domenica 8 dicembre 2024

2024 12 08 – Credevo fosse un calesse invece era un tassì

 2024 12 08 – Credevo fosse un calesse invece era un tassì

 

Oggi è un giorno buono e giusto, lo si sente.

Immacolata santa vergine intercedi un miserere.

Per favore o per pietà.

Per le polveri sottili delle sabbie mobili di tutti i cervelli lessi.

Per i cuori frantumati, per le anime bruciate.

Ma si sa non è nel cuore, ma è riconoscersi dall’odore.

Emigriamo di quartiere di buona ora.

Evitiamo la diaspora a comperare per le gioie ricottare.

Lei ha pensato a tutto al posto mio.

Una grazia di perdoni, di attenzioni e doni.

Siamo stati alla casona per tornare poi a casina.

Nella nostra piccola abitudine ebdomadaria lei si carica da dromedaria.

Prendo il cane ed usciamo che scendiamo che lo pisciamo.

Siamo pronti a transumanare.

Ad organizzare ci ha pensato lei col suo carico di sacconi e di sacchetti.

Nella nostra famigliola si accoda anche la serena Bea plebea.

Sbandiera la coda in altalena di ignara felicità.

Il metrò si ferma all’improvviso e ci annuncia che un cristiano è stato male.

Santa misericordia benedetta.

Proprio il giorno della madonna, poveretto.

Aspettiamo in carovana e dopo un po’ decidiamo che scendiamo.

Arriva il tassì senza la X e, sento odore di percezione di apprensione.

Di percezioni me ne intendo, una addirittura fu per un terremoto.

Bea non vuol salire nel bagagliaio pur scoperto.

Recalcitra con le unghie in frenata.

E per forza, percepisco con ritardo, era risultata accalappiata.

D’improvviso col cuore accelerato inizia il ballo di giravolte, sbavettate ed ansimate.

Al suo fianco lei la segue a ruota con un tremito da marmotta ansiosa intimidita.

Cerco di calmarmi io per non trasmettere più paura, respiro e parlo basso e lento.

Assorbo al meglio che posso per smorzare la risonanza dei loro cuori.

Arriviamo alla fine e ci guardiamo in complici ridolini, diventati ridacchiate poi finite in gran risate.

Mamma mia ma che spavento, che tensione e che apprensione, della madonna.

Mi torna in mente quel piccolo figlio d’uomo che diceva al padre “dai papà, facciamo una avventura”.

Quanti odori e sensazioni, che si scoprono sentimenti.

Guardo la mia famigliola.

Un brivido di fremito mi rivela quello che titubavo.

E io mi fido di tutti, proprio tutti, i miei organi percettivi.

Certo che è riconoscersi dall’odore.

Ma l’anima è dentro nel cuore.

E così guardo il tassì.

Adesso ha la forma di un calesse.

E capisco dall’odore.

La parola giusta è amore.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Miserere, vivi nell'anima del mondo persi nel vivere profondo

 



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