mercoledì 8 novembre 2023

2023 11 08 – Il triste teatro dei candhapajiee.

 2023 11 08 – Il triste teatro dei candhapajiee.

 

Cani da pagliaio.

Questo vuol dire.

Povere anime.

Non è per colpa loro.

Ma ce ne è un’infinità.

Che ci circondano di mediocrità.

Io l’ho visto in prima persona cosa vuol dire.

Tenevano alla catena da anni un povero bastardino che dicevano mordace perché abbaiava sempre.

Faceva il so’ meste’ di candhapajiee.

Finchè io mi avvicinai e pretesi che lo slegassero, tra l’orrore e il terrore del contadino.

Gli dovevo comperare la cascina e i terreni per il mio progetto di prototipo di Mac.

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Per cui davanti alla grana, pur riluttante non si fece pregare due volte.

Slegò il cane da pagliaio che mi corse incontro per leccarmi di gratitudine senza ombra di ferocia.

E restò sempre lì a fare la guardia anche da libero.

Ma questa è una storia di bellezza contadina, lontana dalla mediocrità che abbiamo puntato da ferma.

Cani da pagliaio nell’astigiano.

La locuzione si usa per indicare uno che inveisce, minaccia, insulta ma che in realtà è inoffensivo.

Si dice anche di una persona che chiacchiera, chiacchiera, chiacchiera ma non conclude nulla.

Uno tutto chiacchiere e distintivo, per chi vuole cogliere un pezzo di storia del cinema.

L'espressione fa riferimento al cane da pagliaio delle fattorie, dove un tempo, di notte, i cani aggressivi venivano affiancati da cani di piccola taglia, molto rumorosi ma completamente inoffensivi i quali, con il loro abbaiare ininterrotto, potevano tenere lontano i malintenzionati.

Un tempo in campagna, quando nasceva una cucciolata di cani, il più versato nella punta diventava specialista nella ferma, quello più robusto faceva il riporto, il cane combattivo e magro veniva usato come animale da tana.

Per ognuno di essi il proprietario stabiliva il destino in base alle caratteristiche e alle capacità.

A volte però c'era anche il cane scemo, quello incapace di seguire tracce olfattive, di vedersela a tu per tu coi selvatici, o di riportare al cacciatore la preda uccisa.

Ecco come si sceglieva un cane da pagliaio.

Se il cucciolo non era buono da niente lo si legava alla catena e gli si gettava un osso di quando in quando.

Candhapajiie. Cani da pagliaio.

Dice l’avvocato, quello astigiano : “cane da pagliaio è proprio la definizione che si dà al massimo dei derelitti, che alla fine contiene nella vecchia saggezza popolare un pizzico di comprensione e un pizzico d’amicizia. Anche ai ‘candhapajiee’ ogni tanto qualche zuppa viene offerta.”

Ma nell’accezione meno lirica, il can da pajiie sembra piuttosto il cane buono a nulla.

Quanti ne riconosciamo nello squallido panorama di pauperismo intellettivo in cui navighiamo.

Comunque bella la campagna, perché è bella.

Ma son luoghi di vita dura.

Dove senza un po’ di sana tradizionale saggezza contadina si resta invischiati in una inutile mediocrità.

Quello che so è che avevo progettato il mio prototipo di revoluzione su piccola scala.

Replicabile più volte come cucciolate di cani di utile utilità.

Invece il popolo applaude e ringrazia quel poco che sa.

E succhia la tetta finché ce ne avrà.

E che ci volete fare.

E’ gente per cui le arti stan nei musei.

Forse alla fine lo siamo tutti.

A me la zuppa però non l’hanno mai offerta.

E son rimasto forestiero.

Buono a nulla.

Sijmadicandhapaijiee tutti.

Naaa, non tutti.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Sijmadicandhapajiee

 

 

martedì 7 novembre 2023

2023 11 06 – Oye como me falta el Pandino

 2023 11 06 – Oye como me falta el Pandino

 

Ieri niente di nuovo.

Solo la solita gente che muore.

Morti ammazzati.

Morti di fame.

Morti di curabili malattie.

Il solito clima feroce.

I soliti poveri per incuria occidentale.

Insomma, il solito mondo impazzito.

Tuttapposto, si fa per dire.

Zitti nella loro idiozia pure i fasisti.

Risparmiamo parole per pregare.

Ho nostalgia di come eravamo.

E rimpianto per chi siamo diventati

Comunque.

Non lo pensavo possibile.

Oramai e’ più rara di una scoiattola antica.

Di cui invece oggi Milano ne è piena

Allora forse tornerà pure l’era della sostanza.

Auspico un movimento per il ripopolamento.

Ripopoliamoci d’essenza.

Catalitica, meglio elettrica.

Di principio attivo

Ieri l’ho vista.

Specie in via di estinzione.

La Panda.

Un pianale, un motore, una scatola di lamiera, le ruotine, un cruscotto che pareva a candele.

E dei sedili che infliggevano cilicee punizioni.

Bella.

Rosso Ferrari.

Da poesia del vorrei ma non posso.

Rigorosa, sobria, austera.

Pregna di proto design.

Manco una concessione di curva.

A sottolinearne la natura essenziale.

Praticamente cubista, nel senso di cubo, non di ballerina e nemmeno di artista.

Cubica come palazzi del blocco orientale.

Non che io disprezzi il design.

Anzi trovo che l’umana ricerca della bellezza divina sia nella sua essenziale natura.

Il mondo sarà sempre più neurosfericamente immateriale.

Traducendo il pensiero in ogni trovata d’arte curvatamente varia.

Per questo bisogna ricordarsi di rispettare i principi di base.

Un’ automobile è fatta per muoversi.

Tanti accessori e curvati dettagli cromati sono comunque il superfluo.

La Panda era solo un’automobile.

Senza bisogno di curve e storture, ma solo dritture.

Mentre oggi si viaggia in astronavi.

Bombate proprio piene di quel superfluo.

Seppur con un gps, bella trovata pur se di satelliti costata.

E’ l’età, lo so bene.

Ma a me me falta la Panda.

La compravano in tutto il mondo.

Era un orgoglio nazionale.

Austera si, ma abbordabile per tutti.

Le usavamo anche da noi, con tanti pandisti ad aggiustare la rete dei telefoni altrettanto cubisti.

Me falta, in spagnolo.

Forse è nostalgia di quando le macchine noi le facevamo e vendevamo nel mondo.

Ed in Espana eravamo noi i conquistadores.

E adesso in che cosa siamo campioni?

Meid in Italy

Nel tratteggiare disegni.

Da mutande alla moda a grattacieli in pendenza.

Sono sempre incerto se la civiltà del design e del superfluo sia cosmesi dal cosmo.

O decadenza consumanista.

Ma in fondo chissenefrega.

Oye como me falta el pandino.

Ma forse era solo una scusa.

Giusta per l’essenziale.

Un Santana riciclante di Puente da decenni.

Oye : come va ?

Non frega.

Vamos a bailar.

Per dimenticar.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Oye come va ?

 

 

domenica 5 novembre 2023

2023 11 05 – La civiltà dell’intelletto meridionale

 2023 11 05 – La civiltà dell’intelletto meridionale

 Forse per www.parolebuone.org. e forse su www.shareradio.it

 Civiltà. 

Meridione.

Si, il fatto che eravamo già ricchioni, certo.

Mentre un piemontese era ancora cavernicolo.

E vabbè, lasciamocelo pure nella sua caverna di tolleranza.

Quando ero piccolo andavamo al Sud in villeggiatura, in macchina.

Ogni anno io mi preparavo alla frontiera.

Che immancabilmente arrivava in bagno di sudore quando si raggiungeva Eboli.

Un paio di svolte ed eccolo il profondo sud.

Rappresentante di tutti i sud del mondo.

In un mare di terra arsa e pietrisco caprino io da giovine in chiericato silloggiavo.

Papà, ma se Cristo è il figlio di Dio e Dio è onnipotente, quindi Cristo pure?

E allora perché si è fermato a deboli?

Questa è la vera domanda.

Chissenefrega del valore simbolico di un titolo di libro e di quattro ruderi.

Ma perché i già ricchi li ha fatti benestare e gli altri no?

Sarà mica che Dio è banchiere.

Ci hanno pure costruito l’etica protestante.

Per l’Islam invece uno sarebbe da punire perché il denaro non deve generare danaro.

Ma io ho imparato che il nord trova sempre il modo, e si fa sempre scippatore, lui.

Si, questo è il mondo migliore mai esistito.

Ma io non mi accontento e lo pretendo perfetto.

E allora la civiltà deve tornare meridionale.

Ma sarà la civiltà dell’intelletto.

Non quella del profitto.

8 miliardi di cervelli interconnessi che attaccano sinapsi in un continuo flusso di scambi ideativi.

Altro che intelligenza artificiale: “il” supercomputer.

Serve però la conoscenza omnipervasa, giammai indebitamente appropriata.

E naturalmente la diffusione dell’intelligenza, geneticamente evoluta e all’uopo pronta da millenni.

Perché è la conoscenza che alimenta il libero arbitrio.

Ma è l’intelligenza che consente di elaborare le informazioni per scegliere cosa decidere.

Ogni conoscenza sarà naturalmente asservita al bene comune, che sarà noto a tutti e che pertanto non concepirà manipolazioni oligarchiche.

Quando tutto questo avverrà, saremo in una situazione di equilibrio iperdinamico ma perfetto, che potrà essere modificato da un chiunque.

In parole povere, chiunque potrà elaborare un pensiero nuovo che serva a fare meglio una cosa.

E tutti lo riconosceranno istantaneamente, senza alcun conflitto.

Una civiltà senza armi, senza fame, senza malattie, senza povertà, e soprattutto con un intelletto di danaro sano, il neuro.

In un continuum di energia pulsante, tenderà per sua natura a livellarsi alla velocità dell’istante come acqua nei vasi comunicanti.

Uno psicobaratto istantaneamente infinito alla velocità della luce.

Ma prima della civiltà, ed era ora, la rivoluzione.

Esci la grana, terùn a soreta.

Esproprio meridionale.

Banche occupate, sportelli espropriati, moneta requisita.

Indebiti appropriatori di regni e danari.

Che oggi varrebbero i miliardi di debiti di voi avari.

Il terrone di certo non è falso e cortese.

Ma come noto ben sincero e palese.

E che nc’amma fa’.

 

Kalimmudda ipsum dicit

Siamo meridionali

 

 

2023 11 04 – Insopportabile rigurgito antifascista

2023 11 04 – Insopportabile rigurgito antifascista

 

Quando ho voglia le immagini le so mettere anche io.

E una vale più di mille parole, tanto ha pure il titolo.



Mentre scrivevo un racconto da bambino che potesse donarci meraviglia, a Milano sfilavano opposti cortei.

Due forme di espressioni diverse, ma sempre di preghiere laiche si tratta. Non parlo delle sezioni fasciste naturalmente. Ma di scritture e cortei.

Io non ho mai capito perché, ma non sfilo, io scrivo

Mi aiuta ad ordinare il pensiero, mio e no.

Santo esercizio che consiglierei a tutti.

Ieri c’è stato il corteo 'Stop war no racism' organizzato da 'Milano antifascista antirazzista meticcia e solidale' con diverse associazioni pro Palestina.

La manifestazione si è svolta in contemporanea a quella organizzata dalla Lega "in difesa dell'Occidente".

Rigurgito il pensiero fascista.

Sbagliate se pensate che non ci sia.

Il punto non è che non c’è.

Il problema è quando c’è.

Io lo sapevo che prima o poi una cosa grossa emergeva.

E ho imparato addirittura a prepararmi a riconoscerla.

Non sono un esperto, non sono un dotto, non sono un saggio.

Ma io sono misura.

Io computo la revoluzione perenne.

Sempre alla ricerca dell’altra via nella neurosfera.

Mi affascina l’evoluzione assemblata della coscienza collettiva.

Ancora di più quella del suo inconscio.

Così, quasi quasi mi dispiace per la premierina tanto carina.

Son contrito premierina, tanto carina, ma siete in un gioco troppo più grande di voi.

Fareste meglio a tacere e non esprimervi, manifesti.

Dopo una serie di gaffe e meschine figurette, che il mio beneficio del dubbio mi ha sempre portato a trattare con ironia, questa è troppo grossa.

Un Ministro a indicativo fenotipo lombrosiano, istituzione ufficiale della nazione, dà fiato di ignoranza alla voce e dichiara "Fuori Hamas dalla Palestina e dai contesti occidentali e guai a chi finanzia il terrorismo, anche in Italia.”

“Il terrorismo islamico è la piaga di questo secolo".

Oh.

Aveva iniziato a volere difendere l’occidente e le libertà, come da foto.

Il pensiero di individuo o di massa è un sistema complesso.

Che si aggrega ed emerge crescente da solo.

Fanno così i sistemi complessi

Dal margine del caos emerge un ordine.

L’ideologia nasce come piccolo meme.

Poi cresce e diventa olocausto.

Intanto ci troviamo i fascisti in difesa dell’occidente.

E anche questa è tentata memetica.

Nuovo reato di mio personale conio.

Ma cosa è l’occidente, poi?

Portatore di ideologia totalitaria.

Una teocrazia di casta elitaria di profitti, ricchezza benessere e consumanesimo.

A spese di tutti.

Appropriatrice seriale.

Non è forse l’occidente che ha creato questo mondo?

Non è sua l’iniqua distribuzione di ricchezza?

Non è forse suo l’ambiente martoriato?

Non sono figli suoi i bambini feroci ?

Poi questo è il mondo migliore mai esistito.

Ma non vuol dire che non possa precipitare nel baratro che si crea da solo.

Non c’è nessun attacco all’occidente.

Semmai un occidente sempre più insofferentemente tollerato.

Semmai una risposta consequenziale alle sue responsabilità.

Sempre ammesso che abbia senso parlare di occidente e quindi di oriente.

Nel qual caso però cartograficamente la Palestina è più in occidente che in oriente.

Paradosso.

Immaginatevelo dunque un nuovo meme.

Fascista dichiara guerra all’oriente.

Era provocatorio, eh.

Ma intanto gli gira in testa.

Sperando che lo faccia impazzire del tutto fino a farlo rinchiudere.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Rigurgito antifascista. sempre lui

 

  

Ndr : qualche link per un po’ di cultura.

https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2023/11/04/salvini-fuori-hamas-dalla-palestina_855f038b-a27c-4bd2-824f-c918302c3bb0.html

https://www.ansa.it/lombardia/notizie/2023/11/04/a-milano-piazze-divise-tra-israele-e-palestina_aecceee9-46a7-464e-9f6b-b936bc8ac107.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Palestina

https://it.wikipedia.org/wiki/Hamas

  

sabato 4 novembre 2023

2023 11 04 – Il paradiso dell’arca a vela

2023 11 04 – Il paradiso dell’arca a vela

 

L’uomo indugiò in contemplazione.

Poi considerò la situazione.

Ne concluse che non era messo bene.

Pure fedele al suo credo lo stesso era esposto a troppe crepe.

Non si può reggere con un dito la tela di incrinature di una diga che cede.

Non più di quanto possa un solo colibrì spegnere un incendio con l’acqua nel becco.

Qua mi conviene pensare a come prepararmi al peggio.

Gli venne in mente di costruire un’arca.

A vela.

Su cui caricare un campionario di creato.

Da traslocare su un altro mondo.

Da rifare migliore.

Costruì l’arca, la caricò di creazione e si mise ad aspettare.

Era una arca a vela, su cui aspettare il vento giusto.

Fu un giorno di gran maestrale e onde maestose che decise il momento.

L’arca partì al galoppo dei flutti e lanciò la sua vela maestra.

Prese a volare risucchiata dal cielo.

Fino a che il progetto si rivelò in mutazione.

Raggiunta la quota, richiuse ogni oblò.

E uscì via dall’aria.

Nello spazio celeste.

Navigandoci a vela.

Non trovò resistenze, ma vide meraviglie.

La terra vista da lassù era una biglia azzurra silenziosa.

Ma egli sapeva che dentro era tutta un’altra cosa.

Si commosse fremendo di addii.

E si accinse a navigare all’altrove.

Nel silenzio che risuona infinito, sentì d’improvviso un coro di voci.

L’anima del mondo gli chiese dove pensasse di andare.

Con dolcezza e fermezza lo ammonì silenziosa.

Non è questo il tuo posto.

Devi tornare ad aggiustare e pregare.

Il paradiso che cerchi, ce l’hai dentro ed in terra.

Devi insegnare a pregare più forte.

Fino a che le voci del torto diventin distorte.

Contempla con occhi di infante,

la meraviglia che vi venne donata.

Non è tempo per scappare.

Torna a casa a lottare.

E' questo il tuo paradiso.

Lo puoi fare in molti modi.

Pensieri, parole, opere, azioni e pure omissioni.

Tutte preghiere da ricordare.

Per continuare a pregare e invocare.

Noi ti ascoltiamo e noi ti aiutiamo.

Ma tu resta ad aggiustare i difetti.

L’uomo trasalì all’udir tanta grazia.

Si prese paura ma poi gli passò.

Troppo potenti eran state le voci.

Passate attraverso ogni sorta di intralci.

Giravolta dell’arca.

E si accinse ad aggiustare.

Con un ultimo moto di stizza.

Rivolto a quei senza strizza.

Si, ma che cazzo.

Sempre a me tocca fare il pazzo.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Io lo so che non sono solo

Misericordia, che contemplazione!



 

 

  

venerdì 3 novembre 2023

2023 11 03 – Più forte. Preghiamo più forte. Yeah.

 2023 11 03 – Più forte. Preghiamo più forte. Yeah.

 

Non vi sentono abbastanza.

Più forte, come urlano ai concerti rock.

Questo mondo è il migliore mai esistito, si dice e si crede.

Ferventi assertori pullulano, germogliati e spuntati.

Mi ci metto anche io, per quel che conta.

E tutto concorre al bene.

Per coloro che amano Dio.

Dice San Paolo.

Sant’Agostino ci mette anche il peccato, ho letto da qualche parte.

Ma se tutto sembra concorrere al male ?

Non mi fate fare il teologo.

Il teologo di famiglia ce l’ho già.

E’ mio cugino.

Io non ci capisco niente.

Ma oggi di grandi monotei ce ne abbiamo almeno ben tre.

Una strasantissima trinità.

Eppure il credo vacilla.

E’ lui, il cugino, che mi disse una volta di ricordarmelo.

Che il diavolo esiste davvero.

Ed è sempre in agguato e assetato. 

Anche di guerra.

E vabbè.

Divagazione mistica.

Ma come vabbè?

Ma guardatevi intorno.

C’era stato un ultimo grande profeta globale.

Ammonitore.

Era il Covid.

Con la forza del cagotto, che dell’umano fosse in atto il rigetto, ci aveva spinto a tanti buoni propositi.

Tutti svaniti lentamente nel mare delle buone intenzioni.

Di cui come noto è lastricata la strada per l’inferno.

Così ora ci troviamo in una stagione che appare sempre più quella di un infernale inverno della ragione.

Allora diventa sempre più faticoso restare fedele al credo iniziale.

Io non sono capace di girarmi dall’altra parte nella mia trincea di comoda contemplazione.

O meglio, lo faccio benissimo perché la realtà è che lo facciamo tutti per genetica predisposizione al rimozionesimo.

Poverini, come siamo fortunati, meglio a loro che a noi, et cetera.

Tutto mi passa attraverso, certamente, ma passando si porta ogni volta via un pezzetto.

E’ che io lo vedo il mondo perfetto.

E’ li, già pronto e a disposizione solo da fare.

Ma poi arriva qualche satanasso e scopro che non ce l’ho io, l’asso.

E allora?

Allora preghiamo.

Come preghiamo.

Tutto qui?

Si.

E’ roba di fisica.

Un amico un giorno mi disse che non pregava mai.

Gli scoppiai a ridere in faccia.

Tutti preghiamo continuamente.

Ogni speranza è una preghiera.

E’ che nell’era del consumanesimo a pregare ci si vergogna.

Troppa appropriazione, poca contemplazione.

Ma allora se non vi piace una ave Maria, fatevela voi la vostra preghiera di forza.

Che vi indigni e vi commuova.

Con i fremiti di amore.

Non rimozionate il dolore per paura.

La vostra preghiera resta incisa nell’anima del mondo come in una traccia di vinile.

E arriva, arriva, eccome se arriva.

A ricacciare il satanasso nel suo mondo non perfetto.

Quindi più forte!

Non vi sento!

Più forte!

Minchia se sono stato mistico.

Speriamo che non mi ricoverino.

Per sicurezza preciserò che il profeta non volevo essere io.

O forse solo un pochino.

Ripartiamo dalla salutare strizza Covid.

E questa è una preghiera.

Rap.

Yeah, yo, bro.

 

Kalimmudda ipsum dixit

La meravigliosa preghiera del Cherubini

 

 

giovedì 2 novembre 2023

2023 11 02 –La Pace dei gemelli

2023 11 02 –La Pace dei gemelli

 

Sotto la buona stella del cielo nascono tre gemelli.

Senza l’aiuto del cielo vengono separati alla nascita.

Uno si ritrova in una delle 60 terre di guerra che ci sono al mondo.

Uno si ritrova in un mondo più giusto di umile ma dignitosa povertà.

Uno si ritrova nell’opulenza della civiltà del consumanesimo.

Crescono.

Il primo sviluppa un talento per la rabbia e la violenza.

Il secondo riceve aiuto adottivo e impara a costruirsi una scuola.

Il terzo ozia e sguazza nel vizio senza nemmeno saperlo riconoscere.

Il primo diventa combattente guerriero.

Il secondo diventa seminatore agricoltore.

Il terzo diventa servo del suo essere mietitore profittatore.

Un giorno la buona stella diventa novella

E decide di farli incontrare.

Per fare loro raccontare tra loro le storie ricevute.

Io sono un grande guerriero e combatto il male.

Io sono un grande ricco e consumo piacere.

Tra i due estremi si fa timido avanti il secondo per terzo.

Io non ho i vostri forza e talenti.

Io ho solo imparato a coltivare angurie.

E’ faticoso.

L’orto è grande e bisogna irrigarlo a mano.

Scaviamo un nuovo pozzo di vari metri e poi ogni settimana daccapo.

Ma un giorno a Dio piacendo, dopo la scuola ci hanno pure donato l’irrigazione.

Insciallah.

Si è liberato tempo e adesso possiamo anche andarci, a scuola.

In bicicletta o a piedi.

E facciamo tante altre cose che abbiamo imparato.

Tipo cosa, chiedono gli altri due.

Tipo fare il formaggio, il miele, le angurie.

Cose così.

Da gente umile e modesta.

Ma dignitosa.

A volte sbagliamo, come quando nell’orto abbiamo piantato le angurie.

Ma poi abbiamo scoperto che di fianco a noi coltivava angurie la famiglia del più grande proprietario terriero della zona.

E ci siamo vergognati della nostra umiltà.

E abbiamo mangiato noi le angurie per tante settimane.

Il primo pensa che li avrebbe uccisi tutti.

Il terzo calcolava a mente i profitti.

Il secondo interviene di nuovo.

Ma poi la nostra buona stella ci ha mandato un signore.

Che ci ha insegnato quello che non sapevamo per non vergognarci.

Era proprio quello che serviva a noi.

Non che serviva a lui.

Infatti ci salutò al verbo di sono servo vostro.

Figuratevi che ci ha lasciato anche un aggeggio tecnologico per chiamarlo in caso di dubbi tipo d’angurie.

E come si chiamava questo gran signore, chiedono gli altri due?

Ha detto che non importa il nome delle stelle.

Sono tutte firmamento.

E poi ha detto che però se proprio volevamo, la nostra buona stella potevamo chiamarla Pace

 

Kalimmudda ipsum dixit

Jerusalem

Jerusalem reload


mercoledì 1 novembre 2023

2023 11 01 – War : provateci voi

 2023 11 01 – War : provateci voi

 

Siamo in periodo di morti.

Esco presto.

Il cielo è terso.

L’orizzonte è limpido.

Da piazzale Brescia si vede fin su sulle montagne.

Voglio portare fuori il cane.

Comperare un giornale.

Mangiare un cornetto.

Confino con la casbah che poi sfocia in Selinunte.

Pacifico margine tracciato attorno al cerchio della 90 91.

Attorno a me veli neri e facce scure.

Più lontano il quartiere ebraico.

Una camionetta mimetica pubblicizza l’operazione strade sicure.

Ne basta una.

Deterrente.

D’improvviso un rumore di rombo di tuono.

Non capisco da dove arriva.

Veli e facce scure si guardano intorno.

Incuriositi quanto me.

Fino a che sbuca la testa del serpente di una colonna di blindati.

E inizia a sparare sulla folla.

L’operazione strade sicure si aggrega.

Raffiche di non so quale calibro spezzano la gente in due.

Non so nemmeno dove cercare riparo.

Dicono ci siano reti di tunnel.

Ma devi conoscere la cartografia suburbana.

O qualcuno che la sappia.

Mentre cerco di orientare il disorientamento arriva un’altra raffica.

Il cane si macella triturato in mille pezzi.

Andato.

Corro all’impazzata, ma non so dove.

Mi viene in mente una rivoluzione.

Mica una occupazione.

In una frazione di lucidità chiamo mia figlia.

Voglio dirle di mettersi in una cantina e stare ferma.

Mi risponde al telefono mentre sento un rumore sinistro.

E’ un sibilo.

Come un fischio sempre più vicino.

Poi un fragore di uno scoppio.

E un attimo prima mia figlia rantola.

La paura le ha stroncato il cuore.

Senza tempo manco per la commozione di un pianto.

Intanto Selinunte è diventata un cratere di macerie.

Una fossa comune.

Di centinaia di corpi è un braciere

All’orizzonte vedo un bancomat.

Schemi neuronali ripetuti da tempo infinito mi fanno venire in mente di prendere dei soldi.

Possono servire per mangiare.

Mi assalgono in non so quanti.

Era l’ultimo goccio di liquidità disponibile.

Per tutti.

Da quel momento si fa la fame.

E pure la sete.

Ma calpestato sono ancora vivo.

Sotto missili e proiettili avanzano i blindati.

Fan paura son corazzati.

Poi di botto dei graffitari cambiano soggetto.

Nel quartiere ebraico stanno sotto lo stesso terrore.

Mentre spuntano le stelle dell’odio sui muri.

Terrore dell’orrore.

Devo continuare?

E certo che continuo.

Voglio turbare la vostra benpensante borghesucceria.

Corro all’impazzata zigzagando in mezzo al piombo.

Voglio uscire dalla casbah.

Prima che qualcuno la inferocisca.

Devo rientrare nell’alveo della 90 91.

E corro verso la mia bella casetta borghesuccia di via Monte Rosa.

Ho un sottoscala dove forse è più sicuro.

Eccola la vedo.

Tutt’intorno son macerie.

Ma la mia è ancora in piedi.

Svolto l’ultimo angolo di angoscia.

E la vedo.

Dietro la facciata, ancora in piedi, un cumulo di macerie del benessere.

Adesso non continuo più.

Dovete farlo voi.

E’ terapia.

E preghiera.

Provateci voi.

 

Kalimmudda ipsum dixit

War