2024 12 29 – Rientro con l’auto da fé
E anche questo natale è passato.
Meno male ce lo siamo levato.
Siamo stati bene, siamo stati
insieme.
Abbiamo ringraziato chi ci ha
ospitato.
Qualcuno ha di sicuro pregato.
Qualcuno certamente se ne è
fottuto.
Io rientro tra i secondi.
Ma ne dovrei vergognare.
Invece niente.
Resto muto indecente.
Tra bambinelli nativi e pensieri
cattivi.
Pensieri, parole, opere e
omissioni.
Di soccorso, principalmente.
Passa fugace nella rubrica delle
cronache la notizia dei bambini congelati.
Niente buoi ed asinelli per quei
pure santi bambinelli.
Chissà perché sono più morti di
quelli sotto i missili.
Così mi ritrovo auto inquisito.
In quella pratica antica dell’esame
di coscienza.
E mi crogiuolo nel peccato.
Quello dell’io, del me, del sè.
In attesa di penitenza per
sentenza.
Senza vero pentimento.
Di sicuro senza un momento di
tormento.
Qui ci vuole un’abiura.
L’eresia è del “sto bene io”.
Tutto il resto non importa.
Basta che alla fine ci sia la
torta.
Io fui bene educato da
cattolico.
Che certamente non è univoco.
Ma rende bene per noialtri.
E per predoni di pelo detto laico.
Allora ho da scontare il mio
peccato.
Già qui in terra davanti al rogo
dell’anima.
Non avere fatto niente.
Omissioni solamente.
Inquisito non pentito.
Mi sono giocato il paradiso.
Per una fetta di strudel o
panettone.
Per un dono sotto l’albero.
Che tristezza, inquistore.
Dammi fuoco per favore.
Con il caldo potrai scaldare.
I bambinelli congelati.
Questo è il mio gelido calore,
auto da fé nel mio torpore.
Kalimmudda ipsum dixit
Autodafé forse al contrario

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