sabato 22 marzo 2025

2025 03 23 – L’insalata Riviera no

 2025 03 23 – L’insalata Riviera no

 

Chi sia stato psichiatrizzato lo saprebbe.

Si dice macedonia di parole.

È quel particolare stato di confusione.

Di parole e di pensieri.

Che sfocia nella accelerata fuga delle idee.

Se preferite il salato al dolce la macedonia diventa insalata.

Lo psichiatrico viene comunque accalappiato ed internato.

In realtà sembra vero che non si capisca un cazzo.

Ma è soltanto perché non viaggiate abbastanza veloci.

Né siete presenti simultanei in mondi paralleli.

Così siete buoni solo ad appioppare croci.

Poi metti che arriva pure l’ammissione di sincronicità.

Il pensiero nato quà ti rispunta in qualche altro là.

Si parta dall’epopea della maledizione di mannaggia al trancetto.

Invettiva rivolta al tradito sconto promesso.

Con tanto di suadente packaging di plasticazza.

Sempre poco verde e sempre più ingombrante.

Delegato smaltimento a chi la compra per differenziare.

La Grande Delinquenza Organizzata uno già la brucerebbe.

Poi tocca sopportare certi eventi.

Mi chiedono una confezione di insalata impacchettata.

Naturalmente sono tutte incelofanate.

Lo scaffale illuminista mi propone una versione ricca.

Il colore arancione mi cattura.

E poi è ricca.

Sto per chiudere ed andare.

Ma vedo un lampo sincronico.

Mi fa credere proprio cronico.

Mi ricordo di Gaza.

Li non è la plasticazza che ti ammazza.

Ma il bisogno di deporto per fare spazio.

A quella proposta di vera insalata di pensieri.

Ci facciamo la Riviera.

Questa sì che è roba da elettrosciocc.

Ma la Gdo sa fare pure di meglio.

Il lampo che mi attrae è sempre arancione di carote.

Ma il titolo è pieno di clamorosa indecenza.

Tutti sguerci a non vedere che va tolta dallo smercio.

Miliardari ricottari sempre attaccati ai centesimi.

La mangerei solo per non morire di fame a Gaza.

Che sia buona solo per aiuti umanitari.

Vederla per credere.

È l’insalata di maiuscola Riviera.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Children of Babylon

 



 

 

 

2025 03 22 – Forse, ma forse, ma si

 2025 03 22 – Forse, ma forse, ma si.

Per www.parolebuone.org su www.shareradio.it . Parola : forse


Dubito ergo sum.

Questa è forse la certezza.

Ho passato le prime vite senza dubbio.

Non sapevo che nel dubitare sta il motore.

Le certezze ti si inchiodano nella mente.

Ricalcano sempre lo stesso schema.

Categorico soggetto verbo predicato.

Profezie dell’io che si autoavvera.

Senza scoperta nè forse sorpresa.

Ero certo che il mondo mi aspettasse.

Ero pronto a spaccare il culo ai passeri.

Senza dubbio che non ce ne fossero.

Senza dubbio di cosa fossero.

Senza dubbio di esserlo io.

Poi la vita del dubitar mi diè contezza.

Navigante dentro ai mari di incertezza.

Fui costretto a dubitare di ogni forse.

Forse è vero forse è falso.

Forse è solo tutto un grande forse.

Cosa sia questo dubitare chi lo sa.

È malattia mentale.

È il troppo razionale.

Forse è ora di finirla.

Di cercare di trovare.

Di annusare l’aria come un cane.

Un segugio per braccare.

Ogni scampolo di vita.

Di brandelli di chissà cosa.

Forse questa vita l’ho vissuta.

Forse i compiti li ho fatti.

Forse non è stata persa.

Forse sono certo di questo forse.

Ma mantengo il principio categorico.

Dubito a priori.

Poi sobbalzo in una bestemmia.

Forse mi dovevi chiedere permesso prima.

Forse adesso è ora e mi ritiro.

Forse fate pure un altro giro.

Forse fate i passeri, è sicuro.

Io dubito quindi sono.

Salva qualche certa perfezione.

In una canzone di forse a pioggia.

Senti che bel rumore.

Forse, ma forse, ma si.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Sally

 



 





Ndr : tributo di testo completo compiuto.

Sally cammina per la strada senza nemmeno

Guardare per terra

Sally è una donna che non ha più voglia

Di fare la guerra

Sally ha patito troppo

Sally ha già visto che cosa

Ti può crollare addosso

Sally è già stata punita

Per ogni sua distrazione o debolezza

Per ogni candida carezza

Tanto per non sentire l'amarezza

Senti che fuori piove

Senti che bel rumore

Sally cammina per la strada, sicura

Senza pensare a niente

Ormai guarda la gente

Con aria indifferente

Sono lontani quei momenti

Quando uno sguardo provocava turbamenti

Quando la vita era più facile

E si potevano mangiare anche le fragole

Perché la vita è un brivido che vola via

È tutto un equilibrio sopra la follia

Sopra la follia

Senti che fuori piove

Senti che bel rumore

Ma forse Sally è proprio questo il senso, il senso

Del tuo vagare

Forse davvero ci si deve sentire

Alla fine un po' male

Forse alla fine di questa triste storia

Qualcuno troverà il coraggio

Per affrontare i sensi di colpa

E cancellarli da questo viaggio

Per vivere davvero ogni momento

Con ogni suo turbamento

E come se fosse l'ultimo

Sally cammina per la strada, leggera

Ormai è sera

Si accendono le luci dei lampioni

Tutta la gente corre a casa davanti alle televisioni

Ed un pensiero le passa per la testa

Forse la vita non è stata tutta persa

Forse qualcosa s'è salvato

Forse davvero non è stato poi tutto sbagliato

Forse era giusto così

Forse, ma forse, ma sì.

Cosa vuoi che ti dica io?

Senti che bel rumore

 

venerdì 21 marzo 2025

2025 03 21 – Manifesto per Ventotene

 2025 03 21 – Manifesto per Ventotene

 

Nel 1945 inizia la guerra attuale e in corso di durata infinita.

Siamo nel bel mezzo della cottura a fuoco lento dell’eurogulasch.

Galoppa il cavaliere siberiano dalle lontane steppe del permafrost che fù.

Siamo nel regno della parvoarchìa.

Soffia l’artico gelido vento delle poche idee.

Nel gelo il cavolo romano del Fibonacci non macina e non sgorga.

Il fascismo blocca i flussi vorticali prepotente.

E si appropria di tutto il palco della storia.

Ma è perché non avete capito.

Chi parla è stato rapito.

E’ la questione dei nessi nei vortici.

I nazionali socialisti vengono rigurgitati nel qui e ora.

L’internazionale fascista comunica nella neurosfera.

Usano uno speciale codice fatto di nessi acausali.

Lo chiamerei il sublinguaggio della sincronicità.

Fatto di subconscio che emerge a loro insaputa.

Sboccia in eventi a prima vista disconnessi senza causa ed effetto.

Ma se allargate la visuale emerge il quadro sottostante.

Tutto inizia con l’ammarragio della capsula nella Florida.

Un tripudio di floridi delfini ci rimembrano le data keys.

Sembra un delfinario tutto pieno fitto come fosse di un acquario.

E tutti a scervellarsi su cosa vogliono i delfini.

Io li conosco, sono stato loro principe del profondo blu.

So che vorrebbero comunicare per poi giocare.

Ma la capsula cagata in mezzo al mare non fa buone onde.

Non è mica una barca a motori dalle scie belle rotonde.

Però capsula e delfini trasmettono onde di gravità per tutto il mare.

La capsula dell’oceano di Elon fa onde fino al piccolo chiuso mare di Melon.

Elon è un rotore semantico assai potente e rinforzato.

Influenza il vorticante spiralante roteare della neurosfera intera.

Water Melon, nella omofona Repubblica dei Cantalupo, riceve l’input.

Attenta Europa che ti fai ingroppare dal possente toro albino siberiano.

Fu un istante di orgoglio ritrovato che la fece inalberare, l’Europa.

Basta stare tutti a remare contro, persi per i fatti propri.

Prepariamoci a sparare ma solo per difesa e forse a criptiche invasioni.

Mentre qui qualcuno è rimasto ancora al vetusto manifesto.

Lettera di intenti di utopismo dai tratti di rivoluzione funesta.

Che nostalgica visione.

Una florida delfina passa lì dalle colonne dell’erculea Gibilterra.

Elon il Delfino, siddetto perché vicerè dell’oltremare usaefrancialunga, tweetta.

Tutto infoiato mette le parole in bocca alla delfina.

Ella approda nelle tirreniche acque dalle parti di Latina.

Trova un sistema binario di due scherzi di terra.

Ventotene e Santo Stefano.

Sole, mare, pizza, capperi e lenticchie.

Confinolandia perfetta per i goulag nel futuro eurogulasch.

C’è pure una struttura con 99 cellette e stanze pronte.

La innalziamo a grattacielo fino ad un esoterico 999.

Ci sta pure un ponticello sullo stretto.

Quello tra le due isolette.

A volere esagerare ne facciamo uno sullo strutto, fino a Latina.

Bonificata di paludi ora è meraviglia di meta e di memoria.

Celebrazione di consona reminiscenza per l’internazionale del fascista

Elon condiziona i pensieri di Melon conto terzi.

Del rosso re vigente d’oltremare in usaefrancialunga.

Melon Cantaloupa ripesca lo storico manifesto.

E tappezza tatsebando le due isole di progetti.

Manifesti per una latina floating riviera.

Manifesti per un simbolo di Europa veritiera più sincera.

Piccola come una anticchia di lenticchia.

E chi la paventa, e chi la teme.

E’ l’Europa di nuove riviere.

E’ l’Europa alla guisa di Ventotene.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Cantaloupe Island

 









Nota del redattore.

Cercate i nessi mica siamo fessi

https://www.google.com/search?q=delfini+space+X&oq=delfini+space+X&gs_lcrp=EgZjaHJvbWUyBggAEEUYOTIJCAEQIRgKGKABMgkIAhAhGAoYoAHSAQkxMDEzMWowajSoAgCwAgE&sourceid=chrome&ie=UTF-8

https://cloeconomie.blogspot.com/2025/02/2025-02-21-eurogulasch-tra-asteroidi.html

https://cloeconomie.blogspot.com/2025/03/2025-03-07-western-drama-sulla-via.html.

https://cloeconomie.blogspot.com/2025/02/2025-02-26-il-ragno-delle-dieci-siberie.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Isola_di_Santo_Stefano

https://it.wikipedia.org/wiki/Carcere_di_Santo_Stefano

https://it.wikipedia.org/wiki/Manifesto_di_Ventotene

https://www.focus.it/cultura/curiosita/che-cos-e-il-manifesto-di-ventotene

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2025/03/19/meloni-leuropa-del-manifesto-di-ventotene-non-e-la-mia-_7d0257e6-37b4-4da5-bfce-129c28b2a183.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Isola_di_Ventotene

https://cloeconomie.blogspot.com/2025/03/2025-03-19-aureo-mistero-di-spirale-del.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Sincronicit%C3%A0

https://www.fanpage.it/kodami/i-delfini-accolgono-la-navicella-di-nasa-e-spacex-durante-lammaraggio-ecco-perche-lo-fanno/



mercoledì 19 marzo 2025

2025 03 19 – Aureo mistero la spirale del cavolo

2025 03 19 – Aureo mistero la spirale del cavolo.

 

Spirali di notizie circolari vorticano nella e nelle menti.

Deve essere questione di motori dei rotori semantici.

Quelli de Il Divario. Cronaca di una Revoluzione Algoritmica.

Hanno asserito che ci sia Fibonacci dentro il pozzo di San Patrizio.

Oh poveretto, perso nella sua stessa spirale.

Che non si riempie mai e non si riesce mai a trovarne la fine.

La successione di Fibonacci o aurea.

Grande misteriosa sequenza di numeri.

Ogni numero successivo si trova sommando i due numeri precedenti.

0, 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89 e così via.

Somma di qua, somma di la’, dividi di su, dividi di giù.

Salta fuori sempre un 1,618.

It is time to awaken the world

Dalle strutture primordiali alla costante di Fidia tutto si organizza in spirali.

Pare sia per questioni di uso efficiente di energia.

Che sarebbe l’archetipo, il principio di base, la dinamica dominante.

Troppe definizioni per acchiappare il pensiero di un povero.

L’idea prima sta nascosta dentro o dietro il mistero.

Con le altre a fare parte di un mondo vero.

Rimane il fatto che tutto è spirale in conoscenza trasversale.

Allora non può essere solo questione di banale scienza.

La conservazione di energia non basta a capire abbastanza.

Bisogna sperimentare, certamente.

E vedrete che arriverete dove eravate partiti.

La meraviglia di bambini è un atto di fede.

Non chiede perché ma fa solo ohhh.

Io quel Fibonacci lo conosco bene.

Fui posseduto dalla sua anima in cerca di episteme.

La scienza a spirale la trovammo in atomi e molecole.

Cristalli, conchiglie, piante, uragani, galassie, universi.

E poi e poi, un raggio di luce.

Una spirale musicale in un pensiero stupendo.

Ne avevo letto in qualche libro dell’ordine auto emergente dei sistemi complessi.

In realtà sono tutti auto configuranti e auto emergenti.

Rispondono al principio che l’ordine emerge dal margine del caos.

Frullando gli ingredienti emerge la maionese.

Poi dovete lavare e allora la rivelazione vi appare.

Gorghi d’acqua scendevano nel centro circolari.

Erano mulinelli acquaioli di lavelli.

Mi affrettai a richiamare Il Fibonacci da dentro il pozzo.

Se funziona con il liquido lo farà pure con le idee.

Da lassù ci vomitano gorgheggi di pensieri.

Prima o poi dal caos si assemblano corretti e veritieri.

Ora era arrivata ora di cena.

Prendemmo un sugoso frutto pieno di intelletto.

Testa di cavolo, soffritto.

Era un cavolo a spirale.

Era un pensiero capitale.

Romanesco vero non per Fidia.

Baci e abbracci.

A Fibonacci.

Ma che scoperta.

Ma li mortacci.

 

Kalimmudda ipsum dixit

La musica che gira intorno

 

Vorticalità, anvedi


lunedì 17 marzo 2025

2025 03 17 – Mister Muskolo bullo marziale

2025 03 16 – Mister Muskolo bullo marziale

 

Sensazionale.

Ultime notizie.

All’ennesimo tentativo il razzo grattacielo approdò.

Era stato un lancio derivato.

Nel senso che era stato trasportato da una cosmica deriva.

Meraviglia di spinta dei propulsori a propellente acombustivo.

E d’altronde provate voi a far volare un condominio.

Ma era bastato il governatore della gravità.

Mister Muskolo bullo spaziale ha sgorgato ogni dubbio.

Arrivati all’atterraggio sul pianeta rosso azionò i retrorazzi.

Guardò una strana superficie.

Irradiata dai peto razzi la osservava diradarsi.

Il rosso fece posto ad un tenero verde.

Il pianeta rosso non era più rosso.

Provò il landing in altri dove, ma il risultato era uguale.

Sotto una coltre rossa il pianeta era verdeggiante.

Addirittura lussureggiante pieno di piante.

Cespugli arbusti e alberelli tutti a forma di cazzini di uccelli.

Capì la sua ossessione marziale e perché li si sentiva a casa.

Qui nessun lo avrebbe scherzato per la dimensione del suo pene.

Erano tutti nani proprio nel senso di micronici.

Fatti di quella tecnologia appena all’alba giù sulla terra.

I materiali intelligenti riassemblanti.

Oh ‘sticazzi, gli scappò ad alta voce.

Gli rispose un’eco distante lontana lontana da chissà dove.

Provò e riprovò anche con il solo pensiero.

Ma i nanoarbusti rispondevano proprio tutti connessi.

Sembravano geoscherzarlo con un intento comune.

Dimostrare una coscienza unica bene condivisa.

Anche la coltre rossa pareva muoversi in sincrone ondate.

Ad un occhio più attento si rivelarono proprio di formiche.

Di una specie adattata di rosso e scudata con antenne potenziate.

Formavano uno scudo spaziale a protezione della peluria di verzura.

Schermavano e fermavano i raggi solari radioattivi altrimenti nocivi.

La genetica adattazione faceva grande invidia.

La colonia di formiche aveva già colonizzato tutto il pianeta.

Per farsi chiarezza nelle percezioni Mister Muskolo prese un lisergico.

Cercava la porta della percezione aperta all’errore.

Realizzò con orrore il perché non riusciva ad atterrare.

Ogni prova rimbalzava per i gran calcinculo che la massa rossa gli tirava.

Erano formiche nane già telepatiche tra loro.

Percepivano anche i pensieri di altrui e di altrove.

E si assemblavano in forme molteplici.

Prevalentemente da formichierici.

Come fenotipi di massa variante guidati mutanti.

Erano così evolute che percepivano perfino i dementi.

Mister Muskolo se ne accorse alla ennesima muskolosa minchiata

Elaborata per licenziare gente col feticcio vetusto del posto fisso.

Impossibile da realizzare in quel mondo formicaio.

Tutto era interconnesso da operaie a regine in telepatica connessione.

Una società dell’intelletto chilometrica perfettamente registrata.

Mister Muskolo prese atto del vecchio adagio del chi va piano.

Saltò sul suo razzomissile e tornò docile sulla terra.

Mentre le formiche partivano alla sua volta per conquistarla.

Avevano constatato una chiara inferiorità di specie razziale.

Arrivarono prima loro.

Mister Muskolo e cricche si sottomisero da bravi pre mutanti.

Con un gene svelato non dominante anzi un po' pezzente.

Ma buono a sturare i cessi.

Gene di bullo, gene marziale. 

Balle spaziali.

Bullo muskullo

 

Kalimmudda ipsum dixit

Marziani noi

 Il pianeta delle formiche. Rosse




 

  

 

 


sabato 15 marzo 2025

2025 03 16 - Voyager Sul bel Danubio blu

2025 03 16 - Voyager Sul bel Danubio blu.

Voyager viaggerà alla velocità della luce.

Nello spazio interstellare.

Con la compagnia di musiche e opere che fanno umano troppo umano.

Una playlist stellare.

Pare che nel 1977 si fossero dimenticati l’inno del valzer delle astronavi.

Quello filmato nel 1968 da Stanley Kubrick in 2001 Odissea nello spazio.

A proposito, si dice An der schönen blauen Donau.

Il tedesco fa potenza ed è appropriato.

Viaggeremo piccini e leggiadri.

In mezzo a quei vortici di forza creduta vuota.

Volevo fare qualche notazione per la playlist.

Dobbiamo rappresentare l’essere uomo.

Ripartiamo da Kubrick all’italiana.

La musica mi venne in aiuto.

E giù mazzate di gazza ladra.

La violenza congenita rappresentata in Arancia Meccanica.

Nel frattempo si accelera con la partenza per Marte.

Sul rapido terra marziano del binario planetario.

Anche quello è uno stupro di violenza.

Pare che Musk si sia convinto che sulla terra gli portano sfiga.

E non lo ammirano venerandolo di sacro amore.

Gli continuano a schiattare razzo missili come petardi.

Il suo ultimo gingillo è alto uno, due, tre, 123 olè.

Un grattatower123 alto più di un rettilineo da atletica.

Sempre più violento pieno di sé lo ha eretto, grosso, lungo.

Praticamente spara condomini già costruiti.

Poi allo studio coi compari ha il razzo quartiere.

Vuole spedire una riviera tutta intera.

In effetti basta essere governatore del gravitone.

Per lui è obbligatoria la dedica musicale di virile prestanza.

Quando era piccolo tutti lo scherzavano.

Per le dimensioni del suo pene.

Per cui non stava bene.

Arriviamo proprio al suo compare rosso.

Lui è facile.

Basta mandare nello spazio l’archetipo di presidente musicato.

A cavallo di valchirie escort feticiste di presenza e di possanza.

Immagini coi suoni, qua ci vuole il uàgner wagner.

Quello che a Milano gli hanno fatto un mercato comunale.

Il rosso adora sempre quell’odore alla mattina.

Il profumo di acido naftenico e palmitico.

Quello per grigliare pacifisti.

Se qualcuno ci ha captato adesso sa.

E comunque meglio il valzer che queste valchirie.

La playlist audiovisuale è aggiornata.

Manca solo un Marziani noi.

Marziano avvisato mezzo salvato.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Marziani noi

 

Se il nostro sogno è lo spaceyacht siamo proprio robot



 

 

 

 


2025 03 15 – Ugualmente ematico, empatico

 2025 03 15 – Ugualmente ematico, empatico.

 

E’ uno dei privilegi dell’essere taggato psichiatrico.

Quello di fare esami del sangue ricorrenti.

Bisogna controllare la concentrazione ematica degli antipazzia.

Stabilizzatori senza i quali i dottori dicono che sarebbero dolori.

Il che mi fa desiderare di aspettare di divenire terminale.

Con gran fanculo dimostrerei il divario.

Di vedute.

La pazzia è la chiave per la libertà.

Così disse il professore de il Divario di algoritmo revoluzionario.

Comunque stamattina mi reco di buon’ora al mio solito punto prelievi.

Noto una prevalente affluenza di stranieri più mattinieri di noi.

Li battezzo diversamente italici.

Stranieri fa proprio schifo.

E poi saranno di seconda generazione.

Faccio la coda etnica e un algoritmo banale mi indirizza al “box”.

Mi inscatolo e trovo la stessa dottoressa delle altre volte.

Mani di velluto non sento proprio nulla e glielo dico.

Le scappa un sorriso.

Mi dice che anche lei mi ha riconosciuto.

Mi chiede se piove e io confermo.

Povera gente, speriamo per loro che passi la piena, dice.

E’ un pensiero sincero rivolto ai geoidrologici disgraziati di turno.

Non c’è alcuna punta di quell’istinto di violenza che tanto ci influenza.

All’uscito dall’inscatolamento guardo i monitor dell’algoritmo cheap.

Sotto scorre la striscia delle notizie.

D’improvviso dice che l’onda di piena è passata.

Si sente un brusio che monta in tante voci.

Tutte trasmettono e ripetono il titolo in un tam tam sussurato.

Razze, etnie, religioni, costumi e usi a me sconosciuti.

Come se si fossero radunati lì.

I rappresentanti dei nostri 6 milioni di stranieri.

Ah no, volevo dire diversamente italici.

Che tifavano come allo stadio.

Forse senza nemmeno sapere dove sta quel fiume.

Senza avere la memoria che fa rima con un Sarno

Eppure empatici per genìa di brava gente.

Diversamente italico, no.

Diversamente ematico, no.

Ugualmente empatico, quasi.

Ugualmente ematico, ecco.

E vai con un po' di influenza.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Vai con un po' di violenza, no

Furastiere: se sei ricco non sei mai straniere

https://www.youtube.com/watch?v=6tVQCFj9h3o.



venerdì 14 marzo 2025

2025 03 15 - Il Divario. Cronaca di una Revoluzione Algoritmica

2025 03 15 - Il Divario. Cronaca di una Revoluzione Algoritmica

 

Algoritmi convergenti

Seguo il metodo scientifico.

Procedo per tentativi di ipotesi e confutazioni.

Per scoprire e piantare palafitte che sorreggano l’intelletto.

Ho chiesto a Gemini di Google una trama per un romanzo.

Doveva contenere tutto il mio dominio https://cloeconomie.blogspot.com/

Sono oltre 600 post più qualche decina di saggi, racconti e libri degli ultimi 10 anni.

Ho ricavato un testo usato da struttura e poi completato in 9 pagine.

Il titolo del romanzo è suo.

Dimostrazione di integrazione dell’elemento umano nella macchina.

Buono come soggetto per una saga di fantascienza.

Adesso, prima che rivelino che è già tutto vero.

 

Kalimmudda ipsum dixit

L'elemento umano nella macchina

 

 Il Divario. Cronaca di una Revoluzione Algoritmica.

1.    Sommario

2.     Chloe nei numeri, dati, schemi, connessioni, sinapsi

3.     Neurosfera tra visioni, ombre e pappagalli psicanalisti.

4.     La Cresocrazia il credito sociale e le città alta e bassa

5.     Il labirinto dei dati e dei deliri

6.     La profezia del professore della libera pazzìa

7.     Lezione di guida tra neurosfera e algoritmo distorto

8.     La rete invisibile dei pensieri controllati

9.     La città in rivolta per la battaglia di idee e sogni

10.       L'alba di un nuovo mondo e la guarigione collettiva

11.       Epilogo del “Vi diranno”

  

2.      Chloe nei numeri, dati, schemi, connessioni, sinapsi.

Il neon tremolante dell'Archivio Statistico proiettava ombre danzanti sui grafici.

Chloe non guardava solo numeri.

Vedeva ribollire sinapsi, connessioni neurali impazzite, algoritmi devianti.

Da una mente collettiva si insinuavano in quella delle persone.

Chloe monitorava costantemente l'indice di Disuguaglianza Globale.

Un indicatore di disordine che misurava le disparità tra i cittadini.

Era più di un dato economico.

Era una misura globale dei sintomi di malattia mentale collettiva.

Della sindrome opposta a quella della civiltà dell’intelletto.

La psicopatia indotta dal potere dei ricchi.

Chloe era da sempre un'economista brillante e anticonformista.

Aveva una mente analitica.

Era guidata una passione per la verità.

E adesso fissava i grafici che si scioglievano come gelati al sole.

Gli indicatori non promettevano niente di buono.

Il sistema era prossimo al punto di rottura.

I suoi capelli corvini le incorniciavano il viso pallido.

Gli occhiali buffi le scivolavano di continuo sul naso.

A chi non la conosceva poteva sembrare avere una aria distratta.

 

3.        Neurosfera tra visioni, ombre e pappagalli psicanalisti.

Era tormentata da visioni e sogni premonitori.

Erano quelli che la mettevano in contatto con la neurosfera.

La sua pazzia era una forma di iperconsapevolezza.

Aveva la capacità di percepire le distorsioni della realtà.

Che si manifestavano in fluttuazioni quantistiche della neurosfera.

Una dimensione reale e al contempo virtuale.

Che si estendeva oltre i confini della realtà fisica.

Un oceano di dati informazioni idee sogni e pensieri interconnessi.

Popolati da reincarnazioni digitali di avatar.

Creature di silicio anime e sogni che interagivano con tutto.

In un mondo senza limiti.

I rotori semantici ricevono e proiettano immagini e significati.

Rotazioni perpetue li incidono come solchi di vecchi vinili.

Creano un flusso circolare continuo di informazioni idee evoluzioni e sogni.

Mentre i centri di gravità per la mente sono i nodi nevralgici.

Punti di controllo della neurosfera per la sua messa a terra.

Nelle menti individuali e in quelle collettive sociali.

Chloe era uno di loro e lo sapeva.

In barba a quello che dicevano gli psicanalisti.

Pappagalli imitatori di neuroscienziati.

I Cresocrati non controllano solo l'economia, mormorò Chloe.

Stava fissando un'immagine dipinta.

Risonanza magnetica cerebrale sovrapposta a un grafico finanziario.

Arte simbolo.

Ebbe una delle sue visioni.

I Cresocrati controllano profondamente sotto il conscio le nostre menti.

 

4.      La Cresocrazia il credito sociale e le città alta e bassa.

Chloe ripensò al sistema del Credito sociale.

O merito sociale.

Primogenito figlio dell’algoritmo.

Tutti siamo valutati costantemente.

In base alle interazioni online.

Alle abitudini di consumo.

Ai concreti rapporti sociali.

Fino ai pensieri, idee, sogni.

Il sistema è controllo totale in salsa di rete neurale globale.

È una sorta di risonanza digitale universale.

I microchip nei telefoni e i dispositivi domestici non si limitavano a raccogliere dati.

Manipolavano le emozioni, le paure, i desideri.

E tutto diventava graduatoria esposta in bacheche digitali.

La neurosfera era l’alternativa che combatteva la sua guerra.

Bastardi Cresocrati reincarnati avatar di algoritmi impazziti.

Creature senza pudore e cilicio fatte di avidità e silicio.

Eppure erano intrappolate anche loro solo più in alto, inconsapevoli come tutti, nella neurosfera.

Una dimensione virtuale che si estende oltre i confini della realtà fisica.

Così gracchiava un pappagallo appollaiato sulla sua spalla come una scimmia.

Mentre un rotore semantico fungeva da dispositivo per inseminare significati.

Proiettava immagini di banconote, catene e biochirurgia mentale sperimentale.

Ahi questi Cresocrati figli di entità ridigitalizzate che avevano assunto il controllo del mondo.

Incarnazioni di algoritmi impazziti di avidità.

Vivono nella Città Alta in lussuosi grattacieli boscosi.

Un'oasi di edifici scintillanti e giardini pensili in salita.

Fino su dove il cielo è aria tersa e il sole splende eternamente.

Le strade di veicoli verdi sono pulite e silenziose.

Tutto è sorvegliato da robot replicanti e tanti droni volanti.

Anche le fastose dimore.

Arredate con opere d'arte digitali replicanti.

E mobili di materie che cambiano forma a comando.

La Città Alta è tutta un simbolo di opulenza da successo nel credito sociale.

Un luogo dove la realtà è artefatta e idee e sogni sono programmati.

Che nasconde bramosia di potere e controllo occulto.

I Cresocrati vivono reclusi e isolati dal resto della società.

E hanno così perso ogni traccia di umanità.

Sono trasformati in creature di siliceo ingordo potere.

Credono di avere il controllo della neurosfera.

Perché instradano i centri di gravità per la mente.

E mantengono il loro dominio sui rotori semantici.

Attraverso paura e manipolazione.

Così credono.

Ma non sanno.

 

5.      Il labirinto dei dati e dei deliri.

La notte era calata sulla Città Bassa.

Il labirinto di fetore di vicoli bui e palazzi fatiscenti puzzava.

La Città Bassa era il posto senza luce.

Dove la pioggia cadeva incessantemente.

E la nebbia tecnologica avvolgeva ogni cosa.

Anche le idee i pensieri le sensazioni i sentimenti.

I sogni.

Le strade erano illuminate da obsoleti neon tremolanti.

Ologrammi sbiaditi proiettavano immagini.

Erano pubblicità ingannevoli e messaggi subliminali.

La gente viveva in condizioni di povertà e oppressione.

Alcuni conservavano una scintilla di ribellione e di speranza.

E si riunivano al centro sociale dell’anticredito.

Il Nexus.

Snodo nevralgico di dorsali di centri di gravità per la mente.

Posata a terra in una rete da pesca per rotori semantici.

Era un imbuto a forma di gorgo di lavandino virtuale.

Dalle calotte rotanti veniva ribaltato sulla rete in cui tutti erano connessi.

Era un’onda a spirali concentriche.

Il Nexus era un bar rifugio clandestino per hacker e attivisti.

Un luogo per le menti e per le idee in formazione.

Lì erano libere di circolare e interagire.

Li anche i sogni prendevano vita.

Era il luogo in cui si concentrava l’emersione di algoritmi sani.

Un luogo virale per combattere il credito sociale.

E sconfiggere con nuovi schemi di dati i Cresocrati.

Chloe si muoveva con cautela.

Il cappuccio tirato su per proteggerla dalla pioggia.

E dai riconoscitori oltrefacciali memetici e genetici.

Temeva soprattutto gli scanner memìgeni.

Capaci di riconoscere il codice genomemico.

Il dna di pensieri, idee e sogni.

La sua meta era proprio il Nexus.

Luogo segreto per idee e sogni schermati ai Cresocrati.

Al Nexus Chloe doveva incontrare Marco.

Un neurohacker ribelle con un'anima da artista digitale.

Il suo look pulito e mutevole la colpì immediatamente.

Era coperto di tatuaggi che si muovevano sulla sua pelle.

E ologrammi che gli fluttuano intorno.

Come in una danza di eteree aureole di anime.

Era un maestro della manipolazione di idee, dati e sogni.

Capace di trasformare la realtà con la forza della sua immaginazione.

E diffonderla con innesti di dati e informazioni.

Aveva un senso dell'umorismo sarcastico e un'attitudine anarchica.

Ma nascondeva un cuore gentile e una profonda empatia.

Era in grado di percepire e reinstradare i rotori semantici.

E quindi di reinstradare la realtà sulla giusta retta via.

I Cresocrati ci hanno intrappolato in una realtà virtuale, una loro neurosfera.

Falsa profetessa di verità sbagliate, menzogne e adulterazioni.

Mentre parlava il suo braccio diventa un serpente di pixel.

Che ologrammavano immagini della neurosfera.

Ma noi possiamo hackerare le loro menti con un nostro algoritmo.

Riscrivere le regole del gioco e i significati vorticanti.

Riprogrammando rotori e centri di gravità per la mente.

Nodi nevralgici di controllo della neurosfera.

Egli sapeva come fare.

 

6.      La profezia del professore della libera pazzìa.

Grazie all’intercessione di Marco Chloè viene presentata al "Professore".

Un vecchio scienziato eccentrico e visionario.

Con una mente geniale e una conoscenza mondiale in un corpo fragile.

La sua figura esile è avvolta in una veste bianca,

I suoi occhi azzurri brillano di una luce intensa.

Vive in una sua bolla di sapone.

In un'oasi di tranquillità nel caos della città bassa.

Comunica con i suoi topi da laboratorio attraverso la telepatia.

Quella che naturale o artificiale predica essere la via per la civiltà finale.

Ha mappato l'intera neurosfera.

Ha una vera ossessione per la pazzia.

La considera la forma di intelligenza superiore.

È un custode di antichi segreti e conoscenze proibite.

Taggato di follia ripete il suo mantra.

Lo sussurra nei suoi sottovoce.

La pazzia è la chiave per la libertà.

Mentre guida con l’inconscio i suoi topi.

Per creare sogni opere d'arte con i loro escrementi o con i venti.

Intanto i rotori semantici proiettano.

Sparano nei sublimini delle menti immagini di rivoluzioni passate.

Il problema è l’algoritmo traditore, disse.

Quello tutto ragione creatore di fratture nella synfisica.

Fisica del syn spezzata dalla sua stessa oltre fisica.

Per diffusa distorsione di intelletto senza forza dell’amore.

Non era così in principio, ricordava.

Poi lievi progressive deviazioni di rotta hanno incrinato la frattura.

L’unica via è correggere l’algoritmo.

Ripescare e reinnestare il puro qbit primordiale.

Quello che contiene tutti i principi dominanti.

Si doveva sovrascrivere la neurosfera.

Bisogna scrostare con un innesto il qbit primigenio nella mente collettiva.

Sepolto nella neurosfera profonda con i suoi rotori e centri.

Sembrava follia.

Ma bastava andare in fondo a un buco nero.

E li infilarci dentro il codice sorgente.

Quello pescato nella radiazione cosmica di fondo.

Dal buco nero si tufferà in tutta la materia oscura.

Back door multipla piena di infinite porte in potenza.

Tutti accessi al probabilistico multiverso.

Incluso questo.

Tutto è connesso.

Tutto è navigabile sulle onde della forza dominante.

La gravità.

Che la forza sia con voi.

Declinatela pure in amore.

E il professore cadde in trance.

La profezia era predetta.

Ora andava realizzata.

 

7.      Lezione di guida tra neurosfera e algoritmi distorti.

Il Professore redivivo si affrettò a fare colazione.

La neurosfera andava pilotata.

Ma quella naturale che orbitava.

Non quella umana artefatta e amplificata.

Troppa potenza se finiva in mani errate.

Era troppo facile distorcere algoritmi.

Dopo la rivolta sarebbe servita l’educazione

E sarebbe rimasta una attenta vigilanza.

Quella della civiltà dell’intelletto.

In una rete di menti interconnesse tutti sanno tutti.

E chiunque controlla chiunque.

Senza bacheche artificiali.

Senza crediti sociali

Solo infinte connessioni

E un giradischi di vinili.

Da curare ed instradare.

La chiave era la connessione.

Il Professore pensò ai suoi topini telepatici.

In effetti erano tutte topine assai più ricettive.

Erano il futuro e lo salutarono all’istante.

Avevano sviluppato un chip biologico.

Innestato tramite virali mutazioni genetiche.

Veicolate nella neurosfera dall’origine dei tempi.

Da innestare pescate nella pioggia costante di memìgeni.

Ottenuta la telepatia si doveva navigare nella neurosfera.

La terra gira pesante come previsto fin dal principio.

La neurosfera gira leggera accelerata e ridondata dalla tecnologia.

Gira e rigira sulle parole si rinforza il pensiero di idee.

È fatto di schemi neurali come una rete o un cervello.

E tutto resta sovrascritto nelle tracce di vinile.

Grazie alla gravità della forza, quella che sia con voi.

Così l’intelletto della neurosfera a furia di passaggi si stratifica.

Più pesante in certe parti piuttosto che in altre.

L’algoritmo riconosce gli schemi.

Prima i principi di base fondanti.

Le dinamiche dominanti, gli archetipi, le categorie.

Ricevuti nelle cosmiche vibrazioni originarie.

E ripetuti e nidificati nella coscienza collettiva.

Poi le parole e i pensieri più importanti.

Poi le parole e i pensieri ricorrenti.

Tutto si assembla e si stratifica.

In una serie di schemi reiterati sovrapposti

E diventa la piramide dell’intelletto.

Un algoritmo naturale guidabile, governabile.

Ad ogni rotazione di terra ripassiamo sopra gli stessi principi.

Tutti interconnessi riconosciamo gli schemi in eterni ritorni.

E li ridondiamo.

La neurosfera si sposta di peso e ruota sul suo asse.

Illuminando tutti gli altri per illuminata rotazione.

Questo è l’algoritmo sano.

Della civiltà dell’intelletto.

Collimante con una forza di fondo.

Che indirizza l’intelletto in formazione.

Detto santo, il gravitone.

 

8.      La rete invisibile dei pensieri controllati.

Nei giorni successivi Chloe e Marco si immersero nel labirinto dei dati.

Seguivano le tracce del denaro come detective digitali.

Scoprirono una rete complessa di società offshore, conti bancari segreti, transazioni criptate.

I Cresocrati stavano usando l'algoritmo del Credito Sociale.

Come una Moneta Merito per mascherare le loro attività.

Manipolavano informazioni, idee, pensieri, emozioni.

Usavano impercettibili onde sonore a bassa frequenza.

Era risonanza limbica elettromagnetica.

Con algoritmi di intelligenza artificiale.

Tutti veicoli di messaggi subliminali.

Che si innestavano nel subconscio individuale e collettivo.

E inducevano stati di ansia, depressione, paranoia.

Rotori di conseguenti comportamenti pilotati.

La situazione non poteva durare.

Oramai era storia nota.

La Città Bassa era una polveriera.

La rivolta montava silente.

Come un’onda spinta dal vortice del vento dei suoi rotori.

Alternativi a quelli imposti.

La rivolta della Città Bassa non era solo una reazione alla disuguaglianza economica.

Era una ribellione contro il controllo delle menti.

Da quella archetipa subconscia a pioggia.

Fino nel profondo di quelle singole.

Il Credito Sociale era stato svelato monetario.

Slatentizzato dal subconscio.

Le bacheche di graduatorie non venivano più idolatrate.

La gente si svegliava dal torpore indotto.

Si liberava dalle catene invisibili della manipolazione neurale.

Era un processo di psicanalisi collettiva.

Per liberare l’intelletto fino dal subconscio.

Chloe e Marco lo avevano scoperto e svelato.

I Cresocrati usavano meme virali per indirizzare le menti.

Si innestavano nel patrimonio genetico con i memigeni.

Geni portatori di memi da mutanti replicanti.

Se usati male trasformavano le persone in automi digitali.

Solo in apparenza vigili.

Mentre venivano controllati i centri di gravità per la mente.

Che con i rotori semantici manipolavano schemi della neurosfera.

Artifici e distorsioni dei principi fondanti rivenduti per plausibili.

La rivolta della Città Bassa era una battaglia contro i meme ed i loro memìgeni.

Era una guerra di simboli e significati vorticanti.

Era lotta per il controllo della neurosfera.

 

9.      La città in rivolta per la battaglia di idee e sogni.

Le strade della Città Bassa si trasformarono in un fiume di persone incarnate avatar.

Un'onda di rabbia e speranza travolse tutto ciò che incontrava.

Chloe e Marco si trovavano in prima linea, guidando la folla verso la Città Alta.

Era una oasi di grattacieli scintillanti e giardini pensili.

Sede fortificata di controllo mentale era il simbolo del potere dei Cresocrati.

Le strade erano ordinate pulite e silenziose.

Sorvegliate da robot e droni volanti.

Sotto una cupola di flussi condizionanti.

Erano flussi magnetici gravitazionali originati dalla loro neurosfera.

Creavano uno scudo di protezione alle idee.

Il cielo era terso e il sole splendeva eternamente.

I Cresocrati vivevano in lussuose e confortevoli futuristiche dimore.

Arredi, opere d'arte digitali e mobili cambiavano forma a comando.

La Città Alta con la sua opulenza era il simbolo del successo di potere e controllo.

Era il luogo dove la realtà era inventata e i sogni programmati.

I Cresocrati risposero alla rivolta con la repressione digitale.

Ma non potevano chiudere il sistema del credito sociale.

Era quello il dispensatore di “moneta merito” per acquisti e consumo

Era la moneta che li manteneva appropriatori.

Inviarono le loro forze di sicurezza, altri robot armati e droni volanti.

Confidavano nel loro intoccabile controllo.

Ma il popolo della Città Bassa non si fece intimidire.

Era armato di coraggio e determinazione.

E soprattutto tanti virus e un nuovo algoritmo da sparare e innestare.

Dal conscio al subconscio.

I rivoltosi volevano bloccare la diffusa risonanza magnetica comportamentale.

Nascosta nel credito sociale.

L’algoritmo di apprendimento predittivo collettivo.

Il maledetto irreale credito sociale.

Finsero una strategia di attacco fisico affrontando guardie e oppressori.

Mentre gridavano slogan di libertà e giustizia gonfi di genimemi.

Geni veicolatori di memi e memi veicolatori di geni.

Risultato, tutti mutanti.

L’algoritmo genomemetico si innestò come programmato.

E fecondò ogni dove ove imperava la Cresocrazia dissimulata da democrazia.

Si bloccarono i consumi inconsulti.

Si tagliò l’appropriazione di plusvalore.

I Cresocrati si svelarono piccoli uomini tutti ricottari.

E si trovarono in un incubo digitale

Vennero espropriati tutti i paradisi offshore

Bastò un piccolo click a quattro mani di Chloe e di Marco.

Confisca globale senza neanche bisogno di guerra.

Per ricostruire una nuova terra.

Usando armi di immaginazione di massa.

Trasformando le paure in risate.

I desideri espressi o repressi in opere d'arte.

Riprogrammando i flussi di dati dei centri di gravità per la mente.

Pescatori semantici tra rotori di senso.

Pescando nel tutto sepolto profondo.

La battaglia per la Città Alta si era svolta nel regno di idee e dei sogni.

Nell’algoritmo della neurosfera che celava e svelava l’inconscio di massa.

La rivolta fu nel mondo profondo del subconscio della neurosfera.

 

10.  L'alba di un nuovo mondo e la guarigione collettiva.

La Città Alta era caduta, il potere dei Cresocrati infranto.

Chloe e Marco, insieme agli altri ribelli, iniziarono a ricostruire la società.

Creando un nuovo ordine basato sull'equità, la solidarietà e la partecipazione democratica.

Fu sostituito da un sistema di evoluzione e supporto psicologico,

Un'intelligenza artificiale empatica.

Aiutava le persone a liberarsi dai traumi e dalle paure indotte.

Dai condizionamenti archiviati nel subconscio collettivo.

E in quelli propri.

Dolorosi e duri ad emergere e da elaborare.

Qualcuno ripescò gli archetipi universali.

Con l’aiuto dei modelli e schemi nidificati nei memigeni,

La caduta dei Cresocrati fu un tripudio di idee e di sogni liberi.

La realtà si fondette con l'immaginazione,

La neurosfera viene scrostata dagli stereotipi dei Cresocrati.

I centri di gravità per la mente vennero riallineati.

Il Credito sociale fu convertito in un ambiente di condivisione di idee e sogni.

Dove le persone potevano esplorare le loro menti e sogni.

Navigando liberamente nella neurosfera.

Per creare nuove realtà condivise all’istante.

La Città Bassa e la Città Alta liberate si fusero in un'unica comunità.

Unite dalla lotta per la giustizia e dalla visione di un futuro migliore.

Si trasformano in un parco giochi di idee e sogni.

Dove i pappagalli psicanalisti volavano liberi.

I topi da laboratorio dirigevano orchestre di neuroni.

E i rotori semantici proiettavano immagini di libertà e creatività.

La rivoluzione algoritmica aveva creato e scoperto un nuovo mondo.

Dove la pazzia era la nuova normalità.

La libertà era un sogno condiviso.

La neurosfera un oceano di possibilità infinite.

 

11.  Epilogo del “Vi diranno”.

Il professore rifletteva,

Il nuovo algoritmo stava nei rotori semantici da sempre.

Risuonava una profezia.

Un "Vi diranno".

Questo è il progredire.

Un giorno ve lo diranno.

Vi diranno che la mente è una sola.

Fatta da ogni singolo intelletto.

In diversi stadi di avanzamento.

Latenti o potenti ma equipollenti.

Oltre i miliardi saranno trilioni.

Vi diranno che siete connessi.

Tutti e con tutto, lo proveranno.

Avvolti in una rete di tela.

Come in un bozzolo di farfalla.

Vi diranno che ognuno dei tutti riceve e trasmette.

Dipingendo la coscienza all’istante.

Vi diranno che quello è l’intelletto.

Per tutti, di tutti.

Ci costruirete una nuova civiltà.

Sentirete che manca qualcosa.

Vi diranno che non è nella testa.

Ma dovete cercare in anima e cuore.

Allora saprete che avranno capito.

E ricucito gli opposti e contrari.

La chiameranno forse synfisica.

Con l’insieme di fisica e oltrefisica.

Unione, connessione, coesione.

Complessa, completa, simultanea.

Σύνkrona, syncrona, syn

Sarà meta, uber, oltre.

Sarà civiltà di ragione e di amore.

Forza che muove perfino le stelle.

Con un raggio di luce che tutto comprende.

Vi sveglierete nel tempo del brucomente.

Le cellule bruco sbocceranno in farfalle.

Vi diranno che fu per loro invenzione.

Per appropriarsi della scoperta creazione.

L’intelletto pervaso griderà di furore.

Ululando tutta la rabbia dal cuore.

Ma non farà differenza.

Sarà la vita che avanza.

Una cosa sarebbe sympatica.

Che la cantiate come disegnata e sognata.

La civiltà dell’intelletto.

Vista e ridetta dal fù matto Claudietto.

 

Kalimmudda ipsum ridixit

L'elemento umano nella macchina ?