venerdì 8 marzo 2024

2024 03 09 –Il disarmo dello stuka

2024 03 09–Il disarmo dello stuka

 

www.parolebuone.org su www.shareradio.it. Disarmo.

 

Si, si mi piace il disarmo delle parole.

Disarmiamole tutte, crediamo all’amore.

Io quelli che hanno fatto dietrofront che ho conosciuto, li ho sempre trovati assai misurati e prudenti.

D’altronde le parole pesano e lasciano la scia, e chi dal verbo è passato ai fatti lo sa bene sulla pelle.

Ma se porgo la guancia con parole d’amore, con cosa la faccio poi la guerra, con il bastone?

Ci siamo accorti che e’ in corso la guerra totale, anche verbale, ma poi che facciamo, restiamo al disarmo?

Metti che tornano pure i nazisti dell'Illinois, che faccio li butto dal ponte e gli faccio il bagnetto di parole buone in nome della tolleranza e della sua speranza di pazienza?

Comunque io del disarmo sono professore.

Mi disarmo continuamente, con amore e con terrore.

Quando mi ammoscio dall’invettiva mi preoccupo assai per la deriva.

E dimentico spesso che il disarmo è un lusso per noi pochi cresciuti nella bambagia del privilegio.

E dunque.

Mi disarmo davanti a certi pensieri.

Mi disarma chi non pensa a ieri.

Mi disarma l’insegnata ignoranza.

Mi disarma la generale dimenticanza.

Mi disarma pure la misticanza, sofisticata insalata di decadenza.

Mi disarma la scienza, quando sbaglia la rotta.

Mi disarma la conoscenza che perde la visione d’insieme di fede.

Mi disarma l’abbondanza che diventa usanza e mai abbastanza.

Mi disarma che nella deriva di bòtte non basti mai una sola ambulanza.

Mi disarma che la lontananza non sia tale, ma si riveli solo distanza.

Mi disarma che la parola altro sia frainteso di opposto.

Ma basta parole, mi viene male di panza, esco.

Sento un frinire di rotori, mi sorvolano di parole rasoiate a bassa quota.

Ecco, lo sapevo.

I fascisti sono mutati.

Metamorfosi di massa, collettivi scarafaggi.

Droni grigi in nanosciame orale.

Devo cercare la contraerea.

Ma che cazzo sono disarmato.

Provo con le bastonate ma mi sparano parole da valchirie.

Voglio scappare dove atterrare, devo andare in Albania.

Lì dei fasci di parole voglion fare i lager d'oltremare.

Poi d’incanto associo i grigi alle insegne del terrore.

Ho capito dico agli altri, scappate disarmati è un stormo di nanostuka

Son travesta tecnologici dal piumaggio di carbonio che rilasciano verbombe al ritmo dello stukstuka.

Brutto pirla allarmista disarmato.

Le parole volano pesanti e tu le incasini nello spazio per eoni.

Però in effetti sembrano piccioni, ma mi dicono che sono solo nostri droni.

Tiro un respiro di sollievo al pensiero disarmato.

Ho ancora in mano il bastone da duello.

Lo conserverò per il prossimo riarmo.

Il fasciame sarà pure spento.

Ma non basta una buona parola per stroncare ogni fola.

Serve un verbo di potenza cagato in testa da stormi di guerrieri defecari.

Ora che siano droni o siano piccioni, il nemico pare disarmato.

E invece senti che potenza lo sturmstuka dal risuono che ribolle.

Tempesta d’impeto che non puoi vincere solo petando verbi giusti.

Poveri disarmati noi.

E povero anche il piccione armato.

Ah beh, si beh.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Gli spari sopra sono per voi

  



2024 03 08– Una festa del genere

2024 03 08– Una festa del genere

 

Una festa del genere che la paghi quello alfa.

Lo ripeto e lo riammetto.

Sono del genere ignorante.

Consapevole, però.

E perciò mi documento un po’.

Prima di fare come tanti di altro genere e di scrivere minchiate rivendute da figate.

Cosa penso l’ho già detto.

Quando ho parlato di un manipolo di donne.

Delle donne dei miei nervi.

Io lo dicevo che sono più toste dei maschiucci.

Mi è venuta pure fortuna.

E non solo per la rima latente.

E’ che la figlia mi è uscita femmina.

Speriamo sempre che sia femmina.

Fino a che non sia sancito che non esiste parità di genere che tenga.

Le femmine sono meglio.

Ma rassegnatevi voi alfetti, vi riservo la conclusione

Intanto un poco di didattica.

Non si chiama giornata della donna, ma Giornata internazionale dei diritti della donna.

E già sono scie di parole.

Scie di parole di altro spessore.

La giornata, sottolinea l'importanza della lotta per i diritti delle donne, in particolare per la loro emancipazione, ricordando le conquiste sociali, economiche, politiche e portando l'attenzione su questioni come l'uguaglianza di genere, i diritti riproduttivi, le discriminazioni e le violenze contro le donne.

Spesso, nell'accezione comune, nella stampa e in campo pubblicitario viene erroneamente definita come Festa della donna ma è corretto definirla Giornata internazionale dei diritti della donna, poiché la motivazione alla base della ricorrenza non è una festività, ma la riflessione.

Ci sono voluti millenni di dolori.

Da soprusi per i roghi fino alla corda.

Di evoluzione di coscienza.

E ancora pensate sia stata una festa.

Qua c’è puzzo di maschiuccio.

Come credo che sia lontano il sogno Onu.

Che invita a operare affinché nel mondo si possa raggiungere una effettiva parità di genere entro il 2030.

E’ tra 6 anni, se non lo vedo non ci credo.

Magari una o due, ma non è che sarà solo qualche donna sola al comando?

Colgo l’occasione per un appello, allo screening cretinologico.

A quel genere tutto intero chiedo un gesto sincero.

Quando volete riprodurvi, fate il test cretinologico.

E se viene fuori un pirla, pur nel diritto all’aborto e nel rispetto della vita, secondo coscienza di genere educatelo a proposito.

Non studiatelo al potere o da ministro, meglio farlo giardiniere o nobile muratore.

Questo postino è di storia seria.

E io sono solo un vecchio ciula.

Tanta gente studia e lotta.

E io sono stato solo noioso.

E vabbè, si vede che sono maschiuccio un poco ciuccio.

Ma mi salvo con la fine e con la solita chiosa ad effetto.

Quando ero giovane io pensavo assolutista.

Niente festa ne celebrazione.

Mi sembrava un non dare la parità già per scontata.

Era un dato di fatto, per me.

Una evidenza.

Non va mica celebrata.

Casomai testimoniata.

Oggi invece penso al dolore e alla sofferenza millenaria, e se non chiamarla festa perlomeno celebriamo.

Si vabbè.

Allora sarà la festa dei fioristi.

Con tutte ‘ste mimose.

Ah, no.

Questa la so.

Sono per la festa delle fioriste donne.

Tanto paga quello in Alfa.

Maschiaccio libidinoso coglione.

All’autosalone, come cantava Rino.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Donna Mimì

  

Ndr.

Grazie alle autrici della vignetta!

Unica nel genere.

E regalate pure un postino, nel senso di post piccino, non solo un libro.

  


mercoledì 6 marzo 2024

2024 03 06 – La ballistica d’Apelle, figlio di pollo

 2024 03 06 – La ballistica d’Apelle, figlio di pollo

 

Oh.

Devo scrivere tutti i giorni.

Me lo ha ordinato il medico.

O forse il nano.

Non ricordo bene.

Eh, si ma certi giorni che cazzo scrivi?

Oggi però si apre un orizzonte.

Sia per noi che per quelli al fronte.

Sulla soglia della guerra alla povertà.

Istat, con le misure del 2023 diminuisce il rischio povertà

Nel complesso, le modifiche al sistema di tasse e benefici introdotte nel corso dello scorso anno aumentano in lieve misura l'equità della distribuzione dei redditi disponibili.

Qua con cotanta propaganda i fascisti non ce li leviamo più di torno.

Diminuisce il rischio di essere poveri.

Ma non aumenta mica la probabilità di diventare ricchi.

Eppoi, diminuiscono e aumentano di quanto.

In lieve misura.

Lievemente eterea.

Volatile come profumo di volatile.

Così lieve che non se ne è accorto nessuno.

Mannaggia all’Istat fascista.

In pratica parliamo di statistica.

Non è mistica e non è Ustica.

Insabbiata giù nel mare.

Qua noi siamo trasparenti, chiari e brillanti.

Come un lago senza fango.

Se io mangio due polli e tu nessuno statisticamente noi ne abbiam mangiato uno per uno.

Così si cantava il succo della celebre poesia.

Ma mi sento un filo logico e ve ne voglio riportare un estratto simpatico.

Er compagno scompagno:

Io che conosco bene l'idee tue,

so' certo che quer pollo che te magni,

se vengo giù, sarà diviso in due:

mezzo a te, mezzo a me... Semo compagni.

No, no - rispose er gatto senza core -

io non divido gnente co' nessuno:

fo er socialista quanno sto a diggiuno,

ma quanno magno so' conservatore.

Co’ tutto l’iperlink.

https://www.summagallicana.it/Emblemata/Proverbi/Trilussa/Il_pollo_di_Trilussa.htm

Allora il fatto è questo.

Quando passi davanti a un girarrosto e ti senti il profumino hai due possibili opzioni, adesso che siamo ricchi quasi uguali.

Puoi usmarti il profumo di quel pollo, che tracima plusvalore, e magnartelo per intero.

Oppure se non sei ridistribuito assai non mangi niente e ti tieni solo il profumo.

Fino a che la premierina e compari, a tampone delle spese, metteranno una tassa sugli effluvi dell’arrosto.

La chiameranno la tassa di Apelle, perché non te magni manco la pelle.

E tu resti redistribuito, ma statisticamente.

Con nemmeno la pelle di apollo di tacchino.

Sentirai che languorino, febbre ossea e dolorino.

Astinenza dalla pelle.

Astinenza delle belle.

Questi qui ne sono esperti.

Sono esperti delle balle.

Non cannoni ma minchiate.

Fin lontano sono sparate.

Epperciò non è balistica.

Ma soltanto doppia coppia.

È ballistica solenne.

E poi piangi a crepapelle.

 

Kalimudda ipsum dixit

Tacchino freddo, l’astinenza d’Apelle

 



martedì 5 marzo 2024

2024 03 05 – Il memorabile giorno che al Kalimmudda saltò il nervo

 2024 03 05 – Il memorabile giorno che  al Kalimmudda saltò il nervo

 

E il Kalimmudda equilibrava e rideva.

Erano anni che rideva, e che scherzava giorno e sera.

Come aveva imparato dalla vita da mera a spera.

Riduceva in tale guisa il potenziale di importanza.

Sia del sé che delle adunanze.

Finchè un giorno Kalimmudda si stufò e si alzo in volo senza sapere come, perchè non aveva di certo delle ali da aquila, e senza sapere che era per merito della forza dell’amore del suo centro di gravità per la mente, si proiettò nel suo rotore semantico.

E a tutti gli astanti che lo imploravano di rivelare il grande segreto disse solo: “io non servo più, l’io non serve più”.

E sorrise come sempre mentre scoppiò a ridere.

Fu allora che un gurone coglione, un po’ guru un poco santone tutto pieno si saccenza e di presunta conoscenza malamente scimmiottata eppure seguita e diffusa, gli chiese :

ma perche’ ridi sempre?

Cosa e’ che tu sai che noi no?

Cosa e’ la vita secondo te?

Sei davvero matto?

Kalimmudda panpregò, nel dubbio plurale.

E rispose pure.

La vita e’ uno scherzo di fiume.

Il gurone lo guardò interdetto e gli disse: “ma come tutto qua il tuo segreto della canoscenza. La vita e’ uno scherzo? E di fiume?”

Kalimmudda lo guardò, sogghignò e disse: “perche’, non e’ uno scherzo?”

Il patatrac ormai era fatto.

Al kalimmudda saltò il nervo.

Si era stufato della libertà di essere servo.

Con un trucco di parabola subdola promise a tutti una nuova iperbole.

E i polli si ammassarono come piccioni sui chicchi di grano.

Giunti a tiro Kalimudda sguainò da sotto le ali due Uzini .

Io saprò pure che non mi fate volare.

Mapperò posso sempre sparare.

La prima a cadere fu la ragioniera che veniva da sottomonti che rivoleva la sua borsa.

Ci teneva ingannevole tutti gli insegnamenti ricevuti amorevolmente dal Mudda negli anni

Rea di stigmi e calunnie dissimulate pensate dietro modo e sorriso falso cortese.

Ma gli uzini son piccoli gioiellini.

Una volta partiti fu circolare strage nel cerchio.

Finchè non arrostirono un paio di pollai.

Il Kalimmudda si allontanò a dorso di mucca vallese regina.

E dopo qualche passo si fermò e si girò.

Imparate la lezione e non provate a seguirmi.

O vi taglio le ali, le zampe ed il becco.

A tutti voi criceti conigli farlocchi pezzenti furfanti.

Gli sembrò sufficiente ammonimento, seppur forse un po’ aggressivo, e riprese i suoi passi.

Ma poi si fermò nuovamente.

Per aggiungere chiosa, che è chiosa e non chiusa, ignoranti.

E ne freddò uno a caso.

Li guardò uno ad uno e disse al vento delle scie delle parole.

E vi brucio anche la casa.

Ehm, volevo dire il pollaio.

E’ un racconto di fantasia, mica ci sono case o personaggi.

Con nella chiosa uno splatter di sangue degno delle migliori sugose rosse cozze tarantinee. 

Spietate.

 

Kalimmudda ipsum fecit

Il pescatore, l'assasino.

E gli spietati

 





lunedì 4 marzo 2024

2024 03 04 – Il nano maniaco

 2024 03 04 – Il nano maniaco

 

Piccolo ovvero nano.

Manìaco.

Sono affetto da un disturbo poco logico.

E perché non vai dal medico.

E che ci vado a fare.

Non voglio mica smettere di bere e di fumare.

Una battuta illuminata illimitata.

Generazioni perdute d'ubriacate.

Ma poi la vita porta il conto.

E ti risvegli un po’più che tonto.

Legato ad un letto.

Guardi il cielo che fa il tetto.

Ti serve un dottore.

Che plachi il furore.

Sono pillole e pastiglie.

Che van giù come le triglie.

Nane.

Il mio medico però.

E’ di razza karasciò.

Si preoccupa di mente.

Cerca di tenermi al dente.

Vacci e spiega se riesci.

Che parli a versi e poi rovesci.

Così adesso tutti allarme.

Appena un poco se ridacchio.

E mi rallegro di uno spicchio.

Poi mi guardo nello specchio.

Per cercare quell’anticchia.

Di briosa una lenticchia.

Di ragione alla macchia.

Ma non trovo proprio niente.

Solo in testa un po’ di vento.

Mi ricordo di un precetto.

Di uno grosso mica un pirla.

Stava dentro ad uno schermo.

E diceva non sii scemo.

Non star fermo.

Se a scrivere stai bene.

Ricorda fallo tutti i giorni.

Almeno quindici minuti.

Bene o male non importa.

Tieni aperta quella porta.

A quegli esseri minuti.

A quei nani nel cervello.

Non sei mica da curare.

Tu sei solo maniacale.

Un pochino non è male.

Sarà un nano piccolino.

Maniacale pollicino.

Che ti porti sempre dentro.

Ma non è che poi ti sventri

Chiamalo mino, chiamalo nano

portalo in giro con un bel respiro.

Il circo dei matti.

Non è roba da tutti

Sii fiero come io son contento.

Qui al circo del matto nanetto.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Devo finire di colorare il mondo che vorrei abitare

 



 

domenica 3 marzo 2024

2024 03 03 – La guerra circolare e la premierina volante

 2024 03 03 – La guerra circolare e la premierina volante

 

Circolare circolare.

Circolate circolare.

Sorvolate sorvolare.

Col dirigibile fascista.

Senza elica e timone.

Che diventa una supposta.

Vigilessa premierina.

Nel suo viaggio al mondo intorno.

In 80 giorni e torno.

Vigilessa nazionale.

Di quest’ordine mondiale.

Meno male che c’è lei.

Meno male non nerona.

Sempre in giro sempre in pista.

Brulicando relazioni.

Col diploma sempre in vista.

Sempre in giro sempre in viaggio

A cercare trivellaggi e carotaggi.

La mandiamo in dirigibile.

Dell’italico orgoglio nobile.

Bersaglio per un missile.

Che vagante stia nell’aria.

In missione circolare.

Perso in cielo da 'nu drone.

Split : notizione da campione.

www.ilpost.it/2024/03/03/stati-uniti-lancio-aereo-aiuti-gaza

Oh.

Forti l’americani.

Prendi un posto tranquillo.

Occupalo scippato ai loro pastori.

Perché pieno di qualche grana e di ori.

Mettili contro e dividi a imperare.

Quelli vorranno le armi.

E tu gliele vendi a profitto.

Quelli le usano certo.

E si sterminano tra frati antichi.

Di tanti gingilli vendi il campionario intero.

Missili, bombe, ‘sti minchia di droni.

E non so quali altri cazzoni.

Cucinano a scatafascio il territorio totale.

Triturato per qualche decennio di morti e di profughi.

Poi sono pronti a ricostruire.

Ma i poveretti i dollari mica li hanno.

Allora glieli presti, sempre allo strozzo.

Da imperiale banchiere sempre più zozzo.

Fai che si comprino un burger e una cola. 

Ma tenendoli in vita che sono mercati o presidi.

E così tra migliaia di bombe lanci pure qualche razione k.

Coi paracaduti caduti nei posti sbagliati.

Mentre continua il macello e la fame si incazza.

Aspettava dei camion, mica piccola stazza.

Kappa  una sega, voglio l’alfabeto completo.

Reazione del razzo e che t’aspettavi.

Ripetilo a oltranza il giro tondo d'impero.

Si chiudano i cerchi nel mondo intero.

Guerra circolare, che bell'affare.

Questione di grana che circola accazzo.

Resta solo una cosa da domandare.

Ma ‘sti ‘mericani non erano amici delli israeliani?

Paracaduti 'nu cazzo.

Un ripulisti di coscienza che è 38 k di apparenza.

Le bombe strazianti le avranno sempre da loro.

Tra banchieri di casta e petrolieri di stretto.

Ma che ne so io, e che lo dico a fare

C’è la premierina che va a controllare.

Premierina dirigibile.

La guerra d‘o‘mericano è circolare?

 

Kalimmudda ipsum dixit

Grande vecchio Vasco: non siamo mica gli americani che loro possono sparare agli indiani

 


https://it.wikipedia.org/wiki/Economia_circolare


sabato 2 marzo 2024

2024 03 02 – Le scie delle parole

 2024 03 02 – Le scie delle parole

 

Mii che strazio quando scrivi di semplicità e viene fuori uno psicodramma, il mio.

Ti senti San Giorgio contro il drago.

Avevo fatto la promessa di non ammorbare di astrofisici pipponi già  annidati sia nel cielo che nei neuroni.

No a semantici rotori, niente centri di gravità per la mente; tanto parlano da soli.

E se ogni promessa è debito alla fine resta poco da dire, il succo.

Resta una scia di parole come in coda alle comete.

Resta da spiegare come funzionano.

Le parole sono belle.

Le parole sono importanti

Le parole sono pesanti, per davvero.

Le parole sono mistero.

Nate come, vai a sapere.

Gutturale più vocale.

Stanno incise nel vinile.

Nella lingua universale.

E girano con la terra.

Azzeccate in neurosfera

Lasciano semi che a volte divennero antichi.

E’ a botte di passaggi che si poggiano in strati.

E più la uso più si fa pesante.

Diventando determinante.

Così facciamo un esempio.

Giusto una filastrocca da bambini cresciuti.

Giro giro tondo, casca il mondo, casca la terra, tutti a far la guerra.

Mi sa che non era nata così, ma poi ci hanno messo lo zampino malandrino ripetendola all’infinito.

Comunque, ogni giro del pianeta va in crescendo, e la parola guerra si allarga nello spazio e nella mente.

Ed avendo il suo peso, risuona in vibrazioni di profezia che si auto avvera.

Più la dai e più lei cresce con la forza a contrappeso del suo opposto detto pace.

Se tutti pensassero alla pace, quella poi diventerebbe cosa.

Invece della Babele della guerra avremmo quella dell’amore.

Sodoma e Gomorra.

Dove vada l’evoluzione, chiedo aiuto al gran disegno.

Magistrale la figura, messa in coda, per cui chiedo permesso d' affresco all'autore.

Giro giro tondo, casca il mondo, casca la terra, tutti a far la guerra.

Ancora.

Nel ridondo la guerra diventa un girone dantesco a forma di piramide dell’intelletto.

Il girone dei guerreggianti guerrafondai.

Così girano i pensieri, si rinforzano guerrieri

Ogni giorno ed ogni anno da miliardi di orbitali.

Così cresce forte quello che era istinto di sopravvivenza.

Diventando solo voglia di appropriazione con violenza e bramosia di potenza.

E’ ancestrale, è animale, é nell’uomo

E’ il bene e il male

E’l’evoluzione in atto.

Fanno così le parole umane.

E vale anche col pensiero.

Si ridondano e si atterrano mentre gira l’astroterra.

Ogni giorno ed ogni istante e’ una lotta degli opposti.

Si fa a strati la parola, si stratifica il pensiero.

E’ così che le parole diventano solido intelletto.

In scrittura sono ancora più potenti del verbo orale e del pensiero cerebrale

E così vi insegnano a pregare ripetendo sempre le stesse parole.

Lo sapevano già greci per cui la parola ed il pensare erano una cosa sola.

Parolare tra gli opposti e’ dunque autoanalisi sia per l’uno che per la coscienza collettiva.

E’ un dovere verso la neurosfera ed il creatore chicchessia.

E io che intendevo parlare di grafoterapia.

E sono finito in scia.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Milano io ti ammazzerò di Chiara dello Iacovo fa ridere. Eccola.

Estemporanea prestazione ridarola. E poi su Milano e' vero


Le scie delle parole



Bennato  La torre di Babele





 

 

venerdì 1 marzo 2024

2024 03 01 – Questioni di razza, mu

 2024 03 01 – Questioni di razza, mu

 

Nel boschetto della mia fantasia, c’è una favola che però non è mia.

E’ la favola della mucca bianca e della mucca nera.

Ma va là, creduloni.

Favola si.

Ma alla fine non qui.

Bisogna iniziare a tenere presente tutta quella serie di detti e luoghi comuni.

Chi nasce tondo quadro mai non muore.

Chi nasce chiavica non può morire signore.

Non si cava il sangue dalle rape.

Signori si nasce non si diventa.

Tira un calcio ad un cane non farà mai chichirichì.

Insomma, ci sono opposti non ricongiungibili.

Lontani nei cieli come fossero dirigibili.

E’ un dato di fatto.

Che magari ci mette tempo.

Ma prima o poi emerge il genotipo nascosto dietro un fenotipo.

Cretini si è cretini.

Tautologicamente.

Proprio come certi bovini.

Ordunque.

La mucca bianca è docile e mansueta fatta apposta per la carne.

Si riconosce dalla pinguezza della succulenta doppia coscia.

E’ nata destinata al macello.

Senza proteste e senza lagnanza aspetta ruminando il suo chiodo.

In fronte.

E’ la Bovina piemontese.

La mucca nera invece in fronte ha le corna che pare un toro.

E’ una cazzo di cornuta Regina vallese .

Con le corna da guerra difende il suo pascolo.

Viene allevata nobiliare oggetto di culto.

Trattata da regina.

Invece che all’ingrasso viene allenata ai tornei.

Che a cornate all’alba qualcuno vincerà.

Un giorno di pascolo a scacchi, la mucca bianca prova a cacciare la nera, che pronta la rimbalza di cornate.

In tre bianche decidono di tornare alla carica per tutta la tenera erbetta.

La nera te le incorna tutte e tre.

La bianca ci riprova e capeggia una mandrina di nove.

La nera te le incorna tutte e nove.

E così via.

La morale?

E che ne so io.

Chiedetela a gigi .

Dovete far solo la fatica di un click.

Comunque sono spoiler cazzimmoso.

La morale è che a una regina nera da re non le devi cagare il cazzo.

Sempre se non volete iniziare il tormentone su chi è gigi.

Che è nel latte, ma non nella carne.

E’ nella fretta, ma non nella corsa.

E avanti, avanti, avanti

Questo si chiama cazzeggio d’alpeggio.

Forse d’albeggio.

Domani, forse, vi spiego perché scrivere è onananalisi.

A che serve a partire dalle le già note questioni di Babele.

e di rotori semantici e centri di gravità per la mente.

Adesso mi sono rotto.

E mi rimetterò in mutande.

Mi viene così.

Questione di cellule


 

 

Kalimmudda ipsum dixit

Eccola la favola vera