martedì 16 gennaio 2024

2024 01 16– Pig pharma

 2024 01 16– Pig pharma

 

Allora.

Manco ho finito di evocare l'ultimo profeta e quello mi si presenta in casa.

Non so se sia un segno del fatto che la neurosfera funziona.

O di certa mia sincronica incubata preveggenza.

Come sia sia ci becchiamo alcuni giorni di vomito a getto continuo, dolori alle ossa, febbre alta, panico polmonare.

E dire che rientriamo nella categoria non a rischio.

Già mi vedo inculato.

Ups, no, volevo dire intubato.

Ausculto con terrore i miei polmoni.

Sono da sempre il mio tallone del sistema immunitario.

Aborro gli antibiotici, che quando ero giovane mi ingollavo come acqua fresca.

Ma ora che sono vecchio e, contingenza a parte, in buona salute, so che lo devo proteggere.

Non posso mica raderlo al suolo, l’immunologo dentro me, che poi non si ricostituisce più.

Perciò odio ricorrere a farmaci.

Anche perché ne sono già imbottito alla follia.

E se posso preferisco viaggiare a rimedi della nonna .

Il citrone, gargarismi col limone, e almeno il mal di gola me lo sono risparmiato.

Contatto vari medici, e pure un farmacista.

Mi chiedo che fine ha fatto il vaccino obbligato.

Questione di lana caprina.

Non lo hanno obbligato e puntano sulla resistenza del gregge.

Strano che le pig pharma non abbiano protestato

Comunque straordinario  come per il covid non ci sia accordo nemmeno dopo due anni.

Eppure hanno imperato di pere mezzo mondo,

In ogni caso tre medici, tre cure.

Allora mi autocuro, faccio un cocktail delle varie prescrizioni.

Supportato da una certa conoscenza di base acquisita con le malattie e le morti di famiglia.

E’ l’ora della prima dose.

Apro il cassetto del frigo e scelgo aperitivo e pranzo.

Una decine di capsulette per cominciare d’embleé.

Nel frigo, che altrove non c’entrano, tengo un cabaret di tutti i farmaci che devo prendere

Tra le new entry, anche la azitromicina testè prescritta da uno della triade di medici consultati

Quell’antibiotico usato per il covid feroce, che pare non servisse a niente.

Se non ad aspettare che il virus passasse da solo.

Bestemmio ai ministeri.

Prese le mie dosi guardo nel cassetto pieno di scatole, dalle psichiatriche strutturali alle contingenti attuali.

Cazzo quanta grana alle pig pharma.

E quanto ci rimandano alle  teorie del complotto delle case farmaceutiche.

I possibili complotti mi piacciono un casino.

Ma quale complotto.

La Pfizer, quella che ha inventato senza scrupoli generazioni di conigli impestati e strafatti di Viagra veicolante cocaina.

Poi qualcuno mette in giro un virus di cui viene accusata la Cina ma che puzza di modus operandi altrui.

E infatti a tempo di record arriva il vaccino di mamma Pfizer.

E se non ce la fa, ecco l’antibiotico Pfizer che va a ruba.

Siamo portatori sani di sistemi immunitari monetari.

Siamo malati immaginati, per profitto.

Dollaro, dollaro, dollaro.

Basta guardare il link a wikipedia per strabuzzare gli occhi.

E così vi ricordo un ancestrale indicatore di civiltà.

Immolato ippocratico, a suo modo.

I medici degli imperatori cinesi di non so quale dinastia, se l’imperatore si ammalava, venivano giustiziati.

Loro compito infatti non era curare l’imperatore malato.

Ma evitare che si ammalasse.

Quanta poesia e quanta saggezza.

Noi invece siamo proprio portatori sani di sistemi immunitari monetari.

E non possiamo nemmeno giustiziare nessuno.

Mamma che caos.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Mamma che caos


 

 

Ndr

https://www.iltempo.it/attualita/2022/01/13/news/antibiotico-introvabile-malati-di-covid-finito-nelle-farmacie-virologi-non-serve-30084395/

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Teorie_del_complotto_sulle_case_farmaceutiche

 

 


domenica 14 gennaio 2024

2024 01 14 – Le donne dei miei nervi

 2024 01 14 – Le donne dei miei nervi

 

Basta pensare a sottomesse concubine.

Parità di genere anche nel sultanato.

Il sultano che sono io

Nel mio piccolo reame.

Mi piace il titolo, ma queste mie sono compagne.

Come ciclicamente regolare, ecco che m’è arrivato.

E’ stato solo un altro naufragio di nervi.

Così chiedo aiuto e lo trovo inaspettato.

Mi guida per mano la mia tenera marmotta.

Così mi piace chiamarla, e adesso scopertane la natura, mi pare che ne sorrida anche lei.

Ci presentiamo insieme al Cps, centro psico sociale dell’Asl.

Servizio pubblico, mica puzzonerie da psicopippe private.

Questi son psichiatri, neuroscenziati, mica micio micio bau bau.

Lei vuole capire, nonostante la paura dell’ignoto.

Merito non da poco e non da tutti che mi fa confermarle fiducia.

Mi rendo conto che mi deve proprio volere bene.

Non ci sono abituato.

Sono piuttosto uso ad essere trattato da bancomat.

Così piano piano mi rendo conto che non si può non volerle bene.

Un batuffolo di tanta fragile capacità di forza.

Una roccetta, che sopporta e reinsiste come un picchio.

Andiamo dalla leonessa della psiche che opera con delicata dolcezza, a dispetto di un ruggente cognome.

E ci suggerisce un’ altra struttura da cui farsi aiutare.

Sempre dell’Asl.

Sempre roba pubblica, mica i micio micio di prima.

Alla prima scivolata mi paventano ricoveri coatti e altre similia privative della libertà.

Ma che paura, che mi fa questa nuova dottoressa.

La soprannomino mastina, che non molla mai la presa delle devianze dalla logica.

Oh, fermi tutti, non ci penso manco cecato a farmi rinchiudere.

La marmotta prende in mano la situazione scrollandosi la pelliccia di paura.

Concordiamo con la mastina di trasferirmi di casa nella tana della marmotta, limitare l’accesso ai danè, portare fuori il cane ad ogni buco di altri impegni, evitare contatti di evocativa psicotropia.

E' comportamentale, a sovrascrivere schemi neuronali.

E lo facciamo sotto il vigile amorevole occhio della marmotta.

Il pensiero di mia figlia mi rincuora e mi da altra forza.

O almeno così mi immaginavo che avrebbe dovuto essere.

Poi d’incanto mi accorgo che tutti gli aiuti vengono da donne.

Io lo dicevo che sono più brave dei maschi.

Speriamo che sia sempre femmina.

Nel mio harem terapeutico, ma anche fuori.

Gineceo fatto liceo.

Dove possiamo imparare che non esiste parità di genere che tenga.

Le femmine sono meglio.

Rassegnatevi maschietti alfetti.

Una marmotta, una cagnetta, una ruggente e una mastina.

Sono loro quelle toste.

Mi ricondussero a bordo.

Era solo un naufragio di nervi.

Uno di quelli periodici.

Alla fin la più tosta è diventata la marmotta.

Ma anche loro nella loro paffutaggine si incazzano.

E proteggono urlanti di fischi.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Just another nervous wreck

 

La marmotta mi protegge, non fatela incazzare che vi stordisce di urla fischianti



sabato 13 gennaio 2024

2024 01 13 – Affresco di barrio

 2024 01 13 – Affresco di barrio

 

Passeggio il cane nel mio di fresco occupato barrio metropolitano.

E’ quel mio cane razzista dissimulato, travestito di bianco pelo antifascista.

L'insegna delle marchette è ancora al suo posto.

Penzola rossa d’amore in attesa di una mignotta col suo cliente, pescado del dia alla guatemalteca.

Gente di mille colori è indaffarata in ciondolanti far niente, in una inconsapevole danza di nessi acausali.

Siamo ancora in sincronia, ne arriva una ventata, e’ tutto collegato.

Forse sono gli stormi di piccioni che a volo radente planano tra gli stessi due alberi della strada maestra.

Pur osservatore etologista non riesco a capire chi glielo fa fare, ma so che se lo fanno c’è un motivo.

E muovendo l’aria smuovono la distribuzione di massa della  gravità, volando con pensieri e parole.

La sincronicità si manifesta, mentre penso alla parità di genere della distribuzione di cretini al mondo.

Ne arriva una, chiusa nel suo piccolo mondo astratto dal contesto degli accadimenti locali celati.

Apre bocca e rivela uno di quei cervelli che mettine dieci in una scatola di scarpe e  resta ancora posto

Chiede ai pulotti municipali perchè non sia risolta la vitale questione delle deiezioni di cane.

Il municipale trattiene a stento una risata e tira un’occhiata seria ai suoi di cani, che hanno altro da fare.

Sembrano cani girovaghi che bighellonano con aria indifferente, mentre usmano a chilometri distanti.

Fiutano con dissimulata giocosa intensità, ci sono addestrati, e giocano con la loro capacità di identificare odori fino a 100.000 volte superiore di quella dell'uomo: sono i cani antidroga.

Sono i poliziotti che prefriamo, portati dalla polizia dei poveri, la municipale, che sarà pure povera, ma il cannone in divisa ce l’ha sempre appresso lo stesso, fascisticamente.

Il cane invece non e’ fascista per natura, al massimo bimordace.

Mentre ci penso ecco una nuova zaffata di sincronicità e arriva una fascista.

Campionario di sproloqui griffati e ingioiellati fino al classico questo non è più un quartiere, è una favela.

Ahiahiahi ecco l’onda, e porta l'armi.

Sento puzzo con ribrezzo, questo e’ olezzo di fascista, si distingue tra la piazza.

Il popolo le rimbalza che se le scippano il borsellino fanno bene che e’ tutta un insulto alla miseria.

La favela è un concetto da maneggiare con rispetto, e magari averla prima vista.

Ma d’improvviso arrivano i rinforzi, in questa malcelata guerra urbana.

Arriva la Polizia, quella vera.

Invisibili vedette dello spaccio allarmano, lanciano e poi si rintanano nella indifferenza simulata.

Volano schisci tutti insieme come colonia di marmotte all’arrivo dell’aquila icona di fascista potenza.

Partono le perquise.

Il cellulare vomita divise .

E una, due, tre, quattro.

Qualcuno in borghese si raduna come pecore dal pastore, il tenente da minchia signor tenente.

Alla fine si accrocchia un capannello di una quindicina di agenti.

Certo che la sicurezza urbana è importante.

Magari però un’indole fascista fa perdere la misura.

L’antidroga municipale continua imperterrita a bighellonare.

Mentre l’accrocchio di pulotti circonda due consumate mignotte non esattamente arrizzacazzi.

Quello alto in grado urla che le marchette devono farle da un’altra parte.

Strategia della dislocazione del problema.

Alla fine se ne vanno, sia le une che gli altri.

Per un giorno.

Mentre i cani usmano e fiutano fino a pomeriggio inoltrato.

Ho il sospetto che non abbiano trovato niente.

D’improvviso parte una scarica di fuochi d’artifico.

Il mio cane se la fa addosso, mentre quelli poliziotto usmano e fiutano imperterriti.

Pare che i fuochi al giovedì siano il segnale che la droga e’ arrivata.

Forse è leggenda metropolitana.

Tipo il dio c’e’ della droga in offerta di certe scritte.

Il giorno dopo tornano pure le mignotte.

Mi aspetto rinforzi di poliziotti.

Sia per droga che per mignotte.

Che sortiranno flebili effetti.

Ma va bene così.

Almeno torneranno a dare spettacolo quei magnifici cani.

Quelli con l’unica divisa che certi amici forse sopporterebbero, la pettorina insignita.

E pensare che basterebbe legalizzare.

Comunque in un paio dei ben peggio barri di Guatemala io ci sono stato.

E non mi e’ successo niente.

Anzi mi hanno scherzato un agguato per poi ridere dicendomi di stare tranquillo.

Porquè el barrio non e’ così male, senor.

Ma questa e’ un’altra storia.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Cuidad, peligroso esta el barrio sin el perro

 

El perro de la seguridad



 

venerdì 12 gennaio 2024

2024 01 12 – La sorpresa del topello

2024 01 12 – La sorpresa del topello

 Movimento di Intelligente Resistenza. 

MIR.

Ricevo una mail che mi segnala un webinar.

Già d’emblée mi girano i coglioni.

E’ anglofono.

Sarebbe: ricevo della posta circa un seminario in rete.

Oh, così suona italiano.

Che questa mania di tu vuo’ fa l’americano ci ha rotto i cugghiuni.

Si l’America è arrivata e ci ha portato tante cose.

Sono passati tanti anni e tante storie ma non se ne va.

Ci ha regalato pure la rete, ma nessuno si ricorda che l’infrastruttura ce l’hanno loro, mica noi.

E poi ti arriva questa vaccata dell’intelligenza artificiale.

Io come un vero vecchio retrogrado la rigetto l’IA.

Mi ricorda già dal nome il verso dell’asino.

Hanno ragione quelli che mettono in guardia.

Progresso.

Forse.

Ma a che prezzo?

Ricordate quando Ford si inventò la modello T, conosciuta anche come Tin Lizzie o lucertolina di latta.

Fu la prima automobile sufficientemente economica da poter essere acquistata dalle famiglie della classe media americana.

E’ rapidamente divenuta il simbolo della modernizzazione e della motorizzazione di massa negli Usa.

Ma che bella, coi suoi cavalli vapore a petrolio.

Ma quasi nessuno si chiede che fine hanno fatto i cavalli.

Milioni di disoccupati.

Probabilmente macellati.

Oggi è quel lamento dell’asina che segnala futura macelleria sociale.

Ogni grande transizione lascia una scia di fame da mancata riconvertibilità dell’umano.

E poi ricordate che in cambio le T ci hanno regalato tonnellate di anidride carbonica.

Che poi è diventata effetto serra.

Eppure l’elettricità esisteva già.

Invece la logica del profitto immediato dirottò l’intelletto senza ragionare dell’effetto.

Ovviamente c’è chi guida e si arricchisce.

Perché la natura umana è ancora troppo giovane.

Ma è inumano.

Abbiamo 8 miliardi di cervelli che ci prodighiamo a sterminare.

Basta mettere quelli in rete e ottenete “il supercomputer intelligente”.

Con una capacità di calcolo sterminata.

Un giorno sarà così davvero.

Sarà la civiltà dell’intelletto.

8 miliardi di cervelli in interconnessione telepatica.

Il cervello di Gaia, la terra.

A quello serve quel noto 80% di parte di cervelli inutilizzati.

Perché devo fare una brutta copia di quello che è già perfetto?

Ma purtroppo oggi il mondo è ancora pieno di cervelli che se ne metti 10 in una scatola da scarpe rimane sempre posto.

Mentre galoppano le neuroscienze.

La vera frontiera della conoscenza scientifica.

Non per copiare ma per imparare.

Quella del futuro.

Ma tu guarda che sorpresa.

Disse il topello dal grande cervello.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Dead in the Usa

Ansa. La sorpresa del topello.

 




 

 


domenica 7 gennaio 2024

2024 01 06 – L’ultimo profeta

2024 01 06 – L’ultimo profeta

 

Ma si.

E allora vai col postino associativo.

Sinaptico neurale.

Pure con frammenti di ricerca, pure un po’ ricercativo.

Ho voglia di essere mistico.

Epifanico.

Relativo a un'epifania, che costituisce un'apparizione, una manifestazione, una rivelazione.

Come una volta.

Me lo ricordo bene il mio periodo profetico.

Predicavo, predicevo, prevedevo, reincarnatomi Gesù.

Poi mi hanno rinchiuso, anche se spesso ci beccavo.

E io mi sono messo a riflettere sbirciando oltre le sbarre della prigione della mia visione.

E riflettevo, studiavo, cogitavo, dubitavo, meditavo.

Finchè decisi che non c’era nulla da cambiare.

Era così, e basta.

Perché siamo tutti profeti, profeti del proprio quadrante.

Fazzoletti cuciti patchwork nel grande lenzuolo che tutto sventola, svolazza, sbatacchia, avviluppa.

Il vento del lenzuolo universale che diffonde i suoi messaggi in tutti gli universi.

Solo che lo siamo per natura, e nessuno ce lo insegna che siamo fusione di fisica e metafisica, che siamo nel reame della synfisica.

Finchè scavando, cercando e ravanando mi imbattei niente popodimeno che nel Concilio Vaticano II.

Sono educato cattolico quindi mi viene naturale, seppur non esclusivo, il riferimento a questa religione.

Affascinanti costrutti nella loro formazione e conformazione di percezione, quelli delle religioni.

Profeta.

Nella Chiesa cattolica in realtà ogni cristiano è profeta, nel senso che diventa capace con la forza dello Spirito Santo di diffondere dovunque la viva testimonianza del Cristo, soprattutto per mezzo di una vita di fede e di carità. Attraverso il compito di vivere la propria vita i credenti ancora oggi annunciano la sovranità di Dio e la sua priorità nella vita.

Roba grossa.

E arriviamo in noi.

Profeta è parola composta da pro, davanti, prima, ma anche per, al posto di, e dal verbo φημί femì, parlare, dire. Letteralmente quindi significa colui che parla davanti o colui che parla per, al posto di, sia nel senso di parlare pubblicamente davanti ad ascoltatori, sia di parlare al posto, in nome di Dio, sia in quello di parlare prima, anticipatamente, del futuro.

Ecco.

Noi ce lo abbiamo avuto l’ultimo profeta.

Sembrava la fine del mondo.

Ma siamo ancora qua.

Però che paura ci eravamo presi.

Profeta Covid ci ammoniva tutti quanti.

State attenti che Gaia trova il modo e vi rigetta.

L’umano benedetto apparì di sua natura canceroso.

Incurante di curare e rimirare la meraviglia di creazione ricevuta con degli occhi da bambino.

E per vari mesi l’ammonimento aveva lasciato il suo testamento.

Un’autostrada di buoni propositi.

Notoriamente quelli di cui si lastrica la via per l’inferno.

Equità, pace, giustizia, salute, economia, ambiente e chi più ne ha più ne metta.

Poi è arrivato il vaccino, e l’umanità ricca si è più o meno immunizzata.

Il profeta covid lo abbiamo messo in croce alla memoria.

Riprendendo il nostro corso canceroso.

Mentre l’umanità povera, la maggior parte, moriva.

Al nostro grido silente di meglio a loro che a noi.

Il profeta inascoltato, come spesso è capitato, alla fine sembra spirato.

E’ tornato in voga il falso profeta dello spauracchio delle bombe con i funghi.

Ma meglio.

Ripartiremo scarafaggi.

E per penitenza vi do 17 minuti di rieducazione alla meraviglia della gioia perduta.

Ecco cosa sappiamo fare.

Ecco il peccato mortale.

Non farlo è omissione.

Ma ci vuole più contemplazione.

D'occhi puri da bambini.

 

Kalimmudda ipsum dixit

17 minuti di meraviglia alla gioia

 Una bagliore di luce nella nebbia del buio.












  

venerdì 5 gennaio 2024

2024 01 05 – Non molestare la bea che dorme

 2024 01 05 – Non molestare la bea che dorme

 

Allora, a me piace essere osservatore dell’etologia.

Molti comportamenti animali richiamano anche i nostri e le comuni radici genetiche.

Non so se ancora non sia chiaro, dopo raffiche di postini e fotine.

Ma io ho un cane.

In realtà è in comune con quella santa donna Daniela, giudice che non giudica.

Ma quello preposto alla sua protezione, educazione e gestione sono io.

Tecnicamente è una cagna.

Però il termine non solo fa cagare.

Ma potrebbe anche risuonare come invito provocatorio.

Per cui pur senza prevaricare le esigenze poetiche, la volevo chiamare Cana come le nozze.

Ma Cana è sterilizzata e non può figliare.

Quindi non si vuole nemmeno accoppiare o sposare.

Peccato, è talmente intelligente e buona che avrei potuto farci una razza.

Purissimo esemplare di maremmana nana dalla mia personale repubblica della melanzana.

All’uscita dal canile era uno zerbino.

Sottomessa e timorosa sempre a protezione con la coda tra le zampe.

Una sola volta le diedi un buffo sul sedere e lei si fece la pipì addosso.

Che vergogna di abuso, mi resi conto.

Mai più buffi quindi, ma solo voce e carezze.

E molto in fretta, come fosse piena di gratitudine da rilasciare, si è educata da sola.

Ha sempre giocato come una matta anche lasciando tentate le montate dei maschi.

Solo una cosa non sopportava.

Lei che è tutta bianca albina.

Erano le persone di varia gradazione di colorazione.

O sei bianco, o niente da fare tra ringhi ed abbai.

Constato osservando che ho il cane razzista.

Si vede che il padreterno mi ha punito di karmapasso per qualcosa che non so di avere fatto.

Sta di fatto che da bravo osservatore dell’etologia, negli ultimi giorni noto qualche primo accenno di aggressività che si slatentizza.

Non è più cucciola, finita l’adolescenza sta diventando donna compiuta.

Con i suoi geni da pastore difende casa, madre e padre che sarei io.

E io ne vado fiero.

Vuol dire che siamo stati bravi rieducatori per la povera bea prima rinchiusa per mesi in una gabbietta.

Ma quale povera.

Negli ultimi giorni abbiamo cambiato casa e lei ci protegge pure di più.

Anche troppo, forse.

Ma vedrete che in certi casi il troppo non stroppia.

La prima avvisaglia di fine adolescenza l’ha subita la mamma del giudice di pace.

Colpevole di reato di tentata carezza non autorizzata si è beccata una quasi sgagnata.

Poi siamo usciti per strada, dove pullula di colori di pelle, e un povero marocchino si è reso reo di avvicinarmisi troppo. Bea all’attacco ha tentato la sgagnata, trattenuta dal guinzaglio, quello si è spaventato e mi ha iniziato ad insultare tanto de impaurirmi per l’arrivo di qualche compare a farmi menare.

E poi l’apoteosi che, sarò sincero, mi ha riempito d’orgoglio.

Un maskio di razza pura tutto fighetto si è messo ad annusarla la dove non batte il sole.

E poi a cercare di montarla.

E uno, e due, e tre, alla quarta la bea si è girata come una iena sulle zampe posteriori, denti alzati e mozzicate.

Puntava alla giugulare, la tenera pastorella, non c’era da scherzare un cazzo.

Se fossi etologo direi che deve avere pensato che le molestie sessuali proprio no.

Tentando di strappargli le palle partendo dalle vene del collo.

Etologicamente la bea è un raro incrocio di lupo da pastore.

Comunque il maschio aggiugulato si è preso paura, il padrone di più e se ne sono scappati in qualche rifugio di razza da maschi.

Certe volte per difendere la tolleranza bisogna strappare qualche coglione.

Etologicamente parlando.

Sesso debole un cazzo.

Ma si deve essere di razza pura.

Razza bastarda vera.

Quindi, non molestate la cagna che dorme.

E portate rispetto.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Respect

 



giovedì 4 gennaio 2024

2024 01 04 – Il succo delle vongole scappate

 2024 01 04 – Il succo delle vongole scappate

 

Ci sono notizie che ti lasciano a bocca aperta.

Letteralmente vuota.

Il carovongole del cenone mi ha appena turbato assai.

Colpa dei malefici granchi blu.

Malfattrice combriccola di crostacei mutanti.

Scoprire l’annoso problema del consumatore di vongole non è cosa da poco.

Ma mi ricorda come faceva mia madre e tanti napoletani.

Trucco senza inganno per riempire pance vuote.

Lo spaghetto alle vongole scappate.

Ovvero, senza.

Ma piene di una lezione da primordi di marchetting evocativo di mitili che furono.

E così mi dico di uscire a fare quattro passi.

Acchiappo cane e fidanzata e ci avventuriamo nel barrio urbano.

E cammina cammina incappiamo in una di quelle vie piene di nostalgici alberghetti hotel dell’amore.

Una stella e tanto pelo, che nero.

Uno in particolare sembra una geniale operazione di marchette.

L’ insegna rossa è traballata giù.

E’ rimasto solo il preliminare di un hot rosso fuoco.

El non c’è più, burla’ giù.

Mi avventuro nell’azzardo di una interessante spiegazione.

Hot, rosso, el, il padrone dell’ostello meretricio è un genio della manipolazione del sottile sublimine.

Dal glande infiammato.

Direi così elegante di ingegno che lo fotografiamo.

Senza mandare la foto a nessuno.

Voglio usare la foto come testimoniante testimonial del potere del pelo.

Passano due o tre giorni durante i quali io cerco l’abbozzo di questa teoria delle marchette subliminali quando sento il suono di una notifica dal suo pc.

Pon pin, fa il suono della calda notifica.

Leggiamo una comunicazione al comune, in cui siamo in conoscenza.

Si sollecita il Nucleo Intervento Rapido a sistemare o rimuovere l’insegna pericolosamente pericolante.

Allegata la foto.

Quella che avevamo fatto noi.

Era un’opera d’arte.

Ma no, penso con un pelo di rimpianto alla privacy perduta.

Ma poi mi chiedo come è successo.

L’unica spiegazione plausibile che mi viene in mente è il potere della neurosfera.

Con le sue connessioni di sincronicità.

Qui non c’entrano i fascisti.

O forse si.

Ma che dico.

Sicuramente si.

I fascisti c’entrano sempre.

Dove trovi una stortura è il fascista che frattura.

Invece di pensare a spararsi tra loro, si facessero chiavare.

In strutture legalizzate.

Oggi da hotellini mascherati.

Senza che inseguiamo in rete le tratte.

Come vongole scappate.

Il nemico ci ascolta dappertutto.

Ma anche noi sgamiamo lui.

Dobbiamo solo ricordarci di connetterci alla mente.

E di connettere la mente.

E non altrimente.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Disperato turututu

 



 

mercoledì 3 gennaio 2024

2024 01 03 - Porto l’armi.

2024 01 03 - Porto l’armi.

 

All’armi.

Allarmi.

Voglio fare una premessa.

I miei postini non sono certo letteratura.

Ne satira, né cultura.

Men che meno informazione.

Forse a volte tentata formazione

Ma la realtà è che sono propaganda.

Dal latino propagare e diffondere.

Contropropaganda, per la precisione.

Spesso iperbolici strumenti, perché l’iperbole resta impressa facilmente nella mente.

Bella e funzionale la propaganda.

Il problema è fermare l'Onda, dimostrazione di storia fatta film, prima che monti in tsunami che ci affondi.

Da vedere anche quel sottile nazionale remake di sono tornato.

Comunque adesso sono giorni di polemica fascista.

C’è la storia del proiettile vagante.

Un proiettile fascista.

Dicono che è cronaca, che non si deve trattare di un caso politico.

Ma come non è politica.

Certo che è politica.

E’ un bollore di pensiero.

Da stroncare perché sincero.

E a me sembra proprio un tratto da fascista.

Se leggete la storia delle dichiarazioni del progun e pure oltre non potrete negare l’onda.

Poi legittimato da uno Stato di governo di certo destro, sinistro ma non di sinistra.

Lui è pronto all’autodifesa, ha il porto d’armi e chissà quali altre armi.

Si definisce un “reazionario” e da anni si professa favorevole al diritto dei cittadini di armarsi per autodifesa.

"Ad un certo punto della festa- è il racconto - ha tirato fuori una pistola per farla vedere in giro. Era piccola, sembrava un accendino, e la poteva tenere nel palmo di una mano".

Io lo conosco quel pensiero.

Ce l’avevo in famiglia.

Mio padre ne aveva un fottio di armi vere.

Stavano vicino ad una grande vetrina costruita apposta per esporre e celebrare capolavori di soldatini di tutte le guerre.

C’erano P38, 357, 44 magnum, altri calibri, shotgun, carabine, tra cui quelle delle fankokkole .

Mai armi automatiche, passione per quelle a tamburo, che non lasciano bossoli.

Cultura della guerra, cultura del più forte, cultura del terrore, cultura delle armi.

Tra guerre di colt e far west di famiglia.

Ovviamente me le mostrava con orgoglio.

Una sera degli anni del terrore tardò a rincasare che era già buio. Raccontò di un aggressore che affrontò con psichico vigore. A pistola puntata lui disse che non era carica. Quello confermò ma tirò fuori un coltello “che non si scarica mai”. A quel punto mio padre estrasse la sua di P38 d’ordinanza privata, e “gli sparai nel piede”.

Minchia signor tenente.

Un’altra volta lo vidi all’opera direttamente.

Fece davvero il far west.

Centro di Roma, due ragazzi col motorino cercano di scippare mia madre. Cade a terra mentre lui corre fuori dalla macchina. Mica per aiutare mia madre per terra. Gambe divaricate, mani puntate e fuoco. Sento ancora le urla dello scippatore : “cazzo scappiamo, quello spara, mi ha preso”. Alla gamba per fortuna, e via senza traccia di bossolo alcuna.

Hai capito l'apparente pacato sceriffo ingegnere.

Quando morì mi potetti finalmente liberare di tutti quei bellissimi strumenti di morte, ma dovetti fare prima il porto d’armi per la successione. Mi portarono al poligono per insegnarmi a sparare. Mi diedero in mano una 44 da ispettore Eastwood, dicendomi, divaricare le gambe, puntare a due mani che è più facile, inquadrare nel mirino, espirare l’aria e….fuoco!

Tutti centri trasaliti.

Non che ci voglia un genio, a tirare un grilletto.

Ma tu a quelli vagli a spiegare che i centri erano all’anima delle lucertole delle kokkole di sopra.

Quindi per concludere.

Io l’onda la vedo limpida come un lago senza fango.

E la rigetto.

Con anarchico rispetto.

Mentre ricordo quella incompatibilità tra il costituzionale ripudio della guerra ed essere grande paese mondiale produttore di armi.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Addio Lugano bella storia

Addio Lugano bella all stars

 

 

Ndr e riferimenti

La canzone che canticchiava spesso mio padre, senza che io capissi mai da che lato stesse.

Propaganda della Accademia della Crusca.

 

https://www.treccani.it/enciclopedia/propaganda/

 

https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2024/01/02/pozzolo-e-indagato-per-lesioni-aggravate.-test-della-polvere-sparo-la-mattina_d60d12d0-d735-476f-87d9-8fe48c4b6577.html

 

https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2024/01/02/i-post-pro-gun-del-deputato-fdi-difesa-con-armi_69f57683-a69e-41ca-a8b9-d0eeba1ac018.html

 

https://europa.today.it/economia/leonardo-italia-vendita-armi-sipri.html#:~:text=Oltre%2014%20miliardi%20di%20euro,Ue%20per%20vendita%20di%20armi

 

 


 

lunedì 1 gennaio 2024

2024 01 01 – E un altro anno

 2024 01 01 – E un altro anno

 

E’ arrivato o se ne è andato.

Si è ammazzato o l’hanno ucciso.

Resta il punto tollerante.

Tollerando si sta in pace.

O forse è il contrario.

Come sia sia, questo è il tema dell’augurio.

E a me tocca tornare a fare il serio.

Un altro anno si è ammazzato.

Il prossimo promette male.

Un anno sbronzo, un anno stronzo.

Mi son pure sentito il discorso del Presidente.

Guerre, violenze, giovani.

Ma faccio sempre fatica a non trovare vuote le belle parole.

Belle perché sono belle.

Ma sempre di uno Nato bombarolo alla difesa di attacchi di Stato.

Presidente è importante.

Tu manco mi conosci però tu mi rappresenti.

A me e tutta l’altra gente.

Allora volgo il fiato a ponente.

E con fortuna mi rivolgo oltremonte.

Scopro uno sprazzo di vera grandeur di manovalanza di poesia.

Presidente, belle le parole perché sono belle, ma quelle di poesia vanno più dritte al cuore fin dai bambini.

Invece di cagare il cazzo di vuota retorica, ti propongo il cineforum.

Raccontatela a scuola questa nostra storia.

www.manodopera

Che serva a rinfrescare memoria di quelli che eravamo.

E di quelli che ora siamo.

Intanto ripartiamo dai botti.

Che paura che avevate, quante cose sono state vietate.

Poi ho capito, quando il cane si è nascosto.

L’unico, o uno dei pochi, che tra bicchierate ed abboffate deve aver pensato a Gaza o all’Ucraina.

Non si vedevano luci nascoste sotto la scailain.

Ma si sentivano raffiche di scoppi.

Ecco come ci si doveva sentire in quelle vite da cani.

Ma sono certo che se lo è ricordato solo il cane.

Tutti gli altri a festeggiare.

Incuranti della memoria.

Benedetto sia questo mondo.

Il migliore mai avuto.

Ma non basti Presidente.

Serve che a cambiare sia la gente.

Allora vi dirò che cosa fare.

A reti unificate.

Inculcate nel profondo della mente, come eravamo da poveri.

Si apriranno i cuori.

Alla pace e tolleranza.

Senza vuota parola ma in urbana presenza.

O forse basta affacciarsi alla finestra giusta.

Una finestra di pace.

Per trovare chi prega in pace su tappeti bianchi mentre pudici veli di rosa vegliano sui bambini a giocare.

In una pace di mille colori.

Vivere in alto dà questo privilegio.

A volere guardare con distacco ci si accorge che basta poco per vivere in pace.

Senza bisogno di tante vuote parole.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Heal the world, lo cantava pure quel lui.