domenica 4 settembre 2022

2022 09 04 - Transperanza

 2022 09 04 - Transperanza

Bisogna sapere che a me di scrivere lo ha ordinato il medico.

Serve a convogliare la mia a volte turbolenta frenìa, e che l’ansia si porti via.

Così nei periodi più propensi, o in quelli meno, do retta al mio medico.

He does the best with me he can , in fondo.

E mi risparmio depressione, manìa e corredo.

Dunque scelgo e mi ripeto in intro, perché mi va.

Sapete come è: repetita.

E poi potremmo chiamarla una rubrica “segnali dal brucomente”.

Come già detto ne il delfinato del mare,  qua bisogna cercare di aggrapparsi ad un rotore semantico.

Che ci àncori ad un centro di gravità per la mente.

Solo così possiamo sperare che la neurosfera riprenda a parlarci

E rilasciarci vibrazioni dai suoi solchi di vinile.

E’ importante.

È la porta che porta verso l’universo.

Ognuno ci arriva come può o come sa.

Ma quella porta la cercano tutti, spesso inconsapevoli del bisogno di trascendenza.

Che ci porti a cavallo delle onde gravitazionali per tutto l’universo, con cui sentirsi cosa sola.

Allora alla ricerca di quella porta a me piace navigare nelle notizie.

Con lo sguardo del rapace allenato a riconoscere ogni minimo segno di pace.

E spesso la neurosfera mi restituisce proprio quel segno di pace.

Così oggi leggo di tale trans Trace Lysette, fiera di essere infine un’attrice.

Onore al merito a tanta transparenza.

Ma al tempo stesso mi viene in mente che oggi non è 30 anni fa.

Ne è passata di acqua sotto i ponti.

Mulinata di sofferenze personali additate di pregiudizio.

E quanto gay pride.

Bisogna sapere che io ho sempre avuto una certa attrazione per quel lato che definire oscuro non potrei.

Sentirsi intrappolati nella psiche e nel corpo sbagliato.

Ed avere tanto coraggio da cambiarlo per seguire l’istinto.

E’ la forza dell’amore, credo.

Che niente ha a che fare con il sesso.

La ricerca del quisè, qui e sè

Così mi sono avvicinato decenni fa a quel mondo trans.

Inizialmente tramite prostitute, a volte poi divenute amiche.

Alcune mi hanno salvato la vita quando avevo dei collassi da sovradosaggio psicotropo.

Il terzo sesso.

O forse il sesso zero.

Affascinante.

Senza indulgere nel rimirare un fenomeno da baraccone.

In principio non sapevo perché.

Poi iniziai a vederlo come il futuro del genere umano.

Senza più scissione tra maschio e femmina.

Ma solo un unico recettore di amore universale.

Così oggi ripenso a Lysette e con lei a tutte le omologhe.

E mi viene la riflessione che tanta sofferenza pregressa è servita a preparare il terreno della tolleranza.

Non essendo infine più solo fattore di tendenza.

Ma questione del rispetto della propria essenza.

Esiste una forza dominante che ci evolve con pazienza, costanza e perseveranza.

Proprio come il brucomente.

Fino a che saremo tutti farfalle.

Tutte trans, per ordine naturale delle cose.

D’altronde il genoma non mente

 

Kalimmudda ipsum dixit

Chillo è 'nu buono guaglione

sabato 3 settembre 2022

2022 09 04 – Cazzimma e scazzimma

 2022 09 04 – Cazzimma e scazzimma

In effetti nella vita una dose di cazzimma aiuta.

Anzi, la prescriverei come antidoto totipotente.

Ma non saprei definirla.

So che se ce l’ho, faccio tutto quello che mi va.

Perché sono così e non voglio cambia’.

Così cantava Pino Daniele, tradotto a beneficio dei presenti.

E dei posteri.

Cazzimma e’ voce ampiamente usata e trattata.

Dalla Treccani fino alla  Accademia della crusca che la intendono come una sorta di furbizia opportunistica.

Che rende colui che ce l’ha uno furbo, scaltro, sicuro di sé, che sa cavarsela, anche a discapito degli altri.

Ma il termine copre uno spettro di significati e atteggiamenti ampio.

La cazzimma può infatti indicare anche semplicemente la cattiveria gratuita.

O come piace dire a me, con una vena di negatività in meno, la dispettosità.

Cosa è la cazzimma ordunque ?

Beh, non ve lo voglio dire.

Eccola qua.

Ma la scazzimma invece è termine di nuovo conio, almeno per me, di cui andare fieri.

E’ un opposto in qualche modo.

Vorrei fare tutto quello che mi va.

Ma mi scontro con il non si può fa’.

E mi ritrovo nello stato d’animo maligno.

Asprigno, arcigno e non benigno.

Così mi analizzo e trovo che mentre imperava il Delfinato del mare c’era un’aria stabile.

Ma e’ durata lo spazio di una giornata.

Fino ancora a questi poi.

Guerra, povertà, petrolio, gas, inflazione, disoccupazione, proteste, tumulti, russi, americani.

E chi più ne ha più ne metta.

Qua ci vuole resilienza.

Ma a ciclo rapido.

Non passano due giorni uguali.

E per resistere bisogna essere abituati di scazzimma.

Scazzo viene dal gergale scazzo, di chiara derivazione.

E imma vai a sapere, se non sei un etimologo accademico.

Pare sia una mutazione semantica di ime, che a sua volta vai a sapere.

In ogni caso la scazzimma è più potente dello scazzo.

Probabilmente per la doppia coppia.

E tutto ti pervade

Togliendoti la voglia di muovere una foglia.

E come si cura la scazzimma?

Suggerisco la tanto da me bistrattata rimozione.

Ove addirittura non la negazione.

Se non della sana proiezione, ammesso che si abbia su chi proiettare.

Si può ricorrere ad un amico immaginario da rendere destinatario del malessere.

Ma non vi fate sentire a parlarci insieme.

La proiezione diventerebbe contenzione.

E allora la scazzimma diventerebbe esponenziale.

Il meccanismo il più sano, alla fine, è proprio la cazzimma,

Sapersene fottere.

E godere del proprio quisè, qui e sè.

Vagabondi nella neurosfera.

Come quel famoso duo di The Voices

 

Kalimmudda ipsum dixit

Sinatra Fitzgerald-The voices are a tramp

2022 09 03 – Il delfinato del mare

 2022 09 03 – Il delfinato del mare

Qua bisogna cercare di aggrapparsi ad un rotore semantico.

Che ci porti ad un centro di gravità per la mente.

Solo così possiamo sperare che la neurosfera riprenda a parlarci

A rilasciarci vibrazioni dai suoi solchi di vinile.

E’ importante.

È la porta che porta verso l’universo.

Ognuno ci arriva come può o come sa.

Ma quella porta la cercano tutti.

Spesso inconsapevoli del bisogno di trascendenza.

Così cerco tra le notizie interessanti che viaggiano nell’etere.

Cercando di dribblare la trita cronaca politica, le guerre, le tragedie e così via.

Mi ci vuole una luce di speranza.

In questo periodo di attuale confusione e grandi tumulti.

E il mio sforzo viene premiato.

È dei delfini la più vasta rete sociale dopo quella umana .

Aiutano a capire anche la nostra evoluzione, come le società di certi primati.

Ma questi mammiferi sono più stratificati.

Possono formare alleanze su più livelli arrivando ad un più efficiente successo genetico.

L’accoppiamento.

Nei branchi possono formare reti cooperative di primo livello, formate da due-tre maschi, per condividere l'accesso ad una femmina.

Questi nuclei iniziali si possono alleare poi in gruppi più grandi di secondo livello, costituiti da 4 a 14 esemplari, che competono tra loro, ma possono stringere anche alleanze più grandi di terzo livello.

La dinamica dominante è la cooperazione e non la pur presente competizione.

Così si riproducono più efficientemente.

Ma questa è una visione parziale. Etologica.

Che i delfini di certo non comprenderanno.

Bisogna averli osservati per capire che sono fatti così, qualsiasi cosa facciano.

Io nelle mie varie vite fortunate, ne ho avuta una in cui avevo una barca.

A due motori.

Né troppo grande né troppo piccola. Giusta.

Giusta per uscire in mare aperto, spegnere i motori e aspettare.

Fino a vedere l’acqua ribollire frustata da una miriade di pinne caudali, avvicinantesi in branco.

Mi avevano riconosciuto e sapevano che potevo cooperare per quello che volevano.

E in qualche modo, nella loro sofisticata modalità di comunicazione, fatta di suoni, battiti e movimenti, mi dicevano che dovevamo cooperare,

Con un fine all’inizio oscuro, ma di certo votato all’ordine.

Il branco circondava la barca.

Pretendeva che accendessi i motori per creare l’’onda multipla dietro di essa.

Ottenuta l’onda, scomparivano, rituffandosi nelle loro profondità.

Fino a che riapparivano in perfetta formazione.

I più grandi, tre per onda, a fare surf.

Pattuglie numerose a circondare la barca come gendarmi di rotta.

I cuccioli in un tripudio di piroettare davanti alla prua.

E tu capivi che tutto cooperava ordinatamente con il fine ultimo semplicemente di giocare.

Non ho mai visto due delfini collidere tra loro, come gli storni che volano in stormo

Anche giocare è una cosa seria, con ordine.

Tutto questo per dire che quegli incontri erano una meraviglia da cogliere con occhi da bambini.

E forse un giorno nell’era del brucomente potremmo aprire le metaforiche porte della politica.

E scoprire, l’umanità tutta, che si può cooperare.

Non solo confondere e collidere.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Come è profondo il mare

Bonus track E il mare sta sempre la

lunedì 29 agosto 2022

2022 08 28 – Le calenda greche

 2022 08 28 – Le calenda greche

Lo so che mi ero ripromesso di non commentare le fole della campagna elettorale, ma questa mi ha fatto scompisciare.

Di fronte al possibile tsunami prossimo venturo, finirà che tutti chiederanno scostamenti di bilancio, ovvero altro impercorribile debito, o proposte più o meno creative.

Per lo più sull’aumento di prezzi che c’e’ già stato.

E’ sufficiente distribuire soldi.

Che non abbiamo.

In una disgustosa tarantella di cifre più o meno azzardate, ma mai circostanziate.

Mance elettorali.

Pochi si preoccupano di quello che succederà, o perlomeno potrà succedere, dopo decenni in cui ci siamo consegnati in ostaggio alla Russia.

Nostro nuovo padrone, insieme ai tradizionali americani sogghignanti alla finestra.

In tale contesto spicca una dichiarazione di Calenda. 

Sospendere la campagna elettorale. Misure per il caro gas

Evidentemente deve temere una lunga agonia per un altro mese.

E si attacca al tema del giorno.

D’altronde lo dice il nome stesso.

La locuzione italiana alle calende greche, derivante da quella latina ad calendas graecas, ha il significato metaforico di "mai".

Poteva anche non candidarsi.

Con quel cognome.

A meno che non scommetta sull’effetto novità.

Che ad ogni elezione fa spuntare formazioni di sporadici personaggi fungini.

Servilmente votati da un popolo alla ricerca d’autore.

E poi c’e’ quella questione del fenotipo.

Che come noto riflette il genotipo.

Teorie da Lombroso.

Fenotipo inquietante.

Il genotipo sarà dotato?

Per ora vediamo solo un gene egoista, come tutti.

E una gran faccia.

Mentre anche lui gioca sulla contingenza.

Incurante di lasciarsi dietro le macerie causate dagli eletti.

Ma qualcuno bisogna pur eleggere.

Non si può sospendere la campagna elettorale.

A meno che non se ne riconosca la inutile natura di propaganda.

Perche’ ci vogliono degli elettori consapevoli.

Altrimenti non e’ democrazia

Ma solo politocrazia.

Inconsapevole che l’instabilità ci ucciderebbe.

In ogni caso non hanno capito ancora, o forse troppo, che il problema e’ di inverno.

Quando l’assenza di gas ci riporterà indietro di mezzo secolo.

Austerity, shock petroliferi, e ora guerra del gas.

In mezzo, tanta pluralità di proposte.

Fatte apposta per poterne rivendicare la autorialità.

E allora niente proposte.

Solo qui di seguito un sociale affresco d’autore.

 

Click !

Un rumore familiare.

Inizia così.

Ma non è una pistola. Non è un fucile.

E’ peggio. E’ una tastiera.

Il Generale Ov ha appena aperto le danze.

Le pompe si fermano con soltanto un piccolo ritardo temporale, sufficiente a strappare a Ov un sorriso di compiaciuta perfidia.

E’ inverno. Ov ci è abituato. Lui sa che il generale inverno è il suo generale migliore.

 

Pff…

Qualche istante dopo la sciura Pina Brambilla si sta avvicinando al fornello per preparare la tradizionale cassoeula di inizio inverno.

Gira la manopola del gas e il massimo che ottiene è qualche secondo di uno sfiatato “pff…"

Sveglia tutta la sua bile e si bestemmia da sola : “bruta vecia vaca porca; che storia l’è chesta qui".

Mi sun qui che lauri. Mi paghi le tasse, beh almeno ogni tanto, e Roma ladrona mi ruba pure il gas ?

Si affaccia al balcone e urla : “Uè ma qualcuno mi sa dire cosa succede ? Come me prepari la cassoeula?"

Bisogna sapere che nella scala dei bisogni di Milanslow, la cassoeula corrisponde al latte in polvere per i bambini africani. E’ imprescindibile per la sopravvivenza del lumbard.

Risponde la vicina : Uè Pina, Tsu-no-mi.

Senza ancora immaginare quanto profetica sia la sua risposta.

Ancora non immagina lo Tsu-na-mi che si sta per abbattere su noi tutti.

Pochi minuti, e anche la caldaia del riscaldamento si ferma. Per la seconda volta in pochi minuti un “pff…” pesantissimo, a dispetto della sua origine volatile.

Pochi minuti e in casa di Pina inizia a scendere la temperatura.

Pina inizia a imprecare.

 

Pff…

Negli stessi momenti Gennaro Esposito si sta avvicinando al fornello per iniziare a preparare il tradizionale ragù domenicale.

Gira la manopola del gas e anche lui il massimo che ottiene è qualche secondo di uno sfiatato “pff…"

Lui ha geneticamente meno bile a disposizione, e gli esce solo “mannaggi’a maronna. Comme facimmo ‘mo?”

A Napoli, senza ragù la domenica si rischia davvero di sfociare in scontri di piazza.

Anche da lui dopo pochi secondi la caldaia si ferma.

A Napoli è meno drammatica che a Milano.

Ma resta il problema della domenica senza pummarola.

A Napoli, da secoli, il ragù, e la pummarola in genere, sono strumenti di controllo e coesione sociale.

Il ragù assicura obnubilazione di massa.

C’è chi dice addirittura che sia stata deliberatamente diffusa una varietà di pummarola geneticamente modificata e contenente geni oppiacei.

Pare che sia stato tramite i migranti finiti nel casertano.

Tutti farciti di eroinacei, li hanno rilasciati pisciando sui pummaroli, che ora chiamano Erodori.

E’ una nuova frontiera di terrorismo. E’ uroterrorismo.

 

Pff…

Anche a Palermo Carmelo Picciotto si trova nella stessa situazione.

Lo sfincione lo ha già pronto, e il tempo è bello. Fa caldo.

Quindi, in fondo, “che minchia ce ne fotte”, pensa Carmelo?

Abile nell’arte del vedere il bicchiere mezzo pieno per genetica adattiva, gli viene in mente : “vuoi vedere che se il petrolio segue il gas e va a 200 dollari al barile risolviamo anche l’annoso problema di Palemmo? Il traffico."

Devo sincerarmi che non ci siano troppe riserve nascoste, però.

Altrimenti qua continueranno tutti ad usare la macchina invece delle moto a scureggetto, che son fastidiose all’udito, ma consumano poco; di petrolio ne basta un dito.

“Caro cugino come va in Val d’Agri ?”

Ma ce l’avete davvero ‘u petroglio ?

Azz, dici che di recente hanno detto che è una delle più grandi riserve d’Europa ?

Ma mi vuoi dire che ti troverò a cavallo 'e 'nu cammello c’o turbante e ‘o narghilè ?

Va a finire che facciamo anche noi il nostro califfato ? Il califfato lucano ?

Ma sei sicuro che i diritti e le concessioni di estrazione siano ancora italiani ?

Vabbè, trivellate poco però.

Che qua bisogna insegnare a tutti a non usare più la macchina.

 

Pff…

Negli stessi istanti, anche in Parlamento si ferma il riscaldamento.

Il primo che se ne accorge è il “deputato zero”, che sbotta.

Oh cazzo : vuoi vedere che non scherzavano niente ?

Vuoi vedere che dopo mesi e mesi di avvertimenti questi ci hanno davvero tagliato il gas ?

E adesso ?

Adesso : Evviva ! Dentro fa freddo. Tutti fuori a far vacanza. Come quando eravamo a scuola!

Come sempre il deputato zero ben rappresenta buona parte della sua casta.

Non ha capito niente.

 

Fine dell’intro

Ecco, questa e’ una consecutio d’autore.

Di chi forse non ha capito però almeno ci prova.

Ma da dieci anni.

Non alla calenda greca.

Un altro personaggio in cerca d’autore

D’altronde con quel fenotipo cosa pretendevate.

 

Qui di seguito, dopo l’intro, lo scenario “worst”.

Worse dell’actual

Con quasi dieci anni di anticipo.

2014 -09-21 Breviario di-guerra.

 

Kalimmudda  ipsum dixit

La presa dell potere

mercoledì 17 agosto 2022

2022 08 15 – Il ferragosto di Arianna

2022 08 15 – Il ferragosto di Arianna

Proprio vero.

Non si finisce mai di imparare.

E tirando un capo del filo ci si avventura nei labirinti della conoscenza.

Speriamo di non svegliare il Minotauro.

Chissà se ci ha pensato Teseo, o era un mito bufalico.

Col nome di ferragosto, derivato da quello delle antiche feriae augustales, che cadevano nelle calendae augusti, e quindi  dette ferie Augusti, riposo di Augusto, s'indica il primo giorno del mese di agosto.

Il primo.

Le calende, è parola da cui il termine calendario.

Erano infatti il primo giorno del mese sacro a Giunone.

Curiosamente, data l’importanza, viene sottolineata l’origine incerta della parola, forse connessa con il latino calare, o il greco. καλέω «chiamare».

Ma i greci non la usavano, da cui il detto delle “calende greche” ad indicare qualcosa che non sarebbe successa presto, o mai.

In alcune regioni sono tuttora detti calende o calendi i primi 12 giorni dell’anno, da ciascuno dei quali si pronostica il tempo che farà nel mese corrispondente.

Giunone era l'antica divinità del matrimonio e del parto, spesso rappresentata nell'atto di allattare, la quale assunse, in seguito, le funzioni di protettrice dello Stato.

Dagli antichi Romani, infatti, fu gradualmente assimilata alla Era della mitologia greca, divenendo la moglie di Giove: una divinità di prima classe.

Era anche la protettrice degli animali, in particolare era a lei sacro il pavone.

E soprattutto nota a noi volgo per le sue forme da metafora d’abbondanza.

Forse per quello ad “agosto” si ringraziava per l’abbondanza dei raccolti, immagino.

Comunque.

Agosto è l’imperatore Augusto che nel 27 a.C. rimise le cariche nelle mani del senato. In cambio ebbe un imperio proconsolare che lo rese capo dell'esercito e il Senato romano gli conferì il titolo onorifico di Augustus cioè "degno di venerazione e di onore". Divenne Caesar Divi Filius Augustus.

Imperator, ça va sans dire.

E sembra già piuttosto abbastanza, ma non siamo al ferragosto.

Sorpresa.

Sono arrivato con due settimane di ritardo, pareva.

Io che sono latino romano dovevo saperlo che era il primo e non il 15.

Invece guarda un po’ arriva proprio il 15.

Per ordine della Chiesa che, secoli dopo, decide di farlo combaciare con le celebrazioni dell’assunzione di Maria.

Non ho trovato la spiegazione, ma nella Chiesa che non si muova una foglia che la curia non voglia, quindi un motivo ci sarà.

E’ verosimile un soppiantamento di usanze pagane, o no ?

Il sacro verso il profano.

D’altronde Maria fu la prima, dopo Cristo, e ultima credo, a sperimentare la risurrezione e ha rappresentato l’anticipazione della risurrezione della carne che per tutti gli altri uomini avverrà dopo il giudizio finale.

Festeggiamo.

Se lo ha fatto Lei si può fare.

Ma voglio annotare ultime due cose della mia avventura labirintica.

II termine deriva dunque dalla locuzione latina Feriae Augusti, riposo di Augusto, indicante una festività che si aggiungeva alle altre festività cadenti nello stesso mese, come i Vinalia rustica, i Nemoralia o i Consualia.

Era un periodo di riposo e di festeggiamenti che traeva origine dalla tradizione dei Consualia, feste che celebravano la fine dei lavori agricoli, dedicate a Conso, dio della terra e della fertilità.

L'antico Ferragosto, oltre agli evidenti fini di auto-promozione politica, aveva lo scopo di collegare le principali festività agostane per fornire un adeguato periodo di riposo, anche detto Augustali, necessario dopo le grandi fatiche profuse durante periodi e settimane precedenti.

Non lasciavano niente al caso, questi romani.

Una curiosità è che nel corso dei festeggiamenti in tutto l'impero si organizzavano corse di cavalli; gli animali da tiro, buoi, asini e muli, venivano dispensati dal lavoro e agghindati con fiori.

Queste tradizioni rivivono oggi, pressoché immutate nella forma e nella partecipazione, nel "Palio dell'Assunta" che si svolge a Siena il 16 agosto.

La denominazione "palio" deriva dal pallium, il drappo di stoffa pregiata che era il consueto premio per i vincitori delle corse di cavalli nell'antica Roma.

Il Ferragosto è dunque un giorno festivo celebrato il 15 agosto in tutta Italia, in Vaticano, a San Marino e nel Canton Ticino.

In occasione del Ferragosto i lavoratori porgevano auguri ai padroni, ottenendo in cambio una mancia; l'usanza si radicò fortemente, tanto che in età rinascimentale fu resa obbligatoria nello Stato Pontificio.

Fino a non molti anni fa, gli operai lasciavano il lavoro in tale giorno e si recavano in comitiva dal padrone, per fargli gli augurî, ricevendo in ricambio o un desinare o delle mance. Tra gli operai più attaccati alla tradizione vi sono i muratori, i quali, in alcuni luoghi, continuano a festeggiare il primo giorno di agosto.

E questa volta abbiamo sforato la pagina A4, ma di poco.

Immagino che abbiate festeggiato anche voi.

Io ho pranzato con mio cugino che mi ha dato lo spunto del ricercatore.

E in realtà mi ha abboffato di prelibatezze nel rispetto dello spirito della festa.

Nel frattempo tutto continua come in effetti niente fosse.

Sarà il carattere di festa locale.

I poveri soffrono.

Le guerre guerreggiano.

I ghiacci sghiacciano.

Il caldo caldeggia.

I temporali temporeggiano.

E i normanni?

I normanni bevono Calvadòs.

 

Kalmmudda ipsum dixit

Il veglione

 

Ps ; ampi stralci ispirati da wikipedia


lunedì 15 agosto 2022

2022 08 15 - La follia da partito

 2022 08 15 - La follia da partito

Io vi avevo avvisato che  ne avremmo viste delle belle fino al 25 del mese prossimo.

E mi ero anche ripromesso di non commentare più.

Ma poi la vita offre sempre nuovi e vecchi spunti.

E occasioni troppo ghiotte.

Da un esercito di guitti.

Figuriamoci quella politica.

Già è follia la quantità di simboli presentata.

Forse alimentata anche dalla corsa alle centinaia di posti disponibili in meno.

Davvero una follia da partito

Dice wikipedia che un partito è un'associazione tra persone accomunate da una medesima visione, identità, linea o finalità politica di interesse pubblico relativa a questioni fondamentali circa la gestione dello Stato e della società o anche solo su temi specifici o particolari

Invece, ci troviamo a partire dalla fine. 

Una carica dei 101, simboli, non priva di certo sforzo creativo ma anche copiativo ove non appropriativo.

Simbolo è parola composta da σύν «insieme» e βάλλω «gettare», e in senso generico non tecnico, significa accostamento, segno di riconoscimento, e deriva da συμβάλλω «mettere insieme, far coincidere».

Nell’uso degli antichi Greci σύμβολον è accostamento, mezzo di riconoscimento, di controllo e simili., costituito da ognuna delle due parti ottenute spezzando irregolarmente in due un oggetto ,per esempio  un pezzo di legno, che i discendenti di famiglie diverse conservavano come segno di reciproca amicizia.

Affascinante linguistica da Treccani.

Comunque nel nostro caso, un disegno da spilletta o coccardina fa all’uopo, e fioriscono così i semi di tanta creazione ideativa.

Programmi concreti pochi, ma quelli vengono dopo, forse.

Mica sono prioritari.

Una follia.

Che ho scoperto essere anche una danza cinquecentesca d’origine iberica, in movimento moderato e misura di 3/4, spesso trattata da compositori italiani in forma di tema variato.

Non ho capito ma mi adeguo, come si dice.

Insomma, per me possiamo desumere che follia è una parente della tarantella, o forse della taranta.

Guarda un po’.

E così arriviamo alla fine.

Riscontrando tra i 101 di follia da partito, anche il partito della follia.

Giuro che io non c’entro e non mi sono presentato.

Anche se quasi, quasi, un bel movimento per la multifrenìa ci starebbe tutto, con la sua plurale abbondanza di pensiero.

Ma a parte gli scherzi, se prendiamo la cosa come un piccolo manifesto, e se la riempiamo di potenziali soggetti competenti, il povero deriso politico dice una cosa giusta.

La 'follia creativa' come metodo politico.

A proporla è tale Giuseppe Cirillo.

L’idea della follia creativa è il superamento del limite degli stereotipi e dell’ipocrisia della società .

Chi supera questo limite è positivamente folle.

Il folle è chi va controcorrente.

Potrei mai non concordare?

Sarebbe una pazzìa.

O no?

 

Kalimmudda ipsum votò.

L’ultima volta ai tempi di  La canzone popolare - Fossati - Primo Maggio 1992

sabato 13 agosto 2022

2022 08 14 - Per bellezza

 Dedicato anche per me

 

2022 08 14 - Per bellezza

 

Ho bisogno di bellezza

che pervada dall’essenza

che mi fa veder presenza

di creazione e di tristezza.

 

Creazione ardua ma assidua

canoni, caos, proporzione

ordine, epifania, perfezione

bellezza graduata indecidua.

 

Ed infin vi appartenere,

già creata in un istante

è perpetua di diamante

e nel cosmo fa volare.

 

A qualcuno viene data

vari ancora la ricercano

preoccupati dell’arcano

d’altri ancora è conquistata.

 

E’ più facile, credete

leggi fisiche e princìpi

conoscenze ed artifici

solo scienze racchiudete.

 

Discordati dallo scoppio

ci costringono nei lacci

come d’oppio poveracci

dell’amore e di falloppio.

 

Tutto è inciso dentro al flutto

del principio dell’inizio

che ci spinge non per vizio

fino a ritrovarne il frutto.

 

E’l’amore quella forza

contemplando la bellezza

del progetto in compiutezza

che ti lascia senza scorza.

 

Possiamo solo rimirare

se non altro almeno il gesto

al contrario che funesto

da provare ad imitare.

 

Io vedo il mondo perfetto

là dove mi sento refuso

e resto reietto e recluso.

finchè mi rintano nel petto.

 

Amore infinito

pensando ad un cuore

si allevia il dolore

d’amor generato.

 

E’ li quella cura

synfisica traccia

che amore non taccia

già fatta che dura.

 

Ed ecco la chiosa,

che spiega ogni cosa.

L’amore di tutto,

vero è per bellezza.

 

 

Kalimmudda ipsum dixit

Perché egli pure videt

In quel tutto fatto lux

Detto pure nostro dux

 

L'infinito atlante delle nuvole