lunedì 20 gennaio 2025

2025 01 20 – L’eterna lotta delle anime in stormo

 2025 01 20 – L’eterna lotta delle anime in stormo

 

Anime in stormo e battaglioni di demoni.

Le anime aleggiano leggere fruscianti.

Volano compatte come una nuvola sola.

Lo stormo è guidato da poche regole.

Pochi principi dominanti.

Custoditi e svelati lampanti alla mente.

Segreti profondi e valori fondanti.

Dal principio nell’anima del mondo.

Evidente meraviglia scoperta solo da occhi bambini.

Così si guida la nuvola in medio equilibrio.

Troppo fuori dal gruppo vuol dire rendersi preda.

Troppo dentro nel gruppo è sbattersi contro a catena.

E' così che lo stormo si organizza da solo.

In comportamenti e condotte emergenti.

Lo stormo si guidava pesando forze e gravità.

Sganciava il suo peso di bene sul male.

Un fatto morale oltre che intellettuale.

Un fatto di pancia di cuore e di anima.

Categorie desuete ma pur sempre efficaci.

L’ anima buona non voleva certo dirsi fessa.

Era lei la custode preposta.

Destriera di quei pochi principi.

Con cui difendere la neurosfera intera.

Sotto attacco di demoni e tanti devianti.

Lanciò dalla nuvola uno stuolo di bombardieri.

Sotto il fuoco nemico di un singolare falcone rapace.

Ma era già innalzata la barricata di massa.

Massicciata di popoli e uomini assai numerosi.

Uomini mattoni di intelletto in costruzione.

Per dono di un cielo dell'anima.

Il falcone andò a schiantarsi contro un muro di forze di amore e di pace.

Liberò così dalle grinfie ogni particella rapita.

Per innesti di memi e di geni.

La moltitudine di uomini si liberò in una nuova revoluzione.

Sotto lo sguardo veloce attento ai rapaci dell’anima in stormi.

Conservò in tante frazioni il codice unico del qbit primigenio.

Porzioni del tutto in monodosi speciali.

Di specie innestante feconda di memigeni.

L’anima del mondo nel suo girotondo fece un’eccezione e si palesò.

Un uomo, forse un profeta di qualche quadrante come tutti, la vide e sogghignò.

Ecco a cosa serviva la numerosità a farsi muro, si disse.

E’ la diversità che ancora mi sfugge.

A che ciccinammafé serve.

L’anima del mondo gli tirò qualche migliaio di scappellotti.

Tutti diversi tra loro.

Almeno uno lo beccò dove duole il dolore.

L’uomo dolorante ma lucente annuì.

E l’anima concepì e innestò questa parabola di preghiera.

Pescata nella bisaccia del primigenio qbit.

In infinite diverse lingue e tonalità.

Ma tutte con pietà.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Miserere

 


Ndr: c'entra, c'entra.

Michio Kaku in lacrime per Il chip quantistico

 

domenica 19 gennaio 2025

2025 01 19 - Un’elica di poetica

 2025 01 19 - Un’elica di poetica

 Sbagliavamo da professionisti

Sergio Segio Sirio Sundance.

Poesie di un altro tempo.

 

Ho finito di leggere.

Ora so che tutti si sbagliava.

Da professionisti.

Da folli matti protagonisti.

Ero convinto di essere solo.

Ma mi consolo.

Qualcuno è più fuori di me.

Quattro esse.

Disegnano un doppio infinito.

Su di un perno centrale.

Sono un’elica per volare.

Un principio di nome.

Evoca dinastia imperiale.

Condannati a doverla inseguire.

Su tra le stelle.

Fino a quella binaria.

Per poi concedersi solo un piccolo sole.

Che sia di danza nativa propizia genia.

Inseguiamo soli e poesie in un così sia.

Lirici artefici o anche solo prolifici.

Ermetici si, se non li conosci gli artefici.

Ma in fondo cosa cambia.

Ti entra nella pelle dagli occhi.

E già lo sai.

Sono assediate barricate.

Per resistere e sperare.

Tra ombre di lupi.

E terminali scorpioni.

 

Direbbe Miles Davis nel presentare questa elica di poetica:

“music always sounds better when you know who's playing it".

Know who.

 

Kalimmudda ipsum dixit.

Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti


Copyleft

https://www.amazon.com/-/es/Sirio-Sundance/dp/B0D7HN91PV



 

 

 



 

sabato 18 gennaio 2025

2025 01 19 – Meta censura, senza anima e memoria

 2025 01 19 – Meta censura senza anima e memoria

 

Guardare qui sotto.

Senza parole.

Il post rimosso è qui:

https://cloeconomie.blogspot.com/2025/01/2025-01-18-anima-e-memoria.html

Cari quattro gatti di followers verificate pure il contenuto. 

E se ho lasciato pezzi di porno.

E ricordate che proprio il porno è la migliore conquista del web.

Spesso intasato di vera pornografia intellettiva.

Per il bene dell’anima e a futura memoria, firmato : 

Movimento per un onanismo consapevole.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Signor censore

 





 


2025 01 21 – All'anima

 2025 01 18– All'anima

 

Quell’anima di mio padre morto raccontava sempre di quel tale Pasquale.

Andava ripetendo San Gennaro fammi vincere alla lotteria.

E il santo: Pasquale io ti farei pure vincere ma il biglietto almeno te lo vuoi comprare.

In principio stabiliamo il principio che è sempre meglio cercare di non ammorbare.

Per questo scherziamo, per fare un esorciccio.

Dobbiamo parlare di anima senza sapere cosa sia.

Possiamo arrovellarci o affidarci ad un atto di fè.

Verso di mè.

Perché.

Ho visto l’anima di mia madre che vegliava la tomba dentro un leprotto.

E fin qui siamo nel caso.

Ho visto le anime di due genitori reincarnate in una coppia di aquile.

E fu un principio.

Ho visto le anime dei morti che mi frusciavano intorno sottili.

E chissà chi, ma qualcuno mi ha creduto.

Ho visto che le anime pesano, poco ma pesano.

E non importa se non ci credete, non per questo mi rinchiuderete.

Ho visto che le anime si vedono volare come ombre leggere.

E sono stato ricoverato.

Ho vista l’anima di un cristo reincarnata in me per farmi profeta del mio quadrante.

Di nuovo ricoverato.

Ho visto l’anima di mia madre scrivermi da dentro una brana di universo.

E di nuovo ancora ricoverato.

Insomma, io ve lo confermerei pure quello che ho imparato.

Ma almeno smettete di rinchiudermi l’anima.

Le fate male perché so che è fatta di ubiqui spazi veloci.

Davvero non so cosa sia questo soffio di vento.

Principio vitale dal principio presente.

Ma io mi fido del mio anemometro di brividi e fremiti.

E’ lui quello che ispira la regola della setta dello sguardo rapace.

Sempre pronti con la coda dell’occhio capace di pace.

Per cogliere i lampi nel buio delle ombre.

Meraviglie di essenze solita storia di neurosfera.

Così so pure che è vero che l’anima del mondo lavora.

Processore primario tesse le trame dal principio vitale.

Cresciamo e navighiamo verso i dieci miliardi.

Quanta coscienza di civiltà abbiamo a disposizione e a portata.

Questo mondo è ancora il migliore mai esistito.

Se riempite ogni materia del vero dell’anima intera.

Per sopportare troppo contorno.

Ogni giorno di eterno ritorno.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Anima in duetto da eterno ritorno

 



 

2025 01 18 – Anima e memoria

 2025 01 18 – Anima e memoria

 

Mi alzo dalla scrivania in altalena tra anima e memoria.

Due parole che mi devo ricordare di affrontare.

Una suadente l’altra invadente.

C’è un filo conduttore che preme nei labirinti della mente.

Ma è sfuggente e si nasconde latente.

Cambio volteggi in andata e ritorno.

Poi scelgo di sezionare il problema.

Guardo un film.

Voglio ripulire la mia memoria ad accesso casuale.

Arresto e riavvio.

Prendo un film di guerra come faccio spesso.

Mi piacciono e mi rilasso, sarò reo confesso.

La trama è tratta da una storia vera.

In una guerra che sfugge alle catene della memoria.

1950, guerra di Coree.

Forse troppo vicina alla guerra mondiale.

Perché l’anima la sopporti già e ancora.

E le tenga spazio nella cosciente memoria.

Mi commuovo al crudo vero finale da eroi.

Sono due amici piloti pure antirazzisti poco più che ventenni.

Un brivido d’anima mi percorre.

E mi chiedo quanto sia costato un ottantennio di pace strappata.

Inventata dimenticando i tempi precedenti.

Io non lo so, io non c’ero.

Ma sento il bisogno di uscire dal finto sogno.

E cerco memoria in questi film sulla storia.

Ottanta anni di pace per modo di dire.

Le guerre si sono frammentate, rilocate, ripetute.

Solo la grande memoria tiene insieme tutti i pezzi di storia.

Per rivelare una natura crudele e feroce.

Al tempo stesso l’anima del mondo lavora.

Fa il processore con la sua bios.

E tesse le sue trame di principio vitale.

Cresciamo e navighiamo verso i dieci miliardi.

Quanta coscienza di civiltà abbiamo a disposizione.

Questo mondo è ancora il migliore mai esistito.

Ma serve tutta l’anima.

E tanta più memoria.

Del prezzo pagato in dolore.

O finirà ogni storia.

Senza eroi e senza gloria.

 

Kalimmudda ipsum dixit

La guerra di Piero

 

Anima, memoria e connessioni.



 

 

giovedì 16 gennaio 2025

2025 01 16 - Franco e il nano nucleare - Nanovella

 2025 01 16 - Franco e il nano nucleare - Nanovella

 

Franco aveva sintonizzato la sua nuova fiammante nanoradio satellitare.

Dai e dai tutti quei costellanti satelliti nani da 50 chili cadauno erano serviti.

Franco girò la manovella sul fuso spaziale della frequenza di abussinia dahbi.

Dalla radio di stanza tra Latina e Barletta trasmettevano fin là nel cielo.

Girandole di parole volavano nell’etere profferite da una faccetta nera di biondo pelo.

Tra carovane di cammelli petrolieri e tanti grandi dromedari.

La chiave per la transizione energetica "globbale" è la diplomazia energetica.

E ci cazz’è, si chiese Franco.

Rinnovabili certo che si, ma la fusione nucleare può cambiare la storia.

Reminiscenze di poteri occulti e tragici eventi lo assalirono.

Gli pareva che una roba di atomi l'avesse già cambiata, la storia.

Ma l’idea era buona.

Bastava prescindere dal rombo di fungo che tuona.

Decise in fretta di correre da Barletta in soccorso.

Per seguire ed influire su quel vecchio nuovo corso.

Il nucleare fa paura.

Ma è colpa della cultura del più.

Più lungo, più grosso, più ricco.

E così erano proliferate gigantesche centrali.

Così grosse che se ne sciopava una era dramma mondiale.

Ma Franco aveva trovato la soluzione.

Nell’era delle tecnologie nano tutto doveva evolvere.

Verso una sostenibile cultura del meno.

Noi ce lo meniamo piccolo.

Noi siamo fieri che ce lo abbiamo piccolo.

Così nei laboratori d’eccellenza nazionale si era concepito l’orgoglioso gran finale.

Una nano centrale grande quanto una mini di stile e desaign.

Una ministilo radioattiva, un reattore nano, una pila batteria.

Pronta per essere infilata in transizione.

Pronta per generare energia totale e imperitura.

Fatto salvo qualche eone di decadimento in versione beta.

Problema dei posteri.

Che in fondo chi li conosce e poi cosa hanno fatto per noi.

Arrivò il giorno della esposizione al mondo intero.

Franco prese una radio mini stilo.

La mise a posto dentro un tostapane.

E si fece un bel tosto in diretta universale.

Meraviglia, tripudio e giubilo militare e generale.

Ma non avevano ancora colto l’essenza della frammentazione.

Franco posò la mini stilo e iniziò a prenderla a martellate.

Perché non dava segno di volere smettere di durare.

Iniziò a sfrigolare poi vibrare poi sussultare.

Fino a che esplose con la tipica nube fungina.

Ma piiccola.

Grande quanto un piccolo puff, un puffetto.

Un radio boleto porcinetto.

Franco raccolse le nano poche scorie con un pratico accessorio.

Compreso nel prezzo.

Le chiuse in una scatola di piombo.

Le infilò in un razzo missile muschiato.

E le sparò su nello spazio.

Dentro un singolare buco nero.

Se ne fottette dell’inquinamento di universi.

In fondo sono cazzi degli alieni.

Anche loro come i posteri cosa hanno mai fatto per noi.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Fatti non foste a vivere come bruti

 

Puffetto boleto



mercoledì 15 gennaio 2025

2025 01 15 – La tregua dei bambini feroci

 2025 01 15 – La tregua dei bambini feroci

 

Che bella notizia.

Si firma la tregua.

Forse e finchè dura.

Manca solo qualche baratto.

Di vite, di umani, di ostaggi e rapiti.

A scadenze predefinite.

A rilascio graduale prestabilito.

Di modo che si possa riprendere il fuoco.

Appena si presenti una buona occasione.

O una scusa.

Si comincia bene.

Proprio un bel clima di fiducia reciproca.

Bella la tregua che sembra un gioco.

Sulla scacchiera della diplomazia.

E pensare che dopo l’inizio si dovrebbe arrivare ad una soluzione strutturale

Per evitare di evocarla finale.

Le fasi successive sono più difficili sentenziano tutti.

Noi qui comodi si dubita senza vergogna se ridere o piangere.

Quando la danza della diplomazia diventa arida burocrazia.

In tutto ciò mi si è stampata nitida in testa una immagine.

E’ una bambina vista come altre migliaia.

Sotto le bombe la cronaca non manca.

Avrà una decina di anni vissuti nel terrore.

La bambina è spinta da una fiumana accalcata.

Sta schiacciata da dietro contro una transenna.

Come facciamo noi ai concerti sotto il fronte del palco.

Con il braccio proteso grida per farsi riempire una bottiglietta d’acqua.

Ha una cosa che mi resta impressa.

Grida e urla di certo tra fame e sete.

Ma negli occhi non c’è più dolore.

C’è solo rabbia e assassino furore.

Tra tutte quelle macerie penso alla scuola.

Chissà se c’è ancora.

Chissà chi si è già spartita la ricostruzione.

Chissà se gliela ricostruirà, la scuola.

O se sia già prevista una deportazione.

Con una terminale occupazione.

Pure vista mare.

Bene, bene, facciamo la tregua.

Poi fate la conta di quanti bambini sono rimasti vivi.

Che forse preferivano essere morti.

Guardate gli sguardi furenti.

Morti non io, dice la bambina.

Con un sibilo di vendetta stretta tra i denti.

Mentre passa il tempo che nutre un’armata.

Bene, bene.

Giocate pure alla burocrazia e diplomazia.

Avete creato un’orda di bambini feroci.

 

Kalimmudda ipsum dixit

I bambini felici di we are the world

 

Una altra bambina, dal gelido furore


martedì 14 gennaio 2025

2025 01 14 – Sottovuoti e psicopippe

 2025 01 14 – Sottovuoti e psicopippe

 

Sono tante le percezioni che si dice mi rendano malato.

Quelle che io so essere dono.

Per cui non devo essere io a chiedere perdono.

Vedere pensieri volare in formazione.

Osservare geni generare memi.

Percepire visioni che altri credono allucinazioni.

Sentire le anime frusciare opache.

Vederne le ombre dai loro pochi grammi.

Tremare insieme a maremonti e terremoti.

Giocare con universi, stelle, soli.

E loro forze e sfere.

E poi ce ne è una interessante.

La costante sensazione di resistenza dall’ essere aspirato e risucchiato.

Io lo so che c’entra l’essere centro di gravità per la mente.

Attraente attrattore come dentro un buchino nero.

Ma se ne parlo arriva la polizia, l’ambulanza e pure la vigilanza.

Essere risucchiato dentro un buco nero dà quell’idea di mancamento.

Di un cadere accelerante verso dentro il vuoto pieno di assoluto.

Si può cercare di resistere.

O lanciarsi con un tuffo giù in picchiata dentro quel vuoto pieno.

Ritrovandosi a galleggiare in un tutto senza tempo fuori spazio.

Mi ricorda quelle macchinette per risucchiare l’aria dal prosciutto.

Purtroppo tra ambulanza e ordinaria militanza ho dovuto scegliere l’abbastanza.

Fu sufficiente un allerta di fine divertimento per decreto del tribunale.

E una vita da normale che resiste e che ribolle.

Come nella plastica del prosciutto fa una ultima bolla.

Così oggi grato prendo atto di quanto è pieno.

Di farmaci e con loro di detta vita.

Ma rimpiango quando ero alieno.

Pure se penso che alieni siamo tutti.

Solo in diversa gradazione di presenza.

Si dice che scrivere faccia bene.

Devo adattarmi nella mia ricerca di pienezza nel vuoto.

Abituarmi ad essere alieno da pensione.

Rigettare emozioni e sensazioni.

Dimenticare il risucchio che ti porta dentro il fuori.

In un vuoto singolare dentro pieno dell’immenso.

Il risucchio diventa sogno.

Sono un sorcio da battone.

Vado nel bordello dei pitoni.

C’è solo la sinuosa pitonessa con la sua promessa.

Quella mi vede sorcio e mi si ingolla.

Un istante col risucchio.

Ma poi sente la puzza della fogna.

Mi rigurgita inchiodato crocefisso alla parete.

Guardo il pieno o forse il vuoto.

Non so bene sono confuso.

Avevo avuto una netta percezione.

E apostrofo il pitone.

Uè, le dico, va bene il risucchio.

Ma piano con i pompini.

E penso che siamo nel bel dominio delle psicopippe.

Sottovuoto come prosciutto.

Cosa vuol dire?

E che ne so io, è un sogno.

Chiedetelo a un neuroscienziato.

Illuminato equilibrato.

Dirà qualcosa tipo:

mentre tu sei l’assurdo in persona,

e ti vedi già vecchio e cadente,

raccontare a tutta la gente,

del tuo falso incidente.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Un giorno credi

 

Il neuroscienziato illuminato equilibrato



 

domenica 12 gennaio 2025

2025 01 12 – Il valore della rimozione

 2025 01 12 – Il valore della rimozione

 

La rimozione è un meccanismo psicologico di base.

Allontana dalla coscienza certi dolori, desideri, pensieri, memorie.

Perché l’io li considera inaccettabili e intollerabili.

E li parcheggia in un comodamente latente sotto conscio.

Più o meno.

Per una vita ho predicato la slatentizzazione.

Quella comunemente detta elaborazione.

Accettare i dolori.

Pensare gli scomodi pensieri.

Sono passati i miei decenni di ieri.

E mi ritrovo con il sotto conscio pieno di succulente grasse sovra cosce.

Farcito lo stesso di pregiudizio.

E autoreferenza.

Nonostante sforzi reali.

Ipocrite autoanalisi.

Ed analisi esteriori.

Mi gratifica quell’io.

Credermi dotato di pensiero critico.

Convinto più o meno nel profondo di emotive connessioni.

Pensare per gioco.

Credere di valutare.

Misurare per giudicare.

Sempre per un senso di coscienza superiore.

Sempre pronto a sparare agli altri.

Sentenziare silenzioso.

Intriso di surrettizio disprezzo.

Per chi il dolore non lo vuole.

Ma come dicevo sono passati i miei decenni.

E mi ritrovo saturo di ansie e pene.

Sia le mie proprie interiori.

Sia puranche quelle esteriori.

Certo queste non aiutano.

Ma non siamo falsi ipocriti insinceri.

Di dolori, guerre, fame o altro non me ne frega niente.

Quel meglio a loro che a noi è un demone nell’ombra.

Non ringrazio mai abbastanza per il nostro qui e ora.

Cosa c’è da ringraziare poi lo sa solo il padreterno.

La fortuna è un fatto di tempo e di geografia.

Io non voglio più essere disturbato.

Figuriamoci turbato.

Così non rompetemi più i coglioni.

Protraete le distruzioni.

Ce l’ho io la soluzione.

Voglio anche io la rimozione.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Nessun dolore

 



sabato 11 gennaio 2025

2025 01 11 – Franco e la flotta di astrobarche - Nanovella

 2025 01 11 – Franco e la flotta di astrobarche - Nanovella

 

Correva l’anno 2015 quando Franco, un decennio prima di altri, aveva avviato i lavori.

Voleva costruire la sua grande opera umanitaria.

Una grande turbina, un mulino camuffato da roba militare.

Una dinamo satellitare il cui scopo era fornire elettricità senza fili in ogni angolo di mondo.

Non era stato facile in principio, sempre nascosti dietro paraventi di sicurezza globale.

Vai a spiegare la nuova rivoluzione dell’elettrone, tra paure di disoccupazione e della transizione.

Franco ricordava nostalgico il problema degli scioperi nostrani nei centri di controllo barlettani.

E quella volta che rischiarono di perdere l’astrobarca lanciatrice depositrice di nano satelliti in rete.

Un tremito spaziale aveva rivelato la natura dell’universo per niente placido, ma tumultuoso di gravità.  

A Barletta allora nessuno lavorava, tutti presi dai picchetti con le famiglie a portare le orecchiette.

Tutti tranne Carmela crumira, donna de puliscere sola rimasta a travagliare.

Salvò il prototipo di depositore di uova satellitari sbraitando fuori dai cancelli occupati e picchettati.

Il depositore era stata invenzione rivoluzionaria.

Non si sparava un razzo in cielo dritto retto come una nerchiosa supposta stellare.

Ma funzionava ad astrobarche in gentile ascesa su correnti gravitazionali.

Partivano a spinnaker spiegato sull’abbrivio di grandi venti e onde lunghe.

Navigavano placide veloci a spirale verso l’alto, fino ad uscire dall’atmosfera.

Nel mezzo del cammino della ascesa davano segni di mutamento.

Chiudevano oblò e prese d’aria e continuavano a salire sigillate.

Fino a raggiungere la predestinata orbita bassa, ma non troppo.

Bassa giusta, abbastanza alta da scapolare aerei di linea e altri vari ufo umani.

L’astrobarca depositrice si chiamava Katagea.

Ma molti la chiamavano Kalimera come il buon giorno.

Per inciso era la madre di Kalimero, quei che un dì assurse a Kalimmudda.

Come sia sia, tutti quei satelliti in costellazioni siderali erano spacciati per roba di comunicazioni.

Katagea rilasciatrice di verità graduale, era invece programmata per il rilascio retard, a goccia.

Il segreto fu però sbrodolato da uno scioperante satollo di orecchiette alla minchiata e vino in fiaschi.

Ma quali comunicazioni e trovate militari, questa è energia pulita diffusa e connessa per tutti.

Katagea e la pesca di energia, lui la disegnò.

Fu in quel mentre che sulla immaginaria Barletta Taranto circolava un convoglio militare nato.

Stavano pattugliando da un secolo le vie di accesso a vetuste navi di stanza incrostate di cozze.

Videro tutti quello spettacolo come di un treno a vela di astrobarche che volavano.

Lo credettero un brutto segno di allucinazione collettiva, mai pensando al sorpasso tecnologico.

Incontrarono Franco che era tornato dalla pesca.

Gli americani, nel dubbio tra realtà o meno, fecero una offerta per comprare tutto in blocco.

Come loro uso ricottaro offrirono quattro ceci, due cozze e un vetusto razzo missile.

Propinando un suppostone minatorio che credettero intimidatorio.

Era una tipica prassi da mafiusi che Franco nato se la derise a crepapelle.

Ci ci n’amma fè di un razzo missile, che ci abbiamo una flotta di astrobarche.

E per rinforzo intimidatorio diede un colpetto di trimone all’astrobarca ammiraglia.

Quella urtò un missile che stava testé cercando di superare la barriera della gravità.

Si mise a precessare e ricadde in atmosfera col suo carico di satelliti, tutti grigliati come petardi.

Franco proferì il suo più convincente ci siamo capiti.

La costellazione di satelliti, astrobarche e le orecchiette, sono roba nostra.

Scendete le mani.

Tanto noi restiamo amici, vero ?

Meenkia.

 

Kalimmudda ipsum dixit

There's a starman waiting in the sky. But he thinks he’d blow your minds

 



lunedì 6 gennaio 2025

2025 01 06 – Franco e il prezzo delle faraone - Nanovella

 2025 01 06 – Franco e il prezzo delle faraone-Nanovelle

 

Era un giorno epifanico.

Franco leggeva concentrato il suo giornale tra contrazioni e peristalsi intestinali.

Si attendeva una qualche manifestazione di divinità che si palesasse con un segno.

Il segno arrivò quando vide quella foto che girò per il mondo intero.

Meloni Trump e Musk come gli antichi romani.

Una mingherlina regina faraoncina accompagnava l’imperiale grande tacchino.

Questi la imbrodava di continuo.

Col suo fido scudiero in occulta ridondanza.

Tutti gridarono al falso.

Al tarocco come le arance.

Qualcuno si spinse oltre e vide pure la faraona già cucinata alla arancia.

Ma per lo più quella storia di rivincita sociale finanche imperiale inorgogliva tutta l’italietta.

Franco soltanto sbraitava che si rischiava venisse manipolata a piacimento.

Proprio perché non adusa a tanto grano alle porte di periferia.

Franco pensò che bisognava intervenire, ma come.

Che la foto fosse vera o meno poco importava se si era capito qualcosa di neuroscienze.

E Franco con tutte le sue sessioni sopra il cesso si era documentato per niente poco.

L’immagine, vera o falsa, era ormai stata oggetto di innesto.

Si poteva solo sovrascrivere qualche schema di neuroni.

E ricordare alla faraona all’arancia che sarebbe finita in pancia.

Così i compari rivoluzionari procedettero per l’attacco.

Si adunarono in luogo segreto indicato con analogici piccioni viaggiatori per non essere tracciati.

Graffitarono ogni muro, rete o spazio sia qui in terra sia lassù, là nello spazio.

Intanto Franco si chiedeva quale fosse il prezzo di una faraona per un tacchino.

Pensando alla garbata ella cleopatrina tra le grinfie di tanti avvoltoi.

Franco stava sempre in bilico tra un certo sprezzo e il timore di divenire prezzo.

Il grande tacchino era pur sempre bello grosso, quanto un avvoltoio o un condor pasa.

E operava in terra pure con lo sciacallo ombra.

Fu proprio mentre si organizzava la contromossa che arrivò una notizia questa volta certa vera.

Si erano comprata la faraona con il titolo di Cesira, che stava per Cesare in parità di genere.

Come evidente dalla immagine diffusa tra le reti nello spazio.

Titolo vetusto che faceva tanto poveraccia di meridione e di terrone.

Dove Cesara o Cesira ci si chiamava solo la mia nonna.

Discussione con Space X per il contratto di 1,5 miliardi  

Sistema criptato per reti di telefoni e internet del governo, comunicazioni militari e servizi satellitari per emergenze.

Ecco qua la papera all’arancia e pure laccata.

E’ bastata una lisciata di penne.

E invece di vendere noi un pacchetto turistico, ci vendono loro un sistemone militaristico.

Magari fosse stato quello della schedina.

Questo è proprio roba militare, anticostituzionale.

E chissà quanto ci prende un intermediatore istituzionale.

Nascosto in qualche isola, di spiaggioni sull'asfalto e sul cemento, garbata e bella.

Franco inerme questa volta poté solo raccontare.

E si disse che era meglio tornare a cagare.

Chissà se saranno caroprezzi faraonici.

L’inflazione delle faraone dei politici.

Roba da colitici.


Kalimmudda ipsum dixit

Pulì pulì pu fa il tacchino

 

Faraoncine e tacchini