giovedì 9 novembre 2023

2023 11 09 – I lager d’oltremare

 2023 11 09 – I lager d’oltremare

 

L’informazione di regime non vede e non sente niente.

Non so se ci ho capito qualcosa sulla questione albanese.

Ma a me la deportazione sa tanto di lager.

Parliamone.

Non so come ma sono riuscito.

Ho racimolato i soldi per partire.

Dopo questi, solo speranza.

Forse ho venduto un ultimo lembo di terra, forse ho venduto mia sorella.

L’importante è che ora sono sul gommone.

Non appartengo alla gente di mare, ma il gommone si presenta subito sinistro maldestro.

Troppo piccolo per 40 anime, troppo grande per un motore con la scritta 25 Hp, troppo grande per una tanichetta di carburante che basti a portarci alla terra promessa.

Non lo sappiamo ancora ma la terra promessa è una nave che incroci da qualche parte.

Una nave di ong sarebbe controversa e aprirebbe questioni di diritto.

Quindi ignari confidiamo in una militare guardia costiera, di che paese non sappiamo né ci importa.

Nessuno sa bene come sia finito lì, ci siamo fidati di conoscenze di speranza.

Finalmente dopo ore o giorni ad aspettare senza pane e senza acqua, partiamo in una giornata di mare calmo.

Persa dalla vista la costa, il motore inizia a gracchiare e presto si ferma.

Galleggiamo nel mare di speranza, ma sull’orizzonte ottico circolare non si vede nessuno.

Stipati come sardine d’un tratto qualcuno sente un sibilo e lo scafista, che aveva in mente di confondersi da migrante, impreca e si mette a tastare un tubolare, alla ricerca dell’introvabile buco che comunque non avrebbe potuto riparare.

Strattona per un braccio una bambina e le fa segno di non staccare la mano dal buco, che chissà dove è, mentre tra tutti serpeggia il principio della paura.

Il tubolare si sgonfia sempre più finché diventa un lenzuolo di gomma ondeggiante sul mare.

La paura diventa terrore che diventa panico quando la bambina del buco, che non sa nuotare, inizia ad affogare finché muore sparendo nel blu degli abissi.

Chi non sa nuotare la segue veloce.

Morire in acqua per affogamento non è bello come per la dolce morte, che ti spegne per congelamento. A furia di bere gli alveoli si saturano d’acqua fino a che si muore per asfissia. Per quelli di noi che non sanno nuotare l’acqua che entra dagli orifizi respiratori provoca un waterboarding di massa terminale.

E’ una tonnara.

Nel panico generale, però, finalmente si vede all’orizzonte la nave promessa.

Per grazia ricevuta è effettivamente una nave militare della guardia costiera italiana.

Inizia la tarantella autorizzativa a prestare soccorso finché il ministero, mosso a pietà elettorale, autorizza il ripescaggio, sia dei vivi che dei morti.

Rincuorato e riscaldato, io che so parlare l’italiano mi faccio coraggio di fronte all’autorità costituita e chiedo dove andiamo.

Il maresciallo, grado che nella guardia costiera non so come si chiama, mi dice sereno che andiamo in un certo porto albanese.

Io strabuzzo gli occhi tanto che quello si sente in dovere di darmi una spiegazione, ma in realtà non ha capito bene nemmeno lui che casino si siano inventati su a Roma, pare sempre per questioni elettorali.

Il maresciallo, fascista nostalgico, pensa che l’unica cosa realmente certa è che l’Italia deve avere finalmente conquistato l’Albania, altrimenti cosa ci andiamo a fare oltreconfine?

Comunque come Dio vuole, insciallà, arriviamo nel porto di destinazione e davanti a noi si apre lo spettacolo di recinzioni, tende e baracche pronte per accoglierci in stalle da bestie come buoi a fine transumanza.

Deportati ci sentiamo davvero e quella sembra proprio una baraccopoli di lager.

Poco poco gli italiani devono avere speso bei soldi per costruire, e un giorno abbandonare, tutto quell’ambaradan, scommetto qualche decina di milioni di euro, pensiamo unisoni sia io che il maresciallo. 

Io con rimpianto di non usarli a casa mia e lui senza rimorso di che gli frega.

Il maresciallo costiero dà l’ordine di farci scendere mentre mi spiega, in tutta la sua benevolenza d’uniforme, che ci sono 3.000 posti pronti ad accogliere richiedenti asilo e altri disgraziati aventi diritto. Ma il governo conta di potere turnare le disgrazie e fare entrare e uscire 36.000 soggetti all’anno.

Sempre gocce nel mare salato delle prospettive di mondo malato.

Io da ignorante penso che i conti non tornano, perché è astruso calcolare in quanti mesi si sbrigano tutte le pratiche per accogliere, da qualche parte in Europa naturalmente, o respingere e quindi fare uscire, qualcuno. 

Eppoi quale è la relazione calcolata tra 3.000 e 36.000 non mi è chiaro.

Lo faccio presente al maresciallo, giusto per rigurgito di amore di spirito critico e gli chiedo pure ma poi uscire, per chi fosse senza diritto, per andare dove.

Mica ne so niente di tratte di terra a soffocare di fame e di sete nei doppifondi di container di mafie balcaniche e no.

Quello mi guarda e sempre nostalgico pensa il suo muto, pericolosamente serpeggiante emergente, pensiero fascista. 

E che ne so io.

Io eseguo soltanto gli ordini

Sarà lucida propaganda elettorale politica di regime.

Alla peggio, costruiremo dei forni d’oltremare.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Fino in fondo al blu, a Lampedusa

  

mercoledì 8 novembre 2023

2023 11 08 – Il triste teatro dei candhapajiee.

 2023 11 08 – Il triste teatro dei candhapajiee.

 

Cani da pagliaio.

Questo vuol dire.

Povere anime.

Non è per colpa loro.

Ma ce ne è un’infinità.

Che ci circondano di mediocrità.

Io l’ho visto in prima persona cosa vuol dire.

Tenevano alla catena da anni un povero bastardino che dicevano mordace perché abbaiava sempre.

Faceva il so’ meste’ di candhapajiee.

Finchè io mi avvicinai e pretesi che lo slegassero, tra l’orrore e il terrore del contadino.

Gli dovevo comperare la cascina e i terreni per il mio progetto di prototipo di Mac.

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Per cui davanti alla grana, pur riluttante non si fece pregare due volte.

Slegò il cane da pagliaio che mi corse incontro per leccarmi di gratitudine senza ombra di ferocia.

E restò sempre lì a fare la guardia anche da libero.

Ma questa è una storia di bellezza contadina, lontana dalla mediocrità che abbiamo puntato da ferma.

Cani da pagliaio nell’astigiano.

La locuzione si usa per indicare uno che inveisce, minaccia, insulta ma che in realtà è inoffensivo.

Si dice anche di una persona che chiacchiera, chiacchiera, chiacchiera ma non conclude nulla.

Uno tutto chiacchiere e distintivo, per chi vuole cogliere un pezzo di storia del cinema.

L'espressione fa riferimento al cane da pagliaio delle fattorie, dove un tempo, di notte, i cani aggressivi venivano affiancati da cani di piccola taglia, molto rumorosi ma completamente inoffensivi i quali, con il loro abbaiare ininterrotto, potevano tenere lontano i malintenzionati.

Un tempo in campagna, quando nasceva una cucciolata di cani, il più versato nella punta diventava specialista nella ferma, quello più robusto faceva il riporto, il cane combattivo e magro veniva usato come animale da tana.

Per ognuno di essi il proprietario stabiliva il destino in base alle caratteristiche e alle capacità.

A volte però c'era anche il cane scemo, quello incapace di seguire tracce olfattive, di vedersela a tu per tu coi selvatici, o di riportare al cacciatore la preda uccisa.

Ecco come si sceglieva un cane da pagliaio.

Se il cucciolo non era buono da niente lo si legava alla catena e gli si gettava un osso di quando in quando.

Candhapajiie. Cani da pagliaio.

Dice l’avvocato, quello astigiano : “cane da pagliaio è proprio la definizione che si dà al massimo dei derelitti, che alla fine contiene nella vecchia saggezza popolare un pizzico di comprensione e un pizzico d’amicizia. Anche ai ‘candhapajiee’ ogni tanto qualche zuppa viene offerta.”

Ma nell’accezione meno lirica, il can da pajiie sembra piuttosto il cane buono a nulla.

Quanti ne riconosciamo nello squallido panorama di pauperismo intellettivo in cui navighiamo.

Comunque bella la campagna, perché è bella.

Ma son luoghi di vita dura.

Dove senza un po’ di sana tradizionale saggezza contadina si resta invischiati in una inutile mediocrità.

Quello che so è che avevo progettato il mio prototipo di revoluzione su piccola scala.

Replicabile più volte come cucciolate di cani di utile utilità.

Invece il popolo applaude e ringrazia quel poco che sa.

E succhia la tetta finché ce ne avrà.

E che ci volete fare.

E’ gente per cui le arti stan nei musei.

Forse alla fine lo siamo tutti.

A me la zuppa però non l’hanno mai offerta.

E son rimasto forestiero.

Buono a nulla.

Sijmadicandhapaijiee tutti.

Naaa, non tutti.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Sijmadicandhapajiee

 

 

martedì 7 novembre 2023

2023 11 06 – Oye como me falta el Pandino

 2023 11 06 – Oye como me falta el Pandino

 

Ieri niente di nuovo.

Solo la solita gente che muore.

Morti ammazzati.

Morti di fame.

Morti di curabili malattie.

Il solito clima feroce.

I soliti poveri per incuria occidentale.

Insomma, il solito mondo impazzito.

Tuttapposto, si fa per dire.

Zitti nella loro idiozia pure i fasisti.

Risparmiamo parole per pregare.

Ho nostalgia di come eravamo.

E rimpianto per chi siamo diventati

Comunque.

Non lo pensavo possibile.

Oramai e’ più rara di una scoiattola antica.

Di cui invece oggi Milano ne è piena

Allora forse tornerà pure l’era della sostanza.

Auspico un movimento per il ripopolamento.

Ripopoliamoci d’essenza.

Catalitica, meglio elettrica.

Di principio attivo

Ieri l’ho vista.

Specie in via di estinzione.

La Panda.

Un pianale, un motore, una scatola di lamiera, le ruotine, un cruscotto che pareva a candele.

E dei sedili che infliggevano cilicee punizioni.

Bella.

Rosso Ferrari.

Da poesia del vorrei ma non posso.

Rigorosa, sobria, austera.

Pregna di proto design.

Manco una concessione di curva.

A sottolinearne la natura essenziale.

Praticamente cubista, nel senso di cubo, non di ballerina e nemmeno di artista.

Cubica come palazzi del blocco orientale.

Non che io disprezzi il design.

Anzi trovo che l’umana ricerca della bellezza divina sia nella sua essenziale natura.

Il mondo sarà sempre più neurosfericamente immateriale.

Traducendo il pensiero in ogni trovata d’arte curvatamente varia.

Per questo bisogna ricordarsi di rispettare i principi di base.

Un’ automobile è fatta per muoversi.

Tanti accessori e curvati dettagli cromati sono comunque il superfluo.

La Panda era solo un’automobile.

Senza bisogno di curve e storture, ma solo dritture.

Mentre oggi si viaggia in astronavi.

Bombate proprio piene di quel superfluo.

Seppur con un gps, bella trovata pur se di satelliti costata.

E’ l’età, lo so bene.

Ma a me me falta la Panda.

La compravano in tutto il mondo.

Era un orgoglio nazionale.

Austera si, ma abbordabile per tutti.

Le usavamo anche da noi, con tanti pandisti ad aggiustare la rete dei telefoni altrettanto cubisti.

Me falta, in spagnolo.

Forse è nostalgia di quando le macchine noi le facevamo e vendevamo nel mondo.

Ed in Espana eravamo noi i conquistadores.

E adesso in che cosa siamo campioni?

Meid in Italy

Nel tratteggiare disegni.

Da mutande alla moda a grattacieli in pendenza.

Sono sempre incerto se la civiltà del design e del superfluo sia cosmesi dal cosmo.

O decadenza consumanista.

Ma in fondo chissenefrega.

Oye como me falta el pandino.

Ma forse era solo una scusa.

Giusta per l’essenziale.

Un Santana riciclante di Puente da decenni.

Oye : come va ?

Non frega.

Vamos a bailar.

Per dimenticar.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Oye come va ?

 

 

domenica 5 novembre 2023

2023 11 05 – La civiltà dell’intelletto meridionale

 2023 11 05 – La civiltà dell’intelletto meridionale

 Forse per www.parolebuone.org. e forse su www.shareradio.it

 Civiltà. 

Meridione.

Si, il fatto che eravamo già ricchioni, certo.

Mentre un piemontese era ancora cavernicolo.

E vabbè, lasciamocelo pure nella sua caverna di tolleranza.

Quando ero piccolo andavamo al Sud in villeggiatura, in macchina.

Ogni anno io mi preparavo alla frontiera.

Che immancabilmente arrivava in bagno di sudore quando si raggiungeva Eboli.

Un paio di svolte ed eccolo il profondo sud.

Rappresentante di tutti i sud del mondo.

In un mare di terra arsa e pietrisco caprino io da giovine in chiericato silloggiavo.

Papà, ma se Cristo è il figlio di Dio e Dio è onnipotente, quindi Cristo pure?

E allora perché si è fermato a deboli?

Questa è la vera domanda.

Chissenefrega del valore simbolico di un titolo di libro e di quattro ruderi.

Ma perché i già ricchi li ha fatti benestare e gli altri no?

Sarà mica che Dio è banchiere.

Ci hanno pure costruito l’etica protestante.

Per l’Islam invece uno sarebbe da punire perché il denaro non deve generare danaro.

Ma io ho imparato che il nord trova sempre il modo, e si fa sempre scippatore, lui.

Si, questo è il mondo migliore mai esistito.

Ma io non mi accontento e lo pretendo perfetto.

E allora la civiltà deve tornare meridionale.

Ma sarà la civiltà dell’intelletto.

Non quella del profitto.

8 miliardi di cervelli interconnessi che attaccano sinapsi in un continuo flusso di scambi ideativi.

Altro che intelligenza artificiale: “il” supercomputer.

Serve però la conoscenza omnipervasa, giammai indebitamente appropriata.

E naturalmente la diffusione dell’intelligenza, geneticamente evoluta e all’uopo pronta da millenni.

Perché è la conoscenza che alimenta il libero arbitrio.

Ma è l’intelligenza che consente di elaborare le informazioni per scegliere cosa decidere.

Ogni conoscenza sarà naturalmente asservita al bene comune, che sarà noto a tutti e che pertanto non concepirà manipolazioni oligarchiche.

Quando tutto questo avverrà, saremo in una situazione di equilibrio iperdinamico ma perfetto, che potrà essere modificato da un chiunque.

In parole povere, chiunque potrà elaborare un pensiero nuovo che serva a fare meglio una cosa.

E tutti lo riconosceranno istantaneamente, senza alcun conflitto.

Una civiltà senza armi, senza fame, senza malattie, senza povertà, e soprattutto con un intelletto di danaro sano, il neuro.

In un continuum di energia pulsante, tenderà per sua natura a livellarsi alla velocità dell’istante come acqua nei vasi comunicanti.

Uno psicobaratto istantaneamente infinito alla velocità della luce.

Ma prima della civiltà, ed era ora, la rivoluzione.

Esci la grana, terùn a soreta.

Esproprio meridionale.

Banche occupate, sportelli espropriati, moneta requisita.

Indebiti appropriatori di regni e danari.

Che oggi varrebbero i miliardi di debiti di voi avari.

Il terrone di certo non è falso e cortese.

Ma come noto ben sincero e palese.

E che nc’amma fa’.

 

Kalimmudda ipsum dicit

Siamo meridionali

 

 

2023 11 04 – Insopportabile rigurgito antifascista

2023 11 04 – Insopportabile rigurgito antifascista

 

Quando ho voglia le immagini le so mettere anche io.

E una vale più di mille parole, tanto ha pure il titolo.



Mentre scrivevo un racconto da bambino che potesse donarci meraviglia, a Milano sfilavano opposti cortei.

Due forme di espressioni diverse, ma sempre di preghiere laiche si tratta. Non parlo delle sezioni fasciste naturalmente. Ma di scritture e cortei.

Io non ho mai capito perché, ma non sfilo, io scrivo

Mi aiuta ad ordinare il pensiero, mio e no.

Santo esercizio che consiglierei a tutti.

Ieri c’è stato il corteo 'Stop war no racism' organizzato da 'Milano antifascista antirazzista meticcia e solidale' con diverse associazioni pro Palestina.

La manifestazione si è svolta in contemporanea a quella organizzata dalla Lega "in difesa dell'Occidente".

Rigurgito il pensiero fascista.

Sbagliate se pensate che non ci sia.

Il punto non è che non c’è.

Il problema è quando c’è.

Io lo sapevo che prima o poi una cosa grossa emergeva.

E ho imparato addirittura a prepararmi a riconoscerla.

Non sono un esperto, non sono un dotto, non sono un saggio.

Ma io sono misura.

Io computo la revoluzione perenne.

Sempre alla ricerca dell’altra via nella neurosfera.

Mi affascina l’evoluzione assemblata della coscienza collettiva.

Ancora di più quella del suo inconscio.

Così, quasi quasi mi dispiace per la premierina tanto carina.

Son contrito premierina, tanto carina, ma siete in un gioco troppo più grande di voi.

Fareste meglio a tacere e non esprimervi, manifesti.

Dopo una serie di gaffe e meschine figurette, che il mio beneficio del dubbio mi ha sempre portato a trattare con ironia, questa è troppo grossa.

Un Ministro a indicativo fenotipo lombrosiano, istituzione ufficiale della nazione, dà fiato di ignoranza alla voce e dichiara "Fuori Hamas dalla Palestina e dai contesti occidentali e guai a chi finanzia il terrorismo, anche in Italia.”

“Il terrorismo islamico è la piaga di questo secolo".

Oh.

Aveva iniziato a volere difendere l’occidente e le libertà, come da foto.

Il pensiero di individuo o di massa è un sistema complesso.

Che si aggrega ed emerge crescente da solo.

Fanno così i sistemi complessi

Dal margine del caos emerge un ordine.

L’ideologia nasce come piccolo meme.

Poi cresce e diventa olocausto.

Intanto ci troviamo i fascisti in difesa dell’occidente.

E anche questa è tentata memetica.

Nuovo reato di mio personale conio.

Ma cosa è l’occidente, poi?

Portatore di ideologia totalitaria.

Una teocrazia di casta elitaria di profitti, ricchezza benessere e consumanesimo.

A spese di tutti.

Appropriatrice seriale.

Non è forse l’occidente che ha creato questo mondo?

Non è sua l’iniqua distribuzione di ricchezza?

Non è forse suo l’ambiente martoriato?

Non sono figli suoi i bambini feroci ?

Poi questo è il mondo migliore mai esistito.

Ma non vuol dire che non possa precipitare nel baratro che si crea da solo.

Non c’è nessun attacco all’occidente.

Semmai un occidente sempre più insofferentemente tollerato.

Semmai una risposta consequenziale alle sue responsabilità.

Sempre ammesso che abbia senso parlare di occidente e quindi di oriente.

Nel qual caso però cartograficamente la Palestina è più in occidente che in oriente.

Paradosso.

Immaginatevelo dunque un nuovo meme.

Fascista dichiara guerra all’oriente.

Era provocatorio, eh.

Ma intanto gli gira in testa.

Sperando che lo faccia impazzire del tutto fino a farlo rinchiudere.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Rigurgito antifascista. sempre lui

 

  

Ndr : qualche link per un po’ di cultura.

https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2023/11/04/salvini-fuori-hamas-dalla-palestina_855f038b-a27c-4bd2-824f-c918302c3bb0.html

https://www.ansa.it/lombardia/notizie/2023/11/04/a-milano-piazze-divise-tra-israele-e-palestina_aecceee9-46a7-464e-9f6b-b936bc8ac107.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Palestina

https://it.wikipedia.org/wiki/Hamas

  

sabato 4 novembre 2023

2023 11 04 – Il paradiso dell’arca a vela

2023 11 04 – Il paradiso dell’arca a vela

 

L’uomo indugiò in contemplazione.

Poi considerò la situazione.

Ne concluse che non era messo bene.

Pure fedele al suo credo lo stesso era esposto a troppe crepe.

Non si può reggere con un dito la tela di incrinature di una diga che cede.

Non più di quanto possa un solo colibrì spegnere un incendio con l’acqua nel becco.

Qua mi conviene pensare a come prepararmi al peggio.

Gli venne in mente di costruire un’arca.

A vela.

Su cui caricare un campionario di creato.

Da traslocare su un altro mondo.

Da rifare migliore.

Costruì l’arca, la caricò di creazione e si mise ad aspettare.

Era una arca a vela, su cui aspettare il vento giusto.

Fu un giorno di gran maestrale e onde maestose che decise il momento.

L’arca partì al galoppo dei flutti e lanciò la sua vela maestra.

Prese a volare risucchiata dal cielo.

Fino a che il progetto si rivelò in mutazione.

Raggiunta la quota, richiuse ogni oblò.

E uscì via dall’aria.

Nello spazio celeste.

Navigandoci a vela.

Non trovò resistenze, ma vide meraviglie.

La terra vista da lassù era una biglia azzurra silenziosa.

Ma egli sapeva che dentro era tutta un’altra cosa.

Si commosse fremendo di addii.

E si accinse a navigare all’altrove.

Nel silenzio che risuona infinito, sentì d’improvviso un coro di voci.

L’anima del mondo gli chiese dove pensasse di andare.

Con dolcezza e fermezza lo ammonì silenziosa.

Non è questo il tuo posto.

Devi tornare ad aggiustare e pregare.

Il paradiso che cerchi, ce l’hai dentro ed in terra.

Devi insegnare a pregare più forte.

Fino a che le voci del torto diventin distorte.

Contempla con occhi di infante,

la meraviglia che vi venne donata.

Non è tempo per scappare.

Torna a casa a lottare.

E' questo il tuo paradiso.

Lo puoi fare in molti modi.

Pensieri, parole, opere, azioni e pure omissioni.

Tutte preghiere da ricordare.

Per continuare a pregare e invocare.

Noi ti ascoltiamo e noi ti aiutiamo.

Ma tu resta ad aggiustare i difetti.

L’uomo trasalì all’udir tanta grazia.

Si prese paura ma poi gli passò.

Troppo potenti eran state le voci.

Passate attraverso ogni sorta di intralci.

Giravolta dell’arca.

E si accinse ad aggiustare.

Con un ultimo moto di stizza.

Rivolto a quei senza strizza.

Si, ma che cazzo.

Sempre a me tocca fare il pazzo.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Io lo so che non sono solo

Misericordia, che contemplazione!



 

 

  

venerdì 3 novembre 2023

2023 11 03 – Più forte. Preghiamo più forte. Yeah.

 2023 11 03 – Più forte. Preghiamo più forte. Yeah.

 

Non vi sentono abbastanza.

Più forte, come urlano ai concerti rock.

Questo mondo è il migliore mai esistito, si dice e si crede.

Ferventi assertori pullulano, germogliati e spuntati.

Mi ci metto anche io, per quel che conta.

E tutto concorre al bene.

Per coloro che amano Dio.

Dice San Paolo.

Sant’Agostino ci mette anche il peccato, ho letto da qualche parte.

Ma se tutto sembra concorrere al male ?

Non mi fate fare il teologo.

Il teologo di famiglia ce l’ho già.

E’ mio cugino.

Io non ci capisco niente.

Ma oggi di grandi monotei ce ne abbiamo almeno ben tre.

Una strasantissima trinità.

Eppure il credo vacilla.

E’ lui, il cugino, che mi disse una volta di ricordarmelo.

Che il diavolo esiste davvero.

Ed è sempre in agguato e assetato. 

Anche di guerra.

E vabbè.

Divagazione mistica.

Ma come vabbè?

Ma guardatevi intorno.

C’era stato un ultimo grande profeta globale.

Ammonitore.

Era il Covid.

Con la forza del cagotto, che dell’umano fosse in atto il rigetto, ci aveva spinto a tanti buoni propositi.

Tutti svaniti lentamente nel mare delle buone intenzioni.

Di cui come noto è lastricata la strada per l’inferno.

Così ora ci troviamo in una stagione che appare sempre più quella di un infernale inverno della ragione.

Allora diventa sempre più faticoso restare fedele al credo iniziale.

Io non sono capace di girarmi dall’altra parte nella mia trincea di comoda contemplazione.

O meglio, lo faccio benissimo perché la realtà è che lo facciamo tutti per genetica predisposizione al rimozionesimo.

Poverini, come siamo fortunati, meglio a loro che a noi, et cetera.

Tutto mi passa attraverso, certamente, ma passando si porta ogni volta via un pezzetto.

E’ che io lo vedo il mondo perfetto.

E’ li, già pronto e a disposizione solo da fare.

Ma poi arriva qualche satanasso e scopro che non ce l’ho io, l’asso.

E allora?

Allora preghiamo.

Come preghiamo.

Tutto qui?

Si.

E’ roba di fisica.

Un amico un giorno mi disse che non pregava mai.

Gli scoppiai a ridere in faccia.

Tutti preghiamo continuamente.

Ogni speranza è una preghiera.

E’ che nell’era del consumanesimo a pregare ci si vergogna.

Troppa appropriazione, poca contemplazione.

Ma allora se non vi piace una ave Maria, fatevela voi la vostra preghiera di forza.

Che vi indigni e vi commuova.

Con i fremiti di amore.

Non rimozionate il dolore per paura.

La vostra preghiera resta incisa nell’anima del mondo come in una traccia di vinile.

E arriva, arriva, eccome se arriva.

A ricacciare il satanasso nel suo mondo non perfetto.

Quindi più forte!

Non vi sento!

Più forte!

Minchia se sono stato mistico.

Speriamo che non mi ricoverino.

Per sicurezza preciserò che il profeta non volevo essere io.

O forse solo un pochino.

Ripartiamo dalla salutare strizza Covid.

E questa è una preghiera.

Rap.

Yeah, yo, bro.

 

Kalimmudda ipsum dixit

La meravigliosa preghiera del Cherubini

 

 

giovedì 2 novembre 2023

2023 11 02 –La Pace dei gemelli

2023 11 02 –La Pace dei gemelli

 

Sotto la buona stella del cielo nascono tre gemelli.

Senza l’aiuto del cielo vengono separati alla nascita.

Uno si ritrova in una delle 60 terre di guerra che ci sono al mondo.

Uno si ritrova in un mondo più giusto di umile ma dignitosa povertà.

Uno si ritrova nell’opulenza della civiltà del consumanesimo.

Crescono.

Il primo sviluppa un talento per la rabbia e la violenza.

Il secondo riceve aiuto adottivo e impara a costruirsi una scuola.

Il terzo ozia e sguazza nel vizio senza nemmeno saperlo riconoscere.

Il primo diventa combattente guerriero.

Il secondo diventa seminatore agricoltore.

Il terzo diventa servo del suo essere mietitore profittatore.

Un giorno la buona stella diventa novella

E decide di farli incontrare.

Per fare loro raccontare tra loro le storie ricevute.

Io sono un grande guerriero e combatto il male.

Io sono un grande ricco e consumo piacere.

Tra i due estremi si fa timido avanti il secondo per terzo.

Io non ho i vostri forza e talenti.

Io ho solo imparato a coltivare angurie.

E’ faticoso.

L’orto è grande e bisogna irrigarlo a mano.

Scaviamo un nuovo pozzo di vari metri e poi ogni settimana daccapo.

Ma un giorno a Dio piacendo, dopo la scuola ci hanno pure donato l’irrigazione.

Insciallah.

Si è liberato tempo e adesso possiamo anche andarci, a scuola.

In bicicletta o a piedi.

E facciamo tante altre cose che abbiamo imparato.

Tipo cosa, chiedono gli altri due.

Tipo fare il formaggio, il miele, le angurie.

Cose così.

Da gente umile e modesta.

Ma dignitosa.

A volte sbagliamo, come quando nell’orto abbiamo piantato le angurie.

Ma poi abbiamo scoperto che di fianco a noi coltivava angurie la famiglia del più grande proprietario terriero della zona.

E ci siamo vergognati della nostra umiltà.

E abbiamo mangiato noi le angurie per tante settimane.

Il primo pensa che li avrebbe uccisi tutti.

Il terzo calcolava a mente i profitti.

Il secondo interviene di nuovo.

Ma poi la nostra buona stella ci ha mandato un signore.

Che ci ha insegnato quello che non sapevamo per non vergognarci.

Era proprio quello che serviva a noi.

Non che serviva a lui.

Infatti ci salutò al verbo di sono servo vostro.

Figuratevi che ci ha lasciato anche un aggeggio tecnologico per chiamarlo in caso di dubbi tipo d’angurie.

E come si chiamava questo gran signore, chiedono gli altri due?

Ha detto che non importa il nome delle stelle.

Sono tutte firmamento.

E poi ha detto che però se proprio volevamo, la nostra buona stella potevamo chiamarla Pace

 

Kalimmudda ipsum dixit

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