giovedì 4 agosto 2022

2022 08 05 – Tarantelle elettorali

 

2022 08 05 – Tarantelle elettorali

Politica.

Da polis.

Città.

Stato.

E come la governo?

Amministrazione della res pubblica. Anche i latini ci volevano.

Fin dai tempi dei greci si individuarono varie modalità.

Oltre l’oligarchia, già roba di casta, la tirannia, devianza della monarchia.

A volte però illuminata, e allora si efficiente e capace di spiccare il volo.

Potere ad un solo.

E poi la democrazia. Tanto anelata.

Potere al popolo.

Se elettivo, di un partito di rappresentanti.

Il quale elegge una serie di poltrone in un Parlamento sulle quali accomodare gli eletti.

Che sembrerebbero in teoria rappresentare gli elettori.

E invece che non sappiamo chi siano in effetti.

Salvo sentirci dire, in un eventuale tram, “Lei non sa chi sono io”

E risponderci intimiditi di silenzio.

Poi c’è chi decide chi candidare, che è un politico. Un cittadino, che mica a tutti era dato.

Nostalgia di buona amministrazione della res pubblica dispersa in mille correnti cittadine, politiche.

Queste rendono impossibile il processo a cui sono preposte per generale difformità ideativa.

Che poi, ideativa, magari fosse un crogiuolo pensativo.

Tirano fuori idee demagogiche a caso, senza inquadrarle, misurarle ne valutarle.

Normalmente senza capire quello che significano.

Soprattutto in termini economici.

Oramai alla deriva totale.

L’importante è scippare consenso elettorale.

Tanto i no Tav quali sciura Pina li conosce?

Sembrano un gruppo rock.

Alla democrazia si attacca l’appendice della libertà di stampa.

Come siamo liberi di essere farciti come un tacchino.

Sappiamo tutto e il contrario di tutto.

Come minimo c’è confusione.

In tirannia tutto ciò si chiama propaganda.

Che bello un pensiero monocratico, senza doversi districare nell’uguaglianza democratica tra un polo e un altro.

Evviva 'o re

Magari illuminato.

O anche no, ma solo decente.

Tanto non lo sono nemmeno questi di adesso.

E il sogno del sovrano illuminato si è perso per strada.

Nemmeno una oligarchia trasparente ci è rimasta.

E che amma fa’

Lasciamoli alle loro tarantelle

Che sono termine di metafore per inquadrare una situazione di casino, problematica, un bordellino.

Così prepariamoci.

Avremo settimane di danze popolari.

Tarantelle elettorali.

Tra cui quella di Masaniello.

Fosse la volta buona.

Tarantella di Masaniello

 

Kalimmudda ipsum dixit


lunedì 1 agosto 2022

2022 07 31 - Qualcuno era comunista - Giorgio Gaber

 

2022 07 31 - Qualcuno era comunista - Giorgio Gaber

2022 07 31 - Qualcuno era comunista - Giorgio Gaber

Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia

Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà

La mamma no

Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa

La Cina come una poesia, il comunismo come il paradiso terrestre

Qualcuno era comunista perché si sentiva solo

Qualcuno era comunista perché aveva avuto un'educazione troppo cattolica

Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva

La pittura lo esigeva, la letteratura anche: lo esigevano tutti

Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto

Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto

Qualcuno era comunista perché prima, prima, prima, era fascista

Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano ma lontano

Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona

Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona

Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo

Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari

Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio

Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai

Che voleva essere uno di loro

Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l'operaio

Qualcuno era comunista perché voleva l'aumento di stipendio

Qualcuno era comunista perché la rivoluzione? Oggi, no

Domani forse ma dopodomani sicuramente

Qualcuno era comunista perché:

"La borghesia, il proletariato, la lotta di classe, cazzo"

Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre

Qualcuno era comunista perché guardava solo Rai3

Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione

Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto

Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali

Parastatali e affini

Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il materialismo dialettico

Per il Vangelo secondo Lenin

Qualcuno era comunista perché era convinto di avere dietro di sè la classe operaia

Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri

Qualcuno era comunista perché c'era il Grande Partito Comunista

Qualcuno era comunista malgrado ci fosse il Grande Partito Comunista

Qualcuno era comunista perché non c'era niente di meglio

Qualcuno era comunista perché abbiamo avuto il peggiore partito socialista d'Europa

Qualcuno era comunista perché lo Stato, peggio che da noi, solo l'Uganda

Qualcuno era comunista perché non ne poteva più

Di quarant'anni di governi democristiani incapaci e mafiosi

Qualcuno era comunista perché Piazza Fontana, Brescia

La stazione di Bologna, l'Italicus, Ustica, eccetera, eccetera, eccetera

Qualcuno era comunista perché chi era contro, era comunista

Qualcuno era comunista perché non sopportava più

Quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia

Qualcuno, qualcuno credeva di essere comunista e forse era qualcos'altro

Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana

Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice

Solo se lo erano anche gli altri

Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo

Perché sentiva la necessità di una morale diversa

Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno

Era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita

Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come

Più di se stesso: era come due persone in una

Da una parte la personale fatica quotidiana

E dall'altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo

Per cambiare veramente la vita

No, niente rimpianti

Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare

Come dei gabbiani ipotetici

E ora?

Anche ora ci si come sente in due

Da una parte l'uomo inserito

Che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana

E dall'altra il gabbiano, senza più neanche l'intenzione del volo

Perché ormai il sogno si è rattrappito

Due miserie in un corpo solo

 

Kalimmudda ipsum dixit : memento

domenica 31 luglio 2022

2022 07 31 - ResQ. Rescue all

 2022 07 31 - ResQ. Rescue all

Una goccia nel mare.

Ma pur sempre di gocce è fatto il mare.

Oramai siete abituati.

Parlo spesso di migranti, anche per piccola esperienza.

L’ultima volta in accogliamoli tutti.

Ma tante altre volte, compresi antichi progetti di accoglienza su larga scala.

Economia dell’integrazione.

Lamento l’indifferenza della rimozione tipica del benpensare.

Che paura l’uomo nero.

E quella sensazione che non si stia facendo niente.

Eppure il brucomente è al lavoro, magari nell’ombra, a pelo d’acqua.

E qualcosa si è mossa.

La società civile da segni di vita.

E si mette a salvare vite.

Una onlus.

www.resQ.it

Una organizzazione senza fini di lucro.

E meno male.

Per spezzare la catena del valore dei trafficanti.

Supportata da migliaia di iscritti e sostenitori.

La chiave, però, sta nei valori.

Come detto è una goccia nel mare.

Ma un esempio fondato sui valori cui molti fingono soltanto di credere.

Allora citiamo il manifesto ResQ, la cui redazione e pubblicazione è antica pratica di alti principi ispiratori.

Vogliamo fermare queste stragi

Mai, nella storia, si sono contate così tante vittime nella rotta migratoria tra Africa e Europa.

Gli SOS di chi naufraga si perdono tra le onde, e la gente muore.

Il Mediterraneo, per secoli culla di civiltà e patrimonio di culture e visioni, oggi è diventato cimitero di persone alla ricerca di un futuro migliore.

Noi vogliamo bloccare queste stragi che, spesso nell’indifferenza, continuano inesorabilmente ad avvenire nel nostro mare.

Vogliamo salvare la vita di ogni uomo, donna, bambino che migra verso il nostro continente, a prescindere dalla nazionalità, dalla religione e dai motivi che li spingono a farlo.

Vogliamo ribadire l’obbligo morale di rispettare la vita.

Ma non basta.

Il manifesto ResQ e le storie delle persone.

Vogliamo che racconti, si

Ma vogliamo sia una nave efficiente, con un equipaggio capace, preparato, competente.

Vogliamo che la nostra nave, e l’azione di salvataggio, rispondano unicamente alle Leggi del Mare e al Diritto Internazionale, secondo i principi imprescindibili e non negoziabili di umanità, imparzialità, indipendenza e neutralità.

Vogliamo che diventi simbolo di speranza, che riporti informazioni reali e aggiornate su quello che succede, che racconti al mondo le storie delle persone che salverà.

Per concludere, sono migliaia gli iscritti sostenitori.

A testimoniare che la società civile è ancora fervida.

O forse lo è di più.

La speranza dei migranti è speranza per tutti.

Se un piccolo progetto attrae così tanti sostenitori, in una sorta di crowd thinking che poi è la neurosfera,  immaginate cosa può produrre una intera civiltà dell’intelletto.

C’è fame di progetti, idee, utopie, visioni.

L’umanità deve volare alto.

Non impantanarsi nei meandri dello stato quo.

Rompere gli schemi neuronali.

Ecco cosa ci vuole.

Spezzare le catene del pensiero.

E liberare la neurosfera.

sabato 30 luglio 2022

2022 07 30 – L'esodo dell’acqua

 2022 07 03 - L'esodo dell'acqua

Nel mentre di ogni mentre, la duplice notizia mi ha lasciato basito.

L’olocausto ambientale viaggia molto più veloce del previsto.

Finite le risorse, ieri, in una sorta di D-day della disostenibilità.

Bene.

E poi anche la cartina di tornasole dell’insostenibile.

Il Po è arretrato di 40 chilometri.

Nel senso che si è insinuato un cuneo salino su per 40 chilometri.

Come in una lunga sodomia salmastra.

Perché mi ha colpito?

Tra fine dei ghiacciai e siccità imperante, non bastano nemmeno due bombe d’acqua a risolvere la questione.

Eppure nessuno si preoccupa.

Tutti tronfi nella loro rimozione.

E’ora di andare al mare.

La peggio rimozione.

Ma non si rendono conto che se il benpensante non va al mare, allora è il mare che va dal benpensare.

La fine delle risorse è forse troppo astratta.

Ma l’innalzamento delle acque salate invece diventa fenomeno tangibile nel nostro mare chiuso.

Forse più che alle Maldive.

Immaginatelo per tutti i fiumi della terra.

Impossibilità di coltivare.

Fame.

Profughi.

Migranti.

A miliardi.

In un esodo verso la terra promessa, che non c’è più.

Affogata.

Resta solo quella desalinizzata, riservata ai ricchi.

Questo è l’esodo dell’acqua.

Riprendiamo a ribellarci.

E’ la priorità, oramai già superata.

Allora mi sono detto che bisogna pompare positività.

Perché solo la bellezza curerà il mondo.

Bellezza in quanto synfisica.

Riconoscimento di presenza di metafisica in ogni briciolo di fisica.

E ho quindi pensato a due capolavori di una band, cosiddetta tale, di geni musicali parti dello stesso concerto.

Santana All Stars Montreux jazz festival 2004: Hymns for peace

Fanno all’uopo.

E l’arte è visionaria.

Arriva sempre prima.

Delego loro la pertinente trasmissione di necessaria terapeutica gioia di vita.

Essendo “jazzy” sono lunghi.

Meglio.

Pompa.

 

Exodus jazzy all stars.

Exodus. Get up stand up. All Stars.

 

Steve Winwood, Carlos Santana, All Stars.

Why Can't We Live Together.

 

Kalimmudda ipsum dixit

giovedì 28 luglio 2022

2022 07 28 – La peggio rimozione

2022 07 28  – La peggio rimozione

Una mattina mi son svegliato.

E oh bella lì.

Tutto a posto.

La costruzione del mondo perfetto marcia verso la direzione prevista.

A dorso del brucomente, deciso come non mai.

Tutti metamorfici, si sono trasformati.

In scarafaggi.

O meglio in blatte.

Purtroppo dispregiativo.

Ma pronte a resistere fino all’olocausto nucleare.

Eppure c’è qualcosa che non va.

Deve essere un salto temporale evolutivo.

Cosa c’era di saliente e perché non lo vedo più?

Era già successo coi migranti.

Uomini e donne di ogni sorta, pronti ad invaderci.

E pure giustamente.

Con diritto naturale, se non quello legale.

Presto rimossi dalla nostra coscienza con un meccanismo di difesa di cui parlava quel cocainomane di Freud. Simpatico.

Sono incerto se si tratti in effetti di rimozione o di negazione.

Mi pare di ricordare che ci fosse una differenza, temporale.

La negazione è più infantile rispetto alla rimozione più adulta.

Sta di fatto che prima c’erano i migranti, poi la mente collettiva li ha fatti sparire.

E vabbè. Meglio così.

Tutti blindati dal senso di colpa possiamo tornare alla nostra serenità.

Eppure no.

Qualcosa mi ronza nella testa con un fastidioso bisbiglìo che sembra richiamare l’attenzione del mio io.

Nemmeno i media parlano più di niente.

Che siamo in quella disgrazia chiamata campagna elettorale.

Per colpa di qualche malato di protagonismo che la mamma non ha allattato e cui il papà non voleva bene.

Tutta roeba sporca, spurca

Poi di colpo il flash di un ricordo remoto in qualche angolo della mente.

Ma c’era stato il coronavirus, è vero.

E poi sarà passato.

Non se ne parla più, mentre è arrivato il vaiolo dei primati, tra cui noi.

E invece no.

E’ che i morti ed i no vacs sono stati parcheggiati in un recondito ammasso di neuroni.

Molto recondito.

Ammassato come un tumore al cervello.

Per fare spazio a una nuova preoccupazione.

Un altro ganglo di neuroni.

La guerra in Ucraina.

Ma dopo un mese, rassicurati su gas e su grano, (quello vero) via anche lì alla rimozione.

Se non addirittura negazione, meccanismo da infante.

Sparita anche quella dai media di regime.

Da che avevamo una cronaca quotidiana e una indignazione benpensata, di botto tutto sparito.

Qualcuno starà occupandosene, certo.

Ma è quel benpensare che fa girare i cugghiuni.

Ha la capacità di resilienza di un ciciniello.

Dura un mese, poi rimozione e : tutti al mare !

Pronti al peggio. Tanto poi lo rimoviamo.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Pronti al peggio - Casino Royale 1996 

lunedì 25 luglio 2022

2022 07 25 – Roeba sporca

2022 07 25 – Roeba sporca

 

Premetto che di politica non ci capisco niente.

O forse è la politica divisa per imperare sulla nazione intera che non è comprensibile.

Lavora su un piano di realtà parallelo, fatto apposta per non farsi capire.

Nel mio imperante qualunquismo, quindi, sono decenni che non voto più.

L’ultima volta fu quel centro sinistra del “se po’ fa’”.

Yes we can.

Ciò che non capisco è come sia possibile che la politica sia un sistema complesso in costante equilibrio precario.

E che ogni pochi mesi ci chiamino a votare o per una crisi o per un abusato strumento del referendum o per una elezione delle autonomie locali.

Si vota per princìpi, nazione, regioni, province (?), comuni.

Tra un po’ sarà per i condomini.

Io mi sono portato avanti e ho fondato il libero stato delle mulignane, le melanzane, piano terra, civico 1 metri quadri 110.

C’era una storia vera geolocata al largo di Rimini, mi pare.

Tra un po’ batto moneta.

Come voleva fare Calderoli, tanto per dare la misura delle deficienze della dirigenza.

Comunque basta un alito di vento e le bandiere si rivoltano su se stesse.

Eppure qualcuno che ancora ci crede.

Anche se sempre meno.

Finiremo in una pseudo democrazia dove il destino di tutti sarà deciso da quattro amici al bar.

Oddio, sembra una metafora.

Il problema è che le istituzioni si sgretolano sempre più.

Aprendo le porte all’ignoranza ad oltranza.

Eppure nel secondo dopoguerra eravamo un paese si uscito dalla povertà.

Ma coi fiocchi.

Povero ma pronto ad affrontare il mondo.

Oggi dopo qualche colpo di stato più o meno occulto, e l’instaurazione di un regime ombra, ci restano quattro malati di protagonismo.

Non so bene.

Secondo me c’entra tangentopoli e quell’anno di terrore che non posso non ricondurre all’imperialismo dell’impero di qui siamo provincia.

Risultato è che ci avevamo una classe, senza giudizio di merito, e ora ci troviamo la barzelletta di Maio.

Manipolabile e controllabile come un ninin.

Per lo meno a me da quell’idea li, quando me lo immagino a Sigonella.

Così non sapendo nemmeno dove dovrei avere la tessera elettorale, trovo che l’unica scelta possibile sia non scegliere nessuno.

Pur con un nostalgico moderato movimento sinistrorso.

Ricordo quella che non so se sia una leggenda metropolitana.

Un elettore mise una fetta di mortadella nella scheda elettorale.

E scrisse : ve siete magnati tutto, magnatevi anche questa.

E mi viene in mente Enzo Jannacci

Quelli che la politica l’è una  roeba sporca.

Quelli che votano scheda bianca per non sporcare.

Ecco.

Quello son diventato io.

 

Kalimmudda ipsum dixit

 Quelli che - Enzo Jannacci

 


venerdì 22 luglio 2022

2022 07 23 - Accogliamoli tutti.

 2022 07 23 - Accogliamoli tutti.

 

Per www.parolebuone.org su www.shareradio.it . Accoglienza

 

Sembra troppo univoca questa parola buona.

Siamo in periodo di guerra.

Viene subito da pensare solo ai profughi.

Che mi richiamano i migranti, ormai non più di moda.

Ma che affogare affogano lo stesso.

Si, ma vuoi mettere i danni che fa un drone.

Comunque, che siano quello che siano.

Profughi, migranti, poveri tout court.

E così vale anche per la malattia mentale.

Un esercito di emarginati.

Anzi, un subconscio emarginiamoli.

La nostra prima reazione, istintiva, è sempre un fuori dalle balle, torna a ca’ tua.

Spariscimi dalla vista.

Sparisci dall’orizzonte della mia serenità.

Anche se poi ce ne vergognamo, alcuni, e siamo pronti alla razionale ritrattazione.

Piena di benvenuti di ipocrisia ci affoghiamo, nel benpensare.

Brutta roba.

Questa è disaccoglienza.

Indicativo che la Treccani non dia nemmeno in prima istanza il contrario di accoglienza.

Comunque, io ho avuto una vita privilegiata.

Ho avuto tutto, ho visto molto, ho vissuto assai.

Una vita vissuta disordinariamente.

Autocitandomi con una punta di orgoglio per avere colto l’essenza con quella parola sola.

Disordinariamente.

E voglio raccontare un episodio già citato di recente, ma sempre buono se si parla di accogliere.

La location, detestabile quanto efficiente parola, era una comunità.

Arrivò un’ondata di profughi migranti più forte del normale, dalla Libia, che dall’hotspot di Lampedusa venne dislocata anche in quella comunità.

Bangladesh, Libia, Burkina Faso, Senegal, Curdi e non ricordo più-

Mi colpì assai il fatto che in settimane di permanenza italiana nessuno avesse insegnato loro una parola di italiano.

Segno evidente che l’accoglienza non era nemmeno “in mente dei”.

Così mi ci misi a farlo io, in un buffo crogiuolo di parole spesso mimate e a volte quasi tradotte da Nufu, il contadino Burkina con qualche nozione di francese.

Ci vissi insieme per 6 mesi, poi dovetti lasciarli per fare morire la mia ex moglie di tumore fulminante.

Qualcuno mesi dopo mi disse che ero un angelo, perché grazie alla acquisita capacità di esprimersi in un seppur grottesco italiano, ciò aveva contribuito alla valutazione positiva delle autorità di aprire le porte dello status di rifugiato.

Disordinariamente accoglienza.

Quello che mi è rimasto è una visione: “accogliamoli tutti”.

Migranti, poveri, matti.

Con una precisazione.

Avete paura della questione economica?

Non abbiamo i soldi?

Ma ci vuole un po’ di fantasia, schizofrenia.

I soldi non esistono, sono solo un debito irrimborsabile, che le banche centrali hanno con la gente, dal valore esclusivamente di credibilità perché dietro un euro non c’è un grammo d’oro o altro valore reale.

E’ solo carta.

E allora stampiamola questa carta, meglio riciclata, ma che venga dedicata.

Ad accogliere tutti.

Con una doppia dedica musicale: la classica doppietta alla unò duè..

Una acustica, con buona pace di Syd Barrett che, dalla sua diversità, reinterpreti un “you” ad un immaginario plurale: quanto vi vorrei tutti qui. How I wish you were here.

E poi un classico ritmico rap della migrazione per metterci ritmo se no mi rilasso e collasso: Without Passport. WoP

Kalimmudda ipsum dixit

https://www.youtube.com/watch?v=YFvW9hGUe9s Ndr: da sfumare presto verso WoP.

https://www.youtube.com/watch?v=Wv6QecXe4XU Ndr: Il pezzo guida è WoP


martedì 12 luglio 2022

2022 07 19 – Mondo perfetto

2022 07 19 – Mondo perfetto

 Per www.parolebuone.org su www.shareradio.it. Mondo

L’incontro delle differenze assegna dignità a qualsiasi angolo del mondo.

C’è un vantaggio ad essere schizofrenico.

Ma se non lo provi non lo puoi capire.

Si tratta di avere ricevuto un dono.

Non è come dicono quelli che ti curano.

Loro credono che tu veda cose che non ci sono.

Invece la questione è che tu vedi cose che loro non vedono.

Ma vaglielo a spiegare.

Comunque fa un bella differenza.

O no?,

Elementi, forze, principi, multiversi, dimensioni parallele.

Tutti colti con fugaci sguardi da rapace.

Allenati a cogliere ogni minimo segno di pace.

Allora, in un mondo rappresentato in tanti piccoli quadranti, come fazzoletti cuciti in un patchwork, ognuno di essi conterrà degli archetipi.

Tra questi il profeta, principe della “malattia”.

Ma piccolo.

Una specie di profeta di quartiere, come il vigile.

Ecco, nel luogo del mio buon ritiro io vedo cose che altri non vedono.

Ma con piccoli sguardi del rapace.

E cosa vedo?

Vedo sempre il brucomente.

Cellule immaginative che combattono per sbocciare in farfalla.

Sopraffacendo le cellule del bruco che cerca di rigettarle.

Finché vengono travolte dall’onda del grande disegno.

Io vedo il mondo che un giorno sarà perfetto.

E quella visione mi spinge a sopravvivermi.

Un giorno ci sveglieremo e scopriremo di essere farfalle.

Non più imbavagliate in un bruco.

Ma tutte differenti eppure dignitarie.

Eredi della dinastia della dignità del mondo.

E ricorderemo come eravamo.

Con un sorriso di leggero compiacimento.

Pensando a come era facile assecondare il destino dell’evoluzione.

E ricordando come sapevamo che l’incontro delle differenze assegna dignità a qualsiasi angolo del mondo.

Danzando sul ritmo del mondo.

Come ad una festa di famiglia pregna di allegria.

Ovviamente molto chic.

https://www.youtube.com/watch?v=jwElvzhey1I

 

Kalimmudda ipsum dixit 

venerdì 24 giugno 2022

2022 06 – La musica del silenzio

 2022 06 2024– La musica del silenzio

Per www.parolebuone.org su www.shareradio.it - Silenzio

Ci affanniamo tanto ogni volta a cercare una giusta e pertinente citazione musicale.

Eppure dimentichiamo che la musica è fatta di silenzi.

Tra una battuta, o una nota, e l’altra quello c’è in mezzo.

Ed è più abbondante e importante del “rumore” interstiziale.

Senza silenzio non c’è musica.

Lo sanno bene quelli in guerra.

Che abituano l’orecchio al suono della paura.

Tambureggiati dalla musica della guerra stessa.

Il ritmo di una mitragliatrice.

I boati delle bombe.

I sibili di un missile.

Fino al suono di una baionetta che affonda nella carne.

E’ una musica che non vogliamo più sentire.

Ho provato ad estraniarmi.

Ed a praticare lo sciopero del silenzio.

Con che diritto sono caduto nella trappola dell’oblio.

Ma la neurosfera mi ha richiamato all’ordine.

E mi sono sentito in dovere di dire la mia.

Quella di tanti.

Non è mica un gioco a premi a chi è più originale.

Eppure la scelta del silenzio aveva la sua poesia.

Ma non per chi combatte.

O ne subisce le conseguenze.

Adesso siamo in una ennesima guerra.

Che rischia di trasformarsi in macabra routine.

Smorzata la paura, nostra, resta un conflitto che si sta allontanando di decenni e chilometri.

Sembrava vicino, ma la musica delle futili parole se lo è portato via.

A casa loro.

Chissà quanto durerà.

Magari decenni, insegna la storia.

E magari diventerà davvero la musica della terza guerra mondiale.

Noi non possiamo che sperare.

E sostituire la musica delle bombe con quella di fine ordinanza.

Aspettiamo.

Il silenzio.

Quello di una e tutte le guerre finite.

Silenzio di ordinanza

O di fuori ordinanza, vai a sapere.

 

Kalimmudda ipsum dixit

domenica 12 giugno 2022

2022 06 12 – Impazienza di sole

 2022 06 12 – Impazienza di sole

 E così e’ passato il riposo.

I neuroni si sono ricaricati.

Almeno un po’.

E intanto niente e’ cambiato.

Ce chi dice non cambia niente, se a cambiare non e’ la gente.

Guerre.

Profughi.

Poveri.

Derelitti.

Ambiente.

Sono ancora tutti in coro.

Al loro posto.

Io mi sono estraniato qualche tempo.

Mi e’ servito a superare una overdose di sconforto e disgusto.

Pensavo di avere esaurito il mio compito.

Invece la neurosfera mi ha richiamato all’ordine.

E’ un moto d’ansia che mi ha imposto di riprendere a dire la mia.

Non che ci sia granche’ di originale.

Ma e’ una voce nel coro del vento.

L’unico modo per arginarla, quell’ansia.

Richiamato all’ordine.

Per alimentare la neurosfera di pensieri buoni.

Cominci da te stesso e poi rivoluzioni.

Ma quanto tempo ancora ha da passare prima di poterci riposare.

Credevo che fosse stata la guerra ad atterrarmi.

Ma poi mi sono reso conto che era più ampio.

Io immagino il mondo perfetto.

Imagine.

Lo vedo.

Si può fare.

Yes we can.

Abbiamo la conoscenza per fare qualsiasi cosa.

Ma non tutti sono allo stesso stadio evolutivo.

E allora la domanda e’ semplice.

E’ una citazione.

A cui delego il ruolo di portavoce.

E a cui sono affezionato da decenni.

Vorrei chiedere a colui che governa la pace e la guerra:

quanto tempo ancora ha da passare, prima che quest’uomo si possa riposare.

Quando saremo tutti illuminati di energia stellare?

Solare.

Sole quando sorgerai, su di me su di noi ?

Ascoltare.

Tutto e’ già detto, pensato, scritto.

Basta seguire la via.

Sole quando sorgerai, su di me su di noi ?

 

Kalimmudda stellare

 

venerdì 10 giugno 2022

2022 06 10 - Il miracolo della rinascita

 2022 06 10 - Il miracolo della rinascita

 Per www.parolebuone.org su www.shareradio.it: rinascita.

La ricarica neuronale funziona.

Ho le prove.

Riposati i neuroni, qualcosa succede.

Io mi sono sentito brevemente investito da un treno di neurosfera, che tutto mi ha attraversato.

Miracolo, miracolo, miracolo.

Allora mi sono fatto una domanda

Rinascita a nuova vita?

E quante volte si vive?

La vita.

Noi la chiamiamo sempre al singolare, ma sarebbe più appropriato il plurale.

Si vive tante volte; volendo infinite.

Dipende da come decidete di misurare il tempo, che pure sappiamo non esistere.

La solita questione che è solo una convenzione con cui misuriamo le variazioni dello spazio.

E ogni variazione è un rinnovamento.

Una resurrezione.

Una rinascita.

O anche no.

Come preferite.

Per me si.

Si vivono tante vite.

Quindi ci saranno tante rinascite.

Come noto, ogni volta ci portiamo dietro quelle precedenti.

Io lo chiamo karmapasso.

Un medley di karma e contrappasso, a ricongiungere e ricucire culture lontane, come in una missione.

Così mi viene in mente anche l’eterno ritorno.

Roba di quel Federico Nice scritto in italiano affettuoso, rinato da una lingua impronunciabile.

Federico alla “Ludovico Van” di Arancia meccanica.

In uno spazio finito con un tempo infinito tutto tende a ripetersi.

Era così, mi pare.

Sempre rinascite sono.

La vita quindi è un ritornello.

Ricordo con nostalgia le mie crisi maniacali.

Sono stato e rinato universo, aria, gravità, luce, alieno, eletto, re, profeta, santo.

Tanta roba.

Ritornelli.

E prendendo l’ultimo, ricordo come il tempo sotto il tocco del santo muta in intrattenimento.

Ogni rinascita dovrebbe fare così.

Riattivare spirito positivo, che possa offrirsi intrattenitore, in senso lato, in una missione.

Così la rinascita si palesa miracolo.

E cercando l’intrattenimento, lo delego.

E dedico un vecchio piccolo capolavoro che sembra rinato per parlare per me.

Con il suggerimento di non tagliare o sfumare e attendere ascoltando con pazienza e attenzione per 8 minuti.

Nostalgia di vite passate o future.

Rinascete.

C’è chi dice non cambia niente, se a cambiare non è la gente.

Quando la musica cosiddetta leggera rinasce pesante poesia.

Miracolo.

Spettacolo.

 

Miracoli. Bisca 99 Posse - Live 1994

 

Kalimmudda ipsum dixit