2024 12 15 – Il lato oscuro della Sforza
Sforza, scorza, sforzo, forza, che la forza sia con te, che lo sforzo sia con te.
Bella scoperta la scoperta di
Milano vista dalla luna.
Eh,
lo so bene che volevate la bella favola dell’emigrato di successo.
Ce lo hanno inculcato in ogni cinema e televisione che poi trionfa sempre, il bene.
Ma
se non arriva il lieto fine bisogna rituffarsi nella città de merda.
Torniamo
dalla luna quaggiù in terra e vi dirò che in tanti anni ho imparato la verità
nascosta.
A
Milano le cose non sono mai come sembrano.
Forse
mia mamma esercitava veggenza quando diceva che Milano è una città dietro muri.
Muti squadrati muri quadrilateri che abbattuti la svelano maligna, omertosa, rapace,
feroce.
Protetta
dai suoi mille scuri da cui filtra chiaro solo qualche refolo di luce.
Bisogna
sfogliare la concentrica cipolla e tra gli strati a grappolo si arriva a
qualche nocciolo.
E’
questione di concentrazione di poteri e forze occulte là dove girano anche i faraoni
della grana.
Il
decadentismo della ricerca del pantone poca mousse del quadrilatero centrale
è devianza marginale.
Tutto
sommato, nel culo è meglio una mutanda di un siluro di pietra di dura merda.
Sfoglio
empirico uno strato di cipolla mentre penso a una svelata evidenza nascosta.
Dove
si trova tanto sterco del diavolo vuol dire che lì ci caga il diavolo.
Comunque,
così passavano gli anni della città sempre in divergenza tra consumanesimo e
ricottaresimo.
Con
la famiglia intera maturammo anche il riconoscimento della santa casta della
chiesa.
Pubblica
onorificenza al merito da parte dell’arcivescovado per anonimi alti servigi
resi.
Onore
al merito e benedizione per tutta la famiglia, tra petrolio, grana e santità.
Mio
padre recalcitrava, ma un signore aveva tanto insistito per conto di papato e
arcivescovado.
Stava
in un ufficetto anonimo discreto, all’ultimo piano della banca Ambrosiana Veneta.
Con
solo un accenno cromatico al papato, in un indecifrabile personaggio in doppio
petto bianco.
Intanto
io crescevo alla deviante ricerca della deviazione.
Sempre
più intossicato di rabbioso rifiuto, Milano offriva rimedi anche a quello.
Educato
ma non convertito, rimanevo però stupefatto dalla Milano sotterranea.
La
mala, le bande, gli intrecci, le nottate, il pizzo, la pizza, le puttane di
alto bordo, quelle da deporto.
Tutto
in una macabra danza di intrecci che però manteneva il suo alchemico ordine.
Da
cipolla da sfogliare, Milano mi si svelava sempre più come una torta nuziale a strati,
ma quadrati.
Non
che non siano così tutti gli agglomerati urbani, di cui altrimenti non si spiegherebbe
l’ordine.
Ma
io ho vissuto il mio, senza mai giungere a conoscerlo a fondo o fino in fondo.
Oggi
vivo in una nicchia di zona viale Monte Rosa.
Territorio
una volta rinomato per puttane di strada, spaccio e sommersi vari.
Tra
bande nate di quartiere e poi cresciute, nascoste dietro chissà quali muri.
Ma
è evidente che l’ordine ancora sopravvive e prospera, percolando nel suo su e
giù tra strati.
Le
puttane le hanno deportate su internèt o allo sprofondo fuori vista, là dove
disse l'agnello di dio.
Lo
spaccio sta più vicino, nella casbah oltre la diga della circonvallazione
della 90, come la paura.
Un
giorno cammino e mi abborda una delle nostalgiche battone, divenute anziane, di
in fondo alla via.
E
mi chiede con mio stupore se sono il figlio dell’Ingegnere Carlo Aroldi.
Onida la Rossa una volta bella figa, pattugliava via XX Settembre, come a
guardia di casa nostra.
Si
presentò come affiliata vedova di Francis Turatello, nonché gran conoscitrice
dell’ingegnere padre.
La
andavo a trovare regolarmente dove stazionava improbabile all’angolo di via, oggi
divenuta di lusso.
E
mi raccontava storie e storie di complicità nascoste.
Tra
le quali un giorno qualcuno fece riemergere un plausibile tassello.
L’ingegnere
pare fosse uomo d’ordine dei servizi vaticani, che ce li hanno pure loro.
Ma
di certo la Rossa diceva che era un demonio e insisteva sul fatto che era assai cattivo.
Non
mi addentrai troppo, certe porte meglio non aprirle.
Ma
mi documentai in alcuni libri di una certa entità.
Si
accennavano pure alcune alchimie petrolifere per finanziare possibili nefandezze.
Il
lato oscuro dell’agglomerato si sforza di restare occulto.
Mentre
prospera sullo sforzo collettivo di criceti per ricottari.
Tra
chiaroscuri intrecci di ordine e inferno si deve tirare il filo.
E
confidare nei nessi acausali.
Funziona così ogni mente, anche quella collettiva di bande o di quartieri.
Ce
lo svelò la mirabolante scoperta dei neuroni a scapocchiante pop-up.
Ma
questa è una forza di altra storia.
Un’altra
roba de’ matt.
Sorridete è Natale, anche se sembra un lugubre pasquale.
Speriamo nella neve, in fondo la gente quello vuole.
Kalimmudda
ipsum dixit
Milano lontana dal cielo, tra la vita e la morte continua il tuo mistero
Intrecci
e tessuti

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