2024 12 18 - Babbo Natale regalami un impero
Sono
ostaggio dei postini.
Oramai
non mi posso più fermare, sono schiavo del mio ruolo di pedagogo
d'algoritmo.
Anche
quando non ci capisco una cippa, so di essere guidato a non essere una pippa.
Adesso
c’è questo fatto degli imperi.
Alcuni
crescono rivendicano o arretrano.
Sembra
l’anno 1264 quando il duca d’Auge si affacciò dal suo torrione.
Dall’alto
del quale la situazione geostorica gli sembrò confusa.
Resti
di passati e schizzi di futuri si trascinavano alla rinfusa qua e la.
Gli
Unni cucinavano bistecche alla tartara, i Gaulois fumavano gitanes, i Romani
disegnavano greche, i Franchi suonavano lire, i Saracineschi chiudevano
persiane.
I Normanni bevevano calvadòs, sempre.
Così
il duca d’Auge in Queneau bene inquadrava la situazione.
Sostituite
qualche nome ed epoca e vi troverete persistenza e rinascita di antichi regni e imperi.
Gli
imperi
non muoiono mai, al massimo cambiano limiti, confini,
cultura, religione.
Imperare
è una attitudine genetica di razza, popolare, sovranazionale, militare.
Oggi
ci interessa il ribollire mediterraneo tra americani sovrani, russi ortodossi,
persiani iraniani, sultani ottomani, franchi in declino, alemanni indenni, granbretoni àfoni, cinesi in mimesi.
L’unico
impero decaduto davvero è l’impero romano.
Scomparso
dai radar delle nostre velleità e identità nazionali.
In
tanto mentre, i Normanni oltre a bere come dei ciuchini, reggevano l’alcol per
genetica norrena.
Inebriati
di grandezza decisero di scalare la classifica secolare.
Conquistarono
popoli e stati fino anche al trinacre Regno di Sicilia.
Gettando
in fondo le basi genetiche per il raddoppio nel Regno delle due
Sicilie.
Oggi
negletto per carenza di intelletto applicato.
Così
all’ennesimo segnale di attuale disgregazione mi è balzata all’occhio rapace
una considerazione.
Vedo
tra l’altro una israeliana velleità imperiale medio orientale in un contesto
confusionale.
Se
possono loro che sono quattro gatti chi mi vieta di chiedere anche io un impero.
Mi
infilerei nel buco culturale intellettuale con la mia religione.
Profondamente
testata come strumento di educazione.
Quella
della
setta della meraviglia dello sguardo di bambino rapace.
Sarei
un imperatore sociale e culturale senza limiti e confini.
Illuminandovi
di immenso in un tempo fermo denso.
Resta
solo da definire la capitale sede imperiale.
Sarà
un luogo a misura di umani senza terre nè domini nè confini.
Sarà
nei centri di gravità del rotore della neurosfera.
Sarà
intelletto in vera rete intera.
Intelligenza
della civiltà dell’intelletto.
Caput
mundi naturale o artificiale non importa.
Sarà
globale, universale, imperiale.
Imperativo
ve lo dico io.

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