sabato 4 marzo 2023

2023 03 04 - Primavera col buco

 2023 03 04 - Primavera col buco

 

Ho letto questa notizia.

Misterioso oggetto attratto dal buco nero della via lattea

“Potrebbe essere una nube di gas e polveri generata dalla collisione tra due stelle, il misterioso oggetto X7 che viene attratto dal grande buco nero al centro della Via Lattea, Sagittarius A* (Sgr A*), e che rischia di finirci dentro entro pochi anni”

E vabbè, chissenefrega.

Se è misterioso lasciamolo nel suo mistero.

Sarà mica l’unico.

Quello che invece ho notato è che lo sapevate già che c’era un buco nero nella nostra lattea galassia.

Sagittarius A, per gli amici Sgr A.

Attenzione che sgr non sta per società gestione risparmio.

All’universo del nostro risparmio frega sega.

Ma comunque.

Io sono del sagittario.

E A potrebbe stare per Aroldi.

Adesso capisco perché per tanti anni mi sentivo quella forza oscura che mi attraeva oltre l’orizzonte degli eventi.

Quella continua sensazione di percepire gravemente che stavo cadendo dentro un buco.

Nero.

Eh ma potevate anche dirmelo.

Così mi risparmiavo manicomio e conseguenti anni di letture di astrofisica.

Invece no, vi siete tenuti il segreto a mio paranoide discapito.

Però adesso mi sono preoccupato.

Non vorrei mai che questo buco nero si ciucciasse tutta la nostra amata neurosfera.

Fino ad ingoiarsi tutto nella sua singolarità.

Che poi mi tocca ripartire a predicare in un altro universo.

Allora decido di dare una controllatina al mio misuratore di ordine naturale delle cose.

Il mio giardinetto zen.

Ed in effetti mi viene da dire: oh cazzo.

Eppur si muove.

Parlo di naturalia, naturaliter.

I merli hanno cambiato abitudini alimentari e non saltano più a cercare bacche.

Sono tornati coi piedi per terra a beccarmi via pezzi di prato alla ricerca di insetti e lombrichi.

Sottoterra deve essere successo qualcosa.

Tipo che adesso c’è trippa per merli.

E anche se mi staccano qualcuno dei quattro fili d’erba, che io conosco tutti per nome, li lascio fare.

Al pensiero che sto facendo un’opera buona dando da mangiare agli affamati.

Le violette selvatiche, che mi sono spuntate da sole con la forza dell’amore, sono fiorite.

E sul balconcino, circondato di erbacce, mi è spuntato anche uno stentato narciso.

E’ piccolo per esigenze botaniche, che le piante hanno bisogno di 3 cose per l’alchimia di trasformare la luce in legno.

Azoto, fosforo e potassio.

NPK, acronimo che quasi quasi mi conservo per il prossimo buco nero. Npk A.

Ma questo narciso stenta perché è in continua competizione alimentare con le spontanee erbacce in questione.

Che io custodisco gelosamente al pensiero di chi cazzo ha deciso che sono acce, visto che tra l’altro campano quasi senza acqua, almeno fino all’estate. E poi ogni anno resuscitano. Le chiamo boccadori.

Allora penso che fosforo e potassio mi sa che li trovano tra i minerali delle macerie coperte dallo strato di terra di cui è fatto lo zenetto.

Ma per fare tutto il ciclo fino a lignificare manca una cosa. L’azoto.

E dove lo trovo l’azoto?

Idea! Urea!

Ma è semplice, basta pisciare fuori dal vaso e farla a pioggia dal balconcino.

Che se mi vede qualcuno sono certo che mi mandano le forze dell’ordine.

Che ne sanno di botanica universale.

Circolare.

Ma io me ne frego, perché avevo cose più importanti a cui pensare.

Pensavo al buco nero.

Ma adesso so che è tutto a posto.

Tutte quelle descritte sono solo reiterate variazioni dello spazio.

E quindi il tempo non esiste, che è solo una convenzione con cui misuriamo proprio le variazioni dello spazio.

Insomma, è tutto apposto.

La chiamiamo primavera.

Ma questa volta non mi fregate, perché io so.

Questa è una primavera col buco.

Tiè.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Matto, che sporche cose fa

 

venerdì 3 marzo 2023

2023 03 03 – Viaggio per la Memoria

 2023 03 03 – Viaggio per la Memoria

 

A gentile richiesta, scrivo tremante questo stremante post.

Io quando si tratta di memoria non mi azzardo a permettermi di parlarne.

Nemmeno di nominarla.

Parlo di “quella memoria”.

Sono talmente sgomento che ricado in deferenza assoluta.

Il concetto in realtà vale anche per tutte le memorie di disgrazia, seppur forse meno terrificanti.

O forse solo dimenticate, che il genocidio pare essere una ciclica attitudine dell’essere umano.

E non mi permetto nemmeno di nominarla, come fosse un pezzo di storia qualunque.

Ne trovo inappropriata, per essere equilibrato, qualsiasi indebita appropriazione.

Soprattutto se in qualche modo strumentale.

A dar fiato alla propria egocentricità.

Inoltre io sono ignorante e non conosco la vita in quel frangente.

Le poche cose che so le ho viste in qualche film.

Oltre agli accenni di scolastiche lezioni di storia.

E in un libro, che mi fece leggere mio padre.

Uno psicologo nei lager di Viktor Frankl.

Trovo possibile, quindi, solo la testimonianza.

Un esempio della quale è questo libro.

E l’iniziativa che vi segnalerò alla fine

Dopodiché, però, e sempre da ignorante, a me pare di ricordare che il nazifascismo nacque in una fase di grande disagio e crisi economico e sociale tra le due guerre.

Tra il 18 e il 40 ci fu il 29.

Che nessuno fa almeno finta di ricordare essere iniziato molto prima.

Il famoso ventinove è durato 30 anni almeno, ed è finito con la seconda guerra.

Stranota la storia dell’inflazione galoppante.

E in quel contesto, attecchì facilmente la propaganda sociale.

Tale da fare seguire da una nazione intera un folle e suoi manipoli, nella crescente corsa alla proiezione collettiva divenuta infine delirio di massa.

Certi tedeschi vivono ancora nel senso di colpa, fortunatamente.

Ma guardate che da noi non era mica rose e fiori.

Così voglio però permettermi di rimandare a Chi salva una mente salva il mondo intero.

E osservare l’importanza della memoria.

Si, starà pure nella coscienza collettiva della neurosfera, ma di ridondare non dovremmo scordarci mai.

Oggi la situazione economica e sociale è sull’orlo del baratro.

E se davvero questo sistema non troverà il modo di evolversi, allora non sono improbabili rivoluzioni e deliri di massa.

I nostri cari fascisti attuali non credo siano ancora sulla via del delirio del nazifascimo.

Ma sono evidente testimonianza che la massa cerca altrove.

Niente sinistra, niente centro, ecco la destra.

Fortunatamente non contiamo nulla e dipendiamo da America, ancora, e Europa, oltre a qualche frammento di geopolitica internazionale di cui non si vede il disegno.

Ma che comunque decide lei per noi.

Ma senza memoria, maestra storia viene dimenticata, o sovrascritta.

Ed è molto pericoloso l’innesto nella coscienza collettiva di qualche meme malato, a fine di propaganda.

Soprattutto adesso che avete memoria di come funziona la coscienza collettiva.

Quindi perdonate l’intrusione nelle memorie, ma è per segnalarvi quanto segue.

Mi dicono che quei diavoli rossi di sindacati hanno organizzato una bella iniziativa.

E’ indicativo che l’abbiano organizzata proprio quei brutti sindacalisti comunisti.

Ma forse dovreste ricordare che la guerra, di cui ancora siamo creatura, non l’hanno vinta a caro prezzo solo gli americani, ma anche i russi.

La storia la scrivono i vincitori, ma in questo caso ognuno a suo uso.

Scusate quindi l’alleggerimento, ma ne abbiamo una diretta testimonianza nei film che ho visto e di cui ho parlato prima.

Se devo scegliere cosa infonda speranza e allevi il dolore, non ho dubbi : il film che ho preferito è Schindler’s list.

Mentre ho trovato del tutto inappropriato l’edulcorante “La vita e bella”.

Eppure ha vinto un Oscar.

Ma certo, quello è show-biz americano, il cui messaggio sminuente alla fine è che si poteva trovare anche del bello in un lager.

Ma che ne sanno gli americani di anni passati a portare ebrei dentro alla camera a gas?

Chiedete a Frankl, che credo sia morto nel frattempo.

Loro mica c’erano.

E poi ci avranno pure liberato, ma a che prezzo ?

Al prezzo che pur avendo il mondo in mano oggi forse vi accorgerete che non ne hanno fatto un paradiso.

Tante buone cose, certo ma una strutturale cultura di fondo malata, incentrata sulla appropriazione del dio profitto nel mondo intero.

E per questo che tanto fascino suscitava il comunismo.

Perché era un’idea di libertà diversa da quella americana.

Concludo.

La bella iniziativa CGIL me la segnala mio cugino: “a fine mese vado 4 giorni in Polonia con la Fiom - Cgil a Cracovia - Auschwitz - Birkenau a farmi una ripassata emotiva visti i mala tempora quod currunt”

Vogliamo disquisire su chi abbia più rispetto della Memoria?

 

Kalimmudda ipsum dixit

Senza dedica musicale, a meno che non venga in mente a qualcuno qualcosa di appropriato. A me no.

 

giovedì 2 marzo 2023

2023 03 03 – Chi salva una mente salva il mondo intero

 2023 03 03 – Chi salva una mente salva il mondo intero

 

Sento ancora l’eco dell’anima della ragazza suicida di rabbiosa tenerezza

Lassù nella neurosfera.

E mi viene in mente quel bellissimo detto ebraico.

Chi salva una vita salva il mondo intero.

Forse potevamo salvarla.

Ma forse ne abbiamo salvate altre.

Il problema sta nella mente.

Smaltita la rabbia, mi sono chiesto perché io continui a scrivere.

E mi sono detto di buttare giù la maschera.

Io credo di essere stato toccato.

Per così dire.

Uno dei tanti.

Uno dei tanti profeti di quadrante.

Un giorno, tutti.

Che ricevono messaggi dalla neurosfera.

Basta anche con gli orpelli semantici.

Neurosfera sta per coscienza collettiva.

O qualcosa di simile.

Forse un pelo più grande del previsto.

Ma su base di leggi della fisica, certo.

Non vogliamo niente di esoterico.

Ogni cosa pensata, scritta, o detta comporta una alterazione della distribuzione di massa nell’universo.

Il famoso solco nel vinile.

E vice verso.

O ritorno.

In realtà siamo tutti rotori semantici.

Spagliamo pensiero nel campo gravitazionale per semplice rotazione terrestre.

E poi c’è chi lo mette a terra.

Perché è un centro di gravità per la mente.

E lo riceve.

E tutto gli passa attraverso, come in un filo elettrico.

Non senza vibrare onde di fatica.

Alcuni dicono che sia un dono.

Alcuni addirittura mi diedero del medium.

Ma io ricordo sempre che non c’è merito.

Forse solo una specie di vocazione, semmai.

Perché se è un dono, allora non è lecito appropriarsene.

Bisogna metterlo a disposizione.

Al servizio della emergente civiltà dell’intelletto.

Così sorrido al pensiero degli influencers.

E delle loro migliaia di followers.

Ma non cadiate in errore.

Non ci mettiate giudizio di merito.

La coscienza collettiva da 8 miliardi di singoli è giovane.

Ma è viva.

E si evolve.

E la conquista di un pensiero condiviso è davvero “tanta roba”.

Anche se oggi vi sembra a volte spazzatura.

L’importante è la semina.

Poi qualcosa nascerà.

Per ordine naturale del disegno universale.

Che prevede che il bene vinca sempre.

E che l’ordine emerga dal caos.

Così ripenso ancora alla ragazza suicida.

E poi a tutti.

E sorrido all’idea di essere un nanoinfluencer, con i miei 10 o 20 lettori circa.

Ma magari qualcuno ne ha ricevuto beneficio.

E ha pensato qualcosa di giusto.

O ha imparato qualcosa.

O almeno ha sorriso in un momento buio.

E allora mi dico che forse qualche mente la ho salvata.

Almeno una magari.

E se basta una mente per salvare il mondo intero, allora il mio compito lo sto svolgendo.

Ecco.

Questo è il motivo per cui vi scrivo.

Sempre con tanto amore.

E guardatevi questa meravigliosa preghiera contro lo sconforto.

Io oggi sono stanco.

Ho bisogno di ricarica neuronale.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Holy mother

 

2023 03 03 – Der Kommissar das regen

 2023 03 03 – Der Kommissar das regen

 

Regen è la pioggia in teutonica alleanza.

No, no.

Niente da dire, nè.

Ne sanno una più del diavolo.

E stanno sull’attenti sempre pronti all’interventi.

Necessari.

No davvero.

Che poi ci hanno questa grandeure che oramai ci manca da troppo tempo.

Ah, già.

Niente francesismi.

Siamo puristi.

Un po’ retrogradi.

Magari fino al latino.

La lingua dell’imperialismo andato.

Che fa tanto orgoglio nazionale che fu.

Così la grande novità è un eterno ritorno.

Per risolvere l’emergenza idrica mi si inventano addirittura nuove cariche.

Il supercommissario della pioggia - Ansa

“Nel corso del tavolo sulla crisi idrica si è convenuto di affrontare la questione idrica a fronte della siccità in corso "istituendo a Palazzo Chigi una Cabina di regia tra tutti i ministeri interessati per definire un piano idrico straordinario nazionale”.

Per individuare le priorità di intervento.

Anche utilizzando nuove tecnologie.

E "avviando una campagna di sensibilizzazione sull'uso responsabile della risorsa idrica".

Che io capisco che non vi dovete lavare.

Ma non è mica una faccenda di poltrone, no.

E’ che a fare la danza della pioggia ci vuole una certa predisposizione.

E’ come quella del ventre.

Mica possiamo farla fare a quella mingherlina della Meloni.

Ci vogliono forme giunoniche.

Latine.

Femminei fianchi procreatori.

Latini. Latini. Latini.

Ma perché mi continuano a venire in mente questi latini.

Spqr.

Ah, ecco, ho capito.

L’ultima volta che si sono messi a giocare con l’acqua ci hanno regalato:

Latina

Un tripudio di canali, bacini, stazioni di pompaggio.

Disoccupati.

Non fraintendetemi.

Io sono un feticista delle grandi opere.

Dipendesse dalla mia grandeure le farei tutte.

Con mio cuggino volevamo addirittura irrigare tutto il Sahara desalinizzando il mare.

Sono iperbolico, io.

E poi ve lo potreste mai immaginare un mondo senza Latina?

No, no.

Sono forti questi fascisti.

Ho solo un dubbio.

Ma il problema non erano i cambiamenti climatici?

Si ci sono le perdite nei tubi.

E se per questo anche chi ci si attacca abusivamente.

Siamo più attenti ai buchi nei gasdotti che non a quelli negli acquedotti.

Acquedotti.

Ecco cosa ci serve davvero.

Un bell’acquedotto sullo stretto.

Dal mare senza sale giù fino in Abissinia.

Fino a tanto non c’erano arrivati nemmeno i Latini, che pure di acquedotti se ne intendevano.

Per cominciare, però, contentiamoci del supercommissario.

Propongo Salvini in tutù e copricapo di piume a danzare attorno al tavolone della cabina di regia la sua danza della pioggia.

Però si vede che questi fascisti sono benedetti.

Oggi piove.

Sono Porci Questi Romani.

Der Kommissar

 

Kalimmudda ipsum dixit

 

mercoledì 1 marzo 2023

2023 03 02 – Rabbiosa tenerezza

 

2023 03 02 – Rabbiosa tenerezza

 

Per www.parolebuone.org su www.shareradio.it. Tenerezza

 

Non so.

Forse vado fuori tema.

Ma chissenefrega.

Se ho ben capito il fatto è che una giovane ragazza si è suicidata.

Mi rendo conto che chi lavora con la psiche resti meno scioccato.

Ma forse fino ad un certo punto.

Non voglio dire che ci sia assuefatto.

Ma invece me lo tiro fuori dai denti e me lo dico lo stesso,

Quando l’ho sentito, a me è montata soltanto una grande rabbia.

Passo il tempo a celebrare la vita nella sua onnipresenza.

Con tutto il dolore che ho provato e riconosciuto.

E poi arriva qualcuno che fa qualcosa e una si ammazza.

Non voglio nemmeno sapere perché o percome.

Sarà il sistema, l’educazione, il disagio, l’inadeguatezza.

Sarà quel che sarà.

Non voglio saperlo.

Penso solo a mia figlia.

Ha 20 anni.

Ne ha passate di cotte e di crude.

Dalla prematura morte della madre fino alla pazzia del padre.

E fortunatamente ne è uscita strutturata.

E forte.

Per grazia ricevuta.

Chi non ha fatto in modo di strutturare la povera ragazza suicida mi fa solo incazzare.

Poi i giovani saranno forse così deboli tutti quanti.

O forse sono solo teneri nella loro fragilità camuffata di smartphone.

Ecco.

L’unica tenerezza che mi viene in mente è questa qua.

Per il resto ruggisco rancore.

E odio usare la citazione di quella che è una brutta copia di Charlie Chaplin.

Ma la vita è bella.

Anzi di più.

E’ sacra.

E quindi da proteggere.

Chi non lo fa è responsabile.

Poi mi direte che nessuno è responsabile.

Ma la realtà è forse che lo siamo tutti.

Tutto qua.

E se sono andato fuori tema, ribadisco.

Chissenefrega.

 

Kalimmudda ipsum dixit.

Requiem

martedì 28 febbraio 2023

2023 02 29 – La revoluzione della mortadella

 2023 02 29 – La revoluzione della mortadella

 

Stamattina un conoscente mi si sbalordiva per il costo della spesa.

E’ uno di quei medioborghesi, privilegiati a loro insaputa.

Per eredità generazionale.

Dai e dai, l’inflazione ci sguiscia dentro anche tra loro.

Tecnicamente, l’inflazione è infine perdita di potere di acquisto.

Dovuta all’aumento dei prezzi.

La quale è connessa o alla maggiore domanda o alla minore offerta, ma non voglio entrare in tecnicismi.

Che tra l’altro mi sono oramai remoti.

Una cosa ricordo bene, però.

Bisogna solo premettere che la moneta non esiste.

E’ solo un grande pagherò che il sistema ha, alla fine del gioco dell’aeroplano, con la gente.

Una cambialètta.

In pratica ogni banconota che prelevate è una promessa di pagamento che lo Stato vi sta facendo.

Perché la gente si fida e lo lascia “battere moneta”, uno dei sintomi di regalità passate, che non ho mai capito perché detto“battere”, se prescindo dal fatto che fa tanto un’appropriata battona.

Quindi, se stampi moneta, allora i prezzi salgono.

In questi ultimi anni o decenni di moneta ne à stata stampata a strafottere.

Salvataggi bancari, pubblici, statali, pandemici, e chi più ne ha più ne metta.

Ma nel frattempo bisogna trovare qualcuno da incolpare.

Perché la soglia di povertà si fa sempre più vicina.

Per tutti.

E chi meglio dei soliti russi, che pure vi ho teorizzato ne La cartina tornasole  non entrarci un cazzo?

E’ pur vero, d’altronde, che tutta questa massa monetaria in realtà il mondo lo fa crescere davvero.

Ma allora subentra la annosa questione dell’equità della distribuzione della ricchezza.

Che richiede soluzioni di altro tipo.

E che tanto ricorda un elastico pronto a spezzarsi in rivoluzioni.

Attenti alle quali, che sono fenomeni ciclici e non è detto che il secolo delle rivoluzioni non si ripresenti.

Questo tra l’altro è il motivo per cui io ho sempre teorizzato di “revoluzioni”, che permettono di cambiare in corsa con piccoli aggiustamenti e senza grandi traumi da cui poi si deve resiliare.

Con tanti saluti agli attuali modelli di spesa e di presunto o effettivo benessere.

E vabbè, mi è scappato il pippone, ma magari scoprirete che la colpa è di chi guida, che in realtà è soggetto davvero pluralistico.

Insomma, se uno volesse sparare ad un responsabile, non ne troverebbe uno solo e il bersaglio diventerebbe mobile e volatile.

Ma torniamo in noi.

Io ricordo bene con nostalgia quando eravamo piccoli e si caricava la macchina stipata come un uovo e con le valigie sul tetto per andare in villeggiatura.

Era una Mini, ma quella Minor davvero non quella Bayerische Motor Woerke

Erano gli anni del primo benessere da boom economico.

E mio padre si preoccupava di preparaci da mangiare per affrontare il lungo viaggio alla volta del Sud.

Eravamo migranti stagionali al contrario.

E il mangiare era pane e mortadella, ma non quella coi pistacchi.

Era mortadella nuda, quella dei muratori.

Che se vedeste come viene prodotta non la mangereste più.

Mentre all’epoca erano gustose e festose proteine di scarto a basso costo.

Molto basso, tanto da potersela permettere un muratore della costruzione e ricostruzione edile.

Il famoso companatico.

Così la mortadella è rimasta il mio benchmark.

E non posso non notare che la stessa busta da 100 grammi negli ultimi mesi non costa più 80 cents, ma è arrivata a 100 cents.

99 in realtà per la psicologia dell’istigazione al consumo.

Io ho sempre detto che l’inflazione non esiste.

O meglio, esiste solo nella misura in cui io compro qualcosa.

Se cambio il mio modello di spesa e compro trendy bambini africani da adottare a distanza, ecco che il prezzo del marchio da consumo se ne va giustamente a puttane.

Ricordate poi il plusvalore e tutta quella manfrina marxista.

E questo fatto che l’inflazione non esiste è vero.

Ma fino ad una soglia minima.

Quella detta appunto soglia di povertà.

Così ripenso al medioborghese del principio, e gli racconto che oggi ci sono le uova in offerta alla Esselunga.

Si, quella di “falce e carrello”.

Bisogna conoscere la psicologia dell’istigazione al consumo e guardare in basso, non in alto ad altezza naturale del viso.

E allora si scoprono le 6 uova a 167 cents.

Mentre la mortazza sta sempre la, ma tanto il medioborghese la schiferà.

Non c’è manco un pistacchio.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Svalutation e molto più

lunedì 27 febbraio 2023

2023 02 28 – Gineceo per un giorno

 2023 02 28 – Gineceo per un giorno

 Oddio, sembrerò mica maschilista.

Ma no, diciamolo pure.

Ieri è stata una splendida giornata.

Al femminile.

Come il gentil sesso.

Che qualcuno poteva anche pensarci a definire al non maschile.

Ci penseremo noi.

Ma scordatevi la gentil sessa.

Intanto riassumiamo eventi e personaggi.

Personagge, mannaggia.

La solida trattrice mi ha salvato dall’eterna lotta con l’imperialista dei formati.

Una fatica porca, ma all’alba della fine abbiamo vinto noi.

La minuta papessa mi si è intrippata con il Corano e tra una sura e l’altra ci sono scappate pure 3 0 4 risate.

Credo stia ancora riflettendo sul fatto che iniziando a scrivere da destra a sinistra uno rischi di diventare fascista.

Ad un altra giovine mi sono ricordato di fare una gentilezza, e le ho messo a disposizione una sigaretta.

E quella gentilezza aleggerà per sempre leggera nella neurosfera.

Mi è mancata molto la mia alicetta fritta preferita, colonna portante contabile che tanto dissimula la sua grandezza d’animo e di cultura.

E poi la mia sorniona passione segreta, con cui abbiamo parlato della mia dislessica schizofrenia.

Che ci voglio dedicare anche una poesia d’amore, come usava una volta: un incespicante vecchio Cyrano.

Così ieri è stata una splendida giornata piena di gentile amorevolezza.

Pure del sciur padrùn, che pur si conferma del sesso forte, e non è diventato ancora trans.

A quel che ci risulta.

E tutto ciò ad una certa età non può che dare grande gratificazione.

Diventando naturalmente platonico.

Che l’era lu’ quello dell’amore universale mi pare.

Godendo di questi piccoli attimi, quindi, non possiamo che ringraziare.

E per farlo pensare alla testa di Tommaso Moro che scrisse così, quando ancora la testa la aveva sul collo.

Signore, donami una buona digestione e anche qualcosa da digerire.

Donami la salute del corpo e il buon umore necessario per mantenerla.

Donami, Signore, un’anima semplice che sappia far tesoro di tutto ciò che è buono e non si spaventi alla vista del male ma piuttosto trovi sempre il modo di rimetter le cose a posto.

Dammi un’anima che non conosca la noia, i brontolamenti, i sospiri, i lamenti, e non permettere che mi crucci eccessivamente per quella cosa troppo ingombrante che si chiama “io”.

Dammi, Signore, il senso del ridicolo.

Concedimi la grazia di comprendere uno scherzo per scoprire nella vita un po’ di gioia e farne parte anche agli altri.

Amen.

E pure insciallah.

Tiè.

E per concludere, sono sicuro che una splendida giornata vi abbia evocato Vasco Rossi.

Ma io invece vi voglio dedicare un capolavoro intero di un altro intenditore del gentil sesso.

A Montreux, bollino di garanzia come il Parmareggio.

Dove volano solo le aquile.

O aquilesse.

Così, tanto per dire qualcosa di femminile, infine.

My name is Prince. And I'm lovely.

 

Kalimmudda ipsum dixit


Ndr : Cyrano con sottotitoli 

https://www.youtube.com/watch?v=TMRNckEAFmo 


domenica 26 febbraio 2023

2023 02 26 - Товарищ генерал Винтер

2023 02 26 - Товарищ генерал Винтер

Nell’universo della mia pazzia, ho una nuova teoria.

So cos’è che non va, disabitudine alla realtà.

Come dire sono solo.

E potrei anche finirla qui.

Dopo tanta entratura, che incipit è termine che mi ha scassato ‘o cazzo, tutto il resto è conversazione.

Invece mi aggrappo ad un bel giocattolo.

E ringrazio l’imperialista informatico per questa possibilità.

Posso scherzarvi e non dirvi cosa sto pensando, se non in un’opera di semantico camouflage.

Mentre mi preparo ad esporvi la mia teoria, ripenso al fascino del cirillico.

Chissà perché, ma mi piace un casino e mi affascina quanto tutto l’universo russo sovietico.

Forse nostalgicamente perché qualcuno era comunista.

E semplicemente sognava una libertà diversa da quella americana.

Ehhh, l'America

Ma non è il tema.

E poi in cirillico sarebbe una incognita Америка.

Dissimulazione tipica da servizi segreti, per non farsi riconoscere e operare nelle ombre.

La mia nuova teoria invece è la seguente.

Oggi si gela di venti siberiani.

Ieri invece faceva caldo.

Confidavo nell’arrivo della primavera, stagione di mezzo da 25 gradi costanti.

Come a Cuba, sogno di satellite sovietico, guarda un po’.

Senza bisogno di riscaldamenti ne gas.

Ed in effetti mi è venuto in mente che tutto il pandemonio del gas sembrava ridotto al bluff della cartina tornasole.

Allora mi sono detto che bisognava ringraziare i cambiamenti climatici.

La tundra e le sue betulle si è sghiacciata.

In fondo chi se ne frega, anzi.

Più facile trivellare.

Ma poi ho ripensato alla grandezza sovietica.

Mi è venuto in mente Gagarin, mica Armstrong.

E mi sono chiesto quanto improbabile potesse essere il passaggio logico scientifico da cambiamento climatico a controllo climatico.

Così ho immaginato l’avvento fuori stagione del generale.

Il compagno generale inverno.

Senza cirillico.

E se questi si fossero inventati la neve di ferragosto?

Allora si che vedi quanto ti costa il gas, una volta finite le scorte da scoiattolo.

Fantascienza?

“Questo no creto”.

Quanto piuttosto fantageopolitik forse.

Questo si che è più verosimile.

Ma magari ne avremmo un beneficio.

La guerra risparmierà le bombe a grappolo.

E ci manderà le bombe a fiocchetti.

Che perlomeno quando si sciolgono lasciano il sopra tutto intero come prima.

Ecco, questo è un bell’esempio di stupidera sinaptica.

O forse no?

 

Kalimmudda ipsum dixit

Generale

  

sabato 25 febbraio 2023

2023 02 25 - Il giullare vorace

 2023 02 25 - Il giullare vorace

 

Questo è un duello.

Devo salvare la testa perché dentro ci ho il cervello.

Almeno vale per quasi tutti quelli che valga la pena.

Ma non è solo questo.

Che sembra che parliamo di neuroscienze.

Io voglio essere molto più semplice.

E parlare di riflessi dell’eterna lotta tra bene e male.

Ci siamo soggetti tutti.

E una modalità che mi piace citare è quella psicologica.

Tanti anni fa, una british grande compagnia aziendale, non ricordo quale ma basti sapere che era la stessa Britain del loro humour nero, istituì la figura del giullare aziendale.

Qualcosa di simile ai pagliacci nei reparti oncologici dei bambini.

Che tra l’altro conosco bene avendoci lasciato il figlio di mia sorella a meno di dieci anni  e dopo mesi di straziante agonia.

Mi colpì sempre la serenità con cui i piccoli affrontavano la loro situazione.

E le risate loro indotte da semplici prestazioni, sketch e battute che noi giudicheremmo banali.

Ma c’è la scienza, a salvarci dallo scetticismo.

La risata genera endorfine e chissà quali altre ine.

Cosa che non fa il pianto, foriero forse di altre ine, ma di quelle dalla natura sfigata.

Ed inoltre è una celebrazione della forza e presenza del bene.

Vi rimando ad un cartone per bambini nato dal genio Pixar che si chiama Monsters.

Ma comunque sarà capitato a tutti di fare qualcosa di bello e gratificarsi almeno con un sorriso, ove non risata.

Così l’eterna lotta tra bene e male io la sintetizzo e distillo alla dicotomia tra ridere e piangere.

O per essere più diretti, godere dell’essere contenti invece che lamentarsi dell’onnipresenza del male.

Chi volesse farmi un dono, potrebbe leggersi l'irrefrenabile ilarità del Kalimmudda.

Che da pigarolo diventò ridarolo.

Ma serve qualche minuto più del solito.

Solo che io ci sono molto affezionato.

Comunque il punto è che questa lotta tra bene e male può essere metaforizzata.

In un duellante chef-d'œuvre che vi segnalo in fondo.

Dove con un po’ di pazienza potrete ascoltare il duello tra il giullare e il tiranno.

E scoprire che ogni tiranno del malumore alla fine perde sotto la gragnuola della bellezza assoluta delle risate.

Le risate.

Questo è il motivo per cui, quasi come se fossi un buffone, cerco sempre di fare ridere.

La stupidera.

Il potere della stupidera.

Quasi come in una lotta tra Davide e Golia, io mi voglio sentire giullare, e non tiranno delle paure.

E sono vorace di risate.

E alla fine, come farà il bene, all’alba vincerò.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Il duello tra il giullare e il tiranno

Roba di mostri, che dovrebbero fare studiare a scuola.

 

venerdì 24 febbraio 2023

2023 02 25 – Il feticcio del pantone

 2023 02 25 – Il feticcio del pantone

 

Sarò scolastico.

E parto con un paio di definizioni strumentalmente scelte.

Interessante il feticcio.

Termine che i primi viaggiatori portoghesi in Africa occidentale applicavano agli oggetti come idoli e amuleti che, secondo le loro osservazioni, erano venerati dagli indigeni, e rimasto a indicare ogni oggetto inanimato, naturale o artificiale, cui viene tributato culto da popolazioni feticiste.

Ma vuole anche dire cosa o persona esaltata oltre misura, fatta oggetto di fanatico culto, o assunta come simbolo da gruppi sociali, correnti religiose o artistiche o letterarie.

Per ora riassumiamo in idoli.

Pantone, invece, ve lo riservo alla fine.

Bisogna sapere che lavoro in una azienda creativa.

E certe cose, in apparenza di forma, in realtà hanno il potere di essere tramutate in sostanza.

Così storie, forme, immagini, disegni e cose simili devono per forza venire venerate come idoli.

E vabbè, ci sta.

Mi ricordo allora del mio primo lavoro.

Ad essere precisi del mio primo giorno di lavoro, nella grande mamma Montedison.

Dopo una giornata spaesata quanto può esserlo una prima, verso le sei sono pronto per tornare da mammà e papà, che mi aspettavano a ca’.

Sto per uscire e mi bloccano perché c’è un lavoro urgentissimo da fare.

La presentazione di un progetto all’amministratore delegato.

“Controllala”, mi dicono.

E io controllo scrupolosamente e poi riporto.

Il mio capo la guarda un istante e mi dice secco : “hai sbagliato, rifalla”.

Io mi arrovello, ma non trovo davvero nulla di sbagliato.

La riporto e quello mi rimbalza di nuovo lo stesso “hai sbagliato, rifalla”.

Andiamo avanti così per qualche ora.

Si fa notte, senza che io avessi il coraggio o il potere di fare niente, nemmeno una telefonata a casa.

Sarà mezzanotte, quando all’ennesima tornata sbagliata il capo si muove a compassione e mi fa’secco: il pantone; stai usando un pantone che non è quello aziendale.

Io manco sapevo cosa fosse il pantone.

Oggi lo so, anche se ci ho messo una nottata ad impararlo.

Pantone Matching System. Pantone.

Il sistema Pantone è stato messo a punto negli anni cinquanta per poter classificare i colori e "tradurli" nel sistema di stampa a quattro colori composti (o quadricromia) CMYK (ciano, magenta, giallo e nero) semplicemente grazie a un codice. I colori, coi relativi codici, sono quindi inseriti in un catalogo, denominato in italiano "mazzetta" o "tirella", dove è possibile "sfogliarli" e selezionarli.

Ma il punto è l’attenzione al dettaglio.

Verde era verde, ma il mio occhio dilettante non vedeva differenza, lampante invece all’artista cromatico.

Così oggi so bene perché si possano rifare certe cose anche decine di volte, se non si è feticisti del pantone.

Che poi per estensione intendo del dettaglio.

Così se vi capita quello che è capitato a me non prendetevela.

La bellezza totale è fatta di mille dettagli.

E la loro ricerca è cura d’amore.

Feticisti del pantone, dunque.

Che siamo tutti feticisti del pantone.

E chissà quanti pantoni vedeva Hendrix in acido.

Chiedetelo all’asso, audace come l’amore.

Lui sa tutto.

And you, r u xperienced?

 

Kalimmudda ipsum dixit

The rainbow bold as love