giovedì 4 gennaio 2024

2024 01 04 – Il succo delle vongole scappate

 2024 01 04 – Il succo delle vongole scappate

 

Ci sono notizie che ti lasciano a bocca aperta.

Letteralmente vuota.

Il carovongole del cenone mi ha appena turbato assai.

Colpa dei malefici granchi blu.

Malfattrice combriccola di crostacei mutanti.

Scoprire l’annoso problema del consumatore di vongole non è cosa da poco.

Ma mi ricorda come faceva mia madre e tanti napoletani.

Trucco senza inganno per riempire pance vuote.

Lo spaghetto alle vongole scappate.

Ovvero, senza.

Ma piene di una lezione da primordi di marchetting evocativo di mitili che furono.

E così mi dico di uscire a fare quattro passi.

Acchiappo cane e fidanzata e ci avventuriamo nel barrio urbano.

E cammina cammina incappiamo in una di quelle vie piene di nostalgici alberghetti hotel dell’amore.

Una stella e tanto pelo, che nero.

Uno in particolare sembra una geniale operazione di marchette.

L’ insegna rossa è traballata giù.

E’ rimasto solo il preliminare di un hot rosso fuoco.

El non c’è più, burla’ giù.

Mi avventuro nell’azzardo di una interessante spiegazione.

Hot, rosso, el, il padrone dell’ostello meretricio è un genio della manipolazione del sottile sublimine.

Dal glande infiammato.

Direi così elegante di ingegno che lo fotografiamo.

Senza mandare la foto a nessuno.

Voglio usare la foto come testimoniante testimonial del potere del pelo.

Passano due o tre giorni durante i quali io cerco l’abbozzo di questa teoria delle marchette subliminali quando sento il suono di una notifica dal suo pc.

Pon pin, fa il suono della calda notifica.

Leggiamo una comunicazione al comune, in cui siamo in conoscenza.

Si sollecita il Nucleo Intervento Rapido a sistemare o rimuovere l’insegna pericolosamente pericolante.

Allegata la foto.

Quella che avevamo fatto noi.

Era un’opera d’arte.

Ma no, penso con un pelo di rimpianto alla privacy perduta.

Ma poi mi chiedo come è successo.

L’unica spiegazione plausibile che mi viene in mente è il potere della neurosfera.

Con le sue connessioni di sincronicità.

Qui non c’entrano i fascisti.

O forse si.

Ma che dico.

Sicuramente si.

I fascisti c’entrano sempre.

Dove trovi una stortura è il fascista che frattura.

Invece di pensare a spararsi tra loro, si facessero chiavare.

In strutture legalizzate.

Oggi da hotellini mascherati.

Senza che inseguiamo in rete le tratte.

Come vongole scappate.

Il nemico ci ascolta dappertutto.

Ma anche noi sgamiamo lui.

Dobbiamo solo ricordarci di connetterci alla mente.

E di connettere la mente.

E non altrimente.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Disperato turututu

 



 

mercoledì 3 gennaio 2024

2024 01 03 - Porto l’armi.

2024 01 03 - Porto l’armi.

 

All’armi.

Allarmi.

Voglio fare una premessa.

I miei postini non sono certo letteratura.

Ne satira, né cultura.

Men che meno informazione.

Forse a volte tentata formazione

Ma la realtà è che sono propaganda.

Dal latino propagare e diffondere.

Contropropaganda, per la precisione.

Spesso iperbolici strumenti, perché l’iperbole resta impressa facilmente nella mente.

Bella e funzionale la propaganda.

Il problema è fermare l'Onda, dimostrazione di storia fatta film, prima che monti in tsunami che ci affondi.

Da vedere anche quel sottile nazionale remake di sono tornato.

Comunque adesso sono giorni di polemica fascista.

C’è la storia del proiettile vagante.

Un proiettile fascista.

Dicono che è cronaca, che non si deve trattare di un caso politico.

Ma come non è politica.

Certo che è politica.

E’ un bollore di pensiero.

Da stroncare perché sincero.

E a me sembra proprio un tratto da fascista.

Se leggete la storia delle dichiarazioni del progun e pure oltre non potrete negare l’onda.

Poi legittimato da uno Stato di governo di certo destro, sinistro ma non di sinistra.

Lui è pronto all’autodifesa, ha il porto d’armi e chissà quali altre armi.

Si definisce un “reazionario” e da anni si professa favorevole al diritto dei cittadini di armarsi per autodifesa.

"Ad un certo punto della festa- è il racconto - ha tirato fuori una pistola per farla vedere in giro. Era piccola, sembrava un accendino, e la poteva tenere nel palmo di una mano".

Io lo conosco quel pensiero.

Ce l’avevo in famiglia.

Mio padre ne aveva un fottio di armi vere.

Stavano vicino ad una grande vetrina costruita apposta per esporre e celebrare capolavori di soldatini di tutte le guerre.

C’erano P38, 357, 44 magnum, altri calibri, shotgun, carabine, tra cui quelle delle fankokkole .

Mai armi automatiche, passione per quelle a tamburo, che non lasciano bossoli.

Cultura della guerra, cultura del più forte, cultura del terrore, cultura delle armi.

Tra guerre di colt e far west di famiglia.

Ovviamente me le mostrava con orgoglio.

Una sera degli anni del terrore tardò a rincasare che era già buio. Raccontò di un aggressore che affrontò con psichico vigore. A pistola puntata lui disse che non era carica. Quello confermò ma tirò fuori un coltello “che non si scarica mai”. A quel punto mio padre estrasse la sua di P38 d’ordinanza privata, e “gli sparai nel piede”.

Minchia signor tenente.

Un’altra volta lo vidi all’opera direttamente.

Fece davvero il far west.

Centro di Roma, due ragazzi col motorino cercano di scippare mia madre. Cade a terra mentre lui corre fuori dalla macchina. Mica per aiutare mia madre per terra. Gambe divaricate, mani puntate e fuoco. Sento ancora le urla dello scippatore : “cazzo scappiamo, quello spara, mi ha preso”. Alla gamba per fortuna, e via senza traccia di bossolo alcuna.

Hai capito l'apparente pacato sceriffo ingegnere.

Quando morì mi potetti finalmente liberare di tutti quei bellissimi strumenti di morte, ma dovetti fare prima il porto d’armi per la successione. Mi portarono al poligono per insegnarmi a sparare. Mi diedero in mano una 44 da ispettore Eastwood, dicendomi, divaricare le gambe, puntare a due mani che è più facile, inquadrare nel mirino, espirare l’aria e….fuoco!

Tutti centri trasaliti.

Non che ci voglia un genio, a tirare un grilletto.

Ma tu a quelli vagli a spiegare che i centri erano all’anima delle lucertole delle kokkole di sopra.

Quindi per concludere.

Io l’onda la vedo limpida come un lago senza fango.

E la rigetto.

Con anarchico rispetto.

Mentre ricordo quella incompatibilità tra il costituzionale ripudio della guerra ed essere grande paese mondiale produttore di armi.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Addio Lugano bella storia

Addio Lugano bella all stars

 

 

Ndr e riferimenti

La canzone che canticchiava spesso mio padre, senza che io capissi mai da che lato stesse.

Propaganda della Accademia della Crusca.

 

https://www.treccani.it/enciclopedia/propaganda/

 

https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2024/01/02/pozzolo-e-indagato-per-lesioni-aggravate.-test-della-polvere-sparo-la-mattina_d60d12d0-d735-476f-87d9-8fe48c4b6577.html

 

https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2024/01/02/i-post-pro-gun-del-deputato-fdi-difesa-con-armi_69f57683-a69e-41ca-a8b9-d0eeba1ac018.html

 

https://europa.today.it/economia/leonardo-italia-vendita-armi-sipri.html#:~:text=Oltre%2014%20miliardi%20di%20euro,Ue%20per%20vendita%20di%20armi

 

 


 

lunedì 1 gennaio 2024

2024 01 01 – E un altro anno

 2024 01 01 – E un altro anno

 

E’ arrivato o se ne è andato.

Si è ammazzato o l’hanno ucciso.

Resta il punto tollerante.

Tollerando si sta in pace.

O forse è il contrario.

Come sia sia, questo è il tema dell’augurio.

E a me tocca tornare a fare il serio.

Un altro anno si è ammazzato.

Il prossimo promette male.

Un anno sbronzo, un anno stronzo.

Mi son pure sentito il discorso del Presidente.

Guerre, violenze, giovani.

Ma faccio sempre fatica a non trovare vuote le belle parole.

Belle perché sono belle.

Ma sempre di uno Nato bombarolo alla difesa di attacchi di Stato.

Presidente è importante.

Tu manco mi conosci però tu mi rappresenti.

A me e tutta l’altra gente.

Allora volgo il fiato a ponente.

E con fortuna mi rivolgo oltremonte.

Scopro uno sprazzo di vera grandeur di manovalanza di poesia.

Presidente, belle le parole perché sono belle, ma quelle di poesia vanno più dritte al cuore fin dai bambini.

Invece di cagare il cazzo di vuota retorica, ti propongo il cineforum.

Raccontatela a scuola questa nostra storia.

www.manodopera

Che serva a rinfrescare memoria di quelli che eravamo.

E di quelli che ora siamo.

Intanto ripartiamo dai botti.

Che paura che avevate, quante cose sono state vietate.

Poi ho capito, quando il cane si è nascosto.

L’unico, o uno dei pochi, che tra bicchierate ed abboffate deve aver pensato a Gaza o all’Ucraina.

Non si vedevano luci nascoste sotto la scailain.

Ma si sentivano raffiche di scoppi.

Ecco come ci si doveva sentire in quelle vite da cani.

Ma sono certo che se lo è ricordato solo il cane.

Tutti gli altri a festeggiare.

Incuranti della memoria.

Benedetto sia questo mondo.

Il migliore mai avuto.

Ma non basti Presidente.

Serve che a cambiare sia la gente.

Allora vi dirò che cosa fare.

A reti unificate.

Inculcate nel profondo della mente, come eravamo da poveri.

Si apriranno i cuori.

Alla pace e tolleranza.

Senza vuota parola ma in urbana presenza.

O forse basta affacciarsi alla finestra giusta.

Una finestra di pace.

Per trovare chi prega in pace su tappeti bianchi mentre pudici veli di rosa vegliano sui bambini a giocare.

In una pace di mille colori.

Vivere in alto dà questo privilegio.

A volere guardare con distacco ci si accorge che basta poco per vivere in pace.

Senza bisogno di tante vuote parole.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Heal the world, lo cantava pure quel lui.

 

 


 

 

domenica 31 dicembre 2023

2023 12 31 – Fuochi alle polveri

2023 12 31 – Fuochi alle polveri

 

Ero piccolo piccolo.

Arrivava l’ultimo dell’anno.

Aspettavo tremolante di gioia.

Mio padre ci portava in montagna.

Erano anni di bum.

Per la mia famiglia poi eravamo su di un treno in corsa.

Inseguivamo la carriera di mio padre.

E l’agognato benessere.

Forse monetaria ricchezza.

Al momento riferito al racconto avevamo una orgogliosa piccolissima casetta monolocale in montagna.

Nella lussuosa prestigiosa Svizzera.

Ma nel cantone agricolo del Vallese.

Per arrivarci si doveva passare il Sempione.

C’era la scelta tra valicare il passo e imbucare la macchina sulla navetta del tunnel.

Mio padre sceglieva sempre il tunnel.

Credo fosse per rispettoso ricordo delle sue grandi opere da ingegnere.

Il Sempione non l’aveva scavato lui, ma sapeva cosa aveva voluto dire.

La frontiera stava a Iselle.

Poche anime sui treni ad andare e venire.

E un casotto di alpina gendarmeria.

Ci facevano aprire i bagagli regolarmente per controllare.

E noi ci fottevamo di paura.

Mio padre col passato da contrabbandiere continuava la pratica.

Per mantenere viva la sua tradizione qualche rischio si poteva pure correre.

E contrabbandavamo spiegazioni al gendarme.

Con le valigie piene di vietatissimi dolci napoletani.

E soprattutto, sotto il loro strato, ancora più vietati fuochi d’artificio arrivati direttamente da Napoli.

Tramite il complice zio Geppino, che radicato nell’anima dei mille colori, lui sapeva da chi andare.

Non c’erano mica certificati di conformità, c’era la fiducia della conoscenza.

Comunque passavamo sempre, non so se per perpetrati piccoli reati di corruzione del gendarme.

Reati di cui mio padre era campione di mancia.

E quindi come sia sia, in Svizzera ci entravamo sempre.

Spesso c’erano anche le mie cugine, adottate di gioia.

Sbucati fuori dal tunnel e raggiunta la casetta si sciava e festeggiava aspettando il 31 a mezzanotte.

Giravamo orgogliosi tutti nel bagagliaio del nostro familiare protosuv rosso.

Alla notte del 31, partiva la sarabanda al comando di fuoco alle polveri di mio padre, che bene si curava di fare attenzione a maneggiarle le polveri.

Eravamo gli unici o quasi, ad illuminare il cielo di stelle.

E gli svizzeri agresti si affacciavano a guardare, qualcuno ululava e batteva le mani.

Oggi è pratica generale.

In tanti anni, sotto la responsabile vigile mano di mio padre, mai nessun incidente ci turbò la gioia straripata dopo un anno di attesa.

Oggi quanto è ipocrita la demonizzazione della tradizione.

E funziona.

Quanta gente conosco che ha paura di un piccolo bengala.

Certo ci sono gli incidenti.

E quello che vi sto per dire non vi piacerà.

Ma fateli due conti.

Siamo 60 milioni, coi fuochini pure di taglio da bambini.

Siamo certificati, conformati, controllati, e non so più quale ati.

Sempre se non diventiamo vietati.

Quale è la probabilità in percentuale dell’incidenza di un incidente?

Generalizzare è il problema che deresponsabilizza.

Chiedetelo all’anima di mio padre.

E per me date pure fuoco alle polveri.

La soluzione non è un divieto di tradizione.

Siate responsabilmente legali.

Io resterò a guardarvi.

Come ogni bravo vecchio, dalla casetta dei miei ricordi.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Ehhh, per niente facili uomini sempre poco allineati

 

Ps.

La notizia del giorno

Sventato a Milano vietatissimo contrabbando di struffoli e sfogliatelle




sabato 30 dicembre 2023

2023 12 31 – Un fascio di divieti

 2023 12 31 – Un fascio di divieti

 

Ve lo dicevo, io.

Sono mesi che ironizzo sull’esistenza di una pericolosa surrettizia latenza di pensiero fascista.

E come altro volete chiamarlo.

E come altro volete chiamarli.

Si deresponsabilizza l’individuo.

Con la coercizione forzosa.

Roba da coatti dell’intelletto.

Questa è follia da patriarcato.

Del suo delirio di potenza.

Camuffato patriarcale.

Operazione capodanno sicuro.

Firmate parecchie ordinanze di capodanno.

Mi vien voglia di riportare tutto il comunicato Ansa.

Perché vi rendiate conto di come si sguiscia strisciando nelle menti.

E lo riporto si.

Ma in coda per non disturbare

Qui basti sapere che c’è tanto divieto di botti, di vetro, di circolazione e pure, udite udite, pure di alcol.

A Milano dal pomeriggio del 31 alle 6 del 1 gennaio sarà vietata la vendita dell'alcol all'interno della cerchia filoviaria: chi vuole brindare al nuovo anno potrà farlo nei locali.

Ecco l’ignoranza che striscia come una biscia.

Pensiero stupendo, nasce un poco strisciando.

Cambridge.

Cittadella univeristaria.

Bisogna esserci stati, anche lì.

Dove di certo serpeggia cultura.

Ecco quindi la demo dell'utilità dei divieti.

Tradizionale pub all’inglese

Sono le 22 e 45.

Suona la campanella.

Alle 23 scatta il divieto di vendere alcolici nei pub.

I ragazzi si mettono in fila.

Passano in cassa e tornano fuori.

Ognuno col suo fascio di pinte sottobraccio.

Fasci di guinness.

Fasci da guinness.

Alle 24 sono tutti ubriachi.

Poi sembra l'errore di una spinta, alzan la voce.

È un attimo, e il tempo scorre più veloce.

Big Jim lo centra con l'anfibio nel torace.

Rosso di sangue cade a terra, braccia a croce.

E la rissa continua tra il fascio di divieti.

Era l’affresco del tanco del murazzo

Qua si fanno provini per la parte del proibizionista Capone

Già che ci siamo vietiamo anche il cappone, così solo per assonanza.

Mi viene anche una buona soluzione per il tanto attualizzato problema della violenza di genere.

Vietiamo i contatti tra uomini e donne.

Ghetti e ginecei.

Così resta solo la cyberviolenza.

Che tanto è saiberg, sai che nce frega.

Chiacchiere e distintivo una sega.

Questi hanno la divisa nera.

Sono pericolosi.

Non metteteceli più in divisa.

E allora faccio l’anarchico.

Esco col cane di bianco pilu vestito.

E compro vino fin dal mattino.

Mentre mi chiedo.

Ma questo stato emergenziale, sarà poi costituzionale?

Striscia pensiero, striscia.

Come un cobra indecente.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Il cobra non è un serpente ma un pensiero frequente che diventa invadente.

 

Ndr : il fascio di divieti

Lotta ai 'botti', alle sbronze e alle bottiglie in vetro: a 48 ore dalla notte di San Silvestro le grandi città, da nord a sud, si preparano allo scoccare della mezzanotte e a dare il benvenuto, in piena sicurezza, all'anno nuovo.

Molti sindaci in tutta Italia hanno già firmato parecchie 'ordinanze di Capodanno'. Anche i prefetti e forze dell'ordine stanno all'erta per il rischio terrorismo.

Parla, forse un po' per tutti, Lamberto Giannini a Roma: "Sicuramente le misure saranno rafforzate - ha affermato oggi al termine di un Comitato per la sicurezza - Ci sarà un grande sforzo delle forze dell'ordine. Il contesto internazionale è assolutamente delicato e richiede la massima attenzione". E sebbene "non ci sono particolari situazioni che vengono segnalate, questo non significa che si abbassi la guardia".

Occhi aperti, dunque, perché tutto si svolga nel segno solo del divertimento. Roma radunerà come ogni anno migliaia di persone al Circo Massimo per il concertone, e il Campidoglio è pronto a schierare ben 1.200 vigili solo per la notte di Capodanno. Dal 31 fino alla Befana, poi, sarà vietato l'uso dei 'botti', che dal 2012 a oggi, in tutta Italia, hanno causato oltre tremila feriti e sei morti, secondo la Società italiana di medicina ambientale.

Anche Firenze dice no ai petardi (fino alle 7 del 1 gennaio) ma anche alla vendita di bottiglie in vetro. Vetro proibito anche a Napoli in occasione del concerto di piazza del Plebiscito; qui, e a via Caracciolo, non potranno essere introdotti petardi; stop alla vendita dello spray al peperoncino. Restando in Campania, anche Caserta ha vietato nelle ore più 'calde' del Capodanno le bevande in vetro.

Crotone, in piazza Pitagora, ospiterà il Capodanno Rai 'L'Anno che verrà' e il Comune ha predisposto parcheggi, navette e maxischermi per rendere più semplice raggiungere l'evento.

Fuochi d'artificio e petardi proibiti anche a Palermo pena una sanzione fino a 5000 euro.

Passando al nord: a Milano dal pomeriggio del 31 alle 6 del 1 gennaio sarà vietata la vendita dell'alcol all'interno della cerchia filoviaria: chi vuole brindare al nuovo anno potrà farlo nei locali.

A Torino in occasione del concerto in piazza Castello si delimiterà una zona rossa e una zona gialla con divieti alla circolazione dei veicoli; occhi aperti della Questura sulla 'festa itinerante' organizzata dal centro sociale Askatasuna. Restando al nord, a Trieste la festa sarà in piazza Unità d'Italia, dove saranno off limits bottiglie di vetro e bevande alcoliche, ma anche ombrelli, seggiolini pieghevoli, aste da selfie e spray urticanti; vietati anche nel resto della città i 'botti'. Udine invece celebrerà il Capodanno con i 'fuochi gentili', luci e colori con meno impatto sonoro; stop al vetro in piazza Primo Maggio. A Venezia due ordinanze dei vigili permetteranno di bloccare il traffico delle auto a Piazzale Roma e di obbligare i pedoni a percorrere le calli a senso unico.

 

https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2023/12/29/capodanno-sicuro-rafforzati-i-controlli-e-botti-proibiti_7a909d88-7893-4daa-8867-3afaae8c8f98.html

 

venerdì 29 dicembre 2023

2023 12 29 – L’ubercazzolo è maturato

 2023 12 29 – L’ubercazzolo è maturato

 

Alla fine è morto il re.

Era il primo di maggio.

E io sono diventato una persona normale.

Quasi.

Non c’entra un cazzo.

Ma mi regala un incipit allo stracazzo.

Così scelgo il qualunquismo.

In crosta di consumanismo.

Sogno l’abboffata coi botti.

Pulisco la coscienza rivolgendo un pensierino ipocrita e pure saltuario tipo meglio allòro.

Ma si, chi sono io per non essere quasi normale.

E allora non ammorbatemi i festoni.

Morti ammazzati, no.

Morti affamati, no.

Morti di guerra, no.

Morti affogati, no.

Povertà, no.

Malattie, no.

Disgrazie, no.

Però.

Una cosa mi salva sempre.

E’ ovvio adoro l’ironia.

Detesto cordialmente l’allegria.

E cosa mi resta di cui parlare?

Sogghigno.

Indovina indovinello.

La supercazzola ci va a pennello.

Ma siccome da protofascisti eravamo teutonici vorrei ma non posso, perdo il tassì e scelgo uber.

E lo incorono maschio, come se fosse ariani.

Nasce così.

Era maturanda, è maturato.

Ma chi?

Come chi.

E’ l’ubercazzolo.

Con l’aiutino dello scappellamento a destra come se fosse antani, che prima erano ariani.

Sono i soldini che ci regalano i fascisti per le feste.

Quanti siano è difficile sapere.

Scommetto anche per loro.

Si sbocciano antani come fiorami di platani.

Però potete provare a leggere di sotto a fine postino.

Buona fortuna.

Ci sono gli uberlink pregni di mensch.

Se ci capite un cazzolo.

In particolare non mi è chiaro quanto spendiamo e dove rientriamo.

Ma meno male che adesso c’è la premierona europica germana.

Che ci vigila sovrana.

Confido che ci ho un sogno.

Che i fascisti abbiano sbagliato i conti.

E veniamo invasi.

Dagli uberpanzer della retta via.

Un’Italia a testa in giù.

Con i piedi nell’aria tramontana da lander.

Un uberlander magistrale.

Col righello a bacchettarci.

Mes an cul qualunquemente.

Più sinistri certamente.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Sogghigni, tra sprazzi di uberdilà

 

Ndr : le notizie dell’ubercazzolo

 

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2023/12/28/consiglio-dei-ministri-si-al-dl-ad-hoc-sul-superbonus-e-via-alla-nuova-irpef_a068c50c-2682-4066-8735-c38c50a6ab72.html

 

https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2023/12/28/la-riforma-del-fisco-3-aliquote-e-non-piu-4-risparmi-fino-260-euro_f47aff1c-aa03-41df-9fcf-c8f87963ba6e.html

 

 

giovedì 28 dicembre 2023

2023 12 28 – Per un fascio di lampadine

 2023 12 28 – Per un fascio di lampadine

 

Sono qui a rimirarlo.

Il mio nuovo scailain.

Mi piace perché sono in alto.

Domine della città.

Si lo so potevo fare il figo e diventare domine dell’urbe.

Ma cuntetuma della sensazione proprietaria.

Madiolana roba mia.

La notte poi è ancora più bello.

Tutto quel buio inframmezzato di vita di luci.

Di lampade.

Di lampadine.

Poi in una scala condominiale qualcosa mi turba.

Un neon inizia a flesciare i suoi ultimi ritmi di vita.

La sera dopo non flescia più.

E’ morto, andato, fulminato, kaput.

Volgo il pensiero al requiem del freon.

E come di incanto mi si spegne un faro vitale di vita.

Lo skyline regala una magnificente vista sul palazzo della Regione.

Quello famoso per le tangenti.

Alto, maestoso, curvo, rotondo.

Pregno di consulenziale design di qualche archistar approdato off-shore, oltremare, che ci ha lasciato un palazzo a banana,

Ma banane a parte qualcosa mi stona.

Non capisco bene finchè realizzo.

Sono le luci per gli aerei.

Che poi gli ultimi aerei volati così in basso sono quelli dell’11 settembre.

E quel pazzo entrato ad elica senza alcun blocco dentro un ufficio del Pirellone.

Un pirlolone.

Sta di fatto che la terza luce rossa si è spenta.

Non senza una qualche mia angoscia.

Non foss’altro che vivendo vicino alla stazione non vorrei mai che un jumbo volesse atterrare in Gioia, senza troppa mia di gioia.

Ma penso sereno e fiducioso che il grande potere istituzionale della decentralizzazione avrà senz’altro squadre di manutentori pronti ad evitare la collisione.

Se non la collusione.

E vado a letto sereno.

Il giorno dopo mi sveglio e ricevo conferma dei precedenti dubbi rosso notturni.

Le lucine lampeggianti al ritmo come di addobbi sono tre, bianche e tutte alla stessa quota, in cima al tetto regionale.

Cala la notte ma la terza luce rossa ancora non c’è.

E così via per qualche giorno.

Non mi resta che richiedere l’intervento dell’autorità costituita.

Invoco l’ultima primiera fascista, quella piena di buona volontà.

So’ fiducioso che risolverà i problemi, tutti e di tutti.

Un cicinin per volta.

E quindi mi accodo nella sociale preghierina.

Premierina premierina, vieni qua a cambiar la lampadina.

Già che vieni portamene un fascio.

Non mi dire che non abbiamo il soldino.

Se non possiamo manco cambiare una lampadina siamo davvero alla frutta.

Adesso vediamo stasera.

Ora mi si pone un grave probblema, peggio di quello del traffico a Palemmo

Al kalimmudda che canzone ci metto?

Dai e dai la premierina mi ispira.

E ci ho anche la canzone importante.

Forza fasisti buttatevi, che da così in alto come dalla pirlina pirellina vedrete che imparate pure a volare.

Basta saltare.

In quel nastro di nero.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Imparando a volare, al buio del nero  

 



 

mercoledì 27 dicembre 2023

2023 12 27 – La casa è felice

 2023 12 27 – La casa è felice

 

E io che ho sempre mal sopportato le case.

Estremi simboli di consumanesima borghesità.

Così me le hanno insegnate.

A chi ce l’ha più grossa.

Mentre invece nascono tane.

E servono da nidi.

Da cui spiccare il volo.

Nascondigli.

Contro le onde del logorìo della vita.

Ma che pirla.

Così vado per citazioni di alta poesia.

Non scimmiottiamo il perfetto.

E di nuovo cambio casa.

Di nuovo cambiano le cose.

Cambio posto e chiedo scusa.

Cambio umore, numero e quartiere.

Fintanto che nessuno è come me.

Ed invece eccola qua.

A sorpresa.

La casa.

La casina di gioia.

Mi ci trovo per caso.

O per costruzione di un amore.

Un giorno avrà più di cento bambini.

E certamente due porte.

Una in faccia al sole.

E l'altra che ci pioverà sempre forte.

E’ una casina di gioia perché è proprio costruita di gioia.

Di lavoro, di tempo, di fatica, e di miriadi di piccoli gesti d’amore.

Da molto prima che ci arrivassi io.

Io l’ho solo riconosciuta nido.

Per reimparare a volare.

Non più tana di paure.

Sta in una corte di palazzi tremanti di vita fremente.

A volte così tanto che da immobile diventa mobile.

Ma non bisogna dirlo alla padrona, se no se la sogna smossa di notte in un altro quartiere.

La corte sta in un quartiere brulicante di vita.

E’ un barrio metropolitano.

Io non ci sono più abituato.

Ma è quello che avrei sempre voluto.

Almeno prima di dovere essere ufficialmente intossicato di lentezza.

Ieri ho visto e non letto un cartello tradotto in ben più di dieci lingue.

Melting pot.

Roba che adoravo da giovane.

Prima che mi richiudessero nelle trincee della mia mente.

Realizzo così che io vivo e dormo in una casa di quartiere dormitorio.

Gente che esce la mattina da brava.

E torna la sera, nell’orgoglio del suo benessere opulento creduto guadagnato se non dovuto.

Ma qua siamo nella limitrofica cerchia della stazione centrale.

Che assorbe e rilascia sprazzi di vita.

E la piazza e’ una meraviglia di circo massimo pronto per la battaglia navale di antiche galere romane.

Insomma alla fine quelle certe decine di metri quadri di vicinanza al cielo stanno qua.

Ben più leggera della mia mausoleica  casa di radice

Che dire.

Grazie all’accoglienza di una famiglia intera di pace, a partire dal nome di giudice che non giudica.

Famiglia di forza in una casa felice.

Fatta così.

Costruita di quotidiana faticata felicità.

La casa.

La casa di Daniela.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Con la doppietta che tanto piace al giudice che non giudica.

E di nuovo cambio casa.

La casa.

 



E che vista d'altura