mercoledì 8 marzo 2023

2023 03 08 – Paniere e carrello

 2023 03 08  – Paniere e carrello

 

Un po’ di sana retorica veterocomunista.

Per capire, dobbiamo ripartire da la revoluzione della mortadella

Bisogna solo ricordare che la moneta non esiste.

E’ solo un grande pagherò che il sistema ha, alla fine del gioco dell’aeroplano, con la gente.

Una cambialètta.

In pratica ogni banconota che prelevate è una promessa di pagamento che lo Stato vi sta facendo.

Senza garanzia alcuna, tranne la parola, non avendo più la moneta alcun legame con la realtà.

Perché la gente si fida e lo lascia “battere moneta”, uno dei sintomi di regalità passate.

Alla fine però, se stampi moneta, allora i prezzi salgono.

In questi ultimi anni o decenni di moneta ne à stata stampata a strafottere.

Salvataggi bancari, pubblici, statali, pandemici, i “quantitative easing” e chi più ne ha più ne metta.

Tutta cosiddetta massa monetaria.

Ma come si fa a battere moneta?

Le banche centrali stampano titoli di debito pubblico che vengono “collocati sul mercato”.

Che vuol dire che voi ve li comprate, fiduciosi che vi servano da risparmio per la pensione, e in cambio gli date subito i soldi che lo Stato poi si spende per spesa pubblica e, una volta, per investimenti, vale a dire qualcosa che dovrebbe produrre utilità futura.

Dopodiché entra in campo l’inflazione.

Se una banca centrale ha un “pagherò”, un Btp, con il pubblico di 100 euro da rimborsare dopo dieci anni, e ammettendo che non defaulti, dopo dieci anni vi ridarà i 100 euro.

Ma mettiamo che nel frattempo i prezzi del Pil siano aumentati del 10% all’anno.

In dieci anni vuol dire che sono raddoppiati.

Arriva il momento di andare a riscuotere il sudato risparmio, e la banca centrale vi restituisce sempre 100.

Con cui però non ci comperate più nulla.

Si dice che il debito è svalutato a parità di valore nominale.

A questo serve l’inflazione, e non ve lo dicono.

Ammortamento inflattivo del debito.

E appropriazione del plusvalore, per noi nostalgici, con relativo accumulo di capitale del capitalista.

Che se ne approfitta sempre, per genetica.

Si perché nei conti che vi raccontano non parlano mai della verità.

Così ripenso alla stabilità del prezzo della mortadella all’Esselunga.

C’è una targhetta inquietante.

Prezzo bloccato fino al 30 aprile.

E dopo?

Ebbene, vi svelerò che il dopo è già arrivato, in barba a chi la targhetta non ce l’ha.

Ieri mi è venuta la fame.

Allora mi è venuta voglia di qualcosa di nuovo dalla solita mortadella.

Mi sono sognato una coscia di pollo con sovracoscia.

Mi ricordavo che stava a 2 euro al pezzo circa.

Allora tutto gongolante al pensiero del luculliano pantagruelico banchetto della pelle di pollo, mi sono recato alla Esselunga.

Ho iniziato a scartabellare tra le varie confezioni alla ricerca di quella che costasse meno di 2 euro massimi.

Ma scartabellando, scartabellando, ho scoperto con stupore che non ce ne era nemmeno una a meno di 3 euro.

Ho ricontrollato e ricontrollato fino a che mi sono arreso all’evidenza, ricordandomi di una danza del gorgonzola di una vecchina di tempo addietro, combattuta tra desiderio e possibilità, ovvero potere di acquisto. Lo prendeva e poi rinunciava, prendeva e rinunciava.

Mi sono reso conto che la vecchina stiamo diventando tutti.

Non che non lo sapessimo, ma riscontrare che è meglio rinunciare alla coscia e sovracoscia non è stato divertente.

In realtà tutto ciò è già successo, ad esempio, con la parità Euro al raddoppio. La Germania, che poi è America, ha garantito il nostro debito, in cambio del raddoppio del prezzo di una Golf.

Ma quello che più mi ha fatto incazzare è stata questione di aritmetica proporzione.

Tra 2 euro e 3 euro non ci passa il 10% ufficiale, ma il 50%. 2 + 1 =3

“Falce e carrello” una sega.

La differenza è tutta plusvalore appropriato e strumentalmente attribuito ad un generico paniere Istat, o ad un inesistente aumento dei prezzi di acquisto dell’energia, che in quanto materia prima sta sempre agli stessi prezzi di anteguerra russa.

E quindi?

Quindi scordatevi anche la mortadella, e men che meno il pollo, e preparatevi alla dieta proteica del fagiolo.

Se proprio vogliamo scialare, pane e fagioli.

Ma attenti al pane.

Non è il glutine che può uccidervi, quanto piuttosto il marginale seme di sesamo, stretto decadente parente del pistacchio nella mortadella.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Io seguo un Che Guevara

 

lunedì 6 marzo 2023

2023 03 06 – Povera Mia

 2023 03 06 – Povera Mia

 

Manco abbiamo finito di scherzare e avvisare sull’ideologia fascista, che ci spunta questa notizia.

Chi è Mia?

Mia è la mamma di Giorgìa?

Ve la faccio brevissima.

Mia è la nuova Misura per l’inclusione attiva.

Tagli e memi.

375 euro al mese per 12 mesi per chi ha redditi inferiori a 7.000 euro e varie astruserie.

E sempre Mia,  non senza barocca legiferatio e astruse equivalenze.

I miserevoli conti in tasca siete abbastanza grandi da saperveli fare da soli.

E applicarli almeno a una mezza decina di milioni di poveri e disoccupati.

Però c’è una cosa che non costa niente.

E’la dignità,

Ma purtroppo o la si ha oppure no.

Così la cosa più terrificante della memetica serpeggiante è nella seguente dichiarazione.

"Il Mia nasce dalla volontà di risolvere il tema delle politiche attive e di spostare quello che oggi è un sussidio sul tema della politica attiva. Quindi, ovviamente, non è una retromarcia. Si era detto che si sarebbe cambiato il Reddito di cittadinanza. Si era detto che si sarebbe immaginata una misura che avrebbe consentito a chi non può lavorare di essere sostenuto e a chi non vuole lavorare di dover lavorare per forza, se la vuole. E questo si sta facendo. Con il Mia ci sarà, entro certi limiti, con determinate possibilità, la concorrenza tra lavoro e Reddito di cittadinanza".

Quello che è veramente insopportabile è il tono patriarcale.

Allora rispondiamo a tono matriarcale.

Ma il problema non era che il lavoro non c’è?.

Chi è che non vuole lavorare e deve essere costretto a lavorare per forza?

Forse solo la figlia di Mia, l’immaginaria amichetta Giorgìa.

Giorgìa, Giorgìa.

Basta giocare con lo smartfòn.

Giovine, basta grattarsi i coglioni fino a farsi venire gli unghioni neri.

Esci e trovati un lavoro, se no ti mando Mia.

Va bene mamma, che palle però.

Vai al collocamento.

Forse esistono ancora anche le liste per le categorie protette. Una volta i matti erano considerati deboli da proteggere, e tu fai finta. Chiedi a papà cosa fanno i matti.

E che ci vado affare, devo mettermi in coda alle 5 di mattina, cercare di entrare prima che chiuda, iscrivermi a qualche lista, uscire sempre povera di canna e poi trovarmi anche lo scherzo di urbanistica popolare.

Che scherzo?

Nella via del collocamento fanno uno di quei bei mercati pieni di ogni bendiddio, ma io non ho i soldi nemmeno per i pistacchi nella mortadella.

E’ per quello che devi avere voglia di lavorare, per i pistacchi di fine mese.

Mamma, mamma, non ho trovato un lavoro; ne ho trovati due.

Posso anche scegliere.

Puttana o spacciatrice.

Buono! Due lavori sicuri in nero in due settori che tirano, eccome se tirano.

Speriamo che i fascisti non li legalizzino tassati, se no risolvono tutti i problemi dello Stato e poi ci tocca pagare, lavorare e perdiamo pure il grasso sussidio.

Ma va’, mamma. Chi vuoi che legalizzi qualcosa.

E poi cosa sono i fascisti?

Mai sentiti.

Giorgìa, però per strada, la notte, quando sei allo sprofondo, ricordati che devi fare attenzione a tossici, travestiti e matti.

Io ci sto lavorando, vorrei mandarli tutti a scopare cenere in punizione in camera; ma tu sei appetitosa carne fresca per il demone del fascio.

Mamma lasciami in pace, devo farmi di crack e allenarmi a fare pompini.

Memetica.

Con doppia dedica, doppia come i lavori di Giorgìa

Salario garantito e Tammuriata del lavoro nero.

 

Kalimmudda ipsum dixit.

domenica 5 marzo 2023

2023 03 05 – La solitudine dell’epistemologo

 2023 03 05 – La solitudine dell’epistemologo

 

Ieri un caro amico mi magnificava le mirabilie della emergente intelligenza artificiale.

Un software capace di assemblare un testo complesso, di senso compiuto, in pochi secondi sulla base di alcune parole chiave.

E vabbè.

Era previsto che il web da strumento di connessione diventasse tool di ricerca, prima elementare e poi semantico, fino a evolversi in vera e propria rete neurale in principio locale ma un giorno globale.

Il primo pensiero che mi è venuto è stato : ecco qualche altra generazione di scrittori disoccupati.

Non fraintendetemi, come per le grandi opere, io sono un feticista di ogni forma di scienza, ma ogni tanto ho il vizio del dubbio, al grido di dubito ergo sum.

Così mi sono ricordato dei miei periodi di concepimento della civiltà dell’intelletto in forma di psichiatria quantistica.

Che era fatta non di una rete di computers, ma da 8 miliardi di cervelli in connessione telempatica. Quelli che uploadavano e downloadavano informazione dalla neurosfera alla velocità della luce. O meglio, alla velocità del gravitone.

E così facendo permettevano di imparare e diffondere conoscenza, fino al giorno della completa illuminazione di ogni umano, divenuto infine senziente di tutto quanto contenuto nel qbit primigenio.

Insomma una vera rete iperneurale capace di ragionare, imparare e insegnare, sulla base di schemi neuronali contenenti tutta l’informazione presente nell’uovo del big bang.

Una fluttuazione quantistica del campo del vuoto non vuoto, ma pieno di tutto in potenza.

Così mi documentati, e riportai nel solito blog, non solo di fisica, ma di reti, informatica, genetica, nanotecnologie, teoria dell’informazione, quella delle singolarità, e chi più ne ha più ne metta.

Vorace come un’idrovora ceravo l’intelletto.

Diventai anche oggetto di osservazione, se non di studio, a campione, al dipartimento di neuroscienze.

Finché un giorno mi irradiarono di radiazione elettromagnetica, allinearono gli spin delle particelle del mio cervello, poi rilasciarono la radiazione e si misero a fotografare lo spettro di colori con cui le particelle tornavano al loro spin originale.

Con lo stesso principio, tra l’altro, si possono indurre comportamenti, ma non preoccupatevi, stavo solo facendo lo sborone. Era solo una cosiddetta risonanza magnetica. Scienza.

Ne uscì un referto che parlava di alcune zone del cervello in stato di necrosi neuronale o non so che.

Io mi spaventai pure, e mi sentii anche in colpa, pensando a tutti gli abusi che avevo perpetrato, ma loro mi rassicuravano che era solo il naturale processo di invecchiamento.

E poi nel frattempo la scienza aveva scoperto una fonte di staminali proprio dietro il bulbo olfattivo.

Comunque io la chiamo sindrome della videocassetta, pensando a mio padre che non riusciva a farla partire.

Mi resi conto in pochi istanti che ero diventato vecchio.

E la scienza non è mestiere per vecchi.

Ma credo che ci sia un mestiere per vecchi sapienti, a patto che si tengano sempre aggiornati a mente aperta.

Ed è quello dell’epistemologo.

Il filosofo della scienza.

L’analista e controllore della corretta evoluzione del pensiero della neurosfera.

Sempre allerta a memi ingegnosi o pericolosi.

Il guardiano della complessità di tutta la conoscenza che abbiamo.

Questo avrei voluto studiare.

Ma i padri, mio ed eterno, avevano altri piani.

E mi concessero, in una notte di luna piena, di vedere tutta la creazione e la relativa forza dominante.

Io credevo fosse l’intelletto in radiazione elettromagnetica.

Invece non bastava, ci voleva, prima, la leggera gravità della forza dell’amore.

Amore che move il sole e le altre stelle.

E io seppi che “per amore, per amore, tutto è sempre stato solo per amore”.

Ma dubitando dubitando, non sono sicuro che quel tutto contemplasse una replica della mente umana al silicio, quando ne abbiamo a disposizione 8 miliardi a ciò predestinati.

Fatto salvo qualche caso in cui in effetti certe teste sono piene solo di sabbia silicea.

E così concludo.

Mentre sono sempre solo.

Anima mia/noi siamo come dici/generazione/di aquile infelici.

Salsita!

La danza delle viole. Funambolici Vargas. Canzoniere copernicano

 

 

Kalimudda ipsum dixit

 

sabato 4 marzo 2023

2023 03 04 - Primavera col buco

 2023 03 04 - Primavera col buco

 

Ho letto questa notizia.

Misterioso oggetto attratto dal buco nero della via lattea

“Potrebbe essere una nube di gas e polveri generata dalla collisione tra due stelle, il misterioso oggetto X7 che viene attratto dal grande buco nero al centro della Via Lattea, Sagittarius A* (Sgr A*), e che rischia di finirci dentro entro pochi anni”

E vabbè, chissenefrega.

Se è misterioso lasciamolo nel suo mistero.

Sarà mica l’unico.

Quello che invece ho notato è che lo sapevate già che c’era un buco nero nella nostra lattea galassia.

Sagittarius A, per gli amici Sgr A.

Attenzione che sgr non sta per società gestione risparmio.

All’universo del nostro risparmio frega sega.

Ma comunque.

Io sono del sagittario.

E A potrebbe stare per Aroldi.

Adesso capisco perché per tanti anni mi sentivo quella forza oscura che mi attraeva oltre l’orizzonte degli eventi.

Quella continua sensazione di percepire gravemente che stavo cadendo dentro un buco.

Nero.

Eh ma potevate anche dirmelo.

Così mi risparmiavo manicomio e conseguenti anni di letture di astrofisica.

Invece no, vi siete tenuti il segreto a mio paranoide discapito.

Però adesso mi sono preoccupato.

Non vorrei mai che questo buco nero si ciucciasse tutta la nostra amata neurosfera.

Fino ad ingoiarsi tutto nella sua singolarità.

Che poi mi tocca ripartire a predicare in un altro universo.

Allora decido di dare una controllatina al mio misuratore di ordine naturale delle cose.

Il mio giardinetto zen.

Ed in effetti mi viene da dire: oh cazzo.

Eppur si muove.

Parlo di naturalia, naturaliter.

I merli hanno cambiato abitudini alimentari e non saltano più a cercare bacche.

Sono tornati coi piedi per terra a beccarmi via pezzi di prato alla ricerca di insetti e lombrichi.

Sottoterra deve essere successo qualcosa.

Tipo che adesso c’è trippa per merli.

E anche se mi staccano qualcuno dei quattro fili d’erba, che io conosco tutti per nome, li lascio fare.

Al pensiero che sto facendo un’opera buona dando da mangiare agli affamati.

Le violette selvatiche, che mi sono spuntate da sole con la forza dell’amore, sono fiorite.

E sul balconcino, circondato di erbacce, mi è spuntato anche uno stentato narciso.

E’ piccolo per esigenze botaniche, che le piante hanno bisogno di 3 cose per l’alchimia di trasformare la luce in legno.

Azoto, fosforo e potassio.

NPK, acronimo che quasi quasi mi conservo per il prossimo buco nero. Npk A.

Ma questo narciso stenta perché è in continua competizione alimentare con le spontanee erbacce in questione.

Che io custodisco gelosamente al pensiero di chi cazzo ha deciso che sono acce, visto che tra l’altro campano quasi senza acqua, almeno fino all’estate. E poi ogni anno resuscitano. Le chiamo boccadori.

Allora penso che fosforo e potassio mi sa che li trovano tra i minerali delle macerie coperte dallo strato di terra di cui è fatto lo zenetto.

Ma per fare tutto il ciclo fino a lignificare manca una cosa. L’azoto.

E dove lo trovo l’azoto?

Idea! Urea!

Ma è semplice, basta pisciare fuori dal vaso e farla a pioggia dal balconcino.

Che se mi vede qualcuno sono certo che mi mandano le forze dell’ordine.

Che ne sanno di botanica universale.

Circolare.

Ma io me ne frego, perché avevo cose più importanti a cui pensare.

Pensavo al buco nero.

Ma adesso so che è tutto a posto.

Tutte quelle descritte sono solo reiterate variazioni dello spazio.

E quindi il tempo non esiste, che è solo una convenzione con cui misuriamo proprio le variazioni dello spazio.

Insomma, è tutto apposto.

La chiamiamo primavera.

Ma questa volta non mi fregate, perché io so.

Questa è una primavera col buco.

Tiè.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Matto, che sporche cose fa

 

venerdì 3 marzo 2023

2023 03 03 – Viaggio per la Memoria

 2023 03 03 – Viaggio per la Memoria

 

A gentile richiesta, scrivo tremante questo stremante post.

Io quando si tratta di memoria non mi azzardo a permettermi di parlarne.

Nemmeno di nominarla.

Parlo di “quella memoria”.

Sono talmente sgomento che ricado in deferenza assoluta.

Il concetto in realtà vale anche per tutte le memorie di disgrazia, seppur forse meno terrificanti.

O forse solo dimenticate, che il genocidio pare essere una ciclica attitudine dell’essere umano.

E non mi permetto nemmeno di nominarla, come fosse un pezzo di storia qualunque.

Ne trovo inappropriata, per essere equilibrato, qualsiasi indebita appropriazione.

Soprattutto se in qualche modo strumentale.

A dar fiato alla propria egocentricità.

Inoltre io sono ignorante e non conosco la vita in quel frangente.

Le poche cose che so le ho viste in qualche film.

Oltre agli accenni di scolastiche lezioni di storia.

E in un libro, che mi fece leggere mio padre.

Uno psicologo nei lager di Viktor Frankl.

Trovo possibile, quindi, solo la testimonianza.

Un esempio della quale è questo libro.

E l’iniziativa che vi segnalerò alla fine

Dopodiché, però, e sempre da ignorante, a me pare di ricordare che il nazifascismo nacque in una fase di grande disagio e crisi economico e sociale tra le due guerre.

Tra il 18 e il 40 ci fu il 29.

Che nessuno fa almeno finta di ricordare essere iniziato molto prima.

Il famoso ventinove è durato 30 anni almeno, ed è finito con la seconda guerra.

Stranota la storia dell’inflazione galoppante.

E in quel contesto, attecchì facilmente la propaganda sociale.

Tale da fare seguire da una nazione intera un folle e suoi manipoli, nella crescente corsa alla proiezione collettiva divenuta infine delirio di massa.

Certi tedeschi vivono ancora nel senso di colpa, fortunatamente.

Ma guardate che da noi non era mica rose e fiori.

Così voglio però permettermi di rimandare a Chi salva una mente salva il mondo intero.

E osservare l’importanza della memoria.

Si, starà pure nella coscienza collettiva della neurosfera, ma di ridondare non dovremmo scordarci mai.

Oggi la situazione economica e sociale è sull’orlo del baratro.

E se davvero questo sistema non troverà il modo di evolversi, allora non sono improbabili rivoluzioni e deliri di massa.

I nostri cari fascisti attuali non credo siano ancora sulla via del delirio del nazifascimo.

Ma sono evidente testimonianza che la massa cerca altrove.

Niente sinistra, niente centro, ecco la destra.

Fortunatamente non contiamo nulla e dipendiamo da America, ancora, e Europa, oltre a qualche frammento di geopolitica internazionale di cui non si vede il disegno.

Ma che comunque decide lei per noi.

Ma senza memoria, maestra storia viene dimenticata, o sovrascritta.

Ed è molto pericoloso l’innesto nella coscienza collettiva di qualche meme malato, a fine di propaganda.

Soprattutto adesso che avete memoria di come funziona la coscienza collettiva.

Quindi perdonate l’intrusione nelle memorie, ma è per segnalarvi quanto segue.

Mi dicono che quei diavoli rossi di sindacati hanno organizzato una bella iniziativa.

E’ indicativo che l’abbiano organizzata proprio quei brutti sindacalisti comunisti.

Ma forse dovreste ricordare che la guerra, di cui ancora siamo creatura, non l’hanno vinta a caro prezzo solo gli americani, ma anche i russi.

La storia la scrivono i vincitori, ma in questo caso ognuno a suo uso.

Scusate quindi l’alleggerimento, ma ne abbiamo una diretta testimonianza nei film che ho visto e di cui ho parlato prima.

Se devo scegliere cosa infonda speranza e allevi il dolore, non ho dubbi : il film che ho preferito è Schindler’s list.

Mentre ho trovato del tutto inappropriato l’edulcorante “La vita e bella”.

Eppure ha vinto un Oscar.

Ma certo, quello è show-biz americano, il cui messaggio sminuente alla fine è che si poteva trovare anche del bello in un lager.

Ma che ne sanno gli americani di anni passati a portare ebrei dentro alla camera a gas?

Chiedete a Frankl, che credo sia morto nel frattempo.

Loro mica c’erano.

E poi ci avranno pure liberato, ma a che prezzo ?

Al prezzo che pur avendo il mondo in mano oggi forse vi accorgerete che non ne hanno fatto un paradiso.

Tante buone cose, certo ma una strutturale cultura di fondo malata, incentrata sulla appropriazione del dio profitto nel mondo intero.

E per questo che tanto fascino suscitava il comunismo.

Perché era un’idea di libertà diversa da quella americana.

Concludo.

La bella iniziativa CGIL me la segnala mio cugino: “a fine mese vado 4 giorni in Polonia con la Fiom - Cgil a Cracovia - Auschwitz - Birkenau a farmi una ripassata emotiva visti i mala tempora quod currunt”

Vogliamo disquisire su chi abbia più rispetto della Memoria?

 

Kalimmudda ipsum dixit

Senza dedica musicale, a meno che non venga in mente a qualcuno qualcosa di appropriato. A me no.

 

giovedì 2 marzo 2023

2023 03 03 – Chi salva una mente salva il mondo intero

 2023 03 03 – Chi salva una mente salva il mondo intero

 

Sento ancora l’eco dell’anima della ragazza suicida di rabbiosa tenerezza

Lassù nella neurosfera.

E mi viene in mente quel bellissimo detto ebraico.

Chi salva una vita salva il mondo intero.

Forse potevamo salvarla.

Ma forse ne abbiamo salvate altre.

Il problema sta nella mente.

Smaltita la rabbia, mi sono chiesto perché io continui a scrivere.

E mi sono detto di buttare giù la maschera.

Io credo di essere stato toccato.

Per così dire.

Uno dei tanti.

Uno dei tanti profeti di quadrante.

Un giorno, tutti.

Che ricevono messaggi dalla neurosfera.

Basta anche con gli orpelli semantici.

Neurosfera sta per coscienza collettiva.

O qualcosa di simile.

Forse un pelo più grande del previsto.

Ma su base di leggi della fisica, certo.

Non vogliamo niente di esoterico.

Ogni cosa pensata, scritta, o detta comporta una alterazione della distribuzione di massa nell’universo.

Il famoso solco nel vinile.

E vice verso.

O ritorno.

In realtà siamo tutti rotori semantici.

Spagliamo pensiero nel campo gravitazionale per semplice rotazione terrestre.

E poi c’è chi lo mette a terra.

Perché è un centro di gravità per la mente.

E lo riceve.

E tutto gli passa attraverso, come in un filo elettrico.

Non senza vibrare onde di fatica.

Alcuni dicono che sia un dono.

Alcuni addirittura mi diedero del medium.

Ma io ricordo sempre che non c’è merito.

Forse solo una specie di vocazione, semmai.

Perché se è un dono, allora non è lecito appropriarsene.

Bisogna metterlo a disposizione.

Al servizio della emergente civiltà dell’intelletto.

Così sorrido al pensiero degli influencers.

E delle loro migliaia di followers.

Ma non cadiate in errore.

Non ci mettiate giudizio di merito.

La coscienza collettiva da 8 miliardi di singoli è giovane.

Ma è viva.

E si evolve.

E la conquista di un pensiero condiviso è davvero “tanta roba”.

Anche se oggi vi sembra a volte spazzatura.

L’importante è la semina.

Poi qualcosa nascerà.

Per ordine naturale del disegno universale.

Che prevede che il bene vinca sempre.

E che l’ordine emerga dal caos.

Così ripenso ancora alla ragazza suicida.

E poi a tutti.

E sorrido all’idea di essere un nanoinfluencer, con i miei 10 o 20 lettori circa.

Ma magari qualcuno ne ha ricevuto beneficio.

E ha pensato qualcosa di giusto.

O ha imparato qualcosa.

O almeno ha sorriso in un momento buio.

E allora mi dico che forse qualche mente la ho salvata.

Almeno una magari.

E se basta una mente per salvare il mondo intero, allora il mio compito lo sto svolgendo.

Ecco.

Questo è il motivo per cui vi scrivo.

Sempre con tanto amore.

E guardatevi questa meravigliosa preghiera contro lo sconforto.

Io oggi sono stanco.

Ho bisogno di ricarica neuronale.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Holy mother

 

2023 03 03 – Der Kommissar das regen

 2023 03 03 – Der Kommissar das regen

 

Regen è la pioggia in teutonica alleanza.

No, no.

Niente da dire, nè.

Ne sanno una più del diavolo.

E stanno sull’attenti sempre pronti all’interventi.

Necessari.

No davvero.

Che poi ci hanno questa grandeure che oramai ci manca da troppo tempo.

Ah, già.

Niente francesismi.

Siamo puristi.

Un po’ retrogradi.

Magari fino al latino.

La lingua dell’imperialismo andato.

Che fa tanto orgoglio nazionale che fu.

Così la grande novità è un eterno ritorno.

Per risolvere l’emergenza idrica mi si inventano addirittura nuove cariche.

Il supercommissario della pioggia - Ansa

“Nel corso del tavolo sulla crisi idrica si è convenuto di affrontare la questione idrica a fronte della siccità in corso "istituendo a Palazzo Chigi una Cabina di regia tra tutti i ministeri interessati per definire un piano idrico straordinario nazionale”.

Per individuare le priorità di intervento.

Anche utilizzando nuove tecnologie.

E "avviando una campagna di sensibilizzazione sull'uso responsabile della risorsa idrica".

Che io capisco che non vi dovete lavare.

Ma non è mica una faccenda di poltrone, no.

E’ che a fare la danza della pioggia ci vuole una certa predisposizione.

E’ come quella del ventre.

Mica possiamo farla fare a quella mingherlina della Meloni.

Ci vogliono forme giunoniche.

Latine.

Femminei fianchi procreatori.

Latini. Latini. Latini.

Ma perché mi continuano a venire in mente questi latini.

Spqr.

Ah, ecco, ho capito.

L’ultima volta che si sono messi a giocare con l’acqua ci hanno regalato:

Latina

Un tripudio di canali, bacini, stazioni di pompaggio.

Disoccupati.

Non fraintendetemi.

Io sono un feticista delle grandi opere.

Dipendesse dalla mia grandeure le farei tutte.

Con mio cuggino volevamo addirittura irrigare tutto il Sahara desalinizzando il mare.

Sono iperbolico, io.

E poi ve lo potreste mai immaginare un mondo senza Latina?

No, no.

Sono forti questi fascisti.

Ho solo un dubbio.

Ma il problema non erano i cambiamenti climatici?

Si ci sono le perdite nei tubi.

E se per questo anche chi ci si attacca abusivamente.

Siamo più attenti ai buchi nei gasdotti che non a quelli negli acquedotti.

Acquedotti.

Ecco cosa ci serve davvero.

Un bell’acquedotto sullo stretto.

Dal mare senza sale giù fino in Abissinia.

Fino a tanto non c’erano arrivati nemmeno i Latini, che pure di acquedotti se ne intendevano.

Per cominciare, però, contentiamoci del supercommissario.

Propongo Salvini in tutù e copricapo di piume a danzare attorno al tavolone della cabina di regia la sua danza della pioggia.

Però si vede che questi fascisti sono benedetti.

Oggi piove.

Sono Porci Questi Romani.

Der Kommissar

 

Kalimmudda ipsum dixit

 

mercoledì 1 marzo 2023

2023 03 02 – Rabbiosa tenerezza

 

2023 03 02 – Rabbiosa tenerezza

 

Per www.parolebuone.org su www.shareradio.it. Tenerezza

 

Non so.

Forse vado fuori tema.

Ma chissenefrega.

Se ho ben capito il fatto è che una giovane ragazza si è suicidata.

Mi rendo conto che chi lavora con la psiche resti meno scioccato.

Ma forse fino ad un certo punto.

Non voglio dire che ci sia assuefatto.

Ma invece me lo tiro fuori dai denti e me lo dico lo stesso,

Quando l’ho sentito, a me è montata soltanto una grande rabbia.

Passo il tempo a celebrare la vita nella sua onnipresenza.

Con tutto il dolore che ho provato e riconosciuto.

E poi arriva qualcuno che fa qualcosa e una si ammazza.

Non voglio nemmeno sapere perché o percome.

Sarà il sistema, l’educazione, il disagio, l’inadeguatezza.

Sarà quel che sarà.

Non voglio saperlo.

Penso solo a mia figlia.

Ha 20 anni.

Ne ha passate di cotte e di crude.

Dalla prematura morte della madre fino alla pazzia del padre.

E fortunatamente ne è uscita strutturata.

E forte.

Per grazia ricevuta.

Chi non ha fatto in modo di strutturare la povera ragazza suicida mi fa solo incazzare.

Poi i giovani saranno forse così deboli tutti quanti.

O forse sono solo teneri nella loro fragilità camuffata di smartphone.

Ecco.

L’unica tenerezza che mi viene in mente è questa qua.

Per il resto ruggisco rancore.

E odio usare la citazione di quella che è una brutta copia di Charlie Chaplin.

Ma la vita è bella.

Anzi di più.

E’ sacra.

E quindi da proteggere.

Chi non lo fa è responsabile.

Poi mi direte che nessuno è responsabile.

Ma la realtà è forse che lo siamo tutti.

Tutto qua.

E se sono andato fuori tema, ribadisco.

Chissenefrega.

 

Kalimmudda ipsum dixit.

Requiem

martedì 28 febbraio 2023

2023 02 29 – La revoluzione della mortadella

 2023 02 29 – La revoluzione della mortadella

 

Stamattina un conoscente mi si sbalordiva per il costo della spesa.

E’ uno di quei medioborghesi, privilegiati a loro insaputa.

Per eredità generazionale.

Dai e dai, l’inflazione ci sguiscia dentro anche tra loro.

Tecnicamente, l’inflazione è infine perdita di potere di acquisto.

Dovuta all’aumento dei prezzi.

La quale è connessa o alla maggiore domanda o alla minore offerta, ma non voglio entrare in tecnicismi.

Che tra l’altro mi sono oramai remoti.

Una cosa ricordo bene, però.

Bisogna solo premettere che la moneta non esiste.

E’ solo un grande pagherò che il sistema ha, alla fine del gioco dell’aeroplano, con la gente.

Una cambialètta.

In pratica ogni banconota che prelevate è una promessa di pagamento che lo Stato vi sta facendo.

Perché la gente si fida e lo lascia “battere moneta”, uno dei sintomi di regalità passate, che non ho mai capito perché detto“battere”, se prescindo dal fatto che fa tanto un’appropriata battona.

Quindi, se stampi moneta, allora i prezzi salgono.

In questi ultimi anni o decenni di moneta ne à stata stampata a strafottere.

Salvataggi bancari, pubblici, statali, pandemici, e chi più ne ha più ne metta.

Ma nel frattempo bisogna trovare qualcuno da incolpare.

Perché la soglia di povertà si fa sempre più vicina.

Per tutti.

E chi meglio dei soliti russi, che pure vi ho teorizzato ne La cartina tornasole  non entrarci un cazzo?

E’ pur vero, d’altronde, che tutta questa massa monetaria in realtà il mondo lo fa crescere davvero.

Ma allora subentra la annosa questione dell’equità della distribuzione della ricchezza.

Che richiede soluzioni di altro tipo.

E che tanto ricorda un elastico pronto a spezzarsi in rivoluzioni.

Attenti alle quali, che sono fenomeni ciclici e non è detto che il secolo delle rivoluzioni non si ripresenti.

Questo tra l’altro è il motivo per cui io ho sempre teorizzato di “revoluzioni”, che permettono di cambiare in corsa con piccoli aggiustamenti e senza grandi traumi da cui poi si deve resiliare.

Con tanti saluti agli attuali modelli di spesa e di presunto o effettivo benessere.

E vabbè, mi è scappato il pippone, ma magari scoprirete che la colpa è di chi guida, che in realtà è soggetto davvero pluralistico.

Insomma, se uno volesse sparare ad un responsabile, non ne troverebbe uno solo e il bersaglio diventerebbe mobile e volatile.

Ma torniamo in noi.

Io ricordo bene con nostalgia quando eravamo piccoli e si caricava la macchina stipata come un uovo e con le valigie sul tetto per andare in villeggiatura.

Era una Mini, ma quella Minor davvero non quella Bayerische Motor Woerke

Erano gli anni del primo benessere da boom economico.

E mio padre si preoccupava di preparaci da mangiare per affrontare il lungo viaggio alla volta del Sud.

Eravamo migranti stagionali al contrario.

E il mangiare era pane e mortadella, ma non quella coi pistacchi.

Era mortadella nuda, quella dei muratori.

Che se vedeste come viene prodotta non la mangereste più.

Mentre all’epoca erano gustose e festose proteine di scarto a basso costo.

Molto basso, tanto da potersela permettere un muratore della costruzione e ricostruzione edile.

Il famoso companatico.

Così la mortadella è rimasta il mio benchmark.

E non posso non notare che la stessa busta da 100 grammi negli ultimi mesi non costa più 80 cents, ma è arrivata a 100 cents.

99 in realtà per la psicologia dell’istigazione al consumo.

Io ho sempre detto che l’inflazione non esiste.

O meglio, esiste solo nella misura in cui io compro qualcosa.

Se cambio il mio modello di spesa e compro trendy bambini africani da adottare a distanza, ecco che il prezzo del marchio da consumo se ne va giustamente a puttane.

Ricordate poi il plusvalore e tutta quella manfrina marxista.

E questo fatto che l’inflazione non esiste è vero.

Ma fino ad una soglia minima.

Quella detta appunto soglia di povertà.

Così ripenso al medioborghese del principio, e gli racconto che oggi ci sono le uova in offerta alla Esselunga.

Si, quella di “falce e carrello”.

Bisogna conoscere la psicologia dell’istigazione al consumo e guardare in basso, non in alto ad altezza naturale del viso.

E allora si scoprono le 6 uova a 167 cents.

Mentre la mortazza sta sempre la, ma tanto il medioborghese la schiferà.

Non c’è manco un pistacchio.

 

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