martedì 31 dicembre 2024

2024 12 31 – I centesimi di Franco - Nanovella

2024 12 31 – I centesimi di Franco -Nanovella

 

Francamente non si può non menzionarla.

E’ la storia di Franco, amico immaginario.

Franco si era sistemato per bene nel barrio.

Pensione imminente, casetta accogliente, fermata metrò e supermercato a due passi.

Un giorno di capodanno leggeva il giornale.

Per il cenone saranno spesi 97 euro a famiglia, diceva.

Statistico paniere di due polli a ricottaro, mentre a Franco invece niente.

Secondo l'indagine solo il 31% delle famiglie riuscirà a contenere la spesa entro 50 euro. Il 27% spenderà fra 50 e 100 euro, il 21% fino a 150 euro, il 9% fino a 200 euro, il 5% fino a 300 euro e il 2% che supererà questa cifra.

Franco stette nel restante %, che preferì non rispondere.

Decise di andare al supermercato, armato dei 97 euro per democratica media o mediana.

Le porte scorrevoli si aprirono biblicamente come fossero il mar rosso.

La religione del consumanesimo svelò il suo diabolico lato tentatorio fatto di luci, colori ed espositori.

Più girava più Franco notava un delirio di carezza, non nel senso affettivo ma proprio inflattivo.

Si avvicinò ad ogni prelibatezza, ma un senso morale gli impediva di comperare oltre un tanto al chilo.

Scartò caviali, salmoni, tartufi, sciampagne e ogni genere di pregio a sfregio.

Di chi non li poteva nemmeno annusare.

Franco sapeva che il problema era la catena distributiva, rapace appropriatore di ivato plusvalore.

Ma trovarsi ricotta o mortadella a valori di prezzi multipli non gli era mai stato bene.

Si rivolse dunque in basso, dove non cadrebbe l’occhio, e scovò qualche compromesso.

Andò a pagare alle casse disoccupazionali, quelle già foriere di intelligenza artificiale.

Passò tutti i prodotti per totale 97 euro, quando una gendarme in uniforme lo apostrofò.

“Non ha battuto il sacchetto giallo”, in effetti dimenticato.

Una volta di plasticaccia, oggi eco derivati vegetali ma pur sempre minimali.

Franco si interdì per la micragna di 10 centesimi, contro i 9700 centesimi già spesi.

Io consumatore sono il tuo dio finale.

E tu mi scassi la minchia nel mio essere divino, per 10 cents.

Franco perse il lume della ragione.

Andò dal più vicino benzinaio con dei sacchetti apposta comprati e li riempì di ottani.

Entrò nel supermercato con aria indifferente e coi sacchetti pieni nello zaino.

Li depose tutti insieme in qualche adeguata isola espositoria.

Si lasciò dietro una scia e uscì indifferente come era entrato.

Sempre a testa china dissimulata dimessa per evitare le telecamere.

Solo fuori si accese una sigaretta, pregustando il grande botto che pronto arrivò.

Bruciò tutto senza morti, ma chi più aveva esagerato perse tutto il ben di dio.

Franco restò fuori ad osservare come i migliori criminali sul suo luogo del delitto.

Rimirava tutte quelle lingue danzanti di giallo rosso e arancio.

Quando il pubblicò dei sottomedia capì l’accaduto si mise a urlare di giubilo e tripudio.

Rapinare un supermercato è criminale, ma fondarne una catena ancora di più.

La grande distribuzione.

Ricottari per vocazione.

Franco immaginario salì in metrò e se ne andò.

Non aveva mai sopportato i centesimi.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Il ruggito di Franco, liberamente ispirato a Frank’s wild years

 



Ps. Racconto di fantasia. C'est pour jouer. Alla gdo noi ci vogliamo tanto bene. 

lunedì 30 dicembre 2024

2024 12 31 - La marmotta non divora la ricotta - Nanovella

 2024 12 31 - La marmotta non divora la ricotta - Nanovella

 

Ovvero, le marmotte non sono ricottare.

Ovvero, il discorso della montagna.

La grande madre marmotta era stanca.

Aveva predicato per lungo tempo la divinità della evoluzione.

Ogni stagione il miracolo si ripeteva.

Con il freddo generale inverno mezza colonia si addormentava del tutto.

Mentre con il risveglio della regione, l’altra metà cresceva più forte, bella, paffuta e di fischi dotata.

I fischi erano lo strumento di allarme sociale, cui venivano preposte speciali sentinelle.

Tutte dotate di vista da aquile e capaci di stare in allerta per ore, ritte nelle loro guardiole di vento.

Al minimo pericolo urlato alla valle tutte filavano nascoste sottoterra nei tunnel.

Con l’aiuto della madonna evoluzione avevano trovato un equilibrio per tutta la colonia.

Alle aquile e predatori veniva solo lasciato un saltuario tributo.

Quello della marmotta più ciulotta, spaparanzata al sole distratta.

Soltanto un nemico temevano più di tutti.

L’essere umano predatore con i suoi grandi escavatori.

La marmotta non riconosceva utilità alcuna nel costruire tane sempre più grandi e di accessori dorate.

Ma se ne era fatta una ragione, saranno bene cazzi d’umano.

C’era in effetti una differenza sociale tra le due popolazioni coloniche.

Le marmotte si erano annidate fin dove c’era spazio per la colonia.

L’umano cresceva a dismisura sempre più bisognoso, intriso della sua cultura del più.

La grande madre marmotta aveva doti di veggenza e sognava parecchio.

E cercava di educare, un pochino scassaminchia, chiunque incontrasse.

Un giorno un umano scalò la montagna, alla ricerca del suo canto.

La marmotta fischiò un grande allerta che l’eco pronto le rimandò.

L’umano si sedette appagato da tanto meraviglioso controcanto.

Mentre la marmotta lo guardava e lo pensava davvero un po’ tocco.

Ma non poteva non predicare e nella sua veggenza voleva avvisarlo.

Sapeva per certo che qualcosa non funzionava nella testa e nel cuore d’umano.

Ma santa madonna l’evoluzione per certo ci stava pensando.

Eppoi l’umano ci aveva tutto quell’ingegno, che ne aveva fatte di ogni.

Pure financo maipiùsenza funivie con gli ovetti per colonie di su e giù isti.

Che col cazzo che le prendo, pensò fremente la marmotta convinta campestre.

Se poi cade l’artificiale strumento finiamo tutti in frittata di ovetto.

Anche dentro o fuor di metafora.

Dunque la maestra marmotta trasmise un fremito di pelliccia all’umano.

Era un fremito informativo che l’umano recepì a sua insaputa tramite un brivido.

La marmotta aveva innestato un genememe nei ricordi dell’umano.

Era il dire dell’aquila renata, che parlò alla gran maestra nell’era delle melodie di antichi fischi.

Ci sarà un giorno che il destino sarà compiuto.

Non servirà più né l’io, né il sé.

Si vivrà nell’armonia della reincarnazione colonica di ogni essere vivente.

Se valeva per le marmotte lo sarà anche per gli umani, magari col tempo.

Così asserì un filo d’erba al fremito del vento.

Ma non oggi, giovani virgulti d’uomo.

Questo giro vi reincarno certamente.

Ma in un filo d’erba innocente.

 

Kalimmudda ipsum dixit

La montagna dei ciliegi

 

Il ruggito della marmotta



 

domenica 29 dicembre 2024

2024 12 30 – La talpa e Atahualpa - Nanovella

2024 12 30 – La talpa e Atahualpa - Nanovella


Il candido manto di zucchero a velo copre ogni altro colore.

La talpa scava gallerie sotterranee senza sapere perché.

Il cane usma trottando seguendo col naso tracce invisibili.

Anche lui non sa perché, gli uomini lo hanno ibridato così da lupi e sciacalli.

Ma a sua insaputa di essere strumento di morte.

L’uomo fa l’uomo delle bianche ricotte, cioè osserva la scena da ricottaro.

Aspetta di appropiarsi di qualcosa, per genetica da predatore sciacallaro.

L’essere in cima alla catena alimentare lo lusingava non poco.

E guardava, e pensava, e rideva, si credeva lui il padrone.

D’un tratto un movimento brusco del cane cattura la sua attenzione.

Il cane tuffa tutto il muso fino alle orecchie sotto la coltre bianca.

L’uomo osserva compiaciuto il suo ignaro strumento di morte.

L’istinto da caccia non si può non ammirare.

Di botto la danza ha cambiato passo.

Il cane scava con sempre maggior frenesia.

Sotto l’occhio dell’uomo che continua a non fare un cazzo.

Lui troneggia, comanda, dirige, si erge.

Intanto sotto la coltre di neve di prato e di terra la talpa scava in gara con il cane.

Trova anche il tempo di chiedersi perché il padreterno non la mandava in letargo.

Sarebbe morta con onore dormendo e non fuggendo come una polpetta.

Nel frattanto pregava tutte quelle divinità umane che aveva sentito.

Ma come sempre nessuna rispose o si mosse.

Tutte nascoste nella convinta giustezza della catena alimentare.

La talpa si voltò di nuovo e vide con terrore le volte delle sue gallerie che crollavano.

Sempre più vicine, come tracciate da un drone che manco sapeva cosa fosse.

Per oscure alchimie del terrore pensò alle bestemmie dei ragni quando un umano gli spazzava la tela.

Poi di incanto sentì un suono di voce di uomo che intimava al cane che bastava.

Peccato non tornare con una preda si era detto, ma poi ripensò di comprarla al supermercato.

La sua posa da osservatore ricottaro gli aveva intorpidito le ditine, poverine.

Il cane seppur con una certa malavoglia aveva obbedito da strumento quale era.

La talpa percepì che i rumori si allontanavano dal suo fiato corto.

Si mise a contare tutte le volte che aveva pregato il padreterno col suo bambino gesù.

Questa divinità qua di umana somiglianza e concezione non è mica buona, disse imprecando.

E si ripeté guardando il cumulo di macerie lasciate dallo strumento di morte di massa bianco sporco.

Devo trovare un altro patrono protettore, forse su vette più alte.

Le echeggiò qualche distorta parola di un giurista collinare.

Aspettare i messia e i bambini jesus, si va bene.

Ma solo finchè Atahualpa, o qualche altro dio, non dica "descansate niño".

Meglio che continuo io.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Alle prese con una verde milonga

 

 La talpa tapina blasfema



 

 


 

 

2024 12 29 – Rientro con l’auto da fé

 2024 12 29 – Rientro con l’auto da fé

 

E anche questo natale è passato.

Meno male ce lo siamo levato.

Siamo stati bene, siamo stati insieme.

Abbiamo ringraziato chi ci ha ospitato.

Qualcuno ha di sicuro pregato.

Qualcuno certamente se ne è fottuto.

Io rientro tra i secondi.

Ma ne dovrei vergognare.

Invece niente.

Resto muto indecente.

Tra bambinelli nativi e pensieri cattivi.

Pensieri, parole, opere e omissioni.

Di soccorso, principalmente.

Passa fugace nella rubrica delle cronache la notizia dei bambini congelati.

Niente buoi ed asinelli per quei pure santi bambinelli.

Chissà perché sono più morti di quelli sotto i missili.

Così mi ritrovo auto inquisito.

In quella pratica antica dell’esame di coscienza.

E mi crogiuolo nel peccato.

Quello dell’io, del me, del sè.

In attesa di penitenza per sentenza.

Senza vero pentimento.

Di sicuro senza un momento di tormento.

Qui ci vuole un’abiura.

L’eresia è del “sto bene io”.

Tutto il resto non importa.

Basta che alla fine ci sia la torta.

Io fui bene educato da cattolico.

Che certamente non è univoco.

Ma rende bene per noialtri.

E per predoni di pelo detto laico.

Allora ho da scontare il mio peccato.

Già qui in terra davanti al rogo dell’anima.

Non avere fatto niente.

Omissioni solamente.

Inquisito non pentito.

Mi sono giocato il paradiso.

Per una fetta di strudel o panettone.

Per un dono sotto l’albero.

Che tristezza, inquistore.

Dammi fuoco per favore.

Con il caldo potrai scaldare.

I bambinelli congelati.

Questo è il mio gelido calore,

auto da fé nel mio torpore.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Frankie hi nrg - Autodafé

 

Autodafé forse al contrario



  


giovedì 26 dicembre 2024

2024 12 26 – Grazie a tutti per questo Natale

 2024 12 26 – Grazie a tutti per questo Natale

 

Questa vacanza di festa è passata.

Piena di gesti di riguardo e di affetto gratuiti.

Siamo stati accolti in famiglia tra le montagne.

Talmente belle da non portare la nostalgia di quelle mie.

Mai per un attimo mi sono sentito come il pesce dopo i tre giorni.

Sabrina, Gabriele, Loretta, Alberto e pure Olga.

In ordine sparso di operosa presenza.

Tutti campioni di bella accoglienza.

Daniela ed io vogliamo fare un pensiero.

Qualcosa che resti per duratura memoria.

Una marmotta andalusa, o altro souvenir di pietà che fa chiedere scusa, proprio no.

Poi la montagna ci ispira il ricordo di tutti i doni ricevuti.

Tra tutte queste foreste di boschi, vogliamo lasciarvi un indelebile segno.

Vi doniamo, perciò, l’albero del ringraziamento.

Specie scientifica di musa paradisiaca.

Fa dei frutti che si possono pure cogliere.

Non come in quel nostro presunto paradiso terrestre.

Così raramente testimoniato e quasi mai visto.

Questo sta in montagna, come gli abeti dolomitici.

Ma lontano, là sul tetto del mondo del Nepal.

Dove viene curato e accudito.

Sperando che possa fruttare per sfamare qualcuno.

Qualche bambino, magari.

Di quelli che aspetta e spera che ci pensi un gesù.

Qualcuno sì discreto e pure lontano.

Che non scassi i maroni a chi ha già da lavorare.

Piantare, concimare, potare o raccogliere anche no.

Adesso giù la maschera di omertosa sorpresa.

E’ un banano davvero, ma nepalese vero sincero.

Il banano dicono sia l'albero della fantasia.

Compagno ideale di chi sa sognare in grande.

Senza mai perdersi lontano dalle radici.

Diventa maestosa musa ispiratrice di poeti e artisti.

Si eleva regale fino a oltre sette metri d'altezza.

Produce frutti che nutrono corpo e immaginazione.

Donare un banano significa donare a chi ami la libertà di sognare.

Sostenendo al contempo le famiglie locali.

Che custodiscono la crescita di un dono di vita.

L'albero che vive, cresce, respira e dona al mondo la sua bellezza.

E poi si, lo dico a Gabriele, quello come l’arcangelo.

Il capofamiglia a parità di genere con Sabrina.

Si è vero che fa i frutti bislunghi.

Ma non fare confusione.

Non son mica fave toscane.

Grazie a tutti!!!

 

Claudio e Daniela

Banana!

 

https://www.treedom.net/it



 

 

 

mercoledì 25 dicembre 2024

2024 12 25 - L'alberello Natale in casa Pace

 2024 12 25 - L'alberello Natale in casa Pace

 

Anche questa vigilia è arrivata ed è passata.

Natale il Babbo non si è fatto vedere.

Sempre nascosto nelle anime di bambini adulti.

Tutti a dire che non ci si crede.

Fino a quando poi lo si vede.

Lo si vede in quella pratica dei doni.

Scelti sempre con dissimulata gran cura.

Che rispunta nei sorrisi di chi i doni li ha pensati.

Che risuona poi negli occhi di chi li riceve.

Tutti i babbo natale si risvegliano bambini.

Una metamorfosi divina li riporta a quando si era piccini.

Se chiudete appena gli occhi li vedete.

Nei ricordi e negli affetti.

Ma basta psicopippe natalizie.

Voglio raccontare di un dono molto special.

Un foglio.

Tutto sta bene descritto in un opuscolo.

E in un sito.

https://www.treedom.net/it/my/trees/495-GYDG

Così sembra un nome per un drone.

E invece è una adozione a distanza.

Di quelle che ho immaginato e predicato in abbondanza.

Quando il drone evolutivo lo facevo proprio io.

Qualcuno adesso lo fa ancora per davvero.

Mi riporta ad essere padre di famiglia.

Trinitario patriarca di una umana, una cagna e una pianta.

Con l’amore di una marmotta molto special.

Che non cade mai in letargo.

Così lo annuncio anche a Vittoria figlia umana.

Hai un altro fratellino adottato molto speciale.

Fratello albero di cacao laggiù nel Camerun.

Non abbandonato a sè stesso.

Ma accudito in presenza e pure da qui a distanza.

Come si fa con i bambini.

Come immaginavo in un sito www.revospesa.it

Un regalo intelligente.

Un dono di vita commovente.

Da qualcuno che mi capisce.

O si fida senza fare troppe domande.

Mentre intorno mi credono in delirio.

Metti poi che uno voglia approfondire.

Il cacao è di specie speciale.

È la specie del Theobroma.

Vuol dire cibo degli dei.

Dei come quelli di Babbo.

Un nome che deriva dall'uso sacro della pianta.

Nelle sterminate civiltà mesoamericane.

Ora è ora di svegliarsi.

E di preoccuparsi di accudire questa strana famigliola.

Resta il sogno ad occhi aperti.

Io scelgo l’albero.

Io sono albero.

Ribattezzo il theobroma.

Si chiamerà  Natale.

Natale di Pace.

Natale Speciale.

 

Kalimmudda ipsum dixit

L'albero di Jovanotti

 

 

Treedom Fratello Natale Speciale



 

Sorelle piante pronte per adozione in vivaio




 


martedì 24 dicembre 2024

2024 12 25 – Auguri agli amici per un pelo

 2024 12 25 – Auguri agli amici per un pelo

 

Scorrazziamo sulla neve.

Bea tira fuori la sua indole.

Qui ad Andalo, evvai e andale.

Rimbalza di gioia tra le nuvole per terra.

 

Eravamo preoccupati per il freddo.

Ma invece non le fa un baffo.

Questa è razza mista pura.

E’ di lupo da pastore, maremmano nano.

 

Altro che cane da pagliaio.

Fa la guardia quanto un branco intero.

Sempre all’erta ad ogni vista.

Ringhia chiara con piglio di artista.

 

La crediamo sempre bianca.

A Milano laddove si staglia.

Ma qui è tra onde di candore.

E il  colore è bianco sporco.

 

L’ho sognata giorni fa.

Libera nei campi correva su e giù.

L’ho chiamata a tutta voce.

Fino a che tornò veloce.

 

Usmatina e leccatine.

Io le dico scegli tu.

Qua sei libera puoi andare.

E lei pronta se ne va.

 

Me la sogno coi compagni lupi.

Una vita tra boschi e prati.

Ma per fortuna poi ritorna.

La sua libertà siamo noi.

 

Lo dobbiamo a certi amici.

Quelli dediti alle cure.

Di chi non riceve gran riguardi.

O che arrivano toppo tardi.

 

Ricordiamo allora per Natale.

Sono gli amici per un pelo.

Che la Bea lupopastore

assai dolce ci han donato.

 

Non un morto panettone.

Non un futile inutile regalo.

Ma un angelo a quattro zampe.

Pur se tinto bianco sporco.

 

Fate girare questo postino.

Segnalate chi è capace.

Adottate gente adottate.

Sarà il vostro angelo custode.

https://amiciperunpelo.blog/

 

Kalimmudda ipsum dixit

There must be an angel

 

Angelo custode bianco sporco



2024 12 24 – Milano Trentino laggiù nell'Argentina

 2024 12 24 –Milano Trentino laggiù nell'Argentina

 

Per questo Natale ho già ricevuto tanti regali e pure mondiali.

Siamo partiti dalla Milano dal grande cuore.

Siamo approdati in quello vero del Trentino.

Pieno di ordine, colori e cose vere.

Senza ombre e lati oscuri.

La montagna mi ha sempre fatto questo effetto.

Sensazione di navigare come nel mare.

Senza limiti e confini.

Come sia sia il mio santo claud è già arrivato.

Puntuale più del dovuto.

Ieri abbiamo visto il film Il treno dei bambini.

Un tuffo nel come eravamo da insegnare nelle scuole.

Si risveglia in me la rabbia di chi non ricorda quel che si era.

Dilagate povertà, endemiche malattie, emigrazioni secolari, quelle con la e davanti.

Consumanesimo, puah.

Reclamo la poesia della revoluzione della mortadella.

E del film citato.

Mentre scrivo penso a non scrivere troppe minchiate.

Mi bibippa il cellulare.

Io lo vedevo che qualcuno questi santi postini li leggeva.

Laggiù nell'Argentina.

Ma pensavo fosse un rimbalzo tecnico dentro apparati di controllo.

Mai potevo immaginare che ci fosse dietro un cristiano vero.

E invece eccolo qua, che mi regala una storia vera da raccontare.

Il miglior dono per un albero sincero veritiero.

Sono storie, fatti e commenti di noi detti Italiani d'argentina.

Il bibip del cellulare si chiama Alfredo Josè.

Stretto congiunto della matriarca delle zucchine a fette.

La Loretta.

Esordisce un “come stai, piacere!”

“I miei avi da parte materna arrivarono in Argentina alla fine dell’ottocento.”

“Anche loro cristiani perseguitati.”

“Comunque io mi sento del tutto di origine italiana.”

“Ho preso il temperamento da mio padre e anche chissà da alcun antenato le mie doti canore.”

“Appassionato dell’opera italiana e delle canzonette napoletane.”

“Sarà un piacere conoscerti.”

“Saluti da Alfredo e mia moglie Fatima.”

E allora andale!

Cosa volete di più per regalo in un natale ad Andalo.

Ho ricevuto un familiare d’oltremare.

Terra da cui la distanza è atlantica.

Ma la memoria è qui più vicina.

Gli piacciono le canzoni napoletane.

A lui che è italiano.

Allora ecco che ricambio.

Dal maestro Carosone.

Mambo Italiano


Kalimmudda ipsum dixit

Italiani d'Argentina - Ivano Fossati - Video top

 

 Milioni di radici italiane


 

 


 

lunedì 23 dicembre 2024

2024 12 23 – Battaglieri con dolcezza

 2024 12 23 – Battaglieri con dolcezza

 

In Trentino siamo arrivati carichi, caricati pure con i dolci dei ricordi.

La calata l'ho contata nella ballata della ricongiunzione degli stru

Mi ricordo quando ero piccolo e andavamo in montagna.

Mio padre non dimenticava mai gli struffoli.

Ad essere onesti bisogna dirla tutta e giusta.

Era un’operazione di puro contrabbando.

Perché gli svizzeri vietavano l’importazione di cibarie varie e di fuochi artificiali.

Noi umani però alla dogana del Sempione passavamo sempre.

Mai e poi mai senza gli struffoli.

Farne senza sarebbe stata una tragedia nazionale per la regale tradizione.

Si ovviava nascondendoli sotto le valigie.

Bisogna anche precisare che gli avi dell’Aroldi padre pare fossero pasticceri.

E così il Natale era pieno di dolcezza per memoria territoriale.

Ieri guardavo la televisione del Trentino, per rispetto e per mediatica territoriale curiosità.

Mi aspettavo servizi a strafottere su mercatini, mele e strudel.

Quando d’improvviso una notizia mi cattura.

In questi decenni di sanguinarie dittature qualche profugo ce la potrà fare.

Io me li ricordo bene certi profughi, siriani e no.

Raccoglievo le loro storie per circostanziare le richieste di asilo in tribunale.

Una serie di pugni allo stomaco.

Ieri finalmente lo stomaco invece va a farfalle.

Commovente resistenza.

Dopo tanti anni si corona il sogno.

Dal Castello di Aleppo al Castello di Trento.

Aperta la prima pasticceria siriana a Trento.

Storia di crociata solitaria all’incontrario, da ricordare perché esemplare.

Cara Siria, il mosaico delle delizie, così si chiama il laboratorio di pasticceria doc, dop e dos.

A dire il vero non è il primo caso di pasticceria da integrità ed integrazione.

Ma Cara Siria si dice peculiare perché non importa, ma produce in loco.

Immagino l’indotto per queste valli.

Ah, se si potesse battagliare con le dolcezze.

Gareggiare a chi fa il migliore strudel, struffolo, baklava.

E da lì partire alla conquista.

Io un’idea ce l’avrei pure.

E’ un’idea all’americana.

Lanceremo una catena.

Una di quelle in franchising come i panini con le polpette dette hamburger.

Un McDonald’s di dolcezza.

E fin qui siamo nell’ordinario.

Ma dopo i monti io propongo di scalare anche metaforiche classifiche.

Estendiamo il crogiuolo delle delizie.

Con un mosaico di dolci di ogni cultura.

Un contrabbando in melting pot.

Ma legale e dolcemente culturale.

Daremmo lavoro e occupazione ad ogni altro profugo.

Senza sbatterli nei lager d'oltremare.

Integratisi infine pure tra i monti con la neve.

Come il contrabbando di mio padre, ma legale.

Senza frontiere se non dolciarie.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Siria nel cuore

 

Rainews, Cara Siria, la prima pasticceria Siriana a Trento



domenica 22 dicembre 2024

2024 12 22 – La ballata della ricongiunzione degli stru

 2024 12 22 – La ballata della ricongiunzione degli stru

 

Partirono in auto e furono abbastanza.

Dalla volta di Milano, dove si vive uniti in una stanza.

Era un viaggio verso alte vette, era vacanza.

Era un viaggio di speranza di allegrezza.

 

Sveglia inutile alle quattro, come quando ero bambino.

Non serve a nulla, siamo già svegli di frizzante emozione e contentezza.

Io ripenso alle partenze intelligenti di mio padre antesignano.

Manca solo la mortadella, genere di conforto da sobria povertà.

 

A stivare l’auto e poi a guidare c’è Gabriele, come l’arcangelo.

Si è stipato il macchinone, che per questa volta si rivela proprio utile.

Daniela resiste lì di fianco, ma io so che sta soffrendo in silenzio.

Abbagliata da lucette, schermi e bottoncini, mentre lui conduce.

 

Stiamo andando in Trentino.

Terra di santa prima trinità poi moltiplicatisi in medicale trentatré.

Come fai fai aleggia aria di terra promessa benedetta.

L’aura sporca e marcia di Milano si fa sempre più lontana.

Si capisce dai cartelli dei tornanti lucidati e numerati.

 

E anche dal passaggio in Val di Non.

Divieto imperativo ammonitivo a preventivo, non ma cosa?

Ci sono tante mele dappertutto.

Deve per forza essere un paradiso terrestre.

 

Il cane Bea non ha smesso un secondo di ansimare.

Ma arrivati in tutta quella neve scende a usmare Olga, la piranha a pelo raso nero.

Ci aspetta mamma zucchine a fette, matriarca la Loretta.

Con Alberto il campione e Sabrina operosa trottolina.

 

Siamo ad Andalo, scorcio di paradiso senza pericolose mele da tentazione.

Vengo accolto in famiglia, manca solo un Angelo, un custode.

Ma io so che sono tanti, sono tutti e benedetti.

Credo proprio che quell’Angelo questa volta sia tutta Andalo.

 

Non ci resta che far festa, sarà un decennio che non lo faccio.

Ma sono arrivato armato in questa terra, pieno di stru.

Non è come pensate voi malpensanti, non è un insulto.

Quanto una ricongiunzione di lontani opposti.

 

Siamo in terre dai confini fatti di mele in strudel.

E mi presento armato pure io con il mio stru per Pace.

E’ tutto un danzante  strunzeggiare di antichi struffoli con gli strudel.

Aspettiamo solo gli elfetti blu, i puffi, in tedesco detti strumpf.

 

Queste non sono mica coincidenze, casomai delle occorrenze.

Quando si presenta l’anima del mondo.

E noi possiamo solo ringraziare dal profondo.

Celebriamo l’anima di Natale, allora andale.

Quello di Babbo bambino, ma non in toscano.

 

Kalimmudda ipsum dixit

The power of love, nativity version


Camminando camminando