domenica 29 dicembre 2024

2024 12 30 – La talpa e Atahualpa - Nanovella

2024 12 30 – La talpa e Atahualpa - Nanovella


Il candido manto di zucchero a velo copre ogni altro colore.

La talpa scava gallerie sotterranee senza sapere perché.

Il cane usma trottando seguendo col naso tracce invisibili.

Anche lui non sa perché, gli uomini lo hanno ibridato così da lupi e sciacalli.

Ma a sua insaputa di essere strumento di morte.

L’uomo fa l’uomo delle bianche ricotte, cioè osserva la scena da ricottaro.

Aspetta di appropiarsi di qualcosa, per genetica da predatore sciacallaro.

L’essere in cima alla catena alimentare lo lusingava non poco.

E guardava, e pensava, e rideva, si credeva lui il padrone.

D’un tratto un movimento brusco del cane cattura la sua attenzione.

Il cane tuffa tutto il muso fino alle orecchie sotto la coltre bianca.

L’uomo osserva compiaciuto il suo ignaro strumento di morte.

L’istinto da caccia non si può non ammirare.

Di botto la danza ha cambiato passo.

Il cane scava con sempre maggior frenesia.

Sotto l’occhio dell’uomo che continua a non fare un cazzo.

Lui troneggia, comanda, dirige, si erge.

Intanto sotto la coltre di neve di prato e di terra la talpa scava in gara con il cane.

Trova anche il tempo di chiedersi perché il padreterno non la mandava in letargo.

Sarebbe morta con onore dormendo e non fuggendo come una polpetta.

Nel frattanto pregava tutte quelle divinità umane che aveva sentito.

Ma come sempre nessuna rispose o si mosse.

Tutte nascoste nella convinta giustezza della catena alimentare.

La talpa si voltò di nuovo e vide con terrore le volte delle sue gallerie che crollavano.

Sempre più vicine, come tracciate da un drone che manco sapeva cosa fosse.

Per oscure alchimie del terrore pensò alle bestemmie dei ragni quando un umano gli spazzava la tela.

Poi di incanto sentì un suono di voce di uomo che intimava al cane che bastava.

Peccato non tornare con una preda si era detto, ma poi ripensò di comprarla al supermercato.

La sua posa da osservatore ricottaro gli aveva intorpidito le ditine, poverine.

Il cane seppur con una certa malavoglia aveva obbedito da strumento quale era.

La talpa percepì che i rumori si allontanavano dal suo fiato corto.

Si mise a contare tutte le volte che aveva pregato il padreterno col suo bambino gesù.

Questa divinità qua di umana somiglianza e concezione non è mica buona, disse imprecando.

E si ripeté guardando il cumulo di macerie lasciate dallo strumento di morte di massa bianco sporco.

Devo trovare un altro patrono protettore, forse su vette più alte.

Le echeggiò qualche distorta parola di un giurista collinare.

Aspettare i messia e i bambini jesus, si va bene.

Ma solo finchè Atahualpa, o qualche altro dio, non dica "descansate niño".

Meglio che continuo io.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Alle prese con una verde milonga

 

 La talpa tapina blasfema



 

 


 

 

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