giovedì 19 dicembre 2024

2024 12 20 – Criceti, ricottari, precari, sicari

 2024 12 20 – Criceti, ricottari, precari, sicari

 

Precariato è l'insieme dei lavoratori in una condizione lavorativa di incertezza protratta per causa altrui.

Viene da precario, colui che deve pregare qualcuno per ottenere qualcosa.

Nei secoli passati era un contratto agrario consistente nella concessione di un immobile a titolo provvisorio.

Nel diritto romano è la concessione gratuita di un oggetto revocabile ad arbitrio del concedente.

Precario era pure un rapporto feudale di vassallaggio in cui i patrizi concedevano terre ai loro clienti.

Il rapporto era una relazione di patronato al limite della sudditanza fisica o psicologica.

Come la si volti e la si giri è una forma antica di schiavizzazione in sudditanza.

Che priva del diritto a vedere il domani.

E’ un esproprio dell’idea del futuro già remoto.

Che diventa incerto, provvisorio, temporaneo, transitorio.

Il precariato non garantisce una vista di stabile continuità.

Si vabbè, ma perché ci rompi i coglioni proprio oggi che arriva il Natale magari con la neve.

Mi viene in mente perché precariato si addice allo stato di fatto generale, oltre a quello del lavoro.

Dovunque ti volti vedi il precario incerto e feudale.

Felicità a momenti e futuro incerto.

Io ho vissuto qualche sprazzo di precarietà seppur privilegiata.

E mi ci sono giocato un ricovero per depressione.

Uno per intossicazione

E uno per una operazione in zona addome che nessuno mai mi convincerà non entrarci niente.

Per questo resto impressionato per un recente servizio alla televisione, utile invenzione.

Era la fine di uno sciopero a presidio.

Era notte, era freddo.

I lavoratori erano stati accampati davanti ai cancelli per non so quante notti al gelo siderale.

I familiari portavano cibo e conforto.

Alla fine avevano ottenuta quella che a me sembrava una ben misera proroga contrattuale.

Dodici mesi, per me un’inezia, un insulto alla miseria.

Ma loro festeggiavano per una battaglia vinta in una guerra senza tregua.

E potevano tornare a casa

Io precario non ci sono stato per davvero.

Però in vita mia ho conosciuto tanti lavoratori.

Spesso prima che diventassero precari.

E poi anche dopo.

Alle aziende ci si affeziona, sono la madre che ti allatta.

Ma le aziende spesso non ricambiano

E se c’è da licenziare non fanno tanti complimenti.

Sembra che conoscano solo quella via.

Incapaci di alternative vincenti.

E così mentre corrono i criceti, i ricottari se ne fottono.

Un paio di fusioni e trucchi in borsa e tutto quanto torna a posto.

Poi ad ogni concentrazione loro cercano efficienze e sinergie.

Per cupidigia e mancanza di visione.

Vuote parole piene solo di desolata neodisoccupazione.

Vomitate dritte in borsa, altra sòla che vieterei.

Ieri ero ancora davanti alla televisione.

Grandi giusti allarmi per la transizione del settore auto.

Come tutte le transizioni lascerà una scia di morti.

Senza vergogna quelli reclamano il mio aiuto.

In qualità di io essere Stato.

Come se non fosse bastato quello di un paese già spolpato.

E che ci volete fare.

Io precario non ci sono nato.

Ma so che dopo poi rinasco.

E questa volta è chiaro.

Vorrei farlo da sicario.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Tammurriata del lavoro nero

  

Algida fiat lux siderum



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