2024 12 04 – www.eiopago.it. E chesto va pe’ chello
Benedetto
sia il mercato già usurpato e mo’ liberato.
Pensa
che bel mondo se per presente abbastasse il consumo di un postino quotidiano,
cannibali.
Questo
in cima sembra il titolo di un poema cavalleresco, che si ripete ebdomadario.
Per
due giorni su ebdo, epta, che in antico greco sta per sette.
Guarda
tu le mutazioni di consonanti che casino ka combinano.
Il
poema parla della resistenza e liberazione dal mercato posseduto, indemoniato.
Lo
compose un menestrello selettore trovatore, pescatore di ciò che è bello, giusto,
buono e vero.
C’erano
una volta i mercati dei rioni e dei comuni, frazionati in luoghi, tempi e produzioni.
Erano
teatri degli scambi all’incirca trasparenti, riferendosi all’assenza di
intermedi ed intermezzi.
Apportavano
commercio e lavoro, erano gli artefici di prime età dell’oro.
Arrivò
l’era delle carovane, dei trasporti e delle grane.
Si
inventarono una scienza di una certa logonatomia che parlava di mani invisibili
che guidavano gli scambi.
Era
una scienza fondata sull'io sé e non sul noi, che perciò presto dimenticò tali invisibili
mani.
Si
guidò invece col principio accumulatorio dello stomaco ingordo.
Sancito
con tanto di magna carta dell’idolatrìa di spesa.
Sottintesa
e pervasa essa non riposava mai, nascosta e ben riposta nelle teste in vario
modo.
Non
si comprò più per mangiare, ma, sòla mente, per comprare.
Era
la nascita del consumanesimo.
E
del nuovo mondo sempre suddiviso tra criceti e ricottari.
Lo
stomaco ingordo del mercato macinava tutta la ricotta che cercava e trovava.
E
fu gran distribuzione.
Distribuita
in una fitta rete di passaggi, incroci e scambi, guidava la stomachevole mano a
piazzare quantità.
Grazie
ai prezzacci per allodole creduti buoni dai neuroni
a spicchio .
I prezzi e le quantità erano veicoli
di profitto per ricottavoli piazzisti della ricotta.
Da
ingollare gargantuali e nemmeno stagionata.
I
mercati buoni e belli, quelli dall’essenza di essenziale, vennero presto
circondati, estirpati, soggiogati.
Uno opulento stava vero cazzimmoso giusto in faccia alla coda per il collocamento se non è ancora chiuso.
Un
altro benedetto molto grosso sopravvive alla faccia dell’erosione fino all’osso.
Colori,
suoni, odori, sapori e altri essenziali ori, si dipanano in quella via a forma
di piazza.
E’
lunga quasi un chilometro, in buona parte occupato dal mercato quando c’è.
Che
se te lo fai tutto da capo a coda non sei più a chilometro zero, ma sei
arrivato 1.
Da
sopra al balcone viene da calare il panaro, ‘o paniere, primordiale strumento
di consegna a domicilio.
E
ti sale l’allegria, con la stessa malinconia di ogni partenope incazzata di geppini e geppetti.
Così
ieri era giorno di mercato che ascoltavo dalla finestra sul balcone da panaro.
Intanto
elaboravo astratti labili conteggi, invece di creare solidi stabili ponteggi.
Oggi
il mercato è emigrato, forse dove altrove collocato col patrocinio dello Stato in
municipi declinato.
E
il territorio torna presidiato dalla gran distribuzione di ubiqua prossimità che
ogni spazietto vi incoolò.
Eppure
nell’era delle connessioni sociali, e societarie, esiste un già concepito
nuovo mercato.
Entra in campo il banditore di un mercato all’asta, ma al contrario, dominato da chi domanda e offre grana, il cliente.
E’
un banditore cibernetico, che sul tavolo della piazza virtuale piazza la fiche.
Pago
dieci euro totalizzanti, chi mi offre più salciccia?
Il
ricottaro sarà costretto a partecipare, perché la trasparenza dilaga e tu non ti farai
più incoolare.
Basta
stupide aste dai rialzi inflazionisti per lo strapieno di ricotte.
Da
oggi su tutti gli schermi, di ogni guisa, piazza e fattezza, il futuro sta su www.eiopago.it
Il
piazzaricotta resterà lì basito depauperato impoverito.
Perché
www.eiopago.it arriva
anche a domicilio.
L’ecofurgonato
componibile del mondo della ammuschiata
witricity si dispiegherà in bancarella.
Ma
solo dopo un giro di urla come quelle degli arrotini di una volta.
E’
arrivato ‘o pazzariello , ca mo’ve venne chesto e chello.
Così
ci confesserà a un novello Masaniello.
Sarà
una confessione alla Taniello.
E’
la forma della nuova resistenza.
E’
guerriglia di oltreidee.
E’
guerriglia di ricotta.
E’
querrilla alla recocta.
Pure
in ispanico, latino e in fino napoletano.
Per
restare anonimati.
Ai
nemici ricottari.
Kalimmudda
ipsum dixit
E chesto va pe' chello .
Musica per chi ha orecchie.

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