa escalation o no?

Ogni giorno si muove un pezzetto.

Un poco de chi.

Un poco de lì.

Se la politica l’è una roba sporca, qui giochiamo a quelli che la gepolitica l’è proprio porca. Troia.

Una volta era facile.

Con la guerra fredda c’erano i buoni e i cattivi.

Poi dipendeva da che lato guardavi.

Adesso ci sono i buoni, i cattivi e quelli che vai a sapere.

E’ tutto un intreccio globale.

Ho sentito questo fatto, paradigmatico.

Gli Usa non possono embargare del tutto la Russia perché comprano l’uranio arricchito russo, che è paradossalmente arricchito meglio del loro, per le loro centrali nucleari.

Vai a sapere come si converte in altre bombe.

Non possono nemmeno confiscare beni o soldi nei porti franchi perché sarebbe aprire una porta alla descalation della convenzionale proprietà privata, pilastro fondante dell’indebita appropriazione capitalistica.

Questa è la propaganda ideologica, ma dovete leggere che non possono perché le società offshore saranno tutta una rete di partecipazioni incrociate.

Intanto mandano decine di voli sui cieli di Taiwan, a fare vedere che sanno solleticare il dragone.

E quelli, i cinesi, rispondono con la minaccia Rehman del dragone, che poi si pronuncia Lehman.

La frontiera della guerra finanziaria.

Panico diffuso che la Cina rallenti, o defaulti qualcosa, o qualche sua società grande come uno Stato.

Ma nel caso, ci vuole un geoattimo.

Gli Usa svalutano il dollaro o defaultano il debito, che si porta a picco le riserve di tutti.

Tabula rasa.

Senza nemmeno bisogno di convertire l’uranio.

E poi rappresaglia.

Vai a sapere intanto cosa combinano i sottomarini di vario attacco di tutti i trigémoni.

Mentre qui da noi mandano danesi e olandesi coi loro F16.

E sfasciamo pure l’Europa.

Mentre i loro di chi, è la domanda cui potete rispondere da soli.

Ma che figata che sono gli F16.

E uno costa solo 15 milioni di dollari, dice uichipidia.

Quasi quasi scendo in campo anche io.

Mi compero un F16 di seconda mano.

In leasing, a rata che mi possa permettere.

E volo sopra il mio barrio mediolano, radente.

Fonderò la mia nuova repubblica del maremmano nano.

Ho già quella delle melanzane, da tanti anni.

Provocazione deterrente.

Il trigèmone è infiammato.

Eh già.

E per certo il duca d'Auge confermerebbe che la situazione è poco chiara.

Ma a me mi girano i cugghiuni.

Io a starci dietro non ci riesco più.

Ma che casino, che combina l’umano.

Intanto in Ucraina qualcuno tira bombe comperate da qualcun altro da qualche parte coi soldi di qualchedunaltro ancora e altrove.

E allora penso alla mia cara civiltà dell’intelletto.

Quella di 8 miliardi di cervelli in connessione empatica.

Altro che intelligenza artificiale.

Per definizione non intelligente se di natura artificiale.

Quasi quasi mo’vi faccio un dispetto.

Tolgo il tappo della neurosfera.

E la svuoto per difetto.

Vi lascio solo l’intelletto malato.

In modo che possiate sterminarvi da soli.

Mentre attenderemo la rinascita da scarafaggi.

Io, come già dato per noto, prenoto un corpo da grande cafchiano.

Nano.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Gli spari sopra

 

 

venerdì 18 agosto 2023

2023 08 18 – Il pescatore e le fattrici

 2023 08 18 – Il pescatore e le fattrici

 

Il pescatore cercava nella rete.

Cercava conforto informativo.

E pure qualche pesce per mangiare.

Ma trovava solo motori di rabbia.

E desiderio, che accise.

Fino a che di partire decise dal lago.

Cercando nel mondo un chi fosse mago.

Alla volta della ricerca di speranza.

Visto che tanto non c’era paranza.

Si arrovellava d’insonnia, negli incubi di fame.

Mentre col pensiero tesseva le trame.

E più lui tesseva, e meno sperava.

Vedeva certezze, per altri rimosse.

Si convinse di dovere aspettare.

Nuove generazioni.

Per nuove revoluzioni.

Fino a che la novella lo colse.

In un borgo sperduto, piuttosto conmetrico, c’era stata una demìa.

Una demìa genitrice.

In principio furono quattro.

Aprì la pista, con la forza dei bisonti, l’ingegna dal nome di terra.

Presto seguirono in tre.

Il pescatore giurò di non essere il re.

Insomma, nessun proletario da ius prima notte.

Solo tanta sincronia.

Luce dentro alla sua mente buia.

Arrivò la seconda fattrice.

Solida abitatrice dal paese delle meraviglie.

Seguì veloce e non priva di furore la transiberiana trattrice.

Fino alla gran buona novella di celeste nuova umanità.

Il pescatore decise di celebrare tanta maternità.

Fattrici di nuove generazioni.

Meritorie di riproduzione.

Per genetica di talenti.

Troppo spesso tenuti latenti.

Eppur evidenti portenti.

Il pescatore pregò con speranza.

E benedisse tanta nuova paranza.

E ripensò alle fattrici.

Per grazia ricevuta ne ebbe ben tre.

Una cagna, speciale.

E due vacche, gemelle.

Parola volgare, fattrice.

Al volgo referta dal pescatore.

Eppure di cultura contadina portatrice.

Quella sana di sani principi.

Dove se nasce un vitello, non è di quelli che vanno al sono belli.

Una miseria di gioco di parole.

Per dire in latino al suono di guerra.

Vitelli di pace dunque.

Per un futuro migliore.

Con garanzia da pescato.

Per genetica non rimpiangeremo il terrorismo preventivo.

Quello del preservativo.

Che tante genitrici avrebbero dovuto usare.

Come vaccini a preventivo.

Onde evitare il sovrappiù dei cretini.

Che imperano ovunque come tanti ciuchini.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Il pescatore

E pure

Ciao mamme

 

giovedì 17 agosto 2023

2023 08 17 – Cara benzina: ci spezzeremo le reni da soli

2023 08 17 – Cara benzina: ci spezzeremo le reni da soli

 

Qua si parla di accise.

E teniamolo vivo, almeno il blog.

Che accise sembra napoletano che sta per uccise.

E porta malocchio.

https://www.ansa.it/sito/videogallery-Vola la benzina, estate d'oro per le casse dello Stato.

Purtroppo è in una insopportabile videonotizia forse volutamente volatile, che scripta manevant.

Comunque, le accise, mannaggia a chi l’è muorto, insieme all’iva pesano per circa il 70% sul prezzo della benzina alla pompa.

E questo si sa.

Quello che si sa già meno è quanto fa la percentuale, strumento mimetico per non dirvi circa 1,5, o giù di lì.

Ancora meno poi, si sa, su quanto valgono sul totale delle entrate dello Stato.

Io lo sapevo, l’avevo studiato nel trattato di cui più avanti, ma la memoria avrebbe bisogno del pieno ma non a due euro.

Il termine accisa deriva dal latino accensare, che significa tassare. Banale banale.

L'espressione si riferisce ad un’imposta che grava sulla fabbricazione e sulla vendita di prodotti di consumo.

Insomma, mimetismo semantico per nascondervi che sempre di imposte si parla.

In quella prassi tipica della scienza delle finanze italiana, tale per cui se io fraziono una imposta in 10 accise e 10 balzelli voi vi ritrovate a non capire più un cazzo di quanto pagate e su cosa.

Oltre a non sapere chi dovreste accidere per saperlo.

La questione allora è studiare la struttura delle entrate dello Stato, per vedere quanto pesano, queste accise.

Onestamente non ricordo più, ma ne avevo pure parlato in un trattatello free on line di dieci anni fa di cui vado ancora molto fiero.

Tiè: Viaggio in alcuni conti di sistema. Partire con i migranti, approdare offshore.

Io inoltre di accise ne sapevo qualcosa già da tempo addietro.

Ricordo bene quando da pischello neolaureato la struttura preposta alle relazioni istituzionali della grande mamma Montedison mi faceva aprire la porta nientepopodimeno che della Direzione Generale delle Accise del Ministero delle Finanze.

E io andavo dal Direttore Generale in persona a spiegare che quelle accise esistenti erano imposte sugli idrocarburi e derivati, e quindi non dovevano essere applicate a roba completamente vegetale.

Non vi entusiasmate troppo però, la materia prima vegetale è molto più cara del gasolio da petrolio.

Comunque erano i tempi di 23 07 25-Visioni di rinnovabile rinnovamento.

Andò a finire che alla ennesima mia visita martellante il Direttore Generale mi disse: “a dotto’, me pare tutto molto bello, ma io non è che ci abbia capito granché. Non è che la legge me la scriverebbe lei?”

E fu così che diventai pure legislatore, scrivendo per il biodiesel la legge di esenzione dalla accisa sui carburanti.

E vabbè, chissenefrega, direte voi.

E invece no.

Devo premettere, dopo l’ampia premessa, che questi fascisti sono un dono del cielo, per chi cerca informazione in contraddizione.

Questi erano quelli che volevano ridurre le tasse.

E invece tiè : 2,2 miliardi d’emblée.

Per effetto delle accise e dell’Iva, dice il video che parla.

Tutti di imposte.

In realtà noccioline.

Ma se ne vantano pure.

Come gli viene in mente.

Comunque.

Allora ricordo che non mi quadrava che il rapporto debito/Pil fosse sceso al 143% dal 150%.

Perché voleva dire almeno 150 miliardi tra pil in più e debito in meno.

L’unica spiegazione poteva essere la contabilizzazione del Pnrr, dato tutto come incassato.

Men che meno però mi quadra adesso che so che a giugno il debito è salito di 38 miliardi a 2.843.

Questione di numeratori e denominatori che non tornano.

E poveri fascisti.

A botte di 2 miliardi sembrano proprio quelli che sognano di svuotare il mare col cucchiaino.

Ma poi leggo : Scope riporta rating della Grecia a livello di investimento sicuro.

E mi consolo perché è la dimostrazione che si può uscire dal default.

Ci vuole solo qualche decennio di miseria.

E di generazioni perdute.

E penso.

Ma vuoi vedere che stavolta sarà la Grecia a spezzarci le reni ?

 

Kalimmudda ipsum dixit.

Tutta una scusa per potere ascoltare:

Spendi spandi effendi e pure col bonus Aida


martedì 15 agosto 2023

2023 08 15 – E teniamolo pure vivo, ma almeno con un po’ di letteratura fine. Fine

2023 08 15 – E teniamolo pure vivo, ma almeno con un po’ di letteratura fine. Fine

 

Almeno con un po’ di letteratura fine, mica due faccine, fine.

Dice che se uno fa un blog poi lo deve tenere vivo.

Sembra una forma di spaccio e dipendenza.

L’influenzato non può essere abbandonato.

E allora teniamolo pure vivo, questo blog.

Anche se non c’è niente di nuovo da dire.

E la cronaca interessa poco, e solo nella misura in cui non sottenda strutturali dinamiche dominanti.

E c’amma fa’.

Ricordiamo allora un po’ di letteratura fine, mica quella dei cellulari con le vostre due faccine. Fine.

Male non potrà farvi più del virus del consumanesimo.

"Il venticinque settembre milleduecentosessantaquattro, sul far del giorno, il Duca d’Auge salì in cima al torrione del suo castello per considerare un momentino la situazione storica. La trovò poco chiara. Resti del passato alla rinfusa si trascinavano ancora qua e là. Sulle rive del vicino rivo erano accampati un Unno o due; poco distante un Gallo, forse Eudeno, immergeva audacemente i piedi nella fresca corrente. Si disegnavano all’orizzonte le sagome sfatte di qualche diritto Romano, gran Saraceno, vecchio Franco, ignoto Vandalo. I Normanni bevevano calvadòs.

Il Duca d’Auge sospirò pur senza interrompere l’attento esame di quei fenomeni consunti.

Gli Unni cucinavano bistecche alla tartara, i Gaulois fumavano gitanes, i Romani disegnavano greche, i Franchi suonavano lire, i Saracineschi chiudevano persiane. I Normanni bevevano calvadòs.

Tutta questa storia, disse il Duca d’Auge al Duca d’Auge, tutta questa storia per un po’ di giochi di parole, per un po’ d’anacronismi: una miseria.

Non si troverà mai via d’uscita?”

Ecco, ho dato sfogo alla mia turpe voglia, come se fossi in una imperdibile Via Paolo Fabbri 43

Intanto.

Le guerre guerreggiano.

Il clima caldeggia, a volte galleggia.

I migranti invece affogano, sempre.

I poveri sottomezzano, i sopramezzo vacanzano.

E i normanni? I normanni bevono calvadòs.

In ogni caso la situazione storica appare poco chiara.

In realtà ci sarà un giorno in cui saprò scrivere davvero tanto incipit come quello de I fiori blu.

Ma per ora devo solo tenere in vita quello che sembra un malato terminale: il blog.

Quindi ve lo siete beccato tutto, senza hyperlink.

Perché è un chef d’oeuvre, un capolavoro.

E perché la situazione socio storica appare davvero poco chiara.

Il paese sembrerebbe inquieto

E un po’ di letteratura fine potrà compensare meglio delle Kessler il consumanesimo delle vostre due faccine, fine.

Dopodiché stante la generale stabile confusione vogliamo parlare di cronaca?

E parliamone allora.

C’è la questione Bardonecchia.

Manna dal cielo per il paternalismo, in realtà maternale, fasista.

Dissesti idrogeologici da sanare.

Ricostruzioni istantanee da promettere.

Cambiamenti climatici da contrastare.

Allora mi sono dato una letta a Wikipedia, patrimonio umanitario dove c’è davvero tutto il mondo.

Pur anche Bardonecchia, leggetelo.

E mi sono ricordato che ci sono stato.

Sta in mezzo ad un sacco di acque di torrenti incrociati, pure incazzosi.

Ma è oggettivamente un cesso di posto infarcito di speculazione edilizia di quella della frontiera del benessere conquistato per tutti.

Estrinsecatosi in progetti di cementificazione diffusa venduti come investimenti e comprati col risparmio convertito in inutile mattone.

La cultura del mattone, non solo della prima casa, ma pure della seconda e della terza.

Che tante mafie ha fatto arricchire.

Poi è un bellissimo borgo antico pieno di storia, come tutta Italia.

Dove sputi per terra e salta fuori un reperto.

E mi dispiace molto umanamente per gli abitanti colpiti.

Ma vi dirò.

Un mondo senza Bardonecchia è possibile.

Ciò premesso forse vi urto.

Era meglio non tenerlo in vita, il blog?

 

Kalimmudda ipsum dixit

Letteratura fine, mica due faccine, fine

 


lunedì 14 agosto 2023

2023 08 14 – Il paese era inquieto

 2023 08 14 – Il paese era inquieto

 

La mente è furore.

Il furore viaggiava nei fili di rame.

Il rame si propagò ovunque.

E ci portò la televisione.

Con il suo slime out of the tv set.

Qualcuno se ne era accorto 50 anni fa, della melma.

Ma in realtà molto prima.

E infatti.

Quando andammo a Roma con mio cugino con l’intento di risollevare le sorti de “Il manifesto”, ebbi modo di conoscere direttamente o indirettamente vari personaggi ed icone della storia politica italiana.

Io ero il direttore generale della cooperativa editrice del giornale per cui spesso venivo trattato con il rispetto di certi racconti.

Un giorno, accompagnati da certi veterocomunisti, incontrammo un veterodemocristiano.

Uno di quelli che l’Italia l’avevano fatta davvero.

E si mise a raccontare, in particolare non ricordo più perché o forse solo per predilezione da anzianità, dei fatti degli anni sessanta.

Il paese era inquieto.

E ci volle del tempo, ma poi ce ne si accorse.

Diceva: dovevamo inventarci qualcosa.

Così ci inventammo le gemelle Kessler .

Curiosamente dalla famigerata DDR.

Oggi il paese è quieto.

Sembra.

Ma sobbollono tensioni sociali latenti.

Si sentono nella neurosfera.

E si vedono nei carrelli della spesa di una vecchina che ha ritirato la sua misera pensione alla posta.

Ma quella è una vecchina, che oramai vive della dignità che merita rispetto.

E gli altri?

Spesso mi chiedo come facciano a mantenere l’ordine pubblico.

Ha del miracolo di intelligence, e suoi campionari di metodi.

Ma è semplice.

Con le Kessler.

Alla potenza.

Con i sopramezzo è facile.

Dediti al consumanesimo per memetica originale.

Sono quelli che possono.

E perciò sono preposti alla Revoluzione delle farfalle di soprammezzo, quella dei veloci e frequenti piccoli gesti e aggiustamenti quotidiani per evitare rivoluzioni con la i.

Basta qualche schema neuronale memetico replicato all’infinito, e …” tutti al mare”.

Ma si può trovare modo e modo, c’è sempre un’altra via.

Basta ricordarsi di essere misura.

Anche se poi non trovo parcheggio, e se lo trovo la macchina non la muovo più e mi tocca andare a piedi.

Magari nessuno fa nemmeno il semplice conto di chi e di quanto tempo ci si andava.

Forse troverebbe un “trend negativo: io non parlo così”, direbbe Moretti.

Ma con i sottomezzo?

Resistono per…….

Eh già, milioni di poveri e di sottopoveri.

Proletari generatori di prole camuffati di semantica varia.

Perché resistono in silenzio?

Come fanno a farli stare zitti e buoni.

Bastano le briciole, evidentemente.

Perché la speranza di sogno americano credo l’abbiano persa da decenni, loro.

Così nel grande circo della propaganda mediatica basta sostituire quattro cosce con un esercito di campioni di successo.

E tutti tansfertano nell’universo del possibile.

Il miracolo del pallone.

Con tutti i miliardi che fa girare off shore, ragione per cui non lo seguo più.

E’ come per i neri afroamericani.

Bastava un campione di pugilato o di basket per dimostrare che il sogno americano era sempre possibile anche per loro, e quindi tenerli buoni.

I latinos invece certi americani li volevano sterminare con il crack, ma quelli sono altri metodi.

Da noi non è diverso.

I media di massa sono oggetto di studio sociologico costante.

E si comportano da sistema complesso, produttore di emergente ordine memetico.

Vale a dire che da tanto ribollire di furore memetico, qualcosa poi attecchisce e diventa non più seme, ma coscienza globale.

Ma mentre aspettate, e non vi siete accorti del meme della Revoluzione perenne delle farfalle arcobaleno dei soprammezzo, rendetevi conto che vi tengono buoni.

Una volta le Kessler.

40 anni fa Savoldi al Napoli, come capirete dal link.

E oggi?

Oggi avete tutto un campionario di transfertivo consumanesimo, materiale e immateriale a disposizione.

Per chi può.

E chi non può?

Semplice : si fotte.

 

Kalimmudda ipsum dixit.

Meno male che adesso non c'è Nerone. Sicuri ?

 

domenica 13 agosto 2023

2023 08 13– Ma che manìa, io sono misura

 2023 08 13– Ma che manìa, io sono misura

 

Rivendicazione mentale.

Ma perché non vai dal medico.

Psichiatra di una volta, ben più che psicologi di oggi.

Oggi ci vogliono i neuroscienziati.

E per forza.

È tutta questione di illuminazione di neuroni.

Luminari e di sinapsi.

Ebbe’ ci sono andato, come tutti i mesi.

Spacciatori legalizzati.

Ma che ci andavo a fare.

Non voglio mica smettere di bere e di fumare.

Dipendenze a buon mercato, quelle.

Mentre di una cosa però vorrei smettere di intossicarmi.

In mezzo al crogiuolo farmacologico, soprattutto dal litio.

Lo so, lo so, credono che faccia tanto bene alla salute mentale.

Eppure ci fanno le pile.

Un po’ tossico lo deve proprio essere.

Mi hanno spiegato che in quanto metallo pesante modifica la conduttività del cervello.

Nessuno si preoccupa troppo dei risvolti di cosa voglia dire appesantirsi le percezioni in testa.

Mica è la loro.

Quindi il litio serve a contrastare uno stato cosiddetto psicopatologico caratterizzato da euforia, allegria e ottimismo immotivati, non si sa siddefiniti da chi.

E da un’alterazione del corso dello psichismo nel senso di una accelerazione il cui grado estremo è rappresentato dalla disordinata “fuga delle idee”.

Cosiddetta insalata di parole.

L’ulteriore accelerazione nella fuga delle idee può sfociare in ideazione deliranti il contenuto delle quali è di grandezza, di esaltazione della propria persona, allucinatori, tali da essere assimilabili alla schizofrenia.

Ma ci arriverebbe anche un bambino.

Ma quale insalata. 

E' che la parola viaggia alla velocità del suono.

Quella del cervello a quella della luce.

E vai ad acchiapparla, se ci riesci.

Comunque questa mia malattia sarebbe la manìa.

Ma che manìa, io sono misura.

Se almeno ai dotti medici e sapienti facessero cercare gli etimi, allora troverebbero un antico greco furore profetico.

E ancora più, una sanscrita radice “man”, da cui deriva sia la parola mana, mente, che quella maniu, che vuol dire furore.

Tanta roba che la mente sia furore.

E che lo sappiamo già da qualche millennio.

Proporrò di inserire lo studio della saggezza dei Veda nei piani di studio di medicina psichiatrica, così intanto devono studiarsi il sanscrito, mattone della conoscenza.

Allora forse capirebbero che lo stato di illuminazione si raggiunge in accelerazione.

Non con il freno a mano tirato.

La chiamiamo illuminazione perché vediamo la luce, mica il buio.

Ma per fortuna una volta toccatala non la si scorda più, anche se la si perde per spaccio di farmaci.

Io dico che mi è stato concesso di mettere il dito al centro dell’origine dell’universo. 

Là dove tutto l’ordine delle cose è contenuto e scritto.

Il qbit primigenio, se volete uscire dalla synfisica, e tornare a fisica e scienza.

Ma non è scienza infusa, è una porta dentro cui bisogna decidere di infilarsi, per ricondurre tutto alla sua unitarietà.

E studiare, con uno scopo preciso.

Ricongiungere gli opposti, di occidentale aristotelica memoria, dimentica che tra fisica e metafisica, ci va la synfisica: senza figure, e pure con il link alla figura.

Ognuno dentro al proprio quadrante di riferimento.

Siamo tutti profeti. 

Perché ogni mente è furore.

Perciò mi girano le balle quando sento parlare, tra l'altro, di intelligenza artificiale.

Abbiamo già 8 miliardi di cervelli pronti alla connessione.

Pronti alla civiltà dell’intelletto.

In evoluzione telepatica genetica, che un giorno ci farà comunicare tutti di psicoquanti neurali.

Bisogna essere epifanici nel guardare le cose dall’alto.

Io non vedo cose che non ci sono, io vedo cose che voi non vedete.

E così c’era bisogno di fare una brutta copia di tanta grazia neurale?

Comunque.

Non sono un pensatore

Non sono uno scrittore.

Non sono un insegnante.

Non sono un dotto.

Non sono un sapiente.

Non sono un saggio.

E allora?

Io computo la revoluzione perenne.

Per ricomporre ogni opposto.

Io cerco l’altra via, che c'è sempre.

Io sono misura.

Ma lungo e tortuoso si presenta il cammino.

Con una risata 

Che "io sono misura" è tanta roba.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Ma che manìa, inventando come fosse vero, si' nu dio 'e malato . Illumino l’immenso.

 

Bonus track.

Si vive di intelligenza, di intermittenza . Di cosa si vive.

 

Odio l'estate.

martedì 8 agosto 2023

2023 08 08– Convertito sulla via dei buci.

 2023 08 08– Convertito sulla via dei buci.

 

Nel senso dei fori, quelli ‘mperiali.

Mi sono convertito.

Ho visto la luce e son diventato fasista.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2023/08/07/dalle-licenze-dei-taxi-al-caro-voli-le-norme-allesame-del-governo_db225fb0-42ce-4cee-8c93-9f0ffa5ea072.html

Manovrone di ferragosto.

Quello di cui nessuno se ne accorge.

E si possono fare le meglio porcherie.

Ma i fascisti no.

Loro sono gente tutta d’un pezzo.

E le stanno pensando proprio tutte.

Insomma questo acquedotto sullo stretto lo vogliono proprio fare.

Servirà a portare l’acqua in Abissinia.

Dove coltivare il deserto di fiori di mille colori.

Si potrà fare concorrenza ai tulipani.

Fascisti per fascisti famo pure come li boeri.

Magari sarebbe meglio qualcosa di edibile.

Ah, ma no.

Non era l’acquedotto nel deserto.

Quello si che aveva senso.

Questo è il ponte sullo stretto.

Il golden gate de noartri.

Strutture de fero a penzoloni su plintoni de cemento.

Come fanno i cinesi, che mica stanno a farsi tante pippe.

E se c’è da costruire un ponte di 30 chilometri e rotti ,lo fanno con tanto di isole su cui appoggiarlo

O non so che, che che ne so io di come si costruiscono i ponti.

Io ricordo solo dei gioielli di meccanica pesante.

I carri di varo.

Gettano avanti pezzetto per pezzetto ogni pezzetto di ponte.

In modo tale che non cada tutto a mare.

Il tutto su di un terreno tettonicamente stabile, sarebbe meglio.

Speriamo che il nostro non cada per una scoreggia vulcanica.

In fondo è caduto quello ligure e senza nemmeno terremoto.

Ma non mi fraintendete io di acqueponti ne farei della qualunque.

Pensate come ci starebbe bene un acqueponte sardo algerino.

Che così apriamo il percorso alla loro invasione, che sono già pronti a 12 miglia dalla nostra costa.

In effetti cicinavemmafè di quest’isola da bilionari.

Buona solo a piantare cardi con cui fare la plastica biodegradabile.

E la luce con il vento.

Per il resto una pietraia dalla coste smeralde tropicali.

Ma si, lasciamo tanta grazia ai mohameddi.

Intanto però questi fascisti hanno pensato proprio a tutto.

Discutono financo dai tetti ai compensi dei manager di questo acqueponte.

Quasi quasi viene il dubbio che se ne parli ad agosto per nascondersi dietro un dito.

In tutto questo ecco la rivincita di Salvini.

Da degradato a tassinaro, a paladino delle supertasse alle banche.

Sempre per finanziare l’acqueponte.

Che per non farlo cadere a mare ci vogliono le tipiche migliori eccellenze italiane.

E quelle vanno pagate, offshore.

Ma invece no.

Salvini è sorprendente quando prende il taxi per andare in banca.

Le tasse sulle banche servono a pagare la riduzione delle tasse di alcuni miliardi.

Così, generico, alcuni.

Dimenticati i miliardi a pioggia.

Con tanti saluti alla flat tax.

E meno male.

Che io lo dicevo che nun se poteva fa’.

Ma l’importanza in politica è la coerenza.

E la grana.

Ad avercele.

Altrimenti sono solo sogni grandiosi.

Certo poco fasisti.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Sogni grandiosi Bandabardò Carroponte