venerdì 3 febbraio 2023

2023 02 03 – Opere d’arte

 2023 02 03 – Opere d’arte

Per www.parolebuone.org su www.shareradio.it . Arte

 

E’ davvero troppo vasto, l’argomento arte.

Così mi sento impossibilitato a coglierne l’essenza.

A darne definizioni o significati.

Decido di ignorare la consueta traccia degli editori delle parole buone.

E vado di scrittura a mano libera.

Senza canovacci improvviso quello che viene.

Una jam session semantica.

O forse dialettica, chissà.

Ecco, già mi perdo nei meandri delle parole.

Figuriamoci nei significati profondi.

Navigo in una accozzaglia di banalità e luoghi comuni.

I quali, però, spesso diventano tali in quanto veri.

E in quanto veri sono belli, a volte come perle di opere d’arte.

Una cosa però la voglio dire.

L’onnipresenza della creazione artistica pervade ogni regno, che sia vegetale, animale o umano.

Così è opera d’arte una pianta che germogli, come un alveare fabbrica di miele, fino a quelle forme espressive proprie dell’essere umano, sempre alla ricerca della bellezza.

Questo è il mestiere dell’artista.

Costruttore e raccoglitore di bellezza.

Che testimonia la presenza divina.

Se è bello è buono, diceva la kalocagatìa.

In qualche modo, la capacità di cogliere l’essenza divina nella sua onnipresenza.

Ecco che l’artista è quello che “io vedo la divinità che è dentro ogni cosa”.

Io vedo dentro di te, citando l’opera d’arte di Avatar.

Ma torniamo in noi.

E non alla indefinibile arte.

Io non sono un’artista.

Questa è una certezza.

Non so dipingere o disegnare.

Non so scolpire o nemmeno intagliare.

Non so creare, in qualsivoglia forma di genere.

Ho provato col pianoforte, da giovane.

Dieci anni di classica per arrivare a suonare, male, la marcia alla turca di Mozart.

Così un giorno dissi a mio padre : "Papà, io non sono buono".

"Regaliamo lo Schimmel a chi può farne buon uso".

Lui mi ascoltò.

E lo Schimmel finì alla scuola per bambini ciechi in via Conservatorio.

Ci passavo davanti tutti i giorni andando alle elementari.

E mentre camminavo, che quello lo sapevo fare, ascoltavo note e melodie uscire dalle cieche finestre.

Mi consolavo dicendo che avevo fatto un’opera buona, creando l’occasione per diffondere il bello.

Forse quella fu una occasione in cui fui davvero artistico.

Poi, anni dopo, arrivò la pazzia.

E io scoprii il genio farsi opera d’arte.

Era la mia vita che in qualche modo e per alcuni istanti, era diventata opera d’arte.

Una bellezza.

E che volete.

Cose da pazzo.

In produzione d’artista.

Voi siete i pazzi.

Mica van Gogh

 

Kalimmudda ipsum dixit

giovedì 2 febbraio 2023

2023 02 03 - Nulla è perduto, olè

 2023 02 03 - Nulla è perduto, olè

Ma si, che ci frega.

Spaziamo.

Vedrete che intendo in senso letterale.

Ebbi un privilegio.

Fui toccato di grazia illuminante.

Ma non mi capirono.

E fui chiuso in manicomio.

Ma io sapevo.

E mi misi a studiare.

Onde evitare di essere miscreduto.

Insomma volevo evitare che mi credessero un delirio.

Così per alcuni anni mi misi a studiare, appunto.

Di scienze per lo più, ma non solo.

Tra le cose che ancora mi affascinano c’era la fisica.

Scienza che mi spiegava come funzionavano le cose.

Portandomi lontano da esoteriche concezioni che aborrivo per costituzione.

E studiando studiando incontrai il gravitone.

Particella elementare, all’epoca ancora non scoperta oggi non so, che compone e governa il campo gravitazionale, attraversandolo alla velocità della luce.

Mi chiesi allora come mai tutti diano per scontata la radiazione elettromagnetica in tutti i suoi spettri e le sue declinazioni.

Ha visto la luce, urlava James Brown a Belushi, ma mai nessuno mi ha detto che aveva sentito la gravità.

Sembrava che la gravità fosse data per scontata.

Eppure è la miracolosa chiave di tutto.

Perché tutti restiamo affascinati dalla luce, e poi la gravità non ce la filiamo manco de’ pezza?

In fondo nel campo del vuoto non vuoto, una piccola fluttuazione accende una scintilla.

E vabbè’, è facile, soprattutto se sei il padreterno.

Ma perché non potevamo restare fotoni non soggetti al peso della massa?

Ecco, questo è uno di quei miracoli che fa parte delle dinamiche di fondo della creazione.

Così studiando e riflettendo diedi per scontato il miracolo e mi chiesi che altre proprietà fossero nascoste nei meandri del sapere.

Nacque la neurosfera, che tutto conserva come inciso nel vinile dell’universo.

In fondo qualsiasi cosa diciamo, facciamo o pensiamo genera una alterazione di distribuzione di massa che per ordine naturale delle cose resta incisa nel campo del gravitone.

E quindi?

Quindi questo spiega tante cose, ad esempio la crescita del pensiero collettivo.

Una proprietà della neurosfera, infatti, è che i solchi nel vinile si ridondano sovrapponendosi sempre più per il semplice fatto che tutto è in rotazione, nella quale tutto si ridonda crescendo sempre più

O, tanto per fare il mistico, il fatto che tutti, in tanti modi, ci ritroviamo a pregare anche reiteratamente, in  modo da rendere la ripetizione veicolo di trasporto di onde gravitazionali.

Lessi da qualche parte che a questo serve la cantilena dei mantra, ad aprire delle guide d’onda dentro cui si infilasse il pensiero.

Dritto a cavalcare il campo del gravitone e fino a raggiungere il centro dell’origine dell’universo.

Dove forse non troveremo risposte, perché nascoste in un campo diverso, magari a decine di dimensioni che solo un giorno scopriremmo se attraversabili.

Per intanto, però, una cosa che attraversa le dimensioni c’è.

Si, certo, la forza dell’amore.

Ma io intendevo qualcosa di più miracoloso.

L’amor in musica, che certe volte rompe i muri delle leggi fisiche.

E, con perizia e maestria, risale fino alle vibrazioni originarie dell’universo.

Dove nulla è perduto.

Olè

 

Kalimmudda ipsum dixit

mercoledì 1 febbraio 2023

2023 02 03 - Monastico, insciallah

 2023 02 03  - Monastico, insciallah

 

“Genti diverse venute dall’est, dicevano che in fondo era uguale .

Credevano a un altro diverso da Te, e non mi hanno fatto del male.”

Signori, questo è un memorabile incipit coi cosiddetti controcazzi.

Lo so, lo so, non si dovrebbe nominare invano.

Ma forse qua non c’è niente di invano.

Semmai una laica preghiera a dimostrazione del fatto che pregare preghiamo tutti.

Perfino chi sembra blasfemo.

Anzi, secondo me certa blasfemia è una somma preghiera di protesta.

Ma non volevo parlare di questo.

Semmai segnalare il capolavoro riportato alla chiosa finale.

Quello che volevo dire è altro.

Bisogna sapere che io, tra le altre cose e parentele, ho un cugino prete.

Non so se la definizione di prete è calzante stante la miriade di ordini, cariche e soldati vaticani.

Sta di fatto che quando eravamo piccoli, ricevette la chiamata e annunciò in famiglia che voleva ordinarsi.

Tragedia familiare, per quello che ricordo.

Come se la sua vita fosse finita, tutti dimentichi della chiamata che quando arriva arriva.

Mentre tutti cercavano di dissuaderlo, io chiuso nel mio silenzio, in realtà lo invidiavo.

Quanta sicurezza gli dava la fede.

Quella stessa che io dicevo essere un dono, certo, ma che io non avevo ricevuto, nonostante decenni di indottrinamento scolastico cattolico.

D’altronde se è un dono non arriva mica col preavviso.

In ogni caso, bisogna sapere che il cugino non è un prete bigotto, ma ha studiato teologia, filosofia, e a quanto ne so io pure fisica.

La presenza della conoscenza è una bella dimostrazione della di Lui esistenza.

Comunque.

In realtà, poi questa fede benedetta la ho ricevuta anche io in forma del furore profetico che è insito nella manìa.

Tanta fatica ad affrontare il manicomio, ma per aver potuto toccare il centro dell’origine dell’universo ne è ben valsa a pena.

Un po’ alla San Paolo sulla via di Damasco,  cui feci seguire svariati anni di studio, in particolare di materie scientifiche.

Volevo la prova che i miei non fossero deliri e perciò mi serviva la base epistemologica.

Elaborai anche scritti e teorie, non senza una certa fatica da autodidatta scrivano.

Ne ho tratto l’insegnamento che la fatica è solo il prodromo al premio.

In realtà non esiste fatica nella misura in cui si è disposti ad accettarla.

Oggi cosa mi resta di tutto ciò?

A parte la certezza di non essere soli, la cosa che reputo più importante è il costante percepimento di una sorta di qualche serenità, seppur singhiozzante.

Ovviamente non vuol dire non fare niente.

Anche il cugino si è fatto svariati anni di parrocchia a Barra, quartiere “banlieu” di Napoli.

Così se dovessi fare una sintesi direi qualcosa del tipo “ora et labora”.

Che però secondo me è parziale.

Dovrebbe essere ora, labora e contempla, l’onnipresenza, la cui contemplazione ti da la forza di orare e laborare.

Per fare questo credo si debba evolversi oltre il pensiero comune ordinario.

E relativizzare l’importanza della vita materiale.

La contemplazione è forse sorella della meditazione, oggi tanto di moda, ma la realtà è che non c’è bisogno di guardare ad est.

O meglio, sicuramente va bene, l’ho fatto anche io, ma noi siamo educati di quella meravigliosa letterarietà da cristiani e cattolici, e come potrebbe confermare il cugino, è già tutto scritto, e magari ne sapessi di più

Ma una cosa la so per esperienza. Se avrete voglia di approfondire vi renderete conto che “in fondo era uguale”.

Quindi, ritorno al mio obiettivo contemplativo, e più o meno chiuso in casa, cerco di essere monastico, alla ricerca della contemplazione attiva, nel rifiuto dei bisogni imposti.

Al mio personale credo di “voglio non volere”.

Che in effetti è concetto molto di provenienza di quell’Est di cui sopra.

A Dio piacendo.

Insciallah.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Il testamento di Tito

 

domenica 29 gennaio 2023

2023 01 28 - L’ubris da sisifi

 2023 01 28  - L’ubris da sisifi

Eh già

E siamo ancora qua.

E che fatica.

Perché vivere è fatica senza manco un’illusione, un sogno usato o un’invenzione.

Era una citazione, se l’indovinate.

Ma non è che l’invenzione aiuti poi tanto.

Anzi.

Ci deriva nel mondo del sé.

Dando troppa importanza all’io.

Il quale poi scalpita nei nostri schemi neuronali.

Reclamandosi importante.

E ci fa credere di essere chissà chi.

E di potere fare quello che crediamo di volere.

Mentre la realtà e’ che ce lo hanno insegnato.

La chiamano socializzazione.

E tutti socializzati spingiamo il nostro masso verso la cima del monte.

Guidati da questa specie di istinto di sopravvivenza sublimatosi in senso del se’.

Mentre basterebbe alzare la testa per rendersi conto della comunanza di lotta quotidiana.

Non tutti sanno, infatti, che quando Sisifo arriva in cima, e prima di ricominciare, ha un istante per alzare la testa.

E: meraviglia!

Guardandosi intorno non può non notare con ignaro stupore che su ogni cima circostante, a perdita d’occhio, altri sisifi stanno spingendo il loro masso.

Questa è la condizione umana.

Siamo tutti sisifi.

Se ce lo ricordassimo, ecco che anche il nostro peccato originale sarebbe più chiaro.

E esorcizzabile.

L’ubris.

Arroganza, presunzione, tracotanza, orgoglio, superbia, boria.

Chi più ne hanno più ne metta.

Ma ricordatevi che gli dei greci non sono compassionevoli e misericordiosi.

E l’ubris viene sempre punita.

Ci torna indietro come un boomerang.

Oggi va di moda, e lo chiamiamo karma.

Io lo chiamavo carmapasso.

Un “ubrido” incrocio di culture che sta tra karma e contrappasso.

Così chiosiamo con una aneddotica metafora.

Colorita.

Quando ero giovane, appena laureato, ero intriso di ubris.

Avevo fatto “la” Bocconi.

L’università “top” da veri ubridi.

E coi compagni ci dicevamo sempre che appena usciti avremmo “spaccato il culo ai passeri”.

Poveri passeri.

Che infatti si presero la loro rivincita.

La carmavincita.

E appena alzai la testa, alla ricerca del primo passero da inculare, mi resi conto della sisifica prima verità.

In giro non c’era neanche un passero.

Solo tanti rapaci voraci.

Come avvoltoi intrisi di sé.

Per genetico ordine naturale delle cose.

A sorvolare la carogna di me.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Vivere

mercoledì 25 gennaio 2023

2023 01 25 - Scommettiamo

 2023 01 25  - Scommettiamo

 

I meglio anni della nostra vita.

Quelli che oramai sono alle spalle.

Un’aura di morte onnipresente.

Bisogna prepararsi.

E invece tutti la ignorano.

La temono.

La rifuggono.

Con mille artifizi.

Esorcismi tentati.

Consumi, edonismi, riproduzioni.

E pensare che c’è chi dice che sia l’unica vera esperienza della vita.

Mi trovo concorde.

E aspetto.

Certo, bisogna essere grati.

Ma chi lo ha detto non si sa.

Solo che la gratitudine scema poco a poco.

Mano a mano che se ne esauriscono le scorte.

Un intaccamento qua, uno la.

E io invece mi preparo.

Mi ci crogiuolo, in quel pensiero malato.

Ma malato secondo chi?

Ogni giorno un po’ più vicina.

Come arriverà non si sa.

Mi dicono che sono pessimista.

Casomai realista.

Spesso propenso al cosiddetto humour nero.

E dunque.

Dopo www.animemundi.org , il facebook dei morti, ecco la nuova trovata.

Esorcismi in rete.

Un portale infernale, visto che senza peccati non ce ne è.

Con le previsioni di carmapasso.

E con le quote.

Si può giocare l’età o la causa, o entrambe insieme.

Scommettiamo.

E se ci vincete, potete lasciare la vincita in eredità.

Tanto a voi il benessere non vi avrà salvato.

Pentitevi dunque.

Mi sento predicatore, pare.

E ricordate di scrivervelo.

Ma dove gli eredi possano trovarlo.

Lascito testamentario.

Io mi gioco un tumore.

A quale organo è più difficile.

Ma se lo becco di sicuro sale la vincita.

Lo so perché non mi sono meritato la velocità di un infarto.

Sto ancora espiando il mio di carmapasso.

E fatevi una risata.

Tanto quando arriva, sorella morte, poi passa.

Sicuro come la morte, appunto.

E voilà lo humour nero.

 

Kalimmudda ipsum dixit

I migliori anni della nostra vita.

domenica 22 gennaio 2023

2023 01 22 – Piccoli desideri

 2023 01 22 – Piccoli desideri

 

Non è che abbia tutta questa smania di scrivere.

Ma mi viene da farlo per introdurre un paio di piccole cose.

Io nella vita ho davvero piccoli desideri.

Tette e birra.

Così cantava quello pseudo nichilista di Frank Zappa.

Titties and beer

Val la pena di guardarlo.

Anche se non è il target finale.

Così mi sento di appropriarmi del concetto, tra sarcasmi e provocazioni.

Tutti vorremo avere una visione tanto zen della vita.

Magari ci bastassero due mammellion protuberances

Comunque.

Curiosamente qualcuno gli fa una specie di eco.

O forse l’eco è solo nella mia testa.

Addirittura inventandosi un festival delle tette.

Un Playboy Jazz Festival.

Per celebrare rotonde armonie.

E chi se lo aspettava.

A noi interessa la edizione del 1984.

Con un travolgente standard.

Suonato e cantato in maniera straordineria.

Birdland

Uno standard, due versioni.

Jazz fuso e vocalese, o quasi. Cantato se non proprio vocalese, non so bene.

Due come le tette.

Suona strano, o no?

Birdland

Allora, ogni volta che lo guardo non posso fare a meno di strabiliarmi

E così mi spunta un piccolo terzo desiderio.

Quello di condividere il genio che c’è nella bellezza autentica.

Che spazia dall’anatomia fino agli accordi.

Io sono incappato in queste poche cose.

Sarebbe bello un social per condividere le “chicche”.

www.chicche.org

Anche quella sarebbe civica educazione.

Educazione a distillare la bellezza di autentica essenza.

Dopodiche’, da aggiungere non ho granche’.

Ero anche incerto se postare questo pezzo.

Ma poi mi sono detto: “posta, posta, che ‘nce frega”

In mezzo a tanta spazzatura distinguiamoci con cultura.

Perlomeno quella poca che abbiamo.

E pensate di  quali mirabilie è capace l’essere umano quando non pensa a fare la guerra.

E’ ritrita, lo so.

Ma vuoi vedere che avevano ragione quelli di “make love not war”.

Buona visione

 

Kalimmudda ipsum dixit

 

venerdì 20 gennaio 2023

2023 01 21 - Autentica mente

 2023 01 21 - Autentica mente

 

Per www.parolebuone.org su www.shareradio,it : Autenticità

 

Autenticità viene da autentico, greco.

Sempre presenti e adatti come il prezzemolo.

Greci scassamaroni.

Mano al vocabolario, allora, e estraiamo ciò che ci e’ comodo.

Taglio e cucito.

Autentico si dice di opera d’arte o di letteratura, di scritto e simili, che appartiene veramente all’autore cui è attribuito, e non è un’imitazione o un falso: un quadro autentico di tizio.

Autentico si dice di racconto, relazione e simili, che corrisponde esattamente alla realtà e perciò merita fede: un aneddoto autentico.

Vedrete che sono definizioni appropriate e pertinenti: calzanti.

E io che volevo solo divagare.

Autenticamente.

Con la mia autentica mente.

Mentre così mi tocca concentrarmi.

Allora spariglia la quadriglia.

Una storia.

Ecco cosa farò.

Prodromica alla consueta citazione musicale.

La quale stavolta non e’ una chiosa, quanto piuttosto “la” còsa.

Con la ò alla pugliese, vai a sapere come si batte sulla tastiera, che sottolinea l’autenticità del momento, come le cime di repa.

La storia diventa storia.

Una tautologia, parolone che tanto fa scena e non serviva a niente.

Ma da l’idea di forbito.

Non autentico.

Mica come quei due.

Quei due della chiosa intermezza.

Che poi uno dei due l’ho pure conosciuto.

All’una e 35 circa, citando un altro autentico.

Al nano ristorante di un mio amico, nano perche’ ha una quindicina di posti a sedere, no mas.

Una delle tante serate allo sbando, oramai da ricordare da vecchi.

Rum e cocaina, come fossimo a Maracaibo.

Entra un uomo, ma non ci faccio tanto caso.

Noto solo di sguiscio che e’ un capellone crespo e lungo legato a coda.

Come quella dei pianoforte.

Chiede da mangiare e sento l’oste proporre solo formaggi e affettati.

Cucina chiusa.

Si accordano e il capellone si siede, mangia, finisce di mangiare e chiede un minuto.

Rientra e apre il piano, che c’era davvero, alla Osteria del jazz.

E inizia a volare.

Solo allora mi giro e vedo chi e’.

Stefano Bollani improvvisò un concerto per ringraziare l’oste.

Eravamo in 5 alle 2 di notte.

Uno dei più bei concerti mai vissuti.

Davvero autentico.

Così riprendo la chiosa intermezza e osservo con rimpianto che Armando Corea non mi ha mai suonato a notte fonda per pane e salame.

Peccato, questa rhumba avrebbe risvegliato anche noi morti.

La trovate al minuto 34 e 25 e fino a 41 e 22 circa del link qui sotto.

In principio fu il fazzoletto, per riconoscerlo il  principio.

In crescendo, un’orgia barocca, come credevo solo Chick potesse concepire.

E invece sbagliavo.

Sarà questione di pane e salame.

Ma quanta eleganza, nella storia aneddotica.

Autenticità: cosa ci volete fare.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Armando's rhumba

 

venerdì 13 gennaio 2023

2023 01 14 - Era meglio fredda

 2023 01 14 - Era meglio fredda

 

La guerra intendevo.

Quella che ci ha imbottito di propaganda missilistica.

Giocavamo a chi ce ne ha di più.

Mi raccontò un vetero democristiano avente cognizione di causa che l’apice si ebbe a Cuba

La crisi dei missili.

Cosa erano, gli anni 60? o 70?

Chi si ricorda.

Le memorie si perdono tra desueti percorsi neuronali.

La guerra nucleare era già decisa.

Si dice che fu evitata con una mediazione mandata dal cielo.

Davvero testimonianza di opera della provvidenza.

Ma sta di fatto che nessuna esplosione fungina a catena si è poi di fatto realizzata.

Invece qua mi mandano ai pazzi.

Come previsto non frega più un cazzo a nessuno.

Basta che scenda il prezzo della benzina.

Che poi non è nemmeno fatta di gas, almeno credo, e non si capisce bene perché debba essere salita.

E poi scendere.

E non fatevi ingannare.

Mi ci metto anche io.

Un grande respiro di sollievo e la ripresa del nostro tranquillo tran tran è assicurata.

E io mi ritrovo un argomento da scrivere per la mia comoda quotidianità.

Anzi a dirla tutta quello che veramente mi interessa è solo potere ascoltare la citazione musicale.

Allora ecco cosa vi dico

Era meglio quando era fredda.

La guerra.

Almeno faceva paura.

E a ragione

Questa guerra è scivolata tiepida.

Anche se solo nel nostro immaginario narrativo, che morire si muore davvero.

Nella realtà è calda, seppur forse non ancora bollente.

Quindi risaliamo alle origini.

Ma vi pare che si debba rimpiangere quel come eravamo?

Meglio quel mondo a due blocchi?

Con le sue mediazioni provvidenziali.

No, perché io quasi quasi ci tornerei.

Con tanto di tanti saluti imperiali a Nato, Ussr e a chi non so chi.

Almeno faceva paura, come dicevamo.

Che è sempre un buon deterrente.

Ancora. 

Purtroppo.

Back.

Back in the Ussr

Kalimmudda ipsum dixit.

 

domenica 8 gennaio 2023

2023 01 08 - Cose di pazzi

 2023 01 08- Cose di pazzi

 

Cose di pazzi e’ un modo di dire napoletano.

Significa quello che dice.

Cose di pazzi.

Ho sentito un amico che mi ha fatto ridere.

Un veterocomunista che ne ha viste tante.

Forse tutte.

Mi ha raccontato di essersi trovato con degli amici della sua età.

E riflettevano sull’andare del mondo.

Ovviamente con spirito vetero critico.

E altrettanto ovviamente con occhio di parte

Gli amici dibattevano sugli ultimi recenti eventi.

Dopo la crisi del capitalismo chi si aspettava di vedere quello che abbiamo visto.

Una pandemia!

Che bloccò tutto il mondo !

E poi  una guerra !

Proprio in casa nostra.

Ma non bastava mica.

Il colpo di grazia al loro credo era arrivato elettorale.

I fascisti al governo !

Questa proprio non se la aspettavano.

Eppure fa parte dei cicli e ricicli della storia.

Soprattutto quando aumentano le tensioni sociali.

Allora il popolo bue si butta da una altra parte.

E se il centrosinistra, erede del comunismo, li ha delusi ecco che virano a destra.

Salvo poi accorgersi che nel mondo della geopolitica globale non cambia niente.

Non siamo più noi a decidere cosa fare.

E in questo i neofascisti fanno tenerezza.

Credono di potere.

Mancano di ideologia fondante.

Non hanno due secoli di esistenza mondiali fondata su semplici idee forti.

Io ricordo sempre con affetto che tra capitale e lavoro e’ il primo che si appropria del plusvalore creato dal secondo.

Che lucida idea!

Poi tanti altri ideali di ampia visione.

Pur sforzandomi non li vedo in questi neofascisti fortunatamente alla acqua di rose

Forse perche’ non sono nemmeno fascisti.

Solo isti.

Derivato di chisti.

A significare che sono questi e basta.

Accozzaglia di elettori persi nel mare della confusione.

Ma tanto secondo me durano una tornata elettorale.

Poi sotto a chi tocca.

Avanti un altro.

E che siano quelli giusti.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Qualcuno era comunista - GG

 

domenica 1 gennaio 2023

2023 01 17 - Adozione in presenza

 2023 01 17 - Adozione in presenza

 

Per www.parolebuone.org su www.shareradio,it : adozione

 

E così quella che sembrava assenza macinava trame e  tesseva orditi.

In occulta presenza.

Era oramai qualche mese che non partecipavo più al circo mediatico.

E più in generale a nessun circolo di tarantelle di sorta.

Non riuscivo ad avvicinarmi alla idea di dovermi esprimere.

Non ne vedo più il motivo.

Ma soprattutto non ne vedevo più alcun autorevole diritto.

Credevo che la botta finale me la avesse data la guerra in Ucraina, che nel nostro subconscio, e pure nel conscio, abbiamo già tutti rimosso.

Dimentichi del plusvalore che c’è in ogni proiettile o missile o bomba, vera ragion d’essere di certe guerre di routine.

Ma nella sensazione di non potere nulla si vive male.

Una tentata soluzione diventa il ritiro.

Estraniarsi in una sorta di rimozione negazionista.

Non voglio vedere.

Non voglio sapere.

Non voglio fare.

Tanto sono una goccia nel mare.

Ma in realtà ci si fa una domanda, anche se lo si nega

Di cosa è fatto il mare se non di una moltitudine di gocce?

Così non ce ne si rende conto, ma nascono le onde.

Piccole molecole rotolanti aggregate su se stesse.

Mi rendo conto oggi, allora, di una sorta di mia genetica della contestazione.

Iniziò anni addietro, contestando lo stile di vita dorato di consumo della mia famiglia

Diventò critica costante di come ogni cosa potesse essere diversa.

Si sublimò in negazione dei consumi.

Così mi ritrovai a contestare il modello di consumo, appunto.

Niente lusso.

Niente auto.

Niente acquisti insensati.

Solo una conservazione monetaria a beneficio di mia figlia quando sarei morto.

Per darle la libertà che il benessere aveva dato a me.

Certo.

Ma non solo.

Contestazione latente ma sempre presente.

Sempre foriera di soluzioni per tutti.

Il mestiere del profeta di quadrante.

Così elaborai teorie su possibili modelli di spesa alternativa.

E’quella la causa primaria, l’errata allocazione di risorse.

Ma provate a immaginare

Dirottate 10 euro al giorno verso un portale da inventare.

www.revospesa.it

Il portale di umana adozione, tra l’altro.

Comprate un essere umano e allevatelo e accuditelo.

Come fate con un cucciolo.

Ma a distanza, come fanno tante associazioni.

Ma più grande.

E più trendy.

Virale che diventi una moda.

Altro che Gucci, io compro bambini.

Mi viene in mente il pianto finale di Schindler's list quando si guarda la fede e dice: “potevo comprarne uno in più”.

E ricordatevi di essere moltitudine che da goccia diventa onda.

Scegliere.

Ecco allora che il consumismo diventa potente arma di costruzione di massa.

Adozioni in presenza.

Dopo mesi a camminare la soluzione.

Che tristezza non farlo.

 

Cammina cammina

Kalimmudda ipsum dixit