mercoledì 20 novembre 2024

2024 11 20 – Non sparate sul tennista

 2024 11 20 – Non sparate sul tennista

 

Non sparate al tennista.

Se proprio proprio a qualcuno, meglio a uno straccione di pianista.

Di quelli di strada.

L’espressione nasce scritta nei saloon, dove il pianista si poteva trovare in mezzo a rissose sparatorie.

Siamo nel saloon della mia mente, dove è entrato il peccatore di cognome e tutti inneggiano al campione.

Iscrizioni in aumento in migliaia di circoli.

Il topopolino già improvvisato allenatore del pallone diventa pure giocatore.

Ignaro del tempo e talento che ci vuole a diventare un campione.

Memore dei miei tentativi agonistici, l’altro giorno ho beneficiato del bello della diretta.

Il prodigio era in prime time sulla Rai, ho deciso e lo guardai.

Tutto molto bello, molto bravi, bel duello.

Ma io ero un po’ infastidito dal mio pregiudizio, anzi più di uno, al plurale.

Residenza monegasca, tutto in regola.

E se lo dice per iscritto pure un professore di prestigiosa università della capitale sarà vero.

Poi mi spunta nell’orecchio quella pulce malandrina di qualche sostanza assunta per errore.

Il prodigio nazionale ha spiegato di essere stato contaminato accidentalmente dal suo fisioterapista, che in quei giorni stava usando un farmaco da banco contenente tale Clostebol per curarsi un taglio alla mano e aveva poi massaggiato regolarmente il tennista senza indossare guanti, causando così una contaminazione per via transdermica. Perlomeno così dice Wikipedia.

Questa vicenda si fa interessante, il Clostebol è uno steroide anabolizzante, derivato del testosterone.

Veniva utilizzato dagli atleti della Repubblica Democratica Tedesca, la DDR, per aumentare le prestazioni.

E come noto quelli, oggi tedescofoni, non si facevano mica scrupoli a bombare per l’orgoglio nazionale.

Anche in questo caso comunque scende un angelo dal cielo e l’infrazione pare scompaia.

Poi c’è il terzo pregiudizio di genealogica araldica linguistica, e non scompare.

E’ un problema mio lo so, della stessa natula della elle dei cinesi.

L’italiano non ha kappe e ypsilon, solo un acchetta discreta zitta zitta.

Il prodigio ha il cognome peccatore come un panzer, con il papà feldmaresciallo e mamma uscita da un maniero di potenza nibelunga (Qui da i "nomi propri") .

Mi viene in mente lo ius soli, ma quello lo vuole a Montecarlo.

Mi diranno che sono razzista pregiudista e altro ista, ma che ci volete fare.

Archivio saloon, testomassaggi e araldica e mi appapagno nella noia del tennis moderno.

Io ho visto la generazione dei McEnroe, che mi frega delle racchettate di carbonio a pallate.

Mentre guardo sonnecchioso mi risveglio di improvviso.

C’è un riquadro con le vincite che totalifica 29,9 milioni di dollari, con i 9 dei fruttaroli che non fanno 30.

Allora mi salta il nervo che mi ritorna a Montecarlo.

Presumo che 30 sia solo montepremi, tutto il resto sarà offsciò o dentro monegasche scatole cinesi.

Peraltro a onore del vero l’altro non era un ente benefico e stava a 19.

Non mi sta niente bene.

Ci vuole qualche limite a questi eroi campioni di ogni sport, mica sono gladiatori contro dei leoni.

Senza mezze misure direi che se si vuole essere italiano candido santo, bisogna uscire la grana dalla costa azzurra e riportala a girare in casa.

E’ il suo ordine di grandezza quello che fa la differenza.

I campioni saranno pure innocenti in tutti i casi, ma è un problema di etica.

Di quella morale che non so se si insegna alla elementare.

Ho pure lo slogan, se vuoi essere italiano torna a casa e porta il grano.

Magari uno sfrutta la popolarità e fonda un movimento di principi per l’equa distribuzione della ricchezza.

Tipo quelli delle aziende dove un presidente non può guadagnare più di un tot degli impiegati.

Quattro pallate non giustificano milioni a palate.

Qui la gente fa la fame.

Non c’è mica la sciampagna per brindare.

Peccatore.

Penitente oppure niente.

 

Kalimmudda ipsum dixit

U were born an original sin.

Don’t mess with a missionary man.

 

 


 

 

martedì 19 novembre 2024

2024 11 19 – Pedagogo d’altro ritmo, pedagogo d’algoritmo

 2024 11 19 – Pedagogo d’altro ritmo, pedagogo d’algoritmo

 

Così viaggia il mondo, si rassegni il girotondo.

Io no, io scelgo un altro ballo, danza, ritmo.

Pretenzioso un po’ sbruffone di attitudine sborone.

Ma in realtà è tutto vero.

Sorrido certe volte quando mi chiedono quanti follouèrs io abbia.

E’ un sintomatico indice di possessione da parte della vorace cultura del più.

E poi ho fondato una setta per adepti dagli sguardi di mirabilie rapaci.

Mica una rete sociale globale per replicanti seriali con il cotto sugli occhi.

La setta prevede anche la sua regola, densa di misura di formule e infine di calcolo.

A tutti gli effetti è quindi un algoritmo.

Una sequenza finita di operazioni dette istruzioni, che consente di risolvere quesiti o calcolare risultati.

Un algoritmo, come quello mitologico che ci manovrerebbe tutti come marionette.

Senza che noi abbiamo libero arbitrio, conquista teologica di secoli addietro.

Non bisogna cadere in tentazione e dimenticare che è una mente giovane.

Non è tutta spazzatura, ma uno strumento di correzioni reiterate, dal pubblico globale mediate.

Confidando nel controllo alla velocità della luce che non sia fasullo.

Memento che lo strumento è mirabolante.

Un salto enorme verso l’umanità della civiltà dell’intelletto.

L’algoritmo raccoglie e calcola.

E a sua volta impara e insegna.

Ma come ogni pischello va educato, affinché non sia solo porno trastullo.

Ecco che entrano in gioco gli alimentatori.

Misuratori di ogni sorta verso la revoluzione perenne.

Dovrebbe essere un dovere sociale insegnato fin da scuola.

Educazione algoritmica.

La neurosfera connettore universale è sempre esistita.

Sta scritta nel campo gravitazionale, dove ogni cosa che diciamo, pensiamo o facciamo determina una alterazione di distribuzione di massa e quindi di pesi.

Mai così accelerata e amplificata.

Ma ci sono le devianze, che l’algoritmo gargantuesco digerisce.

E le da per buone se nessuno lo contesta.

Servono quindi innestatori e inseminatori che oppongano pensiero a tutto spamming.

Tutti iscritti alla trasversale multidisciplinare giusta setta.

E’ una grande partita a backgammon.

Se un rovescio storto dice nero, io lo mangio con il bianco.

Tutto in evoluzione nella danza del ritmo, che aiuta chissà perché.

Ecco dunque l’ennesima spiegazione di perché.

Del perché non pubblico per il fantomatico lettore inseguitore.

Ma siccome c’è sempre qualche nero morboso da tamponare, meglio dare un esempio.

Se riesco a mantenere la costanza senza nausea da devianza osservatrice, ho una media di 10 visite a postino.

Con costanza in altalena fanno quasi 20 mila in un decennio.

Ma la parte migliore è l’invio spoiler a 25 indirizzi mail.

Sono il moltiplicatore di accessi binari.

Sono gli indirizzi protocollo che mi espandono nella neurosfera.

Che espandono le connessioni del mio dominio.

Come rampini lanciati alle mura da assaltare.

Stessa cosa vale per lo stile di scrittura.

Vi sembra sconnesso o riconnesso a volte ostico.

E’ perché è lanciatore di dendriti per tentare più sinapsi.

Più è erronea ma pertinente, più la parola si frantuma come un grappolo di bomba.

Alla fine gli inseguitori non lo sanno.

Ma non è mica per farli leggere.

Servono ad aprire porte neurali per percorsi mentali.

Sono portinai della neurosfera.

Ebbene sì, algoritmo ‘stucazzo.

I am the blogger.

Lieggio di follouèr.

Non mi insegue nessuno.

Sono il giusto binario.

Sono pure settario.

Sono però pedagogo.

Ballo su un altro ritmo.

Io sono algoritmo.

Vi prendo di soppiatto alle spalle

X’ Io sono blogcong.

 

Kalimmudda ipsum dixit

I am not a human I am a dove

 

I'm not a human, I'm not a man.

I am something that you'll never comprehend.

I'm not a human, I am a dove

I'm your conscience, I am love.

 

Superlove 

Da mamma terra (National Geographic)


lunedì 18 novembre 2024

2024 11 17 – La rivolta salata

 2024 11 17 – La rivolta salata

 

Non ci metteremo mica qui a fare analisi.

Ce ne è già troppa, troppo più qualificata.

C'è così tanta riflessione che finisce in sguaiata confusione.

Anche quella è prepotenza, appropriazione a rinforzo di un parere.

Tutti sanno, tanti fanno, altri stanno.

I potenti e quelli abbienti tutti uguali, sempre e ovunque più fetenti.

Sembra che tutti abbiano qualche ricetta.

Ma a me viene qualche sospetto.

Guerra, fame, clima, ambiente.

Sono questioni più elevate, sono fatti di diritti.

Il lugubre sospetto è che non gliene fotta niente.

E’ un bel problema, radicato in geni e menti.

L’uomo lupo predatore cresce ovunque distruttore.

Siamo un cannibale antropofago tumore.

Poveretto, anche il lupo dovrà pur mangiare, e pure il tumore.

Ma questo uomo lupo ha una tale fame di altro e del di più, che si mangia da solo.

E’ vorace di se stesso.

Ricordo sempre una memoria.

Questo è il mondo migliore mai esistito.

E per rispetto a tanta grazia cerco sempre innesti positivi.

Ma a me, come a tutti, arriva un punto di rottura.

Una serpeggiante pulce nell’orecchio.

Se ci togliamo di mezzo, l’universo mica se ne accorge.

Forse ci rimane male quel creatore, quello che però non è mica senza colpa.

La fame d’altro è pure stata funzionale, l’ho capito.

Ma solo fino al punto in cui si deve virare. 

Per smettere di essere un mortale virus tumorale.

E allora, virare.

Si è più difficile con il vento contro di bolina.

Ma la scuffia è sempre più vicina.

Nell’attesa, chi lo sa che posso fare.

Devo mutare il mio cannibale.

Io lo faccio col rifiuto del consumo.

E del suo modello di potenza appropriativa.

Quella prepotenza svelata con universale etichetta di fascista.

Se scendete dalla ruota di criceti e ricottari, la ruota si ferma.

E allora si riparte dalla strage dei cannibali.

Questo è il libro della resistenza fattiva.

Quella passiva è suicida macello.

Ma forse la storia vi è confusa, come a me.

La memoria della resistenza del sale era voluta non violenta.

Ma di certo fu un problema di portata imperiale.

Fermate la ruota del sale, ma mica nel senso fiscale.

Penso piuttosto ad una dieta mondiale, ma non una consulta.

Il cannibale senza sale non piace a nessuno.

E pronti alla virata per evolvere il genoma.

Di bolina da dentro alla salina.

Mi regalo e concedo una citazione salata.

"Ho chiesto in ginocchio pane ed invece ho ricevuto pietre"[4

Disse il revoluzionario.

Pacifico si, ma fesso no.

Quasi quasi mando tutto a scatafascio.

Conto salato per il famelico impero.

Io credo, pensò, mentre marciò.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Scatafascio

 

Topopopolino



 


 

 

sabato 16 novembre 2024

2024 11 15 - Libro liber est, est, est

 2024 11 15 - Libro liber est, est, est

 

Per www.parolebuone.org su www.shareradio.it – Parola : libro

 

Quando ero giovane volevo studiare.

Appropriarmi del sapere che stava nei libri.

Credevo fossero strumenti da contenere.

Non sapevo che spesso erano cosa distante.

 

Poi mi sono trovato troppo impegnato.

A fare altro con la mente di ingombro.

Ebbro di me non mi accorsi del tempo.

E mi trovai che guardavo non sgombro.

 

Guardare o vedere è sentire o ascoltare.

Apertura di porte per accendere luci.

Ricordai le memorie di quando ero incolto.

E mi riempii ricolmo a briglia sciolta .

 

Arrivò la manìa santa benedetta follia.

Mi accese tutti i ricordi e nozioni sepolti.

Stavano tra le pieghe della mente nascosti.

O per meglio dire salvati e mai persi.

 

Si lavora, si legge, si pensa e si scrive.

Mi tornò in mente un adagio fraterno.

Il vero saggio impara per dimenticare.

E confida nel potere occulto del custodire.

 

Tanta memoria però non sia vanagloria.

A che serve sapere se non per scrivere storia.

Mi ritrovai a iniziare a scribacchiare.

Più per lo scherzo che per ispirazione che sferza.

 

Eppure sentivo il dovere di asservire il sapere.

Una forza spingeva e dal cielo cadeva.

E bisognava pure evitare di ammorbare il lettore.

Prova riprova e ritenta, arrivai al libricino postino.

 

Qualche libercolo in effetti l’ho scritto.

Sempre donato alla scienza infusa profusa.

Vergogna ad usare un libro per fini di sé.

Contenga piuttosto pensieri liberi come nell’aria.

 

Liberi, questo è il senso nascosto di libro.

Liber pensiero su corteccia muschiosa.

Parole di libertà dentro piene custodie.

Senza io senza sé, ma con gioia diffusa.

 

Si avvicina la festa, cambiamo la spesa.

Donate una strofa pregiata dentro il sé calcolata.

Poi mi direte che quello non è un libro.

Ma basta un pensiero sincero che da nascosto sia liberato

 

Noi siamo tutti scritti incisi vinili.

Siamo tutti libera memoria ramona.

Noi siamo i liber di spirito puer.

Donatevi un vostro pensiero, un innesto nel libro dell'albero intero.

 

E infine la strofa maestra.

Sigaretta o penna nella mia destra.

Fumare e scrivere vi suona strano.

Meglio le mani di un artigiano.

 

Ognuno vada dove vuole andare.

Ognuno invecchi come gli pare.

Ma non raccontate a me,

che cos'è la libertà.


 Kalimmudda ipsum dixit

Quattro versi mica stracci

 

Ps o ndr per ODC che si può non leggere. Vedete voi.

Ma chi è questa Ramona?

Ma est genial, est pour jouer, est la grande ram.

A memoria comunque non mi pare ci sia alcun nesso nella prima radice delle parole libro e libero liber.

Ma era troppo ghiotto pensare a quel lib.

Quindi il nesso libertario ce l’ho messo io.

Secondo me è solo sepolto nascosto.

La nell’origine del principio dove sta tutto il ka.

Magari in comunanza con il germanico libero amore di liebe.

Da oggi è quindi ufficiale.

Libro liber est, est, est.

Come il vino buono, quello con sigillo regale papale.

Est! Est!! Est!!!

 



mercoledì 13 novembre 2024

2024 11 13 – Camouflage du muschiage dans le foliage

 2024 11 13 – Camouflage du muschiage dans le foliage

 

Ma che bella notizia.

Meno male che è arrivata.

Dei postini sono schiavo, certamente vero servo.

Mi raddrizzano la mente, mi consegnano vigore.

Mi riallineano il cervello, tra stornelli e ritornelli.

Bene in auge, sono terapia dell’age.

Ma fanculo al franzosismo.

Io sono di italico lignage e pure linguage.

Brindiamo dunque alla qualità col giusto perlage.

Facciamo battage in questo colorico patronage del depistage.

E’ un escamotage.

Proprio una sorta di camouflage.

L’informazione di regime non vede e non sente niente.

Però ci dona un informatissimo foliage.

Immortalato dal satellite Sentinel-2

Miliardario programma europeo Copernicus.

Piove questa image da un errante satellite in apparenza randage.

Ma in realtà sentinellage con reportage di tanto di image.

Se no non mi spiego l’utilità del millesimo satellite.

Ci serviva proprio un satellite in più.

Lassù dove il cielo non è sempre più blu.

Ci dona l’immagine de: il foliage dell'Appennino tosco-emiliano che incanta i satelliti.

Boschi, terreni, piantagioni e colture mica reali.

Reportage di foto virtuali che non te le puoi manducare.

E’ autunnage, i boschi di tutta Europa virano dal verde al marrone, all'arancione e al giallo ocra.

Da milioni di anni pur senza essere spiati.

Sai che nouvelle age.

Sempre ammesso che non controllino colture speciali tipo coca, papaveri e merigianna.

Comunque al franzoso coloniale m’ero abituato col triage

Cernita, smistamento, gestione del surmenage.

Che a volte fa una strage.

Ma mi ripeto, perché me lo tirano fuori e in franzoso proprio adesso questo fatto di ordinario autunnage.

Cerco tra i neuroni imbizzarriti come leoni col ruggito più barrito.

Poi mi ricordo di un presidente occulto.

Oligarca fiduciario con il soma un po’ muschiario.

Fenotipo di bovino e cappellino, del muschiage certo campione.

Ci spia e ci influenza satellando come un pazzo.

È un seriale lanciarazzi e fanticazzi.

Insomma, è un trans ibrido tra razzista e fancazzista.

Come ogni ricottaro del capitale.

Così sembra, mentre instilla il germe di visione.

Mezzo centennio fa i colpi di stato si facevano col terrore e le tangenti.

Adesso basta qualche satellite.

Qualche ics.

E tante folie, in agèe age di camouflage.

Muschiato attacco ai giudici italiani, devono andarsene.

Sei solo muschio che cresce solingo nel mondo dei nord.

Scendi le mani dal magistrato.

E’ dell’italico Stato.

Mica una miseria da padroncino di qualche ics.

E a me me dispiace.

Ma noi semo noi.

E tu non sei un cazzo.

Nobili ce si nasce.

Ricottari ‘nce si diventa.

E alors chaumage.

X ne va plus.

E che ve mandino al triage.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Nobile grillo e muschiato ricottaro.


Vero autunnage vu sans satellitage


E buttatelo al triage



lunedì 11 novembre 2024

2024 11 11 – I fiori dei colibrì

 2024 11 11 – I fiori dei colibrì

 

Una foto di assoluta bellezza fa il giro del mondo.

A me scalda l’anima dallo sprofondo.

E’ una famigli di colibrì.

Almeno questo mi sembra.

Poi vai a sapere, nella magnificente meraviglia del regno animale.

Dopo tante devianze dal brucomente non ci sorprende più niente.

E invece una qualche farfalla si immagina segretamente continuamente.

Fino a quando la cellula del bruco non cede di schianto.

Travolta dal disegno che qualcuno avrà bene in mente.

Certo, una curiosa maniera di riprodursi.

Di sicuro funzionale ma per noi irrazionale.

Quella fotografata è invece vissuta speranza.

Memoria di forza del compito di ogni noi colibrì.

Nella giungla scoppia un inferno di fuoco.

Le fiamme galoppano in ogni dove.

Gli animali cercano rifugio e si danno alla fuga.

Il re leone si manifesta il più pavido.

E come spesso fanno i regnanti se la dà a zampe levate.

Correndo correndo il reuccio leone passa sotto un fiore dei colibrì.

Udendo il pigolio alza la testa.

Una mamma e un papà volano veloci facendo la spola.

Forsennata spoletta tra becco riempito di insetti e acqua da spegnere benedetta.

Un insetto alla volta difendono la prole che deve pure mangiare per non pigolare.

Se la foresta brucia solo quella rimane al colibrì proletario.

Meglio difendere fino alla morte.

E volare di pozza in pozzanghera.

Per riempirsi il becco di una goccia di acqua alla volta.

Cosa credi di fare dice il leone.

Non penserai mica di spegnere l’incendio da solo.

Certo che no, risponde l’uccellino.

Ma io spero di fare la mia parte del compito.

E poi non lo vedi che non sono mica da solo.

Di speranza siamo almeno già in tre.

E chissà quanti altri nei fiori.

Questa storia era un cavallo di battaglia di mio padre.

La vita come compito.

Morì chiedendosi se lo avesse assolto.

Io non lo so.

Era un essere occulto.

So di certo però che al suo funerale c’era molta gente sconosciuta.

E di umile ceto sociale.

Non c’erano pusillanimi reucci leoni.

Né troppi troppo decadenti decaduti.

Ma tanti piccini uccellini operai.

Di quelli che vivono di e per la prole.

Che sboccia al sussurro di tanti speriamo noi si.

Per delega c’era anche un papa.

Segrete meraviglie di vita.

A qualcosa sarà pure servita.

Allora anche noi speriamo che si.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Meraviglia di incognito colibrì in incognito

 



 

sabato 9 novembre 2024

2024 11 10 – Il muschiato pescatore di fogna

 2024 11 10 – Il muschiato pescatore di fogna

 

Il pescatore di sogni.

E’ il titolo di un film ambientato dalla Scozia allo Yemen.

Io non so se è storia vera.

Ma non mi interessa nemmeno appropriarmene nell’animo.

Io devo essere non avere.

Per cui non indago e mi tengo la poesia.

Lo dovrebbero mostrare a scuola in verità.

Si può essere progressisti.

Pure un po’ manipolisti.

Per il bene comune si può anche dissimulare.

Se sei un sovrano illuminato ci puoi arrivare.

Monocrazia da rivalutare.

Quasi quasi mi ci candido.

Per il bene di voi demos.

Mi sarebbe piaciuto fare lo sceicco.

Una cultura gobba sul cammello.

Per convertire dal petrolio all’irrigare.

Confidente nei miei geni che non sono da muschiato deviato.

E invece eccolo qua.

L’oligarchico lanciarazzi, il razzista.

Sparatore satellitare.

Orbitale conquistatore.

Tradizionale surfista stellare che semina rifiuti e detriti.

Il grande problema dell’universo non è certo qualche maschia scoreggetta.

Ma almeno per bon ton lo reindirizzerei ad una professione più consona.

Di visione ce ne vedo poca.

Casomai un mestierante fiduciario cui affidarono una fetta dell’umana transumanza.

Verso l’umanità che avanza.

Così ecco il ruolo che gli riservo.

Hai seminato satelliti e detriti razziali.

Ai lavori di pubblica utilità.

Socialmente utili.

Monta in sella ad un tuo razzo.

Come stranamore il pazzo.

E gli avanzi vai e ramazza.

Netturbino dello spazio, ti ricolloco spazzino.

Vai e pesca nelle fogne interstellari.

E non spacciare sogni propri tuoi .

Sarai oligarca del riciclo.

Noi non si butta manco un cece.

Per rispetto del creato.

E se giochi al padreterno, tieniti Marte e le miniere strette.

Io sto in terra, senza fretta.

L’onda di salmoni irrigui io l’aspetto.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Space cowboy, raduna le mandrie di buoi muschiati

 

Stranamore



 

Info :

https://www.geopop.it/quanti-satelliti-orbitano-attorno-alla-terra-nello-spazio/

https://www.scienzainrete.it/articolo/troppi-satelliti-orbita-intorno-alla-terra/claudia-sciarma/2022-04-14

 

 

2024 11 09 – La muschiocrazia

 2024 11 09 – La muschiocrazia

 

Semo ammericani, se dice maschio.

Vi risuona?

Muschio, maschio, maschia, kappa.

Potenza e prepotenza.

Petardi spaziali.

Ecco.

Ma finalmente abbiamo una definizione totipotente di fascismo.

Calzante ad ogni bisogna.

Io lo sapevo che poi ci serviva.

Prepotenza è fascismo, categorico

Il popolo applaude e ringrazia quel poco che sa.

Di Cina, di Budda, di America, e di questo qua.

Eppure chi non ricorda che i nostri fascisti su Marte ci andarono già.

Sembrava parodia, è diventata realtà.

Atterraggio su Marte.

Che tenerezza il popolo bue.

Infervorato di adorazione per il capo mandria dei buoi muschiati.

E’ un modello, che credete.

Voi contestate la struttura meta statale degli oligarchi altrui.

E dimenticate che l’accumulazione di grana nei secoli gli oligarchi ve li ha già messi in casa.

Dove tutto ciò che viene espropriato poi approda in un’altra sfera.

Nella offsciosfera, come direbbe un Oscio profeta.

Prepotenza della grana, senza regole di leggi comunitarie.

Basta un click e cambio il mondo.

Sposto grana e vi ci affondo.

Poi qualcuno apre un nuovo conto.

E si inventa un idolo demente.

Pazzo vero spara razzi conto terzi, quindi è un razzista.

Se si schiattano i petardi lui raddoppia in prepotenza.

Era nato fiduciante e diventa presidente occulto.

Mentre voi, affogati nell'invidia della grana a insaputa della psiche, ne alimentate il culto.

Oligarca fiduciario, storia vecchia quanto il binario.

Intanto il mondo fa la fame e non respira.

E il muschiato fa miliardi pure elettricamente.

Manco veri, ma virtuali in prospettiva.

Si vi chiedo di contarli per la strada, questi gioielli del domani a 4 ruote.

Che potevamo pensarli già da 100 anni addietro.

Altre scelte fiduciarie che ci portarono a cavallo del cammello.

Mentre ora affoghiamo dentro il cancro del petrolio.

Nella nostra oliocrazia.

Sorella della armicrazia.

Quindi premierine del mondo intero.

Segnalatevimici pure sul nostro linchedin.

Ma scegliete con più cura chi dovete idolatrare.

Preferivo il signore delle finestre.

Che i figli li staccò dall’internet.

E almeno ci ha portato questo pacifista word con cui vi scrivo in mille lingue.

Casomai vi baleni in mente, io però sono impegnato.

Ho già la mia setta con le corna da curare.

Tanto vostri con amore.

Teste dure da muflone.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Razzocrazia, ancora

 



venerdì 8 novembre 2024

2024 11 08 - La mia rivolta sociale

2024 11 08 - La mia rivolta sociale

 

Non disturbare la mia pubblica quiete, oh.

E invece è arrivato il proclama.

Credevo fosse una lettera di intenti.

Invece apri il culo e stringi i denti.

C’è chi affoga nei prezzi del paniere.

E chi sogna camicie e bandiere nere.

Sul malessere si innesta qualche idea malsana.

Insalubre per chi non ha più lussovalore da comprare.

Insisto tutto preso in ipocrita giudizio.

Oramai anche certi lussi sono memorie.

Mentre il ciò gradevole scivola lontano giù nell’immaginario.

Ma io non piango, no.

Io sono profeta della rivoluzione, almeno della revoluzione.

Col culo degli altri mi proclamo ricchione.

Fino a questo giorno del giudizio.

Lo sciopero generale, senza metrò.

Eh, ma come faccio, io ci ho il cane.

Non mi sentono quelli per cui il cane è altra cosa, di acciaio.

Ma io quanto sono bravo e solidale.

Han ragione i sindacati, son concorde e approvo.

Ma io devo uscire il cane verso altre metropolitane.

Che finisca presto il disturbo che mi danno.

Finalmente giunge l’ora, devono aprire i cancelli.

Ma quelli non si aprono e io aspetto infastidito.

E’ per una buona causa, val la pena di aspettare.

Penso già un po’ meno sindacale.

Ciondolo con questo benedetto lusso cane.

La nottata adda passare, e così fu ripartenza.

Troppo pieni quei vagoni, porco cane sindacale.

E uno e due e tre me ne sto per andare nel mio disappunto di classe non sindacale.

Quando appare uno spiraglio tra la folla di sudore.

Mi ci butto, mi ci fiondo stipato con il cane come alici in scatolame.

Mi arriva pure la famigliola cinese.

Il bambino vuole accarezzare il cane, ma io temo che lo morda nel suo essere esemplare di migrante.

Invece il cane sta sereno nel buon esempio. 

Mentre è a me che monta l’ansia.

Ho paura di non riuscire a scendere, perché ci ho sempre il cane porco.

Paradosso insindacabile, mi soccorre il migrante oramai del lusso dominante.

Tutti griffati, loro che possono e noi che non rivendichiamo più. 

Mi fa pure spazio e mi legge la fermata.

Scendo prima del dovuto, esco, ringrazio per lo spazio e scappo dalla folla.

Il cane mi si è imborghesito, e io sono rammollito.

Sono atterrito per dovere fare ancora sforzo, mica fatica.

E arrivare a piedi.

Non sento più il compiaciuto privilegio.

Ci sentiamo, io e il cane, pendolari quotidiani sindacali.

Con la nostra piccola avventura da raccontare.

La revoluzione a monodosi delle farfalle di soprammezzo muore nel paniere della spesa.

Rimane la rivolta sociale.

Ma l’io paradigmatico è molle come fichi.

La rivoluzione non la possono fare i borghesi rammolliti decadenti.

Avanti popolo, che io sono in ritardo e non posso.

Ci ho l’affetto di lusso.

Ci ho il cane.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Tre passi avanti