sabato 7 dicembre 2024

2024 12 07– I colori della divergenza

 2024 12 07– I colori della divergenza

 

Questo mondo è il migliore mai esistito.

Questo mondo era il migliore mai esistito.

Questo mondo sarà il migliore mai esistito.

Questo mondo potrebbe essere il migliore mai esistito.

Ci ho molto pensato e sono giunto ad una confusione.

Il dubbio sarà pure il motore dell’intelletto.

Però è scomodo e non procura più diletto.

Il mal comune non mi dà nessuna consolazione.

Il bene nei privilegi è dato per scontato.

Non capisco più se siamo in convergenza o divergenza.

Viaggiamo sulle rette parallele dei divari.

A volte le guardi e puntano un centro.

Altre volte se ne vanno nel vento.

La civiltà dell’intelletto sta lì immobile e aspetta.

La nostra civiltà mostra segni di progresso contro forze di regresso.

E si deve sopravvivere.

Se non altro per rispetto di tutto e tutti.

Lo sconforto e la tristezza sono un lusso ipocrita da pochi eletti.

Io non divergo e non convergo.

Mi rifugio nella tana come fossi una marmotta alla vista delle aquile rapaci.

La mia tana è fatta di conforto ed attenzioni, di colori e di sorrisi in dono.

Ma non c’è ordine naturale delle cose.

Non vedo giusti sguardi di bambini alla vista della meraviglia.

Solo troppi ubiqui avvoltoi predoni.

In tensione di divergenza sulle carni dei macelli.

Leggo di quella parte di mondo che si occupa a decidere il pantone.

Nel 2025 è il mocha mousse 17-1230

Sfumatura chiara di marrone cioccolato allude al desiderio di comfort.

Davvero lirico da leggere ma che non da nessun conforto.

Penso immediato che siamo fritti.

Civiltà dell’intelletto spadellata cotta alla ricotta ricottara.

Eppure mi sforzo di aprire le porte della mente alla visione che so essere coerente.

Ci sarà un giorno in cui ci sarà mousse per tutti.

E l’uomo liberato si occuperà solo di creare.

Anche minchiate, prontamente rimbalzate o recepite dall’intelletto condiviso istantaneo in ogni dove.

Io vorrei una migliore scelta di colori.

Sicché il nostro comfòrt ad altri non sembri sconfortante vera merda.

Nell’attesa ce l’ho io il colore giusto.

Sta nel pantone del claud ione.

E non è il maròn de mèrd.

E’ piuttosto un d’abete scuro verde.

Quello che a dio piacendo io vedrò presto con la marmotta lassù tra i sorrisi dei monti.

Guardo dalla finestra del terzo piano.

Il solerte plebeo cane da pastore la presidia tutto il giorno dagli spiriti dei pensieri maligni.

Deve avere recepito qualche gene di marmotta e sta in guardia fissa alla finestra al terzo piano.

Forse aspetta che le spuntino le ali per volare via dalle aquile rapaci.

Mi indirizza uno sguardo in convergenza.

Punta dritto verso un nuovo alberello verde nella piazzetta del crogiuolo con i giochi per bambini.

Si riaccende la speranza.

E’ l’associazione di persone del quartiere che organizza il grande evento dal colore verde.

Moca mousse a me mi fa cagare, e non è per pregiudizio.

E’ che proprio sembra merda da cagare già cagata.

Voglio il verde per sperare.

Che ci volete fare.

A Milàn si sta ancora a farsi decadenti psicopippe alla moda sul fashion chic e sul desaign.

Ma con l’aiuto dei bambini anche lei convergerà.

Resto solo alla finestra con il cane di bianco immacolato candore.

Lei è andata a lavorare per guadagnare la michetta di colore del pane.

Io resto a casa nel mio verde.

E mi compiaccio un momentino all’idea di non essere grigionero divergente.

Non come quella parte dela Milàn di colore pantegana.

Anche lei in una alba chiara si sveglierà convertita di arcobaleni.

 

Kalimmudda ipsum dixit.

I’m too sexy 4 Milàn 

Anche in conversione long live

 

La speranza dei bambini del molteplice grande cuore dela gran Milàn



 

 

E la nobile plebea, già serena con la mente convertita



 

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