2024 12 01 – Ma il muschio cresce sempre più a nord
Ad un tratto mi sono detto che non era giusta tutta quella
avversione apriori verso l’impero della morte nera.
Tra potenza e prepotenze qualcosa di buono ce lo hanno pure portato,
questi americani.
Che ne so, il chewingum come direbbe il signor G.
Ma adesso cambia tutto, con onorevoli
Trampetta e relatives acquistati, parenti serpenti
stretti o no.
Onorevole, ma mi faccia il piacere direbbe un vero principe.
La presenza di muschio non serve mica a passeggiare a piedi nudi
su morbidi tappeti del parco centrale.
Serve a fare il lanciatore conto terzi e militari per la corsa
verso i marziani.
Che poi magari li sterminiamo tutti come gli indiani.
Comunque mi documento un po’ e mi spupazzo l’apologia del
nocumento.
Con tanto di noioso elenco di progressi e fallimenti.
Tra tanti documenti sono curioso di https://it.wikipedia.org/wiki/SpaceX.
«Saranno necessarie milioni di persone per una colonia su Marte,
per cui 80.000 è soltanto il numero di persone inviate su Marte ogni anno. So
bene che può sembrare una follia. Non sono diventato pazzo, e nemmeno credo che
la SpaceX possa fare tutto questo da sola. Ma se l’umanità spera di diventare
una specie multi-planetaria, dobbiamo trovare un modo per spostare milioni di
persone su Marte» (Elon Musk su Twitter, Wikipedia).
A me mica l’hanno chiesto se volevo sperare ed essere deportato per diventare marziano.
Penso al vero
negro principe che canta del
segno dei tempi e centra il punto in un verso solo.
A sister killed her baby 'cause she
couldn't afford to feed him and we're sending people to the moon.
Dicevo che non me lo hanno chiesto, ma se me lo chiedevano
glielo dicevo io quale era la giusta grande opera.
Mica è un frigorifero che basterà a salvare l’umanità.
L’onorevole Trampetta ha infatti dichiarato, con iperbolicissimo sé, che
sa lui come raffreddare il pianeta.
Di modo da potere finire di depredarlo e poi scappare da
marziani, adoratori del muschio rinverdente.
Navigando di doc in doc sono dunque giunto alle costellazioni satellitari per la
banda larga, stellare.
La missione di copertura di https://it.wikipedia.org/wiki/Starlink.
Tra le righe spazia olezzo di spaziali scudi militari, troppo
easily occultati che rispuntano pseudo privati.
La missione paravento e paraocchi della connessione stellare è
una bellissima cosa.
Banda larga popolare senza limiti di accesso in tre w, world
wide web.
Infrastruttura basilare per l’umanità stellare in corsa verso e
poi oltre la sua teconologica
singolarità.
La divinità.
Quella della conoscenza totale.
Allora voglio fare anche io il visionarissimo me.
Un vero abbiente visione, padrone pure di una compagnia dal centenario
elettrico risuono, deve lanciarsi a pesca di elettroni e ioni, mica in imprese da abominiazioni.
E pescarli anche nello spazio, magari centrifugando nello
scarico del cesso ogni altro umano vecchio strazio.
Era Hawkings che diceva che un buco nero poteva risolvere ogni
bisogno di energia umano.
Stando attenti a non ingollarsi pantagruelici tutto quanto un
universo.
Per sapere come fare bisogna cercare dentro al claud
fino a più di un decennio fa.
Tra le avventure dell’astrobarca Katagea, seminatrice di
nanosatelliti, in costellazione calata come una rete a strascico per pescare l’energia,
bene oltre l’internèt.
O quella meravigliosa saghetta da bambini di Lele l’elettrone,
Vito il gravitone e Tore l’ascensore.
Energia del girotondo sparata giù per terra con l’elevator Totore nello smart grid del mondo intero.
Totore, nicknome diminutivo di Salvatore perché dei terroni
salvatore.
Ma che volete, qua i terroni restano a terra.
Non si sogna di wireless electricity:
La witricity di vero Tesla, accampata
gratis in ogni dove nella griglia interconnessa di ‘sto grid.
Qua non sognano la terra ripulita.
Ma rimedi tampone artificiali per i danni procurati e da procurare.
E poi la fuga.
Quella prossimità alla singolarità della conoscenza totale ci ha
fatto male.
E’ scappata di mano a certe mani che disprezzano gli umani.
Bastano i soliti due conti in tasca a tutti i muschi.
Solo pochi muschi sarebbero marziani per davvero.
A botte di quelle citate 80 mila anime ogni anno, essendo noi 8
miliardi, ci metteremmo 100.000 anni.
Ma si sa, i visionari non sono aritmetici contabili.
Casomai geopolitici asservitori.
So, forget mission to Mars.
Producete energia su nello spazio e sparatela quaggiù nella
griglia del 4 doppia w, al grid del wwww.
World wide web witricity.
Dunque l’obiettivo non era 3 w ma 4, preciso io visionarissimo ai monodose
porzionali spaziali.
Ma ho il sospetto che lavorino solo per il lato di libro d’albero
col muschio, che cresce apicale al nord.
E non per il sud dell’albero delle vite tutte.
Lasciate ad annaspare, soffocare e annegare.
Visionarissimo me.
Per tutti noi sudici del mondo.
Mentre il muschio cresce sempre per il nord.
Contate come in finale terminale tabellina per credere se questi muschi
sono credibili.
Ricordando che si può volare e immaginare senza voglia di sparare o di drillare.
E adesso prendete un telescopio e misurate le distanze.
E dite tra me e voi chi è più pericoloso.
Kalimmudda ipsum dixit
PS. Caravan
lettruòn per visionarissima figlia dai
rapaci occhi bambini
Katagea, Lele, Vito e Totore
E la grande opera spazioelettrica.
Casomai
i disegni di progetto fossero poco leggibili o imperfetti potete gridare al
golpino e incolpare la banda.
E’ il
blog di questo claud che non vuole saturarsi la band e rifiuta grosse taglie senza
metterci più grana.
E per contare:
E’ mondiale, è globale, è la sòla ufficiale, terminale.
Allegato.
Estratto di ventennale epopea
delle avventure di Katagea, Lele, Vito e Tore Totore. Dal claud.
Ripresero quindi il discorso da KataGea all’ancora nello spazio, mantenuta in equilibrio orbitale gravitazionale nel suo punto di osservazione privilegiato.
Vale a dire che il suo
orbitare geostazionario la manteneva con la strumentazione vigile sul quadrante
di terra e di spazio assegnatile, a cui restava ancorata aggrappandosi al suo
centro di gravità per la mente, mentre l’orbitare terrestre attraverso
magnetosfera, fasci di plasma, vortici spaziotemporali di gravità e altre
diavolerie, permetteva alla sua rete elettromagnetica a strascico di pescare
tutto il pescabile: idrogeno, elettroni, e altre interessanti sostanze o
essenze.
Per farsi un’idea, si può
provare ad esempio a immaginare la terra e un buco nero al punto più lontano
delle loro orbite. Ad ogni giorno che passa, o ad ogni ora a seconda delle
orbite, la terra si avvicina, girando, al buco nero. La gravità aumenta di un
tot. Ad ogni giorno che passa, ad ogni rotazione circadiana, la torsione
accumula maggior forza G, che rimane arrotolata dentro un elastico tessuto
elettromagnetico impregnato di forze ed energie, il quale si fa sempre più
stretto, ritorto, col passare delle rotazioni.
Come quando strizzate uno
straccio, torcendolo sempre più stretto.
Fino a che, ad un certo
punto, arriva il momento in cui terra e buco nero sono più vicini e al massimo
della rispettiva forza G, e allora qualcuno molla un’estremità dello straccio e
quello rilascia il campo elettromagnetico che il gravitone aveva imbrigliato:...
Insomma, immaginate una
grande treccia di corrente elettrica e idrogeno, ad esempio.
Quando la punta della
treccia, quella con il ciuffo libero, arriva negli strati alti dell’atmosfera,
carichi di ioni opposti, non solo si porta dietro elettroni a fottere, ma si
creano anche infiniti legami elettrochimici che da lì piovono come messi dal
cielo.
Energia. E informazioni,
in forma di nanolitini.
Dei nanolitini parliamo
dopo.
L’energia viene catturata
dalle reti elettromagnetiche di terra che la sparano nel grid, il reticolo.
In tutto questo
meccanismo circolatorio, la gravità la fa da padrona.
E’ la conoscenza della
sua struttura di base e la di essa capacità di governo, che rende tutto
possibile.
Se vi sembra tutto troppo
fantascientifico, o se l’ipotesi del motore a elastico, quello del “frrr..”,
non vi convince, potete immaginare un mulino ad acqua o una turbina per
produrre elettricità: sono entrambi esempi di conversione, trasformazione, dell’energia
cinetica determinata dalla gravità in forme di energie utili a compiere lavoro
per conto nostro.
Un buco nero rotante e’
un gorgo di lavandino, ma anche un grande mulino ad acqua o un grande
aspirapolvere cosmico.
E ora vi presentiamo
Lele, Vito e Tore.
E’ mattina presto sulla
terra; in quel quadrante assegnato a Katagea le luci delle case e degli uffici
sono ancora spenti, tutti dormono, mentre i primi bagliori dell’alba hanno
fatto scattare i sensori per lo spegnimento delle luci di strada. Sono stati
ideati come primi abbozzi di risparmio energetico, ancora primitivi e
scarsamente interconnessi.
Kata Gea vigila, mentre
Lele orbita placido attorno ai protoni di turno. Ad essere sinceri placido non
e’ il termine giusto, perche’ orbita piuttosto veloce, ma in assenza di
fenomeni perturbatori lo fa con regolarità, senza saltare di su e di giù tra le
orbite e senza essere strappato o aggrappato a creare ioni di sorta, che sono
quegli atomi sempre litigarelli tra loro con una certa predisposizione a
fregarsi, o almeno scambiarsi, gli elettroni altrui.
Diciamo che Lele e’ in
stato di riposo, nel suo proprio tipico stato di riposo, per nulla eccitato ma
insonnolito vigile. Un po’ come i cavalli che dormono in piedi, Lele dorme in
orbita bassa.
D’improvviso sulla terra
una reazione a catena si scatena. Si accende la prima luce, e subito dietro
tutte le altre. Il quadrante si e’ svegliato, e si e’ messo subito all’opera
come fagocitatore di energia. In quel primo step, solo di energia elettrica.
Lele non si accorge di
niente fino a che inizia a sentirsi percorso da un fremito oscillatorio che lo
fa svegliare di soprassalto.
Si guarda in giro e
dietro di se, in un dietro per rapporto al flusso verso la terra che sta più
avanti, vede con orrore un’orda di altri Lele in formazione d’onda, che rotola
velocissima verso di lui.
Non fa nemmeno in tempo
ad imprecare che l’onda lo travolge spingendolo giù, verso la bocca famelica
del fagocitatore quadrante di terra.
Lele e’ partito in pole
position, dove si era trovato la notte prima quando tutti gli interruttori
della luce di quella porzione di terra erano stati spenti, ed ora guida l’onda
suo malgrado, anzi con una certa preoccupazione all’idea di finire spiaccicato
in qualche substrato inerte per niente conduttore, relegato al poco fruibile
ruolo di impalpabile energia statica per l’eternità o giù di li.
Inizia a urlare, con
quella voce che non ha, ma che immagina sarebbe stata una buona idea avere,
perche’ gli sembra di essere stato travolto senza nessun chiaro elemento che lo
guidasse.
Insomma, non sentiva
alcuna guida d’onda alla guida dell’onda che lui stava guidando suo
malgrado.
Mentre rotolava alla
velocità della luce d’un tratto sentì una voce di qualcuno, che invece sapeva
farsi sentire, che gli diceva: “più a sinistra Lele, sono qua, più a sinistra.
Sono Vito, forza. Se manchi questa uscita, che in realtà e’ una entrata, ti perdiamo
in qualche spazio dell’iperspazio e poi sono cazzi”.
Lele intravide una
increspatura a spirale nel tessuto gravitazionale, dritta nel senso verso la
terra, e iniziò a cercare di andarci almeno vicino, se non dentro.
Ma non sapeva remare, non
poteva nuotare, non aveva le ali.
L’unica cosa che poteva
fare era saltapicchierellare di orbita in orbita.
Iniziò a eccitarsi e
claustrofobizzarsi alternativamente, saltando di stato energetico in stato
energetico.
Mentre cercava di capire
come fare a sincronizzarsi e come usare questi salti d’orbita per andare a
destra o a sinistra, senza capirlo con certezza, quando era quasi
all’imboccatura del tunnel e mentre Vito continuava a fare grandi ondivaghi
cenni per farsi notare, d’improvviso la gravità, forse indotta a farlo da
qualche flusso protonico, lo risucchiò come con un suono di “slurp”, forse
troppo poco onomatopeico ma l’unico che Lele riuscì a concepire di avere
percepito. O forse non era la gravità ad averlo risucchiato, quanto una più
semplice interazione con qualcuno di carica positiva. Vai a sapere. Sta di
fatto che era incanalato.
Imboccato l’ascensore
gravitazionale, tutti gli altri Lele seguirono decisi il nostro Lele Primo,
così ribattezzato in onore del suo coraggio di piccolo condottiero spaziale.
L’ascensore si presentò dicendo a tutti “sono Tore, per gli amici Totore, e sono
il vostro Salvatore, in quanto ascensore pescatore. Meno male che c’ero io che
vi ho pescato, altrimenti sai che sbando, tutti a fondo in qualche isolata,
segregata, fetta di mondo”.
Ma Lele non era per
niente tranquillo: vedeva in lontananza sempre più ridotta la superficie
terrestre, e già recalcitrava all’idea di finire proprio giù per terra o
in altro posto inappropriato.
“Vito, dove cazzo stiamo
andando?”, urlò.
“Tranquillo, vi portiamo
io e Tore al punto di entrata nel grid”.
“Nel che?” Disse Lele. E
poi: “ma che giocate a Matrix? Quelli cercavano il punto di uscita più vicino e
voi cercate quello di entrata, ma così a casaccio?”
“Tranquillo, Lele: il
grid e’ quella rete magliata, sia con che senza fili, che permette di
condividere l’elettricità in eccesso con quella in difetto. Lo chiamano
“witricity grid”. E’ lui che ti pescherà, un po’ come se fosse un reciproco
della rete elettromagnetica magliata di KataGea.” “Tu sei l’elettricità in
eccesso che serve per colmare, per riempire, il vuoto energetico del difetto.
Ma difetto non va inteso come falla. E’ un po’ come la storia dei vasi
comunicanti.”
Ma Lele continuava a non
essere per niente tranquillo, e pensava che stava molto più al sicuro nello
spazio dove lo avevano pescato.
A conferma, d’un tratto
si rese conto che qualcosa non andava: stavano puntando dritti verso un pennone
molto alto che ricordava qualcosa che aveva studiato a scuola da piccolo.
Realizzò d’istante e urlò :”Tore, Vito, dove cazzo puntate? Quello e’ un parafulmine
non una ingresso witricity”. “Se ci sbattiamo contro resteremo per sempre
dispersi nel grande limbo della messa a terra dei materiali isolanti”.
Vito diede una rapida
occhiata e capì che forse aveva ragione Lele. “La gravità fa il suo sporco
lavoro ma non brilla di intelligenza autonoma”, si disse. O forse, invece,
qualche umano aveva studiato quel pennone proprio per essere colpito dall’onda.
Ma nel dubbio, e visto che nessuno lo aveva informato, Vito corresse il tiro,
fino a condurre l’onda sulla direzione delle sue destinazioni prestabilite a
lui note.
In tutto questo vorticare
d’onda la stessa era diventata magnetica oltre che “Lelettrica”, e per il noto
principio che non solo la corrente elettrica produce un campo magnetico ma
anche un campo magnetico produce corrente elettrica, tutto quell’elettromagnetismo
si diffuse ovunque, seppur in apparenza un po’ a casaccio perche’ non e’ che
Vito, Lele e Tore padroneggiassero bene tutta la scienza elettromagnetica.
Loro, in fondo, erano
solo dei mediatori, degli intermediari, o forse dei vettori, nel campo di
quelle grandi forze a cui appartenevano, ma fortunatamente giù a terra c’era
chi aveva studiato e progettato quel grande marchingegno per decenni, in tutti
i suoi risvolti ivi inclusi quelli di taglio monopersonale.
Così tutto e tutti si
ritrovarono a bagno in un grande campo elettrico, magnetico e gravitazionale,
il che non era certo una gran novità, se non fosse che per il fatto che adesso
tutto era pilotato.
Una volta entrata nel
grid, fatto sia di fili che di senza fili in aria, in terra e in acqua, l’onda
si diffuse ovunque ce ne fosse bisogno e una volta soddisfatti i consumi si
sparse a saturare accumulatori e batterie di ogni fattezza.
Il bello del grid, era
che tra tecnologie varie e superconduttori non aveva praticamente dispersioni
di sorta, che prima del suo avvento arrivavano fino ad un iperbolico 10 per
cento, ragion per la quale non solo non inquinava in quanto a-comburente, ma anche
non buttava via niente.
A saturazione avvenuta,
infatti, Lele veniva richiamato all’ordine dalla forza G, che nel frattempo
aveva cessato di essere schizofrenicamente suddivisa in lato chiaro e lato
scuro, e veniva risparato verso i cieli con dietro tutta la sua onda, per essere
rimesso in circolazione perpetua fino al momento in cui ci fosse stato un nuovo
stato di bisogno.
Tra flusso in andata e
flusso in ritorno normalmente le cose andavano piuttosto lisce, ma a volte
potevano capitare dei disguidi che potevano creare degli scompensi, detti
sfasamenti, che potevano essere anche molto dannosi stante la enorme capacità
di portata che quell’elettrodotto cosmico conteneva e trasportava.
Ad evitare che tutto ciò
accadesse, in mezzo alla due fasi ce ne era un terza, la cosiddetta fase di
centro o neutrale, che fungeva per l’appunto da neutro, scaricando a terra i
differenziali tra le altre fasi
In quella nuova era di
efficienza energetica nemmeno la corrente del neutro andava dispersa. L’essere
umano da che era un fagocitatore di energie inquinanti era diventato un
salutista estremista dell’efficienza energetica, e come tutti gli estremisti
cadeva a volte nell’eccesso opposto.
Per questo motivo il
neutro del mondo, per convenzione internazionale, veniva scaricato in acqua, la
quale come noto e’ presente in grande quantità sulla terra, e’ conduttrice ed
e’ pure quasi tutta collegata in un efficientissimo campo a rete davvero pervasivo
di ogni pertugio, anfratto, rivolo o canale. Insomma, via acqua si
arrivava pressocche’ ovunque fosse necessario.
La terra veniva quindi
ripetutamente percorsa da un pervasivo brivido elettrico, che essa provvedeva a
conservare come se fosse stata una gigantesca batteria ricaricabile, o almeno
che provvedeva ad utilizzare per macroscopici fenomeni idrolitici o di altra
natura elettrochimica di utilità anche meta scientifica.
Insomma, la terra si
vitalizzava, confermando ancora una volta l’esattezza dell’ipotesi Gaia che
sosteneva che essa vivesse di vita autonoma rispetto ai suoi componenti e
abitanti.
E’ in quest’ambito che tornerà in gioco anche Manolita.
Portatrice di nanoliti informativi di genomi e tutte varie leggi.
Ma non adesso.
E' ora di ricreazione.



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